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La Voce dei clienti [ultimi 10 commenti inseriti]

Don Salvatore Monte il 19 ottobre 2018 alle 10:34 ha scritto:

La missione della Chiesa non è parlare dell’uomo, ma della salvezza offerta dal Padre in Cristo. È l’uomo che deve essere salvato ed è Dio fatto uomo che lo salva. Cosa la Chiesa pensa dell’uomo? Da una parte la Chiesa con questa antropologia presenta se stessa all’umanità e dall’altra getta una base sicura su cui può giudicare alla luce della fede questa umanità. Si tratta di “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del vangelo”. Fino al concilio la Chiesa non si era resa conto che poteva imparare dalla realtà umana in ordine alla missione salvifica.
Così come tutti i documenti conciliari questo testo è un pietra miliare da cui non si può prescindere.


Don Salvatore Monte il 19 ottobre 2018 alle 10:07 ha scritto:

Ciò su cui voglio soffermarmi in questo commento è un aspetto fondamentale per la vita del cristiano e della chiesa trattato proprio allineano di questa costituzione dogmatica e cioè la figura di Maria in rapporto alla Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha affermato che il nome di Maria evoca il mistero di Cristo e della Chiesa. Con il cap.VIII di LG si mettono insieme la componente cristologica e quella ecclesiologica tentando la sintesi nel rapporto Cristo-Chiesa. È questo il rapporto che consente la trascendenza e l’immanenza di Maria rispetto alla Chiesa; in forza di un volere divino è la prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo, ma anche la madre di tutti gli uomini e in particolare dei credenti. Maria allora precede ogni creatura e la Chiesa stessa come “termine fisso di eterno consiglio” nel dono e nel possesso della grazia pur restando solidale con noi stirpe di Adamo. Il concilio afferma che “Maria nella Chiesa santa occupa, dopo il Cristo, il posto più alto e più vicino a noi” (LG54) essendo della Chiesa il membro più eminente e singolare (LG 53). Leggere questa costituzione dogmatica è importantissimo per la vita di un fedele non solo per l'aspetto che ho sopra condiviso ma proprio per comprendere il grande mistero della Chiesa.


Don Salvatore Monte il 19 ottobre 2018 alle 09:43 ha scritto:

Gestes Verbisque.
Cristo parlava in parole e opere, ecco ciò che più mi rimane di questa costituzione dogmatica !
Non riguarda solo l’intelligenza ma soprattutto l’esperienza. Da qui viene anche tutto il discorso fatto intorno al catechismo che deve essere prima di tutto esperienza di Cristo e non solo intelligenza.
Questo PAROLE e OPERE è un superamento dell’intellettualismo, del neotomismo. Il rischio è stato proprio quello di ridurre la rivelazione a semplice messaggio (parole), e non come qualcosa da vivere, un coinvolgimento ( parole e opere).


Salmi
Edizioni Dehoniane Bologna (dicembre 2013, 224 p.)

Giovanni Basile il 18 ottobre 2018 alle 20:08 ha scritto:

Testo e apparato note della Bibbia di Gerusalemme, tutto per pochi euro. Queste pubblicazioni risultano preziose per invogliare alla riflessione, anche breve, durante la giornata. Leggere il salmo, aiutandosi con le note, meditare e metabolizzare il messaggio.


Giovanni Basile il 18 ottobre 2018 alle 19:49 ha scritto:

Un piccolo dizionario, semplice, sintetico, ma abbastanza completo. Lo si può consultare con molta facilità e tanta praticità. Un vero prontuario, a pochi euro, per chi sa poco o niente sulla Bibbia. Ben vengano, dunque, pubblicazioni così.


Giovanni Basile il 18 ottobre 2018 alle 19:36 ha scritto:

Ho letto con attenzione questo commento. Chiaro, puntuale, profondo, ricco di spunti, talvolta forse un po' prolisso, ma meglio eccedere. Il testo non è però quello ufficiale: tuttavia, questo non cambia il mio giudizio più che positivo sul volume.


Gesù e le donne - Enzo Bianchi
Enzo Bianchi Einaudi (novembre 2016, 136 p.)

Monica Moioli il 18 ottobre 2018 alle 17:50 ha scritto:

GESÙ E LE DONNE: UN INCONTRO PRIVILEGIATO

Nella moltitudine umana incontrata ed amata da Gesù nella sua vita sulla terra, durante il suo cammino in cerca dell'essere umano e della sua finitezza, della sua imperfezione, della sua malattia, per guardarlo e in un solo gesto salvarlo, tantissimi sono gli uomini, i "maschi", e quasi tutti noi li conosciamo per nome, dal momento che gli evangelisti, testimoni e cronisti della vicenda terrena del Maestro, li presentano spesso in modo molto dettagliato.

Eppure seguono Gesù anche moltissime donne. Moltissime abbandonano il ruolo in cui la cultura giudaica del tempo le relegava - mogli, madri, sottomesse all'uomo e dedite alla cura della casa e della famiglia - e si fanno discepole del Messia. A Lui si affidano, gli parlano, lo ascoltano, lo invocano, lo glorificano, lo amano, addirittura lo toccano, lo accarezzano, lo baciano.

Sono tuttavia donne senza nome e vengono presentate secondo il loro status. Sono vedove, malate, straniere, peccatrici. Sono donne escluse, povere, tenute ai margini della società dai perfezionisti della legge, i "giusti incalliti", incapaci di uno sguardo d'amore, incapaci di misericordia. Sono spesso considerate impure e sono quindi già colpevoli e intoccabili. Ciò nonostante queste donne lasciano il segno nei racconti del Vangelo e nella vita di Gesù nella misura in cui anche Gesù lascia il Segno nella loro. Esse diventano infatti testimoni privilegiate della sua missione e del suo amore. Anche se anonime, Egli le chiama a sé, le attira a sé ed esse offrono a Lui tutta la loro dedizione, il loro amore, la loro passione. La vedova al tempio dà tutto ciò che ha e diviene testimonianza della Carità, la donna che unge il capo di Gesù con il prezioso e profumato nardo diventa esempio di disinteressato dono, ed "in memoria di lei si dirà quello che ha fatto" (Mc 14, 3-9).

E così le altre donne che intrecciano con Gesù la loro vita, il loro cammino. Così le sorelle Maria e Marta, così le "apostole del Risorto", che apprendono dall'angelo al sepolcro che il Signore non è più in quel luogo.
Infatti, là, dove nemmeno i discepoli - tutti tranne uno, quello che Gesù amava - sono riusciti ad arrivare per paura, ci sono le donne. Sono presenti, sono insieme a Lui, sotto la sua croce, ad amarlo anche tradito e sofferente, così come lo avevano amato vivo e nel suo corpo di uomo che avevano osato toccare, profumare, baciare. Le donne sono le testimoni privilegiate della risurrezione del Signore. Come erano state testimoni del suo amore e della sua misericordia, ora sono testimoni del suo dolore e della sua morte "terrena". Avevano in qualche modo "previsto" ed "annunciato" questa morte, che sarebbe stata assenza dolorosa dalla loro amicizia (come per Maria di Magdala, con il suo pianto disperato presso il sepolcro vuoto) e ne avevano detto la gloria e ne avevano unto il corpo (come Maria di Betania) con un gesto preconizzante.

Un universo femminile, insomma, semplice ma determinante nei Vangeli, che testimoniano quanto per il Maestro le donne fossero tutt'altro che figure "marginali e subalterne" e quanto Egli invece le amasse e le cercasse. Così Enzo Bianchi, priore della Comunità Monastica di Bose, delinea nel suo libro "Gesù e le donne" il ruolo delle donne appunto nei vangeli sinottici e in quello secondo Giovanni - in cui le figure femminili sono ancora più rilevanti e diventano "paradigmatiche" - tracciando brevemente la storia del rapporto tra "maschio" e "femmina" nella misogina società e tradizione culturale ebraica dal Vecchio al Nuovo Testamento fino al rivoluzionario - e generalmente percepito dai più come fastidioso ed irritante - rapporto di Gesù con loro.

E poiché, afferma Bianchi, "osservare i rapporti, le relazioni che una persona intesse e coltiva è uno dei modi più fecondi per conoscerla", conoscere le persone che Gesù frequentava aiuta a comprendere Lui di più e meglio. E dovrebbe anche aiutare la Chiesa a tornare "semplicemente a ispirarsi alle parole e al comportamento di Gesù verso le donne", un comportamento che superava "l'inculturazione del Vangelo nel mondo ellenico" e "la pesante eredità del giudaismo farisaico" che volevano la donna sottomessa all'uomo e silenziosa nella comunità, ridonandole una nuova identità spirituale e dignità paritaria con il maschio. Perché "Non c'è giudeo nè greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio nè femmina".


Don Bruno Tarantino il 18 ottobre 2018 alle 12:47 ha scritto:

Un approccio alla Parola moderno che ne fa scaturire tutte le potenzialità nascoste. Quando ermeneutica, poesia e letteratura si danno la mano producono autentici gioielli teologici come questo libro. Lettura superconsigliata anche in vista della nuova evangelizzazione tanto desiderata e sollecitata dagli ultimi pontefici.


Don Bruno Tarantino il 18 ottobre 2018 alle 12:44 ha scritto:

Un libro che non può mancare nella libreria non solo di ogni credente ma di ogni uomo e donna che cerca di leggere le proprie inquietudini alla luce di una possibile speranza. Da leggersi più e più volte. Soprattutto con la matita in mano per fermare alcune perle esistenziali presenti nello stesso.


Don PARROCCHIA DEI SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI il 18 ottobre 2018 alle 12:08 ha scritto:

La nuova edizione de "Le ordierne preghiere eucaristica" di Enrico Mazza è un ottimo e valido strumento di studio, per tutti coloro che vogliono attingere al grande tesoro eucologico dell' "Azione di Grazie" presente nel Messale Romano e così alimentare la fede nel Signore.