Giuseppe Moscati. Il medico dei poveri
(I radar) [Libro in brossura. Con sovraccoperta stampata.]
L'esperienza umana e professionale di san Giuseppe Moscati, laico, uomo di scienza e di cultura, animo nobile e toccato dalla grazia di Dio.
Moscati, medico dei poveri, fu all'inizio del secolo scorso per chi l'ha conosciuto, ed è ancora per tutti coloro che prendono sul serio la proposta cristiana, modello di carità e di servizio disinteressato ai più bisognosi. Ecco il motivo di questa pubblicazione di A. Tripodoro.
''Giuseppe Moscati è stato un uomo di scienza e un uomo di fede, come è riuscito a fondere insieme questi due..."opposti" ''
Si deve prima di tutto chiarire che scienza e fede non sono due opposti. Il credente sa che Dio è l'autore di tutto e delle leggi che regolano il tutto. La scienza cerca di scoprire queste leggi e di comprenderne il funzionamento. L'uomo che ha fede è avvantaggiato nella ricerca scientifica, perché sa riportare tutto all'opera di Dio e in tutte le realtà umane sa scorgere il dito di Dio. Giuseppe Moscati agiva illuminato da questa luce e quindi per lui scienza e fede erano un binomio che si completavano a vicenda: la fede lo sosteneva nella ricerca scientifica e la scienza rafforzava la sua fede.
Il 22 luglio 1922 Moscati così scriveva al dott. Agostino Consoli: "Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell'al di là".
''Quale rapporto tra Giuseppe Moscati e i giovani ? ''
Nella vita del Prof. Moscati ci sono molti episodi che manifestano le relazioni tra lui e i giovani. Ne cito brevemente tre, senza commento, perché sono di per se stessi significativi.
- Quando il Prof. Francesco Pentimalli invitò Moscati a far parte della commissione che doveva organizzare l'assistenza ospedaliera, ricevette una lettera, che conserviamo, in cui si manifesta il disappunto per come vengono trattati gli alunni di medicina. Dice pressappoco: Ho creduto che fosse debito di coscienza istruire i giovani, aborrendo dall'andazzo (dice proprio così) di nascondere i risultati della propria esperienza. Eppure questi giovani in tutta Italia dovranno sollevare le sofferenze e rendere gloria all'Università di Napoli.
- Il Dott. Giuseppe Biondi era stato alunno di Moscati, ma questi non poté presenziare alla festa della laurea. Gli scrisse allora una lettera memorabile, in cui gli dice, tra l'altro, che diventando medico si era assunto la responsabilità di una "sublime missione". Deve, quindi, avere Dio nel cuore, ricordare gli insegnamenti dei genitori, avere pietà per i derelitti, essere sordo alle lodi, sempre disposto a fare il bene.
- Per i giovani alunni aveva un grande rispetto. In ospedale, visitando con loro gli ammalati o discutendo di qualche malattia, quando si accorgeva che qualcuno prendeva una cantonata, egli non lo riprendeva, ma con delicatezza esprimeva il suo parere, senza umiliare l'interessato.
In conclusione, il Prof. Moscati era l'amico dei giovani: li consigliava, li difendeva quando erano accusati ingiustamente e più volte faceva da compare di nozze, quando si sposavano. Un medico, il Dott. Alfonso Preziosi, ricordandolo, lo chiamava "il mio maestro e padre".
''Diceva Moscati: "Ama la verità". Seguire la verità porta anche a sofferenze ed incomprensioni. Come Giuseppe Moscati, da uomo e da medico, si è "confrontato" con questa realtà ? ''
Moscati scrisse le famose parole: '''Ama la verità, mostrati qual sei...''' tre giorni dopo aver conseguito l'abilitazione in clinica medica; le scrisse su un foglietto che poi cestinò, ma che fortunatamente la sorella riuscì a recuperare. Per ottenere questa libera docenza, egli aveva sofferto molto a causa di invidia di alcuni colleghi e per varie incomprensioni. La Verità infinita, Dio, lo aveva sostenuto anche in queste difficoltà e gli aveva impedito di soccombere. Ora egli era grato al Signore ed esprimerà questa gratitudine nel corso della sua vita, come uomo e come medico. Come uomo, perché vivrà "con Dio nel cuore" (come raccomandava di fare ad un suo alunno), e da medico, perché negli ammalati vedeva "il volto di Cristo".
''Che ruolo ha avuto la famiglia nella vita di Moscati ? ''
Un ruolo importantissimo. Il papà e la mamma erano sante persone e hanno comunicato al figlio fede, amore per la Chiesa e compassione per i poveri. Ricordiamo che l'alto magistrato Francesco Moscati era vissuto in tempi di anticlericalismo e in un periodo in cui dominava la massoneria. Seppe, però, sempre difendere la sua fede e non si piegò mai a compromessi: questa onestà di vita egli inculcò al figlio.
Un giorno il Prof. Moscati, scrivendo a un suo collega, che aveva perduto il padre, per consolarlo, gli diceva che anch'egli aveva provato lo strazio della perdita del padre, e "mio padre - diceva - era un integro magistrato, come il vostro".
A riguardo della mamma, basta ricordare le parole che lei pronunciò sul letto di morte, rivolta ai figli: "fuggite il peccato, che è il più grande male della vita".
''Nel suo libro lei definisce Giuseppe Moscati "il medico dei poveri". Quale testimonianza potrebbe dare alla società di oggi ed in particolare ai medici ? ''
Essere "medico dei poveri", vuol dire avere un animo sensibile, essere disinteressato, non attaccato al danaro. Ma soprattutto amare veramente Dio.
Moscati aveva tutto questo. Durante la sua vita e soprattutto dopo la morte, innumerevoli furono le testimonianze ed i riconoscimenti del suo amore per i poveri. Si ricordi cosa scrisse, dopo la morte, una mano ignota nel registro posto alla porta di casa: "Il mondo ha perduto un santo, Napoli un esemplare di tutte le virtù, i malati poveri hanno perduto tutto".
Al mondo di oggi, dominato dall'egoismo, dalla ricerca del piacere, ottenuto a qualunque costo e, conseguentemente, dalla ricerca sfrenata del facile guadagno, Moscati potrebbe ripetere, prima di tutto, quanto diceva a una sua conoscente : "amiamo il Signore senza misura, vale a dire, senza misura nel dolore e senza misura nell'amore". Infatti, senza l'amore di Dio, non vi può essere l'amore del prossimo. Inoltre, ricorderebbe che "la vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, del grido scagliato da Dio contro l'uomo colpevole: Tu morrai! Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore".
Ai medici ricorderebbe prima di tutto che essi, seguendo la medicina, si sono assunta la responsabilità di una "sublime missione" e che "gli ammalati sono le figure di Cristo". Inoltre, direbbe ciò che scrisse al collega Giuseppe Borgia: "ricordiamoci di avere di fronte a noi, oltre che un corpo, un'anima, creatura di Dio". E, infine, ripeterebbe le memorabili parole, scritte al Dott. Antonio Guerricchio: " Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo in alcuni periodi".
Titolo Giuseppe Moscati. Il medico dei poveri
Autore Tripodoro Antonio
Editore Paoline Edizioni
EAN 9788831527132
Pagine 168
Data 2004
Peso 201 grammi
Collana I radar

