Recensione su “Paolo VI. Il Papa della luce”
Titolo
Paolo VI. Il Papa della luce
Autore/i:
Cristina Siccardi
EAN
9788831533898
Altri dati
432 pagine, pubblicato nel May 2008
Editore
Paoline Edizioni
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L’Autrice, della quale abbiamo letto e commentato, apprezzandole e gustandole, molte altre biografie, presenta la figura di Paolo VI, rilevandone significative sfumature. Il volume, composto di 30 capitoli ricco di informazioni direttamente attinte da fonti sicure, si legge bene, anche per la chiarezza grafica, ed è consigliabile ad ogni tipo di lettore, giovane o adulto, acculturato o no, credente di qualsiasi fede o non credente ad alcuna o, semplicemente lontano. In quest’anno dedicato a San Paolo, leggere gli scritti di Paolo VI è come risentire Paolo di Tarso, che parla ancora a tutti noi.
Anche il suo correre di penna è tutto paolino: lo stile è lapidario, chiaro, non sottoponibile a riduzioni; le sue frasi o si scrivono come sono state dette o è meglio tralasciarle; non si possono tagliare o ridurre. Come sottolinea l’A. era capace di dare pertinenza alla minima parola (p.229). Quanto mai significativo è il sottotitolo del libro in esame: il papa della luce. Egli, infatti, indicava e illuminava la verità […] una luce che riusciva a trasmettere perfettamente nell’incontro a due (cf pp. 11 e 118). L’Autrice si è avvalsa di testimonianze dirette fornitele dalle persone che lo avevano frequentato di più, quali mons. Macchi, Suo segretario per 24 anni, Jean Guitton ed altri protagonisti della vita ecclesiale e sociale del tempo e Lo presenta prima di tutto come sacerdote, monaco missionario, innamorato di Cristo, finissimo interprete e conoscitore dell’animo umano, al quale ha guardato sempre con amore; un intellettuale curioso, un amico degli artisti e dei letterati, un uomo del dialogo e dell’ascolto; amico dell’uomo. E di questa Sua attenzione per l’uomo, ne è prova anche l’omelia pronunciata a chiusura della nona sessione del Concilio, che potrebbe essere definito un inno all’uomo, visto nella sua interezza.
Il papa sottolineava che la Chiesa del Concilio si è occupata dell’uomo quale oggi si presenta, l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa non soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà […] l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce, l’uomo che ride di sé e che piange…l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa (cf Omelia, 7 dicembre 1965). Paolo VI non era un retrogrado, un nostalgico del passato, ma un pensatore attento che, scrutando i tempi, dava suggerimenti precisi per come muoversi di fronte al nuovo che avanzava. Per l’edificazione di molti, è forte la tentazione di riportare ancora alcune pagine di questo ricco volume. Non è possibile dilungarci di più in una presentazione ed allora l’augurio che siano in molti ad attingere direttamente alla fonte. Sarà un bene individuale che ricadrà a beneficio di molti perché il papa della luce con i suoi scritti, può continuare a illuminare e chiarire gli errori dell’uomo contemporaneo ed, in particolare, del cattolico, del battezzato.
Tratto dalla Rivista di Scienze dell'Educazione n. 3/2008
(http://www.pfse-auxilium.org)

