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Coordinato da Gianfranco Ravasi e Bruno Maggioni, un gruppo di qualificati biblisti italiani ha elaborato introduzioni, note e commenti ispirati ai più recenti studi biblici.Il linguaggio utilizzato risponde alle esigenze di ogni lettore. Si evita un linguaggio troppo tecnico pur assicurando qualità e spessore di contenuto.L'impostazione grafica assicura chiarezza e leggibilità. L'innovativa disposizione di note e passi paralleli assicura facilità di consultazione.
Le note e i commenti sono il punto di forza della nuova Bibbia Via Verità e Vita:
VIA - Note teologiche Presentano i grandi temi che caratterizzano i libri biblici. Mettono in evidenza il rapporto tra gli aspetti teologici e il contesto storico e sociale.
VERITÀ - Note esegetiche Aiutano a cogliere il significato dei termini ebraici e greci. Illustrano i cambiamenti apportati dalla nuova versione CEI, ponendola a confronto con la precedente e richiamando le antiche versioni. Avanzano nuove proposte di traduzione.
VITA - Note liturgiche Spiegano il senso che un testo assume nel quadro della celebrazione liturgica in cui viene proclamato.
In appendice: indice dei soggetti biblici, cronologia, calendario e feste ebraiche, canone e traduzioni della Bibbia.
ATLANTE BIBLICO A COLORI -Incluso nell'opera un pratico atlante biblico di 16 pagine a colori, le mappe per seguire gli eventi più significativi dell'Antico e del Nuovo Testamento.
I CURATORI -
Gianfranco Ravasi, nato nel 1942 a Merate (Lecco) e sacerdote della diocesi di Milano dal 1966, dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano, membro della Pontificia Commissione dei Beni culturali della Chiesa, docente di esegesi dell'Antico Testamento nella Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e di ebraico nel Seminario arcivescovile milanese. Membro di numerose accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, è autore di una settantina di volumi. Fitta è anche la serie delle sue pubblicazioni di taglio pastorale e spirituale. Presente con i suoi articoli su numerose riviste specializzate, italiane e straniere, e su quotidiani e riviste divulgative, è da molti anni collaboratore del settimanale Famiglia Cristiana per il quale ha realizzato il grande e impegnativo progetto dei dieci volumi della Bibbia per la Famiglia.
Bruno Maggioni, sacerdote della diocesi di Como, è docente di "Esegesi del Nuovo Testamento" presso la Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale, e di "Introduzione alla teologia" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Autore di numerose pubblicazioni e studi biblici, è un testimone appassionato del rapporto tra la Parola di Dio e la vita, sempre attento all'uomo contemporaneo e alle sue domande.
DESTINATARI -
In un solo volume la Bibbia nella nuova traduzione CEI, corredata di note e commenti che la rendono adatta al credente, allo studioso, alla persona di cultura desiderosa di approfondire il significato dei testi sacri.
]]>1) Nuova traduzione CEI
2) Commento riveduto e ampliato
Merito della nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme è la grande attenzione con cui accoglie i mutamenti intervenuti negli studi biblici lungo i 50 anni che separano dalla nascita dell’opera. Le introduzioni e i commenti consentono infatti di individuare i filoni su cui esistono tra gli studiosi sensibilità e posizioni rinnovate. Le note critiche, ancor più che nella precedente edizione, evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande interesse alle odierne ricerche sul linguaggio.
Tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano, la Bibbia di Gerusalemme è universalmente la più diffusa. Per il rigore degli studi e l'affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico. Si chiama Bibbia di Gerusalemme perché è frutto del lavoro degli studiosi dell'École Biblique, la Scuola biblica e archeologica che ha sede a Gerusalemme, poco fuori dalla Porta di Damasco, gestita con una forte impronta internazionale dai padri domenicani francesi.
Nell'immediato dopoguerra prende il via la prima edizione, che si presenta come una serie di 43 fascicoli ciascuno dei quali è dedicato a un singolo libro della Bibbia. Ogni volume contiene una presentazione del libro biblico considerato, una traduzione del testo partendo dall'originale ebraico/aramaico e greco, un apparato di note di ordine testuale e teologico. Nel 1956 i fascicoli vengono riuniti in un volume unico, dal titolo La Sainte Bible, che nel giro di poco evolve ne La Bible de Jérusalem, quale opportuno riconoscimento alla città e alla scuola da cui è nata.Gli anni settanta conoscono il Concilio, la riforma della liturgia, notevoli progressi nello studio degli scritti antichi e soprattutto un'accresciuta coscienza dei fenomeni linguistici e ideologici: tali fattori spingono affinché si proceda a una radicale revisione de La Bible de Jérusalem.Le introduzioni, le note, i quadri cronologici e riassuntivi e gli indici tematici di quella nuova edizione (1973) vengono tradotti in italiano e pubblicati a commento della traduzione ufficiale della CEI: nasce così nel maggio 1974 la prima Bibbia di Gerusalemme delle EDB.
«Tradotta in dodici lingue e pubblicata in una quarantina di paesi, la Bible de Jérusalem del 1973 ha rappresentato per moltissimi lettori e per molte comunità o movimenti lo strumento più completo e maneggevole per entrare nell'universo e nel testo della Scrittura» (dalla prefazione di fr. Paolo Garuti op).Proprio per la sua solidità scientifica la Bibbia di Gerusalemme, pur essendo opera di soli cattolici, diventa infatti Bibbia di riferimento anche per i cristiani non cattolici. Essa contribuisce fortemente a creare una comune interpretazione biblica tra le Chiese cristiane. Ma l'evoluzione degli studi biblici e le scoperte archeologiche non si arrestano: dopo un ventennio l'École Biblique mette in cantiere una nuova revisione della Bible de Jérusalem ed è questa l'edizione di cui note, introduzioni, quadri esplicativi e indici vengono proposti oggi al pubblico italiano per accompagnare la nuova traduzione della CEI.
La Bibbia di Gerusalemme è anzitutto una spiegazione di come è nata la Bibbia, successivamente nel tempo: libro per libro presi uno per uno, o per gruppi di libri che formano una parte omogenea, come il Pentateuco o le Lettere di Paolo. Le introduzioni che sono messe prima dei singoli libri chiariscono quali fatti storici, quali ambienti letterari, quali tradizioni religiose o quali personaggi hanno contribuito alla scrittura del testo biblico.
La Bibbia di Gerusalemme è poi un vocabolario di temi biblici, perché i brani più importanti della Bibbia, quelli che sono all'origine della dottrina ebraica e cristiana, sono spiegati con le note chiave che sintetizzano un soggetto, mostrando come esso fa da nervatura attraverso tutti i libri e diventa chiave di comprensione del mondo biblico.
]]>Il Centro Missionario Francescano di Pesaro ha curato la ristampa della biografia “ufficiale” del Curato d’Ars, pubblicata a Parigi nel 1861, appena due anni dopo la sua scomparsa. Questo testo ci permette di attingere ad una fonte imprescindibile per la conoscenza autentica del santo francese. Autore di questa biografia, che nel corso degli anni ebbe molte edizioni e straordinario successo, fu il gesuita Alfred Monnin. L’abbé Monnin, sacerdote della diocesi di Belley, ebbe la fortuna di conoscere direttamente il santo Curato, di cui fu ospite e confidente. Ma non solo: ebbe anche modo di entrare in confidenza con tutti i personaggi a lui vicini. Raccolse infatti le testimonianze di don Raymond, vicario ad Ars dal 1845 al 1853, e di don Toccanier, coadiutore del Santo e suo successore. L’Autore conobbe anche Caterina Lassagne, collaboratrice scelta dal Vianney per guidare l’Istituto della Provvidenza, e tanti altri cittadini di Ars, testimoni diretti delle parole e degli esempi del loro straordinario Curato. Il libro uscito dalla sua penna conserva tutta la freschezza di una cosa appena vista e ammirata da vicino, toccata con mano e gustata col cuore. Il Monnin riporta nel suo libro, oltre ai detti e alle prediche che ha ascoltato nella chiesa di Ars, anche i prodigi a cui ha assistito direttamente con i suoi occhi. Riportiamo un brano tratto dal capitolo XXV: «Nel febbraio 1857 una donna del popolo venne ad Ars portando in braccio un fanciullo di otto anni, che ancora non camminava. Per ventiquattro ore quella donna, con l’insistenza della disperazione, si attaccò a tutti i passi del nostro Santo, facendo sentinella presso il suo confessionale, precipitandoglisi incontro appena compariva, additandogli il figliuolo con un gesto e con uno sguardo così espressivi nella loro supplichevole energia, che n’eravamo commossi nel profondo delle viscere. Il Curato aveva più volte benedetto quel fanciullo, e rivolto alla madre parole di consolazione e di speranza. Come furono rientrati tutte e due nel ricovero che avevano scelto per la notte, il fanciullo disse: “Mamma, mi devi comprare un paio di zoccoli, perchè il Curato mi ha promesso che domani camminerò”. Sia che veramente il Servo di Dio avesse fatta questa promessa al poveretto, sia che egli nella sua ingenua confidenza così avesse capito dalle parole e dalle occhiate di incoraggiamento che aveva ricevuto, gli zoccoli furono comprati per consiglio degli abitanti presso i quali alloggiava quella coppia infelice. L’indomani, con stupore generale, il fanciullo che tutti avevano veduto così penosamente portato sulle braccia della madre, correva nella chiesa come un lepre, dicendo a tutti: “Sono guarito, sono guarito!”. La povera madre nascondeva all’ombra di una cappella la sua gioia e le sue lacrime. Noi la vedemmo, la interrogammo, volemmo presentarla al Curato che si preparava a dire la Messa. Quella donna aveva bisogno di vederlo, di parlargli, di gettarglisi ai piedi; la riconoscenza la soffocava. Egli accolse la nostra domanda con un silenzio freddo e quasi severo che non ci permise d’insistere. Dopo la Messa ci parve dover fare un nuovo tentativo, e fu più fortunato. “Signor Curato, gli dicemmo, questa donna vi prega di aiutarla a ringraziare santa Filomena”. Egli si volse e benedisse in silenzio la madre e il figlioletto; poi con tono del più sincero malcontento: “Santa Filomena, aggiunse, avrebbe dovuto guarire quel piccino in casa sua”.
Il volume di 288 pagine (15x21), è edito dal Centro Missionario Francescano di Pesaro e dalla Casa Editrice Guerrino Leardini di Macerata Feltria.
Il testo viene richiamato da Benedetto XVI nella ce in occasione del 150° anniversario del "dies natalis" di Giovanni Maria Vianney:
[...] Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: “Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui”, si legge nella prima biografia [...](fine quarto paragrafo della Lettera --> http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090616_anno-sacerdotale_it.html)
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La falsa profezia assume dunque spesso i contorni dellinganno operato con falsi prodigi e miracoli oppure della menzogna propagata con alta dottrina e diaboliche ispirazioni. Mi pare che però si possa trovare un altro fronte su cui operano i falsi profeti: non tanto quello dellannunciare il falso, quanto piuttosto del tacere il vero. E un po come una strategia del silenzio che, messa in atto a volte anche da anime consacrate poiché sappiamo che il fumo di Satana è entrato anche nella Chiesa , tende a distogliere lattenzione dalla verità, favorendo il silenzio sul peccato, il silenzio sullinferno, il silenzio su Satana. In fondo, i falsi profeti che servono Satana, lultima cosa che diranno è proprio che Satana esiste davvero
]]>Dalla quarta di copertina:
" La nostra preghiera resterà sempre una lotta per giungere ad amare di più e meglio chi vive accanto a noi, giorno dopo giorno. Per questo non dovremo mai stancarci di chiedere al Signore: 'Insegnaci a pregare' "
]]>In questa prospettiva, anche la resurrezione, il Fatto centrale del Cristianesimo, può trovare una spiegazione scientifica. Scrive l'autore: "Cari amici, molti voi mi hanno scritto per saperne di più del mio libro Indagine su Gesù che la Rizzoli manderà in libreria dal 26 novembre. E un'impresa a cui lavoravo da anni così ho colto l'occasione anche per rispondere a tante corbellerie che in questi tempi sono state date alle stampe sull'argomento. Ma soprattutto, devo confessarvi, questo lavoro mi ha appassionato, entusiasmato, commosso perché mi ha fatto fissare lo sguardo sul più appassionante degli argomenti e dei volti: Gesù. E impossibile posare gli occhi e il pensiero su di lui senza restarne affascinati. Per chiunque. Del resto in uno dei primi capitoli del libro sono proprio andato alla ricerca dell'impatto che Gesù ebbe su personaggi a lui lontanissimi e nemici (da Marx e Nietzsche, per capirci) ed è stato sorprendente per me scoprire come tutti abbiano avvertito lo stupore di una presenza eccezionale. Cristo me trae tutto, tanto è bello, scriveva Jacopone da Todi. A conclusione della mia indagine, che ho condotto come un inquirente obiettivo, con criteri giornalistici, laici, sul caso Gesù, sulla veridicità dei racconti evangelici, sui dati storici, sulle prove della sua divinità e della sua resurrezione, mi resta questa struggente sensazione di una bellezza incomparabile. Con cui si vorrebbe stare sempre. Ogni giorno, ogni istante. Comprendo allora le parole di S. Agostino che, col pensiero di tutto il tempo perso dietro alle cose del mondo, guarda il suo Salvatore e scrive: Tardi ti ho amato, o Bellezza, sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco tu eri dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ed io nella mia deformità mi gettavo sulle cose ben fatte che tu avevi creato. Tu eri con me ed io non ero con te. Quelle bellezze esteriori mi tenevano lontano da te e tuttavia se esse non fossero state in te non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato e hai squarciato la mia sordità; tu hai brillato su di me e hai dissipato la mia cecità; tu hai emanato la tua fragranza e io ho sentito il tuo profumo e ora ti bramo; ho gustato e ora ho fame e sete; tu mi hai toccato e io bramo la tua pace. Spero di essere riuscito a fare un lavoro utile e bello. (Antonio Socci Novembre 2008).
"Chi è Gesù di Nazaret? Il più bello fra i figli dell'uomo, risponde il Salmo 44. () Ma chi è precisamente questo enigmatico Gesù che da duemila anni affascina tutti, perfino i nemici? Chi è questo giovane rabbi ebreo, che doveva essere cancellato dalla faccia della terra 2000 anni fa con una feroce esecuzione capitale da schiavo, se oggi, dopo 20 secoli, quel suo supplizio è ricordato in ogni angolo del mondo? (...) Interroghiamo Jean Jacques Rousseau, che fu un nemico filosofico della Chiesa ed essendo stato un faro sia dei rivoluzionari francesi che dei romantici è un autore pressoché universale. Ecco quali pensieri e sentimenti rivela, parlando di Gesù, in un libro peraltro condannato sia nella Parigi cattolica che nella Ginevra calvinista: "Vi confesso che la santità del Vangelo parla al mio cuore. Osservate i libri dei filosofi, con tutta la loro pompa! Come sono piccoli in confronto a quello Può darsi che Colui di cui fa la storia sia egli stesso un uomo? E questo il tono di un invasato o di un settario ambizioso? Che dolcezza, che purità nei suoi costumi! Quale grazia toccante nei suoi insegnamenti, quale elevatezza nelle sue massime, quale saggezza nei suoi discorsi, quale presenza di spirito, quale finezza, quale esattezza nelle sue risposte! Quale dominio delle passioni! Dove è l'uomo, dove è il saggio che sa agire, soffrire e morire senza debolezza e senza ostentazione? (...). Ma dove aveva Gesù preso i suoi precetti, presa questa morale elevata e pura, di cui Egli solo ha dato gli insegnamenti e gli esempi? (...) La morte di Socrate che filosofeggia tranquillamente coi suoi amici, è la più dolce che si possa desiderare; quella di Gesù che spira fra i tormenti, ingiuriato, canzonato, maledetto da tutto un popolo, è la più orribile che si possa temere. Socrate che prende la coppa avvelenata benedice colui che gliela offre e che piange; Gesù, nello spaventoso supplizio, prega per i suoi accaniti carnefici. Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio". Stupisce anche lo sguardo su Gesù del giovanissimo Karl Marx. Egli scrisse che l'unione con Cristo dona un'elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto allamore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l'unione con Cristo dona una letizia che invano l'epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che solo può conoscere un animo schietto, infantile, unito a Cristo e attraverso di Lui a Dio, una letizia che innalza e più bella rende la vita. Indagando, interrogando, Gesù emerge sempre come l'uomo più sconvolgente di tutti i tempi (comè noto il tempo stesso, in buona parte del mondo, da secoli, si computa a partire dalla sua nascita). Non c'è nessun individuo che gli si possa paragonare per l'importanza, la vastità e la durata della sua influenza. Nessuno scatena amore e odio come lui. E anche il più rappresentato e cantato dallarte di tutti i tempi. Anche la letteratura moderna ne è testimone. Sembra che molti autori scrive Luigi Pozzoli pur non riconoscendo il Cristo della fede, siano pronti a condividere le parole e i sentimenti che Dostoevskij ha confidato un giorno a una persona amica. Ecco le parole dello scrittore russo: "Non c'è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo e non solo non cè, ma non può esserci". A tal punto che se mi si dimostrasse che Cristo è fuori della verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità". Certo in Dostoevskij l'incontenibile ammirazione per Gesù arriva al paradosso, ma la sua osservazione esprime davvero il sentimento di molti: "Quest'uomo fu il più eccelso sulla terra, la ragione per cui la terra esiste. Tutto il nostro pianeta, con tutto ciò che contiene, sarebbe una follia senza questuomo. Non cè stato e non ci sarà mai nulla che gli sia paragonabile. E qui il grande miracolo". In effetti la personalità di Gesù continua a sorprendere anche i non credenti. Dice Alfredo Oriani: Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all'incanto di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa. Perfino il simbolo del laicismo italiano, Gaetano Salvemini, rimase folgorato dall'altezza sublime della sua figura e del suo insegnamento. Raccontò, in Empirici e Teologi, di essersi trovato in una stagione della vita come sperduto nel buio e fu una impressione disperata. Si sentì illuminato allora da una pagina di Pascal in cui una vecchietta dice: io non so dimostrare a me stessa che cè un Dio. Ma mi regolo come se ci fosse. Salvemini spiega: quella vecchierella mi insegnò la via da seguire. Debbo aggiungere che nel seguire quella via, ho trovato unaltra guida e mi sono trovato bene a lasciarmene guidare. E questa guida è stato Gesù Cristo che ha lasciato il più perfetto codice morale che lumanità abbia mai conosciuto. Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio. Sfogliando il diario del turbolento e inquieto autore di On the road, Jack Kerouac, ci si può imbattere in questa annotazione: so che soltanto Gesù conosce la risposta definitiva. Nell'itinerario tormentato di Giovanni Testori perfino la bestemmia è segno dell'impossibilità di dimenticarlo e proprio perché non si può sradicare dal cuore è spada che lacera. Nel tempo della sua lontananza dalla Chiesa il poeta lombardo scriveva: "Tho amato con pietà/ Con furia Tho adorato./ Tho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi dire di me/ Tranne che Tho evitato". Sembra che sia rimasta nel mondo per chi non è cristiano una nostalgia incolmabile di lui. Con altrettanta drammaticità infatti Pier Paolo Pasolini grida al vuoto divorante della sua assenza: "Manca sempre qualcosa, cè un vuoto/ in ogni mio intuire. Ed è volgare,/ questo non essere completo, è volgare,/ mai fui così volgare come in questa ansia,/ questo non avere Cristo .." Jorge L. Borges, da non credente, dichiara: "Gli uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti vorrebbero essere quel pellegrino (...) che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora con fede: Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era dunque la tua faccia? (...) Abbiamo perduto quei lineamenti come si può perdere un numero magico, fatto di cifre abituali, come si perde per sempre un'immagine nel caleidoscopio. Possiamo scorgerli e non riconoscerli". Lo scrittore argentino confessa di non vedere personalmente il volto di Cristo nella sua vita, tuttavia insisterò a cercarlo fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra. (...) Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato dallamico Janouch con una domanda inattesa: "E Cristo?", dette la sensazione di una scossa all'anima: chinò il capo. E un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi . Umberto Saba, poeta triestino, ebreo, confidandosi in alcune sue lettere con lamico monsignor Giovanni Fallani, dichiarava di non avere la fede, ma scriveva anche: "io amo Gesù come luomo che più si è avvicinato al divino o, almeno, a quello che i poveri uomini immaginano essere il divino. Sì, amo infinitamente Gesù, ma (se così oso dire) lo amo come un ponte fra l'uomo e il Divino. Lo amo come un fratello; infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di credere, di appoggiare, in ogni caso, la mia disperazione a Gesù".
(Estratto dal libro)
]]>Rispondendo alle domande del giornalista, il Patriarca disegna il proprio sistema di pensiero, saldamente ancorato alla Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che è anche una risposta alla sete spirituale dell’uomo contemporaneo. Una proposta costruita sul concetto di «vita buona».
PrefazioneIl cardinale e il giornalistaUgo Sartorio«Voglio una vita felice». Ben detto, non fa una grinza: chi non vorrebbe la felicità a portata di mano, magari da accendere pigiando il pulsante giusto? Eppure «voglio una vita buona» dice qualcosa di più, di straordinaria importanza. Nella vita felice, comunque del tutto desiderabile e rispettabile, ne va di me, del mio io in cerca di realizzazione. Nella vita buona – quella di cui si parla in questo libro – i soggetti sono provocati a venire allo scoperto, non solo a non trascurare ma a implementare la dimensione comunitaria dell’esistere. Nello stile della comunione e non dell’isolamento o della separatezza, nello stile del dono e dell’esodo da sé e non dell’accentramento.«Nello stile di Gesù», direbbe un cristiano, il quale legge nella vita dell’uomo di Nazaret, del figlio del falegname, la pienezza della vita buona per sé e per gli altri, perché in essa la relazione con il Padre e con gli uomini raggiunge vertici inarrivabili. Spesso facciamo dipendere la qualità del nostro vivere da criteri adottati dal senso comune, giustificati in seconda battuta attraverso un buonismo generico che sta altrettanto genericamente in relazione con il Vangelo; mentre ci manca il coraggio di partire dal cuore stesso del messaggio evangelico, dal paradigma cristologico, espressione sostenuta che altro non significa se non la terrena, umile e gloriosa vicenda di Gesù il Cristo.L’idea di mettere insieme le sei interviste (realizzate annualmente in occasione della Festa del Redentore, tranne la seconda) che costituiscono la trama movimentata eppur lineare di questo testo, è stata propiziata dall’amicizia dei frati del «Messaggero di sant’Antonio» con Aldo Cazzullo, tra l’altro anche collaboratore della nostra rivista.Che abbia intervistato a più riprese il Patriarca di Venezia ci è parsa ben più di una coincidenza, quasi una «specializzazione» nel mediare per i lettori del principale quotidiano italiano un magistero particolarmente illuminato.(…)Il cardinale Angelo Scola, oltre a essere Patriarca di Venezia, è presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, una regione ecclesiastica che comprende Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige e che si confronta in modo del tutto particolare con il travaglio culturale e socio-politico di questi nostri anni. L’Italia che si vede dentro e da questa particolare visuale, riassunta nell’espressione Nord-Est, è l’orizzonte d’interesse di un magistero che colloca al centro l’uomo, la persona, il farsi della società e le sue necessarie articolazioni, anche portando in casa nostra, reinterpretandole, esperienze e dibattiti di risonanza internazionale.(…)
PostfazioneDialoghi sui «crocevia» del nostro tempoMaria Laura ConteErano i primi giorni di settembre del 1576 quando Alvise I Mocenigo, il doge di Venezia, non sopportando più di stare a guardare la sua Venezia prostrata da una peste terribile, privata dei suoi figli e della sua pienezza di vita e di traffici, decise di agire.Alzò il capo, confessò le colpe della città e con lo sguardo fisso sul Crocifisso si impegnò in un voto solenne: liberata dal morbo, Venezia avrebbe costruito un tempio a Gesù Redentore, dove ogni anno, nella terza domenica di luglio, la popolazione si sarebbe recata in pellegrinaggio per rendere grazie per la salvezza accordata.E così accadde.Superata la peste, il Senato di Venezia mantenne la parola data e diede il via alla pratica: in un fermento di ripresa cittadina, fu approvato il piano finanziario dell’opera e affidato il progetto al brillante architetto Andrea Palladio che disegnò la facciata bianca, un po’ arretrata rispetto alla linea delle case sulla riva, con una solenne gradinata di fronte, che ancora oggi si specchia candida nel canale della Giudecca.Da allora a oggi, ogni estate, una folla di pellegrini si incammina verso quei gradini, dall’alto dei quali il Patriarca all’ora del crepuscolo del giorno di festa, abbracciando con lo sguardo l’orizzonte di Venezia e i volti dei fedeli, impartisce la benedizione eucaristica alla sua città.(…)Il Discorso del Redentore redatto dal Patriarca, estate dopo estate, innesta il nuovo nell’antica vicenda veneziana e mette a tema ciò che durante l’anno si è manifestato come un «crocevia» per la vita delle singole persone, della città e del Paese intero, questioni sempre attuali, a volte incalzanti.Da tali discorsi hanno preso spunto le interviste di Aldo Cazzullo al cardinale Angelo Scola raccolte in questo libro: una serie di dialoghi che – ricomposti qui in un’unica sequenza – delineano il percorso avvincente del dibattito pubblico del nostro Paese, con le sue ferite e i suoi fermenti positivi.Nel 2005 il tema-guida fu la proposta di costruire una nuova laicità da intendersi come racconto reciproco tra le varie componenti della società plurale in vista del reciproco riconoscimento e dialogo per l’edificazione della «vita buona»; nel 2006 l’educazione come emergenza di primo piano per una società in transizione; nel 2007 l’invito a infrangere il tabù dell’anima imposto dalle avanguardie delle neuroscienze, che tenderebbero a rimuovere l’anima come fosse un ostacolo per lo sviluppo; nel 2008 la famiglia come capitale da difendere e rilanciare in tutto il suo valore umano, sociale e anche economico; nel 2009 l’indagine sul dolore dell’uomo, sulla luce che su di esso getta il Crocifisso, sulla sua causa e forza generatrice.(…)Va rilevato a margine che queste interviste, così efficaci grazie anche all’intelligenza curiosa dell’intervistatore, hanno ogni anno mosso le acque della riflessione comune.Le risposte del Patriarca alle domande di Cazzullo hanno nel tempo provocato diverse reazioni, certo non sempre a favore, di editorialisti di punta, ministri, sottosegretari, intellettuali e persone semplici, conservatori o progressisti, di destra e di sinistra, che hanno accettato il paragone, hanno preso la penna e ribattuto al cardinale di Venezia un giorno, ma anche una settimana o mesi dopo la pubblicazione, in modo pubblico e non.Questo è il vero dato rilevante: i dialoghi del Redentore e i commenti suscitati, a prescindere dal fatto che condividessero o meno il giudizio di fede proposto a tutti dal Patriarca, hanno contribuito ad alimentare il dibattito nel nostro Paese, hanno fatto uscire certi temi brucianti dalle stanze degli specialisti, a volte addirittura hanno introdotto nel linguaggio condiviso espressioni nuove o, se non inedite, comunque cariche di una nuova accezione capace di descrivere meglio le tendenze e i processi storici in atto. Basti pensare a parole come «meticciato di civiltà e culture», «nuova laicità», «tabù dell’anima».(…)
IntroduzioneAldo Cazzullo(…)Il seme di questo libro fu gettato un sabato di giugno del 2005, sulla via tra Ancona e Loreto. Ero accanto a Giuliano Ferrara che aveva annunciato di voler partecipare al pellegrinaggio a piedi, lungo la cresta delle colline marchigiane. Era un pomeriggio molto caldo, e i redattori del «Foglio» continuavano a telefonare, sinceramente preoccupati:«Direttore, ma sei sicuro? Guarda che sono più di venti chilometri! Direttore, c’è un medico con te?».Ferrara rispondeva con aria grave, lasciando credere di essere pronto al martirio:«Io parto; accada quel che deve».Ovviamente, dopo una passeggiata Ferrara e io piegammo su una trattoria, dove facemmo la nostra intervista. Il giorno dopo si sarebbe votato per il referendum sulla procreazione assistita, e il direttore del «Foglio» aveva schierato il suo giornale sulla «linea Ruini», vale a dire l’astensione (una linea destinata a prevalere: soltanto il 25 per cento degli italiani sarebbe andato alle urne).Fu sul prato di Loreto, mentre stavo scrivendo sul computer portatile, che incontrai il cardinale Scola. Gli chiesi un giudizio sulla giornata. Mi rispose che avrebbe rimandato i suoi interventi pubblici alla Festa del Redentore, per cui stava preparando il discorso. Ovviamente, gli chiesi di anticiparne il contenuto al «Corriere della Sera».Era il discorso della «nuova laicità», quasi un manifesto del modo della Chiesa moderna di stare nella società e partecipare alla discussione e alle decisioni politiche: senza creare un legame con un partito, senza pretendere obbedienza, ma anche senza rinunciare a esprimere la propria posizione e ad auspicare che il legislatore la recepisca. Da allora l’espressione «nuova laicità», rilanciata – in un’accezione diversa – da Romano Prodi e dai leader del centrodestra, è diventata moneta corrente. Coniata nel Patriarcato di Venezia, nel torrido luglio 2005.Un mese dopo rividi il cardinale a Colonia, al seguito del Papa nel primo viaggio in Germania, che coincideva con le Giornate mondiali della gioventù. Scola aprì il suo intervento con una citazione di On the road di Kerouac: il passo in cui al protagonista viene chiesto se il suo è un viaggio consapevole o un vagabondare senza meta. Gli chiesi che cosa pensasse della beat generation. Scoprii che il Patriarca è appassionato della letteratura americana degli Anni ’50, e sostiene che il Sessantotto degli esordi, prima di abbracciare la dottrina marxista, «manifestava un desiderio autentico di cambiamento». Il giorno dopo, il «Manifesto» pubblicava un commento: «Il cardinale beat». L’intenzione era sarcastica. Ma penso che quel titolo a Scola non sia dispiaciuto.Ogni estate, da allora, una volta l’anno – qualche giorno prima del Redentore – varco l’ingresso nella piazzetta con i due leoni, sul fianco sinistro della Basilica di San Marco, e salgo a raccogliere le riflessioni del Patriarca. Una simile ritualità è inusuale nel giornalismo moderno, che non contempla la serialità ma semmai l’imprevedibilità. Per fortuna, il cardinale è sempre imprevedibile.
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Sono molto numerosi - e di varia natura - i libri, gli interventi, le omelie nei quali Joseph Ratzinger ha espresso, con la consueta lucidità, prima da teologo, quindi da cardinale e poi da pontefice, il suo pensiero sui temi più delicati e controversi del nostro tempo così come sulle questioni dottrinarie e teologiche.
Questa antologia, la prima in Italia, curata da don Umberto Casale, riunisce in un singolo volume molti dei suoi scritti più significativi, presentati e inquadrati con encomiabile chiarezza.
L'opera, curata da Umberto Casale, è articolata in due parti. La prima ospita cinque sezioni dedicate ai principali soggetti della vasta produzione ratzingeriana: la teologia fondamentale, la teologia dogmatica (cristologia e pneumatologia, ecclesiologia, escatologia), la liturgia, la teologia morale, l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. La seconda parte presenta invece una scelta dei testi composti dopo l'elezione al soglio pontificio e nel corso del suo magistero papale. Come scrive Umberto Casale nell'introduzione, «Ratzinger ha proposto un illuminismo sinonimo di intelligenza e di ricerca della verità, espressione dell'uomo che, grazie alla conoscenza della verità di cui è capace, acquisisce sia la propria dignità "trascendente", sia il proprio potere critico e demistificatore, entrambi sinonimi di libertà» Rivolta non solo ai cattolici ma a un pubblico laico colto, quest'opera permette di apprezzare la ricchezza e la coerenza di una ricerca che copre l'intero arco di una vita e che interroga profondamente la cultura contemporanea. «Il cristianesimo deve mostrarsi come proposta di vita buona e autentica, come la migliore opportunità che è offerta all'uomo di trovare speranza, felicità e gioia. Perciò la teologia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI si occupa in modo approfondito delle grandi problematiche etiche e storiche del nostro tempo. Le sue analisi del relativismo e della sua "dittatura", che minaccia di essiccare la linfa vitale della civiltà europea, e d'altra parte l'impegno a proporre in termini idonei al contesto attuale la grande eredità morale e culturale che ci viene dalla nostra storia, rappresentano un contributo straordinariamente rilevante offerto non solo ai credenti ma a chiunque voglia affrontare responsabilmente le sfide che stanno davanti a noi.»
Card. Camillo Ruini
Umberto Casale è docente di teologia fondamentale presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose della Facoltà di Teologia di Torino. Oltre a interventi in opere collettive e in riviste («Archivio Teologico Torinese», «Theotokos») ha pubblicato: La grazia dell'inizio; L'altro Consolatore; Il mistero della Chiesa. Saggio di ecclesiologia; Il Dio comunicatore e l'avventura della fede. Saggio di teologia fondamentale; Dio è uno ma non è solo. La prima questione teologica; Il Concilio Vaticano II. Evento e profezia; Qual è il tuo Nome? Il mistero trinitario di Dio.
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