Citazione spirituale

Amico dell'anima. La spiritualità benedettina del lavoro

di

Vest Norvene


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EAN 9788810411254

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Descrizione
Tipo Libro Titolo Amico dell'anima. La spiritualità benedettina del lavoro Autore Traduttore Aminti P., Tonini M. Editore Edizioni Dehoniane Bologna EAN 9788810411254 Pagine 168 Data gennaio 2004 Peso 194 grammi Altezza 21 cm Larghezza 14 cm Collana Quaderni di Camaldoli

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, giusemira@gmail.com il 3 dicembre 2010 alle 18:09 ha scritto:

“Riuscite a concepire il vostro lavoro come strumento di santificazione?” Questa è la domanda a cui l'Autrice cerca di rispondere con estremo equilibrio, senza affermare come via da seguire l'autogiustificazione della ricchezza creata dal lavoro tipica del calvinismo e nemmeno proponendo logoranti programmi di operosità a servizio degli ultimi (pag. 28), ma scegliendo una medietà attinta alla spiritualità di san Benedetto (Norcia, 480 – Montecassino, 547) e della sua Regola (=RB) e incarnata in storie vere di routine lavorativa in cui è sorgivo il servizio di Dio nella preghiera, in una ministerialità “fuori di un chiostro”. Ed è proprio quest'ultima la novità del libro: il lavoro viene visto alla luce della sua “mondanità”, ponendosi quesiti importanti (il lavoro è un problema, una punizione o piuttosto un dono?). Ma anche rilevando certezze per la mente credente, ovvero che “ciascuno di noi ha un ruolo essenziale da giocare nel piano divino: per questo siamo nati” (pag. 9).
Il titolo del testo della Vest si fonda sull'inversione dei termini di RB 48,1, “l'ozio è nemico dell'anima” ossia “Il lavoro è amico dell'anima”; tutto il libro è impregnato della sapienza di Benedetto “né intellettuale, né scolaro” che dopo tre anni “solo col suo Dio” si decise a fondare una comunità religiosa a Montecassino, invitando il cristiano del suo tempo (a cavallo tra l'inizio dell'era classica e inizio del Medioevo) ad abbondare l'ideale della società romana che era l'ozio e ad abbracciare la virtù dell'operosità considerata “come follia” (pag. 22).
Il lavoro viene valorizzato secondo una visione cristiana attraversata da tre principii che a prima sembrano attagliarsi meglio alla vita consacrata, cioé: 1) vocazione, ovvero “il lavoro non è una cosa che faccio per vivere, ma una cosa che uno vive per fare” nonostante delle barriere quali la specializzazione e la frammentazione; 2) ministerialità, intesa come servizio distaccato ma accogliente in cui la maturità della fede sa arginare le pressioni dovute alla competitività individuale, alla produttività elevata e ai radicali mutamenti tecnologici; 3) obbedienza, premura nello stimarsi a vicenda, secondo la RB (72,4), integrando la libertà di pensiero e azione dei “figli di Dio” con il riconoscimento dell'autorità vera come quella di Gesù a dispetto degli scribi e con la libertà verso Dio, non come assenza di vincoli ma come comunione, non sentendo resistenze ai suggerimenti dei colleghi di lavoro o del capoufficio, ad esempio, sapendo che c'è Dio in ogni cosa.
Norvene Vest, oblata benedettina, pone alla fine dei tre capitoli dedicati a vocazione, ministerialità e obbedienza degli esercizi di autoverifica, chiamiamoli così, in cui ci sono spunti per scrutare la coscienza attraverso casi pratici e quotidiani che possono capitare a chiunque lavori attraverso la costante presenza della Sacra Scrittura e della Regola benedettina.
L'invito iniziale della Vest alla preghiera attraverso il lavoro per il servizio di Dio ci si presenta nella conclusione arricchita di elementi insoliti: il nostro lavoro non cambierà il mondo ma forse trasformerà le strutture nelle quali operiamo. "Forse", forse non troveremo il sollievo dalle difficoltà che ci affliggono ma “Dio sarà al lavoro in noi e con noi”.