Gesù è nato a Betlemme?
(Orizzonti biblici)Uno studio scientificamente fondato, culturalmente aperto e appassionato sul Bambino di Nazaret. Al di là di qualsiasi fondamentalismo e devozionismo.
Postfazione di Elena Lea Bartolini De Angeli
Titolo Gesù è nato a Betlemme?
Autore Borghi Ernesto
Editore Cittadella
EAN 9788830811942
Data November 2011
Peso 318 grammi
Dimensioni 14 x 21 cm
Collana Orizzonti biblici
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Gesù. Dalla storia alla fede
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Gesù ebreo di Galilea
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Gesù nostro contemporaneo
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"Non sono venuto a portare pace..."
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Gesù di Nazaret
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Famiglia alternativa di Gesù
di Rescio Mara -
La Passione di N.S. Gesù Cristo
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Il mistero appassionato
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Scrivere al cuore dell'essere umano
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Gesù di Nazaret tra storia e fede
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Il discorso della montagna. Matteo 5-7
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Dì soltanto una parola
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Credere nella libertà dell'amore. Per leggere la lettera ai Galati
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il Tesoro della Parola. Cenni storici emetodologici per leggere la Bibbia...
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Gesù, Cristo e Signore dei primi cristiani. Una cristologia esegetica
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Gesù orante. Lectio divina sull'esperienza di Gesù
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Cominciò in Galilea
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La cristologia a partire da testi chiave


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Avv. Studio legale Avv. Francesco Patruno il 2 February 2012 alle 14:11 ha scritto:
Si tratta di un libro che, francamente, ha deluso le mie aspettative. Pensavo che la sua ottica fosse quella di uno studio storico-critico-archeologico sui Vangeli dell'Infanzia di Gesù. Ed invece no. Sembra un saggio più "pastorale"-"spirituale" che storico-critico-archeologico, sebbene non manchino spesso alcuni riferimenti pure a tali profili. Ma certamente questi non sono prevalenti.
Tuttavia, ciò che più mi ha deluso del libro è il riferimento ad una "venerazione mariana", a suo dire, "davvero cristiana" (pp. 85 ss.), in cui si prendono il testo argomenta il modo in cui si debba considerare la devozione a Maria per il raggiungimento - sotto questo profilo - di un'unità tra cristiani. Tralasciando la questione circa il tema della "unità dei cristiani", le proposte avanzate dall'autore mi sembrano decisamente univoche, cioè aperte solo verso il mondo protestante e che possono sostanzialmente riassumersi nella considerazione che, se proprio non se può far a meno, la devozione mariana deve essere resa quanto più ... razionale possibile: di qui, ad es., la proposta di sopprimere ogni incrostazione non biblica e "mariolatrica" alla preghiera del Rosario, la soppressione, in buona sostanza, della preghiera del Salve Regina, l'eliminazione di ogni devizione, processione, ecc. che manifesterebbero un'idea, a detta del nostro autore, quasi "pagana" di Maria (sebbene l'autore accortamente si mantenga nel generico, senza meglio specificare). Ed altre argomentazioni simili.
E che dire della verità di fede della perpetua verginità di Maria? L'autore, anche qui (p. 83), adotta una soluzione ambigua che strizza l'occhio, in maniera evidente, al protestantesimo. Afferma, in effetti, che il testo di Luca relativo all'annunciazione ("non conosco uomo") non legittimerebbe a credere ex se ad un desiderio di Maria di permaneere nello stato di verginità. Anzi, afferma l'autore, il fatto che le antiche professioni di fede non facciano riferimento alla perpetua verginità di Maria, fa pensare che si tratterebbe di "qualcosa di aggiuntivo, non riconducibile alla fede delle origini" ed alla "condizione effettiva della madre del Nazareno" (ibid., p. 83).
Di qui il mio senso di delusione per il testo.
Francesco