I più venduti - LibreriadelSanto.ithttp://www.libreriadelsanto.it/it-itUn anno con Giovanni Paolo IIDopo aver realizzato la biografia "Vita di Giovanni Paolo II", gli autori intendono coinvolgere i fedeli del Papa "venuto da lontano", in un cammino di preghiera e meditazione. Ogni giorno è possibile lasciarsi guidare dalla forza e dalla fede di Karol Wojtyla in un itinerario di speranza. Il testo è infatti pensato come guida spirituale per scandire i momenti della vita quotidiana, in compagnia di un amico, Giovanni Paolo II, attraverso pensieri, encicliche e preghiere. 

Destinatari Associazioni, gruppi di preghiera dedicati a Giovanni Paolo II, ma anche a singoli devoti.

Autore NATALINO MONOPOLI (1977), nato a Bisceglie (BA), laureato in lettere presso l’Università di Bari, docente di lettere e appassionato studioso di iconografia sacra e agiografia, è fondatore e presidente dell’Associazione Giovanni Paolo II in Bisceglie. Insieme a Padre Piccolomini ha pubblicato: Santa Rita da Cascia. Il respiro del perdono (2004); L’attualità di Agostino ( 2005); Preghiere a Santa Rita da Cascia (2006); Tre percorsi di santità (2007); Vita di Giovanni Paolo II (2008); San Nicola da Tolentino il sorriso dell'umiltà (2008). REMO PICCOLOMINI, sacerdote agostiniano, ha insegnato filosofia e storia per molti anni nei licei. Da 20 anni ricopre la carica di direttore della Nuova biblioteca agostiniana. Tra le sue pubblicazioni, oltre a quelle sopra citate, ricordiamo Santa Monica (2010).

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Calendario Frate Indovino 2011Il tradizionale calendario di Frate Indovino per l'anno 2011.

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Luce del mondoPapa Benedetto XVI si è "preso un rischio enorme" a scrivere il libro-intervista "Luce del mondo" con il giornalista tedesco Peter Seewald, compiendo un ''atto di vero coraggio comunicativo''. Lo ha affermato il portavoce vaticano p. Federico Lombardi, durante la presentazione ufficiale del volume in Vaticano.

Seewald ha intervistato già due volte Joseph Ratzinger quando era cardinale. Da quei dialoghi lo stesso giornalista uscì trasformato, ritrovando la propria fede. Ne nacquero anche due libri che furono best seller internazionali "Il sale della terra" e "Dio e il mondo". 

 

Note biografiche:

Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, nasce nel 1927 a Marktl am Inn, in Baviera. Dopo gli studi teologici e l'ordinazione sacerdotale insegna teologia nelle università di Monaco, Bonn, Munster, Tubinga e Ratisbona. E' consigliere del cardinale Frings durante il Concilio Vaticano II. Arcivescovo di Monaco di Baviera dal 1977, nel 1981 è nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ampia è la sua produzione teologica, tradotta in numerose lingue. Il 19 aprile 2005 viene eletto papa e assume il nome di Benedetto XVI.

Peter Seewald è  nato nel 1954 , dal 1981 al 1987 è stato reporter per la rivsta Stern e der Spiegel. In seguito ha lavorato spesso come giornalista freelance ed è autore di numerosi saggi. Proveniente da una famiglia cattolica della Baviera, ritrovò la fede proprio in seguito alla conoscenza, nel 1996, di Joseph Ratzinger.

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Calendario Frate Indovino 2010. Questa pazza... cara italiaIl calendario più amato dagli italiani!

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Diario di santa Maria Faustina Kowalska. La misericordia divina nella mia animahttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788820975272/diario-di-santa-maria-faustina-kowalska-la-misericordia-divina-nella-mia-anima.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788820975272/diario-di-santa-maria-faustina-kowalska-la-misericordia-divina-nella-mia-anima.htmlGesù di Nazareth Vol. 2 - Dall'ingresso a Gerusalemme alla RisurrezioneSecondo volume sulla vita di Cristo. Prosegue la riflessione di Joseph Ratzinger Benedetto XVI sulla figura e le parole di Gesù.In passato l'autore si è dedicato agli avvenimenti che vanno dal battesimo al Giordano fino alla confessione di Pietro ed alla Trasfigurazione.Nel presente volume vengono affrontati in nove capitoli gli episodi decisivi della vita di Gesù, quelli al centro della fede cristiana: la passione, la morte e la Risurrezione di Cristo.

Gesù di Nazareth è l'ultimo grande libro che uno dei maggiori teologi del XX secolo si era proposto di scrivere come atto conclusivo del suo percorso intellettuale e scientifico, prima ancora di essere eletto Papa. Così l'autore non intende parlare in primo luogo quale Romano Pontefice, ed il libro non vuole essere un atto ufficiale del suo magistero. Ma questa apparente debolezza in realtà si rivela la forza di un libro che desidera liberamente interloquire con tutti.

L'analisi tanto appassionata quanto scientificamente rigorosa degli avvenimenti - l'Ingresso a Gerusalemme, la Lavanda dei piedi, l'Ultima Cena, il Getsemani ed altro ancora - è come attraversata da una nota di sottofondo sempre ricorrente: è la domanda di importanza decisiva ad un tempo per lo studioso e per ogni credente: il Gesù nel quale crediamo è anche il Gesù veramente esistito? I Vangeli ci mostrano la figura di Gesù la più storicamente sensata e convincente?

Così diviene evidente che in questo libro l'autore non intende solo cimentarsi nelle dispute teologiche relative ad una figura, quella di Gesù di Nazareth, con la quale il teologo si è occupato tutta la vita, Joseph Ratzinger - Benedetto XVI intende insieme adempiere al suo compito sacerdotale ed episcopale: con un linguaggio avvincente ed immediatamente accessibile prende per mano tutti ed ognuno - esperti e non, credenti e non - per accompagnare all'incontro con un uomo in carne ed ossa che è più di un uomo e la cui tomba trovata vuota, oggi come ieri, è un avvenimento che può ragionevolmente soddisfare le speranze e le aspettative più vere di ognuno di noi.

 

In anteprima uno stralcio dal primo punto del quarto capitolo intitolato “L’Ultima Cena”.

"Giovanni bada con premura a non presentare l’ultima cena come cena pasquale. Al contrario: le autorità giudaiche che portano Gesù davanti al tribunale di Pilato evitano di entrare nel pretorio “per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua” (18, 28). La Pasqua comincia quindi solo alla sera; durante il processo si ha la cena pasquale ancora davanti; processo e crocifissione avvengono nel giorno prima della Pasqua, nella “Parascève”, non nella festa stessa. La Pasqua in quell’anno si estende dunque dalla sera del venerdì fino alla sera del sabato e non dalla sera del giovedì fino alla sera del venerdì. Per il resto, lo svolgimento degli eventi rimane lo stesso. Giovedì sera l’ultima cena di Gesù con i discepoli, che però non è una cena pasquale; venerdì (vigilia della festa e non la festa stessa): il processo e l’esecuzione capitale; sabato: il riposo del sepolcro; domenica: la risurrezione. Con questa cronologia, Gesù muore nel momento, in cui nel tempio vengono immolati gli agnelli pasquali. Egli muore come l’Agnello vero che negli agnelli era solo preannunciato.Questa coincidenza teologicamente importante, che Gesù muoia contemporaneamente con l’immolazione degli agnelli pasquali, ha indotto molti studiosi a liquidare la versione giovannea come cronologia teologica. Giovanni avrebbe cambiato la cronologia per creare questa connessione teologica che, tuttavia, nel Vangelo non viene manifestata esplicitamente. Oggi, però, si vede sempre più chiaramente che la cronologia giovannea è storicamente più probabile di quella sinottica. Poiché – come s’è detto – processo ed esecuzione capitale nel giorno di festa sembrano poco immaginabili. D’altra parte, l’ultima cena di Gesù appare così strettamente legata alla tradizione della Pasqua che la negazione del suo carattere pasquale risulta problematica. Per questo già da sempre sono stati fatti dei tentativi di conciliare le due cronologie tra loro. Il tentativo più importante – e in molti particolari affascinante – di giungere ad una compatibilità tra le due tradizioni proviene dalla studiosa francese Annie Jaubert, che fin dal 1953 ha sviluppato la sua tesi in una serie di pubblicazioni. Non dobbiamo qui entrare nei dettagli di tale proposta; limitiamoci all’essenziale. In questo modo la tradizione sinottica e quella giovannea appaiono ugualmente giuste sulla base della differenza tra due calendari diversi. La studiosa francese fa notare che le cronologie tramandate (nei sinottici e in Giovanni) devono mettere insieme una serie di avvenimenti nello spazio stretto di poche ore: l’interrogatorio davanti al sinedrio, il trasferimento davanti a Pilato, il sogno della moglie di Pilato, l’invio ad Erode, il ritorno da Pilato, la flagellazione, la condanna a morte, la via crucis e la crocifissione. Collocare tutto questo nell’ambito di poche ore sembra – secondo Jaubert – quasi impossibile. Rispetto a ciò la sua soluzione offre uno spazio temporale che va dalla notte tra martedì e mercoledì fino al mattino del venerdì. In quel contesto la studiosa mostra che in Marco per i giorni “Domenica delle palme”, lunedì e martedì c’è una precisa sequenza degli avvenimenti, ma che poi egli salta direttamente alla cena pasquale. Secondo la datazione tramandata resterebbero quindi due giorni su cui non viene riferito nulla. Infine Jaubert ricorda che in questo modo il progetto delle autorità giudaiche, di uccidere Gesù puntualmente ancora prima della festa, avrebbe potuto funzionare. Pilato, tuttavia, con la sua titubanza avrebbe poi rimandato la crocifissione fino al venerdì. Contro il cambio della data dell’ultima cena dal giovedì al martedì parla, però, l’antica tradizione del giovedì, che comunque incontriamo chiaramente già nel II secolo. Ma a ciò la signora Jaubert obietta citando il secondo testo su cui si basa la sua tesi: si tratta della cosiddetta Didascalia degli Apostoli, uno scritto dell’inizio del III secolo, che fissa la data della cena di Gesù al martedì. La studiosa cerca di dimostrare che quel libro avrebbe accolto una vecchia tradizione, le cui tracce sarebbero ritrovabili anche in altri testi. A questo bisogna, però, rispondere che le tracce della tradizione, manifestate in questo modo, sono troppo deboli per poter convincere. L’altra difficoltà consiste nel fatto che l’uso da parte di Gesù di un calendario diffuso principalmente in Qumran è poco verosimile. Per le grandi feste, Gesù si recava al tempio. Anche se ne ha predetto la fine e l’ha confermata con un drammatico atto simbolico, Egli ha seguito il calendario giudaico delle festività, come dimostra soprattutto il Vangelo di Giovanni. Certo, si potrà consentire con la studiosa francese sul fatto che il Calendario dei Giubilei non era strettamente limitato a Qumran e agli Esseni. Ma ciò non basta per poterlo far valere per la Pasqua di Gesù. Così si spiega perché la tesi di Annie Jaubert, a prima vista affascinante, dalla maggioranza degli esegeti venga rifiutata. Io l’ho illustrata in modo così particolareggiato, perché essa lascia immaginare qualcosa della molteplicità e complessità del mondo giudaico al tempo di Gesù – un mondo che noi, nonostante tutto l’ampliamento delle nostre conoscenze delle fonti, possiamo ricostruire solo in modo insufficiente. Non disconoscerei, quindi, a questa tesi ogni probabilità, benché in considerazione dei suoi problemi non sia possibile semplicemente accoglierla. Che cosa dobbiamo dunque dire? La valutazione più accurata di tutte le soluzioni finora escogitate l’ho trovata nel libro su Gesù di John P. Meier, che alla fine del suo primo volume ha esposto un ampio studio sulla cronologia della vita di Gesù. Egli giunge al risultato che bisogna scegliere tra la cronologia sinottica e quella giovannea e dimostra, in base all’insieme delle fonti, che la decisione deve essere in favore di Giovanni. Giovanni ha ragione: al momento del processo di Gesù davanti a Pilato, le autorità giudaiche non avevano ancora mangiato la Pasqua e per questo dovevano mantenersi ancora cultualmente pure. Egli ha ragione: la crocifissione non è avvenuta nel giorno della festa, ma nella sua vigilia. Ciò significa che Gesù è morto nell’ora in cui nel tempio venivano immolati gli agnelli pasquali. Che i cristiani in ciò vedessero in seguito più di un puro caso, che riconoscessero Gesù come il vero Agnello, che proprio così trovassero il rito degli agnelli portato al suo vero significato – tutto ciò è poi solo normale. Rimane la domanda: Ma perché allora i sinottici hanno parlato di una cena pasquale? Su che cosa si basa questa linea della tradizione? Una risposta veramente convincente a questa domanda non la può dare neppure Meier. Ne fa tuttavia il tentativo – come molti altri esegeti – per mezzo della critica redazionale e letteraria. Cerca di dimostrare che i brani di Marco, 14, 1a e 14, 12-16 (gli unici passi in cui presso Marco si parla della Pasqua) sarebbero stati inseriti successivamente. Nel racconto vero e proprio dell’ultima cena non si menzionerebbe la Pasqua. Questa operazione – per quanto molti nomi importanti la sostengano – è artificiale. Rimane però giusta l’indicazione di Meier che cioè, nella narrazione della cena stessa presso i sinottici, il rituale pasquale appare tanto poco quanto presso Giovanni. Così, pur con qualche riserva, si potrà aderire all’affermazione: “L’intera tradizione giovannea (…) concorda pienamente con quella originaria dei sinottici per quanto riguarda il carattere della cena come non appartenente alla Pasqua” (A Marginal Jew, I, p. 398). Ma allora, che cosa è stata veramente l’ultima cena di Gesù? E come si è giunti alla concezione sicuramente molto antica del suo carattere pasquale? La risposta di Meier è sorprendentemente semplice e sotto molti aspetti convincente. Gesù era consapevole della sua morte imminente. Egli sapeva che non avrebbe più potuto mangiare la Pasqua. In questa chiara consapevolezza invitò i suoi ad un’ultima cena di carattere molto particolare, una cena che non apparteneva a nessun determinato rito giudaico, ma era il suo congedo, in cui Egli dava qualcosa di nuovo, donava se stesso come il vero Agnello, istituendo così la sua Pasqua. In tutti i Vangeli sinottici fanno parte di questa cena la profezia di Gesù sulla sua morte e quella sulla sua risurrezione. In Luca essa ha una forma particolarmente solenne e misteriosa: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio” (22, 15 s). La parola rimane equivoca: può significare che Gesù, per un’ultima volta, mangia l’abituale Pasqua con i suoi. Ma può anche significare che non la mangia più, ma s’incammina verso la Pasqua nuova. Una cosa è evidente nell’intera tradizione: l’essenziale di questa cena di congedo non è stata l’antica Pasqua, ma la novità che Gesù ha realizzato in questo contesto. Anche se questo convivio di Gesù con i Dodici non è stata una cena pasquale secondo le prescrizioni rituali del giudaismo, in retrospettiva si è resa evidente la connessione interiore dell’insieme con la morte e risurrezione di Gesù: era la Pasqua di Gesù. E in questo senso Egli ha celebrato la Pasqua e non l’ha celebrata: i riti antichi non potevano essere praticati; quando venne il loro momento, Gesù era già morto. Ma Egli aveva donato se stesso e così aveva celebrato con essi veramente la Pasqua. In questo modo l’antico non era stato negato, ma solo così portato al suo senso pieno. La prima testimonianza di questa visione unificante del nuovo e dell’antico, che realizza la nuova interpretazione della cena di Gesù in rapporto alla Pasqua nel contesto della sua morte e risurrezione, si trova in Paolo In 1 Corinzi, 5, 7: “Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!” (cfr. Meier A Marginal Jew, p. 429 ss). Come in Marco, 14, 1 si susseguono qui il primo giorno degli Azzimi e la Pasqua, ma il senso rituale di allora è trasformato in un significato cristologico ed esistenziale. Gli “azzimi” devono ora essere costituiti dai cristiani stessi, liberati dal lievito del peccato. L’Agnello immolato, però, è Cristo. In ciò Paolo concorda perfettamente con la descrizione giovannea degli avvenimenti. Per lui, morte e risurrezione di Cristo sono diventate così la Pasqua che perdura. In base a ciò si può capire come l’ultima cena di Gesù, che non era solo un preannuncio, ma nei Doni eucaristici comprendeva anche un’anticipazione di croce e risurrezione, ben presto venisse considerata come Pasqua – come la sua Pasqua. E lo era veramente".

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Calendario frate indovino 2012Il tradizionale calendario di Frate Indovino per l'anno 2012.

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Nuova Bibbia CEI - UELCIObiettivo della NUOVA TRADUZIONE della Bibbia, curata dalla Conferenza Episcopale Italiana, è stato quello di offrire un testo «più sicuro nei confronti degli originali; più coerente nelle dinamiche interne; più comunicativo nei confronti della cultura contemporanea e più adatto alla proclamazione nel contesto liturgico». Così mons. Giuseppe Betori, allora segretario generale della CEI, ha delineato le finalità seguite dagli specialisti nell'opera di traduzione, evidenziando che la nuova traduzione ha cercato di "mantenere per quanto possibile" una "terminologia religiosa specifica", per cui si è deciso di mantenere termini come "Verbo", "Paraclito" "Parasceve"...Altro criterio è stato quello di presentare un testo «che si lasci ascoltare e che già dall'ascolto manifesti il messaggio che racchiude... Ciò comporta una costruzione semplice della frase e del periodo, il ricorso a un vocabolario essenziale, senza tuttavia perdere in distinzioni e ricchezza». La nuova traduzione poi corregge «inesattezze, incoerenze ed errori della traduzione del 1971-74», per cui ha cercato di «recuperare un'aderenza verso una traduzione più letterale al tono e allo stile delle lingue originali»; si è preoccupata di rendere il testo in buona lingua italiana curando anche il ritmo della frase. Il volume si presenta come testo ufficiale in tutti i contesti: liturgico e pastorale. Sostituisce in tutto e per tutto la traduzione precedente. "Bisogna costantemente ritradurre il pensiero biblico in un linguaggio contemporaneo, perchè sia espresso in maniera adatta agli uditori" Giovanni Paolo II "Cari giovani, vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia per voi come una bussola che indica la strada da seguire" Benedetto XVI

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IconePresentazione del Cardinale Angelo Bagnasco Metropolita di GenovaPresidente della Conferenza Episcopale Italiana

Presentare la raccolta di una serie di fotografie di Giovanni Paolo II è un onore e una gioia. Desidero esprimere il mio apprezzamento ad “Avvenire” per questa iniziativa: è un atto di gratitudine e di affetto dei Vescovi e delle Comunità cristiane verso il nuovo Beato che ha guidato la Chiesa e segnato il mondo per più di ventisei anni. Scorrere le immagini di una persona è come leggerne la vita attraverso la via dello sguardo. Quelle qui raccolte, con sapienza e perizia, guidate certamente dalla fede e dal cuore, ripercorrono gli anni e li congiungono come un filo d’oro: dall’elezione alla Cattedra di Pietro, dai viaggi apostolici alla malattia, al fallito tentativo di spegnere la sua vita, ma ancor di più di intimorire lo slancio pastorale e scoraggiare la parola. La predicazione sulla dignità umana è stata come un fuoco che ha incendiato e liberato una parte significativa del mondo, e ha consentito di tornare a respirare a due polmoni, occidentale e orientale. Ne aveva bisogno non tanto la Chiesa, che mai aveva smesso di guardare e di attingere alle molteplici Tradizioni, quanto soprattutto il Continente europeo che Giovanni Paolo II da sempre concepiva come una unità rispettosa di popoli diversi eppure originata dalle medesime radici cristiane. L’uomo è la via della Chiesa perché Cristo è la via dell’uomo: si potrebbe così spiegare quella passione evangelizzatrice che ha reso inarrestabili i passi – anche quando molto faticosi – di Giovanni Paolo II sulle strade della terra. Come se volesse che la vicinanza fisica della sua persona rendesse più visibile la presenza del Signore Gesù e più tangibile il volto di quel divino Maestro che il mondo, in ogni tempo e latitudine, attende e cerca perché salva tutti gli uomini e tutto l’uomo. Ma, sfogliando, la visione corre ad altri incalzanti ricordi che testimoniano l’ansia ecumenica: preghiere, incontri, dialoghi, segni… passi concreti che, come pietre ben scelte, hanno portato avanti l’edificio dell’unità dei cristiani. Su quella strada la Chiesa continua a camminare con convinzione e sicurezza. In un Occidente segnato da complessi e da incertezze, da dubbi e da elasticità non sempre lodevoli, Papa Wojtyla ha portato una vento nuovo, il vento della fierezza, della forza della testimonianza, la certezza che il Vangelo ha qualcosa di unico da dire, di originale e di insostituibile per la storia del mondo. Ed è per questo che non si esime di incontrare culture e mondi diversi, perché ha un tesoro da offrire nel nome di Colui che tutti crea e salva, nel nome di Colui che lo aveva scelto e inviato per confermare la fede ai fratelli, e per essere voce della Parola di Verità e d’Amore. Quante volte il mondo più attento si è interrogato circa quell’uomo che, pellegrino e lottatore, conduceva la Chiesa sui passi di Dio: da dove la pace di quel volto? l’amorevolezza del tratto? l’energia della parola? da dove il coraggio della sofferenza che ha portato di fronte al mondo? E’ qui, dentro a questi interrogativi, che si scopre il segreto, la dimensione spirituale e mistica dell’anima, la sorgente di ogni ricupero e di ogni resistenza, di ogni speranza: il suo vivere immerso in Dio, il suo “vedere” l’Invisibile. Anche questo le fotografie raccolte ci ricordano e di questo ci parlano. Sì, perché in fondo, di questo abbiamo tutti sempre bisogno: essere ricondotti all’essenziale che Gesù di Nazaret, Figlio benedetto di Dio, ha rivelato e portato all’umanità e che la Chiesa, con i suoi uomini – manovali o giganti della fede – ci offrirà fino alla fine dei tempi. Come non ringraziare il Santo Padre Benedetto XVI? Ponendo Giovanni Paolo II nella cornice della beatitudine, alimenta la fede in Cristo Gesù, l’amore alla Chiesa, Maestra e Madre, la responsabilità operosa dei cristiani verso il mondo.

 

 

Prefazione di SS Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli

È un piacere presentare questa pubblicazione in onore dell'elezione, ministero e memoria del nostro amato fratello in Cristo, il compianto Papa Giovanni Paolo II. La leadership di Papa Giovanni Paolo II è stata un'incarnazione del ministero della riconciliazione. E' stata la realizzazione pastorale del ministero di unità, così come comandato dal Signore stesso e immaginato da coloro che lavorano al superamento di tutte le barriere umane create da conflitti e divisioni. Dalle fasi iniziali e fino ai momenti conclusivi del suo pontificato benedetto, mai Papa Giovanni Paolo II ha perso di vista questo ministero e questo mistero. E' stata questa la forza centrale della sua preghiera a Dio, così come il fattore determinante della sua comunicazione con gli altri. Nell'arco di un solo anno dalla sua elezione al Pontificato, Papa Giovanni Paolo II ha visitato il Patriarcato ecumenico, per dichiarare, insieme con il nostro predecessore, il defunto Patriarca Ecumenico Dimitrios, l'apertura ufficiale dei lavori della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa. E allo stesso modo, nell'arco dell'anno del suo addormentarsi nel Signore, egli ha acconsentito alla nostra umile richiesta, e ha offerto la restituzione formale delle sacre reliquie dei nostri venerati predecessori nel Trono Ecumenico e maestri formatori della Chiesa antica, San Gregorio Teologo e Giovanni Crisostomo. Questi due gesti splendidi e coraggiosi, nel nome del defunto Papa, si stagliano come simboli superbi della visione e del ministero di unità che egli ha nello stesso tempo abbracciato personalmente e pubblicamente praticato. Essi contengono una testimonianza di integrazione tra teoria e pratica, di teologia fedele e ministero pastorale, e, in ultima analisi, di storia tradizionale e realtà contemporanea. Inoltre, essi costituiscono la base e l'essenza delle sofferenze assunte dal compianto Papa Giovanni Paolo II per portare il messaggio del Vangelo a tutto il mondo moderno e per contribuire al ristabilimento della pace in frantumi in questo mondo. La storia si ricorderà il suo contributo decisivo alla resistenza contro l'occupazione nazista a metà del secolo XX, nonché alla nascita di "Solidarnosc" e alla caduta dell'ateismo nei Paesi ex-comunisti nel tardo secolo XX. Ha aperto la strada a numerosi sviluppi e ha avviato diverse iniziative per guarire le fratture storiche tra le religioni del mondo. Ha denunciato la violenza settaria in Irlanda e ha difeso la libertà religiosa in seno alle Nazioni Unite. E' stato il primo Papa a visitare un tempio ebraico. Ha perdonato un possibile assassino. Egli ha canonizzato Santi per confortare i fedeli. Ha parlato ai politici e alle folle. E' stato un poeta e un filosofo, un teologo e un pastore. Ha lasciato dietro di sé l'eredità indelebile della sua personalità e del suo ministero. Possa la sua memoria essere eterna!

 

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Il Curato D'ArsLa prima biografia del Curato d'Ars, scritta dall'unico biografo che l'ha conosciuto personalmente. Il testo viene citato dal Santo Padre nella Lettera per l'Indizione dell'Anno Sacerdotale, in occasione del 150° anniversario della morte di San Giovanni Battista Maria Vianney.

 Il Centro Missionario Francescano di Pesaro ha curato la ristampa della biografia “ufficiale” del Curato d’Ars, pubblicata a Parigi nel 1861, appena due anni dopo la sua scomparsa. Questo testo ci permette di attingere ad una fonte imprescindibile per la conoscenza autentica del santo francese. Autore di questa biografia, che nel corso degli anni ebbe molte edizioni e straordinario successo, fu il gesuita Alfred Monnin. L’abbé Monnin, sacerdote della diocesi di Belley, ebbe la fortuna di conoscere direttamente il santo Curato, di cui fu ospite e confidente. Ma non solo: ebbe anche modo di entrare in confidenza con tutti i personaggi a lui vicini. Raccolse infatti le testimonianze di don Raymond, vicario ad Ars dal 1845 al 1853, e di don Toccanier, coadiutore del Santo e suo successore. L’Autore conobbe anche Caterina Lassagne, collaboratrice scelta dal Vianney per guidare l’Istituto della Provvidenza, e tanti altri cittadini di Ars, testimoni diretti delle parole e degli esempi del loro straordinario Curato. Il libro uscito dalla sua penna conserva tutta la freschezza di una cosa appena vista e ammirata da vicino, toccata con mano e gustata col cuore. Il Monnin riporta nel suo libro, oltre ai detti e alle prediche che ha ascoltato nella chiesa di Ars, anche i prodigi a cui ha assistito direttamente con i suoi occhi. Riportiamo un brano tratto dal capitolo XXV: «Nel febbraio 1857 una donna del popolo venne ad Ars portando in braccio un fanciullo di otto anni, che ancora non camminava. Per ventiquattro ore quella donna, con l’insistenza della disperazione, si attaccò a tutti i passi del nostro Santo, facendo sentinella presso il suo confessionale, precipitandoglisi incontro appena compariva, additandogli il figliuolo con un gesto e con uno sguardo così espressivi nella loro supplichevole energia, che n’eravamo commossi nel profondo delle viscere. Il Curato aveva più volte benedetto quel fanciullo, e rivolto alla madre parole di consolazione e di speranza. Come furono rientrati tutte e due nel ricovero che avevano scelto per la notte, il fanciullo disse: “Mamma, mi devi comprare un paio di zoccoli, perchè il Curato mi ha promesso che domani camminerò”. Sia che veramente il Servo di Dio avesse fatta questa promessa al poveretto, sia che egli nella sua ingenua confidenza così avesse capito dalle parole e dalle occhiate di incoraggiamento che aveva ricevuto, gli zoccoli furono comprati per consiglio degli abitanti presso i quali alloggiava quella coppia infelice. L’indomani, con stupore generale, il fanciullo che tutti avevano veduto così penosamente portato sulle braccia della madre, correva nella chiesa come un lepre, dicendo a tutti: “Sono guarito, sono guarito!”. La povera madre nascondeva all’ombra di una cappella la sua gioia e le sue lacrime. Noi la vedemmo, la interrogammo, volemmo presentarla al Curato che si preparava a dire la Messa. Quella donna aveva bisogno di vederlo, di parlargli, di gettarglisi ai piedi; la riconoscenza la soffocava. Egli accolse la nostra domanda con un silenzio freddo e quasi severo che non ci permise d’insistere. Dopo la Messa ci parve dover fare un nuovo tentativo, e fu più fortunato. “Signor Curato, gli dicemmo, questa donna vi prega di aiutarla a ringraziare santa Filomena”. Egli si volse e benedisse in silenzio la madre e il figlioletto; poi con tono del più sincero malcontento: “Santa Filomena, aggiunse, avrebbe dovuto guarire quel piccino in casa sua”.

Il volume di 288 pagine (15x21), è edito dal Centro Missionario Francescano di Pesaro e dalla Casa Editrice Guerrino Leardini di Macerata Feltria.

 

Il testo viene richiamato da Benedetto XVI nella ce in occasione del 150° anniversario del "dies natalis" di Giovanni Maria Vianney: 

[...] Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: “Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui”, si legge nella prima biografia [...](fine quarto paragrafo della Lettera --> http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale_it.html)

 

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La Bibbia raccontata ai bambini secondo la Sacra Scrittura e l'Aggadà ebraicaScritto per i bambini ebrei e i loro educatori, questo libro viene ad offrire oggi anche ai bambini cristiani o di formazione diversa la possibilità di una scoperta affascinante. La creazione del mondo e degli uomini, l'antica storia dei patriarchi e del popolo d'Israele fino al ritorno dall'esilio a Babilonia, sono di nuovo raccontate limpidamente e fedelmente secondo il testo della Sacra Scrittura, intrecciate però con il tesoro di leggende e di significati fioriti lungo i secoli della storia ebraica. L'Aggadà, cioè precisamente le tradizioni, le interpretazioni e i racconti ebraici riguardanti la fede e l'etica, è uno scrigno da cui l'autore attinge sapientemente i passi più belli e popolari per spiegare il testo della Bibbia e suggerire nuove strade per andare più avanti nella comprensione del grande Libro.Non è lo studioso ad esprimersi qui in un'arida trattazione, ma un eccellente maestro e uno scrittore sensibile, che con mano leggera delinea quei fatti, quella vicenda tra il Creatore e l'uomo davvero essenziali per illuminare la vita di piccoli e grandi. Trasmettendo le sue vaste conoscenze con ammirevole precisione ma nella freschezza del racconto, sostenuto dall'amore per i bambini, Abrascha Stutschinsky ha realizzato così un'opera da decenni ammirata nei Paesi di lingua tedesca e considerata un modello.L'incontro con questo patrimonio spirituale, spesso del tutto sconosciuto, è un'occasione preziosa di educazione e di crescita interiore.

Abrascha StutschinskyNato nel 1907, ricevette un'accurata formazione in Lituania, dove si fece già un nome come giornalista dotato e serio. Passò poi a Berlino, Praga, Vienna e nel 1929 si stabilì a Zurigo, dove conseguì la laurea con una tesi sulla poesia sinagogale ebraica. La comunità israelitica di Zurigo lo ebbe apprezzato docente nella sua scuola. Durante la sua attività di insegnamento, il dottor Stutschinsky fondò anche un Seminario ebraico, che conobbe una vivace affluenza. Continuò ad operare fino alla morte, avvenuta nel 1978 a Zurigo.

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Calendario Frate Indovino 2009. 100 anni in Amazzoniahttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990382/calendario-frate-indovino-2009-100-anni-in-amazzonia.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990382/calendario-frate-indovino-2009-100-anni-in-amazzonia.htmlLa promessa. Il libro di NataleIl racconto della nascita di Gesù viene riscritto ispirandosi liberamente ai Vangeli, non come una fiaba, ma come un annuncio sempre attuale di speranza e di pace.

72 pagine illustrate condisegni colorati.

I capitoletti- Parte prima: Il viaggio- La partenza- I primi giorni- Il "cesto"- La tenda- Grazie- La fanciulla del pozzo- Polvere e vento- Nono giorno- Pane e vino- I due figlioli- L'alba- Colui che serve- L'arrivo a Betlemme- Alla porta- Al completo- I "senza-nulla"- L'offerta dei poveri- La stalla- La nascita- I pastori- La musica- La luce del mondo- La lieta notizia- Parte seconda: Un bambino per la salvezza del mondo- Il compimento- Contemplazione- Adorazione

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La Bibbia di Gerusalemme (copertina rigida telata)La versione classica (cm 18,5x12,5), è dotata di copertina in tela rossa ed elegante cofanetto.

LA BIBBIA DI GERUSALEMME (nuova versione 2009)1) Nuova traduzione CEI 2008

2) Commento riveduto e ampliatoMerito della nuova edizione 2009 della Bibbia di Gerusalemme è la grande attenzione con cui accoglie i mutamenti intervenuti negli studi biblici lungo i 50 anni che separano dalla nascita dell’opera. Le introduzioni e i commenti consentono infatti di individuare i filoni su cui esistono tra gli studiosi sensibilità e posizioni rinnovate. Le note critiche, ancor più che nella precedente edizione, evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande interesse alle odierne ricerche sul linguaggio.Tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano, la Bibbia di Gerusalemme è universalmente la più diffusa. Per il rigore degli studi e l'affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico. Si chiama Bibbia di Gerusalemme perché è frutto del lavoro degli studiosi dell'École Biblique, la Scuola biblica e archeologica che ha sede a Gerusalemme, poco fuori dalla Porta di Damasco, gestita con una forte impronta internazionale dai padri domenicani francesi.Nell'immediato dopoguerra prende il via la prima edizione, che si presenta come una serie di 43 fascicoli ciascuno dei quali è dedicato a un singolo libro della Bibbia. Ogni volume contiene una presentazione del libro biblico considerato, una traduzione del testo partendo dall'originale ebraico/aramaico e greco, un apparato di note di ordine testuale e teologico. Nel 1956 i fascicoli vengono riuniti in un volume unico, dal titolo La Sainte Bible, che nel giro di poco evolve ne La Bible de Jérusalem, quale opportuno riconoscimento alla città e alla scuola da cui è nata.Gli anni settanta conoscono il Concilio, la riforma della liturgia, notevoli progressi nello studio degli scritti antichi e soprattutto un'accresciuta coscienza dei fenomeni linguistici e ideologici: tali fattori spingono affinché si proceda a una radicale revisione de La Bible de Jérusalem.Le introduzioni, le note, i quadri cronologici e riassuntivi e gli indici tematici di quella nuova edizione (1973) vengono tradotti in italiano e pubblicati a commento della traduzione ufficiale della CEI: nasce così nel maggio 1974 la prima Bibbia di Gerusalemme delle EDB.«Tradotta in dodici lingue e pubblicata in una quarantina di paesi, la Bible de Jérusalem del 1973 ha rappresentato per moltissimi lettori e per molte comunità o movimenti lo strumento più completo e maneggevole per entrare nell'universo e nel testo della Scrittura» (dalla prefazione di fr. Paolo Garuti op).Proprio per la sua solidità scientifica la Bibbia di Gerusalemme, pur essendo opera di soli cattolici, diventa infatti Bibbia di riferimento anche per i cristiani non cattolici. Essa contribuisce fortemente a creare una comune interpretazione biblica tra le Chiese cristiane. Ma l'evoluzione degli studi biblici e le scoperte archeologiche non si arrestano: dopo un ventennio l'École Biblique mette in cantiere una nuova revisione della Bible de Jérusalem ed è questa l'edizione di cui note, introduzioni, quadri esplicativi e indici vengono proposti oggi al pubblico italiano per accompagnare la nuova traduzione della CEI.La Bibbia di Gerusalemme è anzitutto una spiegazione di come è nata la Bibbia, successivamente nel tempo: libro per libro presi uno per uno, o per gruppi di libri che formano una parte omogenea, come il Pentateuco o le Lettere di Paolo. Le introduzioni che sono messe prima dei singoli libri chiariscono quali fatti storici, quali ambienti letterari, quali tradizioni religiose o quali personaggi hanno contribuito alla scrittura del testo biblico.La Bibbia di Gerusalemme è poi un vocabolario di temi biblici, perché i brani più importanti della Bibbia, quelli che sono all'origine della dottrina ebraica e cristiana, sono spiegati con le note chiave che sintetizzano un soggetto, mostrando come esso fa da nervatura attraverso tutti i libri e diventa chiave di comprensione del mondo biblico.

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YOUCATLe 300 pagine di YOUCAT sono originali fin dalla copertina: un giallo vivace con il titolo bianco che campeggia verso i tre quarti, mentre sullo sfondo sbalza una grande Y fatta da tante piccole croci dalle molte e varie fogge. Forte il richiamo alla bandiera vaticana, ai colori del Papa, e l’ammiccare fin da subito alla galassia di Internet, dove molti degli interlocutori di questo testo passano buona parte del loro tempo. Il nuovo catechismo dei giovani, tra l’altro, sarà nella sacca del pellegrino – in almeno sette lingue – delle centinaia di migliaia di giovani che quest’estate – dal 16 al 21 agosto – parteciperanno alla GMG (Giornata mondiale della gioventù) di Madrid, con un prevedibile festoso anticipo nella prima consegna la domenica della Palme, il 17 aprile. Un’esperienza collettiva di Chiesa che non potrà non lasciare il segno.

YouCatè l'acronimo di Youth Catechism. Uno strumento di 300 pagine creato e pensato “da e per” i giovani che vogliono approfondire la fede della Chiesa. Nato nell’ambito della Conferenza episcopale austriaca, il lavoro ha avuto la supervisione del cardinale di Vienna Christoph Schönborn, coinvolgendo teologi, esperti di catechesi e un gruppo di cinquanta giovani. Tredici le lingue in cui verrà pubblicato, il testo verrà accompagnato dalla premessa di papa Benedetto XVI - di cui abbiamo offerto uno stralcio in anteprima-, riunendo idealmente nella condivisione della propria fede i giovani di diverse culture e di diverse parti del mondo.

L’editrice Città nuova è coinvolta in prima fila in questo grande progetto per la traduzione e la pubblicazione italiana, disponibile da marzo e che avrà, la supervisione del card. Angelo Scola. Uno strumento agile che andrà, per le principali lingue, nella “sacca del pellegrino”, dei giovani che prenderanno parte alla GMG di Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. Il volume, dalla copertina di colore giallo ed una “Y” composta da croci di diverse fogge, è suddiviso al suo interno in quattro sezioni: «Che cosa crediamo»; «La celebrazione del mistero cristiano»; «La vita in Cristo» e «La preghiera nella vita cristiana».

Una sfida alla diffusa opinione che troppo spesso considera i giovani ovattati dalla superficialità e intorpiditi dalla modernità. Sono in molti, invece, i ragazzi che si interrogano sulla ricerca autentica di un senso delle vita, sulla fede, e conoscere può aiutare a restare saldi e ad avere forza di fronte alle sfide del tempo: «dovete conoscere quello che credete – continua Benedetto XVI nella premessa -; dovete conoscere la vostra fede con la stessa precisione con cui uno specialista conosce il sistema operativo di un computer».

In consegna da metà marzo.

 

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La Bibbia. Via Verità e Vita (copertina rigida telata)Edizione della Bibbia (cm 21x14) con copertina telata rigida.Destinatari: in un solo volume la Bibbia nella nuova traduzione CEI, corredata di note e commenti che la rendono adatta al credente, allo studioso, alla persona di cultura desiderosa di approfondire il significato dei testi sacri.

La Bibbia. Via verità e vita, nata nel solco del lungo apostolato biblico della famiglia Paolina, è caratterizzata non solo dalla nuova traduzione CEI, ma dalla peculiarità di un commento destinato a toccare la mente (verità), la volontà (via), e il cuore (vita) dei destinatari. Il volume si distingue per: l'autorevolezza e la freschezza delle introduzioni; la presenza di apparati mirati, utili a operatori pastorali e gruppi biblici; la particolare cura dell'elaborazione grafica. La comprensione del testo è aiutata da un ampio corpus di annotazioni, divise in tre livelli: esegetiche, teologico-pastorali e liturgiche.

Coordinato da Gianfranco Ravasi e Bruno Maggioni, un gruppo di qualificati biblisti italiani ha elaborato introduzioni, note e commenti ispirati ai più recenti studi biblici.

Il linguaggio utilizzato risponde alle esigenze di ogni lettore. Si evita un linguaggio troppo tecnico pur assicurando qualità e spessore di contenuto.L'impostazione grafica assicura chiarezza e leggibilità. L'innovativa disposizione di note e passi paralleli assicura facilità di consultazione.

Le note e i commenti sono il punto di forza della nuova Bibbia Via Verità e Vita:

VIA - Note teologiche Presentano i grandi temi che caratterizzano i libri biblici. Mettono in evidenza il rapporto tra gli aspetti teologici e il contesto storico e sociale.

VERITÀ - Note esegetiche Aiutano a cogliere il significato dei termini ebraici e greci. Illustrano i cambiamenti apportati dalla nuova versione CEI, ponendola a confronto con la precedente e richiamando le antiche versioni. Avanzano nuove proposte di traduzione.

VITA - Note liturgiche Spiegano il senso che un testo assume nel quadro della celebrazione liturgica in cui viene proclamato.

In appendice: indice dei soggetti biblici, cronologia, calendario e feste ebraiche, canone e traduzioni della Bibbia.

ATLANTE BIBLICO A COLORIIncluso nell'opera un pratico atlante biblico di 16 pagine a colori, le mappe per seguire gli eventi più significativi dell'Antico e del Nuovo Testamento.

 

I CURATORIGianfranco Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, è stato ordinato vescovo nel 2007. A lungo Professore di Esegesi dell’Antico Testamento nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, è membro di numerose accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, oltre che autore di numerosi studi biblici.Bruno Maggioni è sacerdote della diocesi di Como, è Professore di Esegesi del Nuovo Testamento presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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L' orticello di casahttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990313/l-orticello-di-casa.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990313/l-orticello-di-casa.htmlIl mio psicologo si chiama Gesù. La Parola insegna una via in grado di renderci più sereniQuesto libro parla di psicologia e spiritualità, ma chi scrive non è né uno psicologo, né un teologo, ma solo un giornalista, un osservatore che ha trovato, all'incrocio fra quelle due strade, un modo per ivere meglio, attraverso Dio. La curiosità dell'autore lo porta a rivisitare il Vangelo e a cercare nelle frasi di Gesù Cristo le indicazioni per rivoluzionare l'esistenza, immaginando così di trasformare Gesù nel suo personale psicologo e in quello del lettore.Carlo Nesti nasce a Torino il 10 maggio 1955. Ottiene il Diploma di Maturità Classica nel 1974, dopo avere frequentato l'Istituto Sociale (Gesuiti). L'autunno dello stesso anno sancisce l'inizio dell'attività professionale, con la collaborazione al settimanale Calciofilm. Successivamente, nella primavera 1975, diventa corrispondente da Torino del Guerin Sportivo, e in estate del Corriere d'Informazione. Quindi, nell'autunno 1976, su interessamento dello scrittore e giornalista Giovanni Arpino, viene assunto da Tuttosport. Lavora per il quotidiano torinese sino al dicembre 1979. Nel gennaio 1980, infine, entra in Rai. Come telecronista, nelle mansioni di inviato speciale, segue 6 campionati mondiali, a cominciare dal 1982, e 6 campionati europei di calcio. Dal 1991 al 2002 commenta tutte le partite della Nazionale Under 21, 3 volte consecutive campione continentale. Come scrittore, nel 1982 realizza, con Claudio Gentile e Marco Tardelli, il libro Dietro il silenzio-stampa, sui retroscena del Mundial azzurro. Nel 1990 cura la parte giornalistica di una storia, in francobolli, dei campionati mondiali di calcio. Nel 2005 firma l'opera autobiografica CalcIO, rievocando, in chiave esistenziale, 42 incontri di football. Nel 2007 pubblica, per le Edizioni San Paolo, il romanzo Viaggio di ritorno, sul transito di un quarantenne dall'indifferenza alla solidarietà. Dallottobre 2002 produce il sito Internet NESTI Channel (carlonesti.it).

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I segreti di Medjugorje"Il mondo di oggi vive in mezzo a forti tensioni e cammina sull'orlo di una catastrofe", con queste parole la Madonna a Medjugorje, tramite i veggenti, ha cominciato a mettere in guardia l'umanità dai pericoli che incombono sul suo cammino. È per questo che la regina della pace è venuta in quel piccolo paese della ex-Jugoslavia, apparendo ormai 28 anni fa a 6 ragazzi. A essi ha consegnato anche dei segreti - dieci in tutto - che rivelerebbero proprio il futuro prossimo dell'umanità. Dieci segreti, come dieci furono le piaghe d'Egitto: due ammonimenti, un segno - che i veggenti dicono sarà "bellissimo, indistruttibile e non fatto da mani d'uomo" - e infine sette castighi. Questi segreti saranno svelati, a uno a uno, con tre giorni d'anticipo, in modo che al loro verificarsi anche coloro che sono più increduli capiscano che è ora di decidersi per Dio e di cambiare vita, cogliendo le ultime possibilità di salvarsi. Dieci segreti per segnare altrettante tappe di un tempo di prova al termine del quale l'umanità che avrà scelto Dio, dopo molta sofferenza e gravi attacchi alla fede, potrà finalmente abitare il mondo della pace che la Madonna ha promesso.

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http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788856601954/i-segreti-di-medjugorje.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788856601954/i-segreti-di-medjugorje.html
Sacrosanctum Concilium. Testimonianze e interviste ai protagonisti di ieri e di oggiL'esperienza liturgico-ecclesiale che la comunità cristiana sta vivendo in questo ultimi anni sembra segnata da un disorientamento e indebolimento delle motivazioni conciliari. è un percorso significativo e per diversi aspetti rimotivante per quanti offrono ogni giorno il loro servizio per la crescita liturgica della comunità ecclesiale. Tornare alle radici del rinnovamento liturgico per riscoprirne lo spirito, e le ragioni fondanti. Questo l'obiettivo del volume, che si pone anche in un'ottica di servizio. Si tratta di una raccolta di conversazioni realizzate con protagonisti e testimoni diretti dell'evento conciliare. Un contributo dunque di autenticità e testimonianza per educare, favorire e promuovere quella partecipazione attiva, consapevole e piena dei fedeli alla celebrazione del mistero di Cristo. ==Destinatari== Il volume è rivolto agli educatori e a quanti operano per promuovere la partecipazione attiva, consapevole e piena alle celebrazioni liturgiche. ==Autore== ENZO PETROLINO, diacono coniugato della diocesi di Reggio Calabria-Bova, è docente di liturgia presso la Scuola di formazione pastorale per i laici, responsabile della formazione liturgica dei candidati al diaconato della sua diocesi, consigliere nazionale del Centro di azione liturgica e, attualmente, è presidente della Comunità del diaconato in Italia e delegato dei diaconi italiani presso il Centro internazionale del diaconato. Ha al suo attivo diversi articoli, su riviste di liturgia, e pubblicazioni tra cui ricordiamo: I Diaconi: annunciatori della Parola, ministri dell'altare e della carità; Piccolo benedizionale; Benedizioni che possono celebrare i laici; Ministero della Parola e servizi laicali.

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Messale di ogni giornoIntroduzione e commenti di Inos Biffi, edizione a cura di Stefano Maria Malaspina, letture Bibliche dal nuovo lezionario Cei, Rito Romano Il Messale riporta il Rito della Messa e tutte le Messe, anche quelle delle domeniche.Il Messale di ogni giorno, uno strumento al tempo stesso maneggevole e completo per le celebrazioni eucaristiche. Esso comprende introduzioni e catechesi ai riti, ai tempi liturgici e ai libri biblici; inoltre per la Messa di ogni giorno sono proposti un agile spunto – che consente di iniziare alla preghiera – e un breve commento alle letture. Nella fedeltà alla classica scansione del Messale (Proprio del tempo, Rito della Messa, Tempo ordinario, Proprio dei santi, Messe rituali, per varie necessità, per i defunti), questa edizione è particolarmente curata nell’articolazione interna, per essere disponibile in un unico volume. Al tempo stesso sono stati evitati eccessivi rimandi interni: così che possa essere adoperato durante la meditazione e la celebrazione sia da chi presiede l’assemblea liturgica, sia dai singoli fedeli.

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Memorie di un esorcistaI più lo conoscono come il più famoso esorcista al mondo, cui sono stati dedicati numerosi libri, decine di trasmissioni televisive, migliaia di pagine internet. Questo è Padre Gabriele Amorth, sacerdote paolino. Pochi sanno però che, prima di diventare sacerdote, ha fatto la guerra, è stato partigiano e si è laureato in giurisprudenza. Fine teologo mariano, è stato per molti anni direttore della prestigiosa rivista paolina "Madre di Dio". Poi, l'incredibile svolta. È il cardinale Ugo Poletti che, a Roma, lo invita ad affiancare quel grande esorcista che era Padre Candido, affidando a Padre Amorth l'incarico ufficiale di esorcista. È l'inizio di quella che lui stesso definisce la sua "professione", che lo pone a tu per tu con il demonio ogni giorno, attraverso riti esorcistici e preghiere di liberazione che cercano di recare sollievo alle numerose persone che a lui, continuamente, si rivolgono. Una pratica quotidiana di lotta contro Satana che ha fatto di Padre Amorth, attraverso l'esperienza di decine di migliaia di esorcismi, il massimo esperto riconosciuto in tema di esorcismo e lotta al maligno. Attraverso la testimonianza in prima persona dell'esorcista più famoso al mondo, emerge una serie impressionante di storie che si fanno leggere d'un fiato e testimoniano quanto sia potente il male. E quanto più potente ancora sia l'attività di quei ministri di Dio che, come Padre Amorth, hanno fatto della propria vita una quotidiana lotta contro Satana.

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http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788856609424/memorie-di-un-esorcista.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788856609424/memorie-di-un-esorcista.html
Cristianesimo ed esistenza. Il messaggio spirituale di Romano GuardiniL'esistenza cristiana non è cosa ovvia. Non lo è mai stata forse, ma nella nostra epoca si avverte drammaticamente la sua inattualità di fronte alle rivendicazioni di una cultura che vuole essere adulta e svincolata da ogni dipendenza, mentre le istanze radicali della rivelazione cristiana e della grazia risultano sempre più incomprensibili.Nelle sue riflessioni sull'epoca moderna Guardini aveva già intravisto la crisi della fede e l'esito possibile di una negazione totale dell'esistenza cristiana. Non disperando tuttavia, poiché la grazia può sempre fare irruzione nel cosmo dell'umano, il nostro Autore propone un esito alternativo al nichilismo dei valori cui sembra avviata la nostra civiltà. Se l'uomo ricerca il compimento totale di sé, si rende conto che non può giungere alla meta con le sue sole forze, ma deve disporsi a compiere l'ultimo passo come dono dall'Alto e obbedienza incondizionata e un Dio di amore.

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Senza perdersi. Professionalità e relazioni pastoraliQuesto libro, nato nella Scuola di teologia, riporta l'esperienza trentennale di chi lavora nella consulenza di consultorio e nella psicoterapia con persone in difficoltà. La salvezza passa certamente anche per l'umano, ma l'umano (relazioni, affari, problemi, disagi, malattie, lavoro) ha proprie leggi, metodologie, istituzioni che il sacerdote deve conoscere per poterle utilizzare. Essere per la gente solo un generico riferimento, o partecipare solo alle sofferenze umane, non serve come aiuto reale in vista di un cambiamento radicale di salvezza e significa spesso annullare l'azione di grazia che Dio propone attraverso l'uomo. Il sacerdote non è un generico factotum del Regno di Dio, ma un operatore di salvezza che attraverso l'umano conduce al divino. ==Destinatari== L'opera, destinata ai formatori dei religiosi, è utile a chi si interessa di crescita e maturazione personale. ==Autore== UMBERTO FONTANA, salesiano, è clinico di formazione psicoanalitica e psicoterapeuta. Esercita in consultori per famiglie in difficoltà con figli in età evolutiva e con ragazzi difficili. Ha acquisito grande esperienza nel campo del disadattamento, delle difficoltà di apprendimento, nelle relazioni educative. Esercita la psicoterapia con religiosi in difficoltà. Da quasi quindici anni è docente di relazioni pastorali. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in riviste specializzate. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Uomo e consacrato (1988); Scegliere una professione (1994); Relazione, segreto di ogni educazione (2000).

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http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788825015171/senza-perdersi-professionalita-e-relazioni-pastorali.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788825015171/senza-perdersi-professionalita-e-relazioni-pastorali.html
L' ora di SatanaII 1 gennaio del 2001, mentre il mondo festeggiava gaudente l'inizio del terzo millennio, la Madonna è apparsa a Marija, una delle veggenti di Medjugorje, e le ha consegnato un messaggio di straordinaria importanza per il destino dell'umanità: "Cari figli, questa sera in modo speciale vi ho voluti qua. In modo speciale adesso, quando Satana è sciolto dalle catene, vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio." Satana è dunque sciolto dalle catene, ha cioè cominciato a sferrare l'ultimo attacco, intenzionato a distruggere il mondo intero. Quello che stiamo vivendo è il tempo della prova, il tempo dell'assalto finale condotto dalle forze del Male, con una precisa strategia: indurre l'umanità a credere che l'esistenza di Satana sia una favola per sempliciotti o ignoranti. Permettendo così al Principe delle Tenebre di agire indisturbato, condannando le sue vittime alla morte eterna. Per opporsi a questo piano, l'umanità deve anzitutto riconoscere la figura e l'azione del Diavolo nel mondo contemporaneo - dalle seduzioni che minacciano i giovani alle tentazioni che colpiscono le famiglie, fino agli estremi delle sette sataniche e delle possessioni diaboliche - confidando nella vittoria finale di Cristo e nell'aiuto della Regina della Pace che, nei messaggi di Fatima e Medjugorje, ha svelato i piani di Satana.

 

La falsa profezia assume dunque spesso i contorni dellinganno operato con falsi prodigi e miracoli oppure della menzogna propagata con alta dottrina e diaboliche ispirazioni. Mi pare che però si possa trovare un altro fronte su cui operano i falsi profeti: non tanto quello dellannunciare il falso, quanto piuttosto del tacere il vero. E un po come una strategia del silenzio che, messa in atto a volte anche da anime consacrate poiché sappiamo che il fumo di Satana è entrato anche nella Chiesa , tende a distogliere lattenzione dalla verità, favorendo il silenzio sul peccato, il silenzio sullinferno, il silenzio su Satana. In fondo, i falsi profeti che servono Satana, lultima cosa che diranno è proprio che Satana esiste davvero

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Perché è santoDa Seminarista, studente a Cracovia, Karol Wojtyla trovò appeso alla porta della sua stanza un foglietto con le parole "Futuro santo". Era un gioco scherzoso dei suoi compagni, che oggi si colora però di una luce profetica. Nel 2005 Benedetto XVI ha aperto il processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II affidando il ruolo di postulatore a monsignor Slawomir Oder, che in questo libro eccezionale racconta gli esiti inediti del suo immane lavoro di raccolta di documenti e testimonianze, che fanno luce su aspetti della vita di Wojtyla prima ignoti e che apportano al suo ritratto nuovi essenziali elementi. Si ridisegna così non soltanto l'immagine di un protagonista della storia del Novecento, ma anche e soprattutto quella di un credente capace di vivere nella propria carne il messaggio evangelico. Densa di episodi finora sconosciuti, questa ricostruzione ci rivela un Giovanni Paolo II essenziale ai limiti della povertà, umile, generosamente sensibile ai bisogni del prossimo ma anche spiritoso e gioviale. Un mistico devotissimo a Maria, che passava ore steso a terra a pregare e si flagellava con una cinghia. Un uomo capace di perdonare e di riconoscere la grandezza nel prossimo, come attestano l'inedita lettera ad Ali Agca e quella a padre Pio da Pietrelcina, che lascia intuire un rapporto fra i due assai più radicato di quanto si supponesse.

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La gloria della croce. Un dialogo con Hans Urs von Balthasar«Al centro della fede cristiana sta la storia di Cristo e al centro della storia di Cristo stanno la sua Passione e Morte di croce». Partendo da questa lapidaria dichiarazione di Moltmann, Aldo Moda ha cercato in tutta l'opera di von Balthasar, ma specialmente nella Teologia dei tre giorni, il significato appunto di quel Venerdì, Sabato e Domenica che sono detti «santi» per eccellenza. In sei capitoli è offerta una sintesi di tutta la cristologia balthasariana: come la «theologia crucis» ci introduce al mistero pasquale, a sua volta essa rimanda al mistero della «kenosis», cioè dello svuotamento di sé che il Verbo di Dio ha compiuto al momento dell'incarnazione. La morte per amore diventa così la via per ritornare a quella gloria che il Figlio aveva presso il Padre «in principio», prima ancora della creazione del mondo. La spiritualità del cristiano allora non può prescindere alla croce e la solidarietà di Cristo con noi fin nella morte ci dona conforto e apre alla speranza. ==Destinatari== Studenti di teologia o di scienze religiose, ma anche quelle persone che desiderino darre alla propria spiritualità un fondamento rigoroso e una dimensione aperta alle problematiche attuali. ==Autore== Aldo Moda è dottore in lettere e in teologia. A Torino, dove insegna religione nelle scuole superiori, svolge un'intensa attività come pubblicista e conferenziere.

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Madre Teresa. Alle sorgenti della sua spiritualità. Una prospettiva teologicaUno dei più noti studiosi di religioni e spiritualità ha approfondito per anni le radici teologiche della spiritualità e dell'opera di Madre Teresa. Queste pagine raccolgono il meglio delle sue indagini e si propongono come guida sicura e illuminante per penetrare i segreti di una grande anima. Il nucleo centrale è naturalmente l'amore-carità, dalle sue sorgenti divine, alla rivelazione in Cristo, all'attuazione nella chiesa. Conseguenze logiche: la carità come essenza del cristianesimo, come anima dell'evangelizzazione e della missione, come radice della misericordia/pace/perdono, con un raffronto tra le grandi religioni. Raffronto che si allarga al tema specifico della contemplazione. Una densa introduzione riassume e sottolinea gli aspetti più attuali della spiritualità di Madre Teresa, mentre una ricchissima bibliografia completa la trattazione. La novità di questo libro sta proprio nella «prospettica teologica», diversamente da altre opere che di solito privilegiano gli aspetti biografici o edificanti.

Destinatari: Il vastissimo numero degli ammiratori e devoti di santa Teresa, per aiutarli a cogliere il senso profondo delle sue scelte e scoprire le radici genuine e profonde della sua santità.

Autore: Padre Mariasusai Dhavamony, gesuita indiano, è noto soprattutto come professore di Storia delle religioni e dell'induismo alla Pontificia Università Gregoriana. Fa parte del Consiglio vaticano per i non credenti ed è membro attivo di associazioni e gruppi di studio. Davvero sterminato è il numero delle sue pubblicazioni.

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Cristo in tutte le cose. Esplorare la spiritualità con Teilhard de Chardin. Conferenze (Bampton, 1996)La vita e il pensiero di Teilhard de Chardin sono una fonte straordinaria cui attingere per operare il rinnovamento del cristianesimo contemporaneo e per riaffermare il valore umanizzante della fede in un mondo sempre più governato dalla tecnologia e minacciato della perdita della propria anima. Le sue idee hanno spesso anticipato moltissimi aspetti delle problematiche religiose, che soltanto ora cominciano a essere discusse: è merito di Ursula King aver compiuto con quest'opera una “esplorazione” completa del pensiero teilhardiano in modo da coglierne non soltanto l'ispirazione profonda, la scintilla da cui divampa il “fuoco” della sua visione mistica: “Cristo presente in tutte le cose” (capp. 2, 3 e 4), ma anche i collegamenti con la spiritualità del post-moderno e con i nuovi problemi che esso pone alla cristianità: il dialogo fra le diverse religioni, il femminismo e l'ecologia (capp. 1, 6, 7, 8). L'abbondanza delle citazioni dirette, tratte dalle opere di Teilhard, e le testimonianze di altri studiosi, riportate egualmente con dovizia, fanno di questo studio uno strumento indispensabile per affrontare la navigazione nel mare magnum degli scritti teilhardiani senza smarrire i riferimenti essenziali e scoprendo invece, grazie a lui, un “Oceano di vita”, il cosmo in via di divinizzazione, nel quale l'uomo è immerso a sua insaputa da sempre. ==Destinatari== Per lo stile e la chiarezza espositiva il volume si raccomanda, oltre che agli studenti di filosofia e teologia, anche al grande pubblico interessato ai problemi della religiosità contemporanea. ==Autore== Ursula King è docente nonché decano della Facoltà di Teologia e Studi religiosi presso l'Università di Bristol (Inghilterra). Ha fondato a Londra il Teilhard Centre e ha già pubblicato un ampio studio (Spirit of Fire) sulla vita e la visione di Teilhard de Chardin, di cui è la più famosa specialista nel mondo anglosassone.

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Mistero Medjugorje«Ho fatto circa 2.000 chilometri fra terra e mare sulle tracce di una donna. È una donna di «una bellezza indescrivibile», assicura chi l'ha incontrata.» Così Antonio Socci racconta il suo primo viaggio a Medjugorje, sui luoghi dove, il 24 giugno 1981, alcuni adolescenti videro su una collinetta, nei pressi del villaggio bosniaco, una giovane ragazza, splendida, dolce, che si sarebbe presentata come la «Beata Vergine Maria» e che tuttora appare loro quotidianamente. A oltre vent'anni di distanza, oggi che Medjugorje è diventata meta di milioni e milioni di pellegrini, Socci ricostruisce la storia e il mistero di questi fatti: visita i luoghi, incontra i protagonisti, ascolta sacerdoti, teologi, scienziati.

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Perché pregare, come pregareIn un tempo in cui si avverte una crescente "sete" di spiritualità, tanto nei credenti che, forse ancor di più, nei non credenti, il tema della preghiera assume un'importanza decisiva. A condizione di liberarlo da inutili sovra strutture e da fraintendimenti che ne sviliscono il valore. Proprio questo è quanto si propone di fare Enzo Bianchi in questo saggio: riscoprire la freschezza e la vera natura della preghiera cristiana, ricollocandola nel solco della rivelazione biblica. L'autore, da profondo conoscitore del mondo e dello spirito, analizza l'evoluzione della preghiera nelle diverse epoche storiche, fino ai giorni nostri, dipingendo un quadro in cui anche il lettore meno praticante non potrà non riconoscersi. La preghiera diventa così cifra interpretativa della cultura e della sua trasformazione. Il testo affronta inoltre le difficoltà più comuni nella preghiera, fornendo risposte e interpretazioni profonde e ricche di senso, capaci di soddisfare la curiosità di ogni persona in ricerca.

Dalla quarta di copertina:

"  La nostra preghiera resterà sempre una lotta per giungere ad amare di più e meglio chi vive accanto a noi, giorno dopo giorno. Per questo non dovremo mai stancarci di chiedere al Signore: 'Insegnaci a pregare'  "

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Preghiera liturgica. Lodi mattutine, ora media, vespri e compietaLodi mattutine, Ora media, Vespri e Compieta secondo il rito romano e il calendario serafico La Chiesa esorta tutti i fedeli non solo alla partecipazione attiva e consapevole alla Santa Messa, ma li invita anche alla celebrazione della Preghiera Liturgica, la grande preghiera di tutto il popolo di Dio. Questo volume è stato preparato per i francescani; segue infatti oltre che il rito romano, anche il calendario serafico, cioè vengono proposti alla venerazione quei santi e beati che appartengono alla Famiglia di Francesco d'Assisi. Con esso, che ora presentiamo in una nuova edizione aggiornata e ampliata, si possono pregare le Lodi, l'Ora media, i Vespri e Compieta, cioè l'intera Liturgia delle Ore, ad esclusione dell'Ufficio delle Letture. ==Destinatari== Ogni credente che desideri rispondere all'invito della chiesa di partecipare alla celebrazione della Liturgia delle Ore, la grande preghiera universale del corpo mistico di Cristo.

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Giovanni XXIII. Il Concilio della speranzaL'eredità spirituale di papa Giovanni si può gustare nelle parole sempre attuali con cui, annunciando il concilio, aprì le porte e le finestre della chiesa per farvi entrare tutti gli uomini. Il suo è un invito da accogliere e un impegno da realizzare anche oggi. “Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio”. Queste parole, scritte il 24 maggio 1963, appena 10 giorni prima della morte, mostrano in pieno la grandezza e la semplicità delle intuizioni di fede che hanno ispirato papa Giovanni: il suo programma è quanto mai attuale, perché siamo chiamati, ora più che mai, “a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della chiesa cattolica”. In questo volume, dopo il saggio introduttivo di Giuseppe Alberigo, sono raccolti 21 brani che percorrono tutto il cammino del papato giovanneo, dal suo primo messaggio (“Mi chiamerò Giovanni”) fino alle parole dell'addio (“Cominciamo ora a comprendere il Vangelo”). Un libro dunque che permette di conoscere direttamente il pensiero e le intenzioni di un uomo che con la sua decisione di convocare il concilio Vaticano II ha segnato una svolta fondamentale nella storia della chiesa del XX secolo. Prima o dopo il concilio non sono semplici modi di dire, entrati nel linguaggio comune, ma indicano effettivamente uno spartiacque tra due epoche diverse, se non addirittura contrapposte, di cui soltanto ora possiamo valutare meglio lo spirito. ==Destinatari== Grande pubblico desideroso di attingere direttamente alle fonti che contengono il pensiero e le intuizioni del papa più amato del secolo XX. ==Autore== Curatore: Giuseppe Alberigo è riconosciuto come uno tra i massimi conoscitori della storia del concilio Vaticano II, di cui sta curando una monumentale edizione in cinque volumi. Ha fondato con Dossetti e tuttora dirige l'Istituto di Scienze Religiose di Bologna e la rivista “Cristianesimo nella storia”.

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La Vita BuonaOgni anno, alla vigilia del Redentore, la ricorrenza religiosa più importante di Venezia, che celebra la fine della peste del 1576, il cardinale Scola anticipa al noto giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo il tema del suo discorso, che affronta sempre aspetti cruciali per la società italiana: come intendere oggi la laicità; i giovani e la rivoluzione di Dio; cosa significa educare nella società in transizione; rapporto scienza-fede; la famiglia italiana: aspetti economici, politici e religiosi; la sofferenza umana e il fine vita.

Rispondendo alle domande del giornalista, il Patriarca disegna il proprio sistema di pensiero, saldamente ancorato alla Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che è anche una risposta alla sete spirituale dell’uomo contemporaneo. Una proposta costruita sul concetto di «vita buona».

 

PrefazioneIl cardinale e il giornalistaUgo Sartorio«Voglio una vita felice». Ben detto, non fa una grinza: chi non vorrebbe la felicità a portata di mano, magari da accendere pigiando il pulsante giusto? Eppure «voglio una vita buona» dice qualcosa di più, di straordinaria importanza. Nella vita felice, comunque del tutto desiderabile e rispettabile, ne va di me, del mio io in cerca di realizzazione. Nella vita buona – quella di cui si parla in questo libro – i soggetti sono provocati a venire allo scoperto, non solo a non trascurare ma a implementare la dimensione comunitaria dell’esistere. Nello stile della comunione e non dell’isolamento o della separatezza, nello stile del dono e dell’esodo da sé e non dell’accentramento.«Nello stile di Gesù», direbbe un cristiano, il quale legge nella vita dell’uomo di Nazaret, del figlio del falegname, la pienezza della vita buona per sé e per gli altri, perché in essa la relazione con il Padre e con gli uomini raggiunge vertici inarrivabili. Spesso facciamo dipendere la qualità del nostro vivere da criteri adottati dal senso comune, giustificati in seconda battuta attraverso un buonismo generico che sta altrettanto genericamente in relazione con il Vangelo; mentre ci manca il coraggio di partire dal cuore stesso del messaggio evangelico, dal paradigma cristologico, espressione sostenuta che altro non significa se non la terrena, umile e gloriosa vicenda di Gesù il Cristo.L’idea di mettere insieme le sei interviste (realizzate annualmente in occasione della Festa del Redentore, tranne la seconda) che costituiscono la trama movimentata eppur lineare di questo testo, è stata propiziata dall’amicizia dei frati del «Messaggero di sant’Antonio» con Aldo Cazzullo, tra l’altro anche collaboratore della nostra rivista.Che abbia intervistato a più riprese il Patriarca di Venezia ci è parsa ben più di una coincidenza, quasi una «specializzazione» nel mediare per i lettori del principale quotidiano italiano un magistero particolarmente illuminato.(…)Il cardinale Angelo Scola, oltre a essere Patriarca di Venezia, è presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, una regione ecclesiastica che comprende Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige e che si confronta in modo del tutto particolare con il travaglio culturale e socio-politico di questi nostri anni. L’Italia che si vede dentro e da questa particolare visuale, riassunta nell’espressione Nord-Est, è l’orizzonte d’interesse di un magistero che colloca al centro l’uomo, la persona, il farsi della società e le sue necessarie articolazioni, anche portando in casa nostra, reinterpretandole, esperienze e dibattiti di risonanza internazionale.(…)

 

 

PostfazioneDialoghi sui «crocevia» del nostro tempoMaria Laura ConteErano i primi giorni di settembre del 1576 quando Alvise I Mocenigo, il doge di Venezia, non sopportando più di stare a guardare la sua Venezia prostrata da una peste terribile, privata dei suoi figli e della sua pienezza di vita e di traffici, decise di agire.Alzò il capo, confessò le colpe della città e con lo sguardo fisso sul Crocifisso si impegnò in un voto solenne: liberata dal morbo, Venezia avrebbe costruito un tempio a Gesù Redentore, dove ogni anno, nella terza domenica di luglio, la popolazione si sarebbe recata in pellegrinaggio per rendere grazie per la salvezza accordata.E così accadde.Superata la peste, il Senato di Venezia mantenne la parola data e diede il via alla pratica: in un fermento di ripresa cittadina, fu approvato il piano finanziario dell’opera e affidato il progetto al brillante architetto Andrea Palladio che disegnò la facciata bianca, un po’ arretrata rispetto alla linea delle case sulla riva, con una solenne gradinata di fronte, che ancora oggi si specchia candida nel canale della Giudecca.Da allora a oggi, ogni estate, una folla di pellegrini si incammina verso quei gradini, dall’alto dei quali il Patriarca all’ora del crepuscolo del giorno di festa, abbracciando con lo sguardo l’orizzonte di Venezia e i volti dei fedeli, impartisce la benedizione eucaristica alla sua città.(…)Il Discorso del Redentore redatto dal Patriarca, estate dopo estate, innesta il nuovo nell’antica vicenda veneziana e mette a tema ciò che durante l’anno si è manifestato come un «crocevia» per la vita delle singole persone, della città e del Paese intero, questioni sempre attuali, a volte incalzanti.Da tali discorsi hanno preso spunto le interviste di Aldo Cazzullo al cardinale Angelo Scola raccolte in questo libro: una serie di dialoghi che – ricomposti qui in un’unica sequenza – delineano il percorso avvincente del dibattito pubblico del nostro Paese, con le sue ferite e i suoi fermenti positivi.Nel 2005 il tema-guida fu la proposta di costruire una nuova laicità da intendersi come racconto reciproco tra le varie componenti della società plurale in vista del reciproco riconoscimento e dialogo per l’edificazione della «vita buona»; nel 2006 l’educazione come emergenza di primo piano per una società in transizione; nel 2007 l’invito a infrangere il tabù dell’anima imposto dalle avanguardie delle neuroscienze, che tenderebbero a rimuovere l’anima come fosse un ostacolo per lo sviluppo; nel 2008 la famiglia come capitale da difendere e rilanciare in tutto il suo valore umano, sociale e anche economico; nel 2009 l’indagine sul dolore dell’uomo, sulla luce che su di esso getta il Crocifisso, sulla sua causa e forza generatrice.(…)Va rilevato a margine che queste interviste, così efficaci grazie anche all’intelligenza curiosa dell’intervistatore, hanno ogni anno mosso le acque della riflessione comune.Le risposte del Patriarca alle domande di Cazzullo hanno nel tempo provocato diverse reazioni, certo non sempre a favore, di editorialisti di punta, ministri, sottosegretari, intellettuali e persone semplici, conservatori o progressisti, di destra e di sinistra, che hanno accettato il paragone, hanno preso la penna e ribattuto al cardinale di Venezia un giorno, ma anche una settimana o mesi dopo la pubblicazione, in modo pubblico e non.Questo è il vero dato rilevante: i dialoghi del Redentore e i commenti suscitati, a prescindere dal fatto che condividessero o meno il giudizio di fede proposto a tutti dal Patriarca, hanno contribuito ad alimentare il dibattito nel nostro Paese, hanno fatto uscire certi temi brucianti dalle stanze degli specialisti, a volte addirittura hanno introdotto nel linguaggio condiviso espressioni nuove o, se non inedite, comunque cariche di una nuova accezione capace di descrivere meglio le tendenze e i processi storici in atto. Basti pensare a parole come «meticciato di civiltà e culture», «nuova laicità», «tabù dell’anima».(…)

 

IntroduzioneAldo Cazzullo(…)Il seme di questo libro fu gettato un sabato di giugno del 2005, sulla via tra Ancona e Loreto. Ero accanto a Giuliano Ferrara che aveva annunciato di voler partecipare al pellegrinaggio a piedi, lungo la cresta delle colline marchigiane. Era un pomeriggio molto caldo, e i redattori del «Foglio» continuavano a telefonare, sinceramente preoccupati:«Direttore, ma sei sicuro? Guarda che sono più di venti chilometri! Direttore, c’è un medico con te?».Ferrara rispondeva con aria grave, lasciando credere di essere pronto al martirio:«Io parto; accada quel che deve».Ovviamente, dopo una passeggiata Ferrara e io piegammo su una trattoria, dove facemmo la nostra intervista. Il giorno dopo si sarebbe votato per il referendum sulla procreazione assistita, e il direttore del «Foglio» aveva schierato il suo giornale sulla «linea Ruini», vale a dire l’astensione (una linea destinata a prevalere: soltanto il 25 per cento degli italiani sarebbe andato alle urne).Fu sul prato di Loreto, mentre stavo scrivendo sul computer portatile, che incontrai il cardinale Scola. Gli chiesi un giudizio sulla giornata. Mi rispose che avrebbe rimandato i suoi interventi pubblici alla Festa del Redentore, per cui stava preparando il discorso. Ovviamente, gli chiesi di anticiparne il contenuto al «Corriere della Sera».Era il discorso della «nuova laicità», quasi un manifesto del modo della Chiesa moderna di stare nella società e partecipare alla discussione e alle decisioni politiche: senza creare un legame con un partito, senza pretendere obbedienza, ma anche senza rinunciare a esprimere la propria posizione e ad auspicare che il legislatore la recepisca. Da allora l’espressione «nuova laicità», rilanciata – in un’accezione diversa – da Romano Prodi e dai leader del centrodestra, è diventata moneta corrente. Coniata nel Patriarcato di Venezia, nel torrido luglio 2005.Un mese dopo rividi il cardinale a Colonia, al seguito del Papa nel primo viaggio in Germania, che coincideva con le Giornate mondiali della gioventù. Scola aprì il suo intervento con una citazione di On the road di Kerouac: il passo in cui al protagonista viene chiesto se il suo è un viaggio consapevole o un vagabondare senza meta. Gli chiesi che cosa pensasse della beat generation. Scoprii che il Patriarca è appassionato della letteratura americana degli Anni ’50, e sostiene che il Sessantotto degli esordi, prima di abbracciare la dottrina marxista, «manifestava un desiderio autentico di cambiamento». Il giorno dopo, il «Manifesto» pubblicava un commento: «Il cardinale beat». L’intenzione era sarcastica. Ma penso che quel titolo a Scola non sia dispiaciuto.Ogni estate, da allora, una volta l’anno – qualche giorno prima del Redentore – varco l’ingresso nella piazzetta con i due leoni, sul fianco sinistro della Basilica di San Marco, e salgo a raccogliere le riflessioni del Patriarca. Una simile ritualità è inusuale nel giornalismo moderno, che non contempla la serialità ma semmai l’imprevedibilità. Per fortuna, il cardinale è sempre imprevedibile.

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La guerra contro GesùÈ sempre più radicata la tendenza a guardare al Cristo come a un essere diviso. Da una parte il cosiddetto Gesù storico, ossia l'uomo restituitoci dalle cronache del tempo, dall'altra il Gesù dei Vangeli, il figlio di Dio, la risposta incarnata alle profezie dell'Antico Testamento. E anche se oggi la maggior parte degli atei sono disposti ad ammettere la storicità di Cristo, il dettato evangelico viene considerato sempre più spesso il risultato di una tradizione orale impastata di folklore, un testo che non ripercorre fedelmente la vita e le opere del Nazareno, ma la trasfigura in insegnamenti allegorici, metafore e suggestioni. In questo suo nuovo polemico saggio, Socci ci dimostra che l'archeologia e la ricerca storica confermano la veridicità della narrazione evangelica, i particolari dell'esistenza terrena di Gesù e, soprattutto, la sua resurrezione.

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Fateci uscire da qui!Tutto ciò che le anime del purgatorio hanno detto a Maria Simma. E', di fatto, l'opera su Maria Simma più completa a livello mondiale!

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Un esorcista raccontaPresentazione di P. Candido Amantini

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Indagine su GesùNel suo saggio, Antonio Socci percorre le molte strade che ci offrono un nuovo punto di vista sul mistero di Gesù. Parte dal fascino esercitato da Cristo su protagonisti della storia (uno su tutti: Napoleone) e della cultura (per esempio Natalia Ginzburg, Testori, Pasolini), anche non credenti. Non si tratta della forza di un "mito", come rivelano l'archeologia e la ricerca storica, che mostrano la veridicità della narrazione evangelica; e allora non può non colpire la corrispondenza minuziosa tra profezie antiche di secoli (quelle della Bibbia) e i fatti dell'esistenza terrena di Gesù. E sempre più scienziati e filosofi, sulla base delle recenti scoperte della cosmologia, della fisica e della biologia, sono convinti che il cosmo e la vita presuppongano un Creatore.

In questa prospettiva, anche la resurrezione, il Fatto centrale del Cristianesimo, può trovare una spiegazione scientifica. Scrive l'autore: "Cari amici, molti voi mi hanno scritto per saperne di più del mio libro Indagine su Gesù che la Rizzoli manderà in libreria dal 26 novembre. E un'impresa a cui lavoravo da anni così ho colto l'occasione anche per rispondere a tante corbellerie che in questi tempi sono state date alle stampe sull'argomento. Ma soprattutto, devo confessarvi, questo lavoro mi ha appassionato, entusiasmato, commosso perché mi ha fatto fissare lo sguardo sul più appassionante degli argomenti e dei volti: Gesù. E impossibile posare gli occhi e il pensiero su di lui senza restarne affascinati. Per chiunque. Del resto in uno dei primi capitoli del libro sono proprio andato alla ricerca dell'impatto che Gesù ebbe su personaggi a lui lontanissimi e nemici (da Marx e Nietzsche, per capirci) ed è stato sorprendente per me scoprire come tutti abbiano avvertito lo stupore di una presenza eccezionale. Cristo me trae tutto, tanto è bello, scriveva Jacopone da Todi. A conclusione della mia indagine, che ho condotto come un inquirente obiettivo, con criteri giornalistici, laici, sul caso Gesù, sulla veridicità dei racconti evangelici, sui dati storici, sulle prove della sua divinità e della sua resurrezione, mi resta questa struggente sensazione di una bellezza incomparabile. Con cui si vorrebbe stare sempre. Ogni giorno, ogni istante. Comprendo allora le parole di S. Agostino che, col pensiero di tutto il tempo perso dietro alle cose del mondo, guarda il suo Salvatore e scrive: Tardi ti ho amato, o Bellezza, sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ed io nella mia deformità mi gettavo sulle cose ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te. Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; tu hai brillato su di me e hai dissipato la mia cecità; tu hai emanato la tua fragranza e io ho sentito il tuo profumo e ora ti bramo; ho gustato e ora ho fame e sete; tu mi hai toccato e io bramo la tua pace. Spero di essere riuscito a fare un lavoro utile e bello. (Antonio Socci Novembre 2008).

"Chi è Gesù di Nazaret? Il più bello fra i figli dell'uomo, risponde il Salmo 44. () Ma chi è precisamente questo enigmatico Gesù che da duemila anni affascina tutti, perfino i nemici? Chi è questo giovane rabbi ebreo, che doveva essere cancellato dalla faccia della terra 2000 anni fa con una feroce esecuzione capitale da schiavo, se oggi, dopo 20 secoli, quel suo supplizio è ricordato in ogni angolo del mondo? (...) Interroghiamo Jean Jacques Rousseau, che fu un nemico filosofico della Chiesa ed essendo stato un faro sia dei rivoluzionari francesi che dei romantici è un autore pressoché universale. Ecco quali pensieri e sentimenti rivela, parlando di Gesù, in un libro peraltro condannato sia nella Parigi cattolica che nella Ginevra calvinista: "Vi confesso che la santità del Vangelo parla al mio cuore. Osservate i libri dei filosofi, con tutta la loro pompa! Come sono piccoli in confronto a quello Può darsi che Colui di cui fa la storia sia egli stesso un uomo? E questo il tono di un invasato o di un settario ambizioso? Che dolcezza, che purità nei suoi costumi! Quale grazia toccante nei suoi insegnamenti, quale elevatezza nelle sue massime, quale saggezza nei suoi discorsi, quale presenza di spirito, quale finezza, quale esattezza nelle sue risposte! Quale dominio delle passioni! Dove è l'uomo, dove è il saggio che sa agire, soffrire e morire senza debolezza e senza ostentazione? (...). Ma dove aveva Gesù preso i suoi precetti, presa questa morale elevata e pura, di cui Egli solo ha dato gli insegnamenti e gli esempi? (...) La morte di Socrate che filosofeggia tranquillamente coi suoi amici, è la più dolce che si possa desiderare; quella di Gesù che spira fra i tormenti, ingiuriato, canzonato, maledetto da tutto un popolo, è la più orribile che si possa temere. Socrate che prende la coppa avvelenata benedice colui che gliela offre e che piange; Gesù, nello spaventoso supplizio, prega per i suoi accaniti carnefici. Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio". Stupisce anche lo sguardo su Gesù del giovanissimo Karl Marx. Egli scrisse che l'unione con Cristo dona un'elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto allamore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l'unione con Cristo dona una letizia che invano l'epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che solo può conoscere un animo schietto, infantile, unito a Cristo e attraverso di Lui a Dio, una letizia che innalza e più bella rende la vita. Indagando, interrogando, Gesù emerge sempre come l'uomo più sconvolgente di tutti i tempi (comè noto il tempo stesso, in buona parte del mondo, da secoli, si computa a partire dalla sua nascita). Non c'è nessun individuo che gli si possa paragonare per l'importanza, la vastità e la durata della sua influenza. Nessuno scatena amore e odio come lui. E anche il più rappresentato e cantato dallarte di tutti i tempi. Anche la letteratura moderna ne è testimone. Sembra che molti autori scrive Luigi Pozzoli pur non riconoscendo il Cristo della fede, siano pronti a condividere le parole e i sentimenti che Dostoevskij ha confidato un giorno a una persona amica. Ecco le parole dello scrittore russo: "Non c'è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo e non solo non cè, ma non può esserci". A tal punto che se mi si dimostrasse che Cristo è fuori della verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità". Certo in Dostoevskij l'incontenibile ammirazione per Gesù arriva al paradosso, ma la sua osservazione esprime davvero il sentimento di molti: "Quest'uomo fu il più eccelso sulla terra, la ragione per cui la terra esiste. Tutto il nostro pianeta, con tutto ciò che contiene, sarebbe una follia senza questuomo. Non cè stato e non ci sarà mai nulla che gli sia paragonabile. E qui il grande miracolo". In effetti la personalità di Gesù continua a sorprendere anche i non credenti. Dice Alfredo Oriani: Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all'incanto di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa. Perfino il simbolo del laicismo italiano, Gaetano Salvemini, rimase folgorato dall'altezza sublime della sua figura e del suo insegnamento. Raccontò, in Empirici e Teologi, di essersi trovato in una stagione della vita come sperduto nel buio e fu una impressione disperata. Si sentì illuminato allora da una pagina di Pascal in cui una vecchietta dice: io non so dimostrare a me stessa che cè un Dio. Ma mi regolo come se ci fosse. Salvemini spiega: quella vecchierella mi insegnò la via da seguire. Debbo aggiungere che nel seguire quella via, ho trovato unaltra guida e mi sono trovato bene a lasciarmene guidare. E questa guida è stato Gesù Cristo che ha lasciato il più perfetto codice morale che lumanità abbia mai conosciuto. Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio. Sfogliando il diario del turbolento e inquieto autore di On the road, Jack Kerouac, ci si può imbattere in questa annotazione: so che soltanto Gesù conosce la risposta definitiva. Nell'itinerario tormentato di Giovanni Testori perfino la bestemmia è segno dell'impossibilità di dimenticarlo e proprio perché non si può sradicare dal cuore è spada che lacera. Nel tempo della sua lontananza dalla Chiesa il poeta lombardo scriveva: "Tho amato con pietà/ Con furia Tho adorato./ Tho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi dire di me/ Tranne che Tho evitato". Sembra che sia rimasta nel mondo per chi non è cristiano una nostalgia incolmabile di lui. Con altrettanta drammaticità infatti Pier Paolo Pasolini grida al vuoto divorante della sua assenza: "Manca sempre qualcosa, cè un vuoto/ in ogni mio intuire. Ed è volgare,/ questo non essere completo, è volgare,/ mai fui così volgare come in questa ansia,/ questo non avere Cristo .." Jorge L. Borges, da non credente, dichiara: "Gli uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti vorrebbero essere quel pellegrino (...) che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora con fede: Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era dunque la tua faccia? (...) Abbiamo perduto quei lineamenti come si può perdere un numero magico, fatto di cifre abituali, come si perde per sempre un'immagine nel caleidoscopio. Possiamo scorgerli e non riconoscerli". Lo scrittore argentino confessa di non vedere personalmente il volto di Cristo nella sua vita, tuttavia insisterò a cercarlo fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra. (...) Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato dallamico Janouch con una domanda inattesa: "E Cristo?", dette la sensazione di una scossa all'anima: chinò il capo. E un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi . Umberto Saba, poeta triestino, ebreo, confidandosi in alcune sue lettere con lamico monsignor Giovanni Fallani, dichiarava di non avere la fede, ma scriveva anche: "io amo Gesù come luomo che più si è avvicinato al divino o, almeno, a quello che i poveri uomini immaginano essere il divino. Sì, amo infinitamente Gesù, ma (se così oso dire) lo amo come un ponte fra l'uomo e il Divino. Lo amo come un fratello; infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di credere, di appoggiare, in ogni caso, la mia disperazione a Gesù".

(Estratto dal libro)

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I quattro vangeli. Commento sinotticoQuesto volume completa il precedente dedicato ai testi, proponendo note e commenti chiari ed esaurienti, frutto di lunghi anni di studio e d'insegnamento.

==Autore== ANGELICO POPPI, frate minore conventuale, è docente di esegesi del Nuovo testamento presso la Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale, sezione di Padova. I suoi lavori e ricerche sui Vangeli sinottici ne fanno lo specialista italiano più accreditato e conosciuto.

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Jesus Gesù vero uomo? Dov'è la storicità di Cristo? Quali fatti, quali dati empirici a sostegno del suo passaggio per questo mondo? Un libro per chi vuole dati, prove, evidenze storiche. L'autore affronta dal suo punto di vista il problema della storicità dei Vangeli, mostrando le connessioni e la credibilità storica degli avvenimenti fondamentali della vicenda di Gesù. Ci sono infatti molte scoperte archeologiche, ignorate dal grande pubblico, che suscitano una felice sorpresa per chi cerca un solido fondamento alla propria fede. Il volume non presenta un’analisi completa di tutti gli episodi raccontati nei vangeli; tuttavia vengono esaminati con uno stile coinvolgente e accurato i punti salienti della vita di Gesù. Il punto essenziale su cui insiste l’autore è che non si può separare il Cristo della fede dal Gesù della storia, pur rimanendo l’adesione del credente un atto libero.AutoreCarsen Peter Thiede (1952-2004) storico tedesco, nonché papirologo e studioso di letteratura di fama internazionale.. Ha insegnato nelle Università di Oxford, Londra e Ginevra e infine alla Staatsunabhangigen Theologischen Hochschule (Istituto indipendente di Teologia) di Basilea. A lui si devono, in particolare, nuovi studi approfonditi su tre frammenti di papiro, provenienti da Luxor ma oggi conservati al Magdalen College di Oxford (P64), da lui datati circa al 70 d.C. e forse contenenti parte del vangelo di Matteo e sul presunto frammento di Marco, identificato da José O'Callaghan e assegnato circa al 50 d.C. (cfr. 7Q5). I suoi studi hanno sollevato ampie dispute.

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La sfida educativaGià alla terza ristampa in pochissimi giorni dall'uscita nelle librerie.

Il rapporto curato dal Comitato per il progetto culturale della CEI vuole sollecitare una riflessione sullo stato dell'educazione e, più in generale, sulla realtà esistenziale e socioculturale dell'uomo d'oggi, alla luce dell'antropologia e dell'esperienza cristiane. L'obiettivo è quello di promuovere una consapevolezza che possa dar luogo, nel nostro Paese, a una sorta di alleanza per l'educazione in grado di coinvolgere tutti i soggetti interessati al problema, dalla famiglia alla scuola, al mondo del lavoro, a quello dei media. Prefazione di Camillo Ruini.

Un libro “rivolto non solo alla Chiesa, ma all’intero Paesee alle sue classi dirigenti, per offrire un contributo per un’alleanza educativa di lungo periodo”. Così il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato nazionale della Cei per il progetto culturale, ha definito il Rapporto-proposta “La sfida educativa”, presentato questo pomeriggio a Roma. Per il cardinale, si tratta della “prima iniziativa importante” da quando l’anno scorso è stato costituito il Comitato, ed è un Rapporto “che analizza la situazione italiana, ma è anche una proposta che cerca di offrire un orientamento, un’indicazione di massima per il breve ma anche per il medio e lungo periodo”, a partire dalla consapevolezza della “gravità che la questione dell’educazione ha in Italia, nel mondo occidentale e forse nel mondo intero”. Un “approccio globale, e non settoriale”, dunque, quello del volume curato dalla Cei, che “prende in considerazione certo le agenzie educative classiche, come la famiglia, la scuola e la Chiesa, ma anche gli ambienti e i contesti di vita che plasmano le persone, sia nel fare – il lavoro, l’impresa, il consumo – sia nell’immaginare: la comunicazione, lo spettacolo, lo sport..”.Al centro del Rapporto, ha spiegato il card. Ruini, c’è l’educazione intesa come “processo umano globale e primordiale, in cui entrano in gioco gli aspetti fondamentali dell’uomo e della donna, come la relazionalità e il bisogno di amore e di essere amati”. In gioco, quindi, è la “credibilità degli educatori”, all’interno di una concezione di educazione “come nascita, generazione, genesi del soggetto umano”, e nella quale è dunque “decisiva la domanda antica e sempre nuova su chi è l’uomo, chi siamo noi”. Oggi, per il porporato, “c’è una grande difficoltà a fare sintesi sull’idea di uomo, sottoposta a molte tensioni: quando non si sa con precisione cosa sia l’uomo, è difficile educare”. Di qui la necessità di “incrociare” l’idea di educazione alle “situazione umane in cui ha luogo l’educazione in Italia”. Per quanto riguarda il” versante interno”, il Rapporto si pone in relazione agli Orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio, ma “la sua finalità principale è molto più vasta”. “Come segnala il Papa – ha concluso il card. Ruini – l’educazione costituisce oggi un’urgenza, o meglio un’emergenza, ma rimane per sua natura una sfida di lungo periodo: per questo è indispensabile realizzare intorno ad essa una convergenza che superi, almeno in qualche misura, il variare delle situazioni, delle idee, degli interessi”.

 

Prefazionedi Camillo RuiniIn ogni epoca l’educazione delle nuove generazioni ha rappresentato per ciascun gruppo umano un compito fondamentale, a cui dedicare attenzione, risorse ed energie, dando vita a regole, percorsi, usanze e anche riti formativi. Nel nostro tempo però, almeno in Occidente, l’educazione è diventata, in maniera nuova, problema: un nodo, cioè, che sembra ogni giorno più difficile affrontare, un territorio assai cambiato e quasi sconosciuto. Sono divenuti più incerti e problematici i rapporti tra le generazioni, in particolare riguardo alla trasmissione dei modelli di comportamento e di vita, tanto che specialmente sotto questo profilo si tende a parlare di frattura o di indifferenza tra le generazioni. E, quel che più importa, appaiono ridotte e precarie le possibilità di un’autentica formazione della persona, che comporti una buona capacità di orientarsi nella vita, di trovarvi significati e motivi di impegno e di fiducia, rapportandosi agli altri in maniera costruttiva e non smarrendosi davanti alle difficoltà e alle contraddizioni. In altre parole, mentre sono assai aumentate, sotto diversi profili, le opportunità e le facilitazioni a nostra disposizione, diventa più arduo tenere insieme la consapevolezza di sé e del mondo in cui viviamo, la libertà e la responsabilità delle nostre decisioni, cioè quegli elementi che sembrano essenziali per una vera educazione.La Chiesa si sente interpellata da una situazione di questo genere. Fin dall’inizio, infatti, spinta dalla sua sollecitudine per l’uomo, ha esercitato una particolare vocazione educativa nei confronti delle persone, delle famiglie e di intere popolazioni. «L’uomo è la via della Chiesa», si legge nell’enciclica Redemptor Hominis di Giovanni Paolo II. Per questo essa non può non essere interessata alla formazione del soggetto umano. Suo compito specifico è certamente l’educazione alla fede, la formazione del cristiano, non però in modo astratto, non prescindendo cioè dalla consistenza umana delle persone, bensì interessandosi all’autentica umanità di tutti coloro che incontra sul proprio cammino, compresi i non cristiani, come mostra una lunga esperienza di lavoro educativo in molti paesi.In questi anni la Chiesa italiana ha più volte richiamato l’attenzione sull’attuale «emergenza educativa». Si rende conto infatti che la posta in gioco riguarda il senso stesso che attribuiamo all’uomo e alla nostra civiltà. Nei limiti del possibile cerca quindi di farsi carico del compito e della sfida davvero grandi che questa emergenza ci pone davanti. La Chiesa sa però altrettanto bene che non si tratta in alcun modo di un suo compito esclusivo e che occorre invece promuovere una collaborazione aperta a tutto campo, così come sono condivise da molte parti le preoccupazioni per la qualità dell’educazione.Il Rapporto-proposta che proponiamo non si concentra in primo luogo sulle tecniche educative, che sono utili e importanti ma non decisive: oserei dire tanto più utili quanto più consapevoli di non costituire il tutto dell’educazione. Consideriamo cioè l’educazione come un processo umano globale e primordiale, nel quale entrano in gioco e sono determinanti soprattutto le strutture portanti – potremmo dire i fondamentali – dell’esistenza dell’uomo e della donna: quindi la relazionalità e specialmente il bisogno di amore, la conoscenza, con l’attitudine a capire e a valutare, la libertà, che richiede anch’essa di essere fatta crescere ed educata, in un rapporto costante con la credibilità e l’autorevolezza di coloro che hanno il compito di educare. «Il rapporto educativo – scrive Benedetto XVI – è anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà». In concreto, le difficoltà di questi ultimi decenni stanno facendo riemergere quella necessità di precise regole di comportamento e di vita che si ritrova in tutte le grandi tradizioni educative. Ancora più profondamente, rilanciano un decisivo principio antropologico: quello per cui abbiamo bisogno di educazione, non tanto per essere buoni cittadini o buoni cattolici, ma semplicemente per essere uomini. Per questo abbiamo insistito in modo particolare sul carattere generativo dell’educazione, sull’importanza che ha per l’uomo e per la donna l’essere accompagnati, educati, sia nella vita intellettuale che in quella affettiva, nella capacità di ascolto come in quella di comprensione e di giudizio critico.Questo Rapporto-proposta non è dunque settoriale: prende in attenta considerazione ciascuno degli ambiti specificamente deputati all’educazione, come la famiglia e la scuola, o che comunque possono svolgere in essa un ruolo significativo, ma ha l’ambizione di riflettere sui motivi più profondi delle attuali difficoltà ed affronta pertanto alcune fondamentali questioni antropologiche. Avendo come suo scopo la formazione e lo sviluppo del soggetto umano, l’educazione è infatti intrinsecamente connessa con le risposte che vengono date ai grandi interrogativi riguardo all’uomo. Il libro si occupa quindi anche di quei pervasivi fattori educativi che sono la società nel suo complesso e la sua cultura: in realtà, pur con diversi gradi di responsabilità secondo il ruolo sociale di ciascuno, siamo tutti in qualche modo attori del processo educativo. Proprio per rivolgersi a tutti il linguaggio del Rapporto-proposta ha cercato di evitare i tecnicismi e di limitare al minimo il ricorso a termini specialistici.Gli orientamenti di fondo qui proposti vengono assunti come ipotesi di lavoro nell’esame delle situazioni concrete dell’educazione in Italia, con i loro aspetti positivi, problematici o anche francamente negativi. La descrizione e interpretazione di ciascuna di esse è sintetica ma cerca di essere accurata. L’obiettivo non è comunque soltanto descrittivo e interpretativo: è soprattutto offrire un contributo al fine di fare evolvere positivamente la situazione. Perciò questo libro è, oltre che un «rapporto», una «proposta» di linee orientatrici e anche di correzioni di rotta. Esse ambiscono a una valenza di medio e lungo periodo, ma riguardano anzitutto ciò che appare da farsi in questi anni e in particolare l’approccio che sembra richiesto per far crescere e irrobustire quella che è, sotto ogni profilo, la prima risorsa di un corpo sociale, cioè la persona, il soggetto umano.

 

IndicePrefazioneIntroduzione1. Per un’idea di educazioneProfondità della crisi, p. - Scomposizione dell’umano?, p. - Modelli educativi diffusi, p. - Dai valori alla relazione generativa, p. - Dalla relazione all’educazione, p. - L’educazione di chi?, p. - Quale educazione?, p. - Autorità e tradizione, p. - Riferimenti bibliografici, p. .2. FamigliaLa fragilità della coppia coniugale, p. - L’incertezza nella relazione genitori-figli, p. - Il divario tra le generazioni, p. - Da dove ricominciare, p. - Riferimenti bibliografici, p. .3. ScuolaIl clima culturale in cui la scuola opera, p. - L’eclissi dell’educazione, p. - Relazione educativa, problema della verità e scienze della natura, p. - Il compito e l’autorità dei maestri, p. - La riunificazione del soggetto, p. - Le stagioni della vita, p. - Dalla scuola di élite a quella di massa, p. - La scuola come supermarket, p. - Scuola pubblica statale e non statale, p. - L’importanza della diversità, p. - La scuola interculturale come occasione di nuova cittadinanza, p. - Conclusione, p. - Riferimenti bibliografici, p. .4. Comunità cristianaLa tradizione educativa della comunità cristiana, p. - Comunità cristiana e passione educativa, p. - Recuperare il potenziale educativo della comunità cristiana, p. - Dentro l’emergenza: la bellezza di educare, p. - Conclusione, p. - Riferimenti bibliografici, p. .5. LavoroIl problema: il disorientamento dei giovani (e non solo loro) di fronte al lavoro, p. - Perché il problema? Le cause oggettive e soggettive, p. - Proposte operative, p. - Riferimenti bibliografici, p. .6. ImpresaIl lavoro e il mercato, p. - L’economia d’impresa, p. - Ripensare il lavoro, p. - Innovazione tecnologica, istruzione e occupazione, p. - Un modello sociale competitivo e inclusivo, p. - Proposte, p. - Riferimenti bibliografici, p. .7. ConsumoLavoro e consumo, bisogni e desideri, p. - Mode e modelli di comportamento: i rapporti educativi si invertono, p. - Consumi estetici e consumi etici: se il mio bene dipende dal bene dell’altro, p. - Educare al nuovo, educare i desideri: l’occasione dell’emergenza, p. - Riferimenti bibliografici, p. .8. Mass mediaI media comunicativi, p. - I media e gli esempi educativi, p. - L’ambivalenza educativa dei media e la credibilità degli adulti, p. - I criteri di credibilità dei media, p. - I nuovi media, p. - Precauzione e responsabilità, p. - Riferimenti bibliografici, p. .9. SpettacoloIl cinema, p. - La televisione, p. - Il pubblico, p. - Generazioni iperculturalizzate, p. - La risposta educativa, p. - La formazione dei professionisti dei media, p. - Riferimenti bibliografici, p. .10. SportCon lo sport sono cresciute intere generazioni, p. - Crisi antropologica, p. - La grande sfida culturale: quale uomo promuovere?, p. - Una nuova generazione di luoghi educativi, p. - Abitare il territorio, p. - La parrocchia avamposto educativo, p. - Educatori all’altezza del ruolo, p. - Accogliere, p. - Orientare, p. - Allenare, p. - Accompagnare, p. - Dare speranza, p. - Riferimenti bibliografici, p. .11. Alcuni dati empiriciRiferimenti bibliografici, p. .

 

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Primo Mazzolari e «Adesso» 1949-1951. Un prete e un giornale che cambiarono l'ItaliaDon Mazzolari ci viene incontro come maestro di pace e difensore dei poveri. Questo libro è il tentativo di vedere come si è vissuta un'anima pulita, una vocazione sinceramente sacerdotale, un grande scrittore e pensatore cristiano, in tre anni cruciali della nostra vita, tra il 1949 e il 1951: con gli odi tra vincitori e vinti della seconda guerra mondiale, la conquista del potere dei cattolici italiani, la rivolta dei miserabili nelle campagne e nelle fabbriche, la volontà di pace dei popoli e le minacce di una possibile terza guerra mondiale. Don Mazzolari ha parlato e scritto servendosi soprattutto della predicazione tra i contadini e gli artigiani della sua terra e di un foglio di modeste dimensioni, ma con idee e passione, in mezzo al crescere straripante e mistificatorio della stampa italiana. Un giornale libero, indocile, che doveva durare, come è durato, un soffio. Il suo ideatore l'aveva previsto e ne aveva accettato il destino. ==Destinatari== Chi è interessato alla biografia e all'operato di colui che papa Giovanni XXIII definì «Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana». ==Autore== Mario Pancera, collaboratore di «Adesso» dal 1951 al 1962, è stato redattore e inviato di varie riviste Ha insegnato nella Scuola di specializzazione in comunicazioni sociali . Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo: Lorenzo Milani, Ed. Paoline, Milano 1987; Il design oggi, con M.C.Tommasini, Edizioni Giorgio Mondadori, Milano 1993; Vite scolpite, Simonelli, Milano 1999; La morte assurda di Ottone Rosai, Acquaviva, Milano 2003.

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Alle porte del Cielo e dell'InfernoSe qualcuno ha dubbi o pensa che Dio non esiste, che l'Aldilà sia cosa da film, o che con la morte tutto finisce, legga questa testimonianza! Gloria Polo è una donna che morì, passò all'altro mondo e ritornò per dare la sua testimonianza agli increduli.

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Ho fatto una promessaSi chiama Nicola Legrottaglie ed è nato a Gioia del Colle nel 1976. È difensore titolare in una delle squadre più blasonate della serie A, la Juventus, ma a chi oggi gli domanda: «Chi sei?», risponde senza indugio: «Sono fratello Nicola, ho incontrato Gesù, leggo la Bibbia».Come calciatore, ha raggiunto l'apice della carriera nel 2003, quando è stato acquistato dalla società bianconera. Al trionfo in campo si è subito accompagnato il successo mondano, condito da larga fama, belle donne e tanti soldi. Tanto da diventare presto il "fighettino" con le mèches bionde e la fama di tiratardi. Fino a quando un incontro gli cambia la vita: quello con Gesù, che gli fa riscoprire la gioia di credere, di pregare e di vivere rispettando i comandamenti. La sua conversione diventa materia di gossip su tutti i giornali. Ma Nicola non si cura delle voci e delle maldicenze, poiché deve mantenere una promessa fatta da bambino: aveva detto a Dio che, se lo avesse fatto arrivare in serie A, gli avrebbe reso testimonianza. È quello che ha deciso di fare raccontando in questo libro tutta la sua storia.

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La preghiera del mattino e della sera. Lodi. Ora media. Vespri. Compieta. Ciclo delle quattro settimane. I quattro schemi del salterio (Copertina in plastica con bottone)Il volume, estratto da La preghiera del mattino e della sera, testo ufficiale minore per la «Liturgia delle Ore secondo il rito romano» della Chiesa in Italia, contiene:

 

1. L'Ordinario della Liturgia delle ore;2. Gli Inni propri del tempo e delle solennità;3. Il Salterio nel ciclo delle 4 settimane per la celebrazione delle Ore;4. Gli schemi completi della Compieta per ogni giorno della settimana;5. L'Ufficio del comune della B.V. Maria, relativo a Lodi, Ora media e Vespri; L'Ufficio dei defunti relativo a Lodi e Vespri;6. Il Proprio del Tempo: Avvento, Quaresima, Pasqua, Tempo ordinario;7. Il Proprio dei santi: le solennità e le feste che possono avere precedenza sulla domenica.

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Fede e scienzaIl dibattito su fede e scienza attraversa tutta la storia del cristianesimo, a conferma dello stretto legame che unisce queste due forme di sapere. In epoca moderna, con la riduzione della ratio a ragione strumentale, l'una è stata spesso contrapposta all'altra. Oggi, il magistero della Chiesa e la teologia da un lato, molti scienziati "illuminati" dall'altro (ma non lo scientismo, non gli idolatri che fanno della scienza una "religione"), sono alla ricerca di un rapporto fondato sull'articolazione tra fede e scienza, mediante un dialogo che cerca un'integrazione tra le due. Autonomia, distinzione (non separazione) e complementarietà (non invasioni di campo) sono i connotati di un rapporto corretto fra i saperi. Papi e teologi del '900 hanno contribuito a questo cammino, soprattutto attraverso il Concilio Vaticano II e gli interventi di Giovanni Paolo II. Importante è stato l'apporto di Joseph Ratzinger, prima e dopo la sua ascesa al soglio pontificio. L'opera che qui presentiamo, dopo un'introduzione del curatore Umberto Casale, si articola in due parti: la prima contiene una selezione di passi ripresi da opere del teologo bavarese, scritte durante la docenza nelle facoltà di teologia delle università tedesche. La seconda raccoglie alcuni discorsi pronunciati da Benedetto XVI e rivolti a diverse istituzioni ecclesiali, in particolare la Pontificia Accademia delle Scienze e il Pontificio Consiglio della Cultura.

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Come fare se... Segreti, consigli, rimedi di Frate Indovinohttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990375/come-fare-se-segreti-consigli-rimedi-di-frate-indovino.htmlhttp://www.libreriadelsanto.it/libri/9788881990375/come-fare-se-segreti-consigli-rimedi-di-frate-indovino.htmlCaritas in veritateLa crisi economica globale che ha messo in ginocchio le economie di quasi tutto il mondo è al centro di uno dei paragrafi più rilevanti della nuova enciclica di Benedetto XVI, dal titolo "Caritas in veritate", dedicata ai temi sociali e alla globalizzazione.

 

INTRODUZIONE1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. L'amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell'amore e della verità e ci svela in pienezza l'iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).2. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge (cfr Mt 22,36-40). Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo; è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici. Per la Chiesa — ammaestrata dal Vangelo — la carità è tutto perché, come insegna san Giovanni (cfr 1 Gv 4,8.16) e come ho ricordato nella mia prima Lettera enciclica, « Dio è carità » (Deus caritas est): dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza.Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l'irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate » (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate ». La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio.

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Liturgia delle Ore (vol. unico)(ristampa 2010)

Le custodie protettive in cuoio e pelle sono visibili nel reparto Articoli Religiosi.

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Conversazioni notturne a GerusalemmeCarlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano e studioso della Bibbia di fama mondiale, e Georg Sporschill, gesuita austriaco, che vive insieme ai bambini di strada in Romania e in Moldavia, si sono conosciuti durante un soggiorno a Gerusalemme e sono diventati amici. Ispirati da molti incontri con i giovani, si sono chiesti come concretamente gli uomini di fede possono rispondere alla crisi etica della contemporaneità: "Che cosa farebbe oggigiorno Gesù?", "A quale meta conduce il cammino delle religioni in una società sempre più disorientata e priva di Dio?". Nell'ultima stagione della sua vita, Carlo Maria Martini si offre al proprio interlocutore con franchezza e semplicità, senza reticenze, dando vita a quello che può essere interpretato come il suo testamento spirituale.

 

Prefazione

Una signora di Vienna con cui sono in contatto da molti anni sostiene da lungo tempo l’opera sociale di padre Georg Sporschill a favore dei bambini di strada in Romania e in Moldavia e mi raccontava sempre di lui.Quando ho saputo che padre Georg veniva a Gerusalemme, sono stato contento. Avevo molto sentito parlare della sua attività di padre spirituale dei giovani e volevo conoscere meglio lui e il suo lavoro. Avevo letto un testo di cui era stato curatore: Mein Problem. Karl Rahner antwortet jungen Menschen (Un mio problema. Karl Rahner risponde ai giovani). Stimolando i giovani a esprimere le loro domande in una lettera indirizzata al teologo Karl Rahner aveva realizzato un libro interessante.Nonostante io sia un tipo mattiniero, a Gerusalemme parlavamo spesso fino a tarda notte dei giovani di oggi. Ci siamo avvicinati ai sogni. Di notte le idee nascono più facilmente che nella razionalità del giorno. Quali sono le aspettative della gioventù? E cosa si aspetta dalla gioventù il mondo? Un mondo difficile richiede il suo impegno.Da quelle conversazioni notturne a Gerusalemme è nato questo piccolo libro. La parte più importante sono le domande dei ragazzi. Sono ancora interessati, oggi, a criticare la Chiesa, noi, chi governa, l’establishment? Oppure si allontanano in silenzio? Io sono convinto che là dove esistono conflitti arde la fiamma, lo Spirito Santo è all’opera. L’ho sempre sentito nell’incontro con molti giovani.Tutto è dono: quando ero bambino, a quattro o cinque anni, si fece sulla spiaggia un concorso di bellezza e mia madre mi ci portò. A un comando dovevamo iniziare a correre. Veniva valutata non solo la bellezza, ma anche l’agilità. Io non udii la chiamata del direttore e rimasi fermo al mio posto, mentre tutti già correvano. Allora il direttore venne da me, mi prese in braccio e mi fece sedere al primo posto.Questo episodio della mia infanzia mi sembra una metafora della mia vita. Ho trascurato più di un’ispirazione del Signore o non vi ho prestato la dovuta attenzione. Ciò nonostante il papa e i miei superiori gesuiti mi nominarono rettore del Pontificio istituto biblico a Roma. Inoltre i gesuiti non dovrebbero diventare vescovi, e tanto meno un gesuita di Torino a Milano. Tuttavia il papa mi chiamò a essere arcivescovo, e proprio in quest’ultima città. Riprendendo il motto sapienziale che sta nella conclusione del libro del Siracide, potrei dire: «Poco faticai e trovai per me grande pace» (cfr. Sir 51,27).La vita mi ha mostrato che Dio è buono e fa molto più di quanto potremmo aspettarci. Egli non smette mai di invitarci a collaborare per costruire un mondo più pacifico.Il libretto che vi consegniamo è scritto a quattro mani. Padre Georg e io ne assumiamo la piena responsabilità. Il lettore attento non faticherà a comprendere che alcune pagine riportano l’esperienza del cardinale Martini; altre rispecchiano maggiormente i numerosi contatti di padre Georg con giovani in patria e all’estero.Sono pensieri cari a entrambi, ispirati da molte conversazioni con i giovani. Con loro abbiamo vissuto una Chiesa aperta. Essi lottano contro l’ingiustizia e vogliono imparare l’amore. Danno speranza a un mondo difficile.Gerusalemme, novembre 2007Cardinale Carlo Maria Martini SJ

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