Recensione su “Paolo. Vita, viaggi, teologia”
Titolo
Paolo. Vita, viaggi, teologia
Autore/i:
Fitzmyer Joseph A.
EAN
9788839908322
Altri dati
256 pagine, pubblicato nel May 2009
Editore
Queriniana Edizioni
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Nel 1990 usciva negli Stati Uniti The New Jerome Biblical Commentary, tradotto in italiano dall'editrice Queriniana nel 1997 e riedito dalla stessa editrice nel 2002 con il titolo Nuovo Grande Commentario Biblico. Di quest'opera conosciuta e apprezzata fanno parte due articoli monografici firmati da J.A. Fitzmyer: «Paolo» e «Teologia paolina». Il presente volume ripropone questi due contributi in formato libro, presentandoli nella collana »Giornale di teologia».
Il formato e il titolo possono dunque ingannare, nel senso che lasciano intuire qualcosa di più semplice. In realtà il volume è una vera e propria teologia di Paolo (per quando l'A. si schermisca definendolo un «breve abbozzo», p. 228); per un pubblico intermedio, che abbia già una conoscenza di base delle lettere paoline, è uno strumento ottimo: recuperati in due battute vita e viaggi dell'Apostolo, offre un approfondimento non banale della sua teologia. Lo stile è quello conosciuto di Fitzmyer: meticoloso, analitico, sicuro nell'argomentazione, si confronta con molti autori prima di esprimere la sua opinione in merito alle questioni affrontate; non è facile da seguire per l'articolazione del pensiero, ma la scrittura in sé è piana e accessibile. Unica pecca in proposito è l'aspetto grafico: paragrafi lunghi e assenza di note a pie' di pagina con i riferimenti agli autori che si moltiplicano a dismisura nel corpo del testo, tutto questo rende inutilmente complessa la lettura.
Lo schema della parte teologia è molto chiaro. Un primo capitolo introduce obiettivi, limiti e problemi aperti; qui l'A. ribadisce anzitutto che la teologia di Paolo è «una» delle teologie del NT e inoltre che non si tratta di una teologia sistematica. Cose scontate, ma fondamentali per le conseguenze che comportano: anzitutto «un'esposizione valida della teologia paolina deve accertare prima di tutto ciò che Paolo volle dire, e in questo senso deve essere descrittiva»; in secondo luogo può essere che Paolo relativamente a qualche questione teologica si esprima in maniera «embrionale», per cui nel rileggerlo non dobbiamo dimenticare che «l'ulteriore sviluppo dogmatico può aver eliminato quella apertura di formulazione» che era presente nel pensiero di Paolo e dunque lo storico del dogma o il teologo dogmatico non possono sostenere che questo sviluppo posteriore sia il significato preciso di un testo di Paolo. «Da qui dunque la necessità di rispettare la teologia paolina per quella che è» (54-56).
Posta questa premessa fondamentale, un secondo capitolo delinea l'ambiente giudaico, ellenistico e cristiano di Paolo; non solo in questo paragrafo, ma anche nella presentazione successiva si vede da parte dell'A. una particolare capacità di inserire il testo nel contesto storico-culturale di origine. Tipico di Fitzmyer; particolarmente apprezzabile qui.
Il terzo e amplissimo capitolo presenta le prospettive dominanti della teologia di Paolo: la soteriologia cristocentrica, l'antropologia, l'etica. Anche in questo caso le idee sono chiare e lo svolgimento ordinato: «Se la teologia di Paolo è prevalentemente una cristologia, si deve insistere sul suo carattere funzionale. A Paolo non interessava molto spiegare la costituzione intrinseca di Cristo in sé; egli predicava ‘Cristo crocifisso', Cristo in quanto significativo per l'umanità» (81). Oggi tale impostazione è abbastanza diffusa e non sembra una novità; al tempo dell'originale inglese dell'articolo lo era di meno. I singoli temi sono poi approfonditi nel dettaglio, in modo analitico ma chiaro; alcuni paragrafi sono quasi articoletti a sé, molto utili per una presentazione di alcuni temi a livello di istituti teologici (ad esempio i titoli «Figlio di Dio», «Cristo» e «Signore» alle pagine 105-115).
Il volume si chiude con una poderosa lista delle abbreviazioni (che basterebbe per intuire la portata del lavoro), preceduta dalla bibliografia generale. Sono sufficienti quattro pagine per la bibliografia finale (accuratamente aggiornata in Italiano), perché ad ogni capitolo e anche più spesso c'è una bibliografia specifica molto dettagliata; unico limite è che, a parte qualche puntata oltre, ci si ferma generalmente agli anni '70 - ma ancora una volta non dobbiamo dimenticare che si tratta della riedizione di un testo di qualche anno fa.
Tratto dalla rivista "Studia Patavina" 2008, nr. 3
(http://www.fttr.it/web/studiapatavina)

