Recensione su “Jesus”
Titolo
Jesus
Autore/i:
Carsten Peter Thiede
EAN
9788825021905
Altri dati
192 pagine, pubblicato nel September 2009
Editore
Edizioni Messaggero
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Dopo sei anni dalla sua prima edizione, anche i lettori italiani possono leggere nella propria lingua il volume del celebre storico e papirologo tedesco, Carsten Peter Thiede, dal titolo Jesus. La traduzione in italiano curata da Luigi Dal Lago, con la prefazione di Rinaldo Fabris, non contiene aggiunte, ripensamenti o correzioni, rispetto all’opera originaria in tedesco del 2003; tranne i titoli dei paragrafi inseriti nell’introduzione e nei vari capitoli, aggiunti al testo originale dal traduttore.
Thiede, invece, sembra sia convinto del contrario, e porta molte convincenti prove per dimostrarlo. Ossia, che i racconti evangelici, anche quelli a cui generalmente si attribuisce meno valore storico e più significato teologico-simbolico (Mt 2,1-12; Lc 2,1-5), sono preceduti sempre da avvenimenti, da fatti realmente capitati. Ragion per cui anche per particolari descrizioni evangeliche – come quelle con cui principiano i Vangeli di Lc e Mt, spesso ritenute più retro-interpretazioni teologiche derivanti dalla fede dei primi credenti in Gesù che ricostruzioni storiche – non sarebbe così facile distinguere o eludere l’avvenimento storico dalla sua interpretazione e viceversa. Per Thiede è chiaro che l’interpretazione teologico-simbolica di un episodio e «la sua realtà storica non si escludono reciprocamente» (p. 37). Egli è, inoltre, persuaso del fatto che i racconti evangelici «di una nascita verginale, su una stella di Betelemme, sulla strage dei bambini ordinata da Erode e sulla contestuale fuga in Egitto» (p. 41) ma anche i racconti di miracoli, appartengono «totalmente alla storia cristiana […] al Cristo della fede e nella stessa misura al Gesù della storia» (p. 79); e di conseguenza non possono non essere classificati come storici solo perchè «l’autore si chiama Matteo e la sua opera è inserita nel genere letterario dei Vangeli». Da qui il criterio di giudizio da lui proposto: «la mancanza di prove non può essere scambiata con la prova della mancanza di storicità» (p. 41). Un criterio adottato non come una petitio principii per giustificare acriticamente e a ogni costo la storicità di tutti gli episodi evangelici, ma in quanto supposizione d’intenti che mira a non escludere fin dall’inizio una base storica a eventi prodigiosi o narrati in quanto tali; e che positivamente sollecita l’impegno dell’autore a ragionare come un detective in tutte le direzioni possibili («con i risultati della scienza storica, dell’archeologia, della papirologia, della storia delle religioni e della letteratura, e con molti altri contributi conoscitivi provenienti dalle scienze applicate dell’antichità» p. 12) per proporre la sua soluzione circa la verità storica degli otto argomenti trattati nel suo volume.
L’importante risultato ottenuto dal lavoro di Thiede è sicuramente quello di fornire un’immagine dell’unico Gesù reale; un’unità indistinguibile tra il Cristo della fede e il Gesù della storia datoci dai Vangeli canonici, un tempo completa, oggi rintracciabile solo tramite una ricostruzione che utilizza massimamente le poche informazioni pervenuteci. In definitiva, si può affermare che l’intero sviluppo argomentativo proposto da Thiede non mira a raggiungere la «certezza scientifica » degli argomenti discussi, ma è il risultato di diverse «supposizioni fondate» (p. 53) con solide prove e ragionamenti, davvero poco fantasiosi, quindi non facilmente confutabili.
Tratto dalla rivista Asprenas n. 1-2/2010
(http://www.pftim.it)

