Recensione su “Attacco a Ratzinger”
Titolo
Attacco a Ratzinger
Autore/i:
Rodari Paolo, Tornielli Andrea
EAN
9788856615838
Altri dati
321 pagine, pubblicato nel August 2010
Editore
Piemme
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«L’unica cosa che non si perdona a Ratzinger è quella di essere stato eletto Papa…». È scritto in quarta di copertina del volume di Paolo Rodari e Andrea Tornielli. È in atto un’offensiva contro la Chiesa, il Papato e, in particolare, il Pontefice. Un attacco basato sul pregiudizio, tanto consolidato quanto inesatto, che ha dipinto il cardinale Ratzinger prima e Papa Benedetto XVI poi come retrogrado conservatore, illiberale e antidemocratico.
L’elenco degli odiatori
Rodari e Tornielli – uno vaticanista de Il Foglio, l’altro de Il Giornale – focalizzano l’attenzione su episodi di cui propongono risvolti e interpretazioni inediti. In primis il discorso di Ratisbona (12/IX/2006), con la citazione “islamicamente scorretta” dell’Imperatore bizantino Manuele II Paleologo (1350-1425), a cui fa seguito una campagna contro il Papa, alimentata dalla stampa laicista e dal fondamentalismo islamico, che degenera in violenza. C’è chi mette in relazione l’episodio con l’uccisione di una suora a Mogadiscio. La vicenda contiene peculiarità ricorrenti: l’uso strumentale della citazione estrapolata dal contesto; l’adesione di esponenti cattolici ostili al Papa; la debolezza del sistema di comunicazione del Vaticano.
In altri frangenti spicca il dissenso dei cattolici “progressisti”. È il caso delle polemiche seguite al Motu proprio Summorum Pontificum (2007) – che liberalizza la Messa in Rito Romano Antico (nella versione di Giovanni XXIII del 1962) – e alla remissione della scomunica a quattro vescovi consacrati da mons. Marcel Lefebvre senza il consenso della Santa Sede.
Nel caso del motu proprio, la questione esula l’aspetto liturgico e tocca l’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. I “progressisti” fanno quadrato intorno a quella che Benedetto XVI stesso ha definito “ermeneutica della rottura” a cui il Papa oppone l’esatta “ermeneutica della continuità”, che inserisce il Concilio nel flusso della tradizione della Chiesa e non lo vede come spartiacque fra un prima opprimente e retrogrado e un dopo aperto e moderno.
Marzo 2009: il Papa va in Africa. In aereo risponde ai giornalisti. Philippe Visseyrias, di France 2, gli pone una domanda sull’AIDS e il Papa asserisce che la distribuzione di preservativi non risolve ma aggrava il problema.
Il Pontefice tecnicamente ha ragione – e in seguito lo confermeranno vari immunologi – ma la sua risposta viene anche in questo caso decontestualizzata e strumentalizzata ad hoc, e relega in secondo piano – soprattutto in Europa e negli USA – i richiami sulla crisi del continente africano e la energica denuncia delle malefatte delle istituzioni internazionali e di alcune multinazionali in Africa.
Inquietante l’intervento di alcuni governi (Spagna, Francia, Germania) che chiedono al Papa di scusarsi e del Parlamento Europeo ove una mozione di censura del Pontefice non passa, ma raccoglie 199 voti.
Inusitati attacchi provengono “da destra” riguardo all’enciclica Caritas in veritate (2009), gli americani George Weigel e Michael Novak la giudicano ingiustamente ostile al modello di capitalismo prevalente negli Stati Uniti, mentre la Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus (2009), con cui il Papa apre agli anglicani delusi dalle derive della propria comunità (sacerdozio femminile, matrimonio omosessuale), scatena critiche bipartisan. A sinistra è giudicata pericolosa per l’ecumenismo, a destra si ritiene che l’accoglienza nella Chiesa Cattolica di sacerdoti anglicani sposati possa compromettere la difesa del celibato.
Il dolore più grande
La crisi più grave è quella relativa agli abusi sessuali, a cui Rodari e Tornielli dedicano tre ampi capitoli. Sottolineando che si tratta di fatti reali, ancorché non circoscritti alle sole realtà cattoliche, gli Autori rispondono alle critiche, mosse anche da vescovi e cardinali, rilevando che se c’è stato un uomo rigoroso nei confronti dei preti pedofili questi è stato il cardinale Ratzinger in veste di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Semmai egli avrebbe incontrato ostacoli negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II che, sempre più malato, non seguiva tali vicende delegandole a collaboratori a cui andrebbero ascritte eventuali responsabilità.
Tre tipi di attacchi sono rivolti al Pontefice: il primo è ispirato dalle lobby laiciste, omosessuali, massoniche, femministe, dalle multinazionali farmaceutiche che vendono prodotti abortivi, dagli avvocati che chiedono risarcimenti miliardari per i casi di pedofilia. Un universo complesso che dispone delle nuove tecnologie d’informazione e vede nel Pontefice il principale ostacolo ad una società relativista.
Alleato, più o meno consapevole, di questi gruppi è il secondo avversario, il progressismo cattolico. Attraverso le opinioni dei cattolici progressisti i media laicisti occultano la propaganda anticattolica contrabbandandola come appoggio contro un Papa reazionario che vorrebbe azzerare il Concilio e stravolgerne lo “spirito”.
Infine il terzo avversario, involontario ma non meno pericoloso. Si tratta dei non pochi “autogol” segnati dai collaboratori del Papa. Qualche volta per lentezza nelle reazioni, altre volte per scarso o assente coordinamento fra istituzioni vaticane. L’impressione è che Oltretevere si fatichi a stare al passo con la comunicazione del XXI secolo i cui tempi di reazione si misurano ormai in minuti, quando non in secondi.
Benedetto XVI sa di essere sotto attacco, ma è sereno. Insiste sul fatto che la salvezza della Chiesa verrà dalla fedeltà alla preghiera, dalla meditazione, dall’imitazione di Cristo. La Chiesa, insomma, per essere ancora modello non deve preoccuparsi di emulare i modelli dominanti ma piuttosto essere fedele a se stessa.
Tratto dalla rivista Radici Cristiane n. 59 - Novembre 2010
(http://www.radicicristiane.it)

