Recensione su “Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo”
Titolo
Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo
Autore/i:
Biffi Giacomo
EAN
9788882724207
Altri dati
240 pagine, pubblicato nel 2008
Editore
Cantagalli Edizioni
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Un libro del card. Biffi è anzitutto un piacere letterario, per la sapidità manzoniana del suo scrivere, dove pensiero, esperienza e giudizio si intrecciano istruendo il lettore tramite una via serena, arguta, concreta, semplice, lineare, chiara. E solida, per i riferimenti, come nel caso nostro, alla sorgente del vangelo. L’A., arcivescovo a Bologna ora a riposo, intende parlare di pastoralità, e dunque di pastori e pecore, riferendosi al clero e alla gente di Bologna, con stile amoroso, schietto, concreto, incoraggiante.
La sua esposizione procede in due parti. La prima, chiamata “riflessioni fondamentali”, delinea in 12 capitoletti l’identità del pastore oggi, puntando l’attenzione su Gesù buon pastore, la Chiesa come piccolo gregge, la relazione tra pastori e pecore, il compito della verità, dell’annuncio e catechesi, l’impegno per la riconciliazione. La parte seconda contiene cinque “riflessioni complementari” dedicate ai sacerdoti per mettere in rilievo aspetti della loro vita: dall’essere ordinati preti, alla pratica della castità, al servizio sacramentale, sfociando sui due temi forti della spiritualità del prete e della sua formazione permanente e seminaristica. Chiude un’appendice nostalgica sul seminario di Venegono (sede dei seminari milanesi), sulla sua “lezione” di grandissimo valore, purtroppo oggi disattesa, a parere dell’A. Indubbiamente si può vedere nel testo prese di posizione definibili tradizionali (non vi è un cenno sulla pratica della Scrittura nell’ambito della spiritualità sacerdotale), ma quanto viene scritto è saggio, dice cose vere, in maniera equilibrata, con schiettezza («In ventisette anni è stata la sola volta che ho esposto con agio ai vescovi italiani qualche mio pensiero», a proposito di una sua relazione all’Assemblea CEI nel 1992, p. 213). Considero questo libro di memorie vive, che certamente i preti bolognesi riceveranno con gioia, come il vecchio, resistente ceppo su cui impiantare il nuovo.
Tratto dalla rivista "Salesianum" 72 (2010) 3, 596-597
(http://las.unisal.it)

