E-book - LibreriadelSanto.ithttps://www.libreriadelsanto.it/it-itRivista di Pastorale LiturgicaINDICE

Editoriale

2 Manuel Belli

Il sabato e l’uomo

Studi

4 Hélène Bricout

Il diritto e la coscienza ecclesiale

9 Massimo del Pozzo

L’eredità liturgica del Codice del 1917

14 Umberto Rosario Del Giudice

Discontinuità strutturale e rinnovamento atteso

19 Daniele Piazzi

Praenotanda e rubriche

24 Andrea Grillo

Diritto liturgico e diritto sacramentale

29 Pietro Maranesi

Tra teologia e diritto canonico

36 Giuseppe Costa

Diverse velocità: tra teologia, prassi e norma

42 Manuel Belli

Il valore energetico del precetto

47 E lena Massimi

Tra “universalizzazione” e “particolarizzazione” Formazione

53 A lessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

6. La norma e la regola

58 N orberto Valli

Spes non confundit

6. La speranza viene dallo Spirito

Asterischi

63 Bruce T. Morrill

Se si sbaglia la formula?

Un caso concreto

68 Segnalazioni

69 Indice annata 2025

 

EDITORIALE

Manuel Belli

Il sabato e l’uomo

«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). Si tratta di una di quelle frasi di Gesù che probabilmente più si è prestata a diventare una sorta di bandiera di una sensibilità, in questo caso legata a un certo modo di guardare la realtà con un sospetto sullo sfondo per le regole. Ricordo che, da seminarista, era una delle citazioni preferite in occasione dei conflitti con le autorità: gli studenti con un’indole poco incline ad accettare norme non condivise la usavano a fronte di regole considerate sterili. Il problema è che non è facile andare oltre a reazioni di pancia quando si parla di regole, in quanto vanno a solleticare quel pezzo di adolescenza irrisolta che tutti portiamo dentro. Secondo le più classiche teorie sulla genesi del senso morale, noi passiamo da una morale convenzionale a una morale autonoma con l’avvento dell’adolescenza: le regole per un bambino sono assolute in quanto garantite da un’autorità. La loro obbedienza ci restituisce un volto accettabile di noi stessi: se segui quello che dicono i genitori sei “bravo”, altrimenti sei “cattivo”. Da adolescenti iniziamo a scoprire che il mondo è più complicato: le norme hanno senso perché custodiscono un valore e i valori richiedono di essere compresi dentro la complessità della realtà. Talvolta la realtà risulta così complessa che il binomio valore-norma potrebbe essere risolto in modalità regressiva. La norma ha qualcosa di rassicurante e le si potrebbe attribuire una sorta di potere magico: se seguo una norma posso essere considerato nel giusto, al di là dell’oggetto del valore. Ho sempre vissuto con grande insofferenza dei contesti ecclesiali dove si inizia a lavorare su un valore, ma, di fronte al disaccordo, si finisce per invocare l’autorità che, con una norma, dirima la questione e tutti si attengano; l’unico valore accettabile sarebbe l’obbedienza alla norma, per non affrontare il problema del conflitto. Il rito per antonomasia ha dei caratteri istituzionali e normativi. Louis- Marie Chauvet sostiene che la liturgia è interruzione simbolica dell’esistenza: il rito realizza la propria identità e “funziona” nella misura in cui è in grado di istituire un tópos, ossia un luogo, “altro” rispetto al quotidiano: l’eterotopia del rito consente così «di passare dal regime funzionale della fruibilità delle cose al regime simbolico del lo ro senso»1. Eberhard Jüngel sostiene che nella liturgia avviene una «interruzione elementare del contesto vitale mondano»2. Il rito realizza la propria capacità di eterotopia anche grazie alla sua normatività: il rito non è manipolabile e addomesticabile, impatta con il soggetto nella misura in cui ne viene custodita l’alterità. E la norma dovrebbe custodire la capacità rituale di scompaginare il soggetto. Ma non è facile lasciarsi scompaginare: potrebbe prevalere il desiderio di cercare nel rito rassicurazione, rinforzo dell’identità, senso di appartenenza. In questa logica potrebbe accadere un paradosso: eseguire la norma nella sua più rigida oggettività come semplice alimento della soggettività. E così le norme, che dovrebbero custodire il “tu” del dialogo tra il Signore e il credente nel rito, diventano monologo rassicurante. Certamente, una norma che non obbliga a nulla non è una norma. Ma una norma il cui unico valore è “obbligare” per innescare logiche rassicuranti non è una norma generativa. Celebrare un rito senza incontrare il Signore non sarebbe tale: la norma è essenziale per custodire un’alterità che non sia illusoria. Ma la norma non è esente da ambiguità: eseguire pedissequamente tutte le norme rituali potrebbe paradossalmente disinnescare lo specifico relazionale del rito. Ma quali sono le norme rituali? Come si è dato il rapporto norma-rito nella storia? Quali sono state le ambiguità? E quali le risorse? Il numero di Rivista di Pastorale Liturgica che qui inizia vorrebbe entrare nelle pieghe del delicato rapporto tra norma e liturgia.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027598/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027598/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlMon, 22 Dec 2025 16:57:59 +0100
Servizio della ParolaINDICE

Editoriale

Costellazioni

Coordinate

Il respiro dei giorni

2ª domenica dopo Natale – 4 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

Epifania del Signore – 6 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

celebrazione della parola

Battesimo del Signore – 11 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

2ª domenica ordinaria – 18 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

celebrazione della parola

3ª domenica ordinaria – 25 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

4ª domenica ordinaria – 1 febbraio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

5ª domenica ordinaria – 8 febbraio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

6ª domenica ordinaria – 15 febbraio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

 

EDITORIALE

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA

di Davide Arcangeli

Uno degli aspetti più rilevanti del rinnovamento di Servizio della Parola è il notevole sforzo dedicato allo studio delle celebrazioni della Parola, per gli aspetti sia rituali che pastorali; ci pare che abbia portato all’offerta di materiale di ottimo livello, che i nostri lettori e lettrici potranno reperire sulla rivista in formato cartaceo o scaricare online collegandosi alla pagina del fascicolo sul sito dell’Editrice Queriniana. Ogni numero di questa annata avrà, nella rubrica intitolata Costellazioni, un intervento di don Stefano Borghi, che ci aiuterà ad affrontare i principali nodi pastorali e rituali relativi alle celebrazioni della Parola, a partire da un puntuale commento al Direttorio Christi ecclesia, punto di riferimento per la chiesa universale, pubblicato dalla Congregazione per il Culto divino il 2 giugno 1988. Don Stefano ha recentemente dato alle stampe il frutto delle sue fatiche dottorali, in un interessante libro dal titolo: Dieci parrocchie e un solo parroco. Quali celebrazioni? Quale comunita? Approfondendo il contributo pastorale di conferenze episcopali del nord Europa e del nord America, che per prime si sono confrontate con le questioni liturgiche e pastorali relative alle celebrazioni della Parola, don Stefano ha ravvisato nell’“efficacia rituale” il principio teologico-pastorale attorno a cui far ruotare la buona qualità celebrativa delle celebrazioni della Parola, come pure dell’eucaristia. Siamo molto contenti che nel frattempo don Stefano sia diventato membro del Direttivo della nostra rivista e ci possa aiutare in questo percorso di approfondimento. Alla sua cura si devono anche i primi “schemi” rituali di celebrazione della Parola che abbiamo iniziato a pubblicare nello scorso fascicolo e che ci accompagneranno lungo tutta questa annata. Partiamo anzitutto dal nome: “Celebrazioni Domenicali in Assenza di Presbitero”, come le definisce il Direttorio? Oppure “Assemblee Domenicali in Attesa di Presbitero”, come si usa più recentemente nella tradizione francese – con una formulazione forse più intonata alla speranza del ritorno di vocazioni presbiterali? Noi abbiamo preferito utilizzare una formula che, con più semplicità e senza far riferimento alla presenza, assenza o attesa del presbitero che presiede l’eucaristia, le definisce come “celebrazioni della Parola”. Sembrerebbe un’ovvia considerazione affermare che le celebrazioni della Parola esistevano anche prima dell’emergenza pastorale del calo numerico dei presbiteri: le veglie funebri sono di fatto celebrazioni della Parola, i sacramenti come il battesimo, il matrimonio e l’unzione degli infermi, al di fuori di una celebrazione eucaristica, si amministrano nel contesto di celebrazioni della Parola. Il rito della riconciliazione prevede ordinariamente una celebrazione della Parola. In senso ampio, la liturgia delle ore è una celebrazione della Parola. D’altra parte, il bisogno pastorale oggettivo dovuto alla carenza di preti – che in tante diocesi, specialmente nel centro- nord Italia, sta emergendo in modo sempre più sentito – evidenzia un’istanza teologico-pastorale e celebrativa che precede i bisogni pastorali e le soluzioni tecniche per soddisfarli e che concerne l’importanza di riscoprire la celebrazione della Parola come un aspetto fondamentale del celebrare con una sufficiente qualità ed efficacia rituale. A questo riguardo una buona e bella celebrazione della Parola non solo non si pone in competizione – mai lo potrebbe! – con una celebrazione eucaristica, ma anzi ne alimenta il desiderio, allo stesso modo in cui una liturgia della Parola ben celebrata costituisce la prima mensa che introduce naturalmente all’altra mensa, quella eucaristica. Così l’eucaristia viene riscoperta come fonte e culmine di tutta la vita cristiana, in tutte le sue dimensioni, rituali ed esistenziali. E può persino giovarsi di una nuova sensibilità e di un contesto rituale ed ecclesiale plurale: più articolato, più diversificato. A questo, si aggiunga il fatto che buone celebrazioni della Parola possono oggi introdurre le persone che si affacciano alle nostre comunità in una soglia rituale che è in grado di coinvolgere ed evangelizzare con maggiore adattabilità (si pensi solo alle celebrazioni esequiali della Parola) coloro che si trovano ai margini della vita ecclesiale, per accompagnarli in una rinnovata iniziazione cristiana, con un’ispirazione catecumenale, verso la piena partecipazione attiva all’eucaristia. Una simile impostazione si può ritrovare nel rituale del catecumenato degli adulti, che dovrebbe essere un punto di riferimento per ogni itinerario di riscoperta della fede rivolto a tanti battezzati che oggi non vivono più le esigenze liturgiche ed esistenziali della vita cristiana. Se talvolta celebrazioni della Parola un po’ improvvisate si percepiscono come delle “mimesi” improprie dell’eucaristia o come delle “messe senza consacrazione”, questo accade per la mancanza di formazione delle figure ministeriali e diaconali e, più ampiamente, per una carenza abbastanza grave di consapevolezza e di vita liturgica nelle nostre comunità. Proprio per questo motivo abbiamo inteso offrire uno schema di celebrazione della Parola che si differenzi notevolmente dal rito della celebrazione eucaristica (che non si arrivi “per sottrazione”), mostrandone le peculiarità e i possibili adattamenti: un rito della luce precede la liturgia della Parola e, dopo l’omelia/commento, si trovano un rendimento di grazie, una richiesta di perdono/conversione, una formulazione di intercessione. Con questa proposta non pretendiamo di “sventolare” uno schema ufficiale e dotato di autorevolezza, ma solo, con umiltà e coraggio, di offrire interpretazioni, scenari e materiali che possano ispirare le nostre iniziative pastorali. Senza paura di provare, adattare e crescere nella vitalità celebrativa e formativa delle nostre comunità.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027581/servizio-della-parola.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027581/servizio-della-parola.htmlMon, 22 Dec 2025 16:41:37 +0100
Parole di VitaSOMMARIO

Antonio Landi

PAOLO E LA FINALE

DEL LIBRO DI ATTI (28,16-31) 3

Andrea Albertin

UNA CHIESA CHE “SCONFINA”,

SECONDO IL PROGETTO DEL RISORTO 8

Ombretta Pettigiani

PREGHIERA E GESTI

DELLA COMUNITÀ CREDENTE 13

Annalisa Guida

«VENITE E RIMANETE

NELLA MIA CASA» (AT 16,15) 18

Lorenzo Gasparro

«LO SPIRITO SANTO E NOI». LO SPIRITO,

VERO PROTAGONISTA DEGLI ATTI? 24

Giacomo Violi

L’INCOMPLETO DEGLI ATTI.

CHE FINE HANNO FATTO…? 29

Approfondimenti

Dario Garribba

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO. ROMA 34

Vito Mignozzi

QUESTIONI TEOLOGICHE.

RITROVARE UNITÀ NEL CONFLITTO.

IL METODO ECCLESIALE IN AT 15 39

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

Immaginando At 29: fini, confini e sfide 44

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

«Un denaro al giorno» (Mt 20,2). La giusta retribuzione 47

PELLEGRINAGGI di Giacomo Violi

Pellegrinaggi micaelici. La Linea Sacra di san Michele 50

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

Da Cristo alla chiesa: il giubileo oggi 54

INDICE 2025 56

ARTE di Marcello Panzanini

In tre fotogrammi una vita intera.

San Paolo in trono di Domenico Beccafumi

 

EDITORIALE

L’ultima pagina degli Atti non è probabilmente il finale che ci si potrebbe aspettare, ma forse proprio per questo motivo provoca e coinvolge il lettore. Al capitolo 28 del libro Paolo giunge a Roma (e noi con lui, anche grazie al contributo sulla città di Dario Garribba) per affrontare il processo. Luca, però, non ne racconta l’esito, e neppure il martirio dell’apostolo, ma si congeda dal lettore con una scena “ordinaria”: Paolo è nella casa- prigione mentre parla e annuncia il vangelo. Antonio Landi ci guida nella lettura di At 28,16- 31 e negli “enigmi” della finale del libro e della sua struttura narrativa, ricordandoci che l’intento dell’autore non è quello di trasmettere una biografia completa dell’apostolo, ma mostrare come il messaggio di salvezza da Gerusalemme abbia raggiunto il cuore dell’impero. Testimoniare il Risorto a tutte le genti è il compito affidato da Gesù ai discepoli, chiamati, attraverso le proprie vicende e grazie allo Spirito santo, a farlo vivere nella storia. È lo Spirito, infatti, che guida la chiesa nascente e trasforma i discepoli, illuminandoli nel discernimento e partecipando alla missione (Lorenzo Gasparro). Pur universale e senza confini, la chiesa assiste a una progressiva diversificazione interna – non solo culturale ed etnica, ma anche dei carismi e ministeri e del servizio interno delle comunità stesse –; la koinonìa resta, tuttavia, la cifra con cui affrontare tensioni e contrasti (Andrea Albertin). Oltre alla comunione, altro tratto caratteristico di Atti è la preghiera. Fin dal primo sommario (1,12-14) essa definisce lo stile di coloro che in modo perseverante e concorde attendono il dono dello Spirito, e attuano grazie a essa il discernimento per la vita e nei passaggi di crescita. Non solo lodi, suppliche e intercessione: nella prassi dei credenti compaiono anche alcuni gesti con cui i credenti custodiscono la relazione con il Risorto, ovvero la cena del Signore, l’imposizione delle mani e, soprattutto, il battesimo (Ombretta Pettigiani). Se all’inizio la preghiera è anche preghiera al tempio, emerge fin da subito un altro luogo dove si è «soliti riunirsi» (1,12): la casa e, in particolare, le case di alcune donne, dimore che diventano spazio di preghiera e di raduno per la comunità. Annalisa Guida affronta la questione della trattazione lucana delle figure femminili e il loro ruolo di rilievo nell’accoglienza degli apostoli e della predicazione. Pur spesso presentate in relazione a personaggi maschili, alcune donne in Atti emergono, soprattutto in spazi privati in cui insegnano, predicano o fondano chiese domestiche, come figure indipendenti e intraprendenti, anche se tale protagonismo non corrisponde nel racconto a uno spazio di parola egualmente rappresentato. Il finale “aperto” di Atti e i vari “filoni” annunciati ma non conclusi suscitano nel lettore curiosità e domande, sollecitandolo a continuare la testimonianza «fino ai confini della terra» (1,8). Giacomo Violi ripercorre alcune delle tradizioni con cui si è cercato di riempire i vuoti della dinamica dell’incompleto, come per esempio quelle che rendono i vari protagonisti evangelizzatori nel mondo (Tommaso in India, Bàrnaba a Milano...). In Atti sono presentati anche conflitti e tensioni all’interno della comunità, tra cui quelli che animarono il “concilio di Gerusalemme” (At 15). Nella sua rilettura Vito Mignozzi fornisce cinque “setacci”, spunti utili per un discernimento ecclesiale che, partendo da problemi reali, generi frutti di unità e di gioia nel popolo di Dio. È giunto ormai il momento di congedarci dagli Atti degli apostoli: l’annata 2026 è alle porte.

Buona lettura

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027574/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027574/parole-di-vita.htmlTue, 02 Dec 2025 16:57:26 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 Daniele Piazzi

«Sentinella, quanto resta della notte?»

Studi

4 Manuel Belli

Natale al plurale

9 L uca Palazzi – Luca Balugani

Disturbo traumatico

da celebrazioni natalizie

14 I gnazia Angelini – Francesca Peruzzotti

Quella nascita che indìce il giudizio

19 Stefano Culiersi

Pregare l’attesa.

L’eucologia dell’avvento

25 A ntonio di Marco

Un percorso teologico “pasquale”.

Le quattro collette di natale

31 Franca Feliziani Kannheiser

Vivere l’attesa

36 Massimo Epis

Una grazia che ama la terra

41 R osa Giorgi

Immaginare l’incarnazione

47 Francesca Leto

Abitare lo spazio liturgico a natale

Formazione

53 A lessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

5. Il dono

58 N orberto Valli

Spes non confundit

5. La vita al di là della morte

Asterischi

63 Mario Castellano

«Sarò lì domani».

Una proposta celebrativa

per la novena di natale

75 Segnalazioni

 

Editoriale

Daniele Piazzi

«Sentinella, quanto resta della notte?»

Invito il lettore a tornare alla prima pagina e leggere o rileggere, se l’avesse già fatto, i titoli degli articoli. Sono una summa, nella dimensione consentita da una rivista, del valore e dei problemi dei due tempi “forti” che aprono l’anno liturgico: l’avvento e il natale. È il ciclo dell’incarnazione che duplica, in un certo senso, la sequenza quaresima– tempo pasquale. È un calendario d’altri tempi. Sono settimane sovraccariche: quattro domeniche in avvento; due o tre nel tempo di natale (l’ultima il battesimo di Gesù), quattro solennità (due mariane: Immacolata e Madre di Dio; due cristologiche: natività ed epifania), e vi si aggiunge un giorno feriale a orario domenicale, organo testimone di un’ottava festiva: la memoria del protomartire Stefano. Sarà possibile una leggera riforma del calendario o è inutile chiudere la stalla se i buoi sono già scappati? Nel frattempo il popolo di Dio (buona parte anche di quello “devoto”) fa le sue scelte e bypassa la domenica tra l’ottava, il primo dell’anno e la seconda dopo natale. A volte sogno che l’epifania torni di domenica, come ai tempi dell’austerity: sono boomer e non Gen Z tantomeno Alpha. Paradossalmente questa overdose di giorni festivi ha decretato nell’occidente festaiolo un cambiamento della percezione del periodo dicembre- gennaio e una lenta agonia delle sue feste cristiane. L’avvento ha il ponte dell’Immacolata e commerciali calendari d’avvento, ma non ci sono personaggi biblici nelle loro finestrelle. Il tempo di natale è, per chi può permetterselo, il momento di andare a sciare e per tutti di preparare il cenone dell’ultimo dell’anno e al 6 gennaio, i magi cedono il posto a una vecchia con la scopa. La liturgia è corredata, invece, di stupende orazioni, ma ancor più di inni e antifone veramente belli. È l’avvento che stenta a dotarsi di canti che facciano alzare lo sguardo al fine e al compimento della storia. «Osanna al Figlio di David», «Dio si è fatto come noi» e «Vieni Gesù, resta con noi» continuano a riempire i repertori parrocchiali. La novena di natale è sempre più deserta e le nostre messe non cantano gli antichi testi, ma si accontentano di inneggiare al divino Bambino, che è sì un “Astro del ciel”, ma “al freddo e al gelo”. Ho riflettuto un po’ dopo aver letto e riletto – come consiglio al lettore – i titoli e i suggerimenti che la redazione consegna agli autori. Mi sono frullate in testa quattro parole, classiche, teologiche, desuete, ormai quasi neanche più da catechismo degli adulti: giudizio particolare (dopo la morte: nota per chi non se lo ricorda), novissimi, verginità, incarnazione. L’escatologia cristiana è sempre orientata da (o costretta tra?) due argini: l’immortalità dell’anima e la risurrezione finale, o come direbbe il Nuovo Testamento: la rigenerazione del mondo (Mt 19,28). L’immortalità dell’anima porta con sé l’attenzione al proprio presente, perché il giudizio particolare è quasi decisivo come l’universale. La risurrezione della carne ci sposta invece a guardare il fine del cosmo e a “giudicare” il presente della storia e il suo dinamismo nell’ottica paolina: Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo (Rm 8,22-23). Alla teologia il compito di tradurre attesa e speranza cristiana nella nostra cultura, di osare la speranza, di dare parole nuove e vere a omileti e catechisti. Ai poeti invece il compito di farci cantare il desiderio di un mondo nuovo quando celebriamo le nostre eucaristie e le ore del giorno. Natale ci consegna due parole difficili: “incarnazione” e “verginità”. La “verginità” è il motivo e la possibilità dell’incarnazione. Detto terra terra: se c’è un deficit qualcuno deve intervenire. Solo la verginità può aprirsi alla vita. Avete provato a rispondere a un/ una adolescente di un qualsiasi liceo italiano, che fa la domanda maliziosa sulla verginità di Maria e se Luca riporta un fatto storico o ce la racconta? Ebbene sì, sono un codardo e ho deciso che i vangeli dell’infanzia se li leggessero da soli, commentando da sé il ciclo delle storie della Vergine e di Cristo della cattedrale di Cremona... (a proposito, andate a visitarla nelle vacanze di natale: è davvero bella…). L’altra parola difficile è “incarnazione”. Alla teologia il compito di tradurre nella nostra cultura l’asserto cristiano che quel bambino è uomo e Dio, di osare descriverci come sia possibile che il tutto incontri il frammento, senza morire. Abbiamo bisogno di teologie capaci di suggerire parole nuove e vere a omileti e catechisti per tradurre oggi una fede antica. Ai poeti, invece, darei il compito di violare i testi liturgici, di narrarci lo stupore di un Dio che assaggia la fragilità della carne e si prepara, diventando bambino, a sconfiggere il nemico che l’uomo stesso ha posto nel mondo, la morte, e a trasformarla, condividendola con noi, nella porta dell’eternità.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027567/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027567/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 07 Nov 2025 16:34:51 +0100
Servizio della Parola - n. 573Editoriale

Chiesa domestica

Costellazioni

Coordinate

Il respiro dei giorni – Tempo di Avvento

1ª domenica di Avvento – 30 novembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrare eucaristica

celebrazione della parola

2ª domenica di Avvento – 7 dicembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

Immacolata concezione – 8 dicembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

3ª domenica di Avvento – 14 dicembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

4ª domenica di Avvento – 21 dicembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

Natale del Signore – 25 dicembre 2025

voci bibliche

(messa della notte, dell'aurora, del giorno)

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

Santa Famiglia – 28 dicembre 2025

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

celebrazione della parola

Maria Madre di Dio – 1 gennaio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

 

SERVIZIO DELLA PAROLA NEL SOLCO DEL CONCILIO VATICANO II

di Davide Arcangeli

 

Servizio della Parola nasce, all’indomani della chiusura del concilio Vaticano II, con una missione particolare: aiutare l’attuazione concreta del concilio nelle comunità parrocchiali e nelle diocesi, come pure nelle congregazioni e movimenti religiosi, con particolare riferimento alle istanze avanzate dalla Costituzione dogmatica Dei Verbum. Da questo documento, così centrale per il concilio, la rivelazione non è più concepita solamente come una serie di verità dottrinali da trasmettere ma, anzitutto, come una relazione, fatta di eventi e parole, che Dio Trinità instaura con il suo popolo e con l’umanità intera. Ciò significa che la parola di Dio, nel duplice significato di dabar, “parola” e “azione”, accade ancor oggi nella forma del dialogo, della conversazione che Dio instaura con il suo popolo e con ogni uomo e donna, senza eccezione, nell’ascolto, nella preghiera, nella condivisione, nel rito e, più in generale, nella vita stessa delle persone. La rivista Servizio della Parola è nata proprio per favorire questo dialogo, questa divina conversazione tra Dio e il suo popolo, e per rendere ancora oggi possibile quella gioia e quella letizia che il popolo di Israele provava, nel pianto della commozione, all’ascolto e alla spiegazione del libro della Legge (cf. Ne 8,8-9). Nel giorno in cui, dopo gli anni dell’esilio e della dimenticanza, il popolo si riappropria della sua Parola, della parola di Dio, e la gusta in profondità, non può essere triste, ma deve fare festa, deve celebrare la bellezza di questo amore ritrovato. E allora la conversazione intima tra Yhwh e il profeta Mosè diviene conversazione pubblica tra Dio e il suo popolo e infine narrazione collettiva delle azioni di salvezza e di amore di Yhwh nei suoi confronti. In tal modo la conversazione diviene assemblea e rito e la Parola agisce formando il popolo, anche nei giorni dell’esilio e del ritorno, anche quando il Tempio era distrutto e Gerusalemme disabitata. Ancora oggi, in un tempo connotato dal crollo di tante strutture pastorali, che costituivano un po’ il nostro “Tempio”, e da una profonda e radicale trasformazione sociale ed ecclesiale, Servizio della Parola vuole favorire questa conversazione intima e insieme comunitaria, facendo sperimentare il gusto della parola di Dio, al cuore del cammino delle nostre comunità, che è costituito dalle letture proclamate, ascoltate, meditate e condivise ogni domenica. A questo proposito le rubriche di esegesi del Lezionario domenicale e festivo, nella sezione intitolata Interpretare, vogliono trasmettere questo gusto della Parola, con un approccio scientifico e spirituale. Sono “voci bibliche” arricchite da temi attualizzanti, da sviluppi narrativi e riscritture salmiche, come voci armoniche in grado di integrare e arricchire l’accordo della nota fondamentale costituita dalla Scrittura. Siamo convinti che la riscoperta di questo gusto della parola di Dio, nella preghiera orante e nella conversazione spirituale a piccoli gruppi, così come in una celebrazione comunitaria della Parola e dell’eucaristia, che siano curate e di qualità, possa riaccendere il desiderio di Dio e rimotivare il cammino di tante nostre comunità. La stessa celebrazione eucaristica ne verrà arricchita, per una riscoperta della sua efficacia interiore e comunitaria. Certo, orientarsi nella navigazione pastorale, in questo mare in continuo cambiamento, non è facile. Se non è più il tempo di grandi numeri e di assemblee affollate, si tratta allora di elaborare una pedagogia che ci conduca alla riscoperta dei nostri tesori spirituali e al graduale accompagnamento di tanti nostri fratelli e sorelle, in seria ricerca di Dio. Con la rubrica Coordinate, nella sezione intitolata Orientarsi, vogliamo aiutare le nostre comunità a ritrovare la stella polare della navigazione, anche a livello rituale. Quest’anno ci concentreremo in particolare sulle Celebrazioni della Parola, per aiutare le tante situazioni pastorali in cui il presbitero non può essere presente in modo continuativo, ma anche per favorire l’ispirazione evangelizzante e catecumenale del rito, nel contesto sia feriale che domenicale. A questo riguardo saranno offerte, nella sezione intitolata Celebrare, schede aggiornate, per favorire la preparazione della Celebrazione eucaristica e della Celebrazione della Parola, con attenzione ai gesti, alle voci, ai vari ministri e a colui che presiede. Se il rito eucaristico è certamente «fonte e culmine» della vita comunitaria, c’è anche tutta la vita delle persone da accompagnare e formare. Come evangelizzare, ammaestrare, ispirare alla luce della parola di Dio? Quali germogli di vita pastorale stanno nascendo in tante nostre comunità, con un accompagnamento vero e non scontato dei cammini di vita di oggi, delle famiglie, dei giovani, dei molti che desiderano trovare nella chiesa una relazione personale e non semplicemente un contatto istituzionale? Per aiutarci a navigare in questo mare mosso ci serve guardare in alto e scrutare le Costellazioni. Servizio della Parola, di nuovo nella sezione Orientarsi, vorrebbe offrire contributi di alto livello, per rileggere criticamente germogli di vita alla luce della parola di Dio. Orientarsi, interpretare, celebrare: tre verbi che riassumono la missione di Servizio della Parola, per ritrovare oggi tutta la potenza dell’annuncio, non come parola di uomini, ma come parola di Dio, che senza sosta opera in noi generandoci alla fede.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027550/servizio-della-parola---n-573.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027550/servizio-della-parola---n-573.htmlFri, 07 Nov 2025 13:59:31 +0100
Concilium - 2025/4Indice

C atherine Cornille – Albertus Bagus Laksana

John Baptist Antony – Léonard Katchekpele,

Editoriale 

Abstracts 

I. Fondamenti storici e teologici

della teologia comparativa

Francis X. Clooney, Le diverse origini della teologia comparativa 

Klaus von Stosch, Teologia comparativa e teologia sistematica

I/ Perché la teologia sistematica si orienta alla filosofia 

II/ Perché la teologia sistematica

deve aprirsi alla teologia comparativa 

II/ Come la teologia comparativa sta cambiando

 

la teologia sistematica 43ristin Beise Kiblinger, Il dibattito della teologia comparativa sulla teologia delle religioni

 

I/ Introduzione 

II/ Teologia delle religioni 

III/ Teologia comparativa 

IV/ La teologia comparativa senza la teologia delle religioni

V/ La teologia delle religioni come parte integrante della teologia comparativa 

VI/ Nuovi sviluppi nella teologia delle religioni 

VII/ L’approccio culturale-linguistico come favorevole alla teologia comparativa 

 

VIII/ Conclusione 

II. Motivi ricorrenti in teologia comparativa

Reid B. Locklin, La teologia comparativa

indù-cristiana oggi 

I/ Introduzione 

II/ Le radici del dialogo (o dei dialoghi) contemporaneo 

III/ Punti di tensione feconda 

IV/ L’ineluttabilità e l’ambiguità dell’esperienza 

Thomas Cattoi, Nuovi orientamenti

nel dialogo buddista-cristiano

I/ Un incontro radicato nella storia 

II/ Il dialogo in una società multiculturale 

III/ Psicologia e dialogo buddista-cristiano 

IV/ Scienze cognitive e nuovi approcci all’antropologia 

V/ Dialogo buddista-cristiano e giustizia sociale 

VI/ Guardando al futuro 

Stephanie M. Wong, La teologia comparativa cristiano-confuciana oggi 

I/ Introduzione 

II/ Le possibilità di una teologia comparativa cristiano-confuciana 

III/ Opportunità per una riflessione cristiano-confuciana 

IV/ Conclusione: il valore del confronto cristiano-confuciano 

Axel M

I/ Introduzione 

II/ Rivalutare il passato confronto cristiano con l’islam 

III/ Sviluppi recenti: approfondire e andare oltre il Corano

IV/ Teologia comparativa con l’islam:

ecumenica o comparativa? 

V/ Conclusione: la tradizione cattolica nell’impegno vivo con l’islam 

Daniel Joslyn-Siemiatkoski, Espandere le frontiere

della teologia comparativa ebraico-cristiana

I/ Introduzione 

II/ Le Scritture condivise come quadro comparativo 

III/ Applicazioni e implicazioni dottrinali 

IV/ Fonti non testuali 

V/ Teologie della terra 

VI/ Conclusione 

Barnabé Hounguevou, La teologia comparativa africano-cristiana. Sfide, opportunità e prospettive. 

 

I/ Introduzione 

II/ Teologia comparativa e inculturazione nel contesto africano 

III/ Ampliare l’ambito e la metodologia della teologia comparativa 

IV/ La teologia comparativa come quadro di riferimento per affrontare l’ibridità 

V/ La guarigione nelle tradizioni religiose africane e la teologia comparativa

 

III. Nuovi approcci in teologia comparativa

Michelle Voss, Approcci critici e contestuali alla teologia comparativa 

I/ Gli outsider dentro 

II/ Altri dentro 

III/ Il fuoco dentro 

Gnana Patrick, Un approccio subalterno alla nuova teologia comparativa 

I/ Introduzione: la nuova teologia comparativa

II/ Un approccio subalterno alla religione e alla teologia 

III/ Il caso dell’Ayyavazhi

IV/ Fare teologia comparativa con l’Ayyavazhi 

V/ Conclusione 

Marianne Moyaert, La teologia dopo il rito.

Le pratiche incarnate e il futuro della teologia comparativa 

I/ Introduzione 

II/ Approfondimenti dagli studi sui rituali e dalla religione vissuta 

III/ Argomenti teologici a favore di una svolta rituale 

IV/ Considerazioni metodologiche ed ermeneutiche 

V/ Conclusione 

Tracy Sayuki Tiemeier, Approcci non testuali alla teologia comparativa 

I/ Privilegiare il testo scritto 

II/ Oralità e studi sul folklore 

III/ Teologia comparativa con le culture orali 

IV/ Teologia comparativa nelle culture orali 

V/ Teologia orale comparativa 

Forum teologico

Robyn Horner, Anthony J. Kelly (1938-2024).

In memoriam

 

 

Editoriale

Nuove frontiere nella teologia comparativa cristiana

 

La teologia comparativa implica la fede che cerca di capire in dialogo con altre tradizioni religiose. È emersa come disciplina distinta della teologia cattolica alla fine del XX secolo, come risultato diretto e logico dell’apertura della chiesa verso le altre religioni dopo il concilio Vaticano II e del riconoscimento teologico della possibile opera dello Spirito Santo nella vita dei noncristiani, nelle loro credenze e pratiche. Il documento vaticano del 1991, Dialogo e annuncio, menziona quattro tipi di dialogo, tra cui «il dialogo degli scambi teologici, dove gli esperti cercano di approfondire la comprensione delle loro rispettive eredità religiose e di apprezzare i valori spirituali gli uni degli altri» (42.c). La teologia comparativa può quindi essere considerata come l’espressione teologica sistematica del dialogo interreligioso. I teologi comparativi cattolici sono pertanto radicati nella tradizione cattolica romana, ma cercano di approfondire la comprensione teologica attingendo alle risorse di altre tradizioni come fonte di ispirazione. Ciò è stato reso possibile dalla convergenza di diversi fattori: l’apertura verso le altre religioni dopo il Vaticano II, i rapidi sviluppi negli studi accademici sulle altre tradizioni religiose e la formazione di teologi cristiani esperti negli insegnamenti e nelle pratiche di altre tradizioni. Nel primo articolo, Francis Clooney, generalmente riconosciuto come il padre o il fondatore della moderna teologia comparativa, discute la convergenza dei fattori che hanno concorso a dare origine a questa disciplina teologica. Naturalmente, i teologi hanno interagito con altre religioni in modo costruttivo e continuano a farlo, senza necessariamente definirsi teologi comparativi. Tuttavia, la terminologia si è ormai radicata nel mondo accademico e nella chiesa, con diverse generazioni di studiosi che si identificano come teologi comparativi, l’istituzione di programmi, riviste e collane editoriali nel campo e il crescente riconoscimento dell’importante contributo dei teologi comparativi alle discussioni teologiche in senso più ampio. Essendo una disciplina relativamente giovane, la teologia comparativa ha dovuto affrontare questioni e sfide metodologiche. Come scelgono i teologi comparativi su quale tradizione e su quale aspetto di un’altra tradizione concentrarsi nella loro riflessione teologica? Quali sono i criteri utilizzati per determinare ciò che può essere prezioso, interessante o vero in un’altra religione? Qual è il grado di verità di questi elementi dal punto di vista cristiano? Qual è il processo e la legittimità dell’utilizzo di elementi di un’altra religione nella propria riflessione teologica? Quali sono i modi in cui avviene l’apprendimento nella teologia comparativa? E qual è il posto della teologia comparativa nel panorama teologico più ampio? Queste sono alcune delle domande affrontate in Meaning and Method in Comparative Theology1. Ma il campo continua a svilupparsi e a cambiare, con nuovi approcci teorici critici e costruttivi, coinvolgendo una maggiore varietà di tradizioni ed espressioni religiose e indagando nuove frontiere in particolari tipi di teologia comparativa. In questo numero di Concilium ci concentreremo su questi nuovi sviluppi, discussi dagli studiosi più autorevoli nei vari ambiti della teologia comparativa. Nella prima parte di questo numero ci concentriamo sulla storia e su alcune delle eterne questioni della teologia comparativa: il rapporto fra teologia delle religioni e teologia comparativa, e il rapporto fra teologia comparativa e teologia sistematica o fondamentale. Questi contributi sostengono con forza l’importanza vitale della teologia comparativa per affrontare in modo costruttivo la realtà del pluralismo religioso e per ampliare e approfondire la riflessione teologica più in generale. La seconda parte tratta i nuovi sviluppi in aree particolari della teologia comparativa. A causa delle competenze richieste nello studio di un’altra religione, la teologia comparativa cristiana si è suddivisa in buddista-cristiana, ebraico-cristiana, indù- cristiana, musulmano-cristiana, africano-cristiana, est-asiatico- cristiana ecc., ciascuna con le proprie spinte innovative e i propri sviluppi recenti. Non sorprende che l’impegno teologico cristiano nei confronti dell’islam sia molto diverso da quello con il confucianesimo o con le religioni africane. Ogni tradizione riporta il teologo comparativo ad aspetti particolari del pensiero e della pratica cristiana, a seconda del suo orientamento o delle sue priorità. Mentre il confronto con il buddismo si è incentrato sulla psicologia e la psicoterapia come importanti mediatori fra le due tradizioni, quello con le religioni africane si concentra principalmente sulla questione della guarigione, mentre quello con l’ebraismo si è concentrato sulla terra. Ogni teologo comparativo può così essere attratto da aspetti particolari dell’altra tradizione, come è evidente negli sviluppi della teologia comparativa indù-cristiana. Tuttavia, esistono anche alcuni sviluppi simili tra le diverse tradizioni coinvolte nella teologia comparativa. Mentre la teologia comparativa in origine si basava principalmente sul confronto dei testi, oggi si presta maggiore attenzione alle pratiche rituali e alla cultura materiale. E laddove la teologia comparativa tendeva a concentrarsi principalmente sulle cosiddette religioni mondiali, vi è ora un interesse crescente per le tradizioni orali, le religioni tribali e le tradizioni religiose marginalizzate. Tali sviluppi in ciascuno di questi ambiti sono chiaramente influenzati dal pensiero postcoloniale e dalla critica al privilegio accordato agli approcci elitari a ciò che è normativo o importante nello studio della religione e nella vita religiosa in generale. La terza parte del fascicolo affronta poi in modo più generale questi nuovi sviluppi: la maggiore attenzione alle tradizioni orali, agli approcci subalterni, al rituale e alla realtà vissuta e ai particolari contesti storici e culturali in cui si svolge la teologia comparativa. Oltre ad ampliare il campo della teologia comparativa, questi approcci consentono anche ad altre voci, spesso marginalizzate, di entrare a far parte della riflessione teologica comparativa. Queste nuove aree di attenzione o di interesse non intendono screditare o oscurare gli approcci testuali classici alla teologia comparativa, ma piuttosto ampliarne la portata e la rilevanza. Questo numero di Concilium apre una finestra su tutti questi nuovi sviluppi e frontiere. Nel Forum teologico ricordiamo il grande teologo australiano Anthony Kelly recentemente scomparso, la cui vastissima opera teologica, che ha affrontato molte delle questioni teologiche fondamentali, anche nella fase finale della sua carriera si è aperta al dialogo con altre religioni, in particolare sulla questione della speranza.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027543/concilium---20254.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027543/concilium---20254.htmlThu, 06 Nov 2025 15:59:43 +0100
Servizio della Parola - n. 571-572Chiesa domestica

8. La comunità di Bethesda

(a cura delle famiglie della Comunità)

Leggere l’esperienza

8. Alla scuola della Parola.

Quando i giovani manifestano un bisogno

(V. Paniello)

Le case del perdono

(G. Pieri)

Chiamati alla speranza

5. La chiamata profetica di Maria.

(M. Assaf)

Dalla 29a domenica ordinaria

a Gesù Cristo Re dell’universo

19 ottobre/23 novembre

29ª domenica ordinaria (M. De Santis, E. Bolis, S. Toffolon)

30ª domenica ordinaria (M. De Santis, G.M. Vaccarini, S. Toffolon)

Tutti i santi (M. De Santis, S. Bertin)

Commemorazione dei fedeli defunti (M. De Santis, S. Riva)

Dedicazione Basilica Lateranense (M. De Santis, R. Laurita, S. Riva)

33ª domenica ordinaria (M. De Santis, R. Marchisio, S. Riva)

Gesù Cristo Re dell’universo (M. De Santis, G. Papola, S. Bertin)

 

RU B R I C A

Chiesa domestica

8.

La comunità di Bethesda

a cura delle famiglie della Comunità

Nella Bibbia il sogno ha spesso una funzione rivelatrice del volere del Padre. Anche in questa storia tutto ha inizio con un sogno, inseguito da ciascuno di noi a livello personale e poi come famiglia. A distanza di qualche anno, questa profezia la vediamo realizzata in un antico casolare nella prima periferia nord di Padova. Dopo un cammino di discernimento, accompagnati dal vescovo emerito Paolo Bizzeti, noi quattro famiglie Mauro e Chiara con Giosuè, Pietro, Teresa, Martino e Lorenzo; Damiano ed Elena con Giosuè, Tobia e Giorgio; Barbara e Roberto con Maria, Matilde, Tobia, Agnese e Gioele; Luana e Alberto con Giovanni, Giacomo e Tommaso, abbiamo maturato la decisione di camminare insieme e, cercando la struttura più adatta a concretizzare il nostro progetto, abbiamo trovato l’attuale casa in cui viviamo. Alcuni dei figli nominati sono nati qui in comunità. Il casolare non era bello e accogliente come lo vediamo ora. È stata fatta una grande opera di ristrutturazione che ha reso possibile la realizzazione di quattro appartamenti per le singole famiglie. Era chiaro, infatti, fin dall’inizio che l’intimità della famiglia andasse preservata e che questa, se rispettata, permettesse anche il benessere della comunità. Condividiamo inoltre diversi spazi comuni: il grande salone che ospita i gruppi che vengono a trovarci, il pranzo domenicale, l’accoglienza temporanea per singoli in ricerca, pellegrini di passaggio e tutti i momenti aggregativi, soprattutto nella stagione fredda. Una cappellina, luogo di preghiera e raccoglimento, si trova nel cuore dell’edificio. È un piccolo ambiente che ci aiuta a tenere vivo l’ascolto della parola di Dio. Il portico, un altro spazio fondamentale della comunità, è un luogo molto vissuto nella bella stagione, dove si pranza, si scambia qualche chiacchiera e dove solitamente si accoglie con un caffè e una bevanda chi arriva a Bethesda. A tutto ciò fa da cornice un grande giardino, molto abitato nelle stagioni più calde, contraddistinto da un lungo viale all’ingresso. Oltre ai luoghi fisici vi sono gli spazi e i tempi che caratterizzano il ritmo pulsante della vita comunitaria. Tenendo il cancello sempre aperto ed essendoci una targa in legno su cui è scritto “comunità Bethesda”, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: molti sono coloro che entrano, in qualsiasi orario, o per curiosità o per qualche situazione di bisogno. Chi prima vede l’ospite entrare, interrompe quello che sta facendo e incontra la persona che arriva, l’accoglienza non ha orari. Il lunedì mattina ci si sveglia alle 6:30 per recitare insieme le Lodi in cappellina quando ancora i figli dormono, al martedì sera ci ritroviamo per un incontro più organizzativo, in cui facciamo il calendario degli impegni, valutiamo le richieste che ci vengono fatte oppure parliamo di altre questioni comunitarie. Il giovedì sera preghiamo meditando il vangelo della domenica e durante il fine settimana arrivano vari gruppi, per l’Iniziazione cristiana, gruppi scout o chiunque ci chieda un momento di testimonianza e condivisione che spesso si conclude con un pranzo insieme. Altri momenti molto importanti, che ci aiutano a preservare il nostro spirito comunitario, sono degli appuntamenti con una figura speciale: la psicoterapeuta. Abbiamo condiviso da sempre la necessità di una professionista che, data la nostra prossimità gli uni verso altri, si prenda cura che l’umanità di ciascuno, che tante volte vorremmo nascondere, possa emergere. Viviamo in una società che non insegna a mettersi a nudo, anzi spesso ci ritroviamo esperti maestri delle maschere che indossiamo piuttosto che farci vedere per come siamo. In comunità si viene regolarmente “stanati” e ciascuno può rivelarsi per quello che realmente è. Come detto, abbiamo scelto di farci accompagnare da un padre spirituale, padre Paolo, figura molto importante per la comunità, perché ci sprona a tener viva la nostra fede, scrutando la parola di Dio affinché diventi concreta nei piccoli gesti e azioni tra noi e con il prossimo che incontriamo. Vivere insieme non è semplice né tantomeno scontato. Anche condividendo la fede, spesso ci scontriamo nelle cose più semplici e quotidiane. Abbiamo scelto quindi come nome Bethesda, perché non comune e conosciuto, ma soprattutto perché significa “casa della Misericordia”. Vivendo insieme stiamo imparando il vero significato di questa parola e che senza di essa non saremmo in grado di muovere alcun passo. Spesso ci si vergogna di far vedere i propri punti deboli, le proprie mancanze. Il miracolo che accade, tra le mura di Bethesda, è invece quando si riesce a volersi bene proprio nonostante i propri limiti piuttosto che per i propri pregi. È una grazia che si sperimenta in comunità. Nel Vangelo di Giovanni (5,1-18) Bethesda è la piscina in cui il paralitico, che non ha nome e in cui quindi possiamo rivedere ciascuno di noi, viene immerso per ricevere una guarigione. Da solo però non ce l’avrebbe fatta, troppo “paralizzato”. Ogni giorno facciamo esperienza di essere anche noi guariti dal fratello di comunità che ci aiuta a immergerci nella piscina in un sostegno che diventa quindi guarigione. Per vivere in comunità non ci vogliono doti speciali, e certo noi non le abbiamo. Tante volte rimaniamo noi stessi stupiti di quanta forza possa generare il fare le cose insieme e di come il poco di ciascuno abbia la capacità di moltiplicarsi a dismisura, se condiviso. Gesù, nel Vangelo di Giovanni, entra per la prima volta a Gerusalemme attraverso la porta delle pecore, una porta secondaria di accesso alla città. La nostra comunità desidera essere proprio questa porta di servizio, una casa dove si cerca di imparare il vero nome dell’amore nello stare insieme, nonostante le fatiche e le diversità di ciascuno. Case che diventano chiese domestiche. Lo spirito solidale che c’è tra le famiglie ci permette di poter essere compagni di viaggio per chi fatica a camminare da solo. Oltre alle abitazioni e agli spazi comuni vi è un piccolo monolocale dove abbiamo la possibilità di ospitare una mamma con bambino. Lo scorso anno si è concluso un progetto in collaborazione con la Caritas diocesana, attualmente stiamo collaborando con i servizi sociali del comune di Padova. Riteniamo sia una grande possibilità di crescita umana poter essere vicini a delle persone molto diverse da noi culturalmente, con storie a volte anche difficili alle spalle. Con loro si intrecciano le vite sia nostre sia dei nostri figli, condividendo piccole e grandi conquiste quotidiane. Bethesda cerca di essere un nuovo modo di abitare ed essere chiesa. Ciascuno di noi si è sentito visitato nel cuore da Gesù, che ci indica questa strada come una via possibile per spendersi e realizzarsi all’interno del dono di essere famiglia, consapevoli che laddove si manifestano le nostre ferite e resistenze, là non solo è possibile un cammino di crescita umana, ma si viene raggiunti dal Signore. Mettendo in comune le risorse e i talenti di ciascuno e cercando di rispondere alla comune vocazione battesimale, di chiamati e inviati, con umiltà, creatività e coraggio a sostegno dei fratelli più bisognosi.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027536/servizio-della-parola---n-571-572.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027536/servizio-della-parola---n-571-572.htmlTue, 30 Sep 2025 16:00:53 +0200
Parole di VitaSOMMARIO

Esegesi

Paolo Mascilongo

PAOLO DA GERUSALEMME A ROMA.

INTRODUZIONE AD AT 21,15–28,10

Andrzej Gieniusz

TESTIMONIARE A GERUSALEMME

(AT 21,27–23,11)

Paolo Costa

PAOLO E IL RE AGRIPPA II. LA CHIUSURA

PROVINCIALE DEL PROCESSO (AT 26,1-32)

Dionisio Candido

IL TESTIMONE E LA PAROLA

NELLA TEMPESTA (AT 27)

Approfondimenti

Marco Vitelli

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO.

POZZUOLI

Carlo Broccardo

I PERSONAGGI DI ATTI.

PIETRO E PAOLO A CONFRONTO. DIVERSI,

MA DISCEPOLI DELLO STESSO MAESTRO

Matteo Crimella

ATTI E MONDO CLASSICO.

I DISCORSI

Massimo Epis

QUESTIONI TEOLOGICHE.

TESTIMONIARE LA VITA CON LA VITA

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

La chiave della libertà

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

«Chi non vuole lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3,10)

PELLEGRINAGGI di Mirko Montaguti

Le strade per Santiago

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

Liberazione giubilare e remissione dei peccati

VETRINA BIBLICA

ARTE di Marcello Panzanini

Dentro la storia. L’arresto di San Paolo di van Aelst e de Pannemaker

 

EDITORIALE

Protagonista del quinto fascicolo e della quinta e ultima sezione degli Atti (21,15– 28,31) – ma la trattazione degli ultimi versetti (28,11-31) sarà contenuta nel prossimo numero – è Paolo, testimone a processo, condotto in catene verso Roma, ultima meta del suo viaggio. Paolo Mascilongo ci guida alla scoperta delle “tappe” che da Gerusalemme condurranno l’apostolo fino a Malta (l’accoglienza festosa dei fratelli, l’arresto nel tempio, la difesa e l’annuncio del vangelo davanti a Giudei e Romani, al popolo e alle autorità politiche). Luca presenta le vicende di Paolo in parallelo con la vita di colui di cui è testimone: nella passio Pauli, come per Gesù, le accuse si rivelano infondate, falsa la prova concreta, la folla grida e ne invoca la morte… A Paolo, però, è concesso di rivolgere la parola al popolo e così nell’apologia rende testimonianza davanti a un mondo ostile (Andrzej Gieniusz). Le sue parole sono dal punto di vista narrativo l’occasione per tornare sull’incontro con il Risorto che ha cambiato la sua vita: l’avvenimento di Damasco è narrato nuovamente e per due volte (nei capp. 22 e 26) è lo stesso Paolo a farlo. Egli presenta la propria missione come compimento, e non come tradimento, della sua condotta religiosa, mentre dal confronto con le autorità romane emergono l’inconsistenza giuridica delle accuse e la sua innocenza (Paolo Costa). A partire dalla consistente presenza in Atti di discorsi, unità ben elaborate dal punto di vista retorico, si rende opportuno per il nostro pubblico un confronto con quelli della LXX e della letteratura greco-romana, classica ed ellenistica. Matteo Crimella evidenzia gli elementi di continuità, ma anche una netta differenza: pur utilizzando le stesse tecniche, Luca si discosta dalla letteratura profana perché il punto di svolta degli eventi non è rappresentato da un discorso, ma è la proclamazione del kèrygma che muta il corso della storia. Nei capp. 21–28, come già nel discorso agli anziani di Èfeso (At 20), si delineano così contenuto, destinatari e prezzo della martyrìa, «testimonianza», categoria fondamentale per sintetizzare l’identità di Paolo. La fede come incontro con il Risorto è un’esperienza personale. Come spiega Massimo Epis, essa, però, non comincia dopo la rivelazione, ma la qualifica dall’interno; è dal rapporto di Gesù con Dio-Abbà che la testimonianza appare come un movimento reciproco: è lo Spirito che la alimenta nell’apostolo e che chiama tutti i battezzati a collaborare alla strategia testimoniale di Gesù. Dopo il processo e i due anni di prigionia a Cesarèa, giunge per Paolo il momento di imbarcarsi alla volta di Roma, essendosi appellato a Cesare. Il cap. 27 è di più che un “diario di bordo” o la cronaca della traversata del Mediterraneo. Il viaggio si presenta ben presto problematico per imperizia e ostinazione umana nella scelta di una stagione sconsigliata, ma obiettivo della raffinata narrazione lucana è quello di celebrare la forza della Parola che spinge la propria corsa fino a raggiungere il cuore dell’impero (Dionisio Candido) e presentare Paolo come il credente esperto della vita, capace di dare il giusto consiglio in situazioni difficili, come la tempesta e il naufragio. Dopo una sosta a Malta e la ripartenza per l’Italia, con approdo nell’antica Puteoli (di cui Marco Vitelli ci illustra origini e dati archeologici), giungerà finalmente il momento di dirigersi a Roma. Lì, secondo la tradizione, avrà luogo anche il martirio di Pietro, l’altro “campione” che gli Atti hanno affiancato a Paolo (Carlo Broccardo), narrandone la missione in parallelo con quelle del Maestro ma omettendone, come per Paolo, la sorte finale.

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027529/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027529/parole-di-vita.htmlFri, 26 Sep 2025 16:17:58 +0200
Servizio della Parola - n. 571-572INDICE

Chiesa domestica 

8. La comunità di Bethesda 3 

(a cura delle famiglie della Comunità) 

Leggere l’esperienza 

8. Alla scuola della Parola. 

Quando i giovani manifestano un bisogno

 (V. Paniello) 7

 Le case del perdono

 (G. Pieri) 17

 Chiamati alla speranza

 5. La chiamata profetica di Maria.

 (M. Assaf) 23

 Dalla 29a domenica ordinaria a Gesù Cristo Re dell’universo

 19 ottobre/23 novembre 37

 29ª domenica ordinaria (M. De Santis, E. Bolis, S. Toffolon) 39

 30ª domenica ordinaria (M. De Santis, G.M. Vaccarini, S. Toffolon) 60

 Tutti i santi (M. De Santis, S. Bertin) 82

 Commemorazione dei fedeli defunti (M. De Santis, S. Riva) 99

 Dedicazione Basilica Lateranense (M. De Santis, R. Laurita, S. Riva) 118

 33ª domenica ordinaria (M. De Santis, R. Marchisio, S. Riva) 140

 Gesù Cristo Re dell’universo (M. De Santis, G. Papola, S. Bertin)

 

 RUBRICA

 8. La comunità di Bethesda

 a cura delle famiglie della Comunità

 Nella Bibbia il sogno ha spesso una funzione rivelatrice del volere del Padre. Anche in questa storia tutto ha inizio con un sogno, inseguito da ciascuno di noi a livello personale e poi come famiglia. A distanza di qualche anno, questa profezia la vediamo realizzata in un antico casolare nella prima periferia nord di Padova. Dopo un cammino di discernimento, accompagnati dal vescovo emerito Paolo Bizzeti, noi quattro famiglie Mauro e Chiara con Giosuè, Pietro, Teresa, Martino e Lorenzo; Damiano ed Elena con Giosuè, Tobia e Giorgio; Barbara e Roberto con Maria, Matilde, Tobia, Agnese e Gioele; Luana e Alberto con Giovanni, Giacomo e Tommaso, abbiamo maturato la decisione di camminare insieme e, cercando la struttura più adatta a concretizzare il nostro progetto, abbiamo trovato l’attuale casa in cui viviamo. Alcuni dei figli nominati sono nati qui in comunità. Il casolare non era bello e accogliente come lo vediamo ora. È stata fatta una grande opera di ristrutturazione che ha reso possibile la realizzazione di quattro appartamenti per le singole famiglie. Era chiaro, infatti, fin dall’inizio che l’intimità della famiglia andasse preservata e che questa, se rispettata, permettesse anche il benessere della comunità. Condividiamo inoltre diversi spazi comuni: il grande salone che ospita i gruppi che vengono a trovarci, il pranzo domenicale, l’accoglienza temporanea per singoli in ricerca, pellegrini di passaggio e tutti i momenti aggregativi, soprattutto nella stagione fredda. Una cappellina, luogo di preghiera e raccoglimento, si trova nel cuore dell’edificio. È un piccolo ambiente che ci aiuta a tenere vivo l’ascolto della parola di Dio. Il portico, un altro spazio fondamentale della comunità, è un luogo molto vissuto nella bella stagione, dove si pranza, si scambia qualche chiacchiera e dove solitamente si accoglie con un caffè e una bevanda chi arriva a Bethesda. A tutto ciò fa da cornice un grande giardino, molto abitato nelle stagioni più calde, contraddistinto da un lungo viale all’ingresso. Oltre ai luoghi fisici vi sono gli spazi e i tempi che caratterizzano il ritmo pulsante della vita comunitaria. Tenendo il cancello sempre aperto ed essendoci una targa in legno su cui è scritto “comunità Bethesda”, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: molti sono coloro che entrano, in qualsiasi orario, o per curiosità o per qualche situazione di bisogno. Chi prima vede l’ospite entrare, interrompe quello che sta facendo e incontra la persona che arriva, l’accoglienza non ha orari. Il lunedì mattina ci si sveglia alle 6:30 per recitare insieme le Lodi in cappellina quando ancora i figli dormono, al martedì sera ci ritroviamo per un incontro più organizzativo, in cui facciamo il calendario degli impegni, valutiamo le richieste che ci vengono fatte oppure parliamo di altre questioni comunitarie. Il giovedì sera preghiamo meditando il vangelo della domenica e durante il fine settimana arrivano vari gruppi, per l’Iniziazione cristiana, gruppi scout o chiunque ci chieda un momento di testimonianza e condivisione che spesso si conclude con un pranzo insieme. Altri momenti molto importanti, che ci aiutano a preservare il nostro spirito comunitario, sono degli appuntamenti con una figura speciale: la psicoterapeuta. Abbiamo condiviso da sempre la necessità di una professionista che, data la nostra prossimità gli uni verso altri, si prenda cura che l’umanità di ciascuno, che tante volte vorremmo nascondere, possa emergere. Viviamo in una società che non insegna a mettersi a nudo, anzi spesso ci ritroviamo esperti maestri delle maschere che indossiamo piuttosto che farci vedere per come siamo. In comunità si viene regolarmente “stanati” e ciascuno può rivelarsi per quello che realmente è. Come detto, abbiamo scelto di farci accompagnare da un padre spirituale, padre Paolo, figura molto importante per la comunità, perché ci sprona a tener viva la nostra fede, scrutando la parola di Dio affinché diventi concreta nei piccoli gesti e azioni tra noi e con il prossimo che incontriamo. Vivere insieme non è semplice né tantomeno scontato. Anche condividendo la fede, spesso ci scontriamo nelle cose più semplici e quotidiane. Abbiamo scelto quindi come nome Bethesda, perché non comune e conosciuto, ma soprattutto perché significa “casa della Misericordia”. Vivendo insieme stiamo imparando il vero significato di questa parola e che senza di essa non saremmo in grado di muovere alcun passo. Spesso ci si vergogna di far vedere i propri punti deboli, le proprie mancanze. Il miracolo che accade, tra le mura di Bethesda, è invece quando si riesce a volersi bene proprio nonostante i propri limiti piuttosto che per i propri pregi. È una grazia che si sperimenta in comunità. Nel Vangelo di Giovanni (5,1-18) Bethesda è la piscina in cui il paralitico, che non ha nome e in cui quindi possiamo rivedere ciascuno di noi, viene immerso per ricevere una guarigione. Da solo però non ce l’avrebbe fatta, troppo “paralizzato”. Ogni giorno facciamo esperienza di essere anche noi guariti dal fratello di comunità che ci aiuta a immergerci nella piscina in un sostegno che diventa quindi guarigione. Per vivere in comunità non ci vogliono doti speciali, e certo noi non le abbiamo. Tante volte rimaniamo noi stessi stupiti di quanta forza possa generare il fare le cose insieme e di come il poco di ciascuno abbia la capacità di moltiplicarsi a dismisura, se condiviso. Gesù, nel Vangelo di Giovanni, entra per la prima volta a Gerusalemme attraverso la porta delle pecore, una porta secondaria di accesso alla città. La nostra comunità desidera essere proprio questa porta di servizio, una casa dove si cerca di imparare il vero nome dell’amore nello stare insieme, nonostante le fatiche e le diversità di ciascuno. Case che diventano chiese domestiche. Lo spirito solidale che c’è tra le famiglie ci permette di poter essere compagni di viaggio per chi fatica a camminare da solo. Oltre alle abitazioni e agli spazi comuni vi è un piccolo monolocale dove abbiamo la possibilità di ospitare una mamma con bambino. Lo scorso anno si è concluso un progetto in collaborazione con la Caritas diocesana, attualmente stiamo collaborando con i servizi sociali del comune di Padova. Riteniamo sia una grande possibilità di crescita umana poter essere vicini a delle persone molto diverse da noi culturalmente, con storie a volte anche difficili alle spalle. Con loro si intrecciano le vite sia nostre sia dei nostri figli, condividendo piccole e grandi conquiste quotidiane. Bethesda cerca di essere un nuovo modo di abitare ed essere chiesa. Ciascuno di noi si è sentito visitato nel cuore da Gesù, che ci indica questa strada come una via possibile per spendersi e realizzarsi all’interno del dono di essere famiglia, consapevoli che laddove si manifestano le nostre ferite e resistenze, là non solo è possibile un cammino di crescita umana, ma si viene raggiunti dal Signore. Mettendo in comune le risorse e i talenti di ciascuno e cercando di rispondere alla comune vocazione battesimale, di chiamati e inviati, con umiltà, creatività e coraggio a sostegno dei fratelli più bisognosi.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027512/servizio-della-parola---n-571-572.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027512/servizio-della-parola---n-571-572.htmlFri, 26 Sep 2025 15:51:04 +0200
Perdonare e perdonarsiIn modo agile e vivo, l’autore ci coinvolge nelle dinamiche di alcuni testi biblici, che offrono uno spaccato di vita che è la nostra vita e tracciano un cammino dalla guarigione al perdono, ricevuto e donato. La riflessione proposta non è chiusa in sé stessa, ma avviene alla luce dello Spirito Santo, l’unico che può veramente accompagnarci a guarire le ferite con il potere del perdono. Man mano che la lettura avanza, comprendiamo che c’è qualcosa di più grande delle ferite che hanno segnato la nostra storia personale, c’è tutto il mistero di Dio in noi. La sua paternità sana le nostre radici spezzate, il suo futuro risolve il nostro passato.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027505/perdonare-e-perdonarsi.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027505/perdonare-e-perdonarsi.htmlThu, 18 Sep 2025 16:25:12 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaSommario

Editoriale

2 Luca Palazzi

Al di là dei numeri

Studi

4 I vo Seghedoni

Cosa chiedete alla chiesa di Dio?

9 Manuel Belli

Memori delle promesse del vostro battesimo

15 A ndrea Grillo

Mi sbattezzo nel nome di… ?

Un parallelismo tra battesimo

per convenzione e sbattezzo per sottrazione

20 Silvano Zucal

Nascita e rinascita nel dibattito culturale

25 Fabrizio Coccetti

Il battesimo dei bambini

e una nuova evangelizzazione

31 Luca Perri

Baby shower e dintorni: opportunità?

36 Luigi Girardi

Non solo neonati

41 Matteo Dal Santo

Padrino e madrina

in un orizzonte comunitario

47 Francesco Stopp a

Nascere e rinascere oggi

Formazione

53 A less andro Deho’

L’eco del genuinamente umano

4. Entrare nella vita

59 N orberto Valli

Spes non confundit

4. La riconciliazione sacramentale

Asterischi

65 Mass imo Maffioletti

Ok, ma che si fa?

69 Segnalazioni

 

Luca Palazzi

Al di là dei numeri

Nonostante il fenomeno delle “chiese vuote” riscontrato da Tomáš Halik1 che – soprattutto dopo la pandemia – ha assunto un’accelerazione prevedibile ma improvvisa, il battesimo dei bambini resta un sacramento piuttosto diffuso anche negli ultimi anni. Se a livello ecclesiale, quindi, la prassi battesimale si muove su piste pastorali consolidate e abbastanza uniformi, tuttavia il mondo circostante, quello soprattutto degli adulti, è profondamente cambiato e porta con sé domande e attese molto diverse. Se nel 2018 questa rivista, nel dedicare un numero ai sacramenti del battesimo e della cresima, parlava di “nodi pastorali” da sciogliere, oggi corriamo il rischio di ritrovarci senza nemmeno la corda. Non solo la teologia soggiacente ai riti battesimali appare sempre più estranea ai genitori che li domandano per i loro figli, ma – parallelamente – stanno emergendo “riti” alternativi che pongono questioni serie alla nostra riflessione e alla nostra pastorale. Riti “laici” come la festa per lo svelamento del sesso del nascituro, o la doman- 1 Cfr. T. Halík, Il segno delle chiese vuote. Per una ripartenza del cristianesimo, Vita e Pensiero, Milano 2020. da – a suo tempo impensabile – dello “sbattezzo” come gesto di presa di distanze dalla chiesa cattolica sembrano suggerirci come il battesimo resti per lo più un evento al quale non viene attribuito un ruolo decisivo nella formazione della identità del bambino. Altri sembrano essere i gesti e le scelte che riguardano un neonato e ai quali riconoscere un valore costitutivo. Probabilmente anche lo scollamento tra i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana ha agevolato questo impoverimento favorendo una riflessione teologica concentrata sul singolo sacramento, perdendo necessariamente di vista la visione d’insieme. Questo numero, quindi, intende indagare le molteplici questioni con le quali spesso si trova a doversi confrontare un parroco che – anche ben preparato teologicamente – si vede, a livello pastorale, travolto da questioni non di poco conto. Dalle coppie risposate, al ruolo dei padrini e delle madrine spesso improvvisamente catapultati dentro un rito di cui ignorano il senso. Forse oggi più che mai, anche di fronte alla fatica che i percorsi catechistici hanno nell’iniziare realmente i bambini alla fede cristiana, si fa più urgente la necessità di recuperare il valore iniziatico del battesimo. Attualmente paghiamo il prezzo di questa “perdita” protratta per molti anni e le riflessioni sui percorsi pastorali zero-sei anni rappresentano una prima risposta a questa carenza. C’è, però, un altro versante che chiede non solo una riflessione, bensì un investimento pastorale serio: quello del catecumenato degli adulti. A seguito della pubblicazione del Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, infatti, la chiesa ha conosciuto una riflessione a due marce, che Franz-Josef Nocke dipingeva in questi termini: «La rassegna storica presenta una singolare discrepanza: in tutti i secoli la teologia del battesimo, pur con tutti i suoi cambiamenti di accento, parte sempre dal modello del battesimo di una persona adulta. […] Ma da oltre mille anni il battesimo dei bambini, dei lattanti, è – perlomeno nell’area culturale europea – di gran lunga la prassi culturale dominante. Il caso teologico tipico sembra essere il caso statisticamente eccezionale»2. Eppure, il recente fenomeno degli oltre diecimila catecumeni adulti in Francia, così sorprendente da attirare l’attenzione di tante testate giornalistiche laiche, pone importanti domande anche al nostro versante italiano. Questo “risveglio” in terra francese ha ridato fiato e speranza alla chiesa d’oltralpe che ha saputo a suo tempo ripensarsi a fronte del calo vertiginoso dei battesimi dei bambini. Forse, per non limitarsi a un facile entusiasmo, occorrerebbe interrogarsi sulla reale diffe- 2 F.-J. Nocke, Dottrina dei sacramenti, Queriniana, Brescia 2000, 87. renza – non solo sul piano teologico-liturgico – del battesimo dei bambini rispetto a quello degli adulti. Troppo spesso ci siamo limitati a “rileggere” il battesimo dei bambini come una forma ridimensionata e riadattata del battesimo degli adulti. Aspetti come la libertà nella scelta, le domande soggiacenti alla richiesta del battesimo, la possibilità di un percorso strutturato e paziente – aspetti propri del catecumenato degli adulti – non si può sottovalutare. Infine, una pista altrettanto feconda, spesso invocata ma – alla fine – timidamente intrapresa è quella del “rito”. La vicenda sopra ricordata dei catecumeni adulti ci parla di giovani che – in un mondo inondato di informazioni e di contenuti – abbandonano le antiche resistenze verso i simboli e i gesti simbolici propri dei riti per accoglierli come segni forti e incisivi. Mentre spesso si ha a che fare con gesti minimali, liofilizzati, con parole in eccesso che necessariamente devono spiegare ciò che i segni non riescono più a esprimere, non possiamo dimenticare quanto i riti possano mettere a disposizione una ricchezza simbolica che abbiamo purtroppo sottovalutato. Il fenomeno della tenuta della domanda di battesimi dei bambini dal quale abbiamo preso le mosse – e spesso invocato come espressione del cattolicesimo popolare tipico del contesto italiano – non può quindi esonerarci dal confrontarci con le molteplici questioni che abbiamo evidenziato. Fino a chiederci se non sia giunto il momento di porsi – provocatoriamente – la domanda: «Ha ancora senso battezzare i bambini?».

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027499/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027499/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 05 Sep 2025 16:39:18 +0200
Concilium - 2025/3Indice

Steven Battin – Michelle Becka

Leonel Guardado – Ludovic Lado, Editoriale

Abstracts

I. Ouverture

Klaus Günther, La punizione come elaborazione del mito

I/ La tenace presenza del mito

II/ Il persistere del mito della punizione nel sistema della giustizia penale di uno stato di diritto

III/ Un disincanto incompleto

IV/ Ciò che ancora attende un disincanto: l’immagine mitica del malfattore

II. Prigione e società

Katharina Leniger, La giustizia riparativa nel sistema correzionale. Prospettive di etica sociale su una particolare concezione di giustizia

I/ “Orientamento alla vittima” nel sistema correzionale come strumento di risocializzazione?

II/ Giustizia riparativa come principio normativo

III/ La giustizia riparativa nel sistema correzionale tedesco: un bel mondo nuovo?

 

Alex Mikulich, Prigioni come guerra.

Verso una teologia politica dell’abolizione rivoluzionaria

I / I “mondi della morte” del razzismo capitalista e coloniale statunitense

II / Nella stiva

III / “Suicidio rivoluzionario”: verso una teologia dell’abolizione rivoluzionaria

Mauricio Urrea Carrillo, Migrazione e incarceramento.

Aspetti destabilizzanti di una realtà messicana

I/ Le cifre messicane di un problema internazionale

II/ La via crucis attuale del migrante in America Latina

III/ I migranti nelle prigioni messicane: cause, situazione attuale

IV/ Destini di speranza nella notte oscura del presente

V/ Conclusione: diffidare dell’avidità e attivare la philoxenía

Rodolfo Cardenal, Il modello Bukele.

L’incarcerazione di massa

I/ Il modello Bukele

II/ Una nuova forma di male

III/ L’alienazione della volontà popolare

IV/ Il miraggio mortale dell’idolatria

III. Scritture, spiritualità, teologia e prigione

Wilfrid Okambawa, La prigione di Giovanni Battista, Gesù e Barabba.

Un’istituzione di saggezza o di follia

I/ Introduzione

II/ Breve esegesi di Mc 6,17-19; 14,43-51; 15,7; Mt 25,3 e 6,43: misura di saggezza diventata follia

III/ Teorie e pratiche della prigione: capovolgimento della saggezza e della follia

IV/ Conclusione

 

Stephanie Ann Puen – Marnie Racaza,

La Chiesa come ospedale da campo in un contesto di guerra alla droga.

L’incarcerazione nelle Filippine e i percorsi di cura alternativi

I/ Incarcerazione e guerra alla droga

II/ Percorsi di cura alternativi

III/ La Chiesa come ospedale da campo: le stazioni missionarie della diocesi di Caloocan

IV/ Conclusione

Juliette N’guémta Nakoye – Ludovic Lado, Il carcere come frontiera pastorale e teologica in Ciad

I/ Introduzione

II/ Il sistema carcerario del Ciad: tra violenza strutturale e biopotere

III/ Il ruolo del cappellano come mediatore e supporto spirituale

IV/ Il carcere come spazio di trasformazione

V/ Approcci critici: tra spiritualità e riforma strutturale

VI/ Conclusione

Francisco Javier Sánchez González, I centri penitenziari in Spagna. Il lavoro pastorale della cappellania cattolica

I/ Come sono le prigioni in Spagna?

II/ L’atteggiamento cristiano di fronte al mondo della prigione. L’azione delle capellanie nelle carceri

III/ Le azioni che abbiamo portato avanti nel carcere di Navalcarnero, a partire dalla cappellania

IV/ Papa Francesco riceve un gruppo di detenuti, familiari e volontari del carcere di Navalcarnero

V/ La persona privata della libertà non perde la sua dignità come persona Laurie Cassidy, Il caso degli “Angola 3” come risorsa per la spiritualità cattolica negli Stati Uniti

I/ Introduzione

II/ Dove sei?

III/ Non fare del male

IV/ Realizzare la libertà dentro e fuori

Forum teologico

Kimberly Hope Belcher, Riti emergenti, musei e risposte alla violenza

I/ Riti emergenti e scontri di violenza razziale

II/ Autoetnografia di due spazi museali

III/ Musealizzazione e pratiche rituali emergenti

Joachim Ozonze, «Ma com’è questa teologia?».

Fare teologia nel mezzo di una crisi legata alla droga

I/ «Allora, com’è questa teologia?»

II/ Una teologia della crisi della droga

III/ Fare teologia in una crisi di droga

IV/ Conclusione: Allora, com’è questa teologia?

Rassegna bibliografica internazionale

 

___________________________________________________________

Editoriale

Questo numero di Concilium ha come tema centrale la realtà delle carceri. Per molti, le prigioni sono spazi che si aggirano ai confini dell’immaginario sociale. Da un lato, si tratta di luoghi che la maggior parte delle persone conosce poco, perché non ne hanno mai visto l’interno. D’altra parte, le prigioni sono molto presenti nei film e nei romanzi. Sono i telegiornali e la stampa a darci una visione quotidiana di ciò che accade in carcere, e spesso le notizie non sono buone. Le carceri sono innanzitutto il luogo in cui si scontano le pene detentive. Sono quindi un’espressione etica e morale della consapevolezza che le persone devono assumersi la responsabilità delle proprie azioni. In caso di violazione della legge, l’inosservanza delle norme giuridiche viene punita. Oltre all’accettazione personale della responsabilità, la detenzione ha anche una funzione sociale, in quanto ha lo scopo di mostrare che ci sono conseguenze se non si rispettano le regole che sono necessarie per la convivenza sociale. Si può sostenere che ci sono buone ragioni per la detenzione. Si può anche dubitare di questa logica e schierarsi a favore dell’abolizione delle carceri, o pensare a delle alternative. Anche questo è giustificato e necessario. In questo numero di Concilium ci concentriamo meno sulla questione fondamentale della legittimità delle carceri e più sulle carceri per come sono, su ciò che accade in esse e su come funzionano in diversi contesti sociali. È dalla realtà delle carceri che emerge una serie di riflessioni diverse. Vari principi normativi transnazionali per il sistema carcerario, come le Regole penitenziarie europee, affermano ciò che è necessario affinché la pena sia umana e dignitosa. La dignità umana viene violata quando le persone vengono trasformate in oggetti, ci ricorda Immanuel Kant, e in carcere sussiste il pericolo che le persone vengano trasformate in oggetti dell’azione dello Stato che se ne serve come deterrente, per dar prova di sicurezza e ordine e per stabilire la “pace sociale”. Per discernere correttamente questo pericolo, dobbiamo chiederci dove e quando inizia la violazione della dignità umana. Le società decenti, come ci ha insegnato Avishai Margalit, hanno istituzioni che non umiliano i loro cittadini. Quindi, la domanda che ci poniamo è se le nostre prigioni sostanzialmente umilino o rispettino la dignità umana. Le differenze nei sistemi penitenziari di tutto il mondo sono molto grandi, e anche le rispettive basi giuridiche differiscono notevolmente. Sebbene questo numero di Concilium non possa affrontare tutte le differenze, esso propone una panoramica su diverse realtà, cerca di sollevare questioni pressanti e di fornire una critica costruttiva. Ad esempio, possiamo interrogarci sullo scopo e sulla funzione che le carceri hanno (dovrebbero avere), e se effettivamente corrispondono a questi obiettivi. In molti Paesi, un vecchio principio che risale al movimento di riforma carceraria della fine del XVIII secolo guida la legge attuale, affermando che la punizione non deve andare oltre la privazione della libertà, perché la privazione della libertà è già la punizione. Tutte le misure disciplinari e qualsiasi forma di punizione all’interno del carcere sarebbero quindi proibite. Ma la realtà è spesso diversa, perché la disciplina e persino l’umiliazione sono all’ordine del giorno. In alcuni Paesi, l’obiettivo della detenzione è la risocializzazione, mentre in altri non è un obiettivo né esplicito né implicito. Ma cosa costituisce la risocializzazione o l’integrazione? Funziona? In che misura la pena detentiva viene strumentalizzata e quali conseguenze – intenzionali o meno – ha questa strumentalizzazione? Chi ne trae beneficio? Questo fascicolo di Concilium affronta alcune di queste domande e le concretizza con esempi specifici provenienti da tutto il mondo. Dal punto di vista teologico, le Scritture ci incaricano di far visita ai prigionieri, ma ancor più di proclamare loro la liberazione (Lc 4,18). Mentre prendiamo in considerazione l’assistenza pastorale nelle carceri, che può fornire un grande sollievo ai detenuti, sorge la domanda se ogni miglioramento all’interno del sistema carcerario sia importante e necessario perché migliora la situazione dei detenuti, o se queste riforme aiutino solo a stabilizzare un sistema fondamentalmente ingiusto. Se partiamo dal presupposto che l’assistenza pastorale nelle carceri sia buona, in che modo la liturgia “incarcerata” apre nuovi orizzonti per la riflessione teologica su liturgia, sacramenti o rituali di guarigione e riconciliazione? Queste sono alcune delle domande e delle riflessioni teologiche che guidano questo fascicolo. Ma veniamo ai diversi contributi. In una sorta di ouverture, il giurista e filosofo Klaus Günther (Germania) offre un approccio giuridico-filosofico al tema attraverso il mito della pena. La sua tesi è che il mito premoderno della punizione sia ancora presente, nonostante tutti i progressi dell’Illuminismo – anche nella prassi altamente formalizzata del diritto penale moderno. Sebbene ci siano stati dei processi di disincanto, questi processi non si sono del tutto conclusi. I successivi contributi provengono dal campo della teologia. Sono realizzati da diverse prospettive e punti di vista geografici, alcuni di natura più teorica e altri derivanti dalla pratica concreta. Si occupano in parte della dimensione sociale e in parte di vere e proprie questioni pastorali e teologiche. Katharina Leniger (Germania) riflette sul significato del concetto di “giustizia riparativa” per il sistema carcerario in Germania, evidenziandone opportunità e limiti. Risulta chiaro che alcune affermazioni della giustizia riparativa sono difficili o impossibili da realizzare in carcere. Alex Mikulich (Stati Uniti) vede le carceri come una parte basilare del capitalismo razziale statunitense. Tornando sulla rivolta della prigione di Attica del 1971, fa sua la richiesta e sollecita l’abolizione delle prigioni. Da una prospettiva etica, Mauricio Urrea Carrillo (Messico) presenta l’attuale rapporto tra migrazione e incarcerazione, concentrandosi sulla realtà del Messico. Indica l’importanza di coordinarsi tra persone, settori nazionali e comunità internazionale, al fine di fornire una risposta appropriata che metta al centro ospitalità e dignità umana. Il gesuita Rodolfo Cardenal (El Salvador) offre un’importante – e rara – visione del sistema penale di El Salvador e di come sia parte di un progetto molto più ampio di violenza istituzionalizzata contro i poveri che sta disumanizzando e alienando la società salvadoregna. Spiega perché il modello di Bukele è molto popolare e i pericoli che prefigura per il futuro del Paese e del suo popolo. Nel suo contributo, un altro gesuita, Wilfrid Okambawa (Camerun), riflette sui passi biblici relativi alla prigionia di Giovanni Battista, Gesù e Barabba, e mostra le motivazioni religiose e politiche alla base delle detenzioni. L’analisi porta a una riflessione sulla natura della prigione, non solo come luogo di punizione, ma anche di vita umana. Stephanie Ann Puen e Marnie Racaza (Filippine) presentano nel loro articolo come l’incarcerazione nel contesto della guerra alla droga continui a segnare la società filippina in modo indelebile, data la struttura del sistema giudiziario, la povertà e la cultura religiosa del Paese. Le autrici sottolineano il legame tra la nozione cristiana di peccato e l’incarcerazione, nonché i percorsi alternativi di cura sviluppati dalla Conferenza episcopale delle Filippine. N’guémta Nakoye e Ludovic Lado (Ciad) esaminano il significato della pastorale cattolica nel contesto carcerario del Ciad, caratterizzato da strutture di peccato. Da una prospettiva pastorale, il contributo mostra che le carceri in Ciad sono luoghi in cui le dinamiche sociali, pastorali e teologiche si intersecano, cosicché le prigioni diventano dei luoghi di confine pastorale. Francisco Javier Sánchez González (Spagna) affronta la richiesta non soddisfatta di reintegrazione nelle carceri spagnole e riflette sul ruolo dei cappellani carcerari in questo contesto. Di particolare rilievo sono i modi creativi con cui i cappellani accompagnano le persone private della libertà, condividendo la guarigione reciproca e l’umanità affettiva. Il contributo di Laurie Cass idy (Stati Uniti) esplora in modo perspicace il significato delle esperienze “non religiose” di trasformazione umana per la spiritualità cattolica. Basandosi sui racconti toccanti e potenti di tre detenuti afroamericani, Cassidy sfida la spiritualità cattolica a trovare un significato in queste esperienze di trasformazione. L’articolo si conclude con tre domande per un’ulteriore riflessione. Nella loro diversità, i contributi rivelano sfide centrali nel sistema penale e una notevole necessità di riflessione teologica. Nel Forum teologico, poi, si esplora l’utilità dei metodi etnografici per i teologi che riflettono sui modi in cui le comunità rispondono alla loro esperienza vissuta di violenza. Basandosi sull’impiego dell’autoetnografia nel suo lavoro con il George Floyd Global Memorial e il Minnesota African American Heritage Museum, Kim Belcher (Stati Uniti) esamina la pratica dei rituali emergenti che si sviluppano tra le comunità in incontri pluralistici, mentre creano spazi museali che costituiscono una risposta rituale alla violenza razziale negli Stati Uniti. Joachim Ozonze (Nigeria/Stati Uniti) riflette su delle modalità di descrivere la teologia che affrontino le sfide dell’incorporazione della metodologia etnografica in un progetto teologico, in particolare in risposta alla crisi legata alla metanfetamina in corso nel sudest della Nigeria. ]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027482/concilium---20253.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027482/concilium---20253.htmlMon, 04 Aug 2025 16:24:25 +0200
Servizio della Parola - n. 570La pastorale del lutto

Temi, forme, stili ed esperienze

 

Introduzione, di Davide Arcangeli 3

1. Temi

1.1 La morte come tabù. Medicalizzare il morire:

una risposta tecnica a un bisogno umano

di Antonio Loperfido . 7

1.2 Re-imparare a morire.

Un’esperienza antropologica e spirituale

di Guidalberto Bormolini e Annagiulia Ghinassi . 14

1.3 Risurrezione/vita eterna.

Dualismi antropologici e implicazioni pastorali

di Giacomo Canobbio 23

2. Forme

2.1 Celebrazioni della Parola e forme devozionali

prima del rito delle Esequie

di Stefano Borghi 29

2.2 La celebrazione del funerale.

Aspetti esistenziali e rituali

di Roberto Laurita . 35        

2.3 L’omelia nelle celebrazioni esequiali

di Chino Biscontin 43

2.4 Il lutto tra psicologia e spiritualità

di Nello Zimbardi 50

3. Stili ed esperienze

3.1 I giovani e la morte

di Paola Bignardi 65

3.2 Esperienza di speranza della comunità ecclesiale

nel tempo della pandemia

di Mario Carminati 70

3.3a Il ministero della consolazione – 1

L’hospice: laboratorio di speranza

di Maurizio Lucini . 75

3.3b Il ministero della consolazione – 2

Esserci nel dolore. Un’intervista sul campo

a cura di Davide Arcangeli e Marco Ronconi 82

3.4a Accompagnare il lutto – 1

L’esperienza di un presbitero

di Adelino Bortoluzzi . 85

3.4b Accompagnare il lutto – 2

L’esperienza di una famiglia

a cura dei coniugi Galimberti . 91

3.5 Elaborare il lutto, tra realtà e social

a cura della Redazione . 98

3.6 La parola trattenuta davanti al dolore

si fa dialogo di condivisione.

Storia di un cimitero interreligioso e laico

di Silvia Zucchini . 103

Conclusione, di Davide Arcangeli . 113

 

Introduzione

di Davide Arcangeli

Questo numero speciale di Servizio della Parola intende approfondire l’accompagnamento alla morte e la pastorale del lutto. In una situazione demografica come quella italiana, in cui, purtroppo, il numero dei decessi è da anni ampiamente superiore al numero delle nascite e in cui l’età media è tra le più alte del mondo, è chiaro come questo ambito pastorale assuma una particolare rilevanza, anche solo dal punto di vista quantitativo. Non è raro sentire il ricorrente lamento dei parroci, gravati da un numero settimanale di celebrazioni funebri talmente alto da impedire a volte la possibilità della celebrazione eucaristica. Inoltre la diminuzione delle risorse pastorali, dei ministri e delle persone che offrono un servizio per le celebrazioni e per la visita alle famiglie con ammalati, rende spesso molto difficile un vero e proprio accompagnamento delle situazioni di lutto e non favorisce un’adeguata qualità celebrativa e rituale. Nonostante si veda crescere il fenomeno delle case di commiato laiche, tuttavia il ruolo della comunità cristiana risulta ancora largamente centrale in questo frangente così delicato per la vita delle persone, e ciò rende urgente il discernimento delle forme pastorali concretamente possibili oggi, nelle nostre comunità, perché questa soglia esistenziale sia abitata da una chiesa accogliente e capace di annunciare il vangelo. Si tratta anzitutto di comprendere che le persone hanno bisogno di reimparare a “vivere la morte”, ossia di fare esperienza, attraverso forme rituali opportune e significative, di un significato collettivamente associato a questo passaggio. Infatti la società di oggi ha di fatto “tabuizzato” l’esperienza della morte, medicalizzandola e delegandola alla sfera della tecnica: dobbiamo ripartire dal bisogno di attraversare con umanità questa esperienza, per risignificarla con le coordinate evangeliche (A. Loperfido). Il processo del lutto, in questa situazione contemporanea occidentale, è quindi reso più difficile e complesso e chiede di essere accompagnato in profondità dal punto di vista antropologico e spirituale (G. Bormolini - A. Ghinassi), con attenzione anche a non dare per scontate alcune visioni dualistiche ed escatologiche, evidenziate da un lessico oggi incomprensibile a molti, come quello della vita eterna e dell’immortalità dell’anima (G. Canobbio). Scontiamo una pratica celebrativa spesso molto distante dal vissuto delle persone che, pur partecipando ai funerali, non sono in gran parte abituate al linguaggio della messa: questo esige un’attenzione rituale specifica (R. Laurita) e una certa flessibilità nel valorizzare anche celebrazioni della Parola che siano in grado di coinvolgere un’assemblea con modalità di primo annuncio (S. Borghi). Importanza fondamentale per l’annuncio nella celebrazione riveste certamente l’omelia (C. Biscontin), senza però trascurare il ruolo centrale della comunità intera e dei ministri, che offrono una presenza e una consolazione ai familiari e che dovrebbero essere formati all’accompagnamento del lutto (N. Zimba rdi). Non è certamente possibile esaurire con un solo numero della rivista la vastità di testimonianze ed esperienze relative a questo ambito pastorale. Per questo abbiamo potuto solo selezionarne alcune. Nello specifico, alcune risultano interessanti in quanto offrono squarci di novità nella comprensione di ciò che sta accadendo, come nel caso delle domande dei giovani di fronte alla morte (P. Bignardi). Altre, invece, le abbiamo scelte per la loro rilevante attualità, come nel caso delle comunità bergamasche al tempo del Covid (M. Carminati). Abbiamo inteso offrire, inoltre, la possibilità di una virtuosa presenza della comunità cristiana in un hospice (M. Lucini) o in un ospedale (M. Ronconi), con particolare attenzione alla ministerialità diaconale, laicale e alla sua formazione. Non poteva mancare, poi, la testimonianza di un presbitero particolarmente impegnato nell’accompagnamento degli ammalati (A. Bortoluzzi) e di una coppia che ha vissuto nella fede il lutto della propria figlia (coniugi Galimberti). Infine abbiamo anche inteso effettuare un carotaggio su alcune nuove forme di accompagnamento al lutto, laiche o interculturali, che stanno emergendo nei social network (D. Sisto), o attraverso proposte spirituali di taglio interreligioso (S. Zucchini). Se come italiani stiamo scoprendo di essere una società interreligiosa, riconosciamo di conseguenza l’importanza di offrire coordinate spirituali capaci di favorire l’incontro, anche nell’ambito del lutto e della sua elaborazione. Inoltre ci rendiamo sempre più conto della pervasività dei social nel fare cultura e nel proporre stili e atteggiamenti di tipo spirituale e ci chiediamo come esservi presenti in modo significativo, sempre a servizio della Parola.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027475/servizio-della-parola---n-570.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027475/servizio-della-parola---n-570.htmlFri, 25 Jul 2025 15:31:21 +0200
Servizio della Parola - n. 569SOMMARIO

 

Chiesa domestica

7. Casa Nicodemo. Per Rinascere dall’alto

(Cristian e Cristina) 3

Leggere l’esperienza

7. Un amore che ti incontra. Bibliodramma

sul Padre prodigo (Lc 15,11-32)

(G. Izzo e L. Molesti) 11

Nella memoria della Natività di Maria

(R. Laurita) 23

4. Il servo del Signore,

figura di speranza e riconciliazione

(M. Assaf) 37

Dalla 23a alla 28a domenica

del Tempo ordinario

7 settembre/12 ottobre 55

23ª ordinaria (M. De Santis, S. Sanchini, A. Lameri) 57

Esaltazione della S. Croce (M. De Santis, E. Manganelli, M. Orizio) 81

25ª ordinaria (M. De Santis, R. Mancini, A. Lameri) 102

26ª ordinaria (M. De Santis, A. Carrara, A. Lameri) 123

27ª ordinaria (M. De Santis, P. Bignardi, M. Della Bianca) 145

28ª ordinaria (M. De Santis, A. Carrara, M. Della Bianca)

 

7.

Casa Nicodemo

Per Rinascere dall’alto

di Cristian e Cristina

Casa Nicodemo vive dal 14 settembre del 2008 nei locali della canonica di Pagnano, un paesino della Brianza in diocesi di Milano1. La decisione di aprire Casa Nicodemo è stata presa al termine di un lungo percorso di discernimento operato da Cristian e Cristina e don Roberto rileggendo con l’aiuto di “guide spirituali” i segni del cammino vissuto nella parrocchia di Bellusco (MB), con l’appoggio e l’accompagnamento del competente Vicario episcopale di zona. Il progetto in origine si caratterizzava come una casa di accoglienza dove i giovani e chiunque ne sentisse il bisogno potessero vivere un’esperienza di crescita umana e spirituale attraverso lo stile della vita fraterna. L’esperienza ha preso il via quando il vicario di zona ha identificato questa parrocchia come funzionale per sperimentare il progetto. Don Roberto è stato nominato “Amministratore parrocchiale” e incaricato della pastorale giovani le decanale insieme a Cristian e Cristina, con la piccola figlia Lucia, che nascerà a luglio 2009. Sposati nel 2000 e animati dal desiderio di mettere al centro della loro vita coniugale la vita di fede e vivere il proprio amore con una forte apertura all’accoglienza, avevano già sperimentato per alcuni anni una forma di vita fraterna nella loro casa in collaborazione con don Roberto, nella precedente sede del suo servizio pastorale. La scelta del nome è stata ispirata durante la preghiera in una settimana di vacanza con un gruppo di famiglie. Veniva letto il Vangelo di Giovanni, precisamente l’incontro di notte tra Nicodemo e Gesù (Gv 3,1-20), e il racconto sembrò descrivere l’esperienza di tanti giovani che attraversano il buio della fede o sperimentano tratti di storia personale in cui smarriscono il senso della propria vita e del proprio valore, e in cui si affacciano domande profonde. Si tratta sia di vissuti di inquietudine, insoddisfazione e tristezza, sia di momenti più positivi in cui i giovani iniziano a gridare, a chiedere aiuto e a muovere i primi passi alla ricerca di risposte più alte. Come quell’incontro di Nicodemo con Gesù segnò un rinascere dall’alto, Casa Nicodemo è sorta con l’intenzione di propiziare nuove occasioni di rinascita, esperienze di condivisione della vita e della fede, in cui ritrovarsi amati, amabili e capaci d’amore. Il progetto si è proposto anzitutto di stabilire una casa che potesse rappresentare un’oasi nella notte per chiunque avesse sete di Dio, di preghiera, di bellezza, di pace, di ascolto e di un senso profondo per la propria vita. Si trattava di un contesto che fosse anche particolarmente attento alla bellezza, diffusa in tanti particolari: nella liturgia comunitaria, nell’ascolto della Parola, nella cura del giardino, della cucina, della tavola, della chiesina, ma anche nella cura degli incontri, nella sete di cultura tra libri e cinema e ascolto di testimoni. Il volto della Casa è in costante divenire, ma ruota sempre attorno ad alcune parole che ne definiscono il “carisma”. Nel crocifisso (realizzato da un amico iconografo) sono presenti i riferimenti biblici che fondano l’identità spirituale di questa piccola realtà di chiesa: casa (Gv 1,35-39): la chiamata dei discepoli in Giovanni, il desiderio di portare lo sguardo al Signore Gesù Cristo e all’incontro con il suo amore per chiunque entra nella casa; Nicodemo (Gv 3,1-15): l’incontro con Gesù, simbolo di ogni cercatore nella notte a cui vogliamo aprire la porta; fraternità (Gv 13,1-20): la lavanda dei piedi, criterio dell’amore che accomuna ogni vocazione e che ci ricorda che prima di qualsiasi amore c’è la Sua grazia; preghiera (Lc 7,36-50): la peccatrice perdonata, per lasciarci modellare e conformare il cuore alla misericordia di Dio; accoglienza (Gen 18,1-15): le querce di Mamre, mistero dell’accoglienza e della comunione; annuncio: come san Francesco indica Gesù, così Casa Nicodemo vuole essere strumento per indicare Gesù; bellezza: è il velo arancione della croce, che rappresenta lo Spirito Santo che non sai da dove viene né dove va (Gv 3,8). La fraternità riassume la forza e la grande sfida del progetto. L’intuizione è stata fin dall’inizio quella di creare una casa di accoglienza e di preghiera in cui dei battezzati cercano di vivere insieme e testimoniare Gesù Cristo e il vangelo. Casa Nicodemo rimanda a una dimensione di casa, che raccoglie e accoglie. Il raccoglimento si attua col prendere distanza dai ritmi della vita ordinaria, favorendo una maggiore attenzione rivolta a sé e all’ascolto della Parola. L’accoglienza diviene così il frutto e lo stile della Casa, che vorrebbe contagiare chiunque la frequenti. Concretamente Casa Nicodemo si struttura come un luogo in cui poter pregare (preghiera liturgica e personale, lectio divina, giorni di ritiro), in cui dedicarsi all’ascolto interiore, di Dio e della natura. La proposta di Casa Nicodemo offre esperienze ed eventi con cui si cerca di interpellare i giovani, e non solo, sul senso della vita, su cosa significhi oggi seguire Gesù e la via evangelica. La proposta viene offerta con l’aiuto di tante persone che dedicano energie e tempo, condividendo i loro carismi. La vita della fraternità di Casa Nicodemo è normata da una piccola regola di vita che è un semplice aiuto nel tradurre nel quotidiano il desiderio della sequela. La centralità della Parola si articola attraverso la Serata sulla Parola tutti i venerdì sera, il vespro e le lodi (dal venerdì alla domenica) a cui si aggiungono per la fraternità un percorso di ritiro e supervisione con la nostra guida spirituale (don Marco Bove), il Triduo pasquale, il Fermati e attendi in preparazione al Natale e la veglia di Pentecoste. La Serata sulla Parola è un appuntamento fisso che fin dall’origine sostiene l’esperienza di Casa Nicodemo. La serata parte dalla preghiera condivisa, segue la cena insieme che diventa occasione per celebrare la vita fraterna, chiude la condivisione della lettura della Parola guidati da un relatore che ci aiuta a entrare nel brano lasciando poi un momento finale di condivisione nella fede. La serata è per la fraternità una sorgente che permette la vita condivisa e per le persone che partecipano un’occasione di approfondimento della Parola. Il Triduo pasquale, il Fermati e attendi prima […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027468/servizio-della-parola---n-569.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027468/servizio-della-parola---n-569.htmlFri, 25 Jul 2025 15:25:41 +0200
Parole di VitaSOMMARIO

Esegesi

Annalisa Guida

PER TERRA E PER MARE. INTRODUZIONE

ALLA SEZIONE AT 15,36–21,14 3

Dionisio Candido

PAOLO ALL’AREÒPAGO DI ATENE.

IL VANGELO TRA LE FILOSOFIE 7

Ombretta Pettigiani

TRA GLI INTERESSI DI ARTÈMIDE

E QUELLI DI ROMA (AT 19,21-40) 13

Mirko Montaguti

TUTTO PER IL VANGELO. L’ADDIO DI PAOLO

AGLI ANZIANI DI ÈFESO (AT 20,17-38) 19

Approfondimenti

Dario Garribba

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO.

CORINTO 24

Carlo Broccardo

I PERSONAGGI DI ATTI.

SILA, TIMÒTEO, AQUILA E PRISCILLA 29

Matteo Crimella

ATTI E MONDO CLASSICO. PAOLO

E I FILOSOFI. EPICUREISMO E STOICISMO 34

Francesco Cosentino

QUESTIONI TEOLOGICHE. FEDE E CULTURA.

TRA IL “GIÀ” E IL “NON ANCORA” 40

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

Diari di bordo 45

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

«Scoppiò un grande tumulto» (AT 19,23).

Il diritto allo sciopero 49

PELLEGRINAGGI di Mirko Montaguti

L’origine del pellegrinaggio a Santiago 52

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

Gesù è il giubileo cristiano (Lc 4,16-30) 55

VETRINA BIBLICA 57

ARTE di Marcello Panzanini

Reazione a catena.

San Paolo nella Cappella palatina di Palermo

 

EDITORIALE

Per terra e per mare” è un’espressione che ben sintetizza lo sviluppo della missione di Paolo (e dei suoi collaboratori) in Grecia e in Asia Minore, raccontata in At 15,36–21,14. Come ci illustra Annalisa Guida nell’articolo di apertura, si tratta di una sezione interessante non solo per la “geografia” degli spostamenti, ma anche sul piano letterario e dell’intreccio tra conversioni e rifiuti, alcuni avvenimenti di portata teofanica e altri incontri- scontri meramente umani. Paolo è ormai il protagonista quasi assoluto, in viaggio non solo per annunciare la Parola, ma anche per visitare alcune comunità da lui precedentemente fondate. Instancabile viaggiatore, raramente da solo, dopo la separazione da Bàrnaba, suo mentore e primo compagno di viaggio, viene affiancato in questo periodo da Sila, Timòteo, Aquila e Priscilla e altri collaboratori, che non solo lo accompagnano, ma ne fanno le veci quando lui è lontano; tutti capaci di tessere relazioni e dare solidità alla chiesa che sta crescendo (Carlo Broccardo). Dopo il “concilio” di Gerusalemme l’evangelizzazione di Giudei (e non) si svolge soprattutto nei centri urbani della Grecia: Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto ed Èfeso. Oltre allo scontro con le autorità sinagogali, per Paolo e i suoi compagni ci sono nuove sfide: il politeismo greco-romano e la denuncia alle autorità politiche romane. È celebre l’episodio di Atene con il discorso nell’Areòpago (At 17,16-34). Rifacendosi alla pietà popolare e al monumento al dio ignoto, Paolo annuncia il Signore dell’universo, ottenendo iniziale consenso, ma è rifiutato dai più quando proclama la risurrezione di Gesù dai morti (Dionisio Candido). In quella città Luca annota anche il dialogo con alcuni filosofi epicurei e stoici, le due scuole filosofiche più importanti del mondo ellenistico dell’epoca, attente all’individuo e alla sua esistenza quotidiana (Matteo Crimella). Ad Atene non avvengono molte conversioni, ma la vicenda è significativa per l’inculturazione che, come ci spiega Francesco Cosentino, si fonda sull’incarnazione ed è da intendersi nella dimensione del “già e non ancora”, tra accoglienza ospitale della cultura e profezia critica. L’annuncio prosegue poi a Corinto, che diventerà sede di un’importante comunità cristiana fondata da Paolo. Grazie alla posizione e al porto, la città fu uno dei più importanti centri economici e culturali del mondo greco. Con Dario Garibba ne ripercorriamo la storia. Il racconto si sposta a Èfeso. Lì, a due anni dall’arrivo di Paolo, scoppia un tumulto ad opera degli artigiani che producono oggetti di culto per Artèmide: interessi personali ed economici si intrecciano con quelli religiosi e politici coinvolgendo anche la folla, che partecipa al caos senza una vera consapevolezza. Ombretta Pettigiani sottolinea che ciò che mette in allarme gli efesini per i lettori di Atti è una certezza: l’autentica forza non sta in un culto ben consolidato, ma nell’annuncio del Signore Gesù e della sua risurrezione. Verso quella che Paolo percepisce come la fine della sua missione, prima di salire a Gerusalemme egli convoca a Mileto gli anziani di Èfeso per un ultimo discorso. Con Mirko Montaguti ripercorriamo quello che è un vero e proprio testamento pastorale dell’apostolo, in cui, oltre a rileggere con gratitudine la propria missione, Paolo guarda anche avanti con fiducia e raccomanda ai pastori, di allora e di oggi, di vegliare sul gregge (e prima ancora su sé stessi). Le ultime parole rimandano all’esempio dell’apostolo e alla gratuità del servizio: è la logica di Gesù, la gioia del vangelo di cui tutti siamo chiamati a farci imitatori.

Buona lettura!

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027451/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027451/parole-di-vita.htmlThu, 17 Jul 2025 16:37:59 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaSOMMARIO

Editoriale

2 Marco Pavan

L’esperienza di Dio

In memoria di papa Francesco

5 Marco Gallo

Papa Francesco: la freschezza della liturgia

Studi

10 Loris Della Pietra

La liturgia, forma della fede e della chiesa

15 Laura Vedelago

La preghiera come forma liturgica in Romano Guardini

21 Luciano Manicardi

La liturgia e la Scrittura.

A servizio del dialogo tra Dio e il suo popolo

27 Sebastiano Bertin

La liturgia e le liturgie.

Tra rito identitario e rito indifferenziato

32 Domenico Cravero

Strumentalizzare la liturgia manipolare la preghiera

38 Giovanni Frausini

Preghiera personale e liturgia.

Un cuor solo e un’anima sola

44 Manuel Belli

Influenze digitali

49 Elena Massimi

Tempo per chi non ha tempo

55 Ubaldo Cortoni

La liturgia ha “fatto storia”?

Rito ed evoluzioni della società civile

Formazione

61 Alessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

3. La preghiera alla luce del Crocifisso

66 Norberto Valli

Spes non confundit

3. L’anniversario del concilio di Nicea

Asterischi

71 Noemi Beccaria

È possibile oggi formare i giovani alla preghiera?

77 Segnalazioni

Editoriale

Marco Pavan

L’esperienza di Dio

La liturgia è “fonte e culmine” della vita della chiesa, ma il rischio è che tra fonte e culmine non ci sia molto spazio. La liturgia dovrebbe “informare” la preghiera e la fede cristiana, ma non è detto che lo faccia: potrebbe essere semplicemente “conseguenza” della fede, “applicazione” delle convinzioni personali, “premio” di un agire morale, “premessa” e magari “impiccio” alla vita spirituale e alla preghiera («Dico il breviario e poi prego…»). La liturgia dovrebbe avere un urto sulla vita del credente, in particolare sulla sua preghiera. Ma anche viceversa. Se ciò non avvenisse, sarebbe un problema: quando una fonte alimenta solo se stessa diviene una palude. Questo numero della rivista si confronta con una questione che, in un modo o nell’altro, accompagna la storia della liturgia e della spiritualità cristiana fin dalle origini. Tale questione può essere formulata, in modo stringato, come segue: quale incidenza ha o può avere la vita liturgica sulla vita cristiana in generale? In che modo i due termini appena evocati – vita liturgica e vita cristiana – si intrecciano tra loro? Quale ambito influisce sull’altro e a quali condizioni? Tali questioni, per la verità, non si trovano solo in ambito cristiano e non è difficile dimostrare che emergono anche nelle manifestazioni dell’homo religiosus considerato in generale. A questo proposito, non si può non menzionare – anche per l’influenza avuta sullo sviluppo della teologia cristiana stessa – il rapporto non proprio disteso tra ricerca filosofica e prassi cultuale nella grecità classica oppure, all’interno della tradizione ebraica, quello tra l’attitudine dei gruppi legati al tempio di Gerusalemme e quella di altri orientati in un senso meno cultuale. Il rapporto tra vita liturgica e vita cristiana tocca tutti i punti sensibili di quest’ultima. Così, la verità della fede è chiamata in causa all’interno della celebre associazione tra lex orandi e lex credendi, ancora oggi uno dei criteri evocati quando si cerca di comprendere il rapporto tra rito e contenuto della fede stessa (fides qua). La preghiera personale o la vita spirituale sono spesso chiamate in gioco nei contesti in cui si sviluppano dei percorsi di formazione alla vita cristiana o alla vita religiosa, non raramente con l’intento di tenere insieme due poli (liturgia e preghiera personale, appunto) che, apparentemente, tenderebbero a muoversi su linee autonome. La questione etica emerge là dove si riflette sulla necessità che il rito e la vita sacramentale debbano “sfociare” o addirittura “piegarsi” al primato dell’amore del prossimo, in obbedienza alla stessa natura dell’eucarestia come sacramentum caritatis. Un altro punto, infine, è quello che riguarda la dimensione estetica o di educazione dei sensi spirituali che la liturgia è chiamata a promuovere nei credenti – un punto oggetto di particolare dibattito anche solo a partire dalle differenti interpretazioni date a formule ormai di uso comune quali quella della “nobile semplicità” che dovrebbe permeare le celebrazioni cristiane. Il modo in cui la liturgia plasma e non semplicemente influenza la vita cristiana può essere, quindi, visto da molte angolature, a partire dalle quali elaborare anche delle soluzioni pratiche. Tuttavia – e questo è un punto di grande importanza, a parere di chi scrive – non si dovrebbe mai perdere di vista il fatto che il punto di incontro tra l’ambito liturgico-ecclesiale e quello orante-personale è, in ultima analisi, Dio stesso o, per essere più precisi, l’“esperienza” di Dio. Questa semplice parola (“esperienza”) applicata in questo ambito evoca e apre davanti a sé un dibattito di grandi proporzioni. Un esempio di tale dibattito è la dottrina tradizionale dei sensi spirituali, il cui legame con la liturgia, a dispetto delle apparenze, è di grande importanza. È, infatti, in qualche modo patrimonio comune l’idea che la vita sacramentale, anche nel suo aspetto rituale, costituisca un ambito privilegiato di accesso alla bellezza divina e, per questo, una sorta di “scuola” per la costituzione dei sensi spirituali. Al di là delle scelte liturgiche specifiche e del dibattito o delle polemiche che spesso le accompagnano si è tentati di pensare che alcune categorie centrali nella vita di fede legate a quella di bellezza quali dono, gratuità, contemplazione, ascolto e rivelazione acquistino uno spessore ulteriore e necessario nel rito cristiano. Un certo rapporto tra liturgia, esperienza di Dio e bellezza emerge, poi, in molti passaggi della Scrittura. Così, nei salmi tale bellezza è rappresentata come una sorta di esperienza sensoriale di Dio stesso. È proprio nella liturgia che viene offerta e resa accessibile una certa esperienza di Dio che educa, illumina e trasfigura i sensi dell’uomo – una disciplina dei sensi spirituali vera e propria. Il nesso tra liturgia o forma rituale, rivelazione o esperienza di Dio e sensi spirituali non è, quindi, estrinseco o marginale. La vita e la prassi cristiana ricevono così una specifica forma che determina, appunto, il modo di pensare, agire e sentire. Nello sviluppo della prassi eucaristica e della disciplina dei sacramenti il legame tra questi tre elementi verrà declinato con accenti diversi e non senza tensioni, data la necessità di tenere insieme, per così dire, la dimensione sensibile della liturgia e l’idea di culto spirituale. Gli esempi si possono moltiplicare a piacere. Così, la semplicità delle liturgie cristiane è già affermata da Agostino in polemica con i complicati riti delle religioni precristiane. Nell’estetica agostiniana si trova un germe di quanto poi verrà sviluppato, in ambito monastico, da Bernardo di Chiaravalle († 1153), critico dell’estetica “barocca” cluniacense (essa stessa legata a una certa esperienza della presenza di Dio nel culto) e fautore di quel radicalismo quasi “aniconico” che avrà più di un’eco nella tradizione latino-occidentale successiva. Sulla sponda orientale, a Bisanzio, a parte l’enorme posta in gioco della controversia iconoclasta (forse mai compresa a fondo in Occidente), si può e si deve citare in particolare Nicola Cabasilas († 1391), autore del celebre trattato La vita in Cristo, in cui si legge che è l’eucarestia a rendere capaci di «pensare incessantemente al Cristo»: «A renderci capaci di compiere tutto ciò basterà quel pane che veramente fortifica il cuore dell’uomo: conferirà vigore allo sforzo e sradicherà dall’anima l’indolenza sul nascere». L’unione della spiritualità esicasta con la vita sacramentale è uno dei punti cardine dell’approccio di Cabasilas e un modo particolarmente denso di articolare tra loro preghiera e liturgia, dando a quest’ultima una funzione regolativa centrale nella crescita e nella strutturazione dei sensi spirituali.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027444/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027444/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 11 Jul 2025 16:57:45 +0200
Servizio della Parola - n. 568INDEX

RUBRICA

DOSSIER

SUSSIDIO

GIUBILEO 2025

PREPARARE LA MESSA

Chiesa domestica

6. Le Querce della Porrettaccia (di Elena e Marcello Copertino)

Leggere l’esperienza

6. «Io sto con chi soffre». Un role play biblico sulla sofferenza in Giobbe (G. Izzo)

Anche per il corpo c’è posto in Dio

Spunti per una veglia mariana (E. Massimi)

3. Il Giubileo come cammino di conversione: pretesa, allontanamento e ritorno

(M. Assaf)

Dalla 18a alla 22a domenica del Tempo ordinario

3 agosto/31 agosto

18ª domenica ordinaria (M. De Santis, C. Cremonesi)

19ª domenica ordinaria (M. De Santis, S. Pezzotta)

Assunzione della Beata Vergine Maria (M. De Santis, M. Gallo)

20ª domenica ordinaria (M. De Santis, C. Torcivia, M. Orizio)

21ª domenica ordinaria (M. De Santis, G. Zanchi, A. Ghersi)

22ª domenica ordinaria (M. De Santis, G. Borsa, A. Ghersi)

 

---

 

Le Querce della Porrettaccia

(Predappio Alta – diocesi di Forlì-Bertinoro)

di Elena e Marcello Copertino

Nella Settimana santa del 2020, in pieno lock-down, abbiamo vissuto un’esperienza forte dello Spirito che da allora si rinnova nella nostra prassi di chiesa domestica e nel confronto con altre esperienze sorelle disseminate in tutta la penisola e in terra di missione. I segnali di quanto abbiamo vissuto erano già presenti da tempo: comunità di famiglie che risiedono insieme praticando la condivisione dei beni e della vita come i primi cristiani, gruppi per la lettura del vangelo nelle case, coppie e famiglie che ri-abitano canoniche o santuari vuoti, famiglie (come la nostra) che aprono la loro stessa casa e che ne fanno un luogo di spiritualità domestica… Tutte queste esperienze ci avevano già fatto intuire da tempo di essere immersi in un processo di ri-nascita di una forma di chiesa – quella domestica – che si affianca e non si sostituisce a quella istituzionale ma che, allo stesso tempo, non si limita a “mettere toppe” ai vuoti lasciati da questa, bensì prende sul serio il fatto che essendo popolo di battezzati (leggi: sacerdoti, re e profeti), siamo tutti corresponsabili dell’annuncio della buona notizia. In quella Pasqua del 2020, con le chiese-edifici chiusi, abbiamo avvertito intimamente che potevamo vivere il Triduo pasquale nella nostra casa, fra noi due sposi e i nostri quattro figli e, in alcuni momenti specifici, con la famiglia musulmana che, proprio durante quel lock-down, stavamo ospitando nella casina delle accoglienze. Nei giorni di quella Settimana santa ci è risuonato forte in preghiera l’invito a vivere in pienezza la Pasqua, come compimento di questa Parola: «Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». Come sappiamo, ogni volta che nel vangelo si parla di un “tale” senza altro specificare, è perché ciascuno di noi può sostituirsi: il Signore viene/è venuto nella nostra casa a celebrare la Pasqua con i suoi discepoli, prendendo noi nella nostra casa, come suoi discepoli. Quando poi, dopo qualche mese, la normalità è tornata con la riapertura degli edifici-chiesa, abbiamo avvertito con chiarezza che ciò che ci era stato donato (le celebrazioni domestiche della liturgia ogni volta che una “comunità di discepoli” si raduna da noi) era troppo prezioso per essere sepolto e che avremmo continuato con libertà a celebrare qui a casa, così come a frequentare le celebrazioni comunitarie in parrocchia o in occasione di ritiri di spiritualità. La profondità di quelle liturgie domestiche, infatti, ha risvegliato in noi la consapevolezza che il nostro essere chiesa domestica non possa ridursi alla semplice “catechesi dei genitori verso i propri figli” o al “saper mostrare l’amore coniugale come specchio di quello di Dio per la Sua chiesa” (che sono cose buone in sé, ma un po’ poco per dirci “chiesa”), bensì che anche questa forma di chiesa implichi, come tutte le altre e come tale, l’ascolto della Parola, la frazione del pane (attraverso la condivisione della tavola e della vita), la preghiera continua, come pure la dimensione del servizio che costa, o per meglio dire, “vale” tutta una vita. E che quindi non possa limitarsi alle cure quotidiane per i nostri familiari (nemmeno se piccoli, malati, anziani, scoraggiati… o comunque […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027437/servizio-della-parola---n-568.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027437/servizio-della-parola---n-568.htmlWed, 09 Jul 2025 16:39:31 +0200
Miscellanea Francescana n. I - II/2025EDITORIALE

Cari Lettori e Abbonati!

Il primo volume della nostra Rivista è diviso in due sezioni: studi filosofici e studi francescani. Esse sono diseguali, perché la prima è composta da due articoli, invece la seconda da otto contributi. Inoltre la parte dei testi è completata dalla memoria di p. Francesco Uricchio, benemerito docente di Sacra Scrittura presso la nostra Facoltà dal 1961 al 2004, nonché dall’ampia relazione sul Convegno internazionale La Croce nei secoli XIV-XV. Scritture, immagini, modelli, organizzato e svoltosi 21-22 novembre 2024 presso il Seraphicum.

La sezione filosofica si apre con il testo di G. Medori, che propone la rilettura del mito della caverna platonica nella riflessione della filosofa francese Simone Weil. Il secondo contributo di K. Pawlak, pubblicato in lingua tedesca, affronta il concetto della legge in s. Paolo e s. Francesco d’Assisi nelle opere di due filosofi: Alain Badiou e Giorgio Agamben.

La parte degli studi francescani offre una duplice prospettiva, teologica e storica. La prima si articola in tre saggi. Il primo testo è il lavoro di M. Quesada, in lingua spagnola, sulla comprensione del corpo nel pensiero di alcuni maestri spirituali del XII e XIII secolo. Il contributo antropologico e spirituale è introduttivo al prossimo scritto dell’autore, che sarà pubblicato nel secondo volume del 2025, e che tratterà della stessa tematica nell’eredità carismatica dell’Assisiate.

Il secondo testo è di G. Bartolozzi e affronta il cammino sulla via humiltatis del Seraco Padre. Inne il terzo contributo di P. Bielenin espone il tema: Cristo crocifisso – modello e forma della santità negli scritti di s. Massimiliano Maria Kolbe.

La parte storica francescana si presenta con cinque saggi. Il primo di D. Castiglione illustra ampiamente la storia legata al terzo centenario della consacrazione della costruzione settecentesca della basilica dei SS. XII Apostoli. Il secondo lavoro è di F. Costa e focalizza un particolare della stessa basilica: la costruzione dell’altare dedicato all’Immacolata, e la vicenda della realizzazione della pala della Madonna in esso collocata. Anche il terzo saggio, di D. Pieroni, è legato alla basilica dei SS. XII Apostoli, perché presenta la biografia, le attività e le pubblicazioni di p. Filippo Maria Rossi (1808-1872), nativo di Umbria, che per ventidue anni visse a Roma e svolse importanti incarichi generali nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali.

Le ultime due presentazioni storiche evadono dall’ambiente romano. La prima è di C. Gulli che offre un’esposizione molto interessante legata al non realizzato progetto costruttivo del Sacro Convento alla fine del XV secolo, con il protagonista il mastro Gasparino d’Antonio di Lugano. La seconda è di R. Renzi, autore già conosciuto dai Lettori, che anche questa volta completa il mosaico della storia dei Monti di Pietà del XV secolo, affrontando la problematica del primato cronologico di questa istituzione bancaria tra le città di Perugia, Ascoli e Ancona.

Il volume include le abituali rubriche – le recensioni, la segnalazione, i libri ricevuti e le norme metodologiche per i collaboratori.

Esprimiamo la viva speranza che la panoramica filosofica e francescana possa essere di gradimento e di stimolo ai Lettori, auguriamo la buona lettura, affinché essa possa arricchire la conoscenza, invogliare lo studio e la ricerca personale.

Il Direttore

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027420/miscellanea-francescana-n-i---ii2025.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027420/miscellanea-francescana-n-i---ii2025.htmlFri, 06 Jun 2025 16:25:18 +0200
Servizio della Parola - n. 567SOMMARIO

Chiesa domestica

5. La preghiera è casa (a cura di F. Zanotti e C. Morandini)

Leggere l’esperienza

5. La bussola (L. Molesti) 

L’uomo che cammina(G. Goccini) 

Il Giubileo: tempo di risveglio e rinnovamento spirituale(M. Assaf) 

Dalla Santissima Trinità alla 17a domenica ordinaria

15 giugno/27 luglio

Santissima Trinità (M. De Santis, M. Gallo)

SS. Corpo e sangue di Cristo (M. De Santis, M. Gallo) 

Santi Pietro e Paolo (M. De Santis, G. Canobbio, V. Brunello) 

14a domenica ordinaria (M. De Santis, P. Bignardi, V. Brunello) 

15ª domenica ordinaria (M. De Santis, D. Arcangeli, S. Cumia)

16ª domenica ordinaria (M. De Santis, D. Arcangeli, S. Cumia)

17ª domenica ordinaria (M. De Santis, A. Carrara, S. Cumia)

 

R U B R I C A - Chiesa domestica

5. La preghiera è casa - a cura di Federico Zanotti e Chiara Morandini

Comincia a far buio, una giornata di impegni, di lavoro o in università sta finendo. Rientro finalmente a casa. Appoggio lo zaino, mi tolgo la giacca, lascio fuori le scarpe a prendere aria e mi metto in tuta. Mi siedo comodamente sul divano, faccio ordine tra i messaggi ignorati e i pensieri accantonati. Mi rilasso un po’. Stamattina ho scongelato un paio di porzioni di zuppa pensando alla cena di stasera. Vado in cucina e comincio a preparare; apparecchio e scaldo la zuppa: mi prendo cura di questo momento in cui ci siederemo insieme a tavola. Ci raccontiamo come stiamo: è chiaro che non posso monopolizzare la cena con la mia giornata, devo lasciare spazio anche all’altro. Dialoghiamo e proviamo ad ascoltarci. La cena è finita. Non resta che sparecchiare, caricare la lavastoviglie e chiudere la cucina.

1. Tornando a casa Quando ci siamo fermati a immaginare cosa per noi fosse la preghiera, l’abbiamo immaginata così. Come un’entrata graduale in un ambiente familiare, un insieme di abitudini e di passaggi che ci preparano a un incontro, quello con il Signore. Ci sono dei gesti che, diventando pian piano un habitus, ci aiutano a entrare in contatto l’uno con l’altra. Sono come quelle piccole tradizioni che si instaurano fra amici. Non sono predeterminate, ma dopo qualche tempo ci accorgiamo che hanno arredato lo spazio “domestico” di quella relazione. E allora, come nel tornare a casa, entrando in preghiera è necessario fare pulizia mentale, liberare spazio dentro di noi: lasciamo fuori dalla porta tutti i pensieri che in quel momento ci affaticano o ci distraggono. Ci focalizziamo sull’incontro con il Signore che sta per avvenire. Ci mettiamo poi comodi: la posizione del corpo non è indifferente, perché se stiamo bene fisicamente permettiamo al nostro cuore di mettersi in ascolto. Ci possiamo poi preparare un po’ prima a quel momento: scegliere un brano sul quale sostare e studiarlo un po’, stamparci quell’intervento del papa che abbiamo sentito velocemente per radio e ci ha colpito, recuperare gli spunti offerti dal nostro don… Preparare con anticipo lo spazio dell’incontro conferisce importanza a quel momento, lo rende speciale. Poi inizia la preghiera vera e propria: cominciamo con un saluto, un segno di croce, per poi stare nel vivo del dialogo con il Signore. Il materiale su cui avremo deciso di pregare ci aiuterà a stare nella relazione con lui, proprio come faremmo con un amico. È importante mettersi in ascolto, di fronte alla sua Parola, e lasciarci attraversare. Stare in preghiera infatti non è solo riversare sul Signore le nostre frustrazioni, le nostre fatiche e le nostre gioie. In quanto relazione, si tratta di farsi ascoltatori e, allo stesso tempo, avere la certezza di trovare in quel luogo accoglienza totale e assoluta di ciò che siamo. Infine chiuderemo il momento con una preghiera e un ringraziamento. […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027413/servizio-della-parola---n-567.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027413/servizio-della-parola---n-567.htmlTue, 27 May 2025 16:06:27 +0200
Parole di VitaSOMMARIO

Esegesi

Paolo Mascilongo

AT 13,1–15,35: PAOLO, L’APERTURA

AI PAGANI E L’ASSEMBLEA DI GERUSALEMME 3

Lorenzo Rossi

IL VANGELO DI PAOLO, RESPINTO DAI GIUDEI,

CONQUISTA I PAGANI (AT 13,13-52) 8

Francesco Filannino

LA CORSA DELLA PAROLA IN ASIA MINORE

CONFERMATA DA SEGNI E PRODIGI 13

Fabrizio Marcello

PER FARE SPAZIO ALLE GENTI:

IL CONCILIO DI GERUSALEMME (AT 15) 18

Approfondimenti

Marco Vitelli

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO.

ÈFESO 24

Carlo Broccardo

I PERSONAGGI DI ATTI.

PROSÈLITI E TIMORATI DI DIO.

UN MONDO DI PERSONE IN RICERCA 29

Matteo Crimella

ATTI E MONDO CLASSICO. I RACCONTI

DI MIRACOLO E GLI ESORCISMI NELLA

LETTERATURA CLASSICA (POPOLARE) GRECA 34

Rafael Luciani

QUESTIONI TEOLOGICHE. SINODALITÀ

E MISSIONE: SPUNTI E PROSPETTIVE 39

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

Dissing e Atti degli apostoli 44

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

«Siamo servi inutili» (Lc 17,10). Vecchie e nuove schiavitù 48

PELLEGRINAGGI di Mirko Montaguti

Il viaggio santo verso Roma 51

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

La teologia del giubileo nell’Antico Testamento 54

VETRINA BIBLICA 55

ARTE di Marcello Panzanini

La pace dopo la tempesta.

I santi Pietro e Paolo di El Greco 59

 

EDITORIALE

Nella sezione di At 13–15 il tema degli incontri (e degli scontri) è centrale, oltre a due aspetti già affiorati nei capitoli precedenti, ossia la crescente evangelizzazione delle nazioni (sin da quando l’azione si è spostata da Gerusalemme ad Antiòchia) e l’emergere di Paolo, che sembra raccogliere il testimone da Pietro e diventa il simbolo dell’apertura ai gentili nel cosiddetto “primo viaggio missionario”, raccontato negli episodi oggetto del presente fascicolo. Nel contributo iniziale Paolo Mascilongo ci offre una panoramica della sezione e dei suoi personaggi: Bàrnaba e Saulo ricevono, tramite la voce dello Spirito e l’imposizione delle mani da parte della comunità di Antiòchia, l’incarico di partire. Il resoconto del viaggio è verosimile, anche se solo di rado Luca fornisce delle indicazioni temporali. Apparentemente si tratta di un viaggio di successo, benché non manchino le difficoltà: alla gioia di chi accoglie l’annuncio si contrappone l’ostilità di chi vorrebbe limitare ai soli Giudei l’appartenenza alla comunità. Il primo grande discorso di Paolo è riportato in At 13: ad Antiòchia di Pisìdia, come un abile comunicatore, egli combina l’oratoria ellenistico- romana con l’esegesi giudaica, coinvolgendo ascoltatori giudei e pagani: il Crocifisso- Risorto è il compimento delle promesse fatte ai padri e l’annuncio ai gentili è iscritto nel disegno di Dio (Lorenzo Rossi). Anche se i Giudei estromettono Paolo e Bàrnaba dalla città, la corsa della Parola non si arresta e, accompagnata da «segni e prodigi», si diffonde in Asia minore, dapprima nelle sinagoghe raggiungendo Giudei e non, forse prosèliti e «timorati di Dio» (Francesco Filannino). Con questi due termini si fa riferimento a quanti, pur non appartenendo al popolo di Israele, in qualche modo si sentivano attratti dalla religiosità giudaica, con livelli diversi di affiliazione. È anche tra di loro che alcuni accolgono il vangelo e ricevono il battesimo, diventando poi a loro volta soggetti attivi nelle prime comunità (Carlo Broccardo). L’endiadi «segni e prodigi» è un leitmotiv ricorrente in Atti: l’annuncio del vangelo è confermato da gesti che esprimono la potenza del Risorto. Anche nella letteratura classica non mancano racconti di fenomeni stupefacenti, attribuiti a potenze soprannaturali. Oltre alle analogie tra i racconti dei miracoli del Nuovo Testamento (e di Atti in particolare) e i testi ellenistici, Matteo Crimella sottolinea una differenza fondamentale: la fede in Cristo. Al termine del primo viaggio, nel cap. 15, Luca racconta la fatica manifestata dalla comunità gerosolimitana ad accogliere i fedeli pagani, che rende necessario il primo “concilio”, uno dei vertici teologici del libro. Quale valore per la salvezza assume l’osservanza della legge di Mosè? Alla fine del confronto la decisione condivisa: poiché la salvezza passa per la grazia di Cristo, essa è disponibile a tutte le genti e l’ossequio della legge di Mosè non deve essere imposto, ma nemmeno scoraggiato (Fabrizio Marcello). L’itinerario nelle città del cristianesimo antico ci porta a Èfeso, all’epoca in cui vi giunse Paolo quarta metropoli dell’impero romano e importante emporio commerciale. Marco Vitelli ci offre una panoramica storica (dalle origini all’età classica, fino al I secolo) della città custode del culto di Artemide. Il tema della missione e del confronto nella comunità del I secolo è attualizzato da Rafael Luciani nella cifra della sinodalità, il miglior contributo che la chiesa è chiamata a offrire a un mondo sempre più frammentato, scuola di vita per una cultura dell’incontro e segno del Regno in mezzo a tanti popoli e culture.

 Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027406/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027406/parole-di-vita.htmlMon, 26 May 2025 16:51:40 +0200
Pensieri di speranzaQuesto libro vuole essere una voce amica che accompagna e riscalda le nostre giornate offrendoci spunti di riflessione che sono vere perle di speranza. Abbiamo raccolto alcuni tra i pensieri più consolanti di san Massimiliano Kolbe, in cui è racchiusa la sua esperienza di vita e il senso profondo della sua fiducia in Dio. Un pensiero per ogni giorno dell’anno, per nutrire il cuore, trovare sostegno e ricevere un significato nuovo e uno sguardo diverso sul mondo e sulla vita. Attingere a questo tesoro di grazia ci sembra particolarmente utile in questa fase storica, in cui abbiamo tutti bisogno di riattivare le potenzialità interiori e di ridare al potere dello Spirito Santo il suo spazio di azione.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573561/pensieri-di-speranza.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573561/pensieri-di-speranza.htmlWed, 21 May 2025 16:24:50 +0200
Concilium - 2025/2Indice

Stephan van Erp – Carlos Schickendantz – Tom McLean, Editoriale

Abstracts

I. Spazi di sacramentalità: fondamenti teologici

Kimberly Hope Belcher, Sacramentalità del mondo.

Prospettive sacramentali e teologiche

I/ Dall’incarnazione alla creazione

II/ L’ordine creato: tempo, spazio ed éschaton

III/ La creazione decaduta

IV/ Conclusione

Peter Chong – Carmel Pilcher, Sacramento della natura.

Prospettive eco-teologiche

I/ Introduzione

II/ La cosmologia figiana espressa attraverso il vanua

III/ L’esperienza figiana del vanua della vulnerabilità

IV/ La teologia della vulnerabilità è una spiritualità emergente tra le vulnerabili isole del Pacifico

Ángel F. Méndez Montoya, Transignificazione o la teopolitica della “strana” sacramentalità di Dio nei corpi feriti e considerati spazzatura

I/ La strana sacramentalità della presenza divina in corpi che non contano

II/ Transustanziazione e transignificazione

III/ Le presenze transcorporee sono cuir 5 Stephan Tautz, Vivere sacramentalmente in un mondo politico.

Verso un’ontologia politica sacramentale

I/ Teologia sacramentale e teologia politica: una storia condivisa, ma non ancora scritta

II/ La sacramentalità come teologia politica della Chiesa

III/ Un fondamento scosso: la condizione postmoderna per riflettere sui sacramenti e sulla politica

IV/ La sacramentalità come fondazione teo-politica della Chiesa e del mondo

II. Sacramentalità al di là dei sacramenti: pratiche ecclesiali

Erik Borgman, Essere Chiesa nel mondo come Sacramentum Mundi. Ripensare la nozione di Chiesa come sacramento in vista della sacramentalità del mondo

I/ Introduzione

II/ Rivelazione inaspettata

III/ Nel e per il mondo secolare, ma non del mondo secolare

IV/ Presenza nell’assenza

V/ Non costruito, ma scoperto

Tom McLean, Solo sette sacramenti? La sacramentalità dei rituali e delle benedizioni oltre i sacramenti

I/ Sette sacramenti?

II/ Efficacia rituale-simbolica

III/ La sacramentalità di altri atti rituali

IV/ Conclusione

Kathleen McManus, Una pluralità di ordinazioni sacramentali in un mondo e in una Chiesa in evoluzione

I/ Introduzione

II/ Uno scenario comune

III/ Il sacramento dell’unzione degli infermi

IV/ Evoluzione di un sacramento

V/ Riforme del Vaticano II

VI/ Conclusione

Julia Feder – Heather Fryer – Rebecca Murray,

Non c’è salvezza al di fuori del mondo. Abusi sessuali

del clero e sacramentalità al di là dei sacramenti

I/ I sacramenti come fonte di violenza

II/ Non c’è salvezza al di fuori del mondo

III. Aprirsi alle altre religioni: approcci comparativi

Eduardo de la Serna, La colletta, sacramento

a favore dei poveri tra i santi di Gerusalemme

I/ Breve annotazione storica

II/ La colletta

III/ Il significato che Paolo dà alla colletta

IV/ Il significato provocatorio della colletta

Megan Hopkins, Sacramentalità refrattive.

La liturgia islamica e cristiana e l’amicizia

I/ Introduzione

II/ Sacramenti e sacramentalità nel cristianesimo

III/ I segni islamici (‘ayat)

IV/ Conclusione comparativa: sacramentalità refrattive

Anil D’Almeida, La sacramentalità nell’induismo

e nel cristianesimo. Un approccio teologico comparativo

I/ Introduzione

II/ La sacramentalità nell’induismo

III/ Rmll

IV/ La sacramentalità degli svarpa nella Rmll

V/ Jhnki, il contatto con il divino

VI/ Insegnamenti per la tradizione cristiana

VII/ L’uso dei sensi

VIII/ Il riconoscimento delle devozioni popolari

IX/ L’insegnamento per la liturgia

X/ Conclusione

Viorel Coman, La manifestazione del celeste dall’interno

del terrestre. Ortodossia orientale e sacramentalità .

I/ Introduzione

II/ Cristo – Chiesa – Mondo: un trittico sacramentale della teologia ortodossa

III/ Sacramentalità ed ecologia

IV/ Conclusione

Forum teologico

Andrea Grillo, Opportunità e limiti della sacramentalità.

Che cosa impariamo dal dibattito su Fiducia supplicans

I/ Il configurarsi faticoso di una “benedizione pastorale” delle coppie in situazioni irregolari

II/ Le precisazioni che non portano chiarezza

III/ L’ombra lunga di Tametsi, con la sua “ansia istituzionalizzante”

Gerhard Müller, Il mio incontro con Gustavo Gutiérrez

I/ Lima 1988: Il seminario sulla teologia della liberazione

II/ Il modello: Bartolomé de Las Casas

III/ L’unità dell’orientamento a Dio e della responsabilità del mondo

IV/ Addio, Gustavo, e a dopo

Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Nel 2012 Concilium ha pubblicato un numero sul tema “Sacramenti e storia” in onore di Edward Schillebeeckx. In quel numero gli autori si sono focalizzati sullo stato attuale della teologia sacramentaria, in particolare sullo sviluppo dell’approccio di Schillebeeckx ai sacramenti. Nel primo articolo si legge che l’obiettivo finale della riflessione teologica è «mostrare come questo mondo attuale è lo spazio per la vicinanza del regno di Dio. Compito della teologia è quello di mostrare come la storia sia sacramentale, come essa sia segno e strumento della presenza di Dio che Gesù ha annunciato». Sebbene tale idea di «vedere la storia come sacramentale» fosse la ragione principale del fascicolo del 2012, non è stata affrontata pienamente come tema teologico a sé stante. Considerando gli sviluppi attuali nella Chiesa e nella teologia, ci sono ragioni sufficienti per rivisitare il tema della sacramentalità. Dalla pubblicazione del numero 1/2012, la Chiesa ha emanato la Laudato si’ e, più recentemente, la Fiducia supplicans, in cui la nozione di sacramentalità svolge un ruolo centrale. In questi documenti la Chiesa cerca di ampliare la nozione del sacramentale oltre i sacramenti concreti, significando la presenza di Dio nel mondo o l’amore infinito di Dio nella benedizione delle coppie omosessuali. Secondo alcuni, questo “ampliamento” della sacramentalità supera certi limiti teologici, mentre altri accolgono con sollievo e gioia tale sviluppo. Sembra esserci uno spostamento nell’attenzione teologica, dal considerare la Chiesa come sacramento del mondo (sacramentum mundi) a comprendere il mondo come sacramento (mundus sacramentum est), di cui la Chiesa vive per diventare sacramentum mundi. Riflettere su ciò che può essere considerato sacramentale oltre i sacramenti, e sulle opportunità e i limiti della sacramentalità, è un compito importante per la teologia odierna. Cosa significa vedere il mondo come sacramentale? Come ciò modella il nostro modo di comprendere la natura, la società e l’umanità? Cosa ci insegna la sacramentalità del mondo riguardo alla sacramentalità della Chiesa e dei suoi sacramenti? Già in Gaudium et spes leggiamo che «il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti [...] svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo» (GS 11). Il concilio ha invitato la Chiesa a diventare una comunità che vive sotto i segni di Dio. Abbiamo appreso recentemente, tuttavia, che le comunità odierne, incluse le Chiese, accolgono ingiustizie e abusi, e che a causa di ciò le persone e i gruppi al loro interno sono feriti e polarizzati. Anche la liturgia e l’immaginazione teologica non sono immuni a questa ferita. Perciò, la questione di come una comunità ferita possa diventare segno e strumento della presenza di Dio è divenuta ancora più urgente. Come può una comunità ferita essere considerata sacramentale? Come possono le persone e i gruppi emarginati, che sono nascosti e ignorati, essere considerati sacramentali, come segni critici e strumenti della presenza di Dio nel mondo? Paolo VI disse a Bogotá nel 1968, in occasione dell’inaugurazione della Conferenza di Medellín: «Siamo venuti a Bogotá per onorare Gesù nel suo mistero eucaristico e ci sentiamo pieni di gioia per aver avuto l’opportunità di farlo, giungendo anche qui per celebrare la presenza del Signore tra noi, in mezzo alla Chiesa e al mondo, nelle vostre persone. Siete un segno, un’immagine, un mistero della presenza di Cristo. Il sacramento dell’eucaristia ci offre la sua presenza nascosta, viva e reale; anche voi siete un sacramento, cioè un’immagine sacra del Signore nel mondo, un riflesso che rappresenta e non nasconde il suo volto umano e divino». La sacramentalità potrebbe essere uno strumento critico per discernere tra i luoghi dell’amore infinito di Dio e gli spazi in cui quell’amore viene violato? Affrontare queste questioni è vitale per la Chiesa, se non altro per evitare che i suoi sacramenti diventino strumenti di esclusione. Per considerare attentamente fino a che punto il sacramentale possa essere esteso, Chiesa e teologia dovrebbero essere attente alle pratiche sacramentali al di fuori delle loro proprie tradizioni. Cosa si può imparare sulla sacramentalità dalle pratiche rituali compiute dagli altri religiosi? Quali sono le differenze e le somiglianze tra le pratiche di ritualizzazione del sacro in altre tradizioni religiose? Nella prima parte di questo numero, Kimberly Hope Belcher, Peter Chong e Carmel Pilcher, Ángel Méndez Montoya e Stephan Tautz riflettono sugli spazi attuali di sacramentalità: il mondo, la natura, i corpi e le strutture politiche. Nella seconda parte, gli autori si concentrano sulle pratiche ecclesiali correnti: Erik Borgman sulla ricezione post-conciliare della nozione di Chiesa come sacramentum mundi, Tom McLean sui rituali e le benedizioni oltre i sette sacramenti, Kathleen McManus sull’ordinazione e Julia Feder sugli abusi sessuali del clero e le loro conseguenze per il sacramentale. Nella terza parte gli autori ampliano i nostri orizzonti esplorando la nozione di sacramentalità in altre tradizioni religiose. Eduardo de la Serna si concentra sulle tradizioni bibliche, Megan Hopkins sulle relazioni islamo-cristiane, Anil D’Almeida sul confronto tra induismo e cristianesimo, e Viorel Coman sulle tradizioni ortodosse orientali. Nel Forum teologico, Andrea Grill o esplora il dibattito su Fiducia supplicans, mentre il cardinale Gerhard Müll er rende omaggio all’eredità di Gustavo Gutiérrez, scomparso il 22 ottobre 2024, e che ha avuto un’enorme importanza per questa nostra rivista. I redattori di Concilium lo ricordano con gratitudine e sperano di continuare il loro lavoro nel suo spirito.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027390/concilium---20252.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027390/concilium---20252.htmlMon, 05 May 2025 16:19:39 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaSOMMARIO

Editoriale

2 Daniele Piazzi

Marialis cultus: cinquant’anni

portati (quasi) bene

Studi

5 Corrado Maggioni

Marialis cultus alla prova della storia

10 L uigi Fioriti

Il culto mariano tra Oriente e Occidente

16 Pawel Andrzej Gajewski

Colei che magnifica il Signore

21 Maurizio Barba

Il Messale mariano

27 Claudio Doglio

Il Lezionario mariano

32 L iborio Lauricella Ninotta

Iconografia mariana: alla ricerca del volto

39 Domenico Cravero

Il significato della figura archetipale materna.

Come ha influito e influisce

sulla pratica della chiesa

44 Bruno Baratto

Santa Maria: devozione popolare

e provocazioni ecclesiali

49 L inda Pocher

«Salvate la Madre di Gesù».

Il contributo delle teologhe femministe

al rinnovamento post-conciliare

della mariologia

Formazione

54 A lessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

2. Maria, donna del coraggio

59 N orberto Valli

Spes non confundit

2. Varcare la porta

Asterischi

64 U baldo Cortoni

Maria nell’eucologia cristiana

70 Segnalazioni

 

EDITORIALE

Daniele Piazzi

Marialis cultus: cinquant’anni portati (quasi) bene

Sono da poco trascorsi i cinquant’anni dall’uscita, il 2 febbraio 1974, dell’esortazione apostolica Marialis cultus di Paolo VI. Il documento era – ed è ancora – interessante: fu un passo in avanti nella riflessione sulla teologia, sulla prassi liturgica e sulla devozione popolare mariana. Fu un serio approfondimento del concilio, che aveva riposizionato la mariologia (Lumen gentium) e la prassi del culto mariano (Sacrosanctum concilium). In questo numero ci chiederemo: chi è Maria nella pratica liturgica cristiana? Che cosa c’è di tipico che la scienza liturgica può offrire alla mariologia? E che cosa la prassi celebrativa e la devozione popolare possono reciprocamente dirsi? Lasciando che il lettore percorra da solo la ricca riflessione proposta da articolo in articolo, quasi di tappa in tappa, mi permetto di scrivere pensieri (o interrogativi) sparsi, a mo’ di introduzione dalla prospettiva più pastorale che “accademica”. Chiedo venia al lettore, perché lo stile letterario è volutamente dissacrante. Chi è “innamorato” perdutamente di mamma Maria, salti l’editoriale e passi subito al primo contributo. Primo pensiero ad alta voce. Non c’è mese che non abbia una solennità, una festa, una memoria mariana o condivisa con il Figlio. L’antica prassi di celebrare “santa Maria in sabato” consente in alcuni tempi dell’anno di farne memoria settimanalmente. Ogni giorno la preghiera eucaristica e le antifone di compieta rendono Maria figura materna sempre presente. È davvero necessario allora tornare a riempire di memorie mariane il calendario, dove il nome di Maria si arricchisce (o appesantisce) di genitivi di specificazione: di Lourdes, di Fatima, di Guadalupe, di Loreto, di Pompei, di Caravaggio, della fontana, del miracolo, della salute, della mercede…? Non sarebbe più opportuno lasciare questi titoli nelle litanie più che nel calendario? Forse il richiamo conciliare alla semplicità e sobrietà dovrebbe riguardare anche il culto mariano e tornare al sobrio calendario sia del Missale del 1570, sia del Missale del 1970. Secondo pensiero ad alta voce. Il ricco linguaggio liturgico che racconta Maria è intriso di alta poesia, immagini, rimandi e allusioni bibliche, citazioni teologiche, patristiche e medievali; qua e là ingloba emozioni devozionali. Sarebbe, inoltre, interessante un sondaggio di come “si dice” Maria passando dalle omelie dei vescovi a Radio Maria. Se le orazioni finiscono con Per Cristo nostro Signore, il 90% delle omelie del magistero va a finire Per intercessione della santa vergine Maria… Proviamo a farne leggere qualche passaggio, non dico a un/una adolescente o giovane dei centri sociali, ma a un/a nostro/a ministrante o animatore: ci capirà qualcosa o, meglio, ricaverà qualcosa per irrobustire la sua personalità cristiana? Terzo pensiero ad alta voce. Come si canta, come si “dipinge” e, quindi, come si “immagina” Maria? Anche l’ex praticante ha nel suo immaginario quadri e statue di Maria e forse anche canti popolari o, visto che siamo già alla seconda generazione che non va più a messa, anche un paio di canti mariani in voga dagli anni Settanta ai Novanta del secolo scorso, che hanno tentato di scalzare il repertorio del primo Novecento. Qual è l’immagine di Maria che la “traduce” meglio ai nostri contemporanei: quella delle icone orientali, comune ai grandi cicli pittorici fino al Duecento? Quella realistica e gradualmente senza bambino in braccio dall’età moderna ad oggi? Quella edulcorata e angelicata delle immaginette? Quella di certa una arte contemporanea che arriva a scolpirla come una giovane donna con il pancione? Quarto pensiero ad alta voce. Si dice da più parti che il clero dal concilio in poi ha snobbato la pietà popolare, culto mariano e rosario compresi. È verosimile. Però, il mio punto di osservazione da una diocesi lombarda con quattro santuari mariani, praticamente diocesani, e una decina di parrocchiali, ha quasi mantenuto in tutte le parrocchie il rosario prima della messa e a denti stretti il mese mariano di maggio e persino processioni della Madonna del rosario. Non sono diminuiti i rosari, ma i “rosarianti”. Senza nulla togliere alla pietà popolare, mi domando: è una risposta di spiritualità davvero utile per tutti o la storia degli ultimi decenni ci dice che, sempre più personalizzata e regionalizzata, tiene nei santuari, ma non attrae più il praticante medio occidentale? Quinto pensiero ad alta voce. Ecclesiologia e mariologia: conflittuali o complementari? Una massima penso patristica (non ricordo dove l’ho letta) dice che: quel che si enuncia in particolare della chiesa lo si può dire in generale di Maria e viceversa. Ho però una personalissima impressione che qua e là si stia esagerando. Alludo semplicemente alla discussione di nicchia: principio petrino e principio mariano… Mi sa di alibi: così il clero mantiene il suo posto e le donne ricevono una grande dignità… parallela, che non si mescola con l’altra. Riflessione da non eludere, perché adesso anche le donne possono essere istituite lettrici, accolite, catechiste. Sesto pensiero ad alta voce. Noi (cattolici), gli altri (cristiani) e gli altri ancora (non credenti). Il culto e la devozione cattolica mi sembra una via di mezzo (quando equilibrata) tra il presenzialismo mariano dell’Oriente e il negazionismo delle chiese evangeliche e riformate. Come colmare la distanza? Ancora più urgente è la comunicazione con i non credenti (o i “lontani/ allontanati”). Come ridire: maternità divina, verginità prius ac posterius, intercessione, apparizioni, segreti di Fatima e di Meugorje… donna, femminilità, maternità?

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027383/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027383/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlThu, 24 Apr 2025 16:27:29 +0200
Parole di VitaSOMMARIO

Esegesi

Annalisa Guida

IN PRIGIONE E PER STRADA.

INTRODUZIONE ALLA SEZIONE 8,4−12,25

Laura Invernizzi

SULLA STRADA DA GERUSALEMME A GAZA.

L’ANNUNCIO E LO STILE DI FILIPPO

Marinella Perroni

TABITÀ: LA DISCEPOLA (AT 9,36-43)

Giacomo Violi

AT 10: PIETRO E CORNELIO,

IL VANGELO TRA I PAGANI

Approfondimenti

Dario Garribba

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO.

ANTIÒCHIA

Carlo Broccardo

I PERSONAGGI DI ATTI.

BÀRNABA E GLI ALTRI DI ANTIÒCHIA.

CAPACI DI OSARE E VALORIZZARE

Matteo Crimella

ATTI E MONDO CLASSICO.

LA DOPPIA VISIONE

Cristina Viganò

QUESTIONI TEOLOGICHE. UNA CHIESA

IN USCITA. SPUNTI PER UN RINNOVATO

IMPEGNO MISSIONARIO

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

“Walking” in progress

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

Il lavoro familiare e di cura

PELLEGRINAGGI di Giacomo Violi

Il pellegrinaggio a Gerusalemme nel basso Medioevo

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

Il giubileo biblico nel contesto sociale

VETRINA BIBLICA

ARTE di Marcello Panzanini

Salire sul carro che passa.

Il battesimo dell’eunuco di Rembrandt

 

EDITORIALE

Il martirio di Stefano (At 7,54-60) e la persecuzione violenta che ne era seguita (8,1-3) mettono in atto il programma affidato dal Risorto ai discepoli (1,8) e la “diaspora” dei credenti diventa pertanto l’occasione per la diffusione della Parola al di fuori di Gerusalemme. Nella seconda sezione degli Atti degli apostoli (8,4–12,25), che presentiamo in questo fascicolo, il messaggio evangelico percorre nuove strade e da Gerusalemme raggiunge altre città. Lo spostamento non è solo geografico, ma teologico. Annalisa Guida, che ci accompagna alla scoperta di questa sezione, spiega come la “provvidenziale” dispersione, abilmente narrata da Luca con intrecci, ridondanze, episodi edificanti e colpi di scena, assuma una valenza soteriologica. Il primo personaggio che incontriamo sulla strada è Filippo (8,27-29), uno dei Sette scelti per il servizio delle vedove di lingua greca (6,1-6) e tra coloro che lasciano Gerusalemme nella prima dispersione (8,4); già nella vicenda in Samaria è presentato come capace missionario. Laura Invernizzi riflette sullo stile dell’evangelizzatore che, annunciando Gesù con le parole e con la vita, è a sua volta evangelizzato dall’annuncio al punto che a Cesarèa, dove si ferma, è chiamato «l’evangelista». Una discreta quantità del materiale tradizionale conservato da Luca riguarda le donne, alcune di loro con un ruolo nelle comunità delle loro città. Tra queste, Marinella Perroni ci presenta Tabità, una vedova (9,36-43), attorno alla quale si riuniva un gruppo di vedove, nucleo della comunità di Giaffa. Solo per lei l’autore usa l’appellativo di «discepola», femminile per niente scontato allora come oggi. Al centro della sezione ritroviamo Pietro: dopo aver guarito il paralitico a Lidda (9,32-35) e risuscitato Tabità, è spinto dallo Spirito a lasciare Giaffa, a rimettersi in cammino verso Cesarèa Marittima e a entrare in casa del centurione Cornelio, un uomo «pio». Con Giacomo Violi rileggiamo il cap. 10, accompagnando Pietro lungo la costa mediterranea fino all’incontro per nulla banale tra i due e al battesimo di Cornelio e della sua famiglia, in quella che è una nuova Pentecoste (10,44-48). Come dichiara di aver compreso Pietro in quello che sarà l’ultimo discorso, «Dio non fa preferenze di persone» e il battesimo del primo non Giudeo sarà fondamentale per l’inizio dell’annuncio del vangelo anche ai pagani che, in questa sezione, avrà il suo apice ad Antiòchia, dove «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (11,26). È Dario Garibba a guidarci per le strade di questa importante città del cristianesimo antico, capitale della provincia di Syria, la terza dell’impero romano per grandezza e ricchezza. Per la posizione geografica essa era il punto di snodo delle principali vie carovaniere e commerciali; cosmopolita e sincretistica, in essa erano confluite fin dalla fondazione popolazioni diverse. Lì, come ci ricorda Carlo Broccardo, era giunto anche un gruppo di discepoli in fuga da Gerusalemme e aveva cominciato a «parlare anche ai Greci», molti dei quali si erano convertiti; lì è mandato anche Bàrnaba, un «uomo buono», capace di cogliere la mano del Signore che agisce e di valorizzare altri, come quando va a cercare Saulo/Paolo, accompagnandolo fino a lasciare a lui la “scena”. In questa sezione sia per Saulo e Anania sia per Pietro e Cornelio Luca utilizza il motivo della doppia visione: Matteo Crimella, attraverso la lettura di alcune pagine dei classici greci e latini, permette di cogliere interessanti parallelismi tra la letteratura classica e l’opera lucana. L’attività missionaria di questa sezione è per Cristina Viganò lo spunto per ripensare l’impegno missionario nel contesto odierno: è lo Spirito il vero protagonista, che spinge i testimoni ad agire come Gesù e a leggere la realtà, allargando gli orizzonti senza pregiudizi.

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027376/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027376/parole-di-vita.htmlWed, 02 Apr 2025 16:38:51 +0200
Concilium - 2025/1Indice

Luca Ferracci – Stephan van Erp – Susan Abraham,

Editoriale

Abstracts

I. Nicea, 1700 anni dopo

Giacomo Freda Civico, La ricezione del Credo

niceno-costantinopolitano oltre il limes romano:

il caso dei Goti

Bishara Ebeid, Un’apologia dell’ortodossia nicena

per i musulmani: il Commentario del Credo

di Elia di Nisibi

I/ Introduzione

II/ Elia di Nisibi e la critica musulmana al Credo niceno

III/ L’autorità di Nicea e il suo Credo negli scritti teologici di Elia

IV/ Il Commentario del Credo: un’apologia per i musulmani

V/ Il materiale trinitario del Commentario

e le accuse musulmane di triteismo

VI/ Conclusione

Paolo Aranha, Introdurre la Trinità ed evitare la Trimrti.

La ricezione della dottrina trinitaria del Credo niceno-costantinopolitano nell’India moderna

IV/ Le mega-chiese (mega-churches) e Nicea

V/ Conclusione

Silvia Martinez Cano, Contributi delle teologie femministe alla teologia trinitaria.

Ripensare il concetto di “relazionalità”

I/ Nominare Dio: tornare al cuore del Simbolo trinitario

II/ La necessità di dialogare con la tradizione.

La fedeltà creativa

III/ La necessità di nuovi modelli

IV/ L’attenzione pastorale. Conclusioni

Luca Ferracci, Sulle origini della riappropriazione ecumenica

della fede di Nicea (XIX secolo)

I/ L’urgenza di un appuntamento

II/ I simboli, la fede, la storia: Johann A. Möhler e Ignaz von Döllinger

III/ La teologia anglicana e il Quadrilatero di Chicago-Lambeth (1886-1888)

Johannes Oeldemann, «Confessare insieme l’unica fede».

Il contributo di uno studio della Commissione Fede e Costituzione per l’anniversario del concilio di Nicea

I/ Contesto e svolgimento del progetto di studio

II/ Metodologia e contenuto del Documento di studio

III/ Ricezione del progetto di studio e prospettive per il futuro

II. Forum teologico

Fáinche Ryan, Come intendere l’affermazione di Ratzinger

di un «diritto inalienabile del pensiero greco

nell’ambito del cristianesimo»

I/ Einführung in das Christentum

II/ L’armonia del pensiero greco e della fede biblica

III/ Il Credo

IV/ La verità della tradizione cristiana e la sfida delle culture

V/ Conclusione

Steven Battin, Nicea come Simbolo di fede e simbolo di tragedia?

I/ Introduzione

II/ La relazione tra cristianesimo e modernità/colonialità

III/ Narrare la modernità/colonialità

e la colonialità cristiana come tragedia

IV/ Verso la narrazione del “lato tragico” di Nicea

V/ La strada per Nicea: un percorso tragico

VI/ Conclusione

 

Editoriale

Ogni domenica, i cristiani di tutto il mondo recitano il Credo

niceno come confessione di fede, ma la maggior parte non

sa che il Credo non venne concepito per diventare ciò che è poi

diventato nel corso dei diciotto secoli della sua storia: una pietra

angolare per tutte le confessioni cristiane, diffuso nei più diversi

contesti teologici, con un forte impatto sulle culture locali

e dalle molteplici implicazioni teologiche, politiche e filosofiche.

Creato per scopi principalmente liturgici e catechetici, il

Credo ha mostrato una doppia capacità di adattamento: di tipo

culturale, come ponte verso le popolazioni di missione, e di

tipo linguistico. Le traduzioni del Credo iniziarono già nel IV

secolo (nelle regioni armena, siriaca e copta e, in seguito, anche

nel mondo arabo) e durante l’età moderna l’espansione del

cristianesimo ha favorito la produzione di traduzioni in lingue

sempre più diverse, dallo slavo agli idiomi parlati in ciascuna

delle cosiddette “terre di missione”.

Nel 2025, anno in cui le Chiese cristiane e il mondo accademico

celebrano il 1700° anniversario del concilio di Nicea,

Concilium offre con questo numero l’opportunità di rivisitare

e riflettere su antiche discussioni, nonché di proporre nuovi

approcci e cornici interpretative. In accordo con un approccio

interdisciplinare e transculturale, questo numero offre tredici

saggi originali di studiosi che esaminano ciascuno un aspetto

dell’eredità del Credo, cercando di dimostrare il suo profondo

retaggio e la sua adattabilità culturale con idee fresche, a volte

provocatorie, ma sempre intellettualmente ricche.

I primi quattro saggi affrontano il tema della “ricezione” del

Credo nelle culture lontane dal contesto culturale greco-latino.

In alcuni casi, queste popolazioni erano insediate entro i confini

di quello che fu l’Impero romano, ma senza condividere l’ortodossia

nicena che stava formando e unificando la cultura intellettuale

cristiana occidentale nella tarda antichità. Questa era la

situazione dei Goti, presentata nel saggio di Giacomo Freda Civico,

che, pur rifiutando l’ortodossia nicena in favore di un Credo

subordinazionista, ne adattarono le categorie filosofico-teologiche

ai propri canoni culturali per essere interlocutori alternativi,

ma alla pari, con il mondo latino. In altri casi, il Simbolo

fu un mezzo per difendere e spiegare la fede cristiana ai noncristiani.

Bishara Ebeid nel suo saggio presenta il caso di studio

del Commentario del Credo niceno composto da Elia, il metropolita

siro-orientale di Nisibi, all’inizio dell’XI secolo per affrontare

l’accusa musulmana secondo cui Nicea era la causa della corruzione

della fede cristiana, in cui la dottrina trinitaria fu inventata

e sostituì l’autentica fede monoteistica insegnata da Cristo.

Tuttavia, nel caso di Elia di Nisibi, l’intento apologetico era anche

correlato al tentativo di rendere la comprensione cristiana

della Trinità più accessibile a un pubblico musulmano, utilizzando

metodi condivisi e un linguaggio comprensibile dai suoi

oppositori. Soprattutto durante l’età moderna, quando i missionari

erano impegnati a diffondere i principi della “vera fede”

tra i “pagani”, si ebbe una svolta a favore di un approccio “accomodazionista”

alle culture locali. Ovviamente, questo processo

di adattamento aveva il suo principio di base nel Credo che i

missionari traducevano (solitamente dal latino) e modellavano

secondo la lingua e la visione del mondo delle popolazioni della

missione. Ma questo non impedì che la superficie del cristianesimo

globale fosse solcata da profonde lacune nella ricezione

locale della fede trinitaria. Questa è la sottolineatura dei saggi

offerti da Paolo Aranha e Austin John Millares Ortinero. Mentre

Aranha analizza come la somiglianza fra la Trimrti indù e

la Trinità cristiana sia stata interpretata in modi diversi dai missionari

e dalle autorità della Chiesa nell’India della prima età

moderna (considerata un retaggio o una prefigurazione del cristianesimo,

o in alternativa una sua diabolica presa in giro), Austin

John Millares Ortinero identifica la mancanza di una […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027352/concilium---20251.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027352/concilium---20251.htmlMon, 31 Mar 2025 16:45:57 +0200
Servizio della Parola - n. 566Chiesa domestica

4. Il Mulino. Una sfida per la vita (a cura di S. Gaggini)

Leggere l’esperienza

4. Il Mandorlo. Diocesi di Padova (S. Sanchini)

Vivere la Pasqua nell’anno del Giubileo

Una celebrazione di preghiera (R. Laurita)

Missionari di speranza.

Itinerari di riconciliazione

per vivere il Giubileo (M. Assaf)

Tempo pasquale 2025

20 aprile/8 giugno

Pasqua di risurrezione (G. Carrega, G. Frusca)

2ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)

3ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)

4ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)

5ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)

6ª domenica di Pasqua (G. Carrega, G. Frusca)

Ascensione del Signore (G. Carrega, G. Frusca)

Domenica di Pentecoste (G. Carrega, G. Frusca)

 

4. Il Mulino. Una sfida per la vita

a cura di Silvana Gaggini

 

Cercare di tradurre in pratica gli ideali della vita comunitaria e dell’accoglienza: un cammino che ha compiuto quarant’anni.

1. La storia

La storia parte da lontano, quando un gruppo di ragazzi e ragazze del dopo-cresima, cresciuti in parrocchia insieme a Giusto, il loro catechista-educatore, grazie alla lettura coinvolgente degli Atti degli Apostoli e l’esperienza delle prime comunità cristiane impegnate a cercare di essere una cosa sola, ci hanno spinto ad accettare la sfida di vivere insieme. Dal fascino suscitato da parole come «comunità» e «condivisione », siamo passati alla voglia di approfondirle e prenderle sul serio, intraprendendo un cammino concreto di vita in comune, senza riserve di tempo e di spazio, e quindi per la vita: questo è il lungo e lento percorso in quarant’anni di comunità. Giusto, catechista laico, è stato per anni la figura di riferimento del gruppo e ha fatto sì che l’idea astratta di fare comunità diventasse realtà, e con lui anche Elena, sua moglie, che ancora vive in comunità nonostante l’Alzheimer che l’ha colpita da diversi anni. Hanno saputo dar corpo a un sogno e dato fiducia a un gruppo di giovani. Dopo un periodo in cui, ancora giovanissimi, avevamo condiviso tutti i nostri momenti liberi, continuando a coltivare e far crescere il sogno, alla fine degli anni Settanta arrivammo alla grande decisione: acquistare una vecchia casa colonica, fino ad allora adibita a mulino, nei pressi di Vicchio, nel verde della campagna del Mugello. Le nostre poche risorse economiche (in molti stavamo ancora studiando) ci avevano portato ad allontanarci da Firenze, allargando sempre più il cerchio delle nostre ricerche. Per ciascuno di noi c’è stato un prezzo da pagare: era un’utopia che sfidava il mondo attorno a noi e soprattutto le nostre famiglie di origine, che non capivano questa scelta. Alcuni di noi hanno attraversato veri e propri drammi, parzialmente ricuciti nel tempo. I lavori di ristrutturazione, fatti in proprio, cominciarono subito, facendo così crescere l’immobile-casa insieme alla comunità. Tutti gli spazi, a eccezione delle camere da letto, sono stati pensati per essere vissuti insieme, dalla cucina alla sala da pranzo alla lavanderia/stireria, come in un’unica grande famiglia. E come in famiglia, ciascuno ha cercato un lavoro, secondo le proprie competenze e capacità, che permettesse tempo libero da dedicare alle relazioni, alla casa, ai lavori di ristrutturazione e manutenzione. Per lunghi anni la comunità si è consolidata lavorando e pregando insieme, impegnandosi poi all’esterno in attività sociali, in politica e aprendosi poi all’affido familiare e all’accoglienza di famiglie o persone in difficoltà, agli immigrati e ultimamente ai rifugiati, tramite i corridoi umanitari.]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027345/servizio-della-parola---n-566.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027345/servizio-della-parola---n-566.htmlFri, 28 Mar 2025 16:46:32 +0100
Le 6 parole di Maria nel VangeloIl Nuovo Testamento è molto sobrio nel parlare di Maria e lei stessa è quanto mai essenziale. Nei vangeli di Marco e di Matteo non dice neppure una parola. Nel vangelo di Luca prende la parola quattro volte, e due in quello di Giovanni. Dunque, sei volte in tutto. Davvero essenziale! Ragione in più per dedicare la massima cura alle parole di Maria e lasciarsi interpellare dalle pagine di questa narrazione in cui l’autrice, con leggerezza e originalità, cattura l’attenzione e ci fa sentire straordinariamente vicina l’esperienza di vita e di fede della Madre di Dio. Le sei parole di Maria sono parole vive, che continuano a nutrire la vita della Chiesa, la preghiera liturgica e la vita spirituale dei fedeli. Sono parole che sgorgano dall’Immacolata, dalla piena di grazia e di bellezza, parole che danno voce e carne alla Parola.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573554/le-6-parole-di-maria-nel-vangelo.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573554/le-6-parole-di-maria-nel-vangelo.htmlWed, 19 Mar 2025 16:27:20 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaSOMMARIO

 

Editoriale

2 Marco Gallo

La benedizione: tutto nel frammento

Studi

5 A nnalisa Caputo

Il “sì” della vita alla vita.

Benedizione, riconoscimento, riconoscenza

11 C laudio Doglio

«Ci ha benedetti in Cristo» (Ef 1,3).

La benedizione nella Bibbia

17 C hiara Giuliani

Rassicurare e proteggere

22 P asquale Bua

Sacramenti e sacramentali.

Elementi per ripensare il rapporto tra

ex opere operato ed ex opere operantis ecclesiae

27 D aniele Piazzi

Il Benedizionale:

un libro affascinante e poco conosciuto

32 Giuseppe Noberasco

Il fondo oscuro del male

37 Francesco Pieri

Liscia, solenne o… pastorale?

Il crinale sottile del benedire senza approvare

42 Marco Gallo

Quando le benedizioni strutturano la pastorale.

Il “caso Erfurt”

48 Gianluca Gerbino

Esposti alla carne e allo Spirito

Formazione

53 A lessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

1. Intrecci di vita, di morte e di amore

58 N orberto Valli

Spes non confundit

1. La speranza come motivo fondamentale

Asterischi

63 Morena Baldacci

Benedire con i bambini.

La benedizione come iniziazione liturgica

70 Segnalazioni

 

Editoriale

Marco Gallo

La benedizione: tutto nel frammento

Nel suo commento alla Lettera ai Romani, Tommaso spiega che si può benedire (e maledire) in tre modi: enunciando, comandando e desiderando1. La prima forma consiste nel parlare bene di qualcosa o di qualcuno. E non è cosa da poco, sia per chi benedice – perché presuppone attenzione e autenticità –, sia per chi riceve – perché il riconoscimento ricevuto è un bisogno primario e permanente dell’esistenza. La seconda implica un atto di potenza ed è in un certo senso propria di Dio o di chi lo serve: si comanda che il bene raggiunga efficacemente le creature. Avere il potere di fare il bene e compierlo adesso, senza procrastinare, è atto generativo e salvifico. La terza forma è la condivisione di un auspicio di bene, è dar voce ai più bei desideri per il futuro, anche se ora non sono maturi. Lo sguardo benedicente si allarga all’avvenire, a ciò che ancora non c’è e non si può pretendere al momento, ma si apre a un invisibile compimento. Dire “benedizione” è già dunque entrare in una azione solo apparentemente semplice e innocua. Ma l’orizzonte storico contingente conosce l’opaco e il tragico. A volte il bene si opacizza tanto da non essere più visibile. È davvero sempre possibile vedere il buono in una situazione o nominarlo? Non è osceno parlar di bene nell’abisso? C’è chi ha scritto che sfogliare le migliaia di pagine del Benedizionale dà la sensazione di contemplare un quadretto ingenuo e imbellettato, di una realtà che così non esiste2. La vita è invece piena di ostilità, di forze distruttrici. Il linguaggio dei sacramenti raccoglie pienamente la sfida del male e si struttura con verbi dal pieno spessore: iniziare, esorcizzare, eleggere, rinunciare e credere, immergere e rinascere, ungere e profumare, nutrirsi e sacrificarsi, far penitenza ed essere riammessi, toccare il corpo malato, servire in modo totalizzante e fare alleanza. Benedire, di fronte alle forze distruttive, non è troppo poco o addirittura immorale? Si comprende perché il discorso sulle benedizioni sembri per alcuni cosa poco seria, per altri eccessiva, e così – come abbiamo visto di recente attorno all’affaire Fiducia supplicans – si scatenano polemiche al calor bianco, persino tensioni ecumeniche e minacce di scisma. Eppure, nel Nord Europa, in particolare nel mondo germanofono, il tema della benedizione ha conosciuto negli ultimi vent’anni un interesse straordinario, ecumenico e trasversale. I teologi luterani, dopo aver interpretato per secoli le benedizioni come trionfo della superstizione più ingenua e tipica dei cattolici, a partire dal mondo degli esegeti, per poi allargarsi a quello dei teologi pratici e infine dei dogmatici, hanno fatto sorgere un vero e proprio nuovo filone di ricerca e proposta pastorale. Si parla nel contesto protestante di «un boom attuale delle benedizioni» (Gunda Brüske, Bernd Lutz, c ), di un bisogno che si intensifica nel tempo. Non solo le benedizioni sembrano positivamente accettate, ma vi si riconosce un sorprendente effetto (emotivo), come una forma di religione pubblica accettata e benvenuta nel tempo secolare. Alcuni arrivano a formulare robusti trattati di Teologia della benedizione3. Tra i cattolici, lo stesso filone attecchisce con significative varianti e continuando una sensibilità tradizionale, tanto che il Benediktionale tedesco (1978) uscì senza attendere l’editio typica romana del 1984 ed è ancora da questa indipendente e originale. Non mancano diocesi che hanno fatto delle benedizioni i riti centrali della loro vita liturgica (Erfurt in particolare). All’origine di questo nuovo filone di ricerca si trovano i rinnovati studi biblici e di storia della liturgia del secolo scorso. L’esegesi biblica trattava il tema della benedizione come un rimasuglio magico, un reperto antico vagante nelle narrazioni, ma quasi insignificante rispetto ai grandi temi della teologia biblica come redenzione, salvezza e alleanza. Quando alcuni esegeti (Claus Westermann per primo, non a caso figlio di missionari protestanti in Africa) provarono a liberare la benedizione da questo addomesticamento, ne emerse una ricchezza straordinaria, prima finita fuori dai trattati e persino dai dizionari biblici più enciclopedici. Lo stesso si deve dire per gli studi di scienza liturgica. Andare alla ricerca delle radici storiche della preghiera eucaristica ha condotto gli studiosi a incrociare il tema della benedizione giudaica dopo il pasto, forma rituale che ben giustifica i gesti di Gesù nell’ultima cena, comandati ai suoi in memoria di lui. Benedizione e eucaristia hanno la stessa culla e hanno camminato strette per molti secoli. E quando del canone eucaristico si è perso di vista il suo carattere di rendimento di grazie per leggerlo come preghiera di santificazione e consacrazione, lo stesso è avvenuto per le benedizioni, che hanno smarrito la loro identità di dialogo tra Dio e il creato, per parcellizzarsi in un’infinita costellazione di riti che domanda al sacro di esorcizzare il male e proteggere ciò che è profano. Il De benedictionibus, quasi come ultima appendice della riforma liturgica postconciliare, uscì in sordina, negli anni in cui gli entusiasmi iniziali erano finiti. C’è ancora una storia da scrivere attorno alla vicenda della sua lunga composizione, che affascina chi si affaccia: dalle poche pagine della prima proposta del 1970, il testo finale ne conta più di cinquecento e negli adattamenti nazionali più di mille, segno di una vitalità quasi travolgente. Così è della teologia che da esso si apre, con i suoi interrogativi radicali: esiste una benedizione? Chi può benedire? E chi benedirà colui che benedice?

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027338/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027338/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 28 Feb 2025 13:39:39 +0100
Servizio della Parola - n. 565INDEX

Chiesa domestica (a cura di M. Zilio)

3. Casa della Custodia

(Vallio di Roncade TV)

Leggere l’esperienza

3. Gruppo Biblico Universitario

Roma La Sapienza (S. Sanchini)

San Giuseppe… a colori

Due celebrazioni guidate dall’arte

(M. Panzanini)

Tempo di Quaresima 2025

5 marzo/19 aprile

Mercoledì delle Ceneri (G. Carrega, R. Laurita)

1ª domenica di Quaresima (G. Carrega, R. Laurita)

2ª domenica di Quaresima (G. Carrega, R. Laurita)

3ª domenica di Quaresima (G. Carrega, R. Laurita)

4ª domenica di Quaresima (G. Carrega, R. Laurita)

5ª domenica di Quaresima (G. Carrega, R. Laurita)

Domenica delle Palme (G. Carrega, R. Laurita)

Giovedì santo (R. Laurita)

Venerdì santo (R. Laurita)

Veglia pasquale (R. Laurita)

 

RUBRICA

3. Casa della Custodia (Vallio di Roncade TV)

 

1. Che cos’è la casa della custodia

La genesi delle due parole, casa e custodia, ha radici lontane,

cresciute e maturate nel desiderio di chi scrive e di don

Paolo di offrire un volto di chiesa familiare e ospitale, come

quella di una casa. Espressione anche della diversità di ministeri

di uomini e donne che, nella dualità femminile e maschile,

esprimono la multiforme ricchezza del volto e della

creatività di Dio.

Dopo anni di incontri, di gruppi, di vita parrocchiale dove

abbiamo proposto contenuti ed esperienze significative, è

nato, in chi accompagnavamo, il desiderio e il bisogno di vivere

relazioni più personali, un tempo più disteso dove depositare

e custodire le cose apprese nell’ascolto della parola di

Dio e farle diventare vita nel quotidiano.

Il desiderio ha cominciato a prendere forma tenendo

aperta la porta di una canonica un giorno alla settimana, nel

piccolo paese di Marteggia. In seguito, per tre anni, abbiamo

vissuto questa esperienza durante i fine settimana presso

una casa di spiritualità della diocesi di Treviso, a Crespano.

Qui si è creato un luogo accogliente, dove le persone potevano

sostare da sole ma anche insieme ad altri, per vivere con semplicità un week-end di vita condivisa, con altre famiglie

o persone singole, di diverse età, ognuno con i propri vissuti,

vocazioni e provenienze. L’intento era di offrire alle persone

la possibilità di riprendere un ritmo più rispettoso, quello del

cuore. Succedeva spesso di trovare negli spazi della casa, nelle

passeggiate, chi si mettesse in ascolto dell’altro, aiutandosi

reciprocamente. I bambini stessi si raccordavano tra loro con

giochi e attività che li spingevano a far emergere creatività

e immaginazione. Un clima di famiglia, ricco di presenze varie,

dove il piccolo si poteva specchiare negli occhi del grande,

dove l’adulto poteva trovare nel bambino colui che gli

indicava la strada, in semplicità e gioia di vivere. In questo

contesto di cura reciproca si constatava la differenza tra una

chiesa ristretta dentro i confini dei praticanti e delle cose di

sempre, e la custodia sperimentata in questi tempi di condivisione.

Tra le persone che ci frequentavano con più assiduità

è nato il bisogno di vivere questa ospitalità come segno di

chiesa che sta e cammina tra le case.

Approdiamo così all’ultima esperienza, che stiamo facendo

da quattro anni in un’altra canonica di una piccola parrocchia,

Vallio, sempre in diocesi di Treviso. In questo paese

siamo arrivati nel tempo del Covid e all’inizio del cammino

sinodale della chiesa italiana. Ora la casa è tenuta aperta per

quattro giorni alla settimana, non solo dalla sottoscritta e da

don Paolo, ma anche da altre persone che, una volta sperimentata

l’ospitalità, hanno maturato il desiderio a loro volta

di ospitare. Non si tratta di famiglie che abitano stabilmente

in forma comunitaria, né di un gruppo o un movimento che

si ritrova per vivere momenti di condivisione, bensì una fraternità

di persone, con differenti vocazioni, che si danno il

turno per attendere chi arriva.

2. Una sana inquietudine

Nei vari traslochi quella che è rimasta viva è stata la chiamata

alla custodia, intesa come luogo dove ascoltare e raccogliere

intrecci di storie differenti. In questo cammino abbiamo

trovato una consonanza con le varie esperienze della

rete Chiesa domestica, che mette insieme lo stile familiare ed

ecclesiale. Nella nostra esperienza la parola casa è spesso un

rebus, perché risveglia vissuti contrastanti, soprattutto di chi

vive ferite legate ad abbandoni, lutti, conflitti e nostalgie, che

a volte complicano la ricerca comune.

Quando parliamo di chiesa per molti di noi è difficile legarla

alla sfera domestica, viene più spontaneo pensare a

preti, vescovi… alle strutture e attività parrocchiali. Fare

chiesa è percepito come un uscire dalla propria casa per partecipare

a un organismo più grande. Non ci sentiamo popolo

in cammino, ci siamo dimenticati troppo presto “quanta

chiesa” abbiamo fatto nella Pasqua del 2020, chiusi in casa

per il Covid.

Il rebus non è solo questione di termini, ma di riconoscimento.

La canonica dove siamo attualmente era abitata da

parroci e poi da missionari, che avevano un’identità chiara

a livello di parrocchia e di diocesi. Oggi ci viene domandato,

anche inconsapevolmente, di essere presenti con un modo di

fare che assomigli a quello di chi ci ha preceduto. Il panorama

ecclesiale però è cambiato molto in questi anni: le parrocchie

hanno subìto il crollo delle vocazioni femminili ed è

necessaria una redistribuzione del clero per una crisi vocazionale

più accentuata di altri periodi. È come una tempesta

che ha abbattuto presenze secolari, lasciando scoperto un

territorio abituato a un servizio religioso capillare e presente

in loco. Ora che ci troviamo ad abitare questo terreno ferito,

una volta ricco di alberi ora ricoperto di erbacce, salta all’occhio

più il confronto con il passato che le nuove sperimentazioni.

La funzione delle erbe però è salvaguardare l’humus [...]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027321/servizio-della-parola---n-565.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027321/servizio-della-parola---n-565.htmlThu, 27 Feb 2025 16:15:15 +0100
Conoscere Maria e affidarsi a leiIl libro è costruito attraverso l’itinerario umano e spirituale di Maria di Nazaret così come ce lo mostrano i vangeli. Una donna che ha permesso la gestazione di sé attraverso la gestazione del divino in sé. Per questo può prenderci per mano per mettere insieme i pezzi della nostra esistenza e imparare a rileggerla, così da scorgere l’impronta del divino, che desidera attraverso di noi farsi spazio nel mondo con le stesse caratteristiche di Maria. Quello che Papa Francesco dice sulla Chiesa, chiamata ad accompagnare l’umanità in tutti i suoi processi, lo si può dire anche di Maria, anzi questa è la giusta interpretazione dell’affidamento a Maria.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573547/conoscere-maria-e-affidarsi-a-lei.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573547/conoscere-maria-e-affidarsi-a-lei.htmlTue, 04 Feb 2025 16:12:59 +0100
Miscellanea Francescana n. III - IV/2024EDITORIALE

Cari Lettori e Abbonati!

Sono passati 800 anni dalla stimmatizzazione del Serafi co Padre sul monte Verna. L’attuale numero invita a guardare e a riflettere su quest’avvenimento mistico da diverse prospettive che “accedono” al fatto, basandosi sugli aspetti del sacrificio, del dono e della sofferenza. Il volume è composto da tredici contributi e perciò è più esteso del solito.

Aprono due saggi dedicati all’analisi dello scritto di s. Francesco: l’Ufficio della Passione. Il primo è di B. Molina e il secondo di E. Hop.

A modo d’introduzione alla tematica delle stimmate si presentano due successivi testi. R. Di Muro off re brevemente le nozioni generali sulle stimmate come un fenomeno mistico, mentre Z.J. Kijas illustra la strada nteriore antecedente che porta l’Assisiate alla realtà della conformità con Cristo nei segni della passione a settembre 1224.

La triade filosofi ca riguardante le realtà del sacrificio, della sofferenza e del dono allarga l’orizzonte della riflessione. Essa viene aperta dal contributo di O. Todisco che propone l’effettivo trascendimento del contrasto tra la luce della ragione e la follia della Croce. Ciò accade attraverso la riscoperta della ricchezza significativa dell’essere come dono, di cui la stigmatizzazione è l’espressione suprema. La seconda luce filosofi ca è di J.M. Rodríguez Morales che esplicita e traduce l’Ordinatio III, d. 17, q. unica di Giovanni Duns Scoto, mettendola nella prospettiva di s. Francesco Alter Christus. Il terzo testo è di C. Lottermann che tocca i punti principali in cui Guglielmo di Ockham affronta il tema del dolore e della tristezza.

Vi è, poi, un interessante articolo scritto “a quattro mani” da T. Bertolasi e L. Bruni che hanno affrontato una lettura sinottica tra Francesco e Giobbe, in cui le loro piaghe non spiegano il dolore. Giobbe mostra che le iaghe non sono segno di punizione, Francesco ne esibisce la luce trasfigurante perché luogo di un incontro d’amore.

Un nuovo sguardo all’icona della Croce di San Damiano e la prima traduzione italiana della versione siriaca della Lettera di Lentulo vengono offerti da T. Szymczak. Egli illustra la possibile tradizione siriaca presente ella celebre effige di Cristo che, secondo il brano celanese (Mem 10), parlò al Santo d’Assisi e segnò già in quell’istante, nella sua anima, le stimmate rese visibili quasi vent’anni più tardi.

La prospettiva teologica delle sofferenze fi siche e relazionali di s. Francesco è il tema del saggio di F. Celestino, presentando le stimmate come un “sacramento” di consolazione ricevuta che si fa dono per gli altri.

Le due laudi dedicate all’Assisiate di Iacopone da Todi sono oggetto di studio di M. Leonardi. La sua esegesi evidenzia come, in entrambi i testi, Iacopone celebra in toni solenni i signa delle stigmate impressi sul corpo di Francesco, quali espressione suprema della sua altissima povertà e come certificazione della sua elezione ad Alter Christus.

Il volume è concluso da due contributi legati al mondo femminile delle mistiche che vissero la particolare comunione con Cristo crocifisso e si collocano naturalmente nel filone “francescano” della sensibilità verso la passione del Salvatore. Il primo di essi è di M. Vedova. L’A. ripercorre l’esperienza di s. Angela da Foligno, risuonata nel suo famoso Liber, in cui il mistero della croce è esplorato in maniera singolare e personale attraverso un vissuto di notevole valenza spirituale. Il secondo di M. Zangari, che presenta la fi gura e la vicenda di suor Maria Angiola Gini (1631-1664), mistica clarissa del monastero di S. Matteo di Arcetri, intersecando l’agiobiografia, il processo e l’epistolario. Egli esamina il suo caso che sembra illustrare il problema della santità simulata, chiamando a raccolta tutti gli elementi ad essa connaturati: una monaca impostora, un modello mistico di riferimento e un tessuto inquisitoriale. La vicenda che era segnata anche dalle “stimmate” simili a quelle di s. Francesco.

Il volume è completato da alcune recensioni e dai libri ricevuti, giunti alla Miscellanea Francescana negli ultimi sei mesi.

Sperando, che i contributi degli esperti e noti autori possano soddisfare le aspettative dei Lettori riguardo il tema delle stimmate del Serafi co Padres. Francesco, nonché della difficile questione del sacrificio e della sofferenza, non rimane l’altro che augurare una buona e proficua lettura spirituale e provocazione intellettuale.

Il Direttore]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027314/miscellanea-francescana-n-iii---iv2024.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027314/miscellanea-francescana-n-iii---iv2024.htmlThu, 23 Jan 2025 16:20:45 +0100
Concilium - 2024/5Indice

Stefanie Knauss – Gusztáv Kovács

Editoriale

Abstracts

I. Danza, arte, resistenza 27

1. Riflessioni bibliche e teologiche

1.1. D ieudonné Mushipu Mbombo, La danza come arte di resistenza nella Bibbia ebraica

I/ Introduzione

II/ La danza nella Bibbia

III/ La danza come espressione della resistenza

IV/ Conclusione

1.2. R iyako Cecilia Hikota, La danza come cartina di tornasole della fede cristiana?

I/ Introduzione

II/ La danza per Nietzsche

III/ Tommaso d’Aquino sull’eutrapelia e la teologia del gioco e della danza di Hugo Rahner

IV/ Riflessioni conclusive

1.3. Á ngel F. Méndez Montoya, Danza e corpi dirompenti:

lesioni e lezioni per un’altra teologia possibile 

I/ La traversata: danze contorte di corpi dirompenti 

II/ (Com)muoversi: danzare al ritmo della vulnerabilità divina 

III/ Conclusione 

1.4. T e Aroha Rountree, Haka, himene, alleluia!

Canti e danze alter-native per resistere

I/ Introduzione 

II/ Dominio dei Pkeh e resistenza Mori 

III/ Il razzismo nella formazione teologica 

IV/ Canti e danze Mori come teologia 

V/ Riflessioni sulla fede cristiana Mori 

VI/ La teologia Mori come resistenza 

1.5. Lúcia Pedrosa-Pádua, Danza e resistenza nell’Amazzonia indigena: sfide per la teologia

I/ Introduzione 

II/ Una storia di distruzione e di resistenza 

III/ L’Amazzonia indigena danza 

IV/ Teologie indigene amazzoniche per la danza rituale 

V/ Alcune indicazioni per la teologia cristiana 

VI/ Conclusione 

2. Prospettive storiche e culturali

2.1. I stván Csonta, Danza e resistenza: il movimento delle “case da ballo” della Transilvania a salvaguardia dell’identità ungherese 

I/ Introduzione 

II/ Termini chiarificatori: una breve panoramica della storia delle danze popolari ungheresi 

III/ La riscoperta delle case da ballo 

IV/ Conclusione 

2.2. C arl Petter Opsahl, B-Boy for Life: la break dance come pratica spirituale di resistenza 

I/ Introduzione 

II/ La Break dance

III/ La break dance nel Terzo spazio 

IV/ Vite estreme 

V/ Spiritualità del Terzo spazio 

2.3. T atjana K. Schnütgen, «Break the Chain!».

La danza come forma di protesta e risorsa nella resistenza contro il sessismo e la somatofobia antifemminista 

I/ Introduzione

II/ La danza come evento di risonanza

tra sfera privata e sfera pubblica

III/ La resistenza come azione politica delle donne

nella sfera pubblica.

L’esempio della campagna One Billion Rising

IV/ La continua necessità di una rilettura dei corpi femminili nello spazio pubblico

V/ La danza come risorsa spirituale nella resistenza alla violenza sessista 

2.4. Katherine C. Zubko, Sovvertire la figura dell’eroe attraverso l’umorismo: la danza di una partizione narrativa Vidushaka nel Bharatanatyam 

I/ Introduzione 

II/ Bharatanatyam 

III/ Analisi della performance 

IV/ Resistere con l’umorismo 

V/ Conclusione 

II. Forum teologico: A sessant’anni dalla promulgazione di Lumen gentium 

1. P aul M. Zulehner, “Laico” è ecclesiologicamente una non-parola 

I/ Rimodellamento della Chiesa del sacerdozio e del servizio 

II/ Chiesa di vocazione battesimale 

2. Jaisy A. Joseph, Sessant’anni dopo Lumen gentium: discepolato missionario, corresponsabilità e discernimento comunitario

I/ Introduzione 

II/ Lumen gentium 

III/ La corresponsabilità dei discepoli missionari 

IV/ Discernimento comunitario 

3. O ttilia Lukács, Il laicato sessant’anni dopo Lumen gentium

 

Editoriale

Danza, arte, resistenza

Tutto danza. La danza è una pratica universale che attraversa il tempo e lo spazio, le culture e persino le specie: la primatologa Jane Goodall ha incontrato nel suo lavoro un gruppo di scimpanzé che danzava sotto una cascata, rispondendo all’ambiente e alle sue caratteristiche attraverso il movimento ritmico dei loro corpi. La danza, costituita dal movimento, dal ritmo e dal suono (musica, battito di mani, battito di piedi, ecc.), mette in relazione gli individui con se stessi, in quanto essi sperimentano il proprio corpo attraverso il movimento e il posizionamento nello spazio, e con gli altri, esseri umani e non umani, e il mondo che li circonda. Nella danza si superano i confini e si creano relazioni: tra gli individui e i gruppi, tra i danzatori e il loro contesto, con la terra su cui danzano e con l’intero cosmo di cui i danzatori sono parte e in cui si estendono muovendosi con i loro corpi. Poiché i corpi danzanti sono aperti gli uni agli altri e al mondo che li circonda, la dimensione spirituale della danza può essere sperimentata nella concretezza materiale del momento della danza, che è situato in un tempo e in un luogo particolari, ma che allo stesso tempo trascende questa situazione. Pur essendo universale come forma di espressione e di creazione di significato del mondo e di ciò che è al di là del mondo, la danza è però anche molto particolare: i gruppi e gli individui sviluppano i propri schemi di ritmo e di movimento, di suono e di colore e – come dimostrano i contributi di questo numero di Concilium – le loro danze possono svolgere un’ampia gamma di funzioni diverse, come espressione e realizzazione di identità, ricordo, meditazione, esperienza spirituale, cerimonia, celebrazione, seduzione, erotismo o esercizio fisico, passando dallo spettacolo al teatro, al gioco, al rituale, all’arte, allo sport o al piacere – o tutte queste cose insieme. Con queste diverse funzioni, la danza è strettamente legata alla sfera religiosa, può essere uno spazio di esperienza religiosa e una fonte di riflessione teologica. Non sorprende che la danza svolga un ruolo importante nei rituali religiosi, con i danzatori che talvolta interpretano il ruolo di esseri divini o accedono alla sfera spirituale attraverso i loro movimenti. Nel cristianesimo occidentale, tuttavia, la danza è stata a lungo considerata con sospetto a causa dei suoi legami con quelle che erano considerate forme pagane di religione e a causa della sua associazione con altre forme di intrattenimento considerate problematiche. La dipendenza della danza dall’espressione corporea e dalla materialità e la stretta associazione del corpo con la (pericolosa) sessualità e la femminilità hanno inoltre contribuito alla marginalizzazione della danza nella pratica e nella teologia cristiana. Con poche eccezioni, il giudizio di Giovanni Crisostomo «Dove c’è la danza, c’è il diavolo»3 ha plasmato gran parte delle risposte cristiane alla danza nel corso dei secoli. Il legame della danza con la religione non è però andato del tutto perduto, anche se la danza è fiorita per lo più al di fuori della sfera strettamente religiosa: la celebrazione delle feste religiose attraverso la danza, che István Csonta ricorda nella sua discussione sul ruolo della danza popolare per l’identità della minoranza ungherese in Romania, è un promemoria della relazione di lunga data tra danza e religione. Tuttavia, come nota Tatjana Schnütgen nel suo contributo incentrato sulla danza di protesta di One Billion Rising contro la violenza sulle donne, è solo nel XX secolo che la dimensione spirituale della danza viene riscoperta in Occidente, nel movimento di danza moderna ispirato da Isadora Duncan e altri, per poi farsi nuovamente strada anche nella pratica liturgica e nella riflessione teologica. Questa rinnovata consapevolezza, relativamente recente, del ricco e sfaccettato potenziale spirituale e teologico della danza in Occidente, di cui fa parte il contributo di Riyako Cecilia Hikota che discute i riferimenti di Tommaso d’Aquino al gioco insieme alla teologia del gioco e della danza di Hugo Rahner, è contrastata dal modo in cui nelle tradizioni indigene la danza è sempre stata praticata con la consapevolezza delle sue dimensioni spirituali come parte del loro approccio olistico al mondo, come descritto, ad esempio, nella panoramica e nella riflessione teologica di Lúcia Pedrosa-Pádua sulle diverse forme e funzioni della danza nelle comunità indigene dell’Amazzonia. In questo numero proponiamo di concentrarci specificamente sulla danza come arte di resistenza: un’espressione ed esperienza di resistenza e resilienza sia estetica che pratica in cui le risorse culturali, religiose e spirituali si fondono per contrastare le strutture oppressive e incarnare nella danza altre possibilità di vita fiorente, di giustizia e di relazioni eque. Come arte di resistenza, il fenomeno multisensoriale e multimediale della danza come movimento dinamico nel tempo e nello spazio è particolarmente adatto a superare i binari che favoriscono l’oppressione e l’ingiustizia, come corpo contro mente, fisico contro spirituale, individuale contro collettivo, cultura contro religione, maschile contro femminile, noi contro loro. Come dimostrano i contributi di Schnütgen e Csonta e la discussione di Carl Petter Opsahl sulla break dance come forma di resistenza all’ingiustizia sociale e come opportunità di vita al di là della povertà e della criminalità che caratterizzano i contesti di molti breakers, la danza non solo visualizza simbolicamente, ma realizza la resistenza e crea un’istanza di vita […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027307/concilium---20245.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027307/concilium---20245.htmlTue, 21 Jan 2025 16:43:39 +0100
Parole di VitaAnnalisa Guida

UNA VIA NÉ NOTA NÉ SCONTATA.

LA SECONDA PARTE DELL’OPERA LUCANA

Paolo Mascilongo

LA PRIMA SEZIONE DI ATTI. GLI INIZI

DELLA COMUNITÀ DI GERUSALEMME

Lorenzo Flori

L’EFFUSIONE DELLO SPIRITO:

PENTECOSTE (AT 2,1-13)

Antonio Landi

«A PARTIRE DA GERUSALEMME» (LC 24,47):

L’ANNUNCIO DI PIETRO NELLA CITTÀ SANTA

Davide Arcangeli

«AVEVANO OGNI COSA IN COMUNE»

(AT 2,44). AMMINISTRARE SECONDO

LO SPIRITO NELLA CHIESA PRIMITIVA

Approfondimenti

Marco Vitelli

LE CITTÀ DEL CRISTIANESIMO ANTICO.

GERUSALEMME

Carlo Broccardo

I PERSONAGGI DI ATTI.

STEFANO, FILIPPO E GLI ALTRI. NON SOLO

SGUATTERI, MA VERI ANNUNCIATORI

Matteo Crimella

ATTI E MONDO CLASSICO.

LUCA E LA STORIOGRAFIA GRECO-ROMANA

Cristina Viganò

QUESTIONI TEOLOGICHE.

L’ESPERIENZA DELLA PERSECUZIONE:

UNA SCONFITTA PROVVIDENZIALE?

Rubriche

BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone

A casa tutto bene. O forse no

LAVORO ED ECONOMIA di Alberto Tampieri

«Il sabato è stato fatto per l’uomo» (Mc 2,27).

Sul diritto al riposo festivo

PELLEGRINAGGI di Giacomo Violi

Una donna in viaggio. Egeria e il suo Diario

APOSTOLATO BIBLICO di Carmelo Pellegrino

Il giubileo biblico e l’anno sabbatico

BIBLIOGRAFIA GUIDATA di Annalisa Guida

ARTE di Marcello Panzanini

In principio era lo Spirito. La Pentecoste di J.B. Maíno

 

EDITORIALE

Sono ormai trascorsi ventisette anni da quando, nel 1998, Parole di vita dedicava la sua annata alla lettura degli Atti degli apostoli. Leggo i nomi dei componenti della redazione di allora e constato che ne ho conosciuti personalmente ben pochi quando, agli inizi degli anni Duemila, fresca di licenza, scrivevo i miei primi, occasionali articoli per la rivista. Penso al tempo trascorso e a quanto siamo cambiate, rivista, redazione e sottoscritta. Ma basta ampliare la prospettiva e, a ben guardare, è cambiato tutto. Mondo, Italia, società, chiesa. E non abbiamo fatto ancora i conti, globalmente, con quello stravolgimento comune e individuale che è stato la pandemia da Covid – a mio avviso la più grande rimozione collettiva della società contemporanea. Se solo guardiamo al piccolo contesto del nostro lavoro editoriale, non solo la veloce digitalizzazione di una parte del mercato, ma anche le periodiche crisi economiche e la crescente disaffezione per la lettura di approfondimento impongono continuamente di ripensare le proposte e le forme di “resistenza” – lavorativa e intellettuale. E se parliamo, poi, di editoria cattolica, la spinta illuminata del concilio verso il rinnovamento degli studi biblici, che nell’accademia ha prodotto e continua a produrre una quantità smisurata di lavori e ricerche, non si respira più tra i lettori, ovvero nelle diocesi e nelle parrocchie. I seminari si svuotano, le facoltà teologiche fanno fatica a stare in piedi, i libri di teologia restano sugli scaffali, i banchi delle chiese sono sempre più vuoti (più a nord che a sud, ma è solo questione di tempo…). I cristiani sono ormai minoranza in Europa; la chiesa dei grandi numeri – almeno in questo Occidente – non esiste più. Allora – abbiamo pensato – questo settantesimo anno di Parole di vita è proprio l’occasione giusta per riproporre un testo straordinario come gli Atti degli apostoli. Sì, perché gli Atti sono proprio il racconto dell’esperienza di uomini e donne che, privi di risposte o soluzioni preconfezionate, si sono interrogati sul modo di essere testimoni credibili del Risorto in una società – anzi, in tante diverse società e culture, forse ben più multietniche delle nostre – in cui erano sconosciuti, minoranza pressoché indistinguibile dal resto. Perché gli Atti guardano realisticamente alla storia umana come terreno di conflitto e sconfitte e, insieme, occasione di incontro e di grazia; ricettacolo delle peggiori nefandezze e grembo fecondo per accogliere una parola di speranza. E quali erano i protagonisti umani di quella storia? In Atti ce ne sono di tutti i tipi: uomini e donne coraggiosi e codardi; pacificatori e guerrafondai; accoglienti e intolleranti. Frenati dalla difesa di sé oppure spinti da una generosità senza riserve. Soprattutto, ci sono uomini e donne che provano, malgrado tutto, a fare comunità, a fare chiesa, a riscoprire insieme una dimensione umana autentica e a scegliere, procedendo per tentativi ed errori, che volto debba avere questa chiesa per assomigliare a Colui che l’ha costituita e amata. Se una cosa è certa, pur in assenza di prospettive e garanzie sicure, è che non dovranno esserci barriere, in questa chiesa, né limitazioni pregiudiziali su chi sia degno di ricevere il dono dell’evangelo e dello Spirito. In questo racconto c’è una Pentecoste per tutti.

EDITORIALE

Annalisa Guida

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027291/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027291/parole-di-vita.htmlMon, 20 Jan 2025 16:56:55 +0100
Luce di graziahttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573530/luce-di-grazia.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573530/luce-di-grazia.htmlWed, 18 Dec 2024 16:45:23 +0100Parole di VitaIL LIBRO DI ISAIA

IL QUINTO VANGELO

Annalisa Guida

ASCOLTARE L’ANTICO NEL NUOVO

Lorenzo Gasparro

IL SUCCESSO DI UNA CITAZIONE.

IS 6,9-10 ATTRAVERSO

IL NUOVO TESTAMENTO

Mirko Montaguti

MATTEO HA INVENTATO

LA NASCITA VERGINALE DI GESÙ?

IS 7,14 E LE SUE RISONANZE

Iranzu Galdeano

LA VOCE CHE GRIDA, IL BATTISTA E LA BUONA NOTIZIA. IS 40,3 NEI VANGELI

Antonio Pitta

ISAIA E L’«EVANGELO DI DIO» NELLA LETTERA AI ROMANI

Marco Di Giorgio

ISAIA NELL’APOCALISSE: TRAIETTORIE DI PROFEZIA

Massimo Gargiulo

RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA: IS 61,1-2: L’ECCELLENZA DELL’UMILTÀ

Zeno Carra

RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA: IS 61,2: «ANNO ACCETTO» IN IRENEO DI LIONE

BIBBIA E SCUOLA

Gian Paolo Bortone

Da Barney a Caparezza: il quinto, ma anche il sesto vangelo

IL PROFETA NELLA LITURGIA

Angelo Lameri

Il Lezionario nel tempo ordinario

APOSTOLATO BIBLICO

Emanuela Buccioni

Un cammino condiviso che costruisce comunione

VETRINA BIBLICA

INDICE 2024

ARTE

Marcello Panzanini

Uno sguardo diverso: Giovanni Battista interrogato dai farisei di G.B. Cremonini

 

EDITORIALE

Le numerose riprese del libro di Isaia nel Nuovo Testamento e, in particolare, alcune sue espressioni e profezie, hanno portato spesso ad appellarlo anche come il “quinto vangelo”. Per quanto si tratti di una definizione tradizionale non più condivisa da tutti gli studiosi, ha ancora una certa efficacia, non solo se si pensa alla portata di “lieto annuncio” che assumono molte pagine di Isaia (specialmente dei capp. 40 e 61 e, in generale, della seconda parte), ma anche se è vero che la Scrittura è spesso da intendere come ri-scrittura, un processo continuo di rimandi e riprese di opere precedenti in testi successivi, fenomeno molto antico (anche se messo espressamente a tema solo in tempi recenti) che prende il nome di intertestualità. Infatti, come spiega in apertura Annalisa Guida, nonostante il termine “intertestualità” provenga da teorie letterarie del secolo scorso, ascoltare l’antico nel nuovo è prassi antichissima e riguarda la stessa gestazione dei testi biblici e l’ermeneutica rabbinica (e non solo la rilettura fatta dagli agiografi cristiani alla luce dell’evento Gesù). Tra le pagine riprese nel Nuovo Testamento Is 6,9-10 può essere considerato un vero “best-seller”, citato in modo esplicito in tutti i vangeli canonici e in Atti, oltre a due occorrenze più allusive. Una presenza così diversificata permette di comprendere le logiche delle riprese neotestamentarie e la libertà dei redattori nell’adattare i testi alle proprie intenzioni, al contesto di inserimento e al progetto d’insieme della loro narrazione (Lorenzo Gasparro). Come già anticipato nel terzo fascicolo, una delle riprese isaiane più celebri, ma anche in un certo senso più ambigue, è quella fatta da Matteo circa la nascita dell’Emmanuele (Is 7,14) e di Gesù: come fu per Acaz, le parole del messaggero divino hanno la funzione di aiutare Giuseppe nel discernere; la formula di compimento pronunciata dal narratore prima della citazione di Isaia (Mt 1,22-23) permette al lettore di ricontestualizzare e di associare a Maria la figura femminile dell’oracolo  e di cogliere nel nome Emmanuele un riferimento a Gesù (Mirko Montaguti). La figura del messaggero e la voce che grida di Is 40,3, invece, sono riprese da tutti e quattro gli evangelisti in riferimento a Giovanni Battista. Iranzu Galdeano ne illustra le diverse sfumature e sottolinea le differenze tra i sinottici, che la riferiscono al personaggio associandolo a Elia, e il quarto vangelo, in cui è il Battista stesso a identificarsi con la citazione, seppur rifiutando di essere quel profeta. Isaia è il profeta più chiamato in causa anche da Paolo, soprattutto nelle lettere (1–2 Corinzi, Galati e Romani), per tre questioni capitali: la messianicità di Gesù, la salvezza d’Israele e la missione dei gentili. Antonio Pitta si sofferma in particolare sulla Lettera ai Romani, attraversata dal profeta Isaia, che ha visto la bellezza dei «piedi che annunciano cose buone»: quelli di chi, sospinto dallo Spirito, diventa testimone del Risorto. I richiami all’Antico Testamento, soprattutto ai profeti, sono numerosi in Apocalisse, seppur quasi mai in maniera diretta e chiara. Isaia, in particolare, è citato o evocato circa centoquaranta volte, ma in che modo? Massimo Di Giorgio ci guida alla scoperta dei temi comuni. Il percorso delle Riprese ebraiche e patristiche si chiude con Is 61,1-2, «l’anno di grazia del Signore ». Nella rilettura ebraica (Massimo Gargiulo) emergono tre filoni interpretativi: uno escatologico, in cui si inserisce il riferimento dei cristiani al ministero storico di Gesù; un altro sull’umiltà come vertice delle virtù; e, infine, un terzo sull’eccezionalità della vocazione di Isaia. Per la patristica è stata determinante la rilettura fatta da Gesù stesso all’inizio del ministero (Lc 4,18-19), ma sono state le indicazioni temporali del v. 2 a suscitare un dibattito esegetico alla fine del II secolo (Zeno Carra). Così ci congediamo da Isaia, dando al pubblico di Parole di Vita appuntamento al 2025.

Elena Maria Laluce]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027284/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027284/parole-di-vita.htmlMon, 09 Dec 2024 16:32:27 +0100
Concilium - 2024/4Indice

Antony John Baptist – Catherine Cornille

Geraldo De Mori – Stephan van Erp

Editoriale

Abstracts

I. La preghiera: nuovi contesti, nuove forme 

1. La preghiera tra pratica teologica

e pratica contemplativa

1.1. Andrew Prevot, Preghiera pensante:

una pratica teologica per il mondo di oggi

Introduzione

I/ La storia di una separazione moderna

II/ Affermare la libertà intellettuale

III/ Resistere alla sofferenza ingiusta e alla violenza

IV/ Includere gli esclusi

Conclusione

1.2. Daniel P. Horan, Divenire preghiera vivente

Approfondimenti sull’integrazione

di preghiera e azione nella tradizione francescana

Introduzione

I/ Cosa intendiamo per “preghiera” e “azione”?

II/ L’esempio di Francesco d’Assisi

III/ Azione come preghiera al giorno d’oggi

1.3. G emma Simmonds, La preghiera e la pratica

contemplativa nella formazione teologica 

Introduzione 48

I/ Preghiera e teologia come aspetti della capacità umana

di sperimentare Dio direttamente 

II/ Dio, l’inafferrabile 

III/ La teologia come linguaggio della preghiera 

1.4. Luigi Gioia, La preghiera nella città

e nella società secolarizzata 

Introduzione 

I/ La città secolare 

II/ La patologia spirituale della città 

III/ Comprendere la realtà e Dio 

IV/ Il ruolo della preghiera 

V/ Accettare le difficoltà 

2. La preghiera in un contesto

traumatico-pandemico

2.1. A lessandra Vitullo, Pregare nel lockdown: uno studio

sulle pratiche religiose online durante la pandemia

Introduzione

I/ Il contesto della pandemia:

le religioni tra vecchie e nuove sfide

II/ Considerazioni conclusive post-pandemiche

2.2. C ecilia González-Andrieu, Agire a partire

dal desiderio: preghiera e creatività

Introduzione

I/ Provare a parlare di arte, preghiera e bellezza

Conclusione

2.3. Karen O’Donnell, Tra la volontà di Dio

e l’intercessione umana: reinterpretazioni femministe

della preghiera di intercessione sotto l’ombra del trauma

Introduzione

I/ La dottrina della provvidenza

II/ Come pregare allora?

III/ La provvidenza e la preghiera

3. Esperienze diverse di preghiera

3.1. Wilson Angelo G. Espiritu, La preghiera

nella pietà popolare: promuovere il ben-essere collettivo

attraverso una soteriologia incarnata

nella gente degli strati popolari

Introduzione

I/ La pietà popolare e la ricerca di una condizione di ben-essere

II/ La pietà popolare come fonte e alimento

di azioni volte al ben-essere collettivo

III/ Devozione e salvezza sociale

Conclusione

3.2. A lex Wilfredo Vigueras Cherres

Pregare danzando nel deserto

Introduzione

I/ La coreografia o “mudanza”

II/ La promessa

III/ La materialità e la corporeità

Conclusione

3.3. G uido Dotti, La preghiera

nella Comunità monastica di Bose

I/ Il bisogno di una preghiera comune

II/ La Parola di Dio edifica la comunità

III/ Il giorno del Signore

IV/ «Finché egli venga»

3.4. P ierre François De Béthune

La preghiera cristiana di un praticante zen

Introduzione

I/ Tutto lo zen

II/ Tutta la mia fede cristiana

III/ L’esperienza

Conclusione

3.5. S. Painadath, Il corpo come linguaggio della preghiera:

una forma meditativa di Preghiera del Sole

(Suryanamaskar)

Introduzione

I/ Lo yoga

II/ La Preghiera del Sole

III/ Metodi di Preghiera del Sole

3.6. Kerry P.C. San Chirico, Le preghiere dei Khrist Bhakta

di Benares: la devozione alla confluenza dei fiumi

Introduzione

I/ Le preghiere di coloro che pregano [pray-ers]

Conclusione

3.7. Loreen Maseno, Dal tuo trono nei cieli,

ascolta la nostra preghiera:

preghiera nella Nomiya Church

Introduzione

I/ Le credenze culturali Luo

II/ Il privilegio e l’elezione dei Luo

Conclusione

II. Forum teologico

Jacob Benjamins – Stephan van Erp

Contemplazione e vita religiosa

Introduzione

I/ Spiritualità integrate

II/ Contemplazione e Ressourcement

Conclusione

 

Editoriale

Preghiera: nuovi contesti, nuove forme

La Chiesa universale è in procinto di preparare l’anno giubilare nel 2025. In vista di ciò, il Santo Padre ha annunziato il 2024 come “Anno della Preghiera”, descrivendolo come una grande “sinfonia” della preghiera1. Assieme a questo, ci sono altre ragioni per le quali rivolgere la nostra attenzione alla preghiera. Il mondo sta tornando alla normalità dopo la pandemia e inizia a sentire i suoi effetti nel contesto sociale, economico e religioso. C’è più che mai un bisogno di introspezione e di preghiera. Tuttavia, c’è una sempre minore comprensione di cosa veramente sia la preghiera e un minor sollievo e familiarità con la pratica della preghiera. Per molti di coloro che insegnano teologia e sono impegnati nel ministero della catechesi, insegnare come pregare non è più un compito ovvio e facile. Inoltre, l’insegnamento della preghiera è a volte trascurato nella formazione teologica. C’è quindi la necessità di riflettere su come coltivare una cultura della preghiera e come insegnare a pregare nel mondo attuale dove molti cristiani hanno perso la connessione con la tradizione della preghiera e sono al contempo esposti a una grande quantità di nuove forme di contemplazione e di preghiera. Ogni religione ha una ricca e particolare tradizione di preghiera la quale è stata tramandata attraverso i secoli. Nella tradizione cristiana, la preghiera ha fatto parte della teologia. Come Thomas Merton afferma: «Le due (teologia e preghiera) sono fatte l’una per l’altra. Se non fossero unite non ci sarebbe fervore, né vita né valore spirituale nella teologia; nessuna sostanza, significato né orientazione sicura nella vita contemplativa»2. Per questo è stato detto che «il cristianesimo fa teologia ‘in ginocchio’». Ma il verificarsi di un approccio “sistematico” alla teologia ha spesso relegato la preghiera alla teologia pratica o pastorale, facendo sì che al giorno d’oggi la preghiera trovi il suo spazio negli studi di spiritualità e nell’approccio psicologico alla religione. Nel corso della storia, le religioni hanno spesso preso in prestito tecniche di preghiera l’una dall’altra. Il cristianesimo è stato influenzato dalle forme di preghiera del giudaismo, mentre quest’ultimo ha a sua volta ripreso certe pratiche da altre religioni. Attualmente, molti cristiani hanno spontaneamente integrato forme di preghiera e meditazione dalle tradizioni religiose asiatiche. Questo ha fatto sorgere molte domande riguardo la compatibilità di diverse nuove forme di preghiera. È in opposizione a questo panorama che gli editors di Concilium hanno deciso di affrontare il tema della preghiera, sebbene nel passato questo tema sia già stato trattato in due numeri della rivista. Il punto centrale di questa pubblicazione saranno le nuove realtà della preghiera nel mondo e nella Chiesa e le nuove forme di preghiera che vengono praticate oggi. Preghiera e teologia in realtà diverse Dobbiamo innanzitutto chiarire cosa si intende per preghiera e in quali realtà. Una teologia seria non può essere separata dalla preghiera o dalla spiritualità. La definizione di teologia di Andrew Prevot come «preghiera pensante» spiega la relazione tra le due. Questo è stato riconosciuto durante l’epoca medievale e in alcuni teologi moderni come Karl Rahner, Leonardo Boff e altri. Anche nella nostra epoca secolarizzata, la preghiera e la riflessione dovrebbero andare assieme perché possano essere pienamente complete e significative. Riguardo la relazione tra preghiera e azione, potremmo chiederci se l’azione può anch’essa essere considerata come una forma di preghiera. La preghiera intesa come ‘comunicazione con Dio’ non può essere limitata solamente a un tempo e una forma specifici, ma «tutti gli altri modi di stare-nel-mondo, cooperano tutti nel comunicare qualcosa a Dio» (Daniel P. Horan). Prendendo in considerazione le diverse realtà e forme di preghiera nel cristianesimo, la preghiera può essere descritta come «qualsiasi pratica che adempia alla funzione critica di sconvolgere le pretese totalitarie dell’uniformità linguistica e di ripristinare un autentico approccio responsivo e responsabile alla realtà, alla sociabilità e a Dio» (Luigi Gioia). Le nuove forme di performance e pratiche religiose online, accompagnano i credenti (specialmente i più vulnerabili), li sostengono nei momenti difficili, eliminando le barriere dello spazio fisico. Nella relazione tra le preghiere di intercessione e le arti, la preghiera può essere intesa come un modo per armonizzarci, entrare in sintonia con i buoni propositi di Dio. Quindi, «per che cosa dovremmo pregare? Dovremmo pregare perché coloro che vivono difficoltà e traumi conoscano l’amore di Dio, perché possano sentire la presenza confortante di Dio, possano essere capaci di rattristarsi e adirarsi. Dovremmo pregare perché le nostre comunità imparino come sostenere chi è in situazioni simili. Dovremmo pregare affinché queste stesse esperienze non demoliscano la fede in Dio ma, al contrario, offrano la possibilità di riformularla e scoprire Dio nuovamente» (Karen O’Donnell). Nelle devozioni popolari, le quali possono essere viste come loci theologici e “misticismo popolare”, «il focus della preghiera […] si trova generalmente nel benessere quotidiano, non nell’avvenire» (Wilson Angelo G. Espiritu). Per esempio, la danza durante le festività in Sud America implica materialità e corporalità, dimensioni personali e comunitarie e dimensioni festive e sacrificali. In questo caso, «la corporalità ha la priorità: il passo appreso, la coreografia, la vibrazione della musica e la materialità degli abiti e degli oggetti» (Alex Wilfredo Vigueras Cherres). È preghiera realizzata attraverso il linguaggio del corpo e della materia, come i costumi, il santuario e il deserto. Nella comunità ecumenica di Bose, a un livello più personale, la preghiera è la riscoperta e la valorizzazione dell’antica pratica della Lectio Divina, la quale è considerata come un avvicinamento quotidiano alle Scritture. Durante la preghiera della comunità, avviene il canto dei salmi e la proclamazione liturgica dei due Testamenti. In ambienti interreligiosi e interculturali, l’integrazione dello Zen con la pratica cristiana della preghiera, per esempio, risulta essere un abbinamento fecondo nell’avvicinamento e rispetto reciproci. È ospitalità. Nella Preghiera del Sole nello yoga, «il sole è considerato un simbolo del potere e della presenza della divinità universalmente illuminante» (S. Painadath). È una preghiera/meditazione corporea, dove si percepisce la presenza della divinità nel proprio corpo. Malgrado la fede sia il tema teologico centrale tra i Khrist Bhaktas (devoti di Cristo), un’assemblea di persone di diverse confessioni, le loro preghiere sono prevalentemente mondane o indirizzate a “liberazioni immediate”. In molte AIC (African-initiated Churches) il fenomeno della preghiera è intenso in epoche di difficoltà. […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027277/concilium---20244.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027277/concilium---20244.htmlThu, 05 Dec 2024 16:32:02 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaSOMMARIO

Editoriale

2 Marco Gallo

La speranza non delude

Studi

4 Mattia Tomasoni

La genesi di un “evento di successo”

9 Patrizio Rota Scalabrini

Il giubileo biblico, antidoto alla rassegnazione

15 Roberto Massaro

Il senso della speranza cristiana

20 Brunetto Salvarani

La posta in gioco della speranza

25 Davide Brasca

Il pellegrinaggio: trovare e trovarsi

30 Andrea Grillo

Indulgenza: questione, forme

e possibile significato attuale

35 Alessandra Costanzo

La penitenza tra conversione e compassione

41 Cesare Silva

Ad limina apostolorum:

Roma, teatro del giubileo

48 Giuseppe Midili

L’anno santo, per una “potatura” pastorale

Formazione

53 Paolo Alliata

Non come muti spettatori

6. Il coraggio della verità

58 Paolo Carrara

La Novo millennio ineunte

25 anni dopo

Asterischi

63 Manuel Belli

Gesti e parole

9. Il pellegrinaggio

Chiacchiere di sacrestia

69 Manuel Belli

Giubileo non benissimo

73 Segnalazioni

 

Editoriale

Marco Gallo

La speranza non delude

 

«Tutti sperano», scrive papa Francesco all’inizio della bolla Spes non confundit (d’ora in poi, SNC). Da qui comincia il XXVII giubileo ordinario, come il papa l’ha immaginato. Dopo una drammatica pandemia, a cui seguono azioni di guerra sempre più esplicite, i cristiani e l’umanità tutta sembrano in debito proprio di ragioni per sperare. E la speranza, che è desiderio e attesa del bene connaturare al vivere umano, non c’è solo quando tutto va bene. Anzi essa è tale proprio nonostante l’imprevedibilità del futuro. L’umano conosce bene lo scetticismo e il pessimismo, che consistono nel pensare che nulla può offrire felicità. Ma la sfiducia conserva la sua natura di atto secondo, rispetto al venire al mondo umano che prima è apertura e ricerca di bene. L’annuncio di salvezza consiste nel confermare questa originarietà della speranza e nel far risuonare la Parola: «La speranza non delude» (Rm 5,5)! Il fondamento dello sperare è nell’azione di Dio che non ha posto condizioni alla nostra salvezza e la rinnova: la speranza si fonda sulla fede ed è nutrita dalla carità: «Sant’Agostino scrive in proposito: “In qualunque genere di vita, non si vive senza queste tre propensioni dell’anima: credere, sperare, amare”» (SNC 5). Sperare si manifesta subito come atto di resistenza al male, nella forma delicata di una virtù: la pazienza. Il mondo digitale accelera il suo tempo1, vorrebbe tradurre ogni atto nelle categorie del “tutto e subito”, vive in fretta e mette in fuga la calma, ricevendo in cambio nervosismo, violenza gratuita, insoddisfazione e chiusura. Ma il creato resiste e timidamente parla ancora la lingua della pazienza, dello stupore. E, con questo, tutta una serie di esperienze umane si offre solo come pazienza e scelta di non essere di fretta: educare, amare, gustare, pregare, meditare. «Riscoprire la pazienza fa tanto bene a sé e agli altri» (SNC 4). Immaginare il giubileo come una pratica di speranza che sottragga gli individui alla sfiducia si concretizza per il papa in otto segni di speranza (SNC 7), che sono definiti ex negativo: 1) Il sogno della pace introdotto come resistenza alla «tragedia della guerra». 2) Il desiderio di fecondità che vince il «calo della natalità». 3) La volontà di reinserire chi si è perso, detto a partire dal citare per primi «i detenuti che, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto». 4) Il risvegliare gratitudine con una cultura di prossimità agli ammalati. 5) L’aiutare l’entusiasmo dei ragazzi, degli studenti e delle giovani generazioni, come cura al crollo dei sogni dei giovani, tentati da malinconia, noia e effimero autodistruttivo. 6) Il permesso di un futuro migliore aperto a esuli, profughi e rifugiati. 7) I sogni degli anziani, vincendo insieme solitudine e senso di abbandono. 8) Le enormi risorse del mondo ridistribuite per dar speranza ai miliardi di poveri, vittime e non colpevoli. Osservando questo affresco drammatico e luminoso, emerge una direzione vitale esigente e intensa, in cui la comunità dei credenti è immersa nella vicenda storica di tutti gli umani, nel mondo, ma con in cuore una Parola divina. A differenza del giubileo straordinario del 2015/2016 non sono previsti luoghi di pellegrinaggio giubilare nelle chiese locali: il ruolo della città di Roma torna nella sua unicità simbolica. Per entrare in questa dinamica di speranza, il giubileo ci è offerto allora con le sue pratiche rituali più tipiche e tradizionali: gli atti di penitenza, il sacramento della riconciliazione, il pellegrinaggio, l’elemosina, le indulgenze. Su queste pratiche, si apre tutto uno spazio molto ampio di azione pastorale che coinvolge, appunto, primariamente la liturgia e la sua cura. Pensiamo in particolare all’opportunità molto urgente di lavorare al tema serio della lotta contro il male che sia manifesta nel capace uso della virtù della penitenza. Perché la proposta delle indulgenze sia minimamente ascoltabile e ritorni alla sua piena opportunità, è necessaria una rinnovata consapevolezza della sfida sottesa all’organismo delle azioni rituali (e non) di cui la comunità dei credenti si dota per lasciarsi sottrarre dal male (sia esso colpa, tradimento, malattia, morte) e per accompagnare chi vi finisce prigioniero. Se il tema esistenziale e teologico della speranza si presta con una certa facilità ad un lavoro di annuncio e riflessione comune, tutto un grande cantiere di azioni va predisposto perché gli atti giubilari non si risolvano in una serie discutibile di gite a Roma. L’opera antica e assolutamente a la page del pellegrinaggio risuona come un’opportunità straordinaria da non perdere. Infine, è necessario ricordare che la pratica del giubileo non rende facile il cammino di unità delle chiese, perché rinnova dibattiti ora più fraterni ma mai del tutto conclusi (pensiamo al tema delle indulgenze in particolare, al ruolo di Roma e del pontefice). Questa preoccupazione non è assente dalla bolla e si concretizza con l’invito a valorizzare l’anniversario dei 1700 anni del concilio di Nicea, atto ecclesiale («Noi crediamo!», SNC 17) e la felicissima ricorrenza comune della data della pasqua, dono raro dal forte gusto profetico ed escatologico. 

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027260/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027260/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlWed, 04 Dec 2024 16:40:27 +0100
Servizio della Parola - n. 564INDEX

Chiesa domestica (a cura di D. Arcangeli)

2. La spiritualità del “divano”.

La preghiera di coppia 3

Leggere l’esperienza

2. Passi di prossimità al San Camillo

(C. Cremonesi e R. Covi) 9

Una celebrazione per fare memoria dei martiri di tutte le confessioni e religioni (R. Laurita) 19

Dal Battesimo del Signore all’8ª domenica ordinaria

12 gennaio/2 marzo 31

Battesimo del Signore (G.P. Zanetti, A. Ghersi) 33

2ª domenica ordinaria (M. De Santis, P. Borsato, D. Fidanza) 51

3ª domenica ordinaria (M. De Santis, S. Sanchini, D. Fidanza) 73

Presentazione di Gesù al tempio

(M. De Santis, L. Alici, A. Lameri) 98

5ª domenica ordinaria (M. De Santis, D. Carraro, A. Lameri) 120

6ª domenica ordinaria (M. De Santis, G. Albanese, S. Riva) 143

7ª domenica ordinaria (M. De Santis, A. Moro, S. Riva) 166

8ª domenica ordinaria (M. De Santis, I. Seghedoni, S. Riva) 188

 

2. La spiritualità del “divano”. La preghiera di coppia

Caresto è un centro di spiritualità matrimoniale che offre

la possibilità di ritiri per coppie di sposi e fidanzati, tutti

i fine settimana, per tutto l’anno. Ogni anno fanno questa

esperienza migliaia di famiglie (ovviamente anche con i figli)

provenienti da tutta Italia, invitate col “passaparola” da amici

e parenti, oppure dalle parrocchie e diocesi che vogliono

offrire un’esperienza di spiritualità coniugale. In modo specifico

la Comunità di Caresto intende promuovere la spiritualità

coniugale, essere cioè di aiuto e servizio alle coppie

di sposi (anche fidanzati) perché riscoprano l’importanza del

sacramento del matrimonio e la coscienza della loro vocazione

matrimoniale grazie a un cammino di vita interiore e agli

esercizi spirituali.

Quando io e Rita, nel 1992, andammo per la prima volta a

fare un fine settimana a Caresto, ci colpì molto, la proposta

di una spiritualità coniugale basata su tre pilastri: il dialogo

del cuore, la sessualità e la preghiera di coppia. La vita di

coppia come un tavolino che ha queste tre gambe e che per

non traballare o cadere le deve avere sempre tutte e sempre

della stessa lunghezza.

Questa proposta ci è parsa immediatamente vivibile anche

per noi, allora con cinque figli e due genitori. Ecco che

cosa ci mancava: rimettere al centro della nostra vita noi due

come coppia, insieme al Signore.

La cosa che ha cambiato la nostra relazione e il nostro

modo di vivere la spiritualità coniugale è stata la scoperta

della preghiera di coppia. La chiesa ci ha sempre incoraggiato

per la preghiera individuale e per quella comunitaria:

la messa, l’adorazione eucaristica, le veglie di preghiera, ma

mai avevamo sentito parlare della preghiera di coppia.

La preghiera di coppia ha di tipico e di caratteristico il suo

puntare sulla coppia, sulla sua capacità di far riuscire bene

il matrimonio e la famiglia; si basa su tutto quello che viene

coinvolto dal matrimonio, quindi non solo la parte più spirituale,

ma anche quella psicologica, il mondo degli affetti e

del sensibile, il senso della vicinanza psicologica e corporale.

Buona cosa è pregare da soli: tu cresci, io cresco, perciò noi

cresciamo. Buona cosa è anche quando tu e io preghiamo contemporaneamente

(ad esempio recitiamo i Vespri, insieme).

Preghiera coniugale, però, significa soprattutto quando

siamo insieme e ognuno di noi ha ben presente l’altro; quando

lo sguardo non è fisso nel vuoto o in un Dio lontano, ma

nel Dio-amore che è presente fra noi, con noi, che ci vuol bene

e vuole che ci amiamo in modo perfetto («Dove due sono

uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»). Tu e io preghiamo

cercando di “eccitare” l’amore l’un verso l’altro e noi

due verso la vita e il mondo. Prego perché io sappia amare

fortemente, assolutamente questa creatura che mi è accanto.

Noi preghiamo l’un per l’altro, insieme, ad alta voce perché

l’altro senta, anche con la mano che si stringe, anche con i

nostri corpi che sono vicini, anche con lo sguardo che si incrocia,

anche con il cuore che nel frattempo si perdona e rafforza

la relazione. La preghiera tipicamente coniugale è una

preghiera che immediatamente finisce per rafforzare la relazione:

è il matrimonio stesso che ne esce rafforzato. Nessun [...]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027253/servizio-della-parola---n-564.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027253/servizio-della-parola---n-564.htmlTue, 03 Dec 2024 16:56:08 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaSOMMARIO

Editoriale

2 Francesca Peruzzotti

Dentro il paradosso della temporalità

Studi

4 Annalisa Guida

Cristo, Signore del tempo

10 Paolo Costa

Il tempo della vita,

tra essenziale e inessenziale

16 Loris Della Pietra

La domenica andando alla messa

22 Bruno Bignami

Liturgia e natura, passando per il lavoro

28 Gianandrea Di Donna

Ribellarsi al nostro tempo

«Alla sera è ospite il pianto

e al mattino la gioia» (Sal 29,6)

34 Roberto Tagliaferri

La rivincita delle feste non cristiane?

40 Luca Palazzi

Ritmi sacramentali inediti

45 Olivier Praud

La liturgia come interruzione

Formazione

51 Paolo Alliata

Non come muti spettatori

5. Un centesimo di secondo

56 Alberto Brignoli

Il tempo ad altri ritmi

Asterischi

61 Stefano Biancu

Gesti e parole

8. Alleviare il fastidio del tempo

65 Claudio Campesato

Gesti e parole

9. Le rogazioni

Chiacchiere di sacrestia

69 Manuel Belli

Detti sul tempo

75 Segnalazioni

 

Editoriale

Francesca Peruzzotti

Dentro il paradosso della temporalità

«I cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo». Le parole della Lettera a Diogneto sono tanto incisive da attraversare i secoli e restare nella memoria dei discepoli del Signore, consapevoli del paradosso che le contraddistingue e alla ricerca di forme per viverlo. Quel paradosso si può specificare considerandolo a proposito del tempo: «I cristiani vivono in questo tempo, ma non sono del tempo», esponendosi a una complessità ancor maggiore. Infatti, compiacersi nell’attesa di un’eternità che cancella la storia è anacronistico per coloro che riconoscono in Gesù il definitivo ingresso di Dio nel tempo, come del resto rimane inconcludente esistere secondo ritmi orientati da attese istantanee; eppure, si tratta di tentazioni sempre disponibili. La celebrazione liturgica si inserisce in quel paradosso ed è affidata alla chiesa perché, di giorno in giorno, possa invariabilmente proclamare «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6,1b), offrendo alle donne e agli uomini del suo tempo la possibilità di incontrare i ritmi di Dio. La cura dovuta a quel tesoro richiede consapevolezza e passione, in quanto provvede a immergere nel tempo di tutti e propone di viverlo come il tempo di Dio. Sarebbe, dunque, miope ritenere quella possibilità data una volta per tutte, in virtù dello statuto particolare del tempo liturgico, come se non fosse necessario interrogarsi sulla natura dei ritmi attuali nei quali si inscrive e dai quali viene a propria volta alterato. È noto che il tempo liturgico si inserisce nei cicli di quello ordinario, scorgendo, di giorno in giorno e di anno in anno, l’annuncio della vita che non lascia l’ultima parola alla notte; ugualmente è condivisibile da tutti la sua identificazione con un periodo capace di sospendere e trasformare ritmi operosi e spesso alienanti, lasciando gustare un senso del tempo che trova ragione esclusivamente nell’essere convocati dal Signore a stare con lui e con i fratelli; eppure, queste risorse strutturali non mettono al riparo da limiti e intoppi, dovuti anzi dall’intrinseco nesso della temporalità con il cambiamento continuo. La relazione tra la liturgia e il tempo quindi va da sé, ma non per questo evita le dissonanze, tanto più che quella relazione determina l’immersione negli aspetti peculiari di una data epoca. Per comprenderlo è sufficiente valutare l’esperienza personale, che spesso restituisce anacronismi tra quanto celebrato e quanto effettivamente esperito, sia per ciò che riguarda vissuti ed emozioni non sempre in sintonia con il ciclo liturgico, sia, in modo più costitutivo, quando ciò che emerge dalla realizzazione pratica è ben lungi dall’avere una sensibilità immune dalle distorsioni della fretta, incapace di risonanze effettive. I contrasti sono tanto più significativi quanto più interessano le comunità in quanto tali, di frequente in difficoltà a integrare il tempo civile e quello liturgico, i ritmi quotidiani con quelli delle celebrazioni. Questi non si possono considerare aspetti accidentali, se si riconosce il tempo quale spazio della rivelazione, né si può pensare di rimuoverli tramite interventi superficiali: essi definiscono la possibilità di fare esperienza reale del tempo del Signore, anche a partire dalle distanze che ciò evidenzia. Infatti, si ripropone qui una tensione costitutiva del rapporto drammatico con la rivelazione: la liturgia – in quanto tempo “altro” rispetto a quello comune – dà l’occasione di sperimentare la scelta dell’obbedienza, di instaurare un legame voluto con la differenza. È stata questa la forma che ha segnato l’incarnazione: Gesù vive l’obbedienza al Padre condividendo i ritmi del tempo umano, senza rivendicare su di essi alcuna pretesa. Al contempo, non si può trasformare ciò nell’alibi per l’inerzia, che colpevolmente traduca l’accettazione in assimilazione passiva, dimenticando che l’unità di misura del “tempo liturgico” è la pienezza del “tempo escatologico”. Pertanto, la cura per la celebrazione liturgica diventa anche attenzione alla storia, per decifrare gli aspetti che costituiscono questa epoca e individuare le specifiche attese delle comunità che la abitano. La critica che la liturgia opera rispetto al tempo interessa anzitutto la chiesa, chiedendole conto della sua capacità di intendere e intercettare i ritmi della vita ordinaria e della sua reale efficacia nel celebrare il tempo come accadere per tutti della rivelazione. Ciò significa rinunciare all’univocità di un solo ritmo, per essere in grado di accostarsi alla pluralità dettata dalle diverse età della vita e dalle varie condizioni esistenziali e culturali che la connotano al fine di manifestare, a ciascuna, di essere ospitata nei tempi di Dio. Del resto, nella liturgia è affidata alla chiesa la memoria di un tempo che in Gesù è stato tempo di Dio, perché possa manifestarsi oggi come destinazione per tutti.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027246/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027246/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 08 Nov 2024 13:18:38 +0100
Servizio della Parola - n. 563Chiesa domestica (a cura di D. Arcangeli)

1. Balicanti. Comunità di famiglie tra un caffè, l’orto e la Parola

Leggere l’esperienza

1. Passi di Vangelo. Una proposta di Pastorale giovanile (C. Cremonesi)

Vivere la speranza. Celebrazione di preghiera

all’inizio dell’Avvento (R. Laurita)

Tempo di Avvento e di Natale

1° dicembre / 6 gennaio

1ª domenica di Avvento (G.P. Zanetti, S. Cumia)

Immacolata Concezione (G.P. Zanetti, S. Cumia)

3ª domenica di Avvento (G.P. Zanetti, S. Cumia)

4ª domenica di Avvento (G.P. Zanetti, S. Cumia)

Natale del Signore (G.P. Zanetti, S. Cumia)

Santa Famiglia (G.P. Zanetti, A. Ghersi)

Maria Madre di Dio (G.P. Zanetti, A. Ghersi)

2ª domenica dopo Natale (G.P. Zanetti, A. Ghersi)

Epifania del Signore (G.P. Zanetti, A. Ghersi)

 

RU B R I C A

Chiesa domestica

Presentazione

La Parola parla alla vita ed è in grado di generare vissuti di fede, in contesti familiari ordinari. Sappiamo però per esperienza quanto sia arduo il compito di coinvolgere le famiglie, specialmente quelle giovani, a vivere la preghiera e la liturgia domenicale: si tratta spesso di partire da loro, dalle loro esigenze e tempi, dai loro cammini e modalità relazionali, e non sempre le nostre liturgie eucaristiche parrocchiali riescono ad essere ambiti accoglienti. In questa Rubrica troveremo esperienze di spiritualità familiare della parola di Dio, nate dal coraggio e intraprendenza di alcune coppie che hanno deciso di vivere insieme o comunque di coltivare con responsabilità il loro cammino di fede in un impegno di condivisione comunitaria periodica. Soprattutto il tempo del Covid, con l’isolamento forzato nelle case e l’impossibilità di celebrare l’eucaristia in parrocchia, ha favorito in qualche caso la creazione di uno straordinario laboratorio di liturgia della Parola nelle case, che ha aiutato le famiglie a vivere un po’ più quella dimensione di chiesa domestica che dovrebbe caratterizzarle ordinariamente. Recentemente alcune di queste comunità di condivisione familiare, assieme a presbiteri, vescovi e religiosi, hanno creato una rete, chiamata Chiesa domestica, con l’obiettivo di favorire la dimensione domestica di tutta la chiesa e rivitalizzare il tessuto comunitario e relazionale delle nostre realtà ecclesiali (cf. il sito www.chiesadomestica.it). Si tratta di un’esperienza che intende anche riflettere e valorizzare il contesto domestico delle prime comunità cristiane, lasciandosi interrogare dai segni di questi tempi e dalla necessità di piccole comunità, connotate da un forte desiderio di evangelizzazione.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027239/servizio-della-parola---n-563.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027239/servizio-della-parola---n-563.htmlTue, 05 Nov 2024 15:54:05 +0100
Maria. Il fiore dei poetiIn Maria è la culla della grazia, del dono, del figlio, della speranza, del futuro del popolo santo. In lei è la curiosità che non ha confini, il coraggio incosciente del femminile, che cede volentieri ai superamenti, agli sconfinamenti, ai rapimenti, alle novità. È lei la fonte della nuova luce che, per sempre, vince le tenebre e illumina l’anima del mondo. Il fiore dei poeti. Rosanna Virgili, in questo ritratto di Maria attraverso le fasi salienti della sua esistenza terrena, ci permette di ascoltare le note di una vita vissuta nella semplice strordinarietà che è il tocco tipico della grazia. E mentre ci prende con i suoi voli e le sue profonde descrizioni, ci fa assaporare le incalcolabili possibilità di Dio nelle nostre stesse vite. Un viaggio, una esperienza, una lettura che diventa anche richiamo di affidamento a Colui che non ha mai smesso di salvarci nella nostra debolezza.

 

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573479/maria-il-fiore-dei-poeti.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573479/maria-il-fiore-dei-poeti.htmlWed, 09 Oct 2024 16:55:39 +0200
Parole di VitaEDITORIALE

Quali sono i tratti caratteristici di Dio che emergono dalle pagine di Isaia? Un tratto di primaria importanza e l’unicita di Yhwh, alla base del monoteismo biblico, che secondo alcuni studiosi inizia a delinearsi in modo piu esplicito proprio in Isaia (in particolare nei capp. 40–48). In realta, come ci spiega Alessandro Coniglio, si e ormai giunti alla consapevolezza che la fede nell’unicita di Dio esistesse fin dall’origine, pur espressa secondo le possibilita che il linguaggio del tempo poteva offrire; tuttavia e significativo che in questi capitoli del Deuteroisaia la polemica anti-idolatrica, presente in tutto Isaia, completi la formula di autopresentazione (Io sono Yhwh) con le espressioni E non c’e alcun altro / E non ce n’e altri: il Dio di Israele e piu potente degli dei dei conquistatori. Un altro tratto distintivo e racchiuso nell’attribuzione, tipicamente isaiana, dell’appellativo Santo d’Israele: la santita del Signore e comprensibile solo in una relazione e non in modo astratto. Fin dal cap. 6, come abbiamo visto anche in altri numeri, Yhwh si fa presente e mostra la volonta di interagire nelle vicende del popolo da lui scelto, non per un particolarismo esclusivo, ma per entrare cosi nella storia dell’umanita (Ester Abbattista). Tale santita si manifesta specialmente nel tempio di Gerusalemme, rendendo Sion citta della salvezza; attraverso alcune immagini diventate celebri, il Signore, pur denunciandone l’infedelta, annuncia a Sion che interverra ancora in suo favore, garante del nuovo esodo (52,11-12), e ne riedifichera le rovine cosi che Gerusalemme sara la citta della consolazione, luce per tutte le genti (Giacomo Violi). Il ricordo dell’esodo, rimasto impresso nella memoria collettiva, ricorre piu volte nei capp. 40–55 e il confronto dettagliato tra quello egiziano e quello babilonese diventa paradigma di ogni altro evento salvifico, rivelando il volto di un Dio liberatore e redentore. L’appello alla memoria fondatrice, tuttavia, non puo tradursi in mera nostalgia, ma deve diventare apertura alla speranza (Laura Invernizzi). Spesso si fa riferimento a Dio e alla sua Parola, ma un “Dio di Parola” e solo una divinita che parla o e affidabile? Con questa provocazione Donatella Scaiola inizia la sua analisi di Is 55,6-11, un brano- sintesi di alcuni temi della seconda parte del libro di Isaia, che mette in luce alcune delle caratteristiche della parola di Dio: essa e creatrice, profetica, capace di creare giustizia e di insegnare, pubblica e non segreta perche e grazie ad essa che Dio si rivela. Dio quindi non solo parla, ma la sua Parola e performativa e capace di muovere la storia. Il tema della nuova creazione e ricorrente in Isaia e lo sguardo del profeta si proietta su un futuro nel quale il mondo creato sara radicalmente trasformato. Come ci spiega Filippo Serafini, Dio e re e la sua regalita e universale; Dio e re di Israele, il popolo da lui scelto, ma la sua regalita sara effettiva solo quando sara riconosciuta da tutta l’umanita (25,6): anche nella prospettiva escatologica di salvezza universale resta valida la scelta storica fatta da Dio per Gerusalemme. La citta santa, disegnata sul palmo delle mani di Dio (49,14-16), e anche il tema su cui riflettere nelle Riprese ebraiche e patristiche. Al lamento di Gerusalemme per il proprio abbandono da parte di Dio, il profeta replica con l’immagine della citta disegnata sul palmo della mano di Yhwh, cosi che le mura gli stiano sempre davanti. Tali versetti sono stati ripresi in molti testi della letteratura ebraica – come anche nella liturgia – a ribadire la costante misericordia divina (Massimo Gargiulo). Un’idea simile anche nella tradizione asiatica: per Ireneo di Lione la Gerusalemme celeste rappresenta il disegno su cui si orienta la cura delle mani di Dio; immagine antropomorfa respinta, invece, da Didimo il cieco, secondo cui l’immagine di Isaia va tradotta nella sua portata allegorica (Zeno Carra). Buona lettura!

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027222/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027222/parole-di-vita.htmlWed, 18 Sep 2024 13:50:51 +0200
Servizio della Parola - n. 561/562INDICE

 

RUBRICA

DOSSIER

SUSSIDIO

PREPARARE LA MESSA

@Wordinprogress

8. Il dialogo continua… (D. Arcangeli)

I nostri modi di dire

54. Questa è la fine del mondo

1. «Questa è la fine del mondo» (A. Carrara)

2. Il Nuovo Testamento

parla della fine del mondo (C. Doglio)

3. La “fine del mondo”.

Una lettura teologica cristiana (G. Ancona)

Proposte per un commiato breve

(R. Laurita)

Dalla 29a domenica ordinaria

a Cristo re dell’universo

20 ottobre / 24 novembre

29ª domenica ordinaria (F. Ficco, L. Dellai, V. Brunello)

30ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Reggi, V. Brunello)

Tutti i santi (F. Ficco, G. Frusca)

Commemorazione dei fedeli defunti (G. Frusca)

31ª domenica ordinaria (F. Ficco, P. Bignardi, V. Brunello)

32ª domenica ordinaria (F. Ficco, R. Laurita, M. Gallo)

33ª domenica ordinaria (F. Ficco, P. Bignardi, M. Gallo)

Gesù Cristo, re dell’universo (F. Ficco, G. Canobbio, M. Gallo)

 

Il dialogo continua…

di Davide Arcangeli

Abbiamo intitolato questa rubrica di dialogo con i lettori con un gioco di parole, @wordinprogress, avendo a cuore due obiettivi: comunicare l’esperienza di una rivista come work-inprogress, lavoro di sperimentazione continua dell’annuncio nelle forme della pastorale; realizzare un dialogo con i lettori che nasca dall’esperienza della parola (word) di Dio, annunciata e condivisa, nelle assemblee e nella vita ordinaria. Desideriamo una rivista che continui a essere ricca e povera insieme: sufficientemente ricca per offrire in profondità il nutrimento biblico, insieme a spunti di mediazione pastorale della parola di Dio; sufficientemente povera per non saturare la conoscenza dei lettori, ma anzi offrirsi loro come materiale “martire”, da utilizzare liberamente come suggerimento e pista di lavoro per il proprio annuncio. Povertà e ricchezza sono quindi combinate insieme in modo sapiente, per incoraggiare il lavoro dell’annuncio e sostenere una sperimentazione continua. Per questo motivo la rivista non offre generalmente degli strumenti pronti all’uso, come un qualsiasi repertorio pastorale, con tracce di incontri da copiare e incollare oppure omelie prefabbricate da adattare. Quel tipo di offerta riteniamo sia già abbondantemente presente online, in vari siti anche di matrice cattolica. Abbiamo invece ricavato, dal dialogo con voi, l’esigenza di spunti che nascano dall’esperienza esistenziale e pastorale; essi dovrebbero essere offerti tramite un processo metodologicamente rigoroso di ascolto e discernimento, svolto sia sui testi biblici che sulle forme pastorali. In tale modo il lettore potrà mettersi in gioco a partire da una perla preziosa, nata da un’esperienza autentica della Parola, sempre tenendo conto del proprio contesto esistenziale e comunitario. In questa situazione culturalmente e pastoralmente fluida, in continuo cambiamento, osserviamo l’importanza di tenere saldi tre pilastri del nostro lavoro: la parola di Dio nel ciclo liturgico festivo, il rigore metodologico nel discernimento pastorale, la corresponsabilità laicale e ministeriale. Vorremmo infatti condividere insieme con voi lettori uno stile di mediazione pastorale della parola di Dio che non abbandoni la dimensione comunitaria e festiva ma anzi cerchi di rinnovarla nelle forme oggi possibili; che sappia inoltre discernere forme pastorali innovative, con griglie di analisi che facilitino l’individuazione degli elementi decisivi nel rendere opportuna e interessante una proposta di accompagnamento pastorale con la parola di Dio; che promuova uno stile condiviso e sinodale, capace di mettere insieme carismi e competenze differenti, per fare tesoro di tante ministerialità laicali a servizio della Parola. La forma è già un anticipo del contenuto e delle finalità: uno stile di condivisione tra carismi e ministeri può favorire anche quel lavoro di équipe che dovrebbe sempre più contraddistinguere le nostre buone prassi pastorali di annuncio della Parola. Ringrazio voi, per aver scelto Servizio della Parola e in particolare ringrazio Maurizio, Giampiero, Marco e Alberto per essersi posti in dialogo con me sul futuro della rivista. Abbiamo tutti a cuore questa preziosa storia di servizio alla chiesa e desideriamo promuoverne ancora oggi l’azione, aggiornandola e sostenendola con competenza ed entusiasmo.]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027215/servizio-della-parola---n-561562.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027215/servizio-della-parola---n-561562.htmlTue, 17 Sep 2024 17:00:26 +0200
Miscellanea Francescana n. I - II/2024EDITORIALE

Cari Abbonati e Lettori,

Il nuovo numero di Miscellanea Francescana propone alla Vostra attenzione

undici contributi di diverse aere d’interesse e di ricerca, aree sempre

collocate nell’orizzonte francescano.

Aprono la raccolta degli studi due contributi filosofi ci. Il primo, di

J. Lizun, è dedicato alla mistica della luce nell’eredità di s. Bonaventura da

Bagnoregio. L’autore evidenzia che per il Dottore Serafi co la dottrina della

luce fu l’elemento fondamentale della sua metafisica. Essendo un’entità

simbolica molto ricca, permise lo sviluppo dell’esemplarismo, che, a sua

volta, divenne il cuore della sua metafisica. La problematica del complesso

il emorfismo, secondo il Dottore francescano, trova la possibile soluzione

nel ruolo centrale della luce nel suo sistema di presentazione dei valori

assoluti della verità. La seconda riflessione filosofi ca si snoda attorno al

concetto dell’ospitalità, tema tanto caro a s. Francesco d’Assisi. O. Todisco

analizza le proposte della fi losofia moderna d’indirizzo razionalistico,

per confrontarle con il volontarismo francescano, argomentando il primato

dell’ultimo. La prospettiva di soluzione, indicata dall’Autore, è data dalla

considerazione secondo cui tutti siamo ospiti nel mondo creato, perciò l’atteggiamento

comune dell’essere umano dovrebbe contraddistinguersi dalla

gratuità dell’accoglienza reciproca.

Quattro articoli formano la sezione degli studi teologici. P. Bielenin,

che ha già off erto ai nostri Lettori le proprie ricerche legate alla teologia

dei sacramenti di s. Massimiliano Kolbe, sviluppa il tema del mistero

della Maternità Divina dell’Immacolata, riferendosi sempre all’insegnamento

mariano del martire di Auschwitz. L’Autore sottolinea la posizione

di Kolbe nella quale l’Incarnazione si colloca nella libera decisione della

Trinità e di quella di Maria. Da qui “sboccia” la riflessione del Santo legata

alla peculiare condizione materna dell’Immacolata. Il secondo contributo

è di T. Szymczak, il quale off re la prima traduzione italiana dell’omelia

Sull’amore per lo studio di Isacco di Antiochia, scrittore siriaco del V secolo.

Il commento attualizzante dell’antica fonte viene contestualizzato

nella concezione francescana dello studio teologico. La terza riflessione

teologica, realizzata da F. Celestino, si focalizza sull’enciclica Laudato si’,

cercando di offrire un “aiuto” agli operatori pastorali per realizzare itinerari

pedagogici consoni a dare una risposta concreta al grido della madre

terra. Detti percorsi sono letti nell’ottica del Cantico del frate Sole. L’ultimo

articolo è di D. Mazurek, che presenta il metodo missionario di s.

Massimiliano Kolbe in Giappone. La didattica possiede le caratteristiche

che evidenziano la magistrale sinergia tra la teologia, la preghiera, lo stile

francescano-mariano e la consapevolezza dei mass media nell’evangelizzare.

Per certi versi, afferma l’Autore, la sua intuizione missionaria può

servire anche oggi da modello.

Altri cinque contributi compongono la parte storico-francescana del

presente fascicolo. Il testo di R. Di Muro riporta un’interessantissima testimonianza

sull’impegno economico-sociale dei frati conventuali di Lucera

con l’istituzione del Banco di Credito. Qui vengono evidenziati tutti

i provvedimenti economici d’avanguardia, che permisero l’eccellente funzionamento

di detta istituzione, alla cui opera partecipò anche s. Francesco

Antonio Fasani. La seconda memoria storica è di J.Z. Kijas, che in un

breve e intenso scritto, off re la descrizione del plurisecolare percorso processuale

di beatificazione equipollente del b. Duns Scoto, beatificazione

della quale ricorreva il 30° anniversario l’anno scorso. L’interesse contemporaneo

è invece concentrato sulle possibilità della canonizzazione, con

i tre iter possibili da seguire. Il terzo articolo è di D. Castiglione, che illustra,

anche con fotografi e inserite nel testo, i restauri, operati nell’ultimo

quarto del XIX secolo, nella basilica dei SS. XII Apostoli e la relativa

costruzione della cripta sotto il presbiterio, dove si trovano le reliquie dei

ss. Apostoli Filippo e Giacomo il Minore e di altri santi. La narrazione si

serve della documentazione archivistica, in parte inedita, presente soprattutto

nell’archivio generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Infine, la ricerca

di F. Costa presenta la fi gura di egregio oratore conventuale

Giuseppe Ragusa da Modica (1806-1869). A questa sezione si aggiunge la

nota storica di R. Renzi, che racconta gli inizi delle presenze francescane

a Fermo.

Il numero è completato dalle recensioni e segnalazioni dei libri,

dall’elenco dei libri ricevuti e dalle norme metodologiche per gli autori dei

contributi.

A tutti auguro una proficua e stimolante lettura degli articoli.

Il Direttore]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027208/miscellanea-francescana-n-i---ii2024.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027208/miscellanea-francescana-n-i---ii2024.htmlWed, 28 Aug 2024 13:45:08 +0200
Miscellanea Francescana n. I-II/2020EDITORIALE

Carissimi lettori, questo numero della nostra rivista è monografi co e

tratta la fi gura di san Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita

(1920-2020). Abbiamo ritenuto opportuno ed importante celebrare la memoria

e l’operato del compianto pontefi ce, mediante un volume che ne

approfondisse il magistero e ne sondasse lo spessore spirituale e pastorale

con contributi ad hoc realizzati. Abbiamo chiesto la collaborazione di un

ventaglio di apprezzati ed esperti teologi per off rirvi un quadro profondo e

completo circa il cammino che papa Wojtya ha fatto compiere alla Chiesa

nei suoi quasi 27 anni di pontifi cato. Ovviamente non riusciremo a studiare

in toto la sua imponente dottrina – ne siamo consapevoli –, tuttavia cercheremo

di donarvi un lavoro che possa permettervi di onorare la sua memoria

e di approfondire molti temi da lui trattati.

Ci piace ricordarlo nella sua memorabile visita al Seraphicum e alla

nostra Pontifi cia Facoltà Teologica del 27 febbraio 1986, un evento che

ha rappresentato, per queste istituzioni, un momento storico e qualifi cante

grazie alle sue illuminate e illuminanti parole che “cantavano” la pregevolezza

della storia, della tradizione intellettuale e della santità francescane.

Ecco alcune sue signifi cative espressioni: «Giustamente, perciò, la facoltà

si ispira a San Bonaventura, il dottore serafi co, strenuo difensore del

dovere allo studio per i frati minori e, altresì, modello insigne nel realizzare

l’ideale francescano dello studioso. Il suo esempio, infatti, rifulge per due

eminenti caratteristiche: fu un contemplativo nello studio della teologia e

consumò se stesso nel servizio della Chiesa. Egli fu detto, appunto, dottore

serafi co poiché la sua eccezionale potenza speculativa seppe ispirarsi costantemente

all’aff ettuosa e fervida considerazione del mistero di Cristo. La

sua opera di geniale pensatore e di acuto metafi sico, la sua profonda analisi

dei temi teologici non potrebbero essere disgiunte dalla sua dottrina mistica

» (Discorso ai Frati Minori Conventuali, in Insegnamenti di Giovanni

Paolo II, I [1986] 547-548, 2).

Le vibranti e preziose parole del santo pontefi ce ancora oggi sono di

stimolo alla nostra istituzione accademica francescana nel seguire l’esempio

di Bonaventura nella duplice dimensione della contemplazione e della

ricerca scientifi ca, espressioni di un fedele ed utile servizio alla Chiesa e

all’umanità in ricerca di senso.

Questo numero si apre nel segno della santità promossa e vissuta da

Giovanni Paolo II. Il pontefi ce polacco è quello che più di tutti ha canonizzato

fi gure eminenti nella Chiesa. In considerazione di questo dato, Raff aele

Di Muro traccerà i profi li dei santi francescani da lui portati all’onore

degli altari (secondo i suoi pronunciamenti uffi ciali), mentre Emil Kumka

illustrerà quanto aff ermato dal Santo Padre circa i santi frati minori conventuali.

Wojtya ha dato un personale apporto alla santità attraverso il

suo esempio, la cui portata sarà esposta da Sawomir Oder (tratterà del

processo di canonizzazione dello stesso papa), e le sue innovazioni nella

prassi delle cause dei santi circa il martirio, il cui spessore sarà analizzato

da Zdzisaw J. Kijas.

Di rilievo è stato il legame con la vita consacrata di san Giovanni Paolo

II. Di questo aspetto ci parleranno Maurizio Bevilacqua, che esporrà il

contributo di Wojtya all’universo dei consacrati, e Bruno Moriconi, che

tratterà il suo rapporto con il carisma carmelitano.

Inoltre, saranno sondati campi teologici nei quali il pontefi ce polacco

ha inciso in modo particolarmente evidente: la catechesi, la mariologia, la

condizione della donna, la morale sessuale. Di questi ambiti si occuperanno

rispettivamente Francesco Celestino, Anna Maria Calzolaro, Daniela

Del Gaudio e Francesco Targonski.

Vi comunichiamo che, data l’eccezionalità di questo numero, la rivista

non reca le consuete recensioni nella parte fi nale del volume. Esse saranno

proposte regolarmente nella prossima edizione nella quale, evidentemente,

saranno più numerose, riferendosi ad un intero anno. Un sentito ringraziamento

va ai contributori per la loro solerzia e per la profondità dei loro interventi,

nonché tutto lo staff editoriale di Miscellanea Francescana, anche

questa volta in grado di realizzare un lavoro egregio.

Siamo certi che gradirete questo omaggio a Giovanni Paolo II, una fi gura

da tutti amata e mai totalmente ed esaurientemente trattata, data la portata

enorme del suo magistero. Come detto in apertura, con questo volume

ci proponiamo di esporre alcune tematiche nevralgiche della dottrina di

papa Wojtya, desiderosi di off rire il nostro originale contributo alla comprensione

e all’approfondimento del messaggio di questo indimenticabile

pontefi ce e santo.

Il Direttore

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027192/miscellanea-francescana-n-i-ii2020.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027192/miscellanea-francescana-n-i-ii2020.htmlFri, 02 Aug 2024 16:55:20 +0200
Studia Patavina 2024/2INDICE

Editoriale

 Nicaea. Testing a new language. Nicea, ovvero la fede alla prova del

linguaggio

Chiara Curzel-Maurizio Girolami

Focus Nicea andata e ritorno. Traiettorie di un Concilio

 Quadro storico-teologico generale di Nicea

Emanuela Prinzivalli

 Problemi di linguaggio: terminologia e immagini per comunicare la fede trinitaria

nei padri cappadoci

Chiara Curzel

 Processo a Serdica (343): premesse, quadri teologici e istituzionali, esiti

Cristina Simonelli

 Isaia 53,8 contro l’μοοσιος niceno: il sinodo di Sirmio del 357, radici e

reazioni

Zeno Carra

 A solis ortu usque ad occasum. La ricezione di Nicea nell’Africa cristiana

Davide Fiocco

 «Velut uno cunctorum ore et corde» (Rufino, HE I,5). Il concilio di Nicea nel

racconto di Rufino (HE I,1-6)

Giuseppe Laiti

 Parresia laicale filonicena: il contraddittorio fra il laico Eracliano e il suo

vescovo

Alessio Persic

Liberale, patrono di Treviso, custode della fede nicena

Tatiana Radaelli

 Predicare dopo Nicea /1. Echi della questione ariana e fotiniana nella predicazione

di Zeno di Verona

Paolo Cordioli

 Predicare dopo Nicea /2. Echi della questione ariana e fotiniana nella predicazione

di Cromazio di Aquileia

Massimo Frigo

 Fortunaziano, un protagonista da riscoprire

Maurizio Girolami

temi e discussioni

 Ministeri laicali e carismi in Luigi Sartori

Antonio Ricupero

recensioni

 Bourgine B., Così sta scritto. Saggio di teologia biblica (S. Zeni)

 Campogalliani P., La scienza aperta (G. Trentin)

 Toniolo A.-Steccanella A. (curr.), Le parrocchie del futuro. Nuove presenze di

chiesa (G. Giuffrida)

 Halik T., Pomeriggio del cristianesimo. Il coraggio di cambiare (G. Zambon)

 Marchetto M., Il coraggio della domanda. La questione del senso e la Laudato si’

(M. Dossi)

 Tagliaferri R., Catarsi del corpo imperfetto. Malattia, salute e salvezza (A.

Albertin)

 Stokes R.E., Satana. Come il giustiziere di Dio è diventato il nemico per eccellenza

(S. Vuaran)

 Flanagan B.P., «Non guardare ai nostri peccati». Pensare una chiesa santa e peccatrice

(G. Zambon)

 Zuccaro C., Le dinamiche del discernimento. Verso la soluzione dei conflitti morali

(G. Bozza)

 Le Minh Thong J., Chi è «il discepolo che Gesù amava»? (A. Albertin)

 Bonelli M., Un singolare aspetto della synkrisis nell’opera lucana. Tipologia della

ricerca fra Gesù e la chiesa (C. Broccardo)

 Gasparro L., Gesù e il creato. Parole di ecologia nei Vangeli (A. Albertin)

 Perroni M.-Salvarani B. (curr.), Guardare alla teologia del futuro. Dalle spalle dei

nostri giganti (G. Zambon)

 Ferrari M., Venga il tuo regno. Dalla tirannia dell’istante alla pienezza del tempo

(G. Bozza)

 Smith M.S., La genesi del bene e del male. La (ri)caduta e il peccato originale nella

Bibbia (A. Albertin)

segnalazioni

1. FILOSOFIA

 Marchetto M., Scoprire Dio con Husserl (S. Didonè)

 Maglio G., La filosofia politica e la sua storia. La riflessione sul senso e il fine della

città dell’uomo (G. Bozza)

2. SCIENZE UMANE

 Bignardi P., Metamorfosi del credere. Accogliere nei giovani un futuro inatteso (S.

Didonè)

3. STORIA DEL CRISTIANESIMO

3.1 Biblico

 Collin D., Credere nel mondo a venire. Lettera di Giacomo ai nostri contemporanei

(A. Albertin)

 Ellul J., Una legge di libertà. Commento alla Lettera di Giacomo (A. Albertin)

3.2 Patristico e medievale

 D’Antiga R., I Padri della Filocalia. Storia di un libro (G. Fedalto)

3.3 Moderno e contemporaneo

 Burigana R.-Piatti P. (curr.), Un concilio di oggi. Memoria, recezione e presente

del Concilio di Firenze (1439-2019) (L. Bertazzo)

 Dotta G., Storia della Congregazione di San Giuseppe (Giuseppini del Murialdo)

dal 1873 al 2006 (L. Bertazzo)

 Fedalto G., In cammino tra fede e cultura. Saggi di storia e spiritualità (F.

Contessotto)

 Ceschia M., Parole senza voce. Profilo spirituale di Madre Maria Teresa dell’Eucarestia

(L. Bertazzo)

4. TEOLOGIA

 Vedelago L., Guardini e le figure della fede (S. Didonè)

 Silber S., Una chiesa che esce da sé stessa. Sulla via della conversione pastorale (L.

Tonello)

 Sequeri P., Iscrizione e rivelazione. Il canone testuale della parola di Dio (S. Didonè)

 O’Collins G., Ispirazione. Verso un’interpretazione cristiana dell’ispirazione biblica

(G. Zambon)

 Pasquale G., Introduzione alla teologia e al mistero di Cristo (S. Didonè)

 libri ricevuti

 

 

EDITORIALE

Nicaea. Testing a new language

Nicea, ovvero la fede alla prova del linguaggio «Crediamo in un solo Dio Padre onnipotente […] e in un solo Signore Gesù Cristo […]». Le prime parole del simbolo di Nicea, che i cristiani professano nel giorno del Signore, sono già emblematiche della portata rivoluzionaria che la fede condivisa porta con sé. «Crediamo»: la prima persona plurale, il noi ecclesiale, è il soggetto della fede. Celebrare Nicea significa innanzitutto e primariamente questo: ripartire dal considerarsi un noi, lasciando che l’io, tanto seguito da Cartesio in poi, possa essere ricollocato nella societas di relazioni e di persone che ne danno pieno significato. La prassi liturgica lungo i secoli ha preferito adattare la formula nicena alla prima persona singolare, per dare massima responsabilità all’individuo credente, senza che la dimensione ecclesiale possa diventare un alibi per nascondere i propri dubbi o il necessario impegno personale. A Nicea, però, il soggetto fu il “noi”, quella nuova comunità diversificata per luoghi e culture ma accomunata dalla fede condivisa e da questo momento in poi da un condiviso modo di esprimerla e di trasmetterla. Il cammino sinodale che stiamo compiendo in questi mesi ci riconsegna l’importanza di ripartire da questo assunto fondamentale: la fede è un dono dato a una comunità di discepoli e questi insieme credono, insieme celebrano, insieme testimoniano la loro appartenenza a Cristo. Dal Dio creatore al Dio Padre. Il primo termine che il simbolo di Nicea sceglie per parlare di Dio è quello di “Padre”. È il cuore della rivelazione cristologica e dunque della novità cristiana: Gesù è venuto per rivelarci questo volto di Dio e per renderci tutti partecipi della sua relazione filiale, figli nel Figlio. Pertanto Dio non è un architetto dell’universo, tantomeno è un creatore anonimo che sa compiere bene il suo lavoro, affidando alla ignota sorte il destino delle sue creature. Egli è Padre perché genera, perché ama, perché dispone e accompagna alla maturità della vita i suoi figli e le sue creature. La vita, infatti, può rimanere per molto tempo allo stadio infantile anche quando l’età avanza: la paternità di cui Dio è capace è spazio di crescita per tutte le sue creature, perché giungano alla «conoscenza della verità» (1Tm 2,4), che è la pienezza di vita di cui Gesù si è fatto rivelatore (Gv 10,10). Dalla paternità alla figliolanza. Termine chiave di tutta la discussione svolta a Nicea e negli anni successivi fino al Costantinopolitano (381) fu l’homoousios, il consustanziale, termine con cui, in funzione antiariana, fu definito il Figlio rispetto al Padre. Proprio il dibattito sull’uso di questo termine, pur con la dovuta distanza culturale che ci separa, può essere di grande attualità per l’“oggi” della fede, sia per il significato stesso del generare, sia per una riflessione più ampia sull’uso del linguaggio, quando si parla di Dio. Generare non significa clonare, fotocopiare, riprodurre, elaborare, emanare. La generazione del Figlio è un atto divino che non comporta decadimenti, diminuzioni o corruzioni. In una società, come quella occidentale, diventata avara di figli, Nicea ricorda che l’atto divino per eccellenza di Dio Padre è generare il Figlio, una generazione eterna senza interruzioni o interposizioni, che non ammette differenze di grado e sa accogliere come pienamente sensata la distinzione tra colui che dona e colui che riceve, senza incorrere in uno schema verticale di superiorità e inferiorità. La cultura contemporanea sembra non riconoscere più il valore della generazione, innamorata della serie ripetitiva degli stessi oggetti, o della produzione in serie, e d’altra parte incapace di cogliere il legame con le generazioni che l’hanno preceduta, di sentirsi “figlia” ed “erede” di un patrimonio a lei affidato. Generare significa riconoscere che ogni generazione ha il suo posto nel piano dell’umanità e che ciascuna sa dare il proprio contributo nel dialogo con chi viene prima e pensando a chi viene dopo. Il dialogo tra generazioni, al quale tante volte richiama papa Francesco, è una vocazione di umanità che attende da tutti attenzione e cura, perché anche così si prende coscienza dell’essere generati e della potenzialità di essere generatori di futuro. Anche la vita ecclesiale, che trova il suo cuore nelle celebrazioni sacramentali, rischia di ridurre la vita di preghiera alla ripetizione di riti e di privare i sacramenti del potere generativo di rinnovamento della storia; rischia di non conoscere più l’arte del trasmettere la fede, che sta al cuore dell’identità missionaria della comunità cristiana. Qui si innesta l’altro grande contributo di Nicea che è la riflessione sul linguaggio. Proprio la ricerca di una parola non biblica – homoousios – che però potesse esprimere, pur in modo non del tutto inequivocabile, il mistero della generazione, richiama al necessario compito di cercare in ogni epoca e contesto le parole più proprie per esprimere la fede, senza che la ripetizione del già conosciuto possa diventare una coartazione allo spirito creativo che anima la vita di tutta la chiesa. Lo Spirito santo, protagonista del cammino sinodale, accompagna da sempre la vita della comunità dei credenti, perché siano corpo di Cristo che nella storia umana feconda, illumina, rende saporoso il vivere umano (cf. Francesco, Discorso di apertura dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, 4 ottobre 2023). L’impegno di trovare parole per dire «Gesù è Signore» in questo nostro tempo è la sfida che ci raggiunge da Nicea. Dalla formula battesimale alla vita immersa in Cristo. La professione di fede nicena è amplificazione della formula battesimale consegnata da Gesù risorto ai suoi discepoli mandati in missione (Mt 28,19). Nel cammino sinodale che si sta vivendo in questi anni, facendo eco al primato del battesimo ben evidenziato dalla Lumen gentium, l’essere battezzati non riguarda un rito chiuso nel passato, ma una vita che si rinnova ogni giorno nella certezza della fedeltà di Dio e nell’impegno per esprimere il dono ricevuto, che introduce il cristiano nella vita divina, fatta di paternità, di figliolanza, di comunione. Senza la vita battesimale, il rito in sé resta sterile e muto. Avrà senso allora, ritornando a Nicea, ripartire proprio da questo punto essenziale e vitale per la chiesa: essere immersi nel mistero pasquale di Cristo, il Figlio del Padre e il giudice dei vivi e dei morti, è un dono che ogni battezzato è chiamato a far fruttificare. Da Nicea la chiesa indivisa. Un ulteriore contributo che viene da Nicea è la memoria di un reticolato di chiese divise e litigiose che trovarono nel simbolo del 325 un punto di convergenza. In duemila anni le chiese hanno conosciuto tante separazioni, troppe e tutte dolorose. A Nicea solo venti canoni furono aggiunti alla professione di fede, quasi a dire che la dimensione istituzionale e organizzativa resta sempre subordinata alla natura dell’essere chiesa. Nel 2025, con felice coincidenza, la Pasqua dei cattolici cadrà nella stessa data delle chiese ortodosse, il 20 aprile. Proprio a Nicea, per volere dell’imperatore Costantino, si propose una soluzione che uniformasse almeno il tempo della celebrazione pasquale. Per questo «lo stile e le decisioni del Concilio di Nicea devono illuminare l’attuale cammino ecumenico» (Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, 6 maggio 2022), perché insieme si ritorni sull’essenziale del vivere in Cristo e si collabori per un mondo più giusto e rispettoso della dignità dell’uomo. Non ultimo e non meno provocante è ricordare Nicea per il fatto che fu un imperatore a convocare il Concilio, a chiedere con forza ai vescovi di mettersi d’accordo su una formula comune e a farsi carico di applicare le decisioni prese. Costantino riuscì a fare, con le sue forze e la sua prospettiva, quello che non erano riusciti a fare i capi delle chiese: mettersi d’accordo, rimanere uniti, trovare soluzioni comuni. Ogni qual volta i cristiani si sono divisi, sono rimasti sempre perdenti e, in molte zone dove fiorirono, furono spazzati via dal vento della discordia. Ricordare Nicea mette tutti in guardia a vigilare e impegnarsi per vivere l’appartenenza all’unica chiesa, quella apostolica, santa, cattolica, perché destinata a tutte le genti. I contributi di questo fascicolo vengono dal convegno della Facoltà teologica del Triveneto, organizzato dai docenti dell’area patristica (Nicea andata e ritorno. Traiettorie di un Concilio, Treviso 14 ottobre 20231). Essi scandiscono un percorso fatto di un primo passo, dedicato alle più generali questioni storiche, teologiche, linguistiche, scritturistiche, e di un secondo passo, che guarda alla ricezione di Nicea nel nostro territorio del Nord Est italiano. Ciascun contributo è un’occasione di approfondimento accademico di queste tematiche, offerto a docenti e studenti, ma anche un invito per tutti a ripensare quella formula di fede che recitiamo la domenica e che costituisce un cibo duro da masticare, per il suo linguaggio e per il suo contenuto, ma che continua a provocare ciascun credente a dire oggi chi è per lui Gesù e a trasmetterlo alle generazioni che verranno.

Chiara Curzel

Maurizio Girolami]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027185/studia-patavina-20242.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027185/studia-patavina-20242.htmlFri, 02 Aug 2024 16:48:33 +0200
Studia Patavina 2024/1INIDCE

Editoriale

 At the service of research. 70 anni a servizio della ricerca

Stefano Didonè

Focus Con passi di donna. La presenza femminile nella chiesa

nel postconcilio

 Introduzione – Tra mete raggiunte e strada da fare

Assunta Steccanella

 La pratica della “Sororita”: l’ispirazione di Ivana Ceresa

Marzia Ceschia

 Le molte teologie delle donne

Marinella Perroni

 Donne protagoniste nella chiesa? Alcuni risvolti ecclesiologici e canonici

Alphonse Borras

 Una ministerialita in fermento

Simona Segoloni

Prolusione

 Le esperienze comuni e l’unico necessario. Teologia ed evangelizzazione

Giovanni Cesare Pagazzi

Agorà

 La presenza femminile nei contesti parrocchiali. Intervista a don Angelo

Biscardi

Marzia Ceschia

editoriale

 At the service of research. 70 anni a servizio della ricerca

Stefano Didonè

Focus Con passi di donna. La presenza femminile nella chiesa

nel postconcilio

 Introduzione – Tra mete raggiunte e strada da fare

Assunta Steccanella

 La pratica della “Sororita”: l’ispirazione di Ivana Ceresa

Marzia Ceschia

 Le molte teologie delle donne

Marinella Perroni

 Donne protagoniste nella chiesa? Alcuni risvolti ecclesiologici e canonici

Alphonse Borras

 Una ministerialita in fermento

Simona Segoloni

Prolusione

 Le esperienze comuni e l’unico necessario. Teologia ed evangelizzazione

Giovanni Cesare Pagazzi

Agorà

 La presenza femminile nei contesti parrocchiali. Intervista a don Angelo

Biscardi

Marzia Ceschia

Segnalazioni

1. STORIA DEL CRISTIANESIMO

1.1 Biblico

 Dunn J.D., Gesu secondo il Nuovo Testamento (C. Broccardo)

 Aletti J.N., Il Messia sofferente. Una sfida per Matteo, Marco e Luca. Saggio sulla

tipologia dei Vangeli sinottici (C. Broccardo)

 Mascilongo P.-Landi A., Tutto cio che Gesu fece e insegno. Introduzione

ai Vangeli sinottici e agli Atti degli Apostoli (C. Broccardo)

 Mosetto F., Marco nella sinfonia delle Scritture (G. Bonifacio)

2. TEOLOGIA

 Böttigheimer C., Riconosciuti da Dio. Il contributo della fede alla formazione della

personalita (G. Osto)

 Clarke S., Discorso sugli obblighi immutabili della religione naturale e sulla verita e

la certezza della rivelazione cristiana (A. Dal Pozzolo)

 Pasquale G.-Muri B., Teologia fondamentale. Il Lógos tra comprendere e credere

(G. Osto)

 Sottana V., Nell’unita dello Spirito santo. Il Terzo della Trinita in Hans Urs von

Balthasar (S. Didonè)

 Schlensog S. (cur.), Hans Kung. L’opera di una vita (G. Osto)

 Toniolo A.-Testoni I. (curr.), Emanuele Severino e il cristianesimo. Quali possibilita

di confronto? Approcci filosofici e teologici (S. Didonè)

 Schlobitten D.Y. (cur.), Pope Art. Esperienza religiosa, estetica e spiritualita. Verso

una teologia della teoria e critica dell’arte contemporanea (G. Osto)

 Libri ricevuti

 

EDITORIALE

 

At the service of research

70 anni a servizio della ricerca Nella primavera del 1954 usciva il primo numero di Studia patavina. La singolare congiuntura storica in cui la nuova rivista si affacciava sul panorama editoriale italiano, vista a distanza di settant’anni, appare particolarmente significativa. Il primo numero usciva esattamente quattro anni dopo la pubblicazione della Humani generis (1950), la lettera enciclica di Pio XII “circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica”, e cinque anni prima dell’annuncio del concilio Vaticano II (25 gennaio 1959). Per una rivista che si presentava ai cultori di filosofia e teologia tale circostanza non può passare inosservata e in un tempo come il nostro, caratterizzato dalla forte polarizzazione anche in ambito di politica culturale, l’intuizione dell’allora vescovo di Padova, mons. Girolamo Bortignon, appare decisamente lungimirante per l’epoca. Essa si sviluppava in due obiettivi strategici. Il primo guardava al rapporto tra cristianesimo e modernità, il secondo agli equilibri di casa, per così dire. Anzitutto si cercava di «realizzare una mutua apertura e una proficua unione di forze tra clero e laicato cattolico, (di) ottenere una vera circolazione del sapere cristiano il più integrale possibile, portando la cultura contemporanea sotto lo sguardo del clero e dei teologi, la teologia contemporanea sotto lo sguardo del laicato e dei pensatori d’oggi. Ma essa non solo intende imporsi per un severo carattere scientifico; aspira nello stesso tempo a rendersi strumento di aggiornamento, accessibile ai molti sinceri amici della sapienza»1. In un contesto complessivamente stagnante, in cui l’insegnamento della teologia era seduto su una certa manualistica teologica più che alimentato da una vera e propria ricerca, l’intento era notevole, per non dire ardito. Il secondo obiettivo di Bortignon era promuovere il dialogo e la collaborazione delle due istituzioni culturali (i due “Studia”) presenti a Padova, cioè la Universitas theologorum istituita a Padova da Urbano V con decreto del 15 aprile 1363 e la libera Università di Padova, fondata nel 1222. Le origini: filosofia e teologia A distanza di settant’anni da quella intuizione, osserviamo che la rivista ha attraversato diverse stagioni, esprimendo nelle sue pagine lo spirito del tempo e dei mutamenti in atto, fino a quel “cambiamento d’epoca” (papa Francesco) che stiamo vivendo. Ripercorrendo le principali tappe della vita della rivista si possono scorgere in filigrana i movimenti culturali e gli orientamenti ecclesiali postconciliari. Come ha ben ricordato lo storico segretario di redazione don Celestino Corsato in un intervento a Padova nel 2011, il percorso della rivista vede tre periodi. Se consideriamo l’attuale come il quarto periodo, possiamo riconoscere quattro tappe e all’interno di esse due importanti “svolte” – in senso heideggeriano (Kehre) – nell’impostazione dei contenuti e della linea editoriale. Tali “svolte” corrispondono a diversi orientamenti editoriali della rivista, che riflette, in tale modo, anche lo sforzo culturale delle chiese in un’epoca di crisi e accelerazione del processo di secolarizzazione. La prima tappa, quella degli inizi, fu caratterizzata dalla sfida di rendere autorevole la neonata rivista, superando lo storico pregiudizio e la diffusa diffidenza che il pensiero cattolico non potesse esprimersi liberamente a motivo della sua dipendenza dal magistero ecclesiastico. Nella città che era conosciuta per la proverbiale patavina libertas, il tema era decisamente sentito. Per accreditare la rivista si spesero le firme di autorevoli pensatori del tempo quali, per l’Università di Padova, i filosofi Umberto Padovani e Luigi Stefanini; per il Seminario, lo storico Ireneo Daniele, il teologo Siro Offelli, il biblista Arcangelo Rizzato. L’anima della rivista era incarnata nella figura del segretario-direttore, il giovane teologo Luigi Sartori (1924-2007), che fu in seguito perito al concilio Vaticano II. A Sartori va riconosciuto il merito storico di aver conferito alla rivista la necessaria solidità teologica, unita alla capacità di ospitare e tenere vivo il dialogo tra i saperi. Dal punto di vista strutturale, la rivista si presentava al lettore divisa in quattro sezioni: Articoli, Note e discussioni, Notiziario, Recensioni. Quest’ultima, in particolare, fu subito molto apprezzata, anche a motivo dell’autorevolezza delle firme dei recensori, tra i quali Armando Rigobello, Giovanni Santinello, Gianni M. Pozzo, Giovanni Di Napoli, Pasquale Palmeri, Anna Maria Checchini, Tullio Malfer. La novità delle “scienze religiose” La seconda tappa, in cui è riconoscibile la prima delle due “svolte” nella linea editoriale della rivista, fu quella dell’immediato post-concilio e dell’apertura della filosofia e teologia alle scienze sociali o scienze umane, tra le quali in primis l’antropologia, la sociologia, la filosofia della religione e la psicologia. Nel 1968, in un contesto di tumultuoso cambiamento sia in ambito civile che ecclesiale in seguito alle riforme promosse con il Vaticano II (1963-1965), la rivista si presentava con un nuovo sottotitolo, mantenendo lo stesso nome: da Rivista di filosofia e teologia diventava Rivista di scienze religiose. Il nuovo orientamento contenutistico esprimeva l’entusiasmo dell’epoca per l’avvento delle “scienze religiose”, intese come nuovo orizzonte del fare filosofia e teologia. Questa prima “svolta” consiste in un nuovo assetto epistemologico, per cui ci si accosta alla Rivelazione non dall’interno della fede (intellectus fidei) ma dall’esterno, come fenomeno religioso, in un contesto multi- e inter-disciplinare, in dialogo con le altre religioni e con i diversi saperi che studiano le religioni. Da ciò deriva un modo di procedere che valorizza maggiormente il raccordo tra discipline fondamentali cosiddette “di confine” (come la teologia fondamentale, la fenomenologia storico- comparata della religione e la filosofia della religione, l’epistemologia e la sociologia della conoscenza) e le altre scienze della religione (la storia delle religioni, la psicologia della religione, la sociologia della religione). Con l’istituzione a Padova della Sezione parallela della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, nel 1972, la rivista diventa espressione della vita della Sezione e degli Istituti dell’Università di Padova e del Triveneto. La terza tappa inizia simbolicamente con l’approvazione del nuovo statuto della rivista (1984), accompagnato dall’auspicio dell’allora vescovo di Padova mons. Filippo Franceschi che il dialogo costante fra la teologia e la cultura portasse «la ricerca scientifica verso una sempre più piena intelligenza del senso della storia e della vocazione dell’uomo. L’una e l’altra, la teologia e la cultura, hanno, infatti, il loro punto di incontro e di convergenza nell’uomo, al cui servizio si pongono»2. In quel frangente la rivista, guidata da autorevoli studiosi come G. Leonardi, G. Segalla e G. Trentin, continua il suo naturale corso volto al dialogo tra i saperi, celebrando annualmente un autorevole “simposio” in materia di scienze religiose, implementando i cambi alla pari con altre riviste nazionali e internazionali e realizzando il secondo dei due volumi di Indici generali e particolareggiati, di grande utilità per gli studiosi. Il nodo del “pratico” Una seconda “svolta” è invece riconoscibile con la nascita della Facoltà teologica del Triveneto (2005), di orientamento “pastorale” o “pratico”. In quel frangente la rivista cambia decisamente linea editoriale e si prefigge di offrire, in quanto espressione della neonata Facoltà, «un contributo scientifico al discernimento ecclesiale»3, ovvero contribuire più esplicitamente alla formazione teologica e alla vita pastorale delle chiese del Triveneto, senza perdere l’attenzione nei confronti del più ampio contesto socio-culturale. Con questo nuovo intento programmatico, più marcatamente ecclesiale, la rivista cambia nuovamente sottotitolo e diventa dal 2011 Rivista della Facolta teologica del Triveneto. Questa “seconda svolta” deve tuttavia fare i conti con la determinazione della categoria del “pratico”, che appare in alcuni momenti della ricostruzione storica quasi un oggetto misterioso. Il cimento teorico assorbe molte energie della prima fase della vita della Facoltà, volendo evitare di naufragare in una declinazione inadeguata dell’approccio e volendo rispettare l’originaria ispirazione biblica della metodologia teologico-pratica proposta nei corsi. Di qui la sfida: «Alla prospettiva del pratico appartiene una delle maggiori sfide del pensiero antropologico odierno: quella del superamento della riduzione del corpo e del cosmo a mezzo, a strumento, a risorsa operativa, alla cui origine troviamo la saldatura tra il nominalismo teologico e l’idealismo della visione moderna della soggettività»4. Difficile verificare se questa sfida sia stata vinta o meno e se le pratiche pastorali abbiano di fatto prevalso sull’istanza teorica del pratico. Di fatto, il nuovo orientamento prevedeva una nuova impostazione dei contenuti e della struttura della rivista. Dal punto di vista dei contenuti, diventa prioritario il chiarimento teorico del pratico attraverso il confronto con autori come Rosmini, Blondel e Spaemann, mentre dal punto di vista della struttura vengono introdotti i Focus tematici, la cui progettazione ed elaborazione diventa occasione di incontro e di confronto tra docenti di età e formazione diversa. Forse la stessa necessità di dover ribadire più volte la convinzione che l’indirizzo “pratico” è ciò che caratterizza, fin dal suo nascere, la Facoltà teologica del Triveneto, è indice che tale orientamento non è ancora pervenuto a una chiarificazione definitiva. L’accompagnamento dell’azione pastorale delle chiese attraverso l’approfondimento teorico e il confronto critico con gli indirizzi del pensiero contemporaneo, in particolare quello antropologico, richiede ulteriore impegno in quanto l’esperienza umana è irriducibile a una teoria sistematica dell’umano. Un cambio di stile Gli sviluppi recenti della rivista, alla luce delle considerazioni svolte e guardando alle attuali esigenze (e risorse), indicano che il suo presente (e ancor di più il suo futuro) appaiono evidentemente legati a quelli della Facoltà. Possiamo considerarla come la quarta tappa del percorso. Archiviate le battaglie sullo statuto epistemologico delle scienze, il servizio alle chiese del Triveneto sembra richiedere attualmente una ulteriore “svolta”, che potremmo definire di taglio “sapienziale”, disponibile, cioè, all’ascolto dell’umano in tutte le sue espressioni e rintracciando in esso le orme del divino. Le sfide rappresentate dallo sviluppo delle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale e dall’orientamento postumanista, da un lato, e quelle concernenti le dinamiche complesse della realtà sociale e geopolitica, dall’altro, richiedono un supplemento di ascolto delle Scritture e della tradizione, messo “in risonanza” con i racconti di vita dei soggetti e dei popoli, sempre meno lineari. Appaiono maturi i tempi non solo per il superamento del cosiddetto doppio binario (teologia e scienze religiose)5, ma anche per una diversa impostazione della formazione cristiana, che tenga maggiormente conto della persona come “soggetto sorgente” e non solo come “risorsa umana”. L’esperienza degli “ascolti” sinodali non è estranea a questa ulteriore trasformazione, necessaria per il superamento di un certo funzionalismo che appesantisce le relazioni e rende sbiadito lo sforzo di elaborare quella «sapienza di vita che si rende disponibile a Dio»6 in quanto ispirata dalla rivelazione biblica. Non essendoci un’unica interpretazione della Parola rivelata e della comprensione della verità, occorre valorizzare le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, ospitandole in un respiro sinodale. A questo «cambio di stile nel custodire la fede e nel crescere nella comprensione della fede»7 Studia patavina può certamente continuare a offrire – con l’aiuto di molti – un contributo significativo.

Stefano Didonè

Direttore

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027178/studia-patavina-20241.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027178/studia-patavina-20241.htmlFri, 02 Aug 2024 16:24:45 +0200
Servizio della Parola - n. 560Editoriale, a cura della Redazione 3

1. I linguaggi della Bibbia

1.1 L’immagine di Dio “alla prova”. Il racconto di Gen 22

di Leonardo Lepore 7

1.2 La metafora divina sponsale nell’accusa profetica

di Ombretta Pettigiani 17

1.3 Il linguaggio della maledizione

e la violenza divina nei Salmi

di Grazia Papola . 23

1.4 Riconoscere l’Altro. Il percorso narrativo

della testimonianza nel Quarto vangelo

di Alessandra Casneda 30

1.5 Il linguaggio mistico dell’«immagine»

nel corpo paolino

di Fabrizio Pieri . 35

2. I linguaggi dell’esperienza artistica

2.1 Quando la “ricerca” si fa “scrittura”.

Dire Dio nella letteratura

di Alberto Carrara . 44

2.2 Il volto di Dio e il suo immaginario.

Evangelizzare e comunicare Dio “con arte”

di Pietro Antonio Viola 51

2.3 I preti social. Una panoramica

di Raffaele Buscemi . 57

2.4 La Parola nei giochi e videogiochi.

L’esperienza di Lucca Comics&Games

e il gioco Kerigma!

di Laura Lippi e Riccardo Micheli 64

2.5 Il cinema… a servizio della Parola?

di Linda Pocher 69

3. I linguaggi della teologia e della spiritualità

3.1 A ritmo del tempo. Iniziare i giovani alla liturgia

di Francesca Peruzzotti 76

3.2 Esperienza spirituale

e conversione delle immagini di Dio

di Giovanni Cucci . 83

3.3 Pregare in Cristo come annuncio del Vangelo.

Esperienza e legame in Dio

di Stefano Vari . 89

3.4 Comprendere e dire Dio oggi.

Nuovi scenari per la teologia

di Alberto Cozzi . 98

3.5 Le parabole di oggi.

Donare Dio raccontando la vita

di Lorenzo Fazzini 105

4. Dire Dio oggi. Un’esperienza di Pentecoste

a cura del Direttivo .

 

Editoriale

a cura della Redazione

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,30-31). Se si legge con una certa attenzione e una buona coscienza critica la cosiddetta “prima finale” del Vangelo di Giovanni che abbiamo riportato in apertura, non può non sorgere un qualche senso di sorpresa. Si tratta, infatti, di un’impresa non da poco quella di selezionare e scrivere solo alcuni dei «segni» compiuti da Gesù, con la pretesa che proprio questi saranno in grado di suscitare la fede nel loro destinatario e offrire così la salvezza «nel suo nome». È certamente vero che a “mitigare” questa impressione subentrerà la “seconda finale” del Quarto vangelo, a specificare meglio una fondamentale inesauribilità del mistero di Gesù: «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere». Un’immagine iperbolica, quindi, col fine di giustificare tanto la selezione dei “segni” quanto l’eccedenza della realtà di Gesù. Ciò non toglie, tuttavia, la responsabilità che decide di assumersi il discepolo, il testimone o più concretamente la “comunità giovannea” all’origine di questo vangelo, una responsabilità che a ben vedere non si è assunto nemmeno lo stesso Gesù, il quale come è ben risaputo non ha lasciato niente per iscritto. Che senso ha, tuttavia, introdurci a questo numero speciale di Servizio della Parola dedicato ai «Linguaggi per dire Dio oggi » con queste considerazioni sulla “scrittura” del Vangelo? Il rischio, la pretesa che ritroviamo nella pagina evangelica ci permette di mettere in luce un aspetto decisivo della fede cristiana, che è in sé tanto evidente quanto paradossale e che tuttavia rischia spesso di passare inosservato. Gesù Cristo, la cui vicenda storica secondo i cristiani è la rivelazione definitiva di Dio, l’incarnazione del Figlio di Dio nel mondo e per la salvezza del mondo, ci è inaccessibile se non attraverso un libro, un racconto, che come abbiamo detto non è stato scritto da Gesù in persona, ma che altri hanno scritto su di lui e in riferimento a lui. Potremmo dire, dunque, come la relazione con Gesù, con il Dio incarnato, è possibile solo attraverso “l’incarnazione” di questo stesso evento nelle parole di altri, che hanno “prestato la voce” a ciò che Gesù ha detto e ha fatto, addirittura al suo mistero pasquale di morte e risurrezione. In altri termini, Dio per incontrare l’umanità di ogni tempo si è “affidato” alla parola, trasmessa e poi scritta, di alcuni testimoni, uomini e donne, che si sono assunti questa responsabilità e che per primi si sono messi letteralmente “al servizio” della Parola. L’esistenza stessa dei vangeli, dunque, così come quella degli altri libri del Nuovo e dell’Antico Testamento, attesta l’effettiva portata e il carattere insuperabile della fede cristiana in quanto incarnata. Tale definizione, infatti, non si limita al “semplice” fatto che Gesù sia il Figlio di Dio incarnato; bensì, a partire certo da questa verità fondamentale, coinvolge ogni singolo aspetto della vita della chiesa e della vita di fede personale di ogni credente. Dalla Bibbia ai sacramenti, dalla preghiera comunitaria ai gesti di carità, dai dipinti ai brani musicali, tutto concorre (o dovrebbe concorrere), in maniera e in qualità diverse, a rendere costantemente presente quell’unica realtà salvifica che è l’incarnazione “per eccellenza”, la venuta nella nostra storia di Dio nell’uomo Gesù. In termini ancora più generali, sebbene più astratti, possiamo dire come ogni discorso teologico (di Dio) implica sempre l’intervento, l’aiuto, la mediazione antropologica (dell’essere umano), in tutte le sue forme. D’altra parte, il riconoscimento di questa dinamica fondamentale non può rimanere fine a se stesso. Al contrario esso […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027147/servizio-della-parola---n-560.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027147/servizio-della-parola---n-560.htmlMon, 29 Jul 2024 17:04:38 +0200
Rivista di Pastorale Liturgicahttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027130/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027130/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlMon, 29 Jul 2024 16:00:44 +0200Parole di VitaSOMMARIO

Simone Paganini

IL SERVO CHE NON C’È?

I SERVI CHE CI SONO!

A PROPOSITO DEI SERVI DI YHWH 4

Stefano Mazzoni

IL PRIMO CANTO (IS 42,1-9):

IL SERVO, PORTATORE MITE DI GIUSTIZIA

Vincenzo Anselmo

IL SECONDO CANTO (IS 49,1-13):

IL SERVO, DA GREMBO D’ISRAELE

A LUCE DELLE GENTI

Paolo Salvadori

IL TERZO CANTO (IS 50,4-11):

SERVO E DISCEPOLO DELLA PAROLA

Dionisio Candido

IL QUARTO CANTO (IS 52,13–53,12):

«PER LE SUE PIAGHE SIAMO STATI GUARITI»

Giovanni Claudio Bottini

I CANTI DEL SERVO

NEL NUOVO TESTAMENTO 31

Massimo Gargiulo

RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA:

IS 45,15: I SEGNI DEL TEMPO A VENIRE

Zeno Carra

RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA:

IS 45,15: «TU SEI DIO»

BIBBIA E SCUOLA

Gian Paolo Bortone

Poveri Cristi e periferie esistenziali

IL PROFETA NELLA LITURGIA

Angelo Lameri

Il Lezionario del tempo di Quaresima

RIFIGURAZIONI

Guido Bertagna

Isaia nel cinema /1

APOSTOLATO BIBLICO

Emanuela Buccioni

L’apostolato biblico nella pastorale biblica

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Una predica particolare: il Cristo deriso del Beato Angelico

 

EDITORIALE

I “canti del servo”, letti e interpretati in maniera diversa da parte ebraica e cristiana, sono ancora oggi motivo di confronto (e talora di disaccordo) tra gli studiosi e costituiscono un caso privilegiato per studiare i rapporti tra lettura critica ed ermeneutica. Si tratta, infatti, di alcuni brani, contenuti per lo più nel Deuteroisaia, di cui è difficile identificare il genere letterario. Sono stati così definiti alla fine del XX secolo perché si riconobbe in essi la presenza di un misterioso personaggio, il “servo di Yhwh”. Le ipotesi degli studiosi divergono anche circa l’identità di tale servo: costituisce un personaggio individuale o è la personificazione di una comunità? E di quale? Se si tratta di un personaggio concreto, è da collocare nel passato, nel presente o nel futuro? Oppure è una figura ideale, evocata in modo puramente simbolico? Queste e molte altre questioni sono affrontate in apertura di fascicolo (S. Paganini). Oggi, se l’ipotesi tradizionale sembra non reggere più, tuttavia non ce n’è un’altra unanimemente accettata che spieghi i testi nella loro complessità. Si è preferito quindi seguire la suddivisione ormai in uso, presentando in ordine i quattro canti del servo. Nel primo canto (Is 42,1-9) il servo appare come giudice mite, scelto dal Signore per una missione da compiere in suo nome e chiamato ad annunciare ai popoli la volontà salvifica di Yhwh; la sua chiamata è fatta dipendere dalla giustizia di Dio (S. Mazzoni). Nel secondo canto (49,1-13) è per una vocazione prima della nascita che ha autorevolezza colui che Yhwh stesso chiama «mio servo », il cui valore risiede nello sguardo di Dio su di lui e la cui missione – rivolta non solo a Israele, ma anche alle isole e alle nazioni lontane – è costitutiva dell’identità del servo stesso (V. Anselmo). La relazione tra il servo e Dio, fondata sull’ascolto della Parola e sulla fiducia, è centrale anche nel terzo canto (50,4-11), il più autobiografico e l’unico alla prima persona: il servo è colui che ha un “orecchio aperto” e che soffre in conseguenza dell’obbedienza alla Parola (P. Salvadori). Nel quarto canto, detto “del servo sofferente”, si tematizza una sofferenza ingiusta ma liberamente accettata e resa da Dio benefica per tutti; ciò ha reso il testo uno dei più citati dal Nuovo Testamento, che ha visto nel servo un’immagine del Cristo sofferente (D. Candido). Tutti e quattro i canti del servo, in realtà, hanno svolto un ruolo fondamentale nella comprensione di Gesù da parte delle comunità cristiane delle origini, nella formazione della cristologia e dell’ermeneutica del Nuovo Testamento, al punto da spingere a chiedersi se nei vangeli il riferimento ai canti sia opera redazionale, dipenda dalle fonti o risalga addirittura a Gesù stesso (G.C. Bottini). Le riprese ebraiche e patristiche analizzano Is 45,15, versetto spesso mal compreso, ma decisivo per la lettura complessiva del profeta e, più in generale, per la teologia della Bibbia ebraica; «un Dio che si nasconde», ma che nella sua trascendenza sceglie di essere presente tra gli uomini, entrando storicamente in relazione con loro o adottando il nascondimento come punizione estrema per i peccati (M. Gargiulo). Citato nella letteratura cristiana fin dal III secolo, il versetto in esame è interpretato come rivolto a Cristo e inserito nei repertori di citazioni bibliche che ne testimoniano la divinità, così come nelle varie dispute sull’identità di Gesù o nel dossier scritturistico dell’incipiente teologia trinitaria (Z. Carra). Da non perdere, infine, le rubriche: le attualizzazioni dei canti del servo in Bibbia e scuola (G.P. Bortone); per Il profeta e la liturgia l’uso di Isaia nel tempo di Quaresima (A. Lameri) e la prima parte delle Rifigurazioni – Isaia nel cinema a proposito de Il Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini (G. Bertagna); la copertina con il Cristo deriso del Beato Angelico (Arte – M. Panzanini); la Scheda biblica su Is 52,1-12 (F. Nigro) e l’Apostolato biblico (E. Buccioni).

Buona lettura!

 

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027123/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027123/parole-di-vita.htmlMon, 29 Jul 2024 15:20:11 +0200
Servizio della Parola - n. 559INDICESUSSIDIO

PREPARARE LA MESSA

@Wordinprogress

7. Il Direttore risponde

I nostri modi di dire

53. Dio ha un progetto su di te

1. «Dio ha un progetto su di te» (A. Carrara)

2. Paolo di Tarso e la sua “vocazione speciale”

negli Atti degli Apostoli (G. Pulcinelli)

3. Dio ha un progetto su di te?

Discernere la volontà di Dio (C. Passoni)

Una celebrazione per l’inizio del nuovo anno

nell’unità pastorale (R. Laurita)

Dalla 22a alla 28a domenica

del Tempo ordinario

1° settembre / 13 ottobre

22ª domenica ordinaria (F. Ficco, D. Sutera, G. Tornambé)

23ª domenica ordinaria (F. Ficco, L. Manicardi, G. Tornambé)

24ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Ambrosio, R. Laurita)

25ª domenica ordinaria (F. Ficco, S. Zamagni, M. Orizio) 1

26ª domenica ordinaria (F. Ficco, S. Morra, M. Orizio)

27ª domenica ordinaria (F. Ficco, A. Fumagalli, S. Toffolon)

28ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Ambrosio, S. Toffolon)

 

7.

Il Direttore risponde

Buongiorno,

sono don Alberto Olivo della diocesi di Novara e volevo proporre

alcune riflessioni sulla rivista Servizio della Parola.

Sono abbonato alla vostra rivista dal 1997. La vostra rivista

mi è sempre piaciuta e ha sempre soddisfatto le mie aspettative.

In particolare la parte esegetica. Sono stato missionario in Ciad,

nella diocesi di Pala, dove tutta la pastorale, la catechesi e la liturgia

è fondate sulla parola di Dio, e al mio ritorno in diocesi

volevo trovare un sussidio che mi aiutasse nel capire e interpretare

la Parola della domenica per evitare quel moralismo o quel

pettegolezzo che tante volte contraddistinguono le nostre omelie,

che diventano prediche nel senso spregiativo del termine. Leggendo

l’esegesi proposta dalla vostra rivista ho potuto mantenere

quell’amore per la parola di Dio che avevo sperimentato in Ciad,

e di questo ve ne sono grato. Personalmente le altre rubriche

hanno per me scarso interesse, in quanto l’omelia deve scaturire

dalla mia vita e dal mio cuore e non da schemi proposti da altri.

Un particolare interesse ha per me anche la riflessione finale di

Roberto Laurita, sempre saggia e interessante. Mi ricordo che

anni fa avevate inserito la scheda “il santo del mese”, perché non

reintrodurla? Ritengo che lo scopo della vostra rivista sia quello

di tenere ancorato il celebrante alla parola di Dio e finora vi

siete riusciti perfettamente; inoltre l’esegesi dei testi, semplice ma

mentale, proprio a partire dalle periferie ecclesiali e sociali

che si stanno manifestando nel nostro continente. Si assiste, ad

esempio negli ultimi anni, a una riattivazione di percorsi catecumenali,

per persone immigrate in Europa, di prima o seconda

generazione, e anche per quegli europei le cui famiglie hanno

abbandonato da tempo la chiesa cattolica e che ora hanno l’opportunità

di scoprire in modo nuovo la vita cristiana. Inoltre la

periferia sociale delle piccole comunità lontane dai grandi centri

e la crisi ecclesiale dovuta alla radicale diminuzione dei ministri

ordinati sembrano far ritornare la nostra geografia ecclesiale

al tempo in cui la chiesa si percepiva come una rete di piccole

comunità, che ruotavano attorno a centri di formazione e irradiazione

missionaria. In questo contesto se la riorganizzazione

procede da un criterio puramente clericale, si finirà esclusivamente

per accentrare tutta la comunità in pochi punti, abbandonando

la prospettiva delle piccole comunità. Se invece il criterio

della riorganizzazione sarà realmente sinodale, si potrà avviare

una pedagogia graduale verso l’eucaristia, che comporta la

presenza di comunità che celebrano la festa domenicale e sono

convocate dalla parola di Dio. Il desiderio dell’eucaristia non

sarà sminuito da queste celebrazioni che valorizzano i carismi

e il sano protagonismo del popolo di Dio, ma anzi potrà essere

coltivato, mantenendo una connessione, nel tempo e nello spazio,

con i “fuochi eucaristici” presenti nella rete delle comunità.

Certo questo comporta porre al cuore delle comunità la formazione

di gruppi ministeriali, che accompagnano la vita delle

piccole comunità con l’ascolto della parola di Dio, specialmente

quella domenicale, e il discernimento dei carismi. Comunità in

cui al centro non c’è il “ruolo” o la “funzione” organizzativa, secondo

un clericalismo laicale di ritorno, ma l’umanità autentica

di ciascuno, che diviene testimonianza di Gesù nell’incontro e

nella relazione personale. La rivista Servizio della Parola intende

porsi come strumento di lavoro anche per questi gruppi ministeriali

e per la loro formazione, perché la vita delle comunità

e di ogni persona sia sempre più illuminata dalla profondità della

parola di Dio.

Hai pienamente ragione, don Alberto, l’omelia deve scaturire

non da schemi preconfezionati, ma dalla vita e dal cuore del

presbitero. Questi però ha anche un compito formativo, per assolvere

il quale l’omelia è certamente necessaria ma non sufficiente:

far crescere le persone e le comunità a lui affidate nell’ascolto,

personale e comunitario, della parola di Dio.

don Davide Arcangeli

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027116/servizio-della-parola---n-559.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027116/servizio-della-parola---n-559.htmlWed, 24 Jul 2024 16:53:07 +0200
Servizio della Parola - n. 558INIDCE

 

@Wordinprogress

6. Il Direttore risponde 3

I nostri modi di dire

52. «Andrà tutto bene» 7

1. Andrà tutto bene (A. Carrara) 8

2. La falsa consolazione in Geremia (M. Assaf) 13

3. La speranza non è ottimismo (G. Canobbio) 17

Approfondire la Parola

in un campo estivo per famiglie (R. Laurita) 23

Dalla 16a alla 21a domenica

del tempo ordinario

21 luglio / 25 agosto 33

16ª domenica ordinaria (F. Ficco, C. Cremonesi, D. Fidanza) 35

17ª domenica ordinaria (F. Ficco, A. Zanotelli, D. Fidanza) 53

18ª domenica ordinaria (F. Ficco, P. Bignardi, S. Riva) 71

19ª domenica ordinaria (F. Ficco, L. Alici, S. Riva) 93

Assunzione della Vergine Maria (F. Ficco, S. Cumia) 114

20ª domenica ordinaria (F. Ficco, R. Laurita, S. Cumia) 133

21ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Castellucci, S. Cumia)

 

 

6. Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte

su Servizio della Parola

Carissimo direttore,

mi chiamo don Marco, sono un prete con circa dieci anni di

ordinazione e lavoro prevalentemente con i giovani, come vicario

parrocchiale. Mi ritengo fortunato di potermi ancora dedicare

ai giovani in modo privilegiato, sia a scuola che nell’oratorio parrocchiale,

perché alcuni dei miei compagni di ordinazione sono

diventati ormai parroci, con tutti gli oneri gestionali, amministrativi

e pastorali connessi alla nomina, e ormai hanno poco tempo

da dedicare solo ai giovani.

Utilizzo Servizio della Parola per preparare la mia omelia

domenicale ma sfrutto anche qualche sussidio che mi pare interessante.

Se posso fare una critica, a parte qualche sussidio ogni

tanto (sul grest, su campi estivi o su veglie vocazionali ecc.) finora

non ho trovato un’attenzione specifica al rapporto tra Parola

di Dio e giovani. Come generare negli adolescenti e nei giovani il

desiderio di conoscere la parola di Dio? Quali esperienze sono

per loro più adatte per favorire un ascolto profondo della Parola?

Come aiutarli ad ascoltare un Dio che parla al loro cuore?

Mi piacerebbe che la rivista si occupasse anche di questi aspetti.

Grazie!

 

Carissimo don Marco,

hai ragione a ritenerti fortunato nel poter disporre di tempo

ed energie da dedicare ai giovani ed è un peccato che diventare

parroco possa comportare per molti preti ancora giovani una

notevole difficoltà a preservare del tempo per l’ascolto, l’accompagnamento

e il dialogo con i giovani. È certamente vero

che il parroco è chiamato a formare degli educatori e sono loro

poi ad accompagnare i ragazzi più direttamente, ma in una certa

misura la presenza del “don” con i ragazzi non è completamente

surrogabile. In ogni caso il tempo per l’ascolto, il dialogo, lo

stare con loro con semplicità non dovrebbe mai mancare nelle

agende, pur così fitte, di un prete e di un educatore. È solo attraverso

questo accompagnamento, direi personalizzato, che può

avvenire una comunicazione profonda della parola di Dio dentro

all’esistenza di un giovane.

I ragazzi hanno bisogno di fare esperienze che gli permettano

di incontrare Dio nella storia delle persone, nella loro vita e

nelle loro testimonianze, e quindi di rispecchiarsi nella parola di

Dio, per ricevere una conferma interiore. Piccoli gruppi di condivisione

possono favorire l’intimità dello scambio e innescare

una conversazione spirituale, che permetta alla Parola di risuonare

attraverso le parole degli altri e di forgiare una coscienza

comunitaria nel cammino della fede.

Sono tante le proposte che la pastorale in Italia sta sperimentando,

da decenni, a riguardo del rapporto tra parola di

Dio e giovani: nell’ormai lontano 2007 un importante convegno

dell’Apostolato biblico nazionale aveva proposto anche una

prima recensione di alcune esperienze promettenti, che sarebbe

opportuno rivisitare. In questi ultimi anni sono tante le novità,

in termini di itinerari, esperienze e metodologie che hanno fatto

scuola. Da un lato la catechesi delle Dieci parole ha goduto

di un’importante diffusione in Italia, per i giovani e non solo;

dall’altro si sono sviluppate metodologie più narrative, come il

Bibliodramma o lo Psicodramma biblico, che si stanno rapidamente

espandendo grazie al lavoro di importanti associazioni

come A.I.B. (Associazione Italiana Bibliodramma) o come la

Scuola europea di psicodramma biblico di Beppe […] 

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027109/servizio-della-parola---n-558.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027109/servizio-della-parola---n-558.htmlWed, 10 Jul 2024 17:01:42 +0200
Miscellanea Francescana n. I-II/2017https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027093/miscellanea-francescana-n-i-ii2017.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027093/miscellanea-francescana-n-i-ii2017.htmlWed, 10 Jul 2024 16:43:09 +0200Concilium - 2024/3Susan Abraham – Stan Chu Ilo,

Editoriale

Abstracts

I. Salute e guarigione

1. Malattia e accompagnamento

1.1 M adeline Jarrett, Disabilità, guarigione

e il problema dei miracoli: pericoli e possibilità

di una speranza disabile

I/ Introduzione

II/ Modelli di disabilità

III/ Collocare la speranza disabile

IV/ La disabilità e i miracoli di guarigione

V/ Conclusione

1.2 Stan Chu Ilo, Una risposta

fondata sulla fede alla pandemia di COVID-19:

valutazione della risposta pastorale per il suo

contenimento e superamento

I/ Introduzione

II/ Metodo

III/ Risultati e analisi

IV/ Osservazioni

V/ Raccomandazioni e conclusione

1.3 V alentina Isidoris, La testimonianza di Medici

con l’Africa (CUAMM) in Africa

1.4 Susan Nedza, Cambiare priorità

per le Organizzazioni Cattoliche Non-Governative

che operano in America Latina:

un più profondo modello di accompagnamento

I/ Introduzione

II/ Studio di un caso: la Olancho Aid Foundation

III/ Storia pre-pandemia

IV/ Rivalutazione della missione sanitaria

V/ Inizio della pandemia

VI/ Evoluzione post-pandemia

VII/ Discussione

VIII/ Conclusione

2. Malattia e ingiustizia sociale

2.1 M . Therese Lysaught, Risocializzare

la leadership cattolica nell’assistenza sanitaria:

lezioni da Paul Farmer e papa Francesco

I/ Introduzione

II/ L’economia che uccide: persone “scartate”

III/ La cultura dell’incontro: ascoltare i poveri

IV/ Violenza strutturale ed ecologia integrale

V/ Conclusione. Accompagnamento come politica:

risocializzare i leader dell’assistenza sanitaria cattolica

2.2 T anisha Sparks, Pratiche mediche razziste

e il loro impatto su donne afroamericane

I/ Introduzione

II/ Storia

III/ Self-Care

IV/ Conclusione

2.3 Cory D. Mitchell, Malattia, salute

e disuguaglianza sanitaria:

una prospettiva afroamericana

I/ Introduzione

II/ Identità cattoliche e razza

III/ Lamento e salute dei neri

IV/ Integrare la Dottrina Sociale della Chiesa

e la Teoria Critica della Razza per la riconciliazione

V/ Conclusione

3. Ferite nascoste

3.1 Samantha Ropski, Risorse teologiche

per affrontare disabilità invisibili

I/ Introduzione

II/ Radici culturali

III/ Volgersi verso le esperienze del soggetto

sofferente in amorevole solidarietà

IV/ Correggere i pregiudizi

V/ Abbracciare esperienze concrete

e teologie della disabilità come fonti

VI/ Conclusione

3.2 E lizabeth Antus, Salute mentale:

stigma, tabù e ferite nascoste

I/ Introduzione

II/ Il segno dei tempi: Maison Hullibarger e Don LaCuesta

III/ L’esperienza vissuta della suicidalità

vista con coinvolgimento compassionevole

IV/ Un compassionevole approccio teologico al suicidio

è necessariamente politico

V/ Conclusione

II. Forum teologico

Juan José Tamayo, In memoriam: Franz Hinkelammert,

Víctor Codina e Enrique Dussel, teologi della liberazione

I/ Franz Hinkelammert: economia

e teologia della liberazione in dialogo

II/ Víctor Codina: una chiesa in cammino

e una teologia dal basso

III/ Enrique Dussel: filosofo e teologo della liberazione

Editoriale

Al cuore del ministero e della missione di Gesù c’era la guarigione

dei malati. Guarire e risollevare quelli che erano colpiti

da malattia e da ogni genere di malanni è la vocazione di tutti i

cristiani. La parola “salvezza”, stría, non era in origine un termine

applicato alla religione. Era un termine medico, che significava

guarire ed era riferito alla salute. Salute, in questo senso,

è la salute di tutta la persona: in spirito e mente, sia consapevole

sia inconsapevole, in corpo e anima.

La Chiesa esiste per guarire. Nelle parole della Conferenza

Episcopale degli Stati Uniti: «Nella fedele imitazione di Gesù

Cristo, la chiesa ha servito il malato, il sofferente e chi sta in vari

modi morendo nel corso della storia. Il solerte servizio dei singoli

e delle comunità ha offerto rifugio per chi viaggia; infermerie

per il malato; e case per bambini, adulti e anziani […]. Modellando

i loro sforzi sulla parabola evangelica del Buon Samaritano,

queste comunità di uomini e donne hanno esemplificato

l’autentica vicinanza a chi è nel bisogno (Lc 10,25-37)»1. Data

questa centrale importanza della salute e della guarigione nella

Chiesa, la necessità di una teologia della salute e della guarigione

non può essere sovrastimata. Questa è la prospettiva di Madeline

Jarrett, che sostiene che un’ermeneutica della disabilità

deve permeare le nostre letture dei racconti di guarigione nella

Bibbia, per portare a quella che lei chiama «speranza disabile».

Il compito di sviluppare una teologia della salute, della guarigione

e di una pastorale dell’accompagnamento è più urgente

oggi a causa del nuovo contesto in cui viviamo dopo l’esplosione

del COVID-19. E questo perché la missione di guarire il

malato e di capire che cosa assicuri salute e che cosa significhi

avere la salute è cresciuta in modo più complesso durante il periodo

della pandemia e anche dopo. Come Stan Chu Ilo scrive

nel suo contributo a questo numero, le chiese e le organizzazioni

basate sulla fede hanno bisogno di prepararsi per future pandemie.

La comunicazione, la costruzione di fiducia e un’accettazione

di base della comunità scientifica, dei suoi metodi e delle

sue proposte per la salute umana devono essere parte dell’educazione

delle comunità parrocchiali. Il futuro è incerto aldilà di

questa pandemia, e nessuno sa se la prossima pandemia o epidemia

colpirà il mondo di nuovo. Ci sono nuove malattie infettive

che emergono ogni giorno di cui non abbiamo spesso nemmeno

sentito parlare, e le vecchie infezioni diventano più complesse

a causa della mutazione e della resistenza alle terapie disponibili.

Mentre il mondo ha compiuto significativamente una

transizione epidemiologica in molte società, la maggior parte

delle società nel Sud Globale sono oppresse dalla duplice tragedia

di malattie infettive e non-infettive. Molte persone povere

in tante parti del mondo stanno ancora morendo per malattie

preventivabili e curabili e molte di più stanno morendo per gestibili

malattie non-infettive a causa del luogo in cui sono nate o

vivono. Valentina Isi doris e Susan Nedza nei loro saggi presentano

studi emblematici dell’assistenza medica cattolica – basata

sull’Occidente – all’Africa e all’America Latina rispettivamente

e danno un contributo come professioniste di una prevenzione

basata sulla giustizia. Medici con l’Africa (CUAMM), con sede

in Italia, e la Olancho Aid Foundation (OAF), con sede negli

Stati Uniti, sono stati fondati con un forte senso di solidarietà

con i malati e i sofferenti. Isidoris dimostra come negli ultimi

settant’anni ci sia stata una transizione dal modello della carità

a un modello più basato sulla giustizia in Africa e Nedza parla

delle forme olistiche di interventi in Honduras che non solo

guardano agli indicatori della salute, ma anche accompagnano

le persone aiutandole nell’agricoltura, nella produzione di cibo,

nell’educazione e nell’accesso […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027086/concilium---20243.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027086/concilium---20243.htmlWed, 19 Jun 2024 16:43:58 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 Gianmarco Busca

Il Rito della penitenza, cinquant’anni dopo

Studi

5 M arkus Tymister

Il Rito della penitenza e la sua genesi

10 S ilvia Tarantelli

Le fatiche della recezione

15 A ndrea Grillo

La virtù e il sacramento

20 M arco Gallo

Il valore del colloquio penitenziale

26 D oriano Locatelli

La seconda forma: penitenza e comunità

31 A ndrea Pacini

Memorie della terza forma

37 A nnalisa Caputo

Il perdono difficile

44 Gianluca Marchetti

Prevenire l’abuso

nell’accompagnamento spirituale

49 Guido Bertagna

La linea sottile

Itinerari di giustizia riparativa

e prassi di riconciliazione

Formazione

55 L uca Palazzi

Quando il quarto diventa il secondo

59 Paolo Alliata

Non come muti spettatori

3. Il fondo del sacco

Asterischi

65 Julien Sauvé

Gesti e parole

5. Lo spazio del perdono

Chiacchiere di sacres tia

71 M anuel Belli

Curiosi casi penitenziali

75 Segnalazioni

 

EDITORIALE

Gianmarco Busca

Il Rito della penitenza,

cinquant’anni dopo

All’indomani della pubblicazione

del nuovo Rito della penitenza, gli stessi

redattori lamentarono l’insoddisfazione

per un libro liturgico inadeguato

a divenire strumento efficace per una

rinnovata prassi penitenziale. L’osservazione

critica circa la presenza, specie

nei Praenotanda, di una doppia

ispirazione teologica, quale risultato

della confluenza di due modelli interpretativi

sovrapposti (l’uno di matrice

biblico-patristica, l’altro debitore della

prassi post-tridentina della confessione

auricolare) fu ulteriormente precisata

nei termini di una discontinuita

tra alcune affermazioni di principio,

che recepivano la teologia liturgica e

l’ecclesiologia conciliare, e la loro trasposizione

nelle figure rituali.

Tuttavia, nonostante la giustapposizione

di concetti non armonizzati,

le premesse teologiche risultano piu

ricche della loro mediazione rituale,

palesando in questo modo la fatica a

esprimere con chiarezza ed efficacia

l’insegnamento dottrinale nei linguaggi

simbolici del rito. Negli ultimi decenni

il dialogo piu articolato tra teologia

sacramentaria e liturgia, infatti,

ci ha reso piu consapevoli che l’esperienza

rituale costituisce la via d’accesso

privilegiata al contenuto salvifico

del sacramento e la mediazione piu

efficace della sua comprensione. Non

a caso, Sacrosanctum concilium indicava

la necessaria riforma del rito quale

via per esperire la natura e l’effetto

della penitenza (n. 72).

Tuttavia, i liturgisti dovettero constatare

la disparita di prospettiva tra i

concetti teologici dichiarati e la loro

messa in azione rituale, soprattutto in

ordine ad alcune importanti affermazioni

dei Praenotanda, quali il primato

della Parola da cui muove l’intera

dinamica penitenziale, la conversione

come veritas paenitentiae, l’insostituibile

dimensione ecclesiale, la doppia

finalita di riconciliazione e purificazione,

nonche il riferimento all’assoluzione

che restituisce alla mensa eucaristica.

Non trovando un’adeguata

trascrizione espressiva nella celebrazione,

queste affermazioni risultano

aleatorie e incapaci di imprimersi nel

vissuto dei penitenti e delle comunita

ecclesiali. Se e vero che il rito “istituisce”

e plasma l’identita del soggettocelebrante, le attuali forme rituali traducono

e veicolano sostanzialmente

l’esperienza del venire “assolti”, quasi

arrestandosi dinanzi a quella piu complessiva

dell’essere “convertiti” e “riconciliati”

con l’assemblea eucaristica

che dovrebbe rappresentare il luogo

teologico in cui fare esperienza della

misericordia e del perdono divino.

A distanza di cinquant’anni dalla

pubblicazione del rituale e interessante

constatare come ritornino

nell’agenda ecclesiale alcuni dei temi

di fondo che, a partire dagli anni precedenti

il concilio, erano stati evidenziati

da esimi studiosi. Questo conferma

che tali questioni, afferenti all’identita

e alla prassi del sacramento,

sono rimaste, almeno in parte, aperte

e sospese. E un atto di responsabilita

ecclesiale, quindi, riprendere la riflessione

per non privare le comunita e

i fedeli dell’esperienza fondamentale

del perdono di Dio nelle sue forme

sacramentali. A distanza di decenni

dalla pubblicazione del libro liturgico,

infatti, vi e da parte di molti la

convinzione che la riforma sia rimasta

incompiuta, sia per i limiti delle

tre forme proposte sia per un mancato

apprendistato celebrativo, tanto dei

ministri quanto dei penitenti. Pertanto,

percorrere la via rituale parrebbe

essere l’acquisizione piu promettente

di questi anni, nella consapevolezza

che essa ha costituito proprio il nodo

su cui si bloccarono piu volte le

discussioni.

I contributi di questo numero della

Rivista riflettono sulle ragioni della

mancata recezione del nuovo rito e riaprono

alcune questioni che necessitano

di essere nuovamente esaminate

e, se possibile, risolte. E indispensabile

recuperare una visione del sacramento

che tenga conto della sua complessita

e introduca il correttivo alle unilateralita

e ai riduzionismi che hanno

gradualmente logorato dall’interno la

prassi della confessione, con l’esito di

una figura non piu in grado di accompagnare

l’esperienza penitenziale dei

cristiani. La prassi patristica e la tradizione

scolastica sono concordi nell’articolare

la struttura complessa del sacramento

negli atti del penitente e nei

molteplici interventi della comunita ecclesiale.

I primi necessitano di tempi e modi

di realizzazione, affinche maturi l’effettiva

metanoia del battezzato peccatore.

I secondi hanno il loro apice

nell’assoluzione, che restituisce all’altare

e innesca una serie di processi di

riconciliazione fraterna, etica e sociale.

Essi andrebbero fortemente valorizzati

e tradotti in azioni concrete e

profetiche, soprattutto in un contesto

storico come il nostro, che ha assoluta

necessita di dispositivi sociali di denunzia

del male, di richiesta di perdono,

di rappacificazione, di riparazione

e di presa in carico delle vittime. La

migliore tradizione penitenziale della

chiesa non ha mai ammesso che il

“tribunale” della penitenza funzionasse

alla maniera di un’amnistia che sostituisce

l’impegno serio dei singoli e

delle comunita a rinnovare con la forza

sacramentale del perdono gli assetti

della convivenza sociale deformati

dal peccato.

In quest’ottica non si possono dimenticare

le promettenti intuizioni

del sinodo dei vescovi del 1983, che

miravano a coordinare le riflessioni

pastorali sul sacramento della penitenza

con gli scenari storici di un

mondo bisognoso di riconciliazione.

In quell’assise veniva avanzata la proposta

di delineare itinerari capaci di

commisurare i rimedi penitenziali alla

gravita della condizione di peccato,

da valutare caso per caso secondo

un giudizio ecclesiale maturato nel discernimento

di foro interno, ma senza

trascurare dei parametri oggettivi (ad

esempio, una lista di peccati gravi e

scandalosi), giungendo cosi a disporre

di una pluralita di forme penitenziali

adeguate a far compiere ai singoli e

alle comunita un’effettiva esperienza

di conversione e di riattivazione della

vita sacramentale.

La riconciliazione dei penitenti e

policentrica, a motivo di una pluralita

di significati che la tradizione teologica

ha ben chiari. Vi troviamo la dimensione

teologale, ecclesiale e antropologica

del perdono, della penitenza

e della riconciliazione, che – secondo

una logica intrinseca – andrebbero

distese temporalmente e agite corporalmente.

Se l’insistenza unilaterale

su un singolo elemento della struttura

penitenziale arriva a nuocere alla sua

coesione interna, e oggi necessario ripensare

percorsi e forme che assicurino

a ogni atto di trovare la propria

espressione all’interno di un processo

unitario, che dovra essere interpretato

e vissuto con maggiore flessibilita

e finezza per intercettare la sensibilita

e le condizioni di vita dei cristiani

contemporanei.

Le nostre comunita necessitano di

essere condotte a una rinnovata disponibilita

a celebrare un sacramento

altrettanto rinnovato. Lavoriamo,

dunque, per restituire al rito il suo valore

teologico e alla chiesa una pastorale

penitenziale efficace e feconda.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027079/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027079/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlWed, 19 Jun 2024 16:12:43 +0200
Parole di VitaINDICE

Luca Mazzinghi

L’ORACOLO DELL’EMMANUELE

NEL SUO CONTESTO STORICO 4

Guido Benzi

LA NASCITA DEL FIGLIO (IS 6,1–9,6):

PROFEZIA, PAROLA E CORPO 10

Donatella Scaiola

LA PROFEZIA SCRITTA E SIGILLATA 15

Patrizio Rota Scalabrini

CASTIGO E SALVEZZA IN ISAIA 20

Ombretta Pettigiani

LE NAZIONI NEL LIBRO

DELL’EMMANUELE… E MOLTO OLTRE 25

Mirko Montaguti

«CI È STATO DATO UN FIGLIO».

IL SEGNO DELL’EMMANUELE

IN IS 6,1–9,6 31

Massimo Gargiulo

RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA:

IS 35,5-6: I SEGNI DEL TEMPO A VENIRE 36

Maurizio Girolami

RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA:

NOTE SULL’ESEGESI PATRISTICA

DI IS 35,5-6 40

BIBBIA E SCUOLA

Gian Paolo Bortone

Figli degli uomini, figli di Dio 44

Angelo Lameri

IL PROFETA NELLA LITURGIA

Il Lezionario del tempo di Natale 48

Annalisa Guida

RIFIGURAZIONI

Isaia nella letteratura 51

Giuseppe Tilocca

APOSTOLATO BIBLICO

Essere voce della Parola: un principio fondamentale 54

VETRINA BIBLICA 56

Marcello Panzanini

ARTE

L’albero si riconosce dai frutti: L’albero di Iesse

 

EDITORIALE

Se e vero che in ogni profezia c’e ben di piu

di quanto annuncia e persino del compimento

stesso (B. Pascal), perche ogni profezia

comprende anche il suo “viaggio” nella

storia, tale considerazione ben si addice anche

al cosiddetto “libro dell’Emmanuele” (Is 6,1–9,6).

Si tratta di una definizione usata dagli esegeti, mai

davvero spiegata. Tradizionalmente, in area cattolico-

latina, sono cosi denominati i capitoli, tra i

piu studiati di Isaia, al cui centro si trova l’oracolo

dell’Emmanuele (7,10-15), interpretato in senso

messianico tanto dagli ebrei quanto dai cristiani.

Secondo gli studiosi, tali capitoli, consegnati

al lettore come unita letteraria, sarebbero il frutto

di una stratificazione successiva al nucleo originale

dell’VIII secolo risalente al profeta stesso.

Il contesto storico e ben preciso e legato alle

vicende dei re Acaz ed Ezechia e alla cosiddetta

guerra siro-efraimita (735-731 a.C.), narrate in

Isaia, ma anche nei libri dei Re e in quelli delle

Cronache (L. Mazzinghi). La nascita di un figlio

– i figli del profeta o il misterioso Emmanuele –

e un segno e indica la presenza di Dio che opera

nella storia (G. Benzi). Come gia approfondito

nel secondo fascicolo, la parola annunciata

necessita di essere non solo attestata, ma anche

vissuta nella vita di chi la proclama. Essa permane,

attraverso la testimonianza scritta, sigillata e

consegnata ai discepoli-lettori, perche resti per

il futuro come testimonianza perenne (30,8), fino

a oggi (D. Scaiola).

Tra i temi, come in tutto Isaia e – piu in generale

– nei profeti, centrale e l’intreccio tra promessa

di salvezza e minaccia di castigo quale metodo

pedagogico per spingere il popolo di Dio alla

conversione e inaugurare un’era di pace universale

(P. Rota Scalabrini). Castigo e salvezza si ritrovano

anche in altri due oracoli-chiave del “libro

dell’Emmanuele” circa la relazione tra Israele

e le altre nazioni (7,18-25; 8,5-10), sia grandi

potenze nemiche, descritte come insetti fastidiosi

o pericolosi, sia popoli vicini considerati fratelli

scomodi: anche quando tutto sembra finito ba sta pronunciare un nome, Emmanuele, perche la

storia cambi (O. Pettigiani).

Se si ipotizza che la denominazione “libro

dell’Emmanuele” derivi dalle allusioni a un testo

scritto dal profeta, chi e Emmanuele, il figlio la

cui nascita e annunciata come segno controverso

in 7,14? Tale figura e poi cosi pervasiva e sviluppata

in Is 6,1–9,6? M. Montaguti analizza le diverse

interpretazioni fino alla celebre lettura in chiave

cristologica di Mt 1,23.

Altro annuncio, letto anch’esso in chiave messianica,

e quello di Is 35,5-6, analizzato nelle Riprese

ebraiche e patristiche: le guarigioni da malattie

(ciechi che vedono, sordi che odono, zoppi che

camminano e muti che parlano) e il deserto irrigato

sono stati letti dalla tradizione ebraica come

descrizione dell’era nella quale il Signore guarira

le afflizioni degli uomini, ma anche come tempo

di rinnovata disponibilita all’ascolto (M. Gargiulo).

I cinque effetti salvifici della venuta di Dio,

richiamati anche nel Nuovo Testamento, sono riletti

dagli autori dei primi secoli alla luce della vicenda

di Gesu, mostrando la corrispondenza tra

annuncio e accadimento storico (M. Girolami).

Si torna al tema della nascita di un figlio in

Bibbia e scuola (G. Bortone): un avvenimento che

da sempre coinvolge l’intera societa. Per la rubrica

Rifigurazioni nella letteratura, A. Guida ci

porta sulle tracce di Isaia nei Promessi sposi di A.

Manzoni.

Da non perdere, poi, i consigli di lettura della

Vetrina biblica e le consuete rubriche: il percorso

nella liturgia (A. Lameri) analizza le ricorrenze di

Isaia nel tempo di Natale; per l’Apostolato biblico

G. Tilocca ricorda di non confondere la voce

di chi annuncia con la Parola annunciata; infine

la Scheda biblica (F. Nigro) propone la profezia di

Is 11, immagine scelta anche per la copertina e la

rubrica a cura di M. Panzanini (Arte) con l’Albero

di Iesse di Lello da Orvieto.

Buona lettura!

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027062/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027062/parole-di-vita.htmlFri, 17 May 2024 16:56:26 +0200
Concilium - 2024/2Indice

A nne-Béatrice Faye – Margareta Gruber

Gianluca Montaldi – Carlos Schickendantz,

Editoriale . . . . . . . . . . . . . . 13

Abstracts . . . . . . . . . . . . . . . 23

I. Risurrezione 29

1. Prospettive bibliche e liturgiche

1.1 T obias Nicklas, Risurrezione.

Alcune prospettive bibliche . . . . . . . . . 31

1.2 James L. Fredericks, La risurrezione del corpo.

Una rivisitazione di vecchie ferite . . . . . . . 42

I/ I due corpi di Paolo 44

II/ L’apparizione a Tommaso 47

III/ La risurrezione delle nostre ferite 49

1.3 H arald Buchinger, Pasqua: festa della risurrezione? 53

I/ La risurrezione nella liturgia

e teologia pasquale dell’antichità 54

II/ La risurrezione nella liturgia pasquale

del rito romano 2. Prospettive teologiche e filosofiche

2.1 G eorgiana Huian, Il mistero della risurrezione.

Alcune considerazioni dalla prospettiva ortodossa . . 65

I/ Principio e archetipo 65

II/ Mani che si incontrano nella luce del Risorto 67

III/ Una storia di gloria e trasparenza 69

IV/ Storia di un amore infinito e insondabile 70

V/ Pellegrinaggio in un’eterna primavera 73

VI/ L’“adesso” della risurrezione 75

2.2 T amar A. Avraham, La risurrezione dai morti

in Maimonide. Un pensatore ebreo e arabo

fra tradizione religiosa

e filosofia musulmana contemporanea . . . . . . 77

I/ La risurrezione nel giudaismo rabbinico 77

II/ La controversia sulla visione di Maimonide

della risurrezione 78

III/ La posizione di Maimonide sullo sfondo della filosofia

e della teologia musulmana contemporanea 83

IV/ Epilogo: la disputa sugli insegnamenti di Maimonide

in Europa occidentale e la mediazione di Nachmanide 85

2.3 César Lambert Ortiz, Riflessioni filosofiche

sulla risurrezione della carne .    .    .    .    .    .    .    .   _88

I/ Formulazione del problema 88

II/ L’anima e la sua immortalità 89

III/ Risurrezione e individuo 93

IV/ Concretezza della persona umana 94

V/ Risurrezione 96

3. Contributi dalle arti e dalla letteratura

3.1 Christian Wessely, Mostrare l’irrappresentabile.

Risurrezione e cinema . . . . . . . . . . 98

I/ Contesto 99

II/ Variazioni (mediatiche) sul tema 100

III/ Una (mia) conclusione 3.2 M artin Tamcke, Il romanzo Resurrezione,

di Lev Tolstoj .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .   _113

I/ Introduzione 113

II/ Motivazioni esterne per la stesura del testo 114

III/ Legame con lo sviluppo religioso di Tolstoj 115

IV/ Aspetti teologici nel romanzo Resurrezione 117

V/ «Gli uomini giudicavano sacro e importante

non già questo mattino di primavera» 118

VI/ «Affinché cessi di seguire falsi esempi»:

comprensione esistenziale

della risurrezione e della convivenza umana 120

VII/ Essere terreni eppure già celesti 122

VIII/ Conclusione: anche oggi, una scintilla di speranza

di risurrezione 123

4. Esperienze storiche e prospettiva contestuale

4.1 D yan Elliott, Riesumazione punitiva nel Medioevo.

Una teologia ricostruita dalla pratica . . . . . . 124

Introduzione 124

I/ La cura del defunto nella tarda antichità 126

II/ L’origine della riesumazione punitiva 128

III/ Riesumazione come annichilimento 130

IV/ Riesumazione e chiesa moderna:

un caso tra i Mohawk del Canada 133

4.2 B eatrice Faye, La concezione della vita in Africa

alla luce della risurrezione di Gesù Cristo .    .    .    .   _136

I/ Introduzione 136

II/ Visione ottimistica della vita: griglia di lettura

del rapporto vita e morte in Africa 137

III/ Imparare a «vivere la propria morte»

nei riti di iniziazione in Africa 140

IV/ La risurrezione di Cristo

e la ri-nascita nei riti di iniziazione 142

V/ Conclusione II. Forum teologico 147

Sergio Massironi et all.,

Fare teologia dalle periferie esistenziali .    .    .    .    .   _149

Introduzione, di Sergio Massironi 149

I/ Europa e Mediterraneo, di Teresa Forcades 152

II/ Nord America, di Stan Chu Ilo e Meghan J. Clark 155

III/ Sud America, di Lorena Basualto Porra 158

IV/ Africa, di Toussaint M. Kafarhire 161

V/ Oceania, di Adele Howard 163

VI/ Asia, di Agnes Brazal

 

Editoriale

«Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto» (Mc

16,6). La fede nella risurrezione di Gesù Cristo e la speranza

della risurrezione per tutta l’umanità appartengono al nucleo

della fede cristiana chiaramente attestata negli scritti del Nuovo

Testamento. Nel testo più rilevante di Paolo dedicato a questo

tema si legge: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello

che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati

secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno

secondo le Scritture» (1 Cor 15,3-5). Poiché nella comunità

corinzia vi erano opinioni che esprimevano dubbi su questo

avvenimento, Paolo sottolinea:

Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono

dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è

risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è

risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra

fede (1 Cor 15,12-14).

Dai suoi inizi nel 1965 Concilium ha offerto tre numeri interamente

dedicati alla tematica della risurrezione. Si tratta dei

fascicoli n. 10 del 1970, n. 5 del 1993 e n. 5 del 2006. Se si presta

attenzione all’escatologia in generale o ad altri argomenti riferiti

alla fine della storia, vi sono diversi altri numeri che includono

contributi su questo argomento. È anche possibile trovare

contributi su questa tematica in numeri dedicati alla cristologia,

per esempio. Concilium 10/1970 portava il titolo: «Vivere dopo la morte?

». Dato che apparteneva alla sezione di Sacra Scrittura, che

organizzava i fascicoli in quegli anni, i diversi contributi ruotavano

attorno al mondo religioso e culturale della Bibbia, specialmente

ai vari autori e alle varie testimonianze del Nuovo

Testamento. La tematica antropologica, naturalmente, occupò

allora un posto centrale, per esempio con il contributo di

Maurice Carrez, Con quale corpo risuscitano i morti? Una tematica

molto dibattuta in quel momento è stata analizzata nel testo

di Pierre Benoit: Risurrezione alla fine dei tempi o subito dopo

la morte?. La centralità dell’evento cristologico, al di là del polo

antropologico, è stata ben evidenziata in vari contributi. È interessante

constatare che, allora, gli autori, tranne uno (Severino

Croatto), erano tutti europei, maschi per di più; tra loro alcuni

dei più rinomati biblisti, come Joachim Gnilka.

Concilium 5/1993 era intitolato: «Reincarnazione o risurrezione?

». Come osservavano gli editor dell’epoca – H. Häring e

J.B. Metz – si trattava di un argomento complesso che, già allora

notavano, stava «suscitando un fascino inaspettato nei paesi

occidentali, anche tra i cristiani». La necessità di un dialogo

ben condotto era un obiettivo chiaramente visibile del numero

se si nota che l’intera prima parte dava la parola ad autori rappresentativi

di quelle diverse tradizioni e geografie che sostenevano

la credenza nella reincarnazione. Il dialogo comparativo

ha incluso ampie prospettive: l’origine e il futuro dell’essere

umano; l’esistenza dell’ingiustizia e del male, della sofferenza

e della disuguaglianza tra le persone; il legame oltre la morte

con gli antenati, con gli amici e le persone care; l’idea di un

percorso di purificazione da ogni egocentrismo; «l’esperienza

delle occasioni sprecate, dei propri limiti e delle molte possibilità

che, nel corso di una vita, non sono mai realizzabili. Un ente

finito non deve avere la possibilità di crescere nel suo essere

molto più di quanto gli sia concesso nei pochi anni di una vita?

». Queste domande e considerazioni illustrano il valore di

quel numero di Concilium del 1993.

Concilium 5/2006 era intitolato «La risurrezione dei morti».

In quel numero, la prospettiva contestuale nell’interpretazione

degli autori era già più evidente. I contributi, divisi in tre parti

(il comune religioso, lo specifico cristiano, la risurrezione nella […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027055/concilium---20242.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027055/concilium---20242.htmlFri, 17 May 2024 16:45:14 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 Giorgio Bonaccorso

I riti ci cambiano a modo loro

Studi

4 A ndrea Bozzolo

L’eucaristia: una cristologia celebrata

9 Franca Feliziani Kannheiser

Riti e identità

15 E nrico Parolari

Quando celebri non puoi più nasconderti

20 Fabio Trudu

L’abito fa il monaco, almeno un po’

25 Gianluca Zurra

La messa è “di” qualcuno?

30 Massimo Maffioletti

Messe per età diverse?

36 S ilvano Sirboni

Fuori programma

41 Maria Teresa Zattoni

Prove di umanità in seminario

47 Bruno Bignami

«Ringraziamo le autorità al primo banco»

53 Paola Bignardi

Cosa succede se non succede nulla?

Formazione

58 Paolo Alliata

Non come muti spettatori

2. Mettere mano a ricchezze nascoste

Asterischi

63 Pasquale Bua

Gesti e parole

3. L’unzione post-battesimale

67 A nselmo Morandi

Gesti e parole

4. La Preghiera di ordinazione presbiterale

Chiacchiere di sacres tia

71 Manuel Belli

Preti italiani e suore francesi

 

Giorgio Bonaccorso

I riti ci cambiano a modo loro

Il rito circola negli ambiti più reconditi

degli individui e dei gruppi molto

al di là della consapevolezza che ognuno

di noi ne può avere. Ciò significa

che i riti ci hanno già cambiato e molto

prima che noi decidessimo di cambiare.

Si tratta di quei comportamenti

che con i loro “ritmi” interni, animano

la nostra vita, ossia le nostre azioni, le

nostre percezioni, i nostri sentimenti e

anche i nostri pensieri.

Non si tratta solo di “riti religiosi”,

ma, resta vero che, in tutte le popolazioni

del pianeta, i comportamenti rituali

sono stati associati anche alla religione.

Anche i riti religiosi, così come i

loro cugini profani, tendono a cambiare

gli individui e i gruppi.

Ma perché allora noi abbiamo spesso

l’impressione che dopo una celebrazione

liturgica non sia cambiato nulla?

Perché ne constatiamo l’inefficacia e

addirittura l’inconsistenza? Non è forse

perché proprio quando li filtriamo

attraverso il nostro controllo, per ottenere

dei mutamenti, perdono la loro

efficacia e la loro consistenza? Se ti

chiedi come ti cambiano i riti, la prima

cosa da tener presente è che i riti

non ti cambiano come vuoi tu. Non

sono strumenti di un progetto, sia pure

teologico, pastorale, catechetico. Più

l’individuo, la comunità e la chiesa trasformano

i riti in strumenti e più essi

risulteranno incapaci di trasformare

l’individuo, la comunità, la chiesa. Non

avranno più nulla di sorprendente perché

sottoposti a un controllo che non

accetta sorprese, non saranno più efficaci

perché gestiti da un progetto che

ha già deciso quale debba essere la loro

efficacia.

L’interrogativo è rivolto a te individuo,

a te comunità, a te chiesa: «Come

ti cambiano i riti?». I riti ti cambiano

a loro modo. E lo fanno con i loro

ritmi, le loro emozioni, le loro danze,

i loro profumi, le loro immagini, i loro

gesti. Se estrometti dai riti molte di

queste azioni e di questi linguaggi, i riti

non rispondono più, non esistono più,

e certamente non ti cambiano. Se ci si

libera dalla sindrome del controllo i riti

possono operare cambiamenti anche

sorprendenti: cambiano gli individui, le

comunità, la chiesa; possono cambiare

anche le rubriche.

Una questione sempre aperta è quella

del rapporto tra la liturgia e le emozioni.

Indubbiamente le emozioni possono

talvolta attentare alla vita, ma senza

emozioni con c’è vita. E così senza emozioni non c’è rito. Le emozioni e i

sensi sono alleati della fede e della liturgia,

della religione e del rito. Il rito è

un modo di sentire e, quindi, non può

che avvalersi dei sensi e delle emozioni.

Solo così sono quell’esplosione estetica,

quell’esplosione dei sensi che ti

cambia e che ti rende “sensibile” a quel

Dio che si è reso prossimo. Il fatto che

Dio trascende i sensi ci ha portato a

fare riti anestetici, invece di seguire le

tracce del Dio che ha sposato il mistero

col sentimento e che ha celebrato il

rito della sua passione, morte e risurrezione.

Ma come può un rito che celebra

la passione essere senza passioni?

La liturgia ha un fondamento cristologico

non perché nel rito si parla di

Cristo e della sua passione, ma perché

in essa le nostre passioni si aprono alla

sua passione: ciò attraverso parole, gesti,

immagini che suscitano “passione”.

In tal modo si realizza sensibilmente

la conformazione a Cristo. Se c’è un

motivo che giustifica l’esistenza della

liturgia è proprio il fatto che la fede

non consiste nel credere in Cristo ma

nell’essere in Cristo e quindi nella forza

che fa sentire l’appartenenza a Cristo

e la conformazione a Cristo. Il che

cosa si celebra è quindi indisgiungibile

dal come si celebra, e il come si celebra

si qualifica nella modalità dell’esporsi

personalmente alla vicenda cristologica.

L’aspetto decisivo è dato infatti

dalla disponibilità ad esporsi a Cristo

nel rito: ossia a non nascondersi dietro

le parole e rimanere indifferente, ma

a lasciarsi trasportare da Cristo nel rito.

Ma ciò non può avvenire se si tralasciano

i codici operativi che appartengono

ai riti e che sono riscontrabili

ovunque a livello culturale e in parte

anche biologico.

Indubbiamente rimangono aperte

molte questioni sul ruolo dei componenti

dell’assemblea liturgica, dei ministri,

delle età, delle propensioni personali.

Bisognerebbe chiedersi, però,

se molte di tali questioni avrebbero

ugualmente tanto peso se si iniziasse

a imparare dal rito per poter celebrare

un rito.

Il rito non esiste in un iperuranio

indipendente: è sempre qualcosa fatto

dagli esseri umani. La questione è

che, quando lo si definisce in questo

modo, non si intende ricondurre il rito

alla progettazione umana, ossia ad

una costruzione consapevole. Si intende

piuttosto dire che il rito è un insieme

di azioni umane che vanno ben

oltre il pensiero concettuale degli esseri

umani. Quindi imparare dal rito

per celebrare il rito non significa altro

che imparare da come il rito si inscrive

nelle trame delle azioni umane. Ed

è proprio su questo punto che emerge

l’ampio investimento di energie umane,

come suoni, gesti, parole, immagini,

spazi, tempi, emozioni, sentimenti. La

razionalità (etica, filosofica, teologica)

deve aiutare ad evitare deviazioni, non

a reprimere quelle sensazioni ed emozioni

che fanno del rito un’esperienza

viva e vivace.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027048/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027048/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlThu, 02 May 2024 16:38:57 +0200
Servizio della Parola - n. 557@Wordinprogress

5. Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte su Servizio della Parola 

I nostri modi di dire

51. La gioia del paradiso 7

1. «La gioia del paradiso» (A. Carrara) 

2. I Salmi delle ascensioni,

un pellegrinaggio verso la gioia (D. Arcangeli) 

3. «Oh gioia! Oh ineffabile allegrezza!».

La gioia nel Paradiso di Dante (M. Ballarini) 

Dalla devozione al Sacro cuore alla preghiera del cuore? 

(R. Laurita)

Dalla Santissima Trinità alla 15a domenica ordinaria

Santissima Trinità (F. Ficco, + A. Lameri) 

SS. Corpo e Sangue di Cristo (F. Ficco, + A. Lameri) 

10ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Aceti, Redazione) 

11ª domenica ordinaria (F. Ficco, + G. Ambrosio, Redazione) 

12ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Diaco, Redazione) 

13ª domenica ordinaria (F. Ficco, A. Carrara, A. Ghersi) 

14ª domenica ordinaria (F. Ficco, M. Epis, A. Ghersi) 

15ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Zanchi, A. Ghersi)

 

5.

Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte su Servizio della Parola

Carissimo Direttore,

mi chiamo Giampiero Savino, ho 38 anni, sono presbitero dal

2010 e parroco dal 2019. Ho avuto un “primo contatto” con la

rivista negli anni del seminario durante una conferenza sull’omiletica

tenuta da don Chino. Quando poi sono diventato parroco

ho sentito il bisogno di inserire nei testi che abitualmente usavo

per la preparazione dell’omelia domenicale, qualcosa che mi desse

una comprensione più “scientifica” degli stessi brani, non solo

un’interpretazione pastorale. Attraverso del materiale pubblicitario

che era arrivato in parrocchia tramite posta, mi sono nuovamente

imbattuto nella rivista e quindi ho deciso di abbonarmi.

Fondamentalmente il mio utilizzo della rivista è in funzione

della mia personale preparazione all’omelia domenicale, non necessariamente

per trovarvi degli spunti da utilizzare ma per avere

una comprensione migliore dei brani, che parta da “cosa” dice il

testo innanzitutto. Sicuramente trovo molto utile anche la parte

del commento più vicino alla sensibilità pastorale. Non seguo i

suggerimenti per le preghiere dei fedeli perché in parrocchia utilizziamo

il foglietto “la domenica”.

Da qualche anno sono passato all’abbonamento digitale ma

solo per una questione di “spazio”: sembrerà banale ma i volumi

iniziano a diventare tanti e non si sa dove metterli. Ecco, se proprio

devo manifestare un aspetto migliorabile – a mio avviso – è

proprio la parte digitale: mi risulta un po’ farraginoso il meccanismo

che chiede ogni volta di andare al sito, accedere ecc. Mi sembrerebbe

molto più semplice poter mantenere “aperto” il file in

uso o magari una app.

Ringraziandovi per il vostro servizio e per l’opportunità di entrare

in questo dialogo con il direttore e la redazione della rivista,

vi auguro una buona continuazione.

Carissimo don Giampiero,

grazie della tua testimonianza come lettore di Servizio della

Parola e della sensibilità che porti come prete ancora giovane,

sia per gli anni di ministero che per età anagrafica. Colgo dalle

tue osservazioni anzitutto il desiderio di una comprensione

personale e profonda della parola di Dio, anche culturalmente

accurata, come primo passo per una maturazione spirituale e

ministeriale. Si tratta di fare esperienza della Parola come dimensione

“ispirante”, in grado di suscitare l’apertura degli occhi

e delle orecchie alla realtà di Dio nella nostra vita. Questi

effetti di apertura e di trasformazione del cuore non risultano

da una lettura superficiale, emotivistica o ideologica, che trascuri

la portata delle domande che sono suscitate in un lettore

sensibile e attento. Si tratta invece di valorizzare il percorso

dell’intelligenza e degli affetti, che cooperano con il testo a una

lettura sempre più profonda e capace di incidere sulla coscienza

del lettore.

Il primo passo per questa trasformazione è proprio la comprensione

del senso letterale della Parola – quel senso che l’autore

umano intende esprimere – perché il lettore possa poi comprendersi

davanti ad esso. Ciò permette, per l’azione dello Spirito,

di passare continuamente da cosa il testo dice in sé a cosa dice

a me, alla mia vita, al mio cuore, ai miei desideri e paure, per

poi offrire la mia vita personale e comunitaria nella preghiera.

L’omelia non dovrebbe scaturire in modo naturale da questo

rapporto intimo e personale con la parola di Dio, capace di illuminare

anche la vita della comunità? Altrimenti si rischia di

strumentalizzare la Parola per scopi pastorali o sociali che possono

anche essere buoni o pertinenti, ma che non entrano in un

processo più profondo di ascolto dello Spirito.

È poi certamente vero che l’omelia non è una semplice “spiegazione”

della parola di Dio domenicale, ma è un atto di accompagnamento

della comunità nel mistero di quella Parola,

di come essa si incarna nella sua vita, di come ne può orientare

atteggiamenti e stili. E questo richiede sensibilità e sapienza pastorale,

per “rileggere” quella Parola a contatto con le domande,

le modalità di comprendere Dio e la spiritualità delle persone

di oggi e di una comunità concreta. Un suggerimento per questo

secondo passaggio pastorale può essere quello di partecipare,

anche come presbiteri e pastori di comunità, a gruppi di

ascolto e condivisione della parola di Dio domenicale, insieme

a laici che siano educati a rileggere i loro vissuti alla luce della

Parola. Se portare la comunità a questo atto di preghiera condivisa

settimanale può essere già un obiettivo pastorale, il primo a

goderne i frutti sarà il parroco stesso che, partecipando a questi

incontri non da maestro ma come uditore della Parola insieme

agli altri, potrà arricchire il proprio bagaglio omiletico con l’esperienza

di vita condivisa da tante persone alla luce del vangelo

domenicale, per poi cogliere ciò che più contribuisce al cammino

della propria comunità.

In questo quadro quale può essere il nostro contributo come

Servizio della Parola? Certamente non intendiamo offrire

omelie “precotte” o schemi “preconfezionati”, che prescindano

dal lavoro di ascolto della Parola e dello Spirito che l’omileta è

chiamato a fare (tra l’altro di omelie se ne possono trovare già

tante su vari siti o supporti informatici). La rivista può invece

offrire strumenti da utilizzare con sapienza, che difficilmente

possono essere scovati altrove in questa forma: da un lato l’esegesi,

in modo semplice e con attenzione al contesto ermeneutico

del Lezionario, può arricchire e approfondire notevolmente

il ventaglio interpretativo della Parola; dall’altro gli spunti di

attualizzazione hanno un metodo preciso, ossia quello di far

emergere le domande di vita, i desideri e i vissuti delle persone

di oggi, che possono gettare luce sulla Parola offerta la domenica.

Infine alcuni suggerimenti di regia liturgica predispongono

indicazioni utili per la celebrazione, in armonia con la liturgia

della Parola. A questo riguardo ci interessa anche offrire materiali

che possano sostenere le liturgie della Parola in attesa

di presbitero (ADAP), che sempre più si stanno diffondendo

nell’esperienza pastorale italiana.

Per la preghiera dei fedeli sono d’accordo con te, carissimo

don Giampiero, ce ne sono già tantissime e certamente la maggior

parte delle nostre comunità sono educate a scriverne di più

pertinenti, attraverso i loro gruppi liturgici.

Da ultimo la questione della versione digitale: sarebbe davvero

bello poter disporre di una app di Servizio della Parola per

gli abbonati che desiderino fruirne. Vedremo se sarà possibile e

in che tempi.

Grazie ancora di questo tuo contributo!

Davide Arcangeli

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027031/servizio-della-parola---n-557.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027031/servizio-della-parola---n-557.htmlThu, 02 May 2024 13:38:30 +0200
Concilium - 2024/1Indice

B ernardeth Caero Bustillos – Luca Ferracci

Daniel Franklin Pilario – Michelle Becka,

Editoriale: Guerra e pace 

Abstracts 

I. Guerra e pace 

1. Inquadrare guerra e pace

1.1 Burkhard Liebsch, La guerra come anacronismo

e come minaccia apparentemente inevitabile 

1.2 Sarah Louise MacMillen, Guerra e religione:

alienazione ed espiazione 

I/ Erich Fromm su pace e guerra 

II/ Utopia: la guerra come ricerca dell’unità? 

III/ Definire la pace 

IV/ Conclusione 

1.3 Bernhard Koch, Guerra giusta e pace giusta 

I/ Introduzione 

II/ Guerra giusta 

III/ La pace giusta 

IV/ L’éthos della nonviolenza  1.4 Mary Ellen O’Connell, Credere nella guerra 

I/ L’ascesa della teoria realista e il suo impatto 

II/ Il ristabilimento della pace come scopo del diritto 

III/ Conclusione 

2. Tradizioni teologiche

2.1 John Baptist Antony, Shlôm nei suoi aspetti biblici 

Introduzione 

I/ Contesto 

II/ Alcune considerazioni metodologiche 

III/ Comprensioni bibliche della pace 

IV/ Alcune implicazioni per la costruzione della pace 

Conclusione 

2.2 Fabio Ruggiero, I padri della chiesa

di fronte alla guerra 

I/ Introduzione 

II/ Dalla letteratura subapostolica alla prima apologetica 

III/ Clemente Alessandrino, Ippolito e Origene 

IV/ L’Africa romana del III secolo 

V/ La svolta costantiniana 

VI/ Ambrogio e Agostino 

VII/ Conclusione 

2.3 Eli S. McCarthy, Nonviolenza attiva

durante la guerra. Implicazioni teologiche 

I/ Introduzione 

II/ Esempi di grande impatto durante la guerra 

III/ Implicazioni teologiche 

3. Esperienze

3.1 Francisco de Roux, Tra il dolore della guerra a pezzi

e la sfida della comunità mondiale 

I/ «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9) 

II/ La ricerca della verità 

III/ Una nuova situazione per la chiesa IV/ Discernimento tra costruire

o lasciar distruggere la comunità mondiale 

3.2 Elias O. Opongo, Conflitti africani e interventi di pace.

Alla ricerca di una pace sostenibile 

Introduzione 

I/ Analisi contestuale dei conflitti africani 

II/ Strategie di intervento nei conflitti africani

e relative implicazioni teologiche 

3.3 A lejandro Castillo Morga, Nonviolenza e resistenza

nel popolo chatino di Zenzontepec, in Messico

I/ Il popolo chatino 

II/ Nonviolenza e resistenza nella teologia politica 

III/ «Vale più la vita di una persona che un pezzo di terra» 

II. Forum teologico 

Catherine E. Clifford, Continuare a recepire

la “gerarchia” delle verità 

 

Editoriale

Guerra e pace

Le persone desiderano la pace e anche noi, come persone di fede, ci adoperiamo per ottenerla. Immagini bibliche, teologie, teorie filosofiche e utopie si interrogano sul concetto di pace. Non è da meno lo shlôm del Primo Testamento che ci promette una vita di relazione giusta e realizzata, in comunità con gli altri e sotto la protezione di Dio. Le idee contemporanee provenienti da tutto il mondo, come il buen vivir, alimentano queste concezioni e le sviluppano ulteriormente. Già nell’idea biblica di pace, quest’ultima non è concepibile senza la giustizia, e queste posizioni sono state ulteriormente sviluppate. Pace e giustizia vanno di pari passo. Dovrebbero dare forma alle nostre società: questo è l’auspicio, questa la pretesa normativa. La realtà è spesso diversa, tuttavia. Pace e giustizia mancano, mentre guerra e conflitti armati sono assai presenti. Per la maggior parte delle persone in tutto il mondo i pericoli della guerra non sono mai stati lontani: i conflitti dentro gli stati e tra gli stati determinano il nostro mondo. Ci sono guerre, come per esempio in Afghanistan e nello Yemen, ci sono guerre civili in tanti Paesi (come la Siria, il Sud Sudan, la Libia, il Tigray, il Ciad, il Congo e la guerra ai Rohingya), guerre per la droga (come in Messico e nelle Filippine) e tanti altri conflitti armati nel XXI secolo. Una delle ultime guerre1, quella di aggressione all’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, rappresenta un punto di svolta – non solo per gli europei – per almeno due aspetti: si tratta di una guerra nel cuore del Vecchio Continente e come tale prova che il progetto di pace dell’Europa non si regge su gambe così sicure come si credeva o si voleva credere; inoltre mostra, ancora una volta, l’instabilità dell’ordine internazionale: che valore ha un ordine politico se, alla fine, il vicino più potente può invadere quello più piccolo? E cosa comporta la presenza di questa guerra per il nostro pensiero e per la nostra convivenza? Come possiamo sostenere la speranza di pace senza che diventi cinica, come quando ignora la sofferenza delle persone? E cosa fa la differenza tra il livello individuale e quello strutturale? La pace e l’ideale della pacificazione si riflettono in molti modi sul piano teologico e la pace è la prospettiva guida di questo numero, nella convinzione che qualsiasi approccio alla guerra mira ad avvicinarsi alla pace. Tuttavia la guerra e i conflitti armati sono estremamente presenti nel nostro mondo: distruggono vite umane in modo permanente; ecco perché anch’essi sono al centro di questo numero, che riflette teologicamente sul fatto della guerra. Come possiamo affrontare l’esistenza della guerra e dei conflitti armati in quanto espressione più estrema dell’ingiustizia? Che cosa ci provoca la guerra? In quale maniera essa sfida il nostro pensiero teologico? I nostri contributi si sforzano di trovare risposte a queste domande. La tensione tra le possibili strade da seguire, che sono discusse in modo controverso in tutto il mondo, si riflette anche nei contributi. I quali non offrono ricette per un rapido raggiungimento della pace, ma mostrano che esistono diversi livelli di azione e diversi agenti: alcuni si concentrano sugli stati e sull’ordine internazionale, altri riflettono sulle possibilità della società civile come pure della chiesa. Le logiche e i modi di pensare sono associati anche a diversi soggetti: logica diplomatica o militare, riflessione morale, pensiero teologico o considerazioni in vista di interessi di gruppo. Alcuni si completano a vicenda, altri sono in tensione tra loro. Eppure, questi contributi sono la dimostrazione che anche di fronte alla guerra dobbiamo continuare a pensare e a lottare: per le vie di soluzione, per la comprensione, per un pensiero appropriato. È parte della visione di base di Concilium prendere in considerazione le prospettive di diverse regioni e imparare da esperienze e discorsi differenti. Le guerre e i conflitti armati sono ovunque, e le persone soffrono dappertutto. Eppure le cause, i discorsi e le strategie per fronteggiare tali conflitti sono diversi. In questo numero vogliamo presentarne e discuterne alcuni, chiedendoci cosa possiamo fare per opporci alla guerra. Cercheremo di affrontare il problema della guerra su tre livelli. In primo luogo, ricorrendo a un approccio interdisciplinare, ci chiederemo quali siano le strutture euristiche, cosa significhi oggi la guerra e quali narrazioni diano forma al discorso sulla guerra: come possiamo pensare di affrontare l’esistenza della guerra? In secondo luogo ci chiederemo quali tentativi di risposta offra la teologia, nel passato e nel presente: possiamo parlare di “guerra giusta” e cosa vorrebbe dire? Infine, ad un terzo livello, offriremo alcuni punti di vista (naturalmente ce ne sarebbero molti altri) su cosa significhi la guerra per la vita delle persone e su come la guerra e la violenza influenzino l’esistenza e la cultura: in che modo le persone la affrontano e come resistono? Come apertura, il filosofo tedesco Burkhard Liebsc h solleva la questione del fino a che punto, sullo sfondo della criminale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, la guerra debba essere intesa come una minaccia che resta inevitabile. Egli prende sul serio il fatto che «uno possa minacciare di rovinare tutto in virtù di una decisione sovrana»; allo stesso tempo però mette in guardia dal cedere alla logica della guerra. Egli mostra come in guerra ogni politica fallisca e come anche il pensiero corra il rischio di sottomettersi alla guerra. Liebsch promuove inoltre un modo di pensare che neghi la guerra e sottolinea la necessità di una comprensione appropriata e attuale dello stato, secondo la quale lo stato deve riconoscere la violenza che è andata di pari passo con la sua storia e continua a emergere da essa. La sociologa statunitense Sarah Louis e MacMillen riflette sul rapporto tra guerra e religione e sostiene la tesi secondo la quale la religione è una causa importante della guerra. L’autrice ritiene, insieme a Erich Fromm, che in questi casi spesso c’è già una comprensione problematica della religione, sovente […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027024/concilium---20241.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027024/concilium---20241.htmlThu, 11 Apr 2024 16:06:39 +0200
Corso di liturgiahttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788839961891/corso-di-liturgia.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788839961891/corso-di-liturgia.htmlMon, 25 Mar 2024 16:36:35 +0100Parole di VitaINDICE

EDITORIALE 

Rocco Caruso

ISAIA, PROFETA E UOMO VERO.

CHI SI CELA DIETRO I TESTI? 

Giacomo Violi

L’ESPERIENZA DELLA SANTITÀ DI DIO

E L’URGENZA DELLA MISSIONE 

Laura Invernizzi

UNO SGUARDO PROFONDO

ALLA STORIA 

Patrizio Rota Scalabrini

TRONO E ALTARE: ALLEANZA

O SCONTRO? ISAIA E LA POLITICA 

Juan Antonio Ruiz Rodrigo

LA CITTÀ DI SION/GERUSALEMME 

Dionisio Candido

«HO VISTO UNA PAROLA DI PACE».

IL SOGNO DI ISAIA (IS 2,1-5) 

Massimo Gargiulo

RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA:

LA CHIAVE DEL SANTUARIO E DELLA TORÀ 

Maurizio Girolami

RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA:

«LA CHIAVE DELLA CASA DI DAVIDE» 

BIBBIA E SCUOLA

Gian Paolo Bortone

La missione del profeta e il silenzio di Dio 

IL PROFETA NELLA LITURGIA

Angelo Lameri

Il Lezionario del tempo di Avvento 

RIFIGURAZIONI

Donatella Scaiola

Isaia in musica 

APOSTOLATO BIBLICO

Giuseppe Tilocca

I commenti biblici online: una nuova frontiera? 

ARTE

Marcello Panzanini

Uno sguardo che cambia la vita:

Il profeta Isaia, di Antonio Balestra

 

EDITORIALE

Quale scopo ha la predicazione di Isaia?

Quali grandi temi affronta? Certamente

Isaia ha voluto convertire i suoi contemporanei

e provocare nel popolo l’incontro

con Dio, ma su che cosa si fondano

la sua fede e il suo annuncio? Su due pilastri: l’elezione

divina di Gerusalemme, la sua citta d’origine,

e la dinastia davidica.

Anche se Isaia non parla mai direttamente di se

stesso, emergono nei testi alcuni tratti che lo caratterizzano:

non solo la sua missione e gia racchiusa

nel significato del suo nome (Yhwh salva), ma

tutta la sua vita, compresi i suoi stessi figli e i loro

nomi (Is 8,18) e alcuni gesti significativi (come

girare nudo e scalzo per tre anni, Is 20,2-3, o

incidere su una tavoletta un messaggio che sara il

nome del futuro secondogenito, Is 8,4) sono segni

che rimandano a cio per cui Dio lo ha scelto

(R. Caruso). Nessuno si sceglie la missione profetica

come un mestiere, nessuno si nomina da

se, ma e il Signore a inviarlo; punto di partenza

e nucleo incandescente della vicenda profetica e

sicuramente il momento della vocazione. Quella

di Isaia e narrata secondo lo “schema politico”,

come ci spiega G. Violi: e l’incontro con la santita

di Dio, che sembra cercare qualcuno da inviare,

a spingere Isaia, uomo deciso, a un generoso

si e alla celebre risposta: Eccomi, manda me (Is

6,8). La missione e tornare tra i suoi come messaggero

divino, pur sapendo di esser destinato al

fallimento. Isaia non ci comunica la propria esperienza,

ma dopo quella teofania sara un uomo

nuovo, messaggero di una visione che si fa parola:

uno sguardo penetrante e profondo sulla realta

e sulla storia; la capacita visionaria del profeta

non e mai separata dalla parola, che interpreta e

trasmette agli altri la sua esperienza (L. Invernizzi).

Infatti, tutto cio non puo essere per il profeta

solo un forte accadimento intimo e personale, ma

si traduce in liberta di giudizio e lucidita di analisi

nella dimensione politica e nella lettura delle

vicende belliche e diplomatiche, in denuncia delle

ingiustizie e in invito alla speranza (P. Rota Scalabrini).

Nel cuore del profeta una speciale attenzione

e per Sion/Gerusalemme, la citta per eccellenza

(J.A. Ruiz Rodrigo): e non solo la sua citta

d’origine, ma uno dei grandi filoni della sua predicazione.

Le denunce sociali e la critica alle autorita

postulano un cambiamento di condotta che

provochera un indurimento nel popolo e il castigo

di Dio, ma la catastrofe non e l’ultima parola:

nel sogno di Isaia Sion (e soprattutto il tempio)

diviene la meta non solo di pellegrini e fedeli,

ma il luogo luminoso e di pace capace di attrarre,

in una sorta di “ecumenismo isaiano”, anche i

gentili (D. Candido). Oltre a Gerusalemme, l’altro

grande tema della predicazione isaiana e quello

della dinastia davidica, che ritroviamo nel cap.

22 e, in particolare, quello della chiave del santuario

e della casa di Davide (Is 22,22), al centro

dei due “articoli gemelli” sulle riprese di Isaia

in prospettiva ebraica (M. Gargiulo) e nella tradizione

patristica (M. Girolami).

Da non perdere, poi, l’appuntamento con le

rubriche: allo sguardo che cambia la vita di Isaia

sono dedicati anche la copertina e l’approfondimento

di M. Panzanini (Arte), mentre G.P. Bortone

(Bibbia e Scuola) ci ricorda che la missione

non si esaurisce solo nella dimensione operativa

e che anche il silenzio di Dio “parla”; il percorso

nella liturgia (A. Lameri) prosegue con l’uso di Isaia

nel tempo di Avvento, mentre a proposito delle

riprese di testi isaiani nell’arte in questo numero

ci occuperemo di quelle musicali: D. Scaiola ci

guidera alla scoperta del Messia di Handel. La riflessione

sull’Apostolato biblico (G. Tilocca) si concentra

su una nuova frontiera di annuncio della

parola: i commenti on line; mentre la Scheda biblica,

ovvero il nostro inserto staccabile (F. Nigro),

propone alcuni spunti sulla vocazione-missione

di tutti noi lettori, alla scuola del profeta Isaia.

Buona lettura!

Elena Maria Laluce

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027017/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027017/parole-di-vita.htmlWed, 20 Mar 2024 16:53:16 +0100
Servizio della Parola - n. 556@Wordinprogress

4. Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte

su Servizio della Parola

I nostri modi di dire

50. Felici come una Pasqua

1. La felicità ragionevole e possibile (A. Carrara)

2. La gioia nel Vangelo (P. Mascilongo)

3. Felici come una Pasqua (S. Passeri)

Veglia vocazionale per giovani

Cosa devo fare per essere felice?

(C. Cremonesi)

Tempo pasquale 2024

31 marzo / 19 maggio

Pasqua di risurrezione (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

2ª domenica di Pasqua (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

3ª domenica di Pasqua (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

4ª domenica di Pasqua (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

5ª domenica di Pasqua (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

6ª domenica di Pasqua (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

Ascensione del Signore (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

Domenica di Pentecoste (L. Flori, V. Brunello, R. Laurita)

 

 

4.

Il Direttore risponde

Alcune valutazioni e proposte

su Servizio della Parola

Carissimo Direttore,

sono abbonato da una decina d’anni (forse più) alla rivista e

vi ho sempre trovato un bel contributo per la riflessione sulle

letture e per la preparazione dell’omelia domenicale.

Apprezzo i commenti di solito concisi e chiari sia a livello esegetico

che omiletico. In taluni commenti esegetici si usa un linguaggio

a volte un po’ troppo “tecnico” o “ecclesialese”, che

perde in chiarezza.

Talvolta ho letto anche i contributi dei dossier su tematiche

della predicazione e dei sussidi su iniziative pastorali. Ho apprezzato

il tentativo di collegare la parola di Dio con le sfide

culturali di oggi, con contributi specifici. Mi sembra molto

buono l’accompagnamento dell’anno liturgico.

Terrei più presente, nei commenti, anche le giornate specifiche

fisse: giornata missionaria mondiale, giornata della parola di

Dio, della carità del papa, dei nonni e anziani, dei poveri, dei

migranti e rifugiati. Forse si potrebbe offrire una riflessione su

alcuni temi specifici, in questo tempo di discernimento sinodale.

Offro tre esempi. – Bambini ed eucaristia: quale tipo di adattamento è possibile

per i più piccoli?

– Liturgia della Parola domenicale ed eucaristia domenicale:

come salvare le reciproche caratteristiche?

– Giovani e liturgia eucaristica: come offrire una messa che

esprima il sentire e le modalità espressive dei giovani?

Grazie per il lavoro tuo e della tua équipe.

don Maurizio Fabbri

Carissimo don Maurizio,

ti ringrazio per la semplicità e chiarezza della tua riflessione

su Servizio della Parola. Tocchi molti punti importanti e offri

prospettive interessanti. Mi soffermo particolarmente sulla tua

prima osservazione, accogliendo con soddisfazione il tuo giudizio

sui nostri commenti esegetici al Lezionario domenicale.

Al cuore della nostra rivista c’è la parola di Dio, specialmente

quella che risuona ogni domenica nelle nostre comunità. L’obiettivo

è offrirne commenti che sappiano mediare la ricerca

propria dell’esegesi in una forma comprensibile a tutti, senza

stancare il lettore con passaggi argomentativi o linguaggi tecnici,

che sono certo necessari per i contributi scientifici ma che possono

pregiudicare la possibilità di una comunicazione più ampia.

Trovare questo equilibrio non è un compito facile per l’esegeta

e richiede una specifica competenza, acquisita sul campo della

comunicazione pastorale, con una costante attenzione alle forme

e ai linguaggi. È il frutto di un’ascesi che comporta la rinuncia al

narcisismo dei metodi e alla pretesa di una spiegazione completa.

Si tratta di dare gratuitamente, con poca spesa e fatica per il

lettore, quella perla preziosa che rappresenta la meta di decenni

di lavoro intellettuale ed è al contempo l’ispirazione e motivazione

profonda di tanta fatica.

Viene in mente quel passo di Isaia: «O voi tutti assetati, venite

all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate;

venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte»

(Is 55,1). Non è scontato esprimere questa liberalità, che spoglia l’accademia del suo carattere esclusivo ed espone senza filtri il

nucleo incandescente della passione esegetica: la comunicazione

della Parola. Se poi il lettore non apprezza la fatica che c’è

dietro, che importa? Ciò che a noi preme è che si rinnovi in lui

o in lei il gusto della Parola e che possa far propria quella nuova

comprensione, per donarla ad altri, in diverse modalità e contesti,

compreso quello liturgico.

Il nostro desiderio è che un abbonato di Servizio della Parola

sappia di trovare nella rivista un frutto sicuro e profondo, senza

doverlo scovare con fatica in una frase di un commentario, pescata

dopo pagine di ricerca delle fonti, analisi filologiche o studi

narratologici. Se poi il nostro lettore, ispirato da questo frutto,

sentirà nascere in lui il desiderio di un confronto serio con un

commentario, per la propria preparazione personale, allora saremo

davvero soddisfatti, perché l’impulso alla comunicazione

del Vangelo sarà consolidato dalla ricerca di una maggiore profondità.

Questa non è una meta facile e forse non sempre siamo riusciti

a raggiungerla. L’impegno si rinnova oggi, nel solco di una

lunga e importante tradizione, che ha saputo mettere a frutto i

migliori sforzi dell’esegesi italiana, storicamente attenta a coniugare

ricerca e pastorale.

Tutti gli altri punti che citi, carissimo don Maurizio, sono molto

importanti e andrebbero sviscerati uno per uno: preferiamo

farlo nei prossimi numeri, in modo da non trascurare nulla per

motivi di spazio.

Solo un accenno mi riservo al tema del rapporto tra liturgia

della Parola ed eucaristia e al tema dell’accompagnamento dei

giovani e delle famiglie nella Parola e nella liturgia. In un tempo

di ripensamento delle forme ministeriali e di riorganizzazione

della comunità cristiana sul territorio, il nostro contributo come

Servizio della Parola al cammino sinodale potrà essere anche

quello di offrire esperienze promettenti di mediazione pastorale

della parola di Dio, in grado di offrire una buona pedagogia,

rivolta in particolare ai giovani, alle famiglie e alle comunità in

attesa di presbitero.

don Davide Arcangeli

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027000/servizio-della-parola---n-556.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300027000/servizio-della-parola---n-556.htmlTue, 19 Mar 2024 16:55:50 +0100
Studia Patavina 2023/3INDICE

editoriale

Jacques Dupuis (1923-2023) La controversa eredità di una teologia cristiana

del pluralismo religioso

Gaudenzio Zambon

focus Coscienza e umanità. Fondamenti teorici, fonti antiche,

riflessioni moderne e contemporanee

Introduzione – Alla riscoperta di una “realtà antropologica universale”

Lubomir J. ak

Alle radici della nozione di coscienza nella cultura mediterranea antica: cenni

di analisi e di interpretazione

Ernesto Borghi

Per un’etica della riconoscenza e della restituzione in prospettiva

fenomenologico-trascendentale

Franco Buzzi

Cosa influisce sulla coscienza secondo la psicodinamica e le neuroscienze

Pierluigi Imperatore

La coscienza cristiana dei laici nell’impegno politico, tra storia e spiritualità

Markus Krienke

«Qui sto saldo». Una frase e il suo impatto

Johannes Schilling

Il giudizio della coscienza e la libertà della fede. Il fondamento dell’autocomprensione umana

Dietrich Korsch

La coscienza morale cristiana nel cammino dell’etica ecumenica.

Prospettive di dialogo

Lorenzo Raniero

Prendere coscienza come essere presi. Un cammino di libertà

Sergio Gaburro

ricerche

Il mistero di Maria, figura e simbolo della creazione

Giuseppe Trentin

temi e discussioni

Blaise Pascal fra libertini e post-modernità: sono le Pensées ancora attuali

per l’odierna teologia fondamentale?

Giuseppe Tanzella-Nitti

Come parlare di risurrezione oggi? Spunti di teologia pastorale

Rolando Covi

L’esistenza umana e credente nel globalismo informazionale

Alessandro Scardoni

notiziario

Vita della Facoltà (a.a. 2022-2023)

Paola Zampieri

libri ricevuti

indice generale 2023

 

EDITORIALE

Jacques Dupuis (1923-2023). La controversa eredità

di una teologia cristiana del pluralismo religioso

Gaudenzio Zambon

 

Negli anni Novanta alcune istituzioni accademiche ecclesiastiche e civili di

Padova e di altre città del Triveneto hanno avuto l’onore di conoscere padre

Jacques Dupuis come conferenziere su temi riguardanti il dialogo interreligioso.

In occasione del centenario della sua nascita (Charleroi, 5 dicembre

1923) ricordare la sua figura, oltre a omaggiarne la memoria, può utilmente

risvegliare l’interesse, lo studio e la ricerca sul dialogo interreligioso.

Il gesuita p. Dupuis è stato uno dei teologi piú famosi al mondo, esperto

di cristologia interreligiosa e di teologia delle religioni, e figura di

spicco nel mondo accademico internazionale messa in discussione dalla

Congregazione per la Dottrina della fede (il “caso-Dupuis”) guidata dal

card. Joseph Ratzinger a motivo della sua visione positiva della pluralità

delle fedi; oggi viene collocato tra i giganti dalle cui spalle possiamo guardare

alla teologia del futuro1. Il suo cammino teologico è stato segnato da

una intensa attività accademica a Kurseong, a Delhi (India) e a Roma, dove

si trovò a vivere in un clima di sospetto, iniziato con la critica radicale alla

sua opera Verso una teologia del pluralismo religioso (Queriniana 1997) da parte

del teologo milanese Inos Biffi pubblicata in Avvenire il 14 aprile 1998: «Le

affermazioni fondamentali, che guidano tutto il volume e lo concludono, ci

sembrano inaccettabili non solo dal punto di vista teologico, ma anche dal

profilo della vita cristiana»; «Crediamo che la teologia “cristiana” del pluralismo

religioso debba seguire un’altra strada» (p. 20). La Congregazione per

la Dottrina della fede nell’agosto 2000 pubblicava la dichiarazione Dominus

Iesus, uno dei piú criticati documenti degli ultimi decenni, e il 24 gennaio

2001 emetteva una Notificazione a proposito del libro del p. Jacques Dupuis

nella quale veniva affermato: «Nel libro sono contenute notevoli ambiguità

e difficoltà su punti dottrinali di rilevante portata, che possono condurre

il lettore a opinioni erronee o pericolose». Dinanzi a tali accuse la prima

reazione provata da Dupuis fu di «profonda angoscia, mista a un senso di rivolta

»2. Avvertí un senso di desolazione e solitudine per essere stato criticato

su ciò a cui aveva dedicato gran parte della sua vita; a nulla erano valse le

due memorie del 1998 e del 1999 (pp. 188+60) inviate alla Congregazione

come risposta alle accuse, prima della Notificazione del 2001. Egli stesso

confidò di avere vissuto due periodi di crisi: nel 1984 con il trasferimento

da Delhi – dove talvolta era accusato di essere un reazionario – a Roma,

dove invece era visto come un teologo progressista estremista; e nel 1998

quando divenne “il caso Dupuis”. Se Congar si sentí un “uomo spezzato” a

causa della proibizione di insegnare, Dupuis invece temette una “scissione

di personalità” e una “perdita del suo senso di identità” per le tante valutazioni

contradditorie del suo essere e delle sue pubblicazioni3. Negli ultimi

anni tentò in tutti i modi di chiarire le sue posizioni e avrebbe desiderato

un colloquio personale con la Congregazione per la Dottrina della fede che

invece utilizzò una procedura che «sembrava una caricatura della giustizia»4.

Ciò nonostante rimase un uomo di profonda fede in Gesú Cristo, mantenne

il suo sorriso ironico e nel contempo dolente, segno di una profonda

amarezza che lo portò a isolarsi anche dai suoi confratelli fino alla morte,

il 28 dicembre 2004, quando «depresso per le accuse di eresia»5, si accasciò

nella mensa della Università Gregoriana, a causa di un malore improvviso.

William R. Burrows, redattore presso la Orbis Books (New York), definisce

Dupuis un “revisionista conservatore” perché pone la massima attenzione

alla Scrittura, alla Tradizione e ai documenti del Magistero con un

occhio rivolto all’azione di Cristo e dello Spirito nelle religioni del mondo

allo scopo di “liberare uno spazio” per un dialogo serio e autentico6. Luigi

Sartori invece offrendo un approccio piú narrativo, nella Prefazione al libro

di Dupuis Il cristianesimo e le religioni. Dallo scontro all’incontro (Queriniana

2001), scrive: «Dovremmo gioire per gli aiuti che studiosi di seria competenza

offrono all’incontro, oggi cosí urgente e decisivo, del cristianesimo

con le religioni mondiali; soprattutto se provengono da chi dispone di una

lunga esperienza di ‘convivenza’, e cioè di vissuta testimonianza missionaria,

all’interno di quegli ‘universi lontani’»7.

Anche l’istruzione Dialogo e annuncio (1991), di cui Dupuis fu il principale

estensore, dice che tra le forme di dialogo interreligioso la prima

forma è quella della vita, dello spirito di apertura e di buon vicinato tra

le persone (Dialogo e annuncio, n. 42 a). Senza i 36 anni vissuti in India

non si può comprendere la struttura e la prospettiva che Dupuis diede al

suo pensiero teologico, la sua visione sulla missione evangelizzatrice della

chiesa. L’attività accademica e gli impegni formativi vissuti a Kurseong e a

Delhi, l’assistenza spirituale dei profughi tibetani, la collaborazione con l’episcopato

locale per l’inculturazione del vangelo nella valorizzazione delle

tradizioni religiose locali, l’elaborazione con un gruppo di persone di un

“ordinario della messa” per l’India e di tre volumi di seconde letture alternative

per l’ufficio delle letture, selezionate tra le sacre Scritture dell’India,

lo condussero a elaborare criteri inclusivi per un’interpretazione cristiana

aperta, capace di evocare i semi del verbo presenti nelle diverse tradizioni […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026997/studia-patavina-20233.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026997/studia-patavina-20233.htmlTue, 12 Mar 2024 16:56:13 +0100
Asprenas n. 4/2023PRESENTAZIONE

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri

soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le

tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano

che non trovi eco nel loro cuore […]. La comunità dei cristiani si sente realmente

e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia […]. Si tratta di

salvare l’uomo, si tratta di edificare l’umana società […]. Per svolgere questo

compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli

alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione,

possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita

presente e futura e sulle loro relazioni reciproche» (Gaudium et spes 1, 3 e 4) .

Le parole con le quali si apre la costituzione pastorale del Concilio

Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo conservano, a quasi

sessant’anni dalla sua promulgazione (il 7 dicembre del 1965), una

forza e un’attualità straordinarie: in un tempo segnato da una velocità

di cambiamenti che sembra destinata a incrementarsi sempre più – un

tempo nel quale si è, come mai prima d’ora, esposti al rischio di “perdere

dei pezzi”, trascinati dal turbinio degli eventi con i quali è difficile

stare al passo –, la comunità cristiana non può sottrarsi a un attento

ascolto dell’umano e delle sue istanze più profonde, per rispondere a

quanto di quell’umano non è ancora giunto, se non a compimento, almeno

a una sua chiara espressione. Tra le dimensioni dell’umano che

ancora domandano di essere pienamente accettate, accolte e valorizzate

– in una parola “elaborate” – vi è, indubbiamente, quella dell’alterità

uomo-donna, che passa inevitabilmente per la restituzione (o, forse addirittura,

per il riconoscimento) della dignità e della specificità proprie

del femminile, che per secoli è stato “misurato” sul maschile e che oggi

sembra, finalmente, possa essere guardato per il valore e la peculiarità

che porta in sé. Per quanto, infatti, l’antropologia biblica – nonostante

i limiti culturali di cui inevitabilmente è portatrice, dovuti ai contesti di redazione

del testo sacro, che sono tutt’altro che indifferenti alla mediazione

della rivelazione divina – sia un’antropologia della reciprocità,

che non mortifica la differenza maschio-femmina, ma ne trova il suo

fondamento e la sua ultima ragion d’essere in Dio stesso (il quale «creò

l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina

li creò» Gen 1,27), va riconosciuto che anche nel mondo cristiano la

donna ha vissuto una condizione di sottomissione al maschio, che spesso

le ha impedito di poter esprimere in pienezza la propria identità e il

proprio “genio” (per utilizzare una categoria cara a Giovanni Paolo II:

cf. Lettera alle donne 9-12).

Nel messaggio che, a chiusura del Concilio Vaticano II (8 dicembre

1965), Paolo VI rivolgeva alle «donne di ogni condizione», dichiarava,

con sguardo profetico e con grande autorevolezza:

«La Chiesa è fiera, voi lo sapete, d’aver esaltato e liberato la donna, d’aver

fatto risplendere nel corso dei secoli, nella diversità dei caratteri, la sua uguaglianza

sostanziale con l’uomo. Ma viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la vocazione

della donna si completa in pienezza, l’ora in cui la donna acquista nella società

un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. È per questo, in

questo momento nel quale l’umanità sperimenta una così profonda trasformazione,

che le donne imbevute dello spirito del Vangelo possono tanto per aiutare

l’umanità a non decadere» (nn. 2-4).

Per quanto sia innegabile che le parole di Paolo VI abbiamo trovato

solo parziale compimento negli anni che ci separano da lui, va detto

che, proprio sulla base di un ascolto del mondo più libero da precomprensioni

e grazie a un’obbedienza più critica all’autentica tradizione

biblica e cristiana, i passi fatti dalla Chiesa nella direzione della valorizzazione

e della promozione del femminile sono numerosi e non sono banalmente

riducibili al riconoscimento di “quote rosa” o all’assegnazione

di incarichi “visibili” all’interno della compagine ecclesiale. Basti pensare

al valore che hanno avuto, nel panorama teologico ed ecclesiale post-

conciliare, documenti come la lettera apostolica Mulieris dignitatem

di Giovanni Paolo II sulla dignità e sulla vocazione della donna (15 agosto

1988), o la sopra citata Lettera alle donne (29 giugno 1995), e ancora

la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo

e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004) dell’allora Congregazione

per la Dottrina della Fede, testi che fanno da sfondo e da preparazione

remota ai recenti interventi di papa Francesco, tra i quali va ricordata l’omelia del

1° gennaio 2024, in occasione della Solennità di

Maria Santissima Madre di Dio e nella LVII Giornata mondiale della

pace, nella quale il pontefice ha dichiarato che «ogni società ha bisogno

di accogliere il dono della donna, di ogni donna: di rispettarla, custodirla,

valorizzarla, sapendo che chi ferisce una sola donna profana Dio,

nato da donna». Il vero problema non è tanto l’inserimento delle donne

nelle strutture esistenti, quanto piuttosto la possibilità di poter ripensare

le strutture stesse sociali ed ecclesiali a partire dalla polarità

uomo-donna che, per la fede giudaico-cristiana, connota l’umano dall’in-

principio. La vera scommessa sta, allora, nel liberarsi dall’idea di femminile

come “maschio mancato” (mas occasionatus) o, comunque, come

un essere umano costitutivamente destinato alla subordinazione, per

cogliere nella polarità uomo-donna la pienezza dell’umano, in tutte le

sue sfaccettature, al di là di ogni contrapposizione come anche di ogni

omologazione. D’altro canto, come si diceva, vi è un proprium del femminile,

che per il santo padre Francesco va colto a partire dalla considerazione

che «la donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e

mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che

include, il coraggio di donarsi» (Discorso a una delegazione dell’“American

Jewish Committee”, 8 marzo 2019).

La Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica

dell’Italia Meridionale ha voluto rendere stabile l’interesse per l’universo

femminile: a questo scopo, nel 2022, è stato istituito il Laboratorio

permanente sul genio femminile, che ha promosso il convegno nazionale

dedicato al tema Donne, poesia e amore della Sapienza, tenutosi il 13 e 14

ottobre dello stesso anno presso la sede di Capodimonte. Il convegno

– i cui Atti vengono raccolti nel presente fascicolo – ha inteso mostrare,

come in quell’occasione ha dichiarato una delle promotrici del laboratorio,

Carmela Bianco, che «l’universo femminile può custodire l’armonia

dell’esistenza nell’atto generatore della cultura stessa, dal mondo

antico alla contemporaneità, tanto nella scrittura quanto nell’arte, in

sintonia con l’evoluzione sociale» e, ci sembra di poter aggiungere, con

il progresso delle scienze religiose e teologiche.

La sapienza teologica, alla quale il femminile non è estraneo – nonostante

la “marginalizzazione” vissuta per lungo tempo –, non ha solo

molto da dire alle donne, ma sempre più deve mettersi in ascolto del

mondo femminile e lasciare che esso possa esprimersi in tutta la sua

variegata e multiforme ricchezza, portando a piena maturazione quella

“apertura al femminile” che – come ha dichiarato all’apertura dei lavori

del convegno l’allora decano della Sezione Francesco Asti – «può oggi

felicemente incarnarsi nell’operosità di gesti semplici e importanti, da

compiere a ogni livello. Se la donna è stata identificata con l’immagine

della forza e della bellezza, nel senso più nobile della sua accezione,

quale artefice o semplice ispiratrice delle arti e delle culture, la riscoperta

decisa del genio femminile può agevolare il tanto auspicato “cambiamento

del sistema”, sostituendo la logica del dominio con quella del

servizio e della cura».

È questo l’orizzonte entro il quale intendono muoversi i cinque

contributi qui presentati, che, secondo curvature e sensibilità differenti

ma complementari, offrono una stimolante lettura storico-teoretica di

figure e di opere che, a vario titolo, hanno a che fare con le donne, dal

mondo antico ai nostri giorni.

GIANPIERO TAVOLARO]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026980/asprenas-n-42023.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026980/asprenas-n-42023.htmlWed, 21 Feb 2024 16:26:33 +0100
Miscellanea Francescana n. III - IV/2023https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026973/miscellanea-francescana-n-iii---iv2023.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026973/miscellanea-francescana-n-iii---iv2023.htmlTue, 20 Feb 2024 16:40:37 +0100Archivum Franciscanum HistoricumINDEX

Discussiones et Documenta

Juri Leoni, oFM. – i miracoli di Caterina Vigri (1413-1463) in una raccolta

ferrarese

GiorGia Proietti. – i manoscritti del Corpus Domini di Bologna. ricognizione

e descrizione del fondo conservato nel monastero

Kateina PtáKoVá. – «ovunque mettano piede, difficilmente potranno

essere scacciati». Gli osservanti nel regno di Boemia (1450-1530)

ConCetto DeL PoPoLo. – Vita del Servo di Dio antonino da Caltagirone:

studio e edizione

JarMiLa HLaVáKoVá. – „als kein Mittel mehr half“. Die wundertätige

Marienstatue und das Verhältnis zwischen Klarissenkloster und Stadt

Znaim Miscellanea

ManueL GerarDo GóMeZ MenDoZa. – el discurso sobre la naturaleza en la

primera crónica franciscana de tarija del P. Manuel Mingo de la Concepción

(1791)

Summaria

Recensiones

BruBaKer, JeFF. – the Disputatio of the Latins and the Greeks, 1234. introduction,

translation and Commentary. – (Michael robson)

nannini, anDrea - ZaVattero, irene (a cura). – itinerari di filosofia e teologia

francescana. Studi offerti in memoria di Marco arosio. – (riccardo

Saccenti)

MenSa, JauMe et al. (eds.). – La recepció de l’obra d’arnau de Vilanova. –

(Sara Muzzi)

BuCCoLini, MarCo, oFM. – San Giacomo della Marca. La vita, la riforma

religiosa e l’opera sociale. – (antal Molnár)

PeLLeGrini, LuiGi [oFMCap.]. – i frati Minori dell’osservanza: dall’italia

all’europa (secoli xiV-xV). – (Pacifico Sella)

BianCHi, LuCa [oFMCap.] - PaSZtaLenieC, raDoSLaw [oFMCap.] (a cura).

– una tradizione in cammino. Storia e spiritualità cappuccina. –

(Leonhard Lehmann)

MaCSHane, BronaGH ann. – irish women in religious orders, 1530-

1700. Suppression, Migration and reintegration. – (Mícheál Mac

Craith)

SoreLLe CLariSSe (a cura). – il Monastero del Buon Gesù di orvieto e il

suo archivio storico. inventario (secc. xVi-xx). – (andrea Maiarelli)

ZHanG, rui. – La missione del primo Legato pontificio Maillard de tournon.

all’origine delle relazioni tra Santa Sede e Cina (1622-1742). –

(Claudia von Collani)

CaPeLLi, Sara. – una scuola francescana di confine: un Bonaventura platonizzante

ispiratore di rosmini. – (Gian Pietro Soliani)

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

index alphabeticus

tabula materiarium

index auctorum anni 2023

 

I miracoli di Caterina Vigri (1413-1463) in una raccolta ferrarese

JurI LeONI, OFM

Frati editori di Quaracchi, roma, Italia

Premessa

La fondatrice del monastero del Corpus Domini di Bologna, Caterina

vigri, monacata nell’omonimo Monastero di Ferrara, era morta il 9 marzo 1463;

sulla sua sepoltura, come annota la lettera circolare che le monache di Bologna

scrissero per dare notizia della sua morte e del ritrovamento miracoloso del

corpo incorrotto ai monasteri viciniori, si erano verificati alcuni miracoli:

e la sera fu deliberato fusse posta in terra, et fu posta in terra in una fossa cavata

ben più due braci sotto […]: dove essa benedetta stete çorni decioto. et ogni dì

era sentito novo odore de quella fossa; et più sore stando sopra quella erano liberate

da sue infirmitate1.

Gli eventi miracolosi si erano moltiplicati allorché il corpo era stato dissepolto

il 26 marzo 1463 ed esposto alla venerazione pubblica con concorso di

cittadini bolognesi e prelati che si recarono al Monastero per vedere il prodigio:

et per lei el nostro Signore Dio glorioso à adoperato assai e belli miracoli, guarito

impiagati, assidrati, et uno povero posseduto dal nemico liberato dal

morbo caduco, doglie, e febre, et altri mali assai La Vita breve, il più antico testo

agiografico sulla vigri attribuito

alla compagna Illuminata Bembo e ritenuto dalla critica una prima versione

dello Specchio di illuminazione, allega una prima raccolta di miracoli,

introducendola con queste parole:

Ora non me volio pero anche dimentigarme che non facia memoria de

alcuni deli miracoli adoperati per la beata e devota anima, acio che la infidelita

mia sia alquanto relevata, se infidilità li fosse. Io non li scrivo za

tuti, però che non o tenuto el conto, zoe non gli o scriti, quando me è stato

dicto, per mia negligentia. et ora non me li ricordo3.

Purtroppo, il ms. 2894 della Bibliothèque royale de Bruxelles (=

Br)4, in cui è conservato il testo, è mutilo e presenta solo due miracoli

post mortem5. Alcuni miracoli sul luogo della prima sepoltura della vigri

sono ricordati nello Specchio di illuminazione sia nella redazione lunga

che in quella media: una suora è guarita da un dolore di schiena appoggiandosi

al sepolcro e altre monache «ogni zorno, andando mo’ l’una,

mo’ l’altra, chi per una passione, chi per un’altra, se sentiveno sanare, e

sentendo pur quello odore»6. Il testimone manoscritto della redazione

lunga dello Specchio di illuminazione (Mi) aggiunge a conclusione una

raccolta di 60 miracoli post mortem7, mentre il testimone della redazione

media, tradizionalmente conosciuto come autografo di Illuminata

Bembo, non presenta alcun miracolo8.

La raccolta e la redazione scritta di miracoli compiuti per intercessione

di Caterina da Bologna dovette essere oggetto di una intensa e […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026966/archivum-franciscanum-historicum.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026966/archivum-franciscanum-historicum.htmlTue, 20 Feb 2024 16:22:41 +0100
La cura delle emozioniLe emozioni sono un grande dono per la nostra vita. Proviamo per un

istante a immaginare la realtà circostante completamente grigia: come

sarebbe monotona la nostra esistenza! Un mondo senza emozioni

assomiglia a una realtà monocroma, priva di colori e sfumature, di spinte

e dinamismo. Ma le emozioni possono essere anche un peso, una fonte di

tensione e fatica. Da qui l’importanza di “curare” il nostro vissuto emotivo

imparando a conoscere e regolare il mondo degli affetti.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573523/la-cura-delle-emozioni.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573523/la-cura-delle-emozioni.htmlFri, 16 Feb 2024 15:23:04 +0100
Parole di VitaINDICE

Guido Benzi IL ROTOLO SIGILLATO (IS 29,11-12). LA STRUTTURA DEL LIBRO DI ISAIA Donatella Scaiola ISAIA, PROFETA TRA PROFETI Paolo Merlo OLTRE LE PAROLE. I CONTESTI STORICI Ombretta Pettigiani LEGGERE ISAIA DALL’INIZIO ALLA FINE Boris Lazzaro UN LIBRO, MOLTI STILI Paolo Mascilongo LA TEOLOGIA DEL LIBRO DI ISAIA Massimo Gargiulo RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA: «ECCOMI, MANDA ME!» (IS 6,8) Maurizio Girolami RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA: «ECCOMI, MANDA ME!» (IS 6,8) BIBLIOGRAFIA GUIDATA Guido Benzi Introduzioni, commentari e studi su Isaia BIBBIA E SCUOLA Gian Paolo Bortone Apri il rotolo di Isaia e ci trovi… Ezechiele 25! IL PROFETA NELLA LITURGIA Angelo Lameri La struttura del lezionario RIFIGURAZIONI Annalisa Guida Isaia nella Commedia di Dante APOSTOLATO BIBLICO Giuseppe Tilocca “Cucinare” la Parola ARTE Marcello Panzanini Immersi nel mistero: Il profeta Isaia di Melozzo da Forlì

 

EDITORIALE

Dall’VIII secolo a.C. a oggi le immagi- ni e le parole potenti del profeta Isaia non smettono di esortare, consolare e finanche sferzare i loro destinatari nella tradizione ebraica, prima, e in quella cristiana, poi. Isaia ha offerto una parte consistente di quel grande repertorio di figure su cui si è costruita la  narrazione neotestamentaria (basti pensare alla decisività dei “canti del servo” nei racconti evangelici della passione): del resto è il libro dell’Antico Testamento più citato nel Nuovo, dopo i Salmi. Ma non è “solo” per ragioni quantitative che dedicheremo l’annata 2024 di Parole di vita al primo profeta del canone cristiano (sebbene questa posizione non sia stata sempre la stessa, come ci spiega in questo fascicolo D. Scaiola). Negli studi isaiani dell’ultimo ventennio, infatti, non pochi sono stati gli assunti “scardinati” e rimessi in discussione dalla critica, soprattutto relativamente alla composizione dell’opera e alla sua teologia “finale”. Ci è sembrato, dunque, opportuno dar conto di tali aggiornamenti (in forma rigorosa, ma accessibile), anche per gustare un testo così significativo attraverso nuove chiavi di lettura, provenienti ora da una prospettiva prevalentemente sincronica. G. Benzi offrirà una sintesi della stagione recente nella ricerca isaiana, che ha superato la rigida tripartizione classica dell’opera per individuarne il disegno teologico complessivo; una bibliografia ragionata a cura dello stesso Benzi supporterà lettrici e lettori in percorsi di approfondimento personali. Una composizione tanto lunga ha attraversato periodi storici e dominazioni anche diversi tra loro, sebbene accomunati spesso da arroganza e potere oppressivo che il profeta denuncia. Di tale complesso quadro storico, sociale e culturale disegna un ampio scenario P. Merlo. Ma provando, come si diceva, a leggere Isaia in modo unitario nella sua redazione finale (l’unica, del resto, oggi a disposizione del pubblico), è possibile rintracciarvi delle costanti? A questo quesito risponderanno gli articoli seguenti: O. Pettigiani ci aiuterà a ripercorrere i sessantasei capitoli dell’o pera riconoscendovi la proposta unitaria di novità e salvezza che Yhwh fa a chi vuole essere suo «servo», per aiutare il credente ad attraversare una storia personale e collettiva di dolore con la speranza di cambiarla; B. Lazzaro, con illuminanti esemplificazioni, ci permetterà di apprezzare le peculiarità dello stile isaiano, delle sue figure retoriche e strategie comunicative – da non considerare come puri elementi esornativi, ma come mezzi insostituibili per veicolare il messaggio profetico; P. Mascilongo cercherà di evidenziare i principali temi teologici che emergono dalle pagine del grande profeta del Sud, come la sua immagine di Dio, la forte visione messianica, la centralità della figura del «servo», la preoccupazione per il ristabilimento della giustizia e del diritto in Israele, il tema del «resto» ecc. Peculiarità dell’annata, due articoli “gemelli” ripercorreranno la storia di ricezione di alcuni celebri versetti isaiani nella tradizione rabbinica e in quella patristica: illustrerà la storia delle riprese ebraiche di Isaia (per questo numero, di Is 6,8) M. Gargiulo, mentre M. Girolami e Z. Carra si alterneranno nello spiegare la ricezione nella tradizione cristiana degli stessi versetti. Non sfuggano ai lettori i box laterali, disseminati lungo gli articoli, che costituiscono un piccolo lessico ragionato dei termini-chiave di questo straordinario libro. Novità e conferme nell’offerta tematica delle rubriche: alla firma di M. Panzanini (Arte) si aggiungono quelle di G.P. Bortone (Bibbia e scuola), F. Nigro (Scheda biblica) e G. Tilocca (Apostolato biblico), mentre vengono introdotte due nuove rubriche, una che illustri l’abbondante uso del libro profetico nella liturgia, a cura di A. Lameri, e una che ripercorra le “rifigurazioni” letterarie, musicali e cinematografiche dell’opera isaiana. Un caro benvenuto alla nuova coordinatrice di redazione, E.M. Laluce. Buona lettura e buon anno! Annalisa Guida

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026959/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026959/parole-di-vita.htmlFri, 02 Feb 2024 13:28:24 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 Claudio Avogadri

Un “pezzo unico”

Studi

4 D aniele Piazzi

Il triduo pasquale

Lasciti e strascichi di una lunga storia

10 Marco Gallo

Dalla pasqua scaturiscono tutti i giorni santi

Un’unità complessa

15 Pierangelo Chiaramello

La domenica delle palme

Una celebrazione sulla soglia

20 Morena Baldacci

Il giovedì santo

Nella stanza al piano superiore

26 Patrick Prétot

Il venerdì santo

Celebrare la pasqua contemplando la croce

31 Francesca Peruzzotti – Emanuele Bordello

Il sabato santo

Le sfumature del silenzio

36 G ianandrea di Donna

La madre di tutte le veglie

L’iniziazione delle iniziazioni

41 D omenico Messina

La domenica di pasqua

Esperienza di unità e molteplicità

46 G abriele Tornambé

La messa del crisma

Tra punti assodati e possibilità

53 A lberto Giardina

La pietà popolare della settimana santa

Formazione

58 Claudio Campesato

La musica nella settimana santa

62 Paolo Alliata

Non come muti spettatori

1. Morte e vita

Asterischi

67 G ianni Cavagnoli

Gesti e parole

1. Il Preconio pasquale

71 A ntonio Scattolini

Gesti e parole

2. Il crocifisso

Chiacchiere di sacres tia

75 Manuel Belli

Animali mitologici pasquali

79 Segnalazioni

 

Claudio Avogadri

Un “pezzo unico”

Se guardiamo una pedina di legno a forma di alfiere fare un movimento in diagonale su un tavolo di quadrati bianchi e neri, sappiamo tutti che non stiamo osservando semplicemente il movimento di un oggetto nello spazio. C’è una ragione se l’alfiere si sposta solo in diagonale, soprattutto se si muove in quel preciso momento e in quel modo. Se volessimo capire il perché di quello spostamento nello spazio non potremmo limitarci a guardare più intensamente la scacchiera davanti ai nostri occhi, ma dovremmo interrogare il passato e il futuro di quel tavolo di gioco. Il passato, perché senz’altro quella mossa è “sintatticamente” legata a quelle precedenti e quindi è decifrabile soltanto alla luce di un prima che la rende strategicamente sensata; il futuro, perché la bontà di quello che è accaduto sul tavolo si rivelerà soltanto alla fine del gioco, quando cioè noi spettatori diremo: «Ecco perché quell’alfiere si è mosso così in quel momento». Se restassimo schiacciati al qui e ora del puro darsi del movimento, non riusciremmo a capire nulla di più di una banale traslazione. Perché è importante celebrare la settimana santa? Per certi versi, tecnicamente parlando, non si tratta di celebrazioni che valgono più di altre e, se ci limitassimo alla positività dei riti, non capiremmo perché quel momento dell’anno ha un valore così importante. Tuttavia, ci sono almeno due ragioni che ci aiutano a capire il senso di quella settimana e l’opportunità di celebrarla. La prima è teologica: quando diciamo che la fede cristiana ha il suo cuore nella pasqua, non intendiamo che quello che conta è il miracolo della domenica mattina. Pasqua, per i cristiani, è un evento di durata, che trova la sua decifrazione solo alla luce di tutti i giorni di cui è composta. Se ci limitassimo a guardare la croce o il sepolcro vuoto sarebbe come pretendere di capire il senso di una partita di scacchi giudicando lo spostamento del solo alfiere. Al contrario, la condizione per riconoscere in un corpo morto il Salvatore è scoprire come ci è arrivato, su quel legno. Senza gli episodi precedenti della vita di Gesù, non vedremmo nella croce che un patibolo e ci sarebbe impossibile distinguere l’evidenza di Dio da un ladrone qualsiasi. Allo stesso tempo, osservando il solo sepolcro vuoto, non riusciremmo a trasformare l’assenza di visibilità in un credere, ma ci troveremmo nella stessa posizione sgrammaticata delle guardie, che, non conoscendo la storia di colui che era sepolto lì, non vi hanno visto che un possibile trafugamento di cadavere. Se vogliamo decifrare e capire il senso della pasqua, allora, è importante mantenere unite le giornate che compongono la settimana santa, perché è l’unica maniera per appropriarci in modo credente di quell’evento. La seconda ragione è legata alla struttura stessa della fede, perché credere non è aderire a un contenuto, ma lasciarsi coinvolgere in una dinamica. Nelle nostre dichiarazioni siamo forse tutti d’accordo, ormai, nel dire che avere fede non si riduce all’adesione intellettuale nei confronti di una dottrina. Tuttavia, nel cristianesimo contemporaneo possiamo osservare nuove forme di adesione simili, non intellettualiste, ma ugualmente problematiche: ci riferiamo a quelle volte in cui si assolutizza l’aspetto miracolistico della pasqua, con la conseguenza di trasformare l’atto di fede nel gesto magico di consenso a un evento sbaragliante. L’effetto di una lettura magica (o puramente estetica) della pasqua è quello di non coinvolgere l’effettività del nostro aderire pratico: pasqua resta un’azione di Dio, un pacchetto che si può solo scegliere se accettare o meno. Al contrario, per i cristiani la pasqua realizza la sua verità quando diventa vita vissuta da parte di un credente, che se ne appropria non teoricamente, ma trasformando il proprio essere-nel-mondo. Per questa ragione, servono più giorni per entrare nel mistero del triduo: occorre che la liturgia sappia tradurre la propria ritualità in un cammino, perché la durata del dramma di Dio possa accompagnarsi alla durata del processo di vita di un credente, che non è tale perché ha una conoscenza in più, ma perché trasforma la qualità del movimento della propria vita. Affinché si incontrino due storie e imparino a crescere insieme, è proprio necessario un cammino, che i riti della settimana santa, scandendo le tappe della vicenda di Gesù, ci permettono di fare. Vivere la settimana santa, allora, sarà un’opportunità non solo se vi parteciperemo come a uno spettacolo, ma soprattutto se diventerà un’occasione per dare un ritmo nuovo al nostro vivere pratico e per contemplare il volto di Dio, la cui pienezza è visibile solo nel mistero di tutta quanta la vita di Gesù.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026942/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026942/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlThu, 01 Feb 2024 13:42:29 +0100
Servizio della Parola - n. 555@Wordinprogress

3. Tra presente e futuro: il sondaggio

agli abbonati di Servizio della Parola

(a cura di S. Fenaroli)

I nostri modi di dire

49. Siamo responsabili della morte di Gesù

1. «Noi siamo responsabili della morte di Gesù» (A. Carrara)

2. La responsabilità d’Israele

nel processo e nella morte di Gesù (G. Michelini)

3. Siamo responsabili? (L. Paris)

Processione del Venerdì santo

(R. Laurita)

Tempo di Quaresima 2024

14 febbraio / 30 marzo

Mercoledì delle Ceneri (L. Flori, M. Della Bianca)

1ª domenica di Quaresima (L. Flori, M. Della Bianca)

2ª domenica di Quaresima (L. Flori, M. Della Bianca)

3ª domenica di Quaresima (L. Flori, M. Della Bianca)

4ª domenica di Quaresima (L. Flori, M. Della Bianca)

5ª domenica di Quaresima (L. Flori, M. Della Bianca)

Domenica delle Palme (L. Flori, M. Della Bianca)

Giovedì santo (M. Della Bianca)

Venerdì santo (M. Della Bianca)

Veglia pasquale (M. Della Bianca)

 

3. Tra presente e futuro: il sondaggio agli abbonati di Servizio della Parola a cura di Stefano Fenaroli

A partire dal settembre del 2022, fino ai primi mesi del 2023, la redazione della rivista Servizio della Parola ha avviato un sondaggio rivolto principalmente ai propri abbonati, con un duplice obiettivo: da una parte, ottenere un identikit, seppur a grandi linee, del proprio lettore reale; dall’altra, raccogliere pareri e opinioni circa punti di forza e di debolezza della rivista, argomenti più e meno interessanti che sono stati o andrebbero trattati, sezioni più o meno apprezzate che andrebbero integrate, modificate o espunte dall’attuale fascicolo. I risultati, per quanto modesti numericamente, hanno avuto il merito di offrire un primo materiale su cui riflettere, in vista di un fecondo ripensamento della rivista – dopo oltre cinquant’anni dalla sua prima apparizione – in dialogo con le nuove esigenze del popolo di Dio e la nuova realtà socio-ecclesiale in cui oggi siamo chiamati a metterci al “servizio” della Parola. Le risposte giunte in redazione ammontano a 290. Questo è un primo dato: chi ha risposto è meno del 10% degli abbonati. Questo evidentemente fa sì che non si possa avere un’immagine completa e soddisfacente del lettore reale della rivista, né presumere di avere un feedback esaustivo e rappresentativo della maggioranza delle opinioni degli abbonati. È certo sintomatico, tuttavia, registrare la scarsità numerica delle risposte, un po’ come quando alle elezioni politiche o amministrative a vincere sono le astensioni. Servirebbe forse un maggior coinvolgimento dei lettori? Il sondaggio è stato troppo poco pubblicizzato o pubblicizzato attraverso canali sbagliati? Il modulo era troppo difficile da compilare, era troppo lungo o troppo complesso da raggiungere “tecnologicamente”? Forse tutte queste cose insieme…

1. Un profilo dell’attuale lettore Le prime domande erano di carattere generico (età, sesso, luogo di residenza ecc.) col fine, come si diceva, di tracciare un profilo del lettore della rivista. Il 94,5% dei lettori è di sesso maschile, il restante 5,5% è femminile. Questo risultato era abbastanza scontato, considerando il fatto che la rivista è sempre stata pensata come rivolta a ministri ordinati per aiutarli nella preparazione dell’omelia domenicale. Il risultato è avvalorato dal fatto che, alla domanda sullo stato ecclesiale, il 79,3% ha risposto “ministro ordinato”, il 13,1% “religioso/a” e solo il 12,8% “laico/a”. Nello specifico, incrociando i dati, su 37 laici, le donne sono 10; a loro si vanno a sommare le religiose. Si chiarisce qui un primo grande obiettivo del ripensamento della rivista: ampliare il proprio pubblico. Una rivista che voglia seriamente essere uno “strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee” non può ridurre il proprio campo d’azione alla sola omelia nella messa domenicale. Il campo dove seminare la Parola è molto più ampio e frequentato da diversi attori ecclesiali (ministri ordinati ma anche ministri istituiti o di fatto, laici impegnati, catechisti, educatori…). È necessario quindi un impegno per meglio bilanciare queste percentuali e raggiungere la globalità del popolo di Dio, in tutta la sua multiforme ministerialità. Guardando all’età anagrafica, invece, il 75,5% di chi ha risposto ha più di 51 anni (34,8% nella fascia 51-65; 24,1% 66-75; 16,6% più di 75), il 20,7% si colloca tra i 36 e i 50, mentre solo il 3,8% ha tra i 20 e i 35 anni. Non è inutile sottolineare come l’età media dei lettori e delle lettrici sia medio-alta, identificando così chiaramente il target cui la rivista parla. Si tratta di un pubblico fedele, affezionato, che ritiene Servizio della Parola uno strumento valido e utile. Allo stesso tempo, tuttavia, è un pubblico che da qui a qualche anno rischia di non avere un ricambio generazionale. Come raggiungere, direttamente o indirettamente, la fascia più giovane del popolo di Dio? Come rispondere alle esigenze di chi oggi, presbitero o laico/a, è forse alle prime armi nella predicazione, nella catechesi, nell’animazione liturgica, e cerca uno strumento che possa guidarlo e aiutarlo? Quali sono le tematiche, gli argomenti che possono incuriosire, interessare e avvicinare ancora oggi i cristiani alla Parola di Dio? Quali i linguaggi da abitare, non solo in ottica intra-ecclesiale?

2. Uno sguardo al presente… A questo primo momento più descrittivo, completato dal riferimento abbastanza eterogeneo alle regioni di appartenenza e ai titoli di studio, la seconda parte del sondaggio era interessata a recepire la percezione attuale della rivista da parte degli abbonati, per capire gli aspetti più apprezzati e quelli invece maggiormente carenti. C’è un generale apprezzamento per tutte le sezioni della rivista. Salta immediatamente all’occhio come quasi il 30% dei partecipanti al sondaggio consideri “molto utile” (voto 6, su una scala da 0 a 6) la sezione Interpretare i testi dedicata all’esegesi dei brani liturgici delle domeniche e […]]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026935/servizio-della-parola---n-555.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026935/servizio-della-parola---n-555.htmlWed, 31 Jan 2024 16:44:33 +0100
Concilium - 2023/5Indice

Editoriale 

Abstracts 

I. La teologia come disciplina accademica 

1. Prospettive regionali

1.1 Francis Appiah-Kubi – Nora K. Nonterah,

L’istruzione teologica superiore in Africa.

La voce cristiana nelle università pubbliche 

I/ Introduzione

II/ Diversità, teologia e istituzioni pubbliche superiori:

il caso del Ghana

III/ Le sfide della formazione teologica in Africa

IV/ Ripensare la formazione teologica

come indispensabile per lo sviluppo dell’Africa

V/ Conclusione

1.2 Ernesto PalaFox – olvanI SÁnChez hernÁndez

geraldo l. de morI – bIrgIt WeIler

loreto moya marChant – marCela mazzInI,

La teologia nell’istruzione superiore in America latina 

I/ Messico (a cura di Ernesto Palafox)

II/ Colombia (a cura di Olivani F. Sánchez Hernández)

III/ Brasile (a cura di Geraldo L. De Mori)

IV/ Perú (a cura di Birgit Weiler)

V/ Cile (a cura di Loreto Moya Marchant)

VI/ Argentina (a cura di Marcela Mazzini)

VII/ Un bilancio provvisorio: tra sfide e opportunità

1.3 G rant Kaplan, Teologia cattolica

e istruzione superiore cattolica negli Stati Uniti 

I/ Introduzione e contesto

II/ Il particolare contesto nordamericano

III/ I cattolici e il sogno americano

IV/ Recupero o perdita di specificità?

V/ Fallimenti storici e tentativi di riparazione morale

VI/ L’istruzione superiore cattolica

non controlla più il suo destino?

VII/ Nuova speranza o eclissi incombente?

1.4 G usztáv Kovács, La visione

di un’università cattolica in Ungheria 

I/ Un piccolo istituto di istruzione superiore

all’ombra di una grande università

II/ Le università cattoliche in Ungheria

III/ Speranze e crisi

IV/ Teologia e istituzioni

V/ Com’è una buona università?

VI/ Opzione per i poveri

VII/ Vivere secondo la tradizione

VIII/ Learning by doing

IX/ I più piccoli con le visioni più grandi

X/ Ridere e sperare

XI/ Sperare l’improbabile

1.5 P. Joseph Titus, La teologia nell’istruzione accademica

da un punto di vista asiatico 

I/ Una buona rete di facoltà di teologia in Asia

II/ Le sfide a cui siamo posti davanti

III/ Conclusioni

2. Prospettive teologiche

2.1 Carmelo Dotolo, Teologia e istanze educative.

Per un pensiero critico e cooperativo 

I/ L’educativo come spazio di umanizzazione

II/ Teologia, laboratorio di pensiero critico

III/ Cambiamento di paradigma e stile interdisciplinare

IV/ Per un’epistemologia di confine:

il caso della “teologia delle religioni”

V/ Conclusione

2.2 D arren J. Dias, Teologia della stabilità e dell’inquietudine 

I/ Introduzione

II/ Toronto School of Theology: teologia

in un istituto di ricerca pubblico

III/ Terra stabile: immigrazione e diversificazione

IV/ Terra inquieta: verità e riconciliazione

V/ Conclusione

2.3 Paul Béré, Ricerca teologica e magistero ecclesiale: come promuovere il dialogo?

Introduzione

I/ Il posto della ricerca teologica nella chiesa

II/ Le inerzie nel dialogo di vita intraecclesiale

III/ Promesse e condizioni per il rispetto dei carismi

Conclusione

2.4 G erald J. Beyer, La teologia accademica

ha bisogno di mettere ordine in casa propria 

I/ La svolta della teologia verso la prassi

II/ Teologia, bene comune e giustizia ad extra

III/ Teologia, bene comune e giustizia ad intra

IV/ Conclusione

2.5 M aricel Mena López, Razzismo epistemico.

Sfide per una formazione teologica liberatrice 

I/ Introduzione

II/ Il razzismo sistemico nel sistema educativo colombiano e latinoamericano

III/ Approccio contestuale a partire da un programma di teologia

IV/ Verso una formazione teologica antirazzista

2.6 Franciscus X. Eko Armada Riyanto,

Dialogo interreligioso e università cattoliche.

Una lezione dall’Indonesia 

I/ Cosa è stato fatto

II/ Sforzi teologici

III/ Dialogo interreligioso

IV/ Infrastrutture

V/ Sfide

VI/ Cosa c’è ancora da fare

VII/ Conclusione

II. Forum teologico 

1. E dmund Chia, Il triplice dialogo e la Federazione

delle conferenze episcopali dell’Asia.

Cinquant’anni dopo

2. M ary Mee-Yin Yuen, La FABC e le teologie dell’Asia.

Cinquant’anni anni di teologia contestuale e inculturata

III. Indice dell’annata 2023 

 

Editoriale

La teologia è una delle discipline accademiche più antiche.

Molte università in diverse parti del mondo sono state infatti

fondate come istituzioni di studi teologici. Oggi la teologia,

tuttavia, si trova ad affrontare molteplici sfide legate al suo

posto attuale e futuro nell’istruzione superiore, così come nelle

chiese e nella società in generale: alcuni potrebbero mettere in

discussione la sua posizione come disciplina accademica, da

un lato, o il suo contributo alla vita della chiesa, dall’altro. Il

basso numero di iscritti è un’ulteriore criticità che ha un impatto

sul finanziamento dei dipartimenti, degli istituti, delle

scuole. Queste istituzioni teologiche potrebbero anche trovarsi

in difficoltà per definire la loro missione e il loro profilo in un

mondo plurale, nell’incontro con altre confessioni e religioni

o con visioni del mondo secolari. In alcuni luoghi queste sfide

hanno portato alla chiusura dei dipartimenti di teologia nelle

università pubbliche o alla loro trasformazione in istituti di Religious

Studies (studi religiosi). Sia gli studiosi e gli studenti di

teologia che gli operatori dell’istruzione superiore si chiedono

se la teologia sarà in grado di mantenere il proprio posto nelle

istituzioni di istruzione superiore e come potrà (ri)definire il

proprio ruolo.

Questa situazione richiede una rinnovata riflessione sulla

teologia come disciplina accademica e come ambito di studio

con le sue metodologie specifiche e con i contributi che può dare

alla ricerca accademica, alla chiesa e alla società in generale.

Questo numero di Concilium si propone di promuovere queste

riflessioni, sia per quanto riguarda la natura istituzionale e la collocazione della teologia nell’istruzione superiore, sia per

quanto riguarda le sue metodologie, epistemologie e interazioni

interdisciplinari con altri campi di studio, entro i limiti e le

possibilità delle istituzioni di istruzione superiore. L’obiettivo

di questo fascicolo, pertanto, è quello di trattare non di teologia

in generale, ma specificamente di teologia come disciplina

nel contesto istituzionale dell’istruzione superiore. La natura

di queste domande e sfide certamente varia da una regione

all’altra del mondo, come dimostrano i contributi provenienti

da diverse aree geografiche e contesti culturali raccolti in questo

numero, e spesso anche all’interno dello stesso Paese, da

un’istituzione all’altra e da un contesto confessionale all’altro.

Gli articoli della prima parte di questo numero si concentrano

su prospettive regionali per evidenziare la dimensione

contestuale della teologia nell’istruzione superiore. Un gruppo

di teologi impegnati nel campo dell’educazione provenienti

da tutto il mondo è stato invitato a riflettere sulle sfide con cui

si confronta la teologia nell’istruzione superiore e sul modo in

cui le loro istituzioni le affrontano. Partendo dal loro contesto

istituzionale e culturale, e adottando un approccio narrativoriflessivo,

i contributi affrontano domande come: Quali sono

le sfide, le domande o le questioni che le istituzioni teologiche

stanno affrontando in relazione al loro posto e al loro ruolo futuro

nell’istruzione superiore? Quali sono le iniziative adottate

in un contesto specifico per affrontare queste sfide? Qual è il

futuro contributo della teologia come ambito di studio nell’istruzione

superiore?

Riflettendo dal Ghana, l’articolo di Francis Appi ah-Kubi e

Nora K. Nonterah esamina le sfide e le prospettive degli studi

teologici superiori nell’Africa subsahariana, in particolare

nell’Africa occidentale anglofona. Gli autori analizzano il futuro

degli studi teologici nelle università pubbliche, soprattutto

in Ghana, dove il loro posto è messo in discussione dalla mancanza

di un legame storico delle istituzioni con una tradizione

religiosa, anche se la presenza della teologia nelle università

pubbliche darebbe un contributo significativo al bene comune.

In America latina, sostiene un gruppo di teologi di quella

regione, la teologia ha conosciuto uno sviluppo significativo […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026911/concilium---20235.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026911/concilium---20235.htmlWed, 20 Dec 2023 15:38:56 +0100
Servizio della Parola - n. 554@Wordinprogress

2. Parola e vita: a che serve una Rivista?

(P. Bignardi)

I nostri modi di dire

48. Che cosa ho fatto per meritare questo?

1. «Che cosa ho fatto per meritare questo?» (A. Carrara)

2. Che cosa ho fatto per meritarmi questo?

Il libro di Giobbe (L. Mazzinghi)

3. Il difficile linguaggio del dolore (G. Reggi)

Accogliere e vivere la Parola

Un percorso pedagogico (R. Laurita)

Dall’Epifania

alla 6a domenica ordinaria

6 gennaio / 11 febbraio

Epifania del Signore (N. Agnoli, R. Laurita)

Battesimo del Signore (N. Agnoli, R. Laurita)

2ª domenica ordinaria (F. Ficco, P. Bignardi, S. Toffolon)

3ª domenica ordinaria (F. Ficco, C. Pozzi, S. Toffolon)

4ª domenica ordinaria (F. Ficco, E. Bordello, M. Orizio)

5ª domenica ordinaria (F. Ficco, L. Manicardi, M. Orizio)

6ª domenica ordinaria (F. Ficco, R. Giaretta, M. Orizio)

 

RU B R I C A @Wordinprogress

2. Parola e vita: a che serve una Rivista?

di Paola Bignardi

 

Molte cose stanno cambiando, nel mondo attorno a noi e nelle

comunità cristiane.

Dopo la pandemia, molti praticanti non sono più tornati alla

messa della domenica; molte piccole comunità non possono più

avere la presenza stabile di un prete; i giovani stanno prendendo

le distanze dalla Chiesa in modo sempre più deciso. Sono solo alcuni

dei segnali di cambiamento che lasciano pensosi e inducono

a interrogarsi. D’altra parte, non tutti i fenomeni sono negativi:

vi è una sensibilità per la Parola più matura e più avvertita di un

tempo; diversi gruppi di ascolto si organizzano anche nelle case,

altre iniziative vengono proposte per accostarsi alla Parola in

maniera più consapevole e matura.

In questo contesto, quale può essere la funzione di una rivista

dalla lunga tradizione, come Servizio della Parola?

Nella primavera del 2022 è stata realizzata una serie di focusgroup

sparsi per l’Italia, composti da presbiteri e laici, uomini e

donne, catechisti o semplici frequentanti della messa della domenica;

in essi è stata posta questa domanda: «Che cosa vi aspettate

da questa rivista?». Le risposte sono state di notevole interesse;

esse soprattutto consentono di pensare la rivista in maniera

più aderente alle domande dei suoi lettori: quelli di oggi e – si

spera – quelli che ne saranno lettori domani.

Quale profilo di rivista emerge da questi dialoghi fitti e coinvolgenti?

Una rivista che sappia interpretare, valorizzare e promuovere

l’attuale accresciuta sensibilità per la Parola. Una partecipante a

uno di questi focus-group afferma: «La Parola parla di me, non

solo di Dio. La Parola mi legge, mi aiuta a capire la mia vita». E

un prete afferma: «La Parola mi decentra nell’ascolto, riesce a

farmi stare zitto». Interessante la testimonianza di un parroco,

responsabile di un’unità pastorale composta da tre parrocchie,

con storie e tradizioni pastorali diverse. «La parrocchia – dice

– che ha ricevuto di più dal punto di vista dell’educazione all’ascolto

della Parola è la meno seduta». Sembrerebbe eco concreta

all’affermazione di una religiosa che afferma che «l’ascolto

continuo della Parola può rinnovare la Chiesa».

Dunque la rivista deve entrare in dialogo con questa sensibilità

e con le esigenze che essa esprime.

Il cuore della rivista viene riconosciuto nel supporto che essa

offre alla comprensione della Parola di domenica in domenica e

alla attualizzazione di essa. A questo accostamento alla Parola

domenicale si chiede un’esegesi seria ma non da specialisti, in

funzione della comprensione corretta del messaggio della liturgia.

Molti partecipanti ai focus-group hanno lamentato i difetti

delle omelie che ascoltano, a cominciare dal moralismo che finisce

con l’oscurare la bellezza di una Parola che è buona notizia

e che quasi mai è percepita come tale: una predicazione troppo

preoccupata di insegnare come vivere, prima che annunciare la

bellezza dell’amore di Dio e della sua cura per uomini e donne

che conoscono la fatica di vivere. Un presbitero poi lamenta il

difetto cui lui stesso si sente soggetto: «Usare la Parola per fini

educativi, che equivale a strumentalizzarla!». Alla proposta della

rivista si chiede che aiuti a correggere i difetti cui va soggetta

certa predicazione. E le si chiede anche ciò che è più difficile:

che la proposta accompagni a mettere in dialogo Parola e vita

quotidiana, che sia «un aiuto per interpretare la vita» ma anche

per leggere la Parola racchiusa nella vita stessa. Del resto la

Scrittura racconta fatti, narra eventi, presenta personaggi; in […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026904/servizio-della-parola---n-554.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026904/servizio-della-parola---n-554.htmlThu, 14 Dec 2023 13:39:14 +0100
Rivista di Pastorale LiturgicaINDICE

Editoriale

2 M. Belli

Un dato da assumere

o un problema da regolare?

Studi

4 A. Pacini

Ma è veramente un problema?

10 O. Laham

Un esempio

di pratiche liturgiche ortodosse

14 J. Rumpel

Un esempio

di pratiche liturgiche luterane

19 M. Rizzi

Una preghiera interreligiosa?

27 P. Bordeyne

Beata incompletezza

dei matrimoni interconfessionali

32 G. Rota

Communicatio in sacris:

alcune attenzioni

36 D . Vendramin

Ospiti a casa loro

40 L . Fioriti

I cattolici orientali italiani

46 SAE (Segretariato attività ecumeniche)

La settimana di preghiera

per l’unità: esperienze

Formazione

51 F. Trudu

La liturgia fuori dalla parrocchia

6. Il carcere

56 G. Zanchi

I luoghi della liturgia

6. Le chiese contemporanee

Asterischi

60 R. Barile

Lectio Ritus

6. L’esorcismo invocativo

65 E . Mass imi

I canti liturgici

6. I bambini cantano “ancora” la messa?

 

Manuel Belli

Un dato da assumere

o un problema da regolare?

 

Questo è il ventunesimo numero

della rivista di cui ho l’onore di preparare

la pubblicazione. Il tema è ambizioso:

la globalizzazione ci porta a incontri e

attriti sempre più frequenti con diverse

forme di alterità, non ultima quella di

natura religiosa. Ma la fatica dell’incontro

con colui che vive un’altra esperienza

religiosa comporta che modi diversi

di pregare e di vivere i riti siano più facilmente

confrontabili. Quali sono le risorse

e le questioni che nascono da questo

nuovo “villaggio globale liturgico”?

Non vi è dubbio: è stato il numero

più complesso che mi è capitato di imbastire.

L’elenco delle difficoltà mi sembra

un modo efficace per comprendere

confini e limiti del lavoro.

Non è stato facile identificare i temi

dei singoli articoli. Quando con la redazione

abbiamo iniziato a progettare

il numero, la discussione si è protratta a

lungo perché da un lato i temi di volta

in volta individuati ci sembravano troppo

descrittivi, dall’altro lato gli affondi

più riflessivi apparivano troppo tecnici

e specifici. Penso che questo primo ordine

di ostacoli da superare metta in luce

un problema: non è facile identificare

un terreno medio e condiviso su cui

imbastire una riflessione che ambisca ad

essere di alta divulgazione. Si rendono

necessarie numerose premesse di natura

narrativa prima di provare ad affrontare

alcuni snodi. Nelle pagine che seguiranno

le narrazioni saranno le maggiori

protagoniste. Potrebbe venirne una indicazione

per una “pastorale liturgica”?

Probabilmente anche dal punto di vista

pastorale è forte l’urgenza di conoscersi,

narrarsi, incontrarsi, capirsi. Le testimonianze

che abbiamo raccolto e offerto

in queste pagine indicano che la differenza

religiosa costituisce un elemento

non secondario di difficoltà per una

effettiva integrazione sociale. Le nostre

comunità cristiane potrebbero farsi

promotrici di una maggiore capacità di

dialogo e di conoscenza reciproca?

Un secondo ordine di problemi è legato

all’estrema località delle questioni.

Il dato è paradossale: più viviamo in un

mondo globalizzato, più l’incontro sul

territorio di culture e religioni differenti

assume mille volti specifici. Se l’universo

social tende a standardizzare le relazioni,

le piazze dei paesi e delle città

rappresentano una vera resistenza all’omologazione.

Raccontare un’esperienza

bergamasca può sembrare utile poco

più di un incremento di cultura personale

per un abitante di Roma, mentre

2 | Editoriale

l’ascolto di un’esperienza ecumenica

di Roma è solo un distante evento per

un cristiano di una città di provincia.

Leggendo gli articoli che seguono, un

lettore potrebbe sentire estremamente

distanti da sé gli sguardi esposti sulla

questione della pluralità. Si tratta di un

rischio, ma forse anche di una risorsa:

la vita qui, oggi, in carne ed ossa resiste

ad ogni standardizzazione. Se con una

webcam posso illudermi di essere contemporaneamente

in una chiesa ortodossa,

in una assemblea evangelica e in

una celebrazione cattolica, il realismo

quotidiano crea situazioni, storie, interazioni

e tradizioni che non possono

essere comprese se non nella loro singolarità.

Il paradosso solo esteriormente

è tale: la comprensione del globale

richiede un’attenta disamina del locale.

Non nascondo che su taluni passaggi

il mio pensiero è stato: «Ma possiamo

mettere questo fatto, questa espressione,

questa affermazione, questa esperienza

su una rivista di interesse nazionale?

». Parlare di spazi in comune con

persone di altre fedi, celebrare in un villaggio

mussulmano, vivere un percorso

matrimoniale tra due confessioni diverse,

ipotizzare casi in cui sia possibile comunicarsi

in una Chiesa che non sia la

propria propone una serie di prassi da

esaminare su cui non sempre abbiamo

un canovaccio. Nostra aetate rappresenta

una svolta nel pensiero cattolico

circa le altre religioni, e in generale il

concilio ha indicato vie inedite per l’ecumenismo.

Abbiamo solo sessant’anni

di esperienza, su una storia cristiana di

più di due millenni: siamo dei pionieri.

E al pioniere deve essere riconosciuto

il coraggio di chi prova, ma l’attenuante

delle necessarie imprecisioni.

In questo numero abbiamo cercato

di condividere pensieri con associazioni

e gruppi che si occupano di ecumenismo,

mondialità e dialogo interreligioso.

Non è stata una ricerca facilissima in

termini di interlocutori: forse si tratta

del numero in cui più volte abbiamo

ricevuto un diniego rispetto al nostro

invito a scrivere. Come sempre, interpretare

un silenzio è rischioso. La motivazione

più frequente è stata la sensazione

di non avere un pensiero maturo

da mettere nero su bianco. O meglio: i

pensieri sono anche molti, e alcuni maturi;

sul tema specifico della ritualità e

della preghiera in rapporto a diverse

fedi o confessioni un po’ meno. Forse

la consuetudine ci ha consegnato il dibattito

come prettamente normativo,

legato a ciò che si può o non si può fare.

Il fatto che in una città si celebrino

riti di confessioni diverse, o preghiere

di fedi diverse potrebbe apparire come

un problema da regolamentare più

che una realtà da interpretare e leggere

in chiave teologica. Probabilmente è

il contributo più significativo di questo

timido tentativo. Abbiamo provato

a mettere su alcune pagine esperienze,

prospettive, racconti e pensieri; ci siamo

cimentati nell’assumere come dato

che celebrare diverse fedi e diversi riti

in una stessa comunità umana locale

non sia semplicemente fattualità foriera

di disagi.

Le pagine che seguiranno non hanno

alcuna pretesa di esattezza e di definitività.

Si tratta di un cantiere e di un esercizio

che chiedono di essere proseguiti.

Con questo numero terminiamo la

sessantesima annata della rivista. Nata

per accompagnare la riforma liturgica

negli anni del concilio e approdata a un

numero sul villaggio globale liturgico. I

due estremi mostrano il cammino fatto

e ci riempiono di gratitudine.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026898/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026898/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlWed, 13 Dec 2023 16:57:43 +0100
Parole di VitaEDITORIALE

Così avverrà alla fine del mondo»

(Mt 13,40): se questa era la curiosità

di lettrici e lettori interessati

ai testi apocalittici – carpire da

quella singolare letteratura cosa avverrà negli ultimi

giorni e come o quando il tempo di questo mondo

volgerà al termine –, certamente la presente annata

di Parole di vita sarà risultata di gran lunga deludente

e tale potrebbe essere anche il suo numero

conclusivo.

Anziché definire il futuro ultimo in modo esatto,

abbiamo spesso guardato al passato, a condizioni

storiche e politiche remote, descrivendo (al più)

il presente dei destinatari dei testi esaminati, con i

loro interrogativi e incertezze. Anziché dare un nome,

un volto, una identità precisa a tutti i singolari

personaggi incontrati (mediatori, messaggeri, cavalieri,

bestie immaginifiche), abbiamo introdotto

concetti come simbolo, metafora, figura. Ancora:

anziché concentrarci su disperazione, drammi ed

eventi catastrofici, abbiamo tanto più spesso parlato

di speranza, di certezza dell’intervento di Dio,

di presenza di un senso.

Siamo consapevoli di aver costretto il nostro

pubblico a non pochi ribaltamenti di prospettiva,

ma può accadere anche questo quando facciamo

parlare i testi anziché le nostre precomprensioni.

La letteratura apocalittica biblica ed extrabiblica si

è manifestata, a mio parere, come una polifonia insieme

affascinante e talvolta agghiacciante di voci

– ora di giubilo, ora di disperazione; ora di minaccia,

ora di commosso conforto –, ma sempre aperta

al futuro, che invoca con fiducia.

Ripercorriamo, dunque, con gli articoli dell’ultimo

fascicolo, alcune tematiche trasversali che speriamo

aiuteranno lettrici e lettori a rileggere alcune

o tutte le opere affrontate. Esse saranno: la misteriosa

compresenza di bene e male nelle esistenze individuali

e collettive, a fronte della rigorosa certezza

che in Dio non c’è male e che la sua vittoria sui

malvagi sarà definitiva e incontrovertibile (Dioniso Candido); una peculiare concezione del tempo, in

cui principio e fine si richiamano vicendevolmente

come promessa e compimento della comunione

con Dio (Lorenzo Gasparro) e che si configura

come «cronosofìa», ossia come visione ordinata di

eventi che vuole rivelare il senso ultimo dell’intera

storia umana (Luciano Zappella); la categoria di

«giudizio» nel suo doppio legame con la finitudine

dell’esperienza terrena e la pienezza della vita con

il Risorto (Sebastiano Pinto).

Le articolate teologie narrative dei testi apocalittici

vengono veicolate da una selva di immagini,

figure, simboli ricorrenti: la città santa versus la città

peccatrice, come la nuova Gerusalemme in contrapposizione

alla Babilonia grande e colpevole (Luca

Pedroli); figure di mediazione tra mondo divino

e mondo umano, come il profeta-veggente e diverse

creature angeliche (Donatella Scaiola); un ricco

immaginario collegato alla scrittura, dal rotolo (anche

volante) al libro (mangiato, sigillato o aperto),

che sottolinea la dimensione propriamente rivelativa

della letteratura apocalittica (Annalisa Guida).

Completano il fascicolo una nuova incursione

nei testi apocalittici extrabiblici a firma di Piero Capelli,

che presenterà le Vite di Adamo ed Eva greca

e latina, e le consuete rubriche che permetteranno

a docenti, operatori o semplici appassionati di rintracciare

i temi illustrati nella sezione esegetica anche

nell’ampio panorama letterario, cinematografico

e artistico internazionale, per veicolarli nella

prassi pastorale e scolastica.

Con gratitudine verso tutti i collaboratori che,

a vario titolo, hanno consentito di portare a termine

il coraggioso e inedito percorso di quest’anno,

auguro al pubblico di Parole di vita una lettura intrigante

e provocatoria, raccomandando di accettare

– ribaltandola – la stessa difficile esperienza di

Ezechiele e Giovanni: sperimentare amarezza nelle

viscere, ma conservare dolcezza nel palato.

Annalisa Guida]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026881/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026881/parole-di-vita.htmlWed, 13 Dec 2023 16:46:25 +0100
Asprenas n. 1-3/2023EDITORIALE

In questo volume di Asprenas sono raccolti i contributi dei primi tre fascicoli

dell’annata 2023: si tratta di testi che, molto diversi per natura gli uni

dagli altri, rivelano comunque alcune interessanti convergenze tematiche.

Il primo studio, di SALVATORE INFANTINO, mostra il valore quasi paradigmatico

della figura e della vicenda di Tabithà – “discepola” della comunità

cristiana di Joppe, della quale l’evangelista Luca parla in At 9,36-43 –

la cui guarigione appare come un prolungamento dell’azione di Gesù dentro

e attraverso i suoi discepoli. L’autore fa emergere dal testo soprattutto il

ruolo “diaconale” svolto dalla donna tra i cristiani di Joppe e la sua costante

azione agapica, nella quale si esprimono la scelta preferenziale del credente

per i poveri e una pienezza che non consente a un discepolo del Signore

di restare prigioniero della morte: la centralità di questi due elementi è confermata,

inoltre, dall’azione di intercessione della comunità stessa, che, mentre

è arricchita dal servizio di Tabithà, sa prendersene cura nel momento della

sua fragilità.

Alla fragilità fisica è dedicata, peraltro, anche la seconda delle note critiche

pubblicate nel volume. Partendo dalla lettura del testo di Noëlle Kesmarky

La nuit des autres. Témoignage d’une visiteuse d’hôpital CLOE TADDEI

FERRETTI riflette, forte anche della personale esperienza di volontariato, sulla

dignità della persona: se il valore di un essere umano va riconosciuto e custodito,

anche e soprattutto quando questi è in una condizione di evidente

fragilità, la persona che vive una malattia, specialmente se in fase terminale,

è per gli altri appello a una prossimità che restituisce all’ammalato il senso del

proprio esistere e, in certi casi, lo allevia nell’attraversamento della morte. La

breve nota si presenta, così, ricca di suggestioni che aprono, ancora una volta,

sull’ampiezza del concetto e della realtà di ciò che si indica con il nome

di “cura”: questa, in effetti, non può essere confusa e ridotta alla terapia e all’impegno

per la guarigione o al lenimento del dolore fisico. Il tema della cura è al cuore dello studio di CORNELIUS IZUCHUKWU

OKAFOR: il caso dell’Igboland (nella Nigeria sud-orientale) consente all’autore

di approfondire le grandi questioni di ecologia integrale e di spiritualità

ecologica che emergono dalla Laudato si’ e di declinare il grande tema dell’ecospiritualità

in chiave cristiana. La sensibilità ecologica che, grazie a pastori

come Bartolomeo I e papa Francesco, le Chiese di Oriente e di Occidente

stanno imparando a coltivare e ad approfondire, è in effetti un fenomeno

tipico della modernità e affonda le sue radici nella ferita che l’uomo, sempre

più a partire dalla prima rivoluzione industriale, ha inferto alla natura: è la

coscienza di questa ferita a esigere quella «cura di ciò che è debole», della

quale Francesco d’Assisi è, sia pure in un senso non strettamente ecologico,

«esempio per eccellenza» (LS 10).

Nella linea della cura si colloca anche – stando a quanto il saggio di

ANTONIO PETRONE evidenzia – la predicazione, così come Alano di Lilla la

concepisce: il predicatore, infatti, dovrebbe agire sulla fragilità “spirituale”,

favorendo la conversione e la crescita soprattutto spirituale dei fedeli: nell’Ars

praedicandi del maestro di Lilla l’azione del predicatore a servizio dei

cristiani si dà all’interno di un medesimo cammino di rinnovamento spirituale,

che chiede a ciascuna delle due parti di crescere in ogni virtù, ancorandosi

a quella sana dottrina teologica che spetta al predicatore coltivare e

alla quale bisogna che ciascuno resti fedele.

Alla dottrina teologica, d’altro canto, l’intera comunità credente deve

costantemente riferirsi, anche per tutte le questioni giuridiche che regolano

l’andamento e la vita della Chiesa. Segno dell’attenzione che la nostra

Sezione riserva a tali questioni, grazie anche all’attività del Dipartimento

di Diritto Canonico, sono i due studi di FILIPPO IANNONE e di MICHELE

MUNNO. Il primo mette a fuoco l’attività del Dicastero per i Testi Legislativi,

offrendone una precisa lettura in occasione dei quarant’anni dalla promulgazione

del nuovo Codice di Diritto Canonico (1983), mediante il quale si

è tentato di tradurre in linguaggio canonistico la visione ecclesiologica del

Concilio Vaticano II. Nell’assolvere ai propri compiti, il Dicastero si pone al

servizio del papa e dei vescovi e agisce in comunione con essi, sulla base della

“necessità” del diritto, per la crescita della Chiesa nella carità. Anche lo

studio di Munno, prendendo in esame il contributo di Joseph Ratzinger allo

sviluppo del diritto canonico, prima come prefetto della Congregazione per

la Dottrina della Fede e poi come pontefice, mette in evidenza la natura eminentemente

teologica e spirituale delle questioni giuridiche: in particolare,

la scelta del titolo di “papa emerito” a partire dal 28 febbraio del 2013 è

specchio di una ben precisa concezione teologica, la quale non distingue tra […]]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026874/asprenas-n-1-32023.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026874/asprenas-n-1-32023.htmlWed, 06 Dec 2023 16:58:22 +0100
Studia Patavina 2023/2SOMMARIO

Editoriale

221 Istituti superiori di Scienze religisoe: hanno ancora senso?

Andrea Toniolo

focus Teologia e scienze religiose. Nodi da sciogliere

229 Breve ricognizione storico-genetica della nascita degli Istituti superiori di Scienze religiose in Italia

Gaudenzio Zambon

241 La specificità delle Scienze religiose in rapporto alla Teologia

Alberto Cozzi

255 Il corso di laurea magistrale interateneo in Scienze delle religioni (Università di Padova-Ca’ Foscari Università di Venezia)

Chiara Cremonesi

261 La Religionspädagogik nel mondo germanofono

Alexander Notdurfter

269 Formazione teologica in dialogo

Leonardo Paris

279 Centocinquant’anni dopo. Sul ritorno delle teologie nelle università italiane (1871-2021)

Alberto Melloni

287 La collocazione degli studi storico-religiosi nelle università italiane. Una vi­cenda complessa. Dialogo con Paolo Bettiolo

Giovanni Trabucco (a cura)

Agorà

297 A venticinque anni dalla Fides et ratio: un bilancio prospettico e propositivo

Lorenzo Magarelli

311 Soumission et usage de la raison. Razionalità sapienziale e fede cristiana in Blaise Pascal

Alberto Peratoner

Temi e discussioni

325 Riscoprire la vocazione all’ascolto. Provocazioni dalla teologia e dalla prassi pastorale

Assunta Steccanella

339 La Sacra Scrittura in Teologia pastorale. Precisazioni interdisciplinari e una loro attuazione

Giovanni Giuffrida

353 Il ruolo della Bibbia nella prassi catechistica

Carlo Broccardo

Recensioni

367 Kasper W.-Augustin G. (curr.), Percorsi di fraternità. Per raccogliere la sfida dell’en­ciclica Fratelli tutti (G. Zambon)

370 Thomasset A., Un’etica teologica delle virtú sociali. Giustizia, solidarietà, compassio­ne, ospitalità, speranza (G. Bozza)

372 Zago G. (cur.), Le discipline filosofiche e pedagogiche a Padova tra positivismo e umanesimo (L. Sandonà)

375 Flournoy T., La psicologia della religione. Principi, ricerche, prospettive (G. Pavan)

377 Toso M., Dimensione sociale della fede. Sintesi di Dottrina sociale della chiesa (G. Bozza) 

380 Ciancio C.-Goisis G.-Possenti V.-Totaro F. (curr.), Persona: centralità e pro­spettive (G. Piaia)

382 Ghisleri L.-Poma I. (curr.), Il sacro e la polis. Intersezioni simboliche (R. Tommasi)

385 Borghi E.-Buzzi F., Coscienza, riconoscenza e azione. Per cercare di essere umani (G. Bozza)

388 Hamidovi D., L’insostenibile divinità degli angeli. Saggio storico (A. Magoga)

390 Raterio Vescovo di Verona e di Liegi, Le lettere (D. Fiocco)

393 Bertazzo L.-Ceschia M., Un mistico vedere. «Vita et Revelationes» della beghina viennese Agnes Blannbekin († 1315) (A. Ramina)

396 Cazzulani G.-Como G.-Dalle Fratte S.-Luppi L. (curr.), Lo Spirito, le brecce e la danza. Introduzione alla spiritualità cristiana (A. Ramina)

Segnalazioni

1. FILOSOFIA

399 Scilironi C., San Paolo filosofo (M. Barcaro)

401 Guanzini I., Filosofia della gioia. Una cura per le malinconie del presente (G. Osto)

2. STORIA DEL CRISTIANESIMI

2.1 Biblico

402 Cline E.H., Archeologia biblica. Una breve introduzione (C. Broccardo)

2.2 Patristico e medievale

403 Prandi E., Santa Eurosia. Un culto agrario dai Pirenei spagnoli alla Pianura Padana (G. Piaia)

3. TEOLOGIA

406 Ruggeri G., Abbi cura di me. Fine corsa della formazione. Inediti modi, luoghi, tempi nella chiesa che verrà (L. Voltolin)

408 Riva G.-Ruggeri G., Parole al capolinea. Come il digitale sta cambiando identità, relazioni, religione (L. Voltolin)

408 Ruggeri G., Teologia digitale. Internet come cultura e pensiero per-formante nell’in­segnamento teologico. Prassi esperienziale (G. Giuffrida)

410 Bergamo M., L’anatomia dell’anima. Da François de Sales a Fénelon (A. Ramina)

413 libri ricevuti

 

EDITORIALE

Istituti superiori di Scienze religiose: hanno ancora senso?

Andrea Toniolo

«La chiesa “ha bisogno di crescere nell’interpretazione della Parola ri­velata e nella comprensione della verità”, senza che ciò implichi l’imposi­zione di un unico modo di esprimerla. Perché “le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere anche la chiesa”. Questa crescita armoniosa conserverà la dottrina cristiana piú efficacemente di qualsiasi meccanismo di controllo».

Sono alcuni passaggi della lettera che papa Francesco ha indirizzato al nuovo prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, Víctor Manuel Fernández, nominato il 1° luglio 2023. Il mandato è quello di un cambio di stile nel custodire la fede e nel crescere nella comprensione della fede, e chiama in causa la questione strutturale delle condizioni della “scienza della fede”, che possiamo ricondurre a due, spesso in tensione, rinvenibili nel passaggio citato: la libertà di ricerca nel campo della fede – senza la quale non può crescere la comprensione e l’espressione della tradizione credente – e il servizio alla verità del vangelo. L’auspicio fa eco a quanto espresso nel programma di rinnovamento di Veritatis gaudium: la teologia non è chia­mata semplicemente a trasferire conoscenze bibliche o dogmatiche, ma ha il compito di «concepire, disegnare e realizzare sistemi di rappresentazione della religione cristiana capace di entrare in profondità in sistemi culturali diversi» (n. 5).

Nel contesto italiano, tale compito teologico – entrare in dialogo pro­fondo con i vari sistemi culturali – si attua soprattutto attraverso le istitu­zioni accademiche esistenti, articolate in due percorsi: Teologia e Scienze religiose. La strutturazione di tali percorsi è oggetto di dibattito da alcuni anni, per tanti motivi, tra cui la revisione dell’architettura delle discipline, la poca rilevanza della teologia nello spazio pubblico, l’incerta sostenibilità e sensatezza accademica di due binari quasi paralleli.

In Italia, fuori Roma (che costituisce una situazione a sé stante a motivo delle pontificie università), esistono attualmente piú di ottanta centri teo­logici, di cui otto sono le sedi delle Facoltà teologiche regionali, e di cui 43 sono Istituti superiori di Scienze religiose (Issr). Gli studenti sono piú di diecimila, la maggior parte dei quali (piú di seimila) appartiene agli Issr e sono laici. Questi semplici dati fanno emergere fin da subito gli aspetti posi­tivi e peculiari della teologia in Italia, come anche le criticità. Tra gli aspetti positivi segnalo il legame con la realtà locale ecclesiale (la presenza capillare nel territorio e il grande interesse per la teologia da parte dei laici), la buona qualità didattica dei docenti, la solidità dell’indirizzo pedagogico-didattico. La peculiarità della teologia italiana è a mio avviso la sua forte connotazione pastorale, ovvero il suo legame con le esigenze delle chiese, che ha permesso di formare pastori e laici non in modo “accademico” astratto, autoreferen­ziale, ma molto attento all’esperienza della fede.

Mi permetto però di segnalare, sempre sinteticamente, anche due critici­tà di fondo, il doppio binario e la debolezza della ricerca.

Il rapporto tra percorso teologico e di scienze religiose viene percepito come un doppione, insostenibile dal punto di vista istituzionale (docenti, economia, studenti) e segnato dall’indeterminatezza delle scienze religiose. L’incerta natura delle scienze religiose è come una spada di Damocle che pende fin dal sorgere degli istituti, anche se raccoglie la maggioranza degli studenti. Gli Issr reggono grazie allo sbocco professionale dell’insegnamen­to della religione, ma hanno realizzato in parte o quasi nulla il progetto iniziale, ovvero dare vita a lauree magistrali differenziate in vista di compe­tenze da spendersi per il mondo pastorale o laico: arte, bioetica, mediazio­ni interculturale, ministerialità pastorali. Paradossalmente, anche l’indirizzo pastorale stenta a reggere.

La questione del doppio binario sta diventando un tema dominante nel di­battito italiano. Ci si rende conto che non può reggere e certamente si dovrà andare verso il suo superamento. Per evitare, tuttavia, di buttare via il bam­bino con l’acqua sporca, bisogna riflettere su due implicazioni importanti.

La prima riguarda la natura specifica delle “scienze religiose” nel conte­sto teologico italiano. Possiamo semplicemente abbandonarle, riducendole a qualche corso di pedagogia e didattica (per gli insegnanti di religione)? Possiamo lasciare che le scienze religiose o religious studies siano appan­naggio solo dell’università laica? Possono avere una collocazione specifica anche in ambito teologico? Su questo dobbiamo confessare che in Italia nonostante ormai l’esistenza pluridecennale degli Issr non abbiamo svilup­pato una buona riflessione in questo ambito, gestendo a volte gli Issr come dei fratelli minori della teologia.

 

Seconda implicazione: l’eventuale creazione di un percorso triennale unico con due licenze (Teologia e Scienze religiose) chiede una coraggiosa rivisitazione della mappa territoriale dei nostri istituti. Altrimenti ci sarà una implosione delle stesse facoltà teologiche, data la diminuzione degli studen­ti, dei docenti preti e delle risorse economiche.

 

Bisognerebbe risolvere anche l’equivocità terminologica e strutturale interna ai titoli canonici: esistono due tipi di baccalaureato in Teologia; le licenze in Teologia non hanno una chiara collocazione; non esiste la possi­bilità di un dottorato in Scienze religiose.

La seconda criticità del sistema italiano, strettamente connessa con la pre­cedente, è la debolezza della ricerca, pena l’irrilevanza o insignificanza nello spazio pubblico della fede. Pur avendo già evidenziato come elemento po­sitivo la connotazione pastorale della teologia in Italia, ritengo che la sfida della “re-inculturazione” o meglio di un nuovo incontro del cristianesimo con la cultura dell’Occidente, chieda un maggior investimento sulla ricerca, in ambiti che sono propri delle scienze religiose, e riguardano la fenome­nologia del sacro, lo studio comparato delle diverse esperienze religiose, il confronto con le spiritualità di altri continenti che incrociano sempre di piú la ritualità occidentale.

La debolezza appena evocata è accentuata anche dalla frammentazione delle istituzioni accademiche. Oltre alle questioni del doppio binario e della ricerca, gli altri ambiti, a mio avviso, chiamati in causa nella rivisitazione della teologia sono: la ratio degli studi da riformulare alla luce dei quattro criteri di Veritatis gaudium (soprattutto quello della inter e trans-disciplina­rità forte), il riconoscimento civile dei titoli, a livello di profilo e di procedura, la solidità istituzionale delle nostre facoltà dal punto di vista accademico ed economico, la valorizzazione, anche professionale, delle competenze teologi­che e di scienze religiose, sia nel mondo ecclesiale che in quello laico. […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026867/studia-patavina-20232.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026867/studia-patavina-20232.htmlTue, 21 Nov 2023 13:24:44 +0100
Concilium - 2023/4Indice Editoriale: Gli abusi nella Chiesa. . . . . . . 13 Abstracts . . . . . . . . . . . . . 17 I. Abusi nella chiesa 23 1. Le fondamenta hIlle haKer, Gli abusi sessuali del clero: dal 2004 al 2023. Una rivisitazione . . . . . . 25 I/ Un commento personale: il silenzio e il potere della voce II/ Uno sguardo retrospettivo al fascicolo Il tradimento strutturale della fducia III/ Dallo scandalo degli abusi sessuali alla violenza sessuale-sessualizzata IV/ La svolta etico-sociale e l’importanza dell’etica femminista V/ Conclusione 2. Partire dalle vittime: narrazioni di soerenza e resistenza e loro rilevanza teologica 2.1. ute leImgruber, Porsi in ascolto delle vittime! La rilevanza (teologica) della narrazione dell’abuso su donne adulte nella chiesa cattolica . . . 39 I/ Erzählen als Widerstand: l’abuso su donne adulte diventa visibile e narrabile 1/ Rivelazione di abusi nella chiesa cattolica in Germania dal 2010: i minori come gruppo di vittime 2/ Le vittime a lungo trascurate: le donne come vittime di abusi 3/ Dire l’indicibile a parole: Erzählen als Widerstand II/ Spunti epistemici e teologici tratti dalla lettura di Erzählen als Widerstand 1/ Vittimizzazioni primarie e di altro tipo 2/ Rapporti di potere, dipendenze e vulneranza sistemica 3/ Autodeterminazione spirituale e sessuale 4/ Dalla violazione alla resilienza: come le esperienze diventano signifcative nella narrazione III/ Conclusione: il potere di non tacere 2.2. FederICa tourn – ludovICa eugenIo, Il silenzio sugli abusi in Italia. Tra omertà, rivittimizzazione e ricerca di giustizia . . . . . 54 I/ L’omertà dell’istituzione, una rete di connivenze II/ Una chiesa esonerata dal dovere di denunciare III/ Il silenzio, frutto di una teologia da ripensare IV/ Le dinamiche del silenzio nel caso italiano V/ Risalire la corrente per abbattere il silenzio 2.3. roCío FIgueroa – davId tombS, Disciplina, obbedienza e abuso nel Sodalizio di Vita Cristiana . . . . . . . 66 I/ Introduzione II/ Luis Fernando Figari III/ La spiritualità sodale: disciplina e obbedienza IV/ Abusi sessuali nel Sodalizio V/ Accuse contro i leader del Sodalizio VI/ Conclusione 2.4. marIe-Jo thIel, Il rapporto CIASE nella chiesa di Francia . . . . . . . . . 78 I/ La presa di coscienza della pedocriminalità II/ Contributi e raccomandazioni del Rapporto Sauvé III/ Il posto della teologia nel Rapporto IV/ Le decisioni ufciali della chiesa V/ In conclusione 2.5. maría Soledad del vIllar, Le vittime di abusi in contesti ecclesiali come luogo teologico. Passare dal silenzio e dall’insabbiamento al riconoscimento e alla parola . . . . . . . 89 I/ Introduzione II/ Rompere le dinamiche del silenzio III/ Il Cristo crocifsso e le vittime di abuso sessuale ecclesiale 2.6. mmbI Kìgtha, Esempi di violenza istituzionale . . 100 I/ Introduzione II/ Rapporti di discrepanza di potere III/ Violenza istituzionale IV/ L’invito teologico e gli approcci incentrati sulle vittime 3. Approcci sistematici 3.1. rhoderICK John S. abellanoSa, L’elitismo ecclesiastico e l’ambivalente teologia dei beni temporali della chiesa . . . . . . . 110 I/ L’intreccio di elitismo ecclesiastico e beni temporali II/ L’ambivalenza della chiesa verso i beni temporali III/ Conclusione: verso una critica della teologia dei beni temporali della chiesa 3.2. dorIS reISInger, Abuso spirituale: defnizione, forme e condizioni di possibilità . . . . 126 I/ Abuso spirituale: un tema relativamente giovane 1/ L’abuso spirituale come abuso della persona, violazione della sua intimità spirituale e della sua autodeterminazione 2/ Autodeterminazione spirituale: presupposto di qualsiasi atto di fede, oltre che necessità teologica 3/ Forme di violazione dell’autodeterminazione spirituale 4/ Linea di demarcazione tra atti di abuso spirituale e atti non abusivi II/ Condizioni che rendono possibile l’abuso spirituale nella chiesa cattolica 3.3. vIrgInIa Saldanha, Quando il potere spirituale distrugge la vita. Abusi sessuali nella chiesa cattolica . . . . . . 139 I/ Perché il problema persiste II/ La cura spirituale come copertura per gli abusi sessuali III/ Perché accade questo? IV/ Vulnerabilità in un rapporto di potere diseguale V/ Fondamenti teologici VI/ Conclusione 3.4. hanS zollner, Che cos’è la ri-elaborazione (Aufarbeitung)? Una riessione . . . . . . . . . . . 152 I/ I presupposti per la guarigione, il perdono e la riconciliazione II/ La ri-elaborazione II. Forum teologico 163 1. heIner bIeleFeldt, I diritti umani e l’arte di ascoltare. Una difesa critica dell’universalismo. . . . . . . . . . . 165 I/ Diritti per tutti II/ Un antidoto all’uniformità III/ Universalismo in prova IV/ L’arte di ascoltare 2. huang Po-ho, I diritti umani compiono settantacinque anni. Un tempo per un riesame. . . . . . . . . 172 III. Rassegna bibliografca internazionale 179

Editoriale Gli abusi nella Chiesa Corre l’anno 2023 e il problema degli abusi sessuali e di altre tipologie di abusi nella chiesa è noto da tempo. Ma la gestione dei singoli casi e soprattutto la gestione delle vittime, l’elaborazione delle cause, le modifche delle strutture favorenti l’abuso, l’introduzione di un sistema di pesi e contrappesi e, non ultimo, la riessione teologica su questo argomento sono ancora insufcienti. Ecco perché questa pubblicazione risulta necessaria. Già nel 2004 a questa tematica venne dedicato un numero di Concilium dal titolo Il tradimento strutturale della fducia. Regina Ammicht-Quinn, Hille Haker e Maureen Junker-Kenny curarono quel fascicolo, che guardava oltre il momento particolare. Dal 2004 alcune richieste sono state soddisfatte, altre no, e alcune sono attualmente (di nuovo o ancora) oggetto di accesi dibattiti. Le considerazioni su questo tema pubblicate nel fascicolo del 2004 costituiscono la base, il fondamento su cui sono costruite le presenti riessioni. Allo stesso tempo, in questo numero si enfatizzano alcuni argomenti, in un certo senso, in maniera dierente. Non si pone l’accento principalmente sulla violenza sessuale nei confronti dei minori, ma sulle relazioni abusive di direzione spirituale o di cura pastorale e sulla violenza sessualizzata in questi contesti. Questo argomento sta emergendo poco alla volta. Spesso l’abuso sessuale va di pari passo con l’abuso spirituale, ma ovviamente entrambi si possono verifcare anche separatamente. [...]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026850/concilium---20234.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026850/concilium---20234.htmlWed, 15 Nov 2023 16:53:04 +0100
Servizio della Parola - n. 553INDICE

1. Per cominciare.

Una lettera del direttore (D. Arcangeli) 3

I nostri modi di dire

47. La tua vocazione 7

1. La tua vocazione (A. Carrara) 8

2. Barnaba. Al servizio della vocazione (M. Crimella) 13

3. «Noi siamo una missione» (E. Bolis) 19

Novena del Natale del Signore

Consolate il mio popolo, dice il Signore

(C. Cremonesi) 23

Tempo di Avvento e di Natale

3 dicembre / 1 gennaio 35

1ª domenica di Avvento (N. Agnoli, R. Laurita) 37

Immacolata concezione (N. Agnoli, R. Laurita) 57

2ª domenica di Avvento (N. Agnoli, R. Laurita) 77

3ª domenica di Avvento (N. Agnoli, R. Laurita) 97

4ª domenica di Avvento (N. Agnoli, R. Laurita) 117

Natale del Signore (N. Agnoli, R. Laurita) 137

Santa famiglia (N. Agnoli, R. Laurita) 178

Maria Madre di Dio (N. Agnoli, R. Laurita) 198

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026843/servizio-della-parola---n-553.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026843/servizio-della-parola---n-553.htmlWed, 15 Nov 2023 16:39:54 +0100
Servizio della Parola - n. 551/552Sguardi in pastorale

16. Rimpianti e occasioni (A. Carrara)

I nostri modi di dire

46. La grazia sacramentale

1. La grazia sacramentale (A. Carrara)

2. La grazia del sacramento.

Nutrirsi della Vita secondo Giovanni 6 (D. Arcangeli)

3. Dimensione ecclesiale della grazia

nelle celebrazioni ecclesiali (D. Vitali)

Per una santità feriale

(R. Laurita)

Dalla 29a domenica ordinaria a Cristo, Re dell’universo

22 ottobre / 26 novembre

29ª domenica ordinaria (Redazione, R. Bindi, M. Gallo)

30ª domenica ordinaria (Redazione, D. Rocchetti, M. Gallo)

Tutti i santi (a cura della Redazione)

Commemorazione dei fedeli defunti (a cura della Redazione)

31ª domenica ordinaria (Redazione, C. Cremonesi, D. Fidanza)

32ª domenica ordinaria (Redazione, P. Bignardi, V. Brunello)

33ª domenica ordinaria (Redazione, + F. Lambiasi, D. Fidanza)

Gesù Cristo, Re dell’universo (Redazione, M. Aliotta, V. Brunello)

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026812/servizio-della-parola---n-551552.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026812/servizio-della-parola---n-551552.htmlThu, 12 Oct 2023 16:56:32 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 Marco Gallo

La terza età, quella del desiderio

Studi

4 A ndrea Grillo

Riforma liturgica: punto fermo o stile?

10 A nna Maria Calapaj

La riforma liturgica

e il “mito” dell’antichità

15 P ierangelo Chiaramello

Il sogno della riforma liturgica

20 C hiara Giuliani

Siamo la “Chiesa del concilio”?

26 Maria Ignazia Angelini

Una riforma “dal basso” o “dall’alto”?

33 O livier-Marie Sarr

Gli adattamenti

e l’inculturazione liturgica

39 Michele Roselli

Liturgia e catechesi

45 L uigi Girardi

Non avere fretta

Formazione

50 Fabio Trudu

La liturgia fuori dalla parrocchia

5. Le case di cura

55 Giuliano Zanchi

I luoghi della liturgia

5. Il concilio prima del concilio

Asterischi

60 R iccardo Barile

Lectio Ritus

5. L’inno di compieta

65 E lena Mass imi

I canti liturgici

5. Che fine ha fatto il repertorio nazionate?

69 Segnalazioni

 

Marco Gallo

La terza età, quella del desiderio

Rivista di Pastorale Liturgica fu fondata

per accompagnare l’attuazione

della riforma liturgica. Se questa rivista

si e impegnata molte volte a fare il punto

sul tema, oggi torniamo a dedicare

un numero monografico allo stato di

salute della riforma, non per anniversari

particolari o per eventi polemici o

risultati raggiunti.

Nell’epoca in cui si e ancora giovani

fino alla morte, ci pare invece degno di

pensiero il momento in cui ci troviamo,

dove la riforma si avvicina ai sessant’anni.

Abbiamo adottato l’espressione “terza

eta”, proprio perché in questi anni

essa ci sembra perdere ogni illusione di

novita e debba affrontare una stagione

di maturita decisiva. Muoiono gli ultimi

che parteciparono in prima persona al

concilio Vaticano II, sono sempre meno

quelli che vissero da bambini la liturgia

preconciliare. Chi e cattolico oggi ha

conosciuto ormai solo questa liturgia

rinnovata, uscita da un grande cantiere

lungamente preparato e che oggi sembra

lontano.

1. Invecchiare

Nel 1970, Simone de Beauvoir scrive

il sorprendente saggio La vieillesse (La

terza età), in cui denuncia l’analfabetismo

sociale e culturale che impediscono

al moderno di cogliere che cosa

sia davvero la stagione della vita dopo

quella adulta. Falsamente edulcorata

come l’eta della sapienza pacifica o temuta

come il tempo della progressiva

regressione, se essa e ascoltata con attenzione

si rivela invece come una conferma

della natura umana, che e viva

finché animata da desideri.

Entrare nella terza eta in modo umano,

cioe senza accettare che sia per forza

disumanizzante, e possibile dunque

solo onorando quell’intatta potenza di

vita che si fa strada con un corpo non

piu forte, con relazioni disarmate e con

una coscienza che trattiene molte sfide

e ricordi. E, nello specchio lacaniano

dell’altro, al vecchio e chiesto di assumere

la sua nuova identita che non coincide

con quella che ha interiorizzato.

In un certo senso, ci e parso che

la metafora reggesse anche per la Riforma

liturgica, che raggiunge i suoi

sessant’anni e dalla quale si rischia di

pretendere una serenita che mai avra o

di trattarla come progetto fallimentare

che non ha raggiunto i suoi scopi. In

questo numero sara molto interessate

fare il punto su numerose questioni –

ora che non si e piu né nella prima eta

della sua messa in opera – né tanto meno

nella sua seconda eta, quella dell’emergere

critico delle sue fragilita. Viene

una terza, quella del desiderio. […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026805/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026805/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlThu, 12 Oct 2023 16:51:14 +0200
Parole di Vita 

Alessandro Pilo

L’APOCALISSE DI GIOVANNI:

IL VOLTO SEGRETO DELL’AUTORE

Annalisa Guida

LE SETTE CHIESE D’ASIA

Dionisio Candido

L’AGNELLO IN PIEDI, COME MORTO

Francesco Piazzolla

I QUATTRO CAVALIERI:

UNA STORIA SEMPRE ATTUALE?

Luca Pedroli

LE TRE DONNE DELL’APOCALISSE

Claudio Doglio

LA TEOLOGIA DELLA STORIA

SECONDO L’APOCALISSE

Alessandro Cavicchia

L’APOCALISSE APOCRIFA DI GIOVANNI

Giorgio Bonaccorso

APOCALITTICA E LITURGIA

BIBBIA E SCUOLA

Marco Tibaldi

I romanzi apocalittici: Nel paese delle ultime cose

di Paul Auster

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Una primizia dell’esegesi: Sull’Apocalisse

di Vittorino di Petovio

RILETTURE

Valeria Poletti

E se gli zombie fossimo noi?

APOSTOLATO BIBLICO

Fabio Pizzitola

Parola e sinodalità. I cantieri di Betania: le diaconie

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Già e non ancora. Il polittico dell’Agnello mistico

di Hubert e Jan van Eyck

 

EDITORIALE

Racchiude tanti misteri quante sono le sue parole: cosi potremmo tradurre il celebre commento di Girolamo che, nella sua lettera a Paolino di Nola sullo studio della sacra Scrittura, diceva dell’Apocalisse: Tot habet sacramenta quot verba, cantando le lodi di uno scritto che nelle singole sue parole racchiude svariatissimi sensi. Con il quinto fascicolo del 2023 Parole di vita si concentra finalmente sull’opera neotestamentaria che ha dato il nome al genere di scritti cui l’annata e dedicata. L’ultimo libro del canone biblico cristiano ha avuto una tormentata storia di accettazione, soprattutto nella chiesa orientale, a motivo della sua dubbia origine apostolica (e molte riserve le nutri anche Lutero); ma, una volta accolta, costante negli elenchi dei libri canonici rimase la sua posizione ultima, come capitolo conclusivo che nell’amen finale del dialogo tra l’Agnello e la sua sposa (22,20) fa da chiusa ideale a un dialogo tra Dio e il mondo iniziato in Gen 1,3, agli albori della creazione. Potente fucina di immagini, scene e simboli che – anche frutto di uno straordinario saccheggio dei libri profetici, e non solo – hanno improntato di se i linguaggi artistici fino all’epoca contemporanea, generando anche numerose opere pseudoepigrafiche (come l’Apocalisse apocrifa di Giovanni presentata da Alessandro Cavicchia), l’Apocalisse resta un’opera la cui lettura suscita difficolta e sgomento e che facilmente si presta a misinterpretazioni, come conferma la storia della sua ricezione. Abbiamo cercato, quindi, di offrire ai nostri lettori e alle nostre lettrici alcune coordinate essenziali per comprenderne lo scopo comunicativo e la visione teologica, partendo dai numerosi interrogativi sull’identita del profeta-“io narrante” Giovanni in esilio a Patmos e del vero autore del libro (Alessandro Pilo) nonche dal contesto geopolitico che tanto peso assume nella strutturazione della sua prima parte (2,1–3,22), quella delle cosiddette lettere alle sette chiese d’Asia (Annalisa Guida).

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026799/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026799/parole-di-vita.htmlThu, 12 Oct 2023 16:11:25 +0200
La pace del cuorehttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573516/la-pace-del-cuore.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573516/la-pace-del-cuore.htmlTue, 26 Sep 2023 15:47:55 +0200Archivum Franciscanum HistoricumINDEX

DISCUSSIONES ET DOCUMENTA

LYDIA SCHUMACHER. – ‘BEYOND’, ‘ABOVE’ OR ‘AGAINST’ NATURE? EARLY

SCHOLASTIC DEBATES ON THE STATUS OF MIRACLES.

DOMINIC ABBOTT. – THE DOCTRINE OF THE ABSOLUTE PRIMACY OF CHRIST ACROSS

THE WORKS OF JOHN DUNS SCOTUS

ZI’ANG CHEN. – AUGUSTINE, ARISTOTLE, AND FRANCISCANS ON LYING: A STUDY ON

TEXTS BY FRANCIS OF MEYRONNES AND GERALD ODONIS

ANTONÍN KALOUS. – THE BOHEMIAN CHRONICLES OF EBERHARD ABLAUFF AND

MICHAEL OF CARINTHIA ON THE CAPITULA GENERALISSIMA (1430-1517) .

SEAN L. FIELD - PIERRE MORACCHINI. – THE ANSIENS MÉMOIRES DE L’ABBAIE

DE LONGCHAMP: A SEVENTEENTH-CENTURY NUNS’ CHRONICLE

BERT ROEST. – DISCUSSING EXORCISM DURING THE EARLY ENLIGHTENMENT: UBALD

STOIBER’S ARMAMENTARIUM ECCLESIASTICUM

 

SUMMARIA

RECENSIONES

FIELD, SEAN L. - GUIDA, MARCO [OFM] - POIREL, DOMINIQUE (ÉDS.). –

L’ÉPAISSEUR DU TEMPS. MÉLANGES OFFERTS À JACQUES DALARUN. – (JURI

LEONI)

BOBOVNIK, NENA - BOGATAJ, JAN DOMINIK [OFM] - ŠPELI, MIRAN [OFM].

– UT BON(AVENTURIAN)I FIAMUS. STUDIES IN ST. BONAVENTURE ON THE OCCASION

OF THE 800TH ANNIVERSARY OF HIS BIRTH. – (CARLOS E. SALTO SOLÀ) 

SOLVI, DANIELE. – ROTUNDIS QUADRATA MUTARE. QUESTIONI FRANCESCANE DALLE

ORIGINI AI FIORETTI. – (EMIL KUMKA)

BARTOLOMEI ROMAGNOLI, ALESSANDRA. – CORPO SACRO. SCRITTURA ED ESPERIENZA

MISTICA TRA MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA. – (MARZIA CESCHIA) .

BOBILLIER, STÈVE. – L’ÉTHIQUE DE PIERRE DE JEAN OLIVI. LIBERTÉ, PERSONNE ET

CONSCIENCE. – (JACOPO LOHS)

SERAFINI, MARCELLA. – LA LIBERTÀ INNATA. VOLONTÀ, AMORE E GIUSTIZIA NEL

PENSIERO DI GIOVANNI DUNS SCOTO. – (FRANCESCO PICA)

GRASSI, ONORATO - DEZZA, ERNESTO [OFM] (A CURA). – DUNS SCOTO IN ITALIA.

EDIZIONI, TRADUZIONI, STUDI. – (CARMINE GIOVANNI FERRARA)

DAS LEBEN DER HEILIGEN COLETTE VON CORBIE. EINE ALTE, NEU ENTDECKTE HANDSCHRIFTLICHE

LEBENSBESCHREIBUNG IN ALEMANNISCHEM DEUTSCH. – (WILLIBALD

HOPFGARTNER)

HERNÁNDEZ VERA, RENÉ. – FRANCISCAN BOOKS AND THEIR READERS. FRIARS AND

MANUSCRIPTS IN LATE MEDIEVAL ITALY. – (DANIELE SOLVI)

ILLUMINATA BEMBO [OSC]. – SPECCHIO DI ILLUMINAZIONE. REDAZIONE LUNGA.

EDIZIONE CRITICA SULLA BASE DEL MS. AMBROSIANO Y 46 SUP. – (JURI LEONI)

TOURIS, WILLIAM, OFM. – THE CONTEMPLACIOUN OF SYNNARIS. LATE-MEDIEVAL

ADVICE TO A PRINCE. – (MICHAEL ROBSON)

LUPOLI, ROSA. – DAL GRIDO DEGLI ULTIMI AL SILENZIO DI DIO. BIOGRAFIA DELLA

BEATA MARIA LORENZA LONGO FONDATRICE DELL’OSPEDALE INCURABILI DI

NAPOLI E DELLE MONACHE CAPPUCCINE (CA. 1463-1539). – (JURI LEONI)

COMPARE, CARMELA - NEPORI, FRANCESCA - RUSCONI, ROBERTO (A CURA). –

ORDINE DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI. – (FEDERICA DALLASTA)

BENEDETTO DA CANFIELD [OFMCAP.]. – REGOLA DI PERFEZIONE. – (ALESSANDRA

BARTOLOMEI ROMAGNOLI)

SCHWALLER, JOHN F. – THE STATIONS OF THE CROSS IN COLONIAL MEXICO. THE

VIA CRUCIS EN MEXICANO BY FRAY AGUSTIN DE VETANCURT AND THE SPREAD

OF A DEVOTION. – (BERENICE ALCÁNTARA ROJAS)

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026782/archivum-franciscanum-historicum.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026782/archivum-franciscanum-historicum.htmlMon, 31 Jul 2023 16:39:10 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 E. Massimi

Perché non scommettere sulla liturgia?

Studi

4 M. Gallo

«Democratizzare la liturgia»

La sinodalità come svelamento

10 G. Zurra

La liturgia: verità celebrata

della Chiesa

15 P. Carrara

Nomenclatura sinodale. Una mappa

21 A . Giardina

Guardarsi attorno

26 M. Belli

Quello che la liturgia sapeva già

30 G. Drouin

La presidenza liturgica

e la pluralità dei ministeri

36 F. Peruzzotti

La profezia e il carattere sovversivo

della liturgia

41 M. Baldacci

Chi è di casa nella liturgia?

46 S . Sirboni

Preparare una liturgia

come pratica sinodale

Formazione

52 F. Trudu

La liturgia fuori dalla parrocchia

4. I movimenti (II)

57 G. Zanchi

I luoghi della liturgia

4. Atmosfere tridentine

Asterischi

62 A . Meneghetti

Lectio Ritus

4. Noi vedemmo la sua gloria

66 E. Massimi

I canti liturgici

4. Il gregoriano: canto vivo o morto?

 

 

EDITORIALE

Elena Massimi

Perché non scommettere

sulla liturgia? 

Il 4 ottobre prossimo verrà celebrata

la prima sessione della XVI Assemblea

Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi

proprio sulla sinodalità. Un sinodo

particolare per più motivi: una

consistente partecipazione di laici con

diritto di voto, la strutturazione in due

sessioni, e il tema, diciamo “speciale”

per un sinodo, cioè la sinodalità (ma

un sinodo che riflette su se stesso, non

rischia di divenire autoreferenziale?).

Un sinodo sulla sinodalità non poteva

che essere preparato da due anni di

“esercizio” per assumere e sperimentare

uno stile sinodale. Il cammino sinodale

ha visto il coinvolgimento dei

diversi membri delle comunità ecclesiali,

tra impegno e disimpegno, tra

entusiasmo e stanchezza post-Covid,

tra fatiche e piccole conquiste.

Nel 2012 uscì un testo della Commissione

Teologica Internazionale su

La sinodalità nella vita e nella missione

della Chiesa, che ben approfondiva il

concetto di sinodalità nell’orizzonte

scritturistico, teologico e pastorale. Il

testo citato in più numeri metteva in

luce l’importanza e il connaturale legame

dell’eucaristia con la sinodalità.

Si legge, ad esempio, che «la sinassi

eucaristica è la sorgente e il paradigma

della spiritualità di comunione. In

essa si esprimono gli elementi specifici

della vita cristiana chiamati a plasmare

l’affectus sinodalis» (n. 77).

Forse siamo effettivamente una società

senza memoria, perché, come è

ben noto, nel Documento Preparatorio

pochissimo spazio trova la liturgia –

e la stessa eucaristia – e le domande

sicuramente non hanno aiutato le

comunità locali a fare il punto della

situazione sulla liturgia, ridotta alla

eucaristia, alla Parola di Dio e alla ministerialità.

Ma, se anche nelle riflessioni, nei

dibattiti, nella fase di ascolto, non è

stato dato spazio in modo uniforme

alla liturgia (in alcune sintesi diocesane

è molto presente, in altre completamente

assente), di ciò è testimone la

parte dedicata al celebrare della “sintesi

della sintesi” della fase diocesana

nazionale, nella quale si legge che «il

processo sinodale è stato segnato da

forte tensione spirituale», senza però

nominare la liturgia, ma solo la Parola

di Dio. Abbiamo forse dimenticato

anche SC 14, dove veniva evidenziato

che la liturgia «è la prima e indispensabile

fonte dalla quale i fedeli

possono attingere il genuino spirito

cristiano»? Nella medesima sintesi si

parla di “liturgie smorte”, ridotte a

spettacolo, e per questo «si avverte

l’esigenza di ridare alla liturgia sobrietà

e decoro per riscoprirne tutta

la bellezza e viverla come mistagogia,

educazione all’incontro con il mistero

della salvezza che tocca in profondità

le nostre vite, e come azione di tutto

il Popolo di Dio».

Però se è evidente che della liturgia

si è parlato poco – e forse, dal momento

che la liturgia non è un “discorso”

ma un’azione, questo è anche normale

–, ci si chiede se l’agire liturgico abbia

accompagnato il cammino sinodale,

se almeno qualcuno si sia ricordato

che, per poter camminare in modo

sinodale, è necessario celebrare bene

la liturgia.

Certamente le nostre chiese, dopo

il Covid, si sono svuotate, e con molta

fatica si ritorna per la celebrazione

eucaristica domenicale. Il bisogno di

celebrare in tempo di Covid è “scomparso”,

ma ciò è anche normale. È più

semplice vivere la liturgia in momenti

della vita particolari (nascita, crisi,

matrimonio, morte) che non nella

quotidianità. Infatti, terminata la

pandemia, e tornati alla vita normale,

le chiese sono rimaste vuote. E paradossalmente

riprendiamo le nostre

“antiche” strutture di pastorale in un

contesto che è totalmente altro, perché

anche noi siamo diversi, segnati

da quanto vissuto.

Allora vien da domandarsi: perché

non scommettere sulla liturgia? Cosa

abbiamo da perdere? Forse, in questo

tempo così faticoso, di crisi, anche se

segnato dalla quotidianità, non potrebbe

riemergere il bisogno di celebrare?

Potrebbe essere l’occasione per

credere (anche se per convenienza)

nelle potenzialità della liturgia?

In fondo questo cammino sinodale

ha del paradossale: si inserisce «nel

solco “dell’aggiornamento” della Chiesa

proposto dal Concilio Vaticano II»

(Documento preparatorio) e dimentica

proprio il programma del Concilio

stesso espresso in SC 1: «Il sacro Concilio

si propone di far crescere ogni

giorno più la vita cristiana tra i fedeli;

di meglio adattare alle esigenze del

nostro tempo quelle istituzioni che

sono soggette a mutamenti; di favorire

ciò che può contribuire all’unione di

tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire

ciò che giova a chiamare tutti nel seno

della Chiesa. Ritiene quindi di doversi

occupare in modo speciale anche

della riforma e della promozione della

liturgia».

La liturgia è necessaria per la riforma

della Chiesa, perché la Chiesa possa

essere “se stessa”, perché l’ecclesiologia

del Vaticano II possa realmente

“prendere corpo”.

Allora torniamo alla scommessa:

perché non scommettere sulla liturgia?

Pascal ci direbbe che, nella situazione

attuale, non abbiamo nulla da

perdere, e tutto da guadagnare. «Quale

male potrà palesarsi facendo questa

pia scelta?» (Pascal).

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026775/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026775/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlFri, 21 Jul 2023 16:29:37 +0200
Parole di VitaEditoriale

Mirko Montaguti

GESÙ CRISTO: UN FIGLIO D’UOMO

O IL FIGLIO DELL’UOMO?

Paolo Mascilongo

L’APOCALITTICA NEI VANGELI SINOTTICI

Alessandro Cavicchia

ESCATOLOGIA E APOCALITTICA

NEL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Andrea Albertin

RISORGEREMO? TUTTI? APOCALITTICA

E RISURREZIONE DEI MORTI IN PAOLO

Giacomo Violi

«IL MISTERO DELL’INIQUITÀ».

LA PICCOLA APOCALISSE DI 2 TS 2,1-12

Michele Mazzeo

LA SECONDA VENUTA DEL SIGNORE:

LETTERA DI GIUDA E 2 PT 3,3-13

Piero Capelli

LE SIBILLE E GLI ORACOLI SIBILLINI

Antonio Bergamo

POST-MODERNITÀ E APOCALITTICA

BIBBIA E SCUOLA

Marco Tibaldi

I romanzi apocalittici: L’ultimo uomo di Mary Shelley

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Il discorso sulle dieci vergini di Agostino d’Ippona

RILETTURE

Valeria Poletti

Il cinema post-apocalittico dopo l’11 settembre

APOSTOLATO BIBLICO

Fabio Pizzitola

Parola e sinodalità. I cantieri di Betania: la casa

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Aprire la porta con lo sguardo: Le vergini sagge

e le vergini stolte di Peter von Cornelius

 

EDITORIALE

Il percorso fin qui svolto attraverso i primi tre

fascicoli dell’annata 2023 ha provato a mettere

in evidenza qualità e peculiarità della letteratura

apocalittica biblica ed extrabiblica,

invitando i lettori di Parole di Vita a una riscoperta

della sua originalità e del suo carattere provocatorio

rispetto agli interrogativi e atteggiamenti

della (post)modernità. La visione apocalittica del

mondo è essenziale, del resto, per capire tanta parte

del Nuovo Testamento, non solo il suo ultimo

libro nell’ordine canonico che ha dato il nome al

genere (e al quale sarà dedicato il prossimo fascicolo

in forma monografica).

Se pensiamo ad alcuni tratti tipici dell’apocalittica

quali già evidenziatisi nei fascicoli precedenti,

come la consapevolezza dell’esistenza di forze

spirituali con il potere di influenzare le realtà terrene

oppure l’affermazione della piena sovranità

di Dio sulle potenze che sembrano sfidarlo; se ricordiamo

una certa visione dualistica che dipinge

il cosmo come campo di battaglia tra forze del

bene e forze del male, sotto il controllo divino; se

richiamiamo alla memoria il senso di impotenza

di tanti uomini e donne verso la possibilità di riscattare

la storia presente, con la conseguente proiezione

delle proprie speranze verso un futuro e

definitivo intervento di Dio; se, ancora, pensiamo

a tematiche quali le rivelazioni celesti, l’escatologia,

il messianismo, ecco che nella nostra mente si

affollano tante pagine più o meno note del Nuovo

Testamento che forse non avremmo ascritto,

almeno in prima battuta, al genere apocalittico.

Alcune di queste le ripercorreremo insieme ai

nostri autori: i detti sul Figlio dell’uomo in cui

i tratti di potere e autorità tipici della figura danielica

si sovrappongono a dimensioni proprie

dell’esperienza terrena di Gesù, come la sofferenza

(Mirko Montaguti); le cosiddette “apocalissi sinottiche”,

ossia quel lungo discorso escatologico

presente in Matteo, Marco e Luca subito prima del racconto della passione in cui immagini e simboli

apocalittici si colorano di una forte impronta cristologica

(Paolo Mascilongo); diversi passaggi del

quarto vangelo sull’«ora» della glorificazione di

Gesù e la vita eterna (Alessandro Cavicchia); alcuni

brani dell’epistolario paolino autentico sul tema

della risurrezione personale: la Prima lettera ai Tessalonicesi

e la Prima lettera ai Corinzi (Andrea Albertin);

testi deutero-paolini che rispondono agli

interrogativi sulla manifestazione storica del male

e devono ribadire la credibilità della parusia di

Cristo, come la Seconda lettera ai Tessalonicesi (Giacomo

Violi) e la Seconda lettera di Pietro, insieme

alla lettera cattolica di Giuda (Michele Mazzeo). Il

confronto con la letteratura apocalittica extrabiblica

proseguirà, invece, con la presentazione degli

Oracoli sibillini (Piero Capelli).

La chiave di volta dell’apocalittica neotestamentaria

è certamente la figura di Cristo, non solo

con la sua predicazione, ma soprattutto con il

paradosso della sua croce e inaudita risurrezione,

che inaugurò anche il tempo dell’attesa del suo ritorno,

stravolgendo così, nei suoi seguaci, il senso

stesso del presente e della storia.

Nell’oggi di un mondo post-moderno e altresì

post-cristiano, che percepisce la temporalità come

– insieme – accelerata e contratta e intravede

diffusi segni della fine, preludio di una catastrofe

imminente, lo sguardo cristiano, pur non negando

la fragilità presente, scorge l’operare silenzioso

e generativo dello Spirito e vede nell’incontro

con Cristo una prospettiva di speranza e compimento

(Antonio Bergamo).

Riscoprire, anche immersi nei segni della fine,

il fine ultimo dell’esistenza umana come essere in

Cristo con Dio: così l’apocalittica cristiana riapre

il senso della storia alla fecondità.

Annalisa Guida

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026768/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026768/parole-di-vita.htmlFri, 21 Jul 2023 15:58:26 +0200
Servizio della Parola - n. 550Esercizi di sinodalità

Editoriale, di Paola Bignardi

1. Un primo bilancio di un percorso sinodale

1.1 Un anno sinodale. L’esperienza di un vescovo di + Erio Castellucci

1.2 Vivere in Sinodo. Bilancio di un’esperienza di Giuseppina De Simone

2. Testimonianze diocesane di percorsi sinodali

2.1 Il Sinodo dei bambini.

L’esperienza dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto a cura di Annalisa Caputo

2.2 L’ascolto sinodale vissuto

nella diocesi di Concordia-Pordenone a cura di Maurizio Girolami

2.3 L’esperienza sinodale

nella chiesa di Faenza-Modigliana a cura di Michele Morandi e Cristina Dalmonte

2.4 La forza sinodale dell’incertezza.

L’esperienza della diocesi di Modena a cura di Ivo Seghedoni

2.5 Il Sinodo diocesano della chiesa di Padova a cura di Leopoldo Voltan 41

2.6 L’esperienza del cammino sinodale

nell’arcidiocesi di Palermo a cura di Milena Libutti 49

2.7 Il primo anno di percorso sinodale

nell’arcidiocesi di Pescara-Penne a cura di Loredana Reitano e Roberta Fioravanti 55

2.8 L’esperienza della diocesi di Senigallia a cura di Paolo Gasperini 59

3. Una rilettura esperta delle testimonianze

3.1 Uno sguardo ecclesiologico sulle esperienze sinodali di Simona Segoloni Ruta 65

3.2 Cammino sinodale: chiese che imparano di Pierpaolo Triani 71

3.3 Una rilettura in prospettiva pastorale di Enzo Biemmi 75

4. In ascolto dell’esperienza

4.1 Storie a confronto

4.2 Per un ascolto della vita e della Parola.

Un contributo al processo sinodale  cura del Consiglio di Direzione

Conclusione. Dal sinodo alla sinodalità di Giacomo Canobbio

 

Editoriale di Paola Bignardi

 

Introduzione

Dopo cinque anni, la chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze,

e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità

per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà

una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della

strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento.

E incominciare a camminare.

Sono le parole che papa Francesco ha rivolto alla chiesa italiana

in occasione dell’incontro con i partecipanti al convegno

promosso dall’Ufficio catechistico nazionale (30 gennaio 2021).

Da allora, si è messo in movimento un processo imponente, che

ha coinvolto molti soggetti ecclesiali in un intenso lavoro di

ascolto, confronto, approfondimento. Insieme a diverse resistenze,

la proposta di papa Francesco ha incontrato l’attenzione di

tanti che hanno intravisto nel Sinodo l’occasione straordinaria

per una riforma della chiesa che sembra impossibile per le vie

più quotidiane e comuni.

Si è visto in questi mesi un grande fervore di iniziative: da

quelle istituzionali dei gruppi sinodali in parrocchie, in diocesi,

in gruppi e associazioni, a quelle di studio, per una messa a

fuoco teorica del tema, a quelle editoriali di riviste e libri anche

molto impegnativi.

La domanda cruciale sottesa a tutte queste attività è: qual è

1. Uno sguardo alla realtà ecclesiale

Lo sguardo alla realtà ecclesiale giustifica un Sinodo: le assemblee

domenicali sono sempre più povere di partecipanti e

soprattutto da esse sono scomparsi i giovani e anche i bambini.

Dopo la pandemia non vi è stato un ritorno alla messa festiva

da parte di tutti quelli che la frequentavano prima. È come se

molti si fossero accorti che anche senza eucaristia la domenica

scorreva bene lo stesso; anzi, era più libera senza quell’impegno

che per molti era poco più che assolvere a un precetto. Appare

sempre più chiaro che la pandemia ha avuto la funzione di rivelare

una crisi che era in atto già da prima e che aveva, a ben

guardare, anche altri segnali espliciti. Ad esempio l’abbandono

quasi totale della frequenza ai sacramenti e alle attività della comunità

cristiana da parte dei ragazzi, subito dopo la celebrazione

della cresima. Il sacramento del diventare adulti come discepoli

del Signore in effetti segna l’allontanamento dalla chiesa e

dalla sua proposta spirituale e formativa. Un fenomeno, questo,

molto preoccupante, se si pensa che le parrocchie dedicano la

gran parte delle loro energie, al di fuori delle celebrazioni domenicali,

proprio alla catechesi dell’iniziazione cristiana. Questo

è ciò che si vede. Se inoltre ci si fermasse anche ad ascoltare,

ci si renderebbe conto che la distanza interiore, culturale e spirituale

anche di coloro che frequentano la messa della domenica,

è consistente: gli insegnamenti della chiesa sono percepiti come

obsoleti e non in grado di rispondere alle domande delle persone

di oggi, particolarmente della componente giovanile e ancor

più di quella femminile della comunità cristiana.

È proprio l’ascolto che conferma il valore della convinzione

di molti studiosi dei fenomeni sociali: la secolarizzazione non ha

fatto sparire la religione, ma la sta trasformando. La religione

non è scomparsa nella società post-secolare, ma sta mutando

la posta in gioco?

È l’interrogativo al quale cerca di rispondere anche questo

numero speciale della nostra rivista. […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026751/servizio-della-parola---n-550.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026751/servizio-della-parola---n-550.htmlFri, 21 Jul 2023 15:48:19 +0200
Servizio della Parola - n. 549Sguardi in pastorale

15. Il peso del passato.

Come tornarvi e come leggerlo

alla luce del presente (A. Carrara)

I nostri modi di dire

45. «Seguire Dio, non il mondo»

1. «Seguire Dio, non il mondo» (A. Carrara)

2. Seguire Dio, ma nel mondo (I. Pagani)

3. Fuori dal mondo? (A. Matteo)

Suggerimenti di preghiera

(A. Martinelli)

Dalla 22a alla 28a domenica

del Tempo ordinario

3 settembre / 15 ottobre

22ª domenica ordinaria (Redazione, S. Dianich, G. Tornambé)

23ª domenica ordinaria (Redazione, L. Monti, G. Tornambé)

24ª domenica ordinaria (Redazione, M. Cinquetti, M. Roselli)

25ª domenica ordinaria (Redazione, G. De Simone, M. Roselli)

26ª domenica ordinaria (Redazione, + G. Ambrosio, M. Roselli)

27ª domenica ordinaria (Redazione, S. Segoloni Ruta, A. Ghersi)

28ª domenica ordinaria (Redazione, P. Pasqualini, A. Ghersi)

 

15. Il peso del passato.

Come tornarvi e come leggerlo alla luce del presente

di Alberto Carrara

Mi ha preso la mania di tornare a leggere alcuni testi della letteratura

classica. I grandi classici non sono mai soltanto classici e

non sono soltanto appartenenti al passato. Più classici sono e più

attuali continuano a essere. Dipende da come si leggono.

Mi sono lasciato prendere, in prima battuta, da un testo che

appartiene a un passato che sembra aver ispirato profondamente

il nostro presente, per andare a morire, un po’ mestamente, insieme

con esso: il Settecento, con il suo corteo di enfasi razionale

e illuminista. È un tentativo molto artigianale di tornare alle

nostre radici per capire – anche – perché quelle radici, nei tempi

più vicini a noi, si stiano seccando.

1. La città degli uomini e i due paradisi.

Spunto (1) dalle Lettere persiane di Montesquieu

Prendo in mano le Lettere persiane di Montesquieu, uno dei

protagonisti del Settecento francese, il secolo dei «philosophes» e dell’Encyclopédie, grande sintesi di quella filosofia e di quella

cultura. Le Lettere persiane sono un romanzo epistolare. Usbek

e Rica lasciano la loro città persiana di Ispahan e intraprendono

un viaggio in Europa. Guardano con occhi disincantati le istituzioni

europee, soprattutto francesi, e le sferzano con la loro

ironia caustica. Questa impostazione del romanzo lo rende un

testo esemplare per un esercizio utile: arrivare a guardare con il

disincanto giusto le cose che ci appassionano troppo.

Leggo la Lettera XI e le successive: è la storia dei trogloditi.

I cattivi trogloditi, quelli della prima generazione, iniziano con

l’assassinio del loro re, poi passano all’abolizione progressiva di

tutti i doveri e degli oneri sociali, delle leggi che regolano i rapporti

con gli altri… e finiscono per perire tutti «a causa della loro

stessa malvagità, vittime delle loro stesse ingiustizie» (Lettera

XI). I trogloditi buoni, invece, nati da due famiglie sopravvissute

al dramma precedente, rispettano le leggi, vivono le relazioni,

osservano la giustizia perché «la giustizia verso altri è carità verso

noi stessi» (Lettera XII). Alla fine, però, arrivano allo stesso

punto dal quale erano partiti i cattivi trogloditi: decidono di scegliersi

un re. Designano un saggio anziano il quale, però, non accetta

di diventare re. Non vuole, infatti, arrivare a imporre con

l’autorità ciò che ognuno deve invece osservare per semplice,

naturale inclinazione…

Storia molto illuminista. Da notare che i buoni trogloditi

“nascono” da due nuclei buoni rimasti dopo la fine tragica dei

trogloditi cattivi. Interessante: all’inizio sta il male, il bene è residuale

e successivo rispetto al male.

In principio era il male, dunque. Il contrario della prospettiva

biblica che, invece, pone il bene – il paradiso terrestre – agli

inizi, con il male e la disarmonia che vengono dopo, come tragica

conseguenza del peccato originale. Sempre a proposito di

confronti con le prospettive bibliche, va notato anche che, nelle

Lettere persiane, male e bene, società conflittuale e società armonica

sono totalmente umane, nascono dai rapporti violenti

o fraterni che le persone stabiliscono tra di loro. In termini biblici

si potrebbe dire che non esiste redenzione. O meglio: non

esiste redenzione che viene dall’alto, gli uomini si condannano

o si redimono da soli. Da qui, forse, viene anche la visione così profondamente manichea di Montesquieu: la storia o è cattiva

o è buona.

Per tornare al mondo biblico, invece, bene e male si mischiano

e la redenzione esiste, già oggi, ed esisterà definitiva, alla fine.

La storia è iniziata con un paradiso e finirà con un altro paradiso.

Nel frattempo, però, la storia scorre, storia “mischiata”,

dice Agostino nel De civitate Dei: bene e male insieme, anche

perché, in quella storia, Dio ha fatto capolino.

Alla luce di questi spunti, si può ipotizzare che, forse, una

delle imprese culturali del nostro tempo post-illuminista, tempo

di grandi tensioni, di guerre e di spaventose povertà, è rendersi

conto che, appunto, bisogna essere salvati. E rendersi conto anche

che le buone salvezze che gli esseri umani si costruiscono

sono più radicate, più durature, se poggiano su una qualche forma

di salvezza che «viene dall’alto».

2. Si è come si appare.

Spunto (2) dalle Lettere persiane di Montesquieu

Mentre Usbeck è a Parigi diventa oggetto di interminabili

attenzioni da parte dei parigini. Per stare più tranquillo si veste

all’europea.

Libero di tutti gli ornamenti stranieri, mi vidi apprezzato nel mio

giusto valore. Avrei avuto di che lamentarmi del mio sarto, che in

un attimo mi aveva privato dell’attenzione e della considerazione

pubblica: precipitai all’improvviso in un nulla spaventoso. A volte

rimanevo per un’ora in una compagnia senza che nessuno mi

guardasse, e senza avere l’occasione di aprire bocca. Ma se qualcuno,

per caso, rivelava ai presenti che ero persiano, subito udivo

un brusio intorno a me: «Ah! ah! Il signore è persiano? Ma è incredibile!

Come si può essere persiano?» (Lettera XXXI).

Tutto dipende dal vestito, dunque. Si è persiani perché si è

vestiti alla persiana. E quando non si è vestiti alla persiana ci

si chiede come si possa essere persiani. Non si appare come si

è, ma si è come si appare… Ecco un altro tratto, sorprendente […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026744/servizio-della-parola---n-549.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026744/servizio-della-parola---n-549.htmlFri, 21 Jul 2023 15:39:35 +0200
Concilium - 2023/3Carlos Mendoza-Álvarez – Daniel F. Pilario –

Gusztáv Kovács, Editoriale

Abstracts

I. La divina provvidenza. Oltre il paradigma di onnipotenza

1. Un approccio filosofico-teologico

1.1 Paolo Gamberini, Il pensiero post-teista

e l’azione provvidenziale dell’Assoluto

I/ Oltre il teismo

II/ Agire trascendentale e categoriale di Dio

III/ Monismo relativo

IV/ Provvidenza di Dio e auto-determinazione della creatura

1.2 Emmanuel Falque, L’improvvidente provvidenza

I/ Introduzione

II/ Chi pensa troppo poco, pensa troppo

III/ La colpa a nessuno

IV/ Dal testo all’azione

V/ Una provvidenza kenotica

VI/ Essere contenuto dal più piccolo

III/ Quando Dio compare in modi modesti

IV/ Assumere un corpo: la via per trasferire

la presenza di Dio nella vita

V/ Conclusione

3.2 SimonMary Asese Aihiokhai, Il Dio inerme.

La divina provvidenza nell’era del potere globale

I/ Introduzione

II/ Potere, conoscenza e Dio: idoli dell’Illuminismo

III/ Ripensare la solidarietà come svolta etica

verso il Dio inerme

3.3 Teresa Forcades, La provvidenza di Dio

e le idolatrie contemporanee

I/ Una concezione della divina provvidenza

che non annulli la libertà personale

II/ L’assolutizzazione di causalità/giudizio

nelle questioni morali

III/ L’assolutizzazione dell’azione dell’uomo

nel plasmare l’esperienza umana

II. Forum teologico

1. Claudio Monge, Il cosmo in un abbraccio trinitario.

Idee germinali per l’anniversario

del concilio di Nicea I (325-2025)

I/ Ripensare il rapporto Dio-mondo

in un nuovo contesto religioso e culturale

II/ Dalla causalità alla presenza

III/ Il tempo operante dello Spirito

2. Silvia Martínez Cano, Tornare a danzare

con Dio Trinità. In dialogo con Nicea

I/ La specificità linguistica di Nicea

II/ La necessità di dialogare con la tradizione

III/ Un Dio che danza: contributi alla teologia trinitaria

per il terzo millennio

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

La divina provvidenza: oltre il paradigma di onnipotenza

Nella prima metà del XXI secolo, in tempi d’incertezza globale,

parlare di Dio rappresenta, per la teologia cristiana, una

grande sfida.

Sarà ancor più urgente dare conto della presenza e dell’azione

di Dio come divina provvidenza nel cuore delle società

tardo-moderne, nel tentativo di promuovere l’autonomia umana

nel mezzo del modello sociale egemonico segnato da un

desiderio di onnipotenza infantile, comprendendo allo stesso

tempo l’estrema fragilità e la finitudine di tutto il creato.

La sfida teologica e pastorale si fa ancor più complessa per

i singoli e per le comunità cristiane che cercano di «rispondere

a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi»

(1 Pt 3,15), laddove il mondo che ci sembrava sicuro inizia a

sgretolarsi. Infatti, in tutto il mondo, le comunità di fede stanno

affrontando delle crisi interne ed esterne, tipiche di un tempo

che vede collassare le istituzioni che hanno plasmato le società

moderne, quali la famiglia, la scuola, lo stato, la democrazia e la

religione. Le crisi interne a quest’ultima, per esempio gli abusi

sessuali da parte del clero e il ritorno del fondamentalismo in

molte realtà, sembrano averne minato la credibilità fino al punto

di non ritorno al vecchio modello di sacralità. Le crisi esterne, quali

quelle rappresentate dall’antropocene-capitalocene,

aggravano la sensazione di “orfanità” che pervade tutta l’umanità,

laddove la certezza della presenza e dell’azione divina

svanisce come una mera consolazione per gli ingenui, di fronte

alla crescente devastazione in campo ecologico, alle migrazioni

forzate e ai crimini d’odio su base razziale, sociale e di genere,

che si servono in maniera fraudolenta del sentimento religioso

come strumento a sostegno delle idolatrie su cui si fondano.

Per tutti questi motivi è tempo di rivisitare l’esperienza

fondativa del mistero d’amore della realtà, come sorgente mistica

ed etica esplorata dalle religioni dell’umanità e dal cristianesimo

in particolare, per abbeverarsi a quella fonte di vita,

di dignità, di senso e di speranza. Questa esperienza emerge

dal profondo della notte in quelle persone e comunità che si

prendono cura degli altri (del prossimo e della casa comune)

con amorevole radicalità e con fiducia incondizionata nella

Vita misteriosa che dimora in loro, con un incredibile potere di

redenzione.

Il presente fascicolo di Concilium dedicato alla divina provvidenza

– a quasi sessant’anni dalla fondazione della rivista al

tempo del concilio Vaticano II, rivista che nella propria storia

editoriale ha già toccato questo tema in numeri precedenti – desidera

contribuire alla riflessione teologica contemporanea e al

dibattito su questa presenza-assenza amorevole che ha sostenuto

Gesù di Nazaret e la sua comunità messianica nel confidare

nell’amore incondizionato del Padre, «che fa sorgere il suo sole

sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»

(Mt 5,45).

Dopo il trauma di Auschwitz che, paradossalmente, ha sia

paralizzato sia provocato la gestazione del pensiero teologico

moderno, ottant’anni dopo ci troviamo a confrontarci con delle

questioni ancor più radicali, in questo momento di orfanità

globale prodotta dalla violenza sistemica che affligge l’umanità

e la casa comune. Come possiamo motivare una speranza in un

amore divino provvidente, che trascende la violenza odierna?

Chi ci aiuta a intravedere nel mondo la presenza di quel Dioche-

è-solo-amore e come possiamo scoprire la sua presenza

viva? Quali narrazioni, grammatiche e atti performativi di […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026737/concilium---20233.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026737/concilium---20233.htmlThu, 20 Jul 2023 16:26:45 +0200
Studia Patavina 2023/1editoriale

7 Faith and reason: from the classic debate to an interactive approach.

Fede e ragione: verso un approccio interagente

Roberto Tommasi

focus Metafisica e teologia

13 Introduzione – Pensiero dell’assoluto e realismo della rivelazione

Giovanni Trabucco

19 Il respiro della metafisica. Un breve promemoria

Paolo Pagani

29 Le lien entre phénoménologie, métaphysique et praxis, condition d’une réarticulation

entre philosophie et théologie

Emmanuel Gabellieri

45 Il contingente liberato. L’immutabilità di Dio in Duns Scoto

Claudio Avogadri

59 Una filosofia cristiana? Blondel versus Gardeil e Gilson

Giovanni Trabucco

75 Il Logos divenuto carne. La libera appartenenza dell’uomo all’evidenza di Dio

Sergio De Marchi

prolusione

89 Intelligenza artificiale e condizione umana. Questioni aperte

Adriano Pessina

Ricerche

101 L’empatica come lucerna della vita. Il tratto unificante degli affetti relazionali

Rinaldo Ottone

115 La fede cristiana e l’istituzione ecclesiale alla prova delle famiglie – parte 2

Paolo Carrara-Francesco Pesce

temi e discussioni

129 Solitudine e silenzio, marginalità irriducibili nella poesia di Emily Dickinson

Cinzia Banterle

149 Un’antropologia a modello trinitario

Alessandro Ravanello

recensioni

161 Dotolo Carmelo, Teologia delle religioni (G. Osto)

163 O’Collins Gerald, Una cristologia delle religioni (G. Zambon)

167 Williams Rowan, Cristo, cuore della creazione (L. Paris)

170 Meroni Fabrizio-Sileo Leonardo (curr.), Dalla Maximum illud alla Evangelii

gaudium. Sull’urgenza della trasformazione missionaria della chiesa (G. Zambon)

173 Reali Nicola, Idee per un’antropologia teologico-pastorale (F. Pesce)

176 Godzieba Anthony J., Per una teologia della presenza e dell’assenza di Dio (S.

Didonè)

178 Florio Mario, Teologia sacramentaria. Temi e questioni (R. Bischer)

180 Spaviero Paolo, L’etica alla prova delle neuroscienze. Sfide e opportunità per la teologia

morale (C. Vanin)

183 Grasso Santi, La fragilità necessaria. Occasione o tentazione, frustrazione o redenzione?

(G. Bonifacio)

186 Meiattini Giulio, Dire Dio pregando. Teologia a partire dalla preghiera (M. Ceschia)

188 Sartorio Ugo, Conversione. Un concetto controverso, una sfida per la missione cristiana

(G. Zambon)

190 Gaburro Sergio-Noffke Eric-Vassiliadis Petros, Scrittura e Tradizione nella

chiesa. Tre voci teologiche in dialogo (G. Zambon)

194 Cantarella Glauco Maria (cur.), I castelli della preghiera. Il monachesimo nel

pieno medioevo (secoli X-XII) (R. D’Antiga)

segnalazioni

TEOLOGIA

199 Collin Dominique, Il Vangelo inaudito (S. Didonè)

200 Belli Manuel, L’epoca dei riti tristi (S. Didonè)

201 Nouis Antoine, Le nostre radici ebraiche (G. Zambon)

203 G.Wilhelms-H.Wulsdorf, Un’etica nell’economia. Responsabilità e bene comune

(S. Morandini)

204 Rotundo Nicola (cur.), L’uomo al centro. Per un’ecologia integrata (G. Bozza)

206 Biscardi Angelo (cur.), La prese per mano e la rialzò. Seminario di studio su chiesa

e coronavirus. 11 e 18 settembre 2020 (A. Steccanella)

209 libri ricevuti

 

EDITORIALE

Faith and reason: from the classic debate to an interactive approach.

Fede e ragione: verso un approccio interagente

Roberto Tommasi

Il pensiero di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, recentemente scomparso,

ha uno dei suoi “fili rossi” nell’additare a tutti il compito di porre

costantemente in dialogo fede e ragione (filosofica, storica e scientifica)

perché si riconoscano e possano compiere almeno in parte un cammino

comune. Benedetto XVI ha ribadito che questa strada, con tutte le sue

problematicità, non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella

via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai “non credenti” di accogliere

il messaggio di Gesú come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

Nel pensiero del bavarese il rapporto di fede e ragione si caratterizza

in un modo specifico rispetto a larga parte del pensiero e della teologia

contemporanee che, da un lato, tendono a negare la possibilità di porlo positivamente

e, dall’altro, a risolverlo in modo compromissorio: egli invita a

pensare come sia proprio della fede cristiana rapportarsi con il Logos immanente

all’atto del credere, il quale deve tendere alla verità di Dio, dell’uomo

e del mondo proprio come atto di fede cui non è estranea la ragionevolezza.

Pertanto quando Gesú di Nazareth, Logos di Dio incarnato in cui l’Assoluto

è nella storia (Gv 1,2-4.14) afferma «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv

14,6) la questione non è ripetere quanto lui dice, ma indagare-pensare ciò

che lui tende a dirci.

Il rapporto tra la fede e la ragione va oggi perseguito e chiarito con coscienza

critica e con attenzione all’effettività. Esso, già adombrato nel pensiero

greco (si pensi al rapporto tra episteme e pistis in Platone) è costantemente

presente in una pluralità di modi e di opzioni nel cammino storico del

cristianesimo e si ripresenta, con accentuazioni diverse, nelle discussioni

teologiche, filosofiche e scientifiche medievali e moderne (a proposito delle

quali va tenuta presente la diversità tra la scienza teoretica antica e medievale,

essenzialmente concepita secondo il modello dell’episteme, e il ciclo

empirico-teoretico che caratterizza le scienze moderne e contemporanee).

Dal punto di vista ecclesiale e teologico il rapporto tra fede e ragione

si declina oggi alla luce dei fondamentali della relazione tra chiesa e

mondo (la chiesa è nel mondo senza essere nel mondo) espressi dal concilio

Vaticano II che ha evidenziato in proposito una duplice consapevolezza:

la necessità (espressa nella Gaudium et spes) di «abbattere i bastioni» affinché

«la chiesa scenda a incontrare il mondo e partecipi al suo modo di sentire

»1 e l’esigenza (che emerge dalla Dei Verbum) di pensare la rivelazione di

Dio superando la logica estrinsecistica e dottrinalistica per comprenderla

come l’evento del manifestarsi nella storia di Gesú di Nazareth della volontà

di Dio di autocomunicarsi nell’amore affinché gli uomini accogliendolo

entrino in relazione e comunione con lui e fra di loro, partecipando

della natura divina2. Su questa scia l’enciclica Fides et ratio promulgata da

Giovanni Paolo II nel 1998 e preparata da una commissione presieduta dal

cardinale Ratzinger ha ripreso e rilanciato il tema fede e ragione in una

prospettiva non piú “ancillare”, ma di “circolarità”3, considerando la filosofia,

specie per la sua portata metafisica e sapienziale in grado di propiziare

il passaggio dal fenomeno al fondamento4, partner privilegiato nel dialogo

con la fede, la quale interagisce anche con altre diverse sapienze, religioni

e culture; nella Veritatis gaudium (2017), riferita alle università e alle facoltà

ecclesiastiche, papa Francesco “colloca” il tema in una prospettiva “inter e

trans disciplinare” che, secondo il criterio del “dialogo a tutto campo” tra

i diversi saperi, valorizza il rilievo delle scienze (formali, storiche, umane,

biologico-naturali)5. La circolarità di fede e sapere, credere e comprendere è oggi da pensare

e attuare contestualmente alle istanze “moderne” e alla cosiddetta “condizione

postmoderna”.

Heidegger ha evidenziato cinque manifestazioni essenziali che, nella loro

correlazione, costituiscono il “mondo moderno”: la scienza moderna caratterizzata

dalla ricerca, ovvero dal conoscere che si installa sotto forma di

investigazione in un dominio dell’ente quale la natura o la storia; la tecnica

meccanica quale trasformazione autonoma della prassi che importa l’impiego

della scienza matematica della natura e che fa tutt’uno con l’essenza della

metafisica moderna; l’arte ricondotta nell’orizzonte dell’estetica e la conseguente

interpretazione dell’arte come espressione della vita dell’uomo; l’agire

umano concepito e progettato come cultura e quale realizzazione dei

supremi valori; la sdivinizzazione (differente dall’ateismo grossolano come

semplice messa da parte di Dio e intesa quale duplice processo attraverso

cui, per un verso, l’immagine del mondo si cristianizza ponendo alla propria

base l’infinito e, per un altro, il cristianesimo intende la propria cristianità

come “visione cristiana del mondo”) che si traduce in uno stato di indecisione

rispetto a Dio e agli dèi6.

L’attuale crisi-metamorfosi della modernità cosí configurata è una sua

transizione-trasformazione, contrassegnata dall’affermarsi del pluralismo e

della complessità accompagnati da un atteggiamento rinunciatario al postulato

dell’unitarietà e universalità nonché della pretesa totalizzante della

ragione scientifica cui si connettono il riemergere del valore veritativo

dell’estetico, l’indebolimento dell’ideale di un intrinseco autoperfezionamento

della storia, la crisi della soggettività moderna e l’emergere di un

tendenziale carattere nichilistico7. Fenomeni tutti bisognosi di adeguate ermeneutiche

e analisi comparative e critiche qui non possibili.

Il “nuovo dibattito sulla secolarizzazione”8 attualmente in corso evidenzia

il nuovo “sfondo” che si produce nelle transizioni descritte, cioè il nuovo […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026720/studia-patavina-20231.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026720/studia-patavina-20231.htmlFri, 30 Jun 2023 15:18:17 +0200
Miscellanea Francescana n. I - II/2023https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026713/miscellanea-francescana-n-i---ii2023.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026713/miscellanea-francescana-n-i---ii2023.htmlMon, 12 Jun 2023 16:17:07 +0200Concilium - 2023/2INDICE

Margareta Gruber – Stan Chu Ilo – Stephan van Erp,

Editoriale

Abstracts

I. Prospettive su teologia e chiesa in Africa 29

1. Chiesa e teologia in Africa

1.1 Stan Chu Ilo, Teologia e chiesa in Africa oggi

I/ Introduzione

II/ La teologia africana e la questione

dell’identità e dell’azione culturale

III/ Tempi nuovi e nuovo centro di attenzione

IV/ Storicizzare l’ecclesiologia africana

V/ Conclusione

1.2 Paul Gifford, La vulnerabilità

del cattolicesimo africano al pentecostalismo

I/ Il vangelo della prosperità

II/ L’immaginario incantato

1.3 William T. Cavanaugh, La situazione del disincanto

in Occidente . . . . . . . . . . . 66

I/ Paul Gifford su incanto e disincanto

II/ Incanto e religione 1.4 Esther Mombo, Alcune prospettive

sulla teologia africana womanist.

L’esempio del Circolo delle teologhe africane impegnate 79

I/ Il Circolo delle teologhe africane impegnate

II/ Cambiamenti climatici e altri temi caldi

1/ Una partecipazione significativa delle donne

al governo della chiesa

2/ Valutare e governare tra privilegi, potere e partnenariato

in una comunità di credenti e di collaboratori

3/ Risposte alle questioni emergenti nella chiesa

e nella società fondate sulla ricerca

4/ Metterci impegno e coerenza nella preparazione

della prossima generazione

5/ Riconoscimento, affermazione e creazione

di una sinergia di pensieri e doni differenti

 

2. Questioni inerenti la teologia africana

e la chiesa in Africa

2.1 Nkechi Lilian Iwuoha, Maria piange per le sue figlie,

vittime del traffico di esseri umani.

Le politiche di prevenzione in Nigeria

I/ Introduzione

II/ Definizione del problema

III/ Quadro teorico

IV/ Risultati

1/ Partecipazione della comunità

2/ Formazione e consapevolezza

3/ Sviluppo infrastrutturale

4/ Collaborazione intersettoriale

5/ La legislazione in campo educativo

V/ Conclusione

2.2 Solange Sia, Gli abusi commessi da membri del clero

in Costa d’Avorio. Osservazioni emerse

nel corso del ministero svolto sul campo

I/ La vittima silenziosa,

ovvero il peso della cultura

II/ Il volto della chiesa della Costa d’Avorio,

svelato dagli abusi

III/ Gli abusi: osservazioni in merito ai preti

della Costa d’Avorio

IV/ Conclusione 2.3 Lawrence N. Nwankwo, Aprire le tradizioni:

da evento a processo. Prolegomeni all’inculturazione

del rito del matrimonio presso gli Igbo

I/ Introduzione

II/ Una storia sociale del rito nuziale cristiano

III/ Aprire la tradizione

IV/ Riflessione conclusiva

3. Teologia e memoria nel cristianesimo africano

3.1 Simon Mary Aihiokhai, Reimmaginare

il futuro della chiesa in Africa

I/ L’Africa, un continente

che ha bisogno di nuove immaginazioni

II/ Verso un’ecclesiologia della speranza

rilevante per i nostri tempi

3.2 Marcel Uwineza, Immaginare le responsabilità

cristiane nella costruzione di una chiesa vitale

in Ruanda I/ Introduzione

II/ Una teologia a partire dai simboli

III/ Sfidare un cristianesimo della doppiezza

IV/ Contrastare comportamenti sociali

e strutture ingiuste

V/ L’impegno rispetto alla memoria:

smontare i pregiudizi

VI/ Conclusione

3.3 Jodi Mikalachki, I martiri della fraternità

del Burundi. Una testimonianza africana

per il mondo

I/ Storie africane, testimonianza africana

II/ Collettivo e anonimo

III/ Un martirio nascosto

IV/ Un valore che parla

V/ Una luce per illuminare le nazioni

II. Forum teologico: Recenti sviluppi

nella chiesa africana e in teologia

1. Nora K. Nonterah, Costruire una cultura

della sinodalità per l’Africa e a partire dall’Africa

I/ Introduzione

II/ Verso una cultura della sinodalità in Africa

1/ Il frutto di una collaborazione

2/ In dialogo con alcune intuizioni

tratte da A Pocket Companion to Synodality

III/ Verso una chiesa sinodale:

saggezza dalle chiese locali africane

IV/ Conclusione

2. Leonida Katunge, Camminare insieme

per una chiesa vitale in Africa e nel mondo

I/ Metodo per il congresso:

cultura dell’incontro, ubuntu e palaver africano

II/ Il messaggio del congresso

III/ Uno sguardo al futuro

3. Michael L. Budde, L’eresia del patriarca

I/ Introduzione

II/ Per Dio e per la nazione

III/ L’eresia del filetismo-etnofiletismo

IV/ Il Russkiy Mir e l’eccezionalismo russo

V/ Un pensiero conclusivo

 

Editoriale

Dal 28 al 31 luglio del 1969 ha avuto luogo, presso l’Istituto pastorale dell’Africa orientale di Kampala, in Uganda, il primo incontro del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM). Nel discorso d’apertura il primo presidente del SECAM, il cardinal Zoungrana, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), faceva notare che i sei vescovi africani che si erano ritrovati a Roma, nell’aprile del 1968, per la riunione plenaria della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, avevano una domanda centrale in mente, e cioè: «Quali sono i problemi principali che deve affrontare la chiesa in Africa, nel nostro tempo?» (African Enchiridion, 274). Il cardinal Zoungrana individuava uno dei problemi nell’imposizione di piani e schemi pastorali provenienti da fuori Africa, e proponeva che il nuovo organismo episcopale panafricano affrontasse il problema e trovasse una soluzione volta a rafforzare l’autonomia e la comunione nella chiesa africana. Zoungrana parlò anche della crescita significativa della popolazione cristiana e della necessità di formare preti, religiosi e laici africani che si assumessero il compito di approfondire la fede dei cristiani d’Africa e di creare delle comunità ecclesiali forti nel continente. Il cardinale lamentava, tuttavia, anche la lentezza dello sviluppo economico africano; le tristi condizioni sociali rappresentavano una sfida per il continente, stretto tra le tante forze mondiali che tendevano a dimenticarsi dell’Africa oppure a non curarsene se non in minima parte. Quel che colpisce, nel rileggere oggi il discorso del cardinal Zoungrana, è che avrebbe potuto essere pronunciato nel 2023: tutti i problemi che egli elenca guardando al 1969 sono ancora qui con noi, in Africa. Perché mai le chiese africane portano ancora il fardello degli stessi problemi che dovevano fronteggiare nel 1969, nel diverso contesto odierno, con le risorse che l’Africa può oggi vantare e che non c’erano allora? Questi problemi perdurano a causa di fattori esterni o perché gli africani, ora pienamente responsabili delle chiese e delle nazioni del continente, non sono stati capaci di trovare il giusto equilibrio nell’affrontare alcuni dei problemi, o addirittura tutti, allora elencati da Zoungrana? In tanti, compresi alcuni dei nostri autori e delle nostre autrici, metteranno in discussione l’affermarsi di un’organizzazione davvero africana nella chiesa e nello stato, in Africa, date le tenaci strutture coloniali e missionarie che rimangono l’asse portante su cui, nascostamente, poggiano la chiesa cattolica e molti Paesi africani. Altri/e ancora sosterranno che la gestione africana nella chiesa cattolica, per esempio, e le figure guida nella società africana in genere, hanno portato al fiorire di diverse spiritualità, di ministeri pastorali e sociali e a un forte impulso alla democratizzazione, all’attivismo sociale e al buon governo. Alcuni di questi temi sono già stati affrontati nel fascicolo 4/2006 di Concilium, dedicato alle Vie del cristianesimo in Africa, che trattava in particolare di questioni fondamentali di dottrina, del pentecostalismo in Africa, di inculturazione, delle comunità ecclesiali di base, di Bibbia e liturgia, di cura pastorale e salute, di vita religiosa, e dell’adattamento delle strutture ecclesiali. Questo nuovo fascicolo prende atto degli sviluppi della teologia e della vita pastorale in Africa. Con esso, uno degli obiettivi che ci poniamo è di trasmettere, grazie agli autori e alle autrici, alcune delle prospettive emergenti su chiesa e teologia in Africa. La rivista è il risultato dei dialoghi che sono scaturiti dalla collaborazione congiunta fra i curatori di Concilium e i teologi e operatori pastorali africani presenti al secondo congresso cattolico panafricano su teologia, società e vita pastorale, che si è svolto presso l’Università cattolica dell’Africa orientale, a Nairobi, in Kenya, dal 18 al 22 luglio 2022. I saggi qui raccolti si occupano delle diverse prospettive su alcune delle questioni e delle preoccupazioni più importanti nel cattolicesimo africano contemporaneo. Gli autori presentano queste prospettive prestando attenzione allo sviluppo della teologia africana dopo il Vaticano II, dopo il primo e secondo sinodo africano, alla luce dell’insegnamento magisteriale di papa Francesco, e nel mondo post-pandemia. Quel che appare evidente oggi è che ci troviamo a fronteggiare sfide nuove e complesse a livello globale, che hanno generato in molte nazioni nuove fonti di conflitto e di tensione nel mezzo di difficoltà economiche, crisi energetiche, guerre, nazionalismo crescente, populismo, razzismo e in un contesto di agitazione e contrasti interni. In Africa queste sfide discendono da molti anni di lotta dei popoli africani per resistere alle forze di morte e di distruzione. In mezzo a tutto ciò, vi sono una forte speranza custodita nei cuori di tanti cittadini africani e una resilienza che continua a spingerli a lavorare per un nuovo futuro. Tutto questo s’incarna in maniera unica nelle risorse delle donne africane e nel dinamismo dei giovani. Papa Francesco ha colto questo sentimento nell’incontro virtuale [promosso dalla DePaul University] avuto con i giovani africani nel giorno di Ognissanti del 2022, quando ha detto loro: L’Africa non è stata creata per essere sfruttata. L’Africa non dev’essere vista come una sottocultura; ha le proprie ricchezze, non solo per le numerose risorse naturali, non solo per le sue bellezze; ha i suoi esseri umani, e voi giovani africani dovete apprezzare la ricchezza che rappresentate. È dalla profondità delle ricchezze della spiritualità africana, della teologia, delle tradizioni sinodali e dagli incontri dell’Africa con il vangelo nel contesto odierno, che emergono le prospettive sulla teologia e la chiesa negli scritti di chi ha collaborato a questo fascicolo. La prima parte, sul tema della chiesa e della teologia in Africa, inizia con il saggio di Stan Chu Ilo; egli sostiene che […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026706/concilium---20232.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026706/concilium---20232.htmlFri, 09 Jun 2023 16:45:19 +0200
Servizio della Parola - n. 548Sguardi in pastorale

14. Cronache di vita liturgica (A. Carrara)

I nostri modi di dire

44. «Siamo una grande famiglia»

1. «Siamo una grande famiglia» (A. Carrara)

2. La famiglia di Gesù (S. Grasso)

3. «Siamo una grande famiglia».

Pretese inglobanti di una frase ambigua (R. Laurita)

Vivere la speranza

(R. Laurita)

Dalla 16a alla 21a domenica

del Tempo ordinario

23 luglio / 27 agosto

16ª domenica ordinaria (A. Busia, M. Aliotta, V. Brunello)

17ª domenica ordinaria (A. Busia, P. Bignardi, S. Cumia)

Trasfigurazione del Signore (A. Busia, S. Cumia)

19ª domenica ordinaria (A. Busia, E. Caretti, G. Frusca)

Assunzione della Vergine Maria (A. Busia, S. Cumia)

20ª domenica ordinaria (Redazione, R. Maiolini, G. Frusca)

21ª domenica ordinaria (Redazione, P. Bignardi, G. Frusca)

 

Rubrica

Cronache di vita liturgica

di Alberto Carrara

1. Il paradiso dell’Assunta, il mio e quello degli altri

È un tratto ricorrente in molti atteggiamenti ecclesiastici. «Bisogna annunciare le verità cristiane che contano, le verità fondamentali e fondanti… Bisogna dire che Dio c’è, che dà senso alla nostra storia, che Gesù è davvero Figlio di Dio, che è risorto… Bisogna annunciare la parola di Dio, la chiesa e i sacramenti… Bisogna parlar chiaro sui temi morali…». E così via predicando. Tutto vero, molto vero… anzi, troppo. Manca in tutte queste “sacrosante verità” la preoccupazione dell’interlocutore. Non basta che io dica le cose vere, infatti, devo anche chiedermi se hanno una qualche possibilità di essere percepite come vere. Io posso parlare ebraico e greco, ma se i miei ascoltatori parlano italiano, succedono due cose. Primo: i miei ascoltatori non capiscono e, proprio perché non capiscono, si convincono sempre di più che le cose di quella lingua straniera e strana non sono cose loro… Ce lo ripetiamo molte volte, ma una certa predicazione ecclesiastica più passa il tempo, più appare estranea alle persone di oggi. Il nostro zelo nel dire le cose sante e nel dirle santamente esatte, finiscono per renderle ancora più estranee. Secondo. Può succedere anche che, qualche volta, le cose che dico io le conoscano anche i miei interlocutori. Resta però aperto il problema di sapere se le parole che dico io significano le stesse cose per me e per quelli che mi ascoltano. Io dico certe cose e le mie “cose” diventano altre cose per loro. Ho l’impressione, dunque, che con l’aumento del distacco dalla chiesa da parte della cultura corrente aumenti, negli uomini di chiesa, l’urgenza di irrigidire il proprio messaggio. Alla scarsa passione per il Vangelo si risponde con un Vangelo “duro e puro”. L’intenzione è buona: si vuole evitare la deriva; sciogliere il Vangelo per farsi capire può comportare, infatti, che il Vangelo sia sempre meno Vangelo. Il Vangelo “duro e puro”, però, corre il rischio opposto: per eccesso di fedeltà al Vangelo e per un eccesso di fedeltà al linguaggio di sempre per annunciarlo, rischio di perdere gli interlocutori che dovrebbero accoglierlo. Nel primo caso si perde il Vangelo, nel secondo caso si perdono coloro ai quali il Vangelo deve essere annunciato. Nel mese di agosto incrociamo la festa della Assunzione in cielo della Vergine. È un caso esemplare in rapporto a quello che stiamo dicendo. Tutto è fascinosamente allusivo nel racconto tradizionale di quella festa: il cielo, Maria “assunta”… E poi le scenografie alle quali l’arte ci ha abituato: angeli festanti che volano attorno alla Madonna portata in alto, e gli apostoli, in basso, “in terra”, stupefatti di fronte alla tomba vuota… Proviamo a immaginare un “pubblico” esemplarmente moderno: un gruppo di giovani, ad esempio. Posso parlare loro della Madonna, del suo ritorno “in cielo” e del paradiso. Quello che però sanno del paradiso corrisponde soltanto in piccola parte a quello che so io. Alle immagini che anch’io ho in testa faccio corrispondere i testi sacri e un po’ di teologia, che mi permettono di ripensare il cielo, il paradiso, gli angeli… Questo è il mio bagaglio. Mediamente, però, non è quello dei giovani che mi ascoltano. Anzi: può persino capitare che le mie parole, invece di far passare le cose vere del paradiso – quelle che i testi rivelati mi hanno fatto assimilare – facciano passare quelle false, quelle che pubblicità e barzellette hanno fatto passare per i miei interlocutori. La festa dell’Assunta ripropone, dunque, un problema che c’è sempre, che nella festa di metà agosto si acutizza per il carat […]

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026690/servizio-della-parola---n-548.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026690/servizio-della-parola---n-548.htmlFri, 09 Jun 2023 16:36:09 +0200
Miscellanea Francescana n. III - IV/2022https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026683/miscellanea-francescana-n-iii---iv2022.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026683/miscellanea-francescana-n-iii---iv2022.htmlFri, 09 Jun 2023 16:17:32 +0200Servizio della Parola - n. 547INDICE

Sguardi in pastorale

13. Estate. Il corpo.

Il paradiso terrestre perduto (A. Carrara)

I nostri modi di dire

43. «Gesù è nel tabernacolo»

1. Il Signore è nel tabernacolo (A. Carrara)

2. «Entrò per restare con loro». La presenza di Gesù

nella prima comunità cristiana (R. Virgili)

3. L’eucaristia e i suoi linguaggi (M. Belli)

Sussidio per la preghiera mattutina

durante il Grest

(C. Cremonesi)

Dalla SS. Trinità

alla 15a domenica ordinaria

4 giugno / 16 luglio

Santissima Trinità (A. Busia, A. Lameri)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (A. Busia, A. Lameri)

11ª domenica ordinaria (A. Busia, G. De Simone, A. Lameri)

12ª domenica ordinaria (A. Busia, C. Torcivia, V. Brunello)

13ª domenica ordinaria (A. Busia, P. Bignardi, S. Riva)

14ª domenica ordinaria (A. Busia, F. Zaccaria, S. Riva)

15ª domenica ordinaria (A. Busia, L. Monari, S. Riva)

Un servizio fedele e appassionato.

Il nostro grazie a don Chino Biscontin

Con il presente numero di Servizio della Parola, don Chino

Biscontin lascia dopo tanti anni (1991-2023) la direzione della

rivista. Gli subentra don Davide Arcangeli, presbitero della

diocesi di Rimini e docente di esegesi biblica. A lui rivolgiamo

il nostro grazie per aver accettato l’incarico e gli auguriamo

di portare alla rivista la sua competenza e il suo entusiasmo.

L’Editrice Queriniana, facendosi interprete dei sentimenti

di tutti i lettori che ci seguono da tempo, intende qui esprimere

a don Chino tutta la sua stima e la sua riconoscenza per

il lavoro svolto a favore della Rivista. Del resto, egli l’aveva avvicinata

fin dalle sue origini, grazie all’amicizia e alla collaborazione

che lo legava al primo direttore, don Luigi della Torre,

che figurava anche tra i fondatori.

Da don Luigi egli ha ricevuto poi il testimone della direzione,

portandone avanti le intuizioni e le scelte. Don Chino

ha voluto rispettare e valorizzare quel programma che chiaramente

è ben delineato già nel titolo e nel sottotitolo della Rivista:

Servizio della Parola, «strumento di lavoro per la comunicazione

di fede nelle assemblee».

Un «servizio» – così lo ha sempre pensato don Chino – appassionato

e competente, capace di unire la sollecitudine del

pastore, la sua vicinanza al popolo di Dio che gli è stato affidato,

alle sue attese, ai suoi interrogativi, ai suoi bisogni. Un

«servizio» che si nutre dell’ascolto della Parola, esplorata con

la serietà scientifica dell’esegesi, meditata nel silenzio e nella

preghiera, vissuta con l’impegno del testimone che raccoglie

le sfide del suo tempo.

Un «servizio» che la Rivista, guidata da don Chino, ha fino

ad oggi onorato riservando un’attenzione particolare all’omelia,

alle sue dinamiche, alle sue possibilità, alla sua preparazione.

Per tutti questi motivi, contando ancora sulla sua collaborazione,

con affetto a nome di tutti:

Grazie 

L’editore

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026669/servizio-della-parola---n-547.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026669/servizio-della-parola---n-547.htmlFri, 12 May 2023 13:40:22 +0200
Rivista di Pastorale LiturgicaEDITORIALE

2 M. GALLO

La liturgia tra ieri, oggi e domani

STUDI

4 T. CITRINI

Tradizione, rinnovamento,

improvvisazione

9 M. NICOLACI

La genesi del linguaggio rituale

dei credenti in Gesù

15 M. BELLI

Disinnescare futuri

19 R. MAIER

Una finestra aperta per Peter

Il futuro tra fantasia e memoria

24 D. PIAZZI

Nuovi gesti e nuovi linguaggi

29 M. BALDACCI

Nuovi ministeri

per un rinnovamento ecclesiale

34 L. PALAZZI

Spazi di creatività liturgica

39 P. CHIARAMELLO

Nuova pluralità:

luoghi, destinazioni, assemblee

44 F. MARTIGNANO

Liturgia, realtà virtuale

e nuove tecnologie

49 S. MARELLI

I giovani tra riti tristi e ritualità felice

FORMAZIONE

55 F. TRUDU

La liturgia fuori dalla parrocchia

3. I movimenti (I)

60 G. ZANCHI

I luoghi della liturgia

3. La cifra mistica del gotico

ASTERISCHI

64 R. BARILE

Lectio Ritus

3. I prefazi dei defunti

69 E. MASSIMI

I canti della liturgia

3. L’importanza del ritmo

1. Prevedere, sognare, riformare, generare

Come immaginare la liturgia del futuro? Tra le mani avete un numero paradossale di Rivista di Pastorale Liturgica, pagine godibilissime in cui alcuni esperti offrono considerazioni su riti che ancora non esistono, immaginando i loro gesti, i linguaggi, i nuovi ministri, i testi, le pluralità, le tecnologie ad essi collegate e, _nalmente, i nuovi nati che li eserciteranno senza di noi che ne scriviamo. Scrivere sul passato o sul presente è atto assai diverso dall’offrire analisi sul futuro. Come si scrive dunque sul futuro? Si può operare per intuito e con perizia, considerando le tendenze di grandi fenomeni in atto. Sul tema liturgico, non è dif_cile immaginare, ad esempio, che la secolarizzazione occidentale prosegua la sua radicale incidenza sul fenomeno religioso cristiano cattolico in Europa. Accanto ai macro-fenomeni, è decisivo intuire sapientemente ciò che pare meno chiaro agli occhi dei più, e provare a pre_gurarne il seguito. Tra macroscopico e microscopico, il liturgista che guarda al domani trova addirittura una forma condivisa di sapere, la futurologia scienti_ca. I future studies, con serissima metodologia e grandi responsabilità, prevedono quando _niranno le risorse naturali sulla terra, o quali forme di energie diventeranno accessibili. Non si può governare responsabilmente senza questa competenza, e parimenti potremmo quindi affermare che non si parla di liturgia senza futurologia, a cui la teologia non è certo estranea. Non è da poco ricordare che per lungo tempo l’unica cattedra di Previsione umana e sociale in Italia era presso l’Università Gregoriana di Roma, af_data alla celebre sociologa Eleonora Barbieri Masini (1928-2022). Ma la previsione accorta non è l’unico esercizio possibile. Ci si può dedicare evidentemente anche al sogno e alla profezia, pratiche tutte umane che ci spostano, a modo loro, in ciò che non è e non può (ancora) essere. Riabilitato in senso clinico da Freud e in _loso_a da Zambrano, sognare è un atto potentissimo, da sempre rivoluzionario per la sua ef_cacia sul rapporto con il tempo presente. L’utopia messianica è un esercizio di immaginazione, con forte impatto sulla speranza. Esso apre, nei tempi maturi e in epoche determinate, all’altra opera particolare in rapporto con il futuro, che è la riforma. Operazione delicatissima e coraggiosa, la riforma si assume la responsabilità di incidere la linearità dei fenomeni per innestare qualcosa che organicamente non sorgerebbe. Come l’immaginazione, anche riformare è un atto (ancora più) rivoluzionario, perché un’auctoritas che ne ha la facoltà sposta la comunità in una nuova epoca, nel futuro. La riforma nasce certamente sia dall’opera faticosa dell’animal laborans che lavora ai fenomeni a cui mette mano, ma anche dall’animal onirico che ha sognato in anticipo ciò a cui aspira. Il nostro elenco non può ancora fermarsi qui. Tutta una fondamentale serie di altre pratiche in rapporto al futuro si raccolgono attorno a un’ulteriore azione, che è quella di generare. La generatività è la pratica più potente e incisiva di tutte rispetto al tempo che ancora non c’è, perché trasmette la vita, rinnovando. Come magistralmente raccolto da Hannah Arendt, l’unica vera novità che rompe in modo assolutamente indeducibile con il passato, ed è quindi la radicale forma di futuro, è la nascita, il venire al mondo di una nuova vita. Ogni nato inaugura una serie di azioni indeducibili ed originali, sicché è la nascita la matrice di ogni azione in generale.

2. Liturgia e creatività

 Tutto lo strumentario del lavoro di previsione, delle visioni oniriche, dei criteri di riforma e generatività è necessario per parlare della liturgia del futuro. Ne parliamo a sessant’anni dalla riforma post-concilio Vaticano II, con l’accortezza di precisare che cosa signi_ca. Ci pare che il tema della creatività nel celebrare viva ora una stagione più pacata, dopo la dialettica tra l’entusiasmo post-conciliare e la reazione ad essa successiva. Dopo il Concilio, si è coraggiosamente messo mano ad ogni parola e a quasi tutti i gesti del celebrare cattolico. Lo si è fatto in modo ecclesiale, con un processo che oggi ci appare degno di un’impresa eroica, a lungo sognata dal XVIII secolo: preparato da lunghi studi, diffuso con riviste di incomparabile successo e valore rispetto ad oggi, seppe conquistare lo spirito dei padri conciliari e di chi fu incaricato dopo di loro di lavorare ai nuovi libri rituali. Ma negli stessi anni, lo si è fatto altresì – senza vederne sorprendentemente _no in fondo l’incoerenza – anche in modo individuale e arbitrario, colpendo la natura dei riti: mentre prima del Concilio tradire una rubrica era percepito come grave colpa, per troppi anni questo è stato fatto alla leggera. Sembra oggi _nalmente terminare il tempo in cui tanti celebranti e tante comunità hanno trattato il gesto rituale con improvvisazione, facendolo occasione di altri pur nobili interessi. Ne è scaturita un’azione che ha lecitamente voluto reagire a queste forme di arbitrio, spesso _nendo per immaginare ritorni nostalgici, in cui rendere reversibile ciò che è irreversibile (Francesco, 24 agosto 2017). Ad oggi, risulta più evidente che la forza creativa della liturgia non sta nella sua in_nita riforma, ma nella sua capacità di generare il nuovo. Il futuro è, in un certo senso, dentro l’agire rituale, nella sua dinamica teologica che sposta nell’escatologico ogni breve preghiera, ogni comunità puntuale, ogni biogra_a che vi entra. Ragionare di liturgia del futuro è operazione estremamente istruttiva, perché rinnova la consapevolezza della natura dell’atto rituale, ci impone di immaginarne le s_de che già si annunciano e ci conferma nella cura di atti già ricchi di domani.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026652/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026652/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlThu, 11 May 2023 16:46:43 +0200
Parole di VitaEditoriale

Ombretta Pettigiani

QUALCHE COORDINATA PER CAPIRE DANIELE

Paolo Merlo

IL POTERE SECONDO DANIELE (DN 2 E 7)

Giovanni Ibba

ANIMALI IN LOTTA E UN PICCOLO CORNO

CHE CRESCE (DN 8)

Mario Cucca

QUANDO I CONTI NON TORNANO (DN 9)

Marco Settembrini

UN UOMO VESTITO DI LINO (DN 10,1–12,4)

Laura Invernizzi

«BEATO CHI ATTENDERÀ

CON PAZIENZA» (DN 12,13)

Piero Capelli

IL QUARTO LIBRO DI ESDRA (4 ESDRA)

Vincenzo Anselmo

APOCALITTICA E PSICOLOGIA DEL VEGGENTE

BIBBIA E SCUOLA

Marco Tibaldi

I romanzi apocalittici: L’ombra dello scorpione

di Stephen King

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Davvero tu sei profeta in Israele:

il Commento a Daniele di Teodoreto di Cirro

RILETTURE

Valeria Poletti

Cinema e apocalisse/1

APOSTOLATO BIBLICO

Fabio Pizzitola

Parola e sinodalità. I cantieri di Betania: l’ospitalità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

In attesa: Daniele nella fossa dei leoni

di Pieter Paul Rubens

 

EDITORIALE

Il lettore solitamente attento di Parole di vita avrà già notato una stranezza in copertina: si annuncia la trattazione dell’apocalittica in Daniele, ma poi ci si concentra sulla seconda parte del libro (capp. 7–12). Come nel numero precedente, focalizzato sui libri profetici, si distingueva tra materiale escatologico, proto-apocalittico e apocalittico in senso stretto, così anche in Daniele si trova una mescolanza di generi che rendono necessarie una lettura e un’interpretazione accurate dell’opera. A ciò si dedica Ombretta Pettigiani. Ella offre le coordinate indispensabili per muoversi all’interno di un testo che si può definire “liquido”. Anzitutto, a motivo dell’indeterminatezza dei suoi confini. Come il libro di Ester, la versione greca (anch’essa ebraica) di Daniele risulta più ampia rispetto a quella masoretica. Tra il materiale in eccedenza si trova, al cap. 14, un’altra versione del racconto di Daniele nella fossa con i leoni (per sei giorni invece che una notte), raffigurato in copertina e illustrato da Marcello Panzanini. In secondo luogo, a motivo della mobilità della sua collocazione canonica. La tradizione ebraica – di impostazione prima farisea, poi rabbinica – lo include tra gli Scritti: in seguito alle due repressioni romane, infatti, si era decisa a obliterare le tendenze più marcatamente apocalittiche presenti al proprio interno (il Quarto libro di Esdra, per esempio, scritto intorno al 100 d.C. probabilmente in ebraico, fu tramandato dalle comunità cristiane orientali e accolto nella Vulgata latina, come specifica Piero Capelli). La tradizione ebraica di lingua greca, invece, lo inserisce tra i Profeti (in due codici assai importanti chiude la loro serie e in uno funge da cerniera con il Nuovo Testamento). Una posizione così oscillante spinse i padri della chiesa a difendere la caratura profetica del libro e del suo autore, come fa per esempio Teodoreto di Cirro – ancora nel V secolo – nel suo Commento (Marcello Panzanini): la posta in gioco era la veridicità delle visioni di Daniele. Parlo di «visioni», riferendomi a tutto il libro, perché i manoscritti greci recano all’inizio di ogni capitolo questo titolo: «Visione». Ciò chiarisce come la tradizione ebraica in lingua greca abbia letto in chiave profetica e apocalittica l’intero impianto del libro, contribuendo a coltivare quell’humus messianico da cui germinerà il cristianesimo. Non per caso, Giovanni, l’unico veggente canonico del Nuovo Testamento, qualifica le proprie visioni come «profezia » (Ap 1,3) al pari di Daniele, l’unico veggente dell’Antico (Dn 9,24). Parimenti, Gesù esprimerà la propria consapevolezza messianica autodefinendosi «figlio dell’uomo» come la figura che in Daniele si muove tra l’umano e il divino e che con il tempo assunse una valenza messianica e una natura soprannaturale e preesistente (Paolo Merlo). Al pari di ogni profezia e di ogni visione, la simbolica numerica, teriomorfa, astronomica e cromatica disseminata ovunque va decifrata con cura. E così sul libro di Daniele si è affinata la tecnica della crittografia. Dietro la sequenza di belve si intravede una teologia della storia (Giovanni Ibba); il ricalcolo degli anni indicati in un oracolo di Geremia getta una sfida alla teodicea (Mario Cucca); figure celesti disvelano il corso della storia sino al tempo della fine (Marco Settembrini), ma sollecitano a sopportare il “ritardo” nella maturazione del tempo divino vivendo il presente con sapienza e responsabilità (Laura Invernizzi). Un simile sforzo interpretativo lascia esausto il veggente. A più riprese si parla del suo sfinimento e del suo turbamento. La lama dell’ermeneutica lo trapassa e lo lascia a pezzi. L’esperienza visiva lo destabilizza e lo traumatizza (Vincenzo Anselmo). Non gli resta che trasmettere il suo travaglio al lettore che, dopo tanto vedere, resta avvolto nel mistero: anche l’evidenza solare contiene macchie scure. Ma proprio per questo vale la pena di imbarcarsi sulle montagne russe dove cielo e terra, sopra e sotto si congiungono in un attimo. Quindi, buona lettura.

Marco Zappella

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026645/parole-di-vita.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026645/parole-di-vita.htmlThu, 11 May 2023 16:25:09 +0200
Asprenas n. 4/2022EDITORIALE 

Non possiamo fare a meno di ricordare, all’inizio di questo fascicolo di

Asprenas, quarto e ultimo del 2022, la recente e prematura scomparsa del

caro collega PIERLUIGI CACCIAPUOTI ofm cap., nei confronti del quale desideriamo

esprimere la gratitudine e l’affetto del Consiglio di Redazione della

Rivista e dell’intera Comunità accademica della Sezione per il servizio di

docenza e di ricerca che egli ha reso per circa un trentennio con grande competenza

e con singolare umanità, tanto da essere, per colleghi e studenti, un

esempio coerente e un affidabile punto di riferimento.

Viene pubblicato in questa sede l’ultimo lavoro che padre Pierluigi ha

consegnato alla nostra Redazione e che, insieme allo studio di PIERPAOLO

ARABIA, è dedicato a un autore a lui particolarmente caro, Martin Lutero,

del quale, in modo diverso, i due contributi mettono in evidenza l’originalità

del pensiero, in rapporto alle fonti filosofico-teologiche tardo-antiche e medievali.

Lo studio di Arabia coglie e ricostruisce il nesso che lega il riformatore

tedesco all’evo moderno, condividendo con Roland H. Bainton l’idea

– applicabile anche al nesso che lega Agostino all’età medioevale – che Lutero

sia una figura di congiunzione e di passaggio, nella quale il medioevo si

compendia e la modernità si dischiude, grazie soprattutto all’imporsi di quel

“fatto della coscienza” che l’autore, riprendendo Wilhelm Dilthey, riconosce

come il contributo fondamentale della riforma luterana allo spirito moderno,

ma anche come l’esito estremo di un filone di pensiero medievale che

affonda le sue radici in Pietro Abelardo. Cacciapuoti, dal canto suo, si preoccupa

di mettere a fuoco l’influsso esercitato su Lutero dalla Theologia

Deutsch dell’Anonimo Francofortese, che offre al riformatore una sintesi

teologica che inscrive all’interno di un impianto metafisico di matrice rigorosamente

neoplatonica (derivato soprattutto dallo pseudo-Dionigi) una riflessione

sulla grazia cristologicamente fondata su una theologia crucis che

ha inizio fin dall’incarnazione del Verbo. Sono tre le note critiche che arricchiscono il fascicolo e che risultano legate

dal comune tenore a un tempo teoretico e storico-filosofico. Entrando

nel dibattito recentemente avviato dalla crisi russo-ucraina sui temi della

pace e della guerra, MASSIMO SERIO – riprendendo peraltro l’insegnamento

di Tommaso d’Aquino e di Francisco de Vitoria – propone di distinguere il

concetto di legittima difesa – da salvaguardare in nome della difesa del diritto

del più debole – da quello di “guerra giusta” – da rigettare (o quantomeno

da ripensare), nonostante la sua ripetuta occorrenza nella tradizione

teologico-politica occidentale, in considerazione del fatto che provocare una

guerra è sempre un atto irresponsabile. La psicologia del De rerum natura di

Bernardino Telesio è, invece, l’oggetto di indagine della nota di ANTONIO

CASTIGLIONE: la dottrina telesiana si rivela di grande interesse e attualità in

quanto manifesta la preoccupazione di affermare l’autonomia della ricerca fisica,

senza che ciò implichi la rinuncia ad ammettere un Dio trascendente o

anche un principio spirituale sovrasensibile da accostare nell’uomo allo spirito,

cui spetterebbe la funzione che in Aristotele veniva riservata all’anima

sensitiva. A partire dal volume collettaneo Da Tommaso Campanella a

Pasquale Galluppi. Il filosofo e la città (im)possibile, pubblicato nel 2021

a cura di Francesco De Carolis, PASQUALE GIUSTINIANI offre una breve ma

intensa riflessione sul “pensiero meridiano”, ossia su quel pensiero filosofico

e politico che il Meridione d’Italia – particolarmente la Calabria – ha saputo

elaborare nell’evo moderno e che trova in pensatori quali Tommaso

Campanella o Pasquale Galluppi non solo i convinti assertori della partecipazione

del filosofo alla vita politica, ma anche un significativo esempio di

apertura alle istanze della modernità, in grado di mantenere il riferimento

a un Trascendente.

Degno di attenzione è anche il resoconto che, in Rassegne&Figure,

GIUSEPPE FALANGA dedica al seminario Dalla terza edizione del Messale

Romano ai Propri diocesani: criteri e procedure – promosso nello scorso novembre

dall’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI –, in cui emerge in modo

chiaro ed efficace come il focus degli interventi sia costituito dal tema della

santità nelle sue possibili declinazioni all’interno della Chiesa locale.

Ci auguriamo che il lettore possa ancora una volta saggiare, attraverso

la variegata ricchezza dei contributi qui offerti, la “complessa unità” della

scienza teologica, nella quale convergono e si intrecciano istanze diverse (da

quelle dogmatiche a quelle storiche, da quelle antropologiche a quelle etiche

e politiche), tutte riunite sotto il comune riferimento al divino.

GIANPIERO TAVOLARO

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026638/asprenas-n-42022.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026638/asprenas-n-42022.htmlFri, 14 Apr 2023 16:34:28 +0200
Il cielo in una strada. Madeleine Delbrelhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573509/il-cielo-in-una-strada-madeleine-delbrel.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/9788898573509/il-cielo-in-una-strada-madeleine-delbrel.htmlMon, 03 Apr 2023 13:20:29 +0200Rivista di Pastorale LiturgicaEditoriale

2 E. Castellucci

Con creativa fedeltà

Studi

4 S . Morra

La realtà è superiore all’idea

9 V. Le Chevalier

Una domenica senza messa

14 A . Costanzo

Tenersi confessati

20 M. Roselli

Come se fosse la prima volta

25 D. Piazzi

Il destino della messa feriale

30 A . Grillo

Il minimo necessario e la grazia sgraziata

36 F. Zaccaria

Dacci una candela quotidiana.

Uno sguardo pastorale sulla venerazione

delle immagini sacre

41 E. Massimi

Il caso serio di Maria

47 G. Drouin

Tra teologie, pratiche e rappresentazioni

Un andamento liturgico eterogeneo

Formazione

54 F. Trudu

La liturgia fuori dalla parrocchia

2. I monasteri

59 G. Zanchi

I luoghi della liturgia

2. Il genus basilicale, la mistagogia cosmica

Asterischi

64 R . Barile

Lectio Ritus

2. Dalla terra al cielo

69 E. Massimi

I canti liturgici

2. I canti per la Quaresima

 

EDITORIALE

Erio Castellucci

Con creativa fedeltà «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità»: Evangelii Gaudium 33 è forse uno dei passi più citati a tutti i livelli: dagli incontri parrocchiali ai convegni di teologia. Papa Francesco lo ha ripreso, all’inizio del Sinodo in corso, criticando l’immobilismo: «Siccome “si è sempre fatto così” – questa parola è un veleno nella vita della Chiesa – è meglio non cambiare. Chi si muove in questo orizzonte, anche senza accorgersene, cade nell’errore di non prendere sul serio il tempo che abitiamo» (9 ottobre 2021). Tutti (o quasi) d’accordo con le dinamiche prospettive di papa Bergoglio: la tradizione non è statica, ma dinamica; l’indietrismo (ultimamente ha arricchito il vocabolario italiano con questa parola) è uno dei mali più grandi della Chiesa; la dottrina non è un cadavere ma un corpo vivo in continua crescita. Sì, tutti (o quasi) d’accordo, però... in che senso allora la liturgia, per sua stessa natura fatta di riti, e quindi ripetitiva, è culmine e fonte dell’azione ecclesiale (cfr. SC 10), e in particolare la celebrazione eucaristica è fonte e culmine della vita cristiana (cfr. LG 11)? In effetti non c’è niente di più fisso e codificato dei sacramenti e della messa – dove tutto è definito nei particolari – e nel sentire comune la liturgia suona monotona, sempre uguale a se stessa, povera di innovazioni. E se la liturgia è esemplare per la Chiesa, anzi è addirittura il motore della sua vita, come si può sposare con un qualche progresso? Non solo: la riforma liturgica post-conciliare ha cercato, con buoni risultati, di recuperare le fonti più antiche, ripristinando canoni, formule e preghiere in uso nei primi secoli dell’era cristiana; ha spesso sostituito con questi testi antichi quelli medievali e moderni; e, se ha inserito nuove formule, lo ha fatto con la maggiore aderenza possibile al linguaggio biblico. Insomma, la liturgia sembra proprio vivere su quel «si è fatto sempre così», tanto temuto da papa Francesco. Una soluzione ci dev’essere: e questo quaderno infatti ne prospetta più d’una. A partire dalla fondamentale distinzione avanzata da san Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Vaticano II (11 ottobre 1962): è necessario distinguere, nella dottrina, la sostanza dalle forme; la prima resta immutata, le altre devono necessariamente evolvere. Papa Francesco, in proposito, ama citare il Commonitorium, nel quale san Vincenzo di Lérins (sec. V) paragona la dottrina ecclesiale al corpo umano, che evolve e cambia aspetto, pur mantenendo la propria identità: è un progresso, dice l’abate, e non un cambiamento (profectus est et non permutatio). Infine, per dirla solennemente con le parole dell’ultimo Concilio: «La Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli» (GS 10). La liturgia dunque si rinnova cambiando le forme e mantenendo il suo radicamento nella sostanza, che è il mistero del Signore Gesù, inviato dal Padre e vivo nello Spirito. Nel corso dei secoli, però, il mistero è stato talvolta reificato, concentrando l’attenzione sugli elementi materiali e formali che garantiscono la validità delle celebrazioni (o... cerimonie) e trascurando la vita che vi è intrisa. Ma un’occhiata, anche rapida, ai passi del Nuovo Testamento che sono all’origine della vita liturgica della Chiesa, ci porta su un piano dinamico, vitale e sinodale. Basti pensare a quelli che poi la tradizione, consacrata da Tommaso d’Aquino, definirà i sacramenti “principali”(potiora), l’eucaristia e il battesimo, i due fuochi di quell’ellisse che è la vita liturgica della Chiesa. Le comunità delle origini non sono preoccupate di individuarne esattamente la materia e la forma, definirne le formule essenziali, distinguervi ciò che è valido da ciò che è fruttuoso e così via; si tratta di aspetti utili e necessari, ma secondari di fronte alla sostanza: l’incontro con il Signore vivente. Il battesimo, immersione nella pasqua di Gesù (cfr. Rm 6,3-6), è una tappa del percorso dell’annuncio: e il ministro della regina Candace può riceverlo dal diacono Filippo mentre è in viaggio, facendo una piccola sosta, dopo la quale Filippo scompare (cfr. At 8,26-40). L’eucaristia, memoriale della pasqua di Gesù (cfr. 1 Cor 11,23-26), è l’apice dell’incontro con il Risorto: e i due discepoli di Emmaus vi prendono parte, avendo ospitato alla loro mensa il Signore non ancora riconosciuto, che sparisce dalla loro vista perché si mettano loro stessi in cammino con la Chiesa apostolica (cfr. Lc 24,13-53). Itineranti, sinodali, dinamici: i due sacramenti più importanti sono amministrati in cammino. La struttura dei riti rimane sempre la stessa, perché non sono canovacci teatrali da reinventare continuamente ad opera di attori e registi; sono invece doni che vengono da Dio e che la Chiesa accoglie nella loro sostanza immutabile, cercando di modulare forme, segni e linguaggi con creativa fedeltà. Questa è la bella sfida della viva tradizione cristiana.

]]>
https://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026614/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlhttps://www.libreriadelsanto.it/ebook/2484300026614/rivista-di-pastorale-liturgica.htmlMon, 27 Mar 2023 16:57:31 +0200