Gabriele Dell'Addolorata. Una resa senza condizioni
(Radar)
Si chiamava Francesco, della nobile famiglia Possenti di Assisi, dove nacque nel 1838. A 18 anni, dopo molte incertezze, lascia la famiglia e la città di Spoleto dove era cresciuto ed entra tra i religiosi Passionisti.
Amava in modo particolare la Madre del Signore. Alla professione volle chiamarsi Gabriele dell’Addolorata in suo onore. Dopo appena sei anni di vita religiosa, il Signore lo chiamò a sé nel fiore degli anni, alla vigilia dell’Ordinazione sacerdotale. Il 2008 segna il primo centenario della sua beatificazione dichiarata da Pio X nel 1908. San Gabriele è chiamato con diversi appellativi, ma gli si addice specialmente quello di «Santo dei giovani», per la sua esperienza conflittuale prima di scegliere la sua strada.
Tito Paolo Zecca è un sacerdote passionista. Laureato in teologia, insegna pastorale e teologia spirituale. Collabora a riviste di spiritualità e di divulgazione.
INTERVISTA AL L’AUTORE
San Gabriele dell’Addolorata è vissuto nel 1800. Perché riproporre la bibliografia di questo santo? Cosa può rappresentare per i giovani di oggi?
I santi, poiché hanno vissuto in pienezza le beatitudini, godono della perenne attualità del Vangelo che “fa sempre nuove tutte le cose”, a prescindere dal periodo storico in cui essi sono vissuti. Il faticoso discernimento vocazionale di san Gabriele può rappresentare per i giovani un esempio molto significativo e suggestivo. In questo Gabriele è sempre attuale.
Il nome di Battesimo di S. Gabriele era Francesco; perché ha preso il nome di “Gabriele dell’Addolorata”?
Non sappiamo con precisione perché lo spoletino Francesco Possenti, entrando nella congregazione missionaria dei Passionisti, abbia scelto il nome Gabriele dell’Addolorata. Forse gli fu assegnato dal maestro del noviziato, oppure, più probabilmente, trasse ispirazione dal pellegrinaggio che egli fece al santuario della Santa Casa di Loreto, prima di entrare nel noviziato di Morrovalle (Macerata), dove si confermò nel fermo proposito di consacrarsi a Dio nella congregazione dei Passionisti. Inoltre in casa, a Spoleto, egli aveva una statuetta della “Pietà” (simile alla Pietà di Michelangelo). In fondo, in Maria ai piedi della croce, Gabriele vedeva realizzato il sì dell’annunciazione. Il suo, quindi è un nome molto “vocazionale”. Esso racchiude la disponibilità a dire di sì al Signore, come fece Maria a Nazareth dopo l’annuncio ricevuto dall’angelo Gabriele, e come confermò ai piedi della croce quando Maria divenne la madre di tutti i credenti.
San Gabriele dell’Addolorata è definito anche “Il santo del sorriso”, quasi una contraddizione con il suo nome. Perché questo slogan?
E’ stato chiamato “santo del sorriso” per due motivi. Innanzitutto perché è vissuto in modo gioioso, lieto, sempre sereno ed ilare. I testimoni ricordano che era un ragazzo sempre sorridente. Poi è chiamato in questo modo perché restituisce serenità e pace a tante persone che si raccomandano alla sua intercessione, invocano il suo patrocinio.
Perché la Chiesa riconosce in San Gabriele, uno dei santi più invocati e lo pone come modello della vita sacerdotale e religiosa?
Quando tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 si diffuse la sua fama di santità e di taumaturgo, la conoscenza della breve vita di Gabriele, trascorsa tutta nello studio, prima a Spoleto in famiglia e poi in una casa religiosa per prepararsi al sacerdozio ed alla vita missionaria, fece sorgere, quasi spontaneamente, in tanti seminari e case religiose, sia maschili che femminili, il desiderio di proporlo come modello attuale di vita consacrata. La sua vita è stata spesa tutta nella fatica del quotidiano con una coltivazione della vita interiore intensa, straordinaria, ma anche gioiosa e piena di slancio, nel periodo così importante e delicato della prima formazione, quando si pongono i fondamenti di tutta la vita.
Titolo Gabriele Dell'Addolorata. Una resa senza condizioni
Autore Tito Paolo Zecca
Editore Paoline Edizioni
EAN 9788831533676
Pagine 152
Data March 2008
Peso 188 grammi
Collana Radar
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