Citazione spirituale

Sui passi di sant'Antonio

-

Una vita dal Portogallo all'Italia

 
di

Gonçalo Cadilhe

 


Copertina di 'Sui passi di sant'Antonio'
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EAN 9788825049848

Disponibile in 3/4 giorni lavorativi
In promozione
Descrizione
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Tipo Libro Titolo Sui passi di sant'Antonio - Una vita dal Portogallo all'Italia Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825049848 Pagine 180 Data marzo 2020 Collana In cammino
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O N Ç A L O
C A D I L H E



'
Titolo originale:
Nos passos de Santo António. Uma viagem medieval

© 2016 by Gonçalo Cadilhe
Clube do Autor, S.A.
Avenida António Augusto de Aguiar, 108-6º
1050-019 Lisboa, Portugal
www.clubedoautor.pt
ISBN: 978-989-724-323-3

Traduzione di Domingos Ribeiro da Costa




ISBN 978-88-250-4984-8
ISBN 978-88-250-4985-5 (PDF)
ISBN 978-88-250-4986-2 (EPUB)

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO - EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
All'altro Antonio, mio figlio;
e a sua madre, mia moglie.
NOTA INTRODUTTIVA

La prospettiva che l'autore ha adottato nel rac-
contare questa storia non è quella di un devoto o
di un uomo di fede, né quella di uno storico o di
un antropologo della religione. È la prospettiva di
un viaggiatore. Di un compagno di viaggio che, a
distanza di molti secoli, ha deciso di ripercorrere
le stesse tappe. Se inquadriamo questo viaggio di
sant'Antonio dentro il suo contesto storico, potremo
comprendere come il santo portoghese sia stato
uno dei più grandi viaggiatori della storia lusitana,
al pari di Fernão Mendes Pinto, Pêro da Covilhã e
pochi altri.
Il viaggio di sant'Antonio durò dieci anni, gli ultimi
della sua vita. I suoi occhi videro molto più di quel-
lo che egli stesso avrebbe saputo comprendere o
riconoscere. Vulcani attivi, nevi eterne, rovine roma-
ne, deserti tropicali, tanto mare. Ma come scrisse il
suo mentore sant'Agostino circa mille anni prima,
il mondo è un libro e chi non ha viaggiato non è
mai andato oltre la prima pagina. Antonio lesse tut-
to quello che venne scritto ai suoi tempi. Letterato
ed esperto viaggiatore, il Portoghese fu certamente
una persona molto interessante.
Per ricostituire le tappe fondamentali del viaggio
di sant'Antonio mi sono servito delle fonti storiche
sulla sua vita e lì dove mancavano informazioni, ho
ricavato le mie supposizioni basandomi sui percor-
si medievali attestati in quell'epoca. In ogni caso,
potrebbe darsi che future ricerche scoprano che
qualche itinerario qui descritto non sia avvenuto.
Pazienza, vorrà dire che dovrò viaggiare un'altra
volta', che fortuna!
La struttura di questo libro è semplice: lo sviluppo
del mio viaggio segue quasi sempre la cronologia

7
dell'esistenza di sant'Antonio. Pertanto, comincio da
dove visse i suoi primi anni di vita e termino lì dove
morì. Quasi sempre il mio itinerario è parallelo alla
sua cronologia. Una coincidenza che si è adattata
perfettamente alla scrittura di questo libro.
Ho cercato di inquadrare questo mio viaggio sui
passi di sant'Antonio all'interno di una puntuale ri-
cerca dei materiali storici e reali sulla sua vita; allo
stesso tempo però, ho cercato di mantenere questa
mia indagine lontana dalla reputazione taumaturgica
del futuro santo. In altre parole, non essendo perti-
nenti per la mia narrazione, non ho preso in consi-
derazione tutti quei fatti soprannaturali attribuiti al
Portoghese di Padova.
Questo progetto ha ricevuto fin dalla sua prima
stesura l'appoggio entusiasta dei miei editori: Anto-
nio Lobato Faria e Teresa Matos. A livello personale,
il sostegno più grande mi è giunto da parte di Hélio
Loureiro, la cui opinione stimo e ascolto sempre con
attenzione. Per lo sviluppo concettuale di questo li-
bro è stato prezioso quel mezzo pomeriggio che il
cardinale D. Manuel Clemente, patriarca di Lisbona,
mi ha dedicato nello stesso luogo in cui sant'Antonio
iniziò il suo percorso verso la santità: il Convento di
San Vicente de Fora. La chiacchierata con lo scrit-
tore Marcello Simoni, esperto in romanzi densi e tre-
pidanti ambientati nel periodo in cui visse sant'An-
tonio, ha dato colore e creato l'ambiente per le mie
intuizioni. L'aver riassunto tutto il viaggio a Luciano
Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani, a Pa-
dova, mi ha tranquillizzato su quasi tutto quello che
ho scritto in queste pagine. E per quanto riguarda i
contatti a Padova, essi mi sono stati generosamente
forniti dal direttore del Museo di Sant'Antonio, Pedro
Teotónio Pereira, che ha subito creduto in questo
viaggio non appena ne ha sentito parlare!

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La trasmissione radiofonica giornaliera in diretta
della cronaca di questo viaggio all'interno del pro-
gramma Olá Manhã di Rádio Renascença è talvolta
incorsa in problemi tecnici: segnale debole, comu-
nicazione di scarsa qualità, mancata trasmissione
perché a bordo di un mezzo di trasporto che non
permetteva il collegamento. Ciò nonostante, è sta-
ta un'ottima scuola per l'organizzazione e la strut-
turazione del progetto, cosicché quando giunse il
momento di tradurlo in parole scritte, gran parte
del lavoro era già stato fatto. Un forte abbraccio al
team di Rádio Renascença, che stava dall'altra par-
te del cellulare: Dina Isabel, Óscar Daniel, Miriam
Gonçalves, João Duarte, Sofia Bernardes e Isabel
Figueiredo.
Infine, il supporto finanziario e logistico dell'a-
genzia «Pinto Lopes Viagens» mi ha concesso la
tranquillità necessaria per dedicarmi esclusivamente
all'essenziale: la scrittura di questo libro. Ancora una
volta, la collaborazione con la «Pinto Lopes Viagens»
è stata all'altezza delle mie aspettative.
E per parlare di aspettative, mi auguro che il libro
sia all'altezza delle vostre, cari lettori.
Buona lettura, buon viaggio!




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Sant'Antonio nasce a Lisbona e studia a Coimbra,
dove acquisisce uno straordinario bagaglio culturale che lo farà
diventare uno degli uomini più dotti del suo tempo.
A Coimbra viene a sapere dei cinque frati francescani, provenienti
dall'Italia, la cui missione sarebbe stata quella di andare in
Marocco ad annunciare il Vangelo. Sant'Antonio rimane
completamente folgorato da questa rivelazione: un ordine religioso
che praticamente non conosceva, creato poco tempo prima da
san Francesco d'Assisi e basato sulla povertà e sull'esempio di Cristo.
Sant'Antonio decide di riprendere la missione di quei cinque frati,
che erano stati giustiziati a Marrakesh e noti, nella storia, col nome
di Protomartiri del Marocco. Si congeda così da Coimbra e dal
Portogallo, paese in cui non tornerà più, e attraversa lo Stretto di
Gibilterra per osare una fortuna migliore di quella che conobbero i
cinque Protomartiri del Marocco.
COIMBRA CHILOMETRO ZERO

Sono seduto nella stazione ferroviaria di Coim-
bra in attesa dell'arrivo di un treno. Attorno a me ci
sono altre persone, anch'esse in attesa di questo o
di qualche altro treno. Siamo tutti uguali, tutti diver-
si. Il mio treno si dirige verso Lisbona, dopodiché
proseguo verso sud. È il primo giorno di un intenso
e lungo viaggio attraverso i paesi che circondano il
Mediterraneo: non tutto, ma solo la sua parte oc-
cidentale. Il percorso è molto lungo, e questo già
marca una differenza tra me e le altre persone che
aspettano l'arrivo del treno. Quello che ci distingue
davvero, però, non è misurabile in chilometri e nem-
meno in settimane che trascorreranno prima del
ritorno a casa. Sta tutto nell'intensità della ricerca.
I passi non sono i miei, la quantità dei chilometri
non mi appartiene, l'epicità della missione non ri-
siede nell'epoca del suo svolgimento. Tutto quello
che farò durante questo mio viaggio, dovrà essere
ricollocato in un'epoca lontana nella quale le strade
erano quasi inesistenti, il sistema monetario non era
ancora stato inventato, le lingue non si traduceva-
no con dizionari e nemmeno esistevano le cartine
geografiche. All'inizio del XIII secolo il mondo era
enorme, molto più vasto di quello che noi oggi co-
nosciamo e, tuttavia, la sua dimensione era locale.
Il suo raggio corrispondeva alla linea dell'orizzonte.
Per i portoghesi, che vivevano nella sfera di attra-
zione del Mediterraneo, la dimensione del mondo
si riassumeva in una linea di costa attorno a quel
mare o poco più. Gli uomini dell'Oceano Indiano o
del Pacifico, degli altopiani dell'Africa o dei palazzi
dell'India semplicemente ignoravano l'esistenza sia
dei portoghesi che del Mediterraneo, e la cosa era
del tutto reciproca.

13
Sant'Antonio fu uno straordinario viaggiatore.
Dopo i primi trent'anni di vita sedentaria e tranquilla,
trascorse i rimanenti dieci ' per un totale di qua-
rant'anni di vita che gli vengono attribuiti ' sempre
in movimento. Per questo non è facile recuperare,
consultando le fonti storiche e agiografiche, ogni
luogo in cui ha messo piede. Sono troppi. Ad ogni
modo, ho fatto del mio meglio per collegare i punti
sparsi di questa sua itineranza medievale.
È questo il mio progetto. Seguire i probabili passi
di sant'Antonio attraverso i luoghi da lui visitati. Non
saranno tutti, ma quelli che ho scelto rispondono a
due criteri: il primo, si fonda sull'obiettiva importanza
dei luoghi, sul loro carisma turistico, sul loro inte-
resse; il secondo, invece, prende in considerazione
i fatti storici, scientifici e umani legati alla vita del
santo portoghese. Restano fuori tutte quelle situa-
zioni legate alle attività paranormali, taumaturgiche
o sovra-umane del mio conterraneo.
Si tratta di un lungo viaggio anche così. Che inizia
oggi, qui, seduto nella stazione ferroviaria di Coimbra.
***
Sant'Antonio non è nato a Coimbra. È forse questo
il dato storico più conosciuto dai portoghesi riguardo
la vita del santo: il luogo della sua nascita. «Sant'An-
tonio di Lisbona», diciamo noi. Il resto del mondo
crede che lui sia originario di Padova, senza dare
molto peso alla questione. Non è che Padova abbia
voluto imbrogliare il resto del mondo, attribuendo-
si la paternità del Portoghese. Semplicemente, nel
Medioevo, non si dava molta importanza al luogo di
nascita dei santi; al contrario, il luogo in cui morivano
acquisiva un'importanza fondamentale. Due sono le
ragioni che lo spiegano: la prima, di natura più sim-
bolica, riguardante il passaggio dalla vita terrena al

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paradiso ' tralasciando la questione se nel Medio-
evo le porte del paradiso restassero sempre aperte
per un santo oppure no ' faceva sì che il luogo di
quel passaggio venisse quasi sempre ricordato nella
proclamazione del santo; la seconda, di natura più
collaterale ma dalle implicazioni fondamentali per la
mentalità medievale, si fonda sull'adorazione delle
reliquie. Il soprannome e il nome stesso della città
dove riposavano i resti mortali di un santo funziona-
vano come un GPS per la navigazione arcaica di un
pellegrino che si muoveva a tentoni per le strade
dell'Europa.
Sant'Antonio da Padova significava proprio que-
sto per un devoto del Nord Europa o dell'estremo
occidentale lusitano: andrò in pellegrinaggio per
venerare le reliquie del santo non a Lisbona, dov'è
nato, ma bensì a Padova, dove riposano le sue ossa.
***
Antonio non nasce a Coimbra e nemmeno nasce
Antonio. Nasce a Lisbona, con il nome di battesimo
Fernando Martins, intorno al 1192. Un'orgogliosa
vulgata risalente al Cinquecento, in seguito smen-
tita, insinuava che l'antenato di sant'Antonio fosse
Goffredo di Buglione, il comandante della prima cro-
ciata. Per quanto mi riguarda, sono felice che ciò
non sia vero: oggi non trovo ci sia alcun motivo di
orgoglio nell'avere come bisnonno il responsabile di
tante atrocità, e dei nefasti effetti, nei confronti della
popolazione civile della Terra Santa.
Antonio nasce a Lisbona, ma il mio viaggio co-
mincia a Coimbra. Perché' Per un semplice motivo,
comune a tutti i viaggi: il punto di partenza coincide
con la mia casa, e la mia casa è qui vicino, nella
città di Figueira da Foz. Voilà. Questa differenza tra
l'inizio del mio percorso e quello di Fernando Martins

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si risolverà quando, fra qualche ora, raggiungerò la
capitale e il riferimento biografico che accompagna
l'incedere del mio viaggio si potrà sistemare. Trala-
sciamo perciò l'inizio, i primi anni di vita del piccolo
Fernando, e vediamo subito ciò che è importante
considerare della sua permanenza a Coimbra.
Nel 1212 la città sulle sponde del Mondego era
la capitale del Portogallo e il maggiore centro di tra-
smissione del sapere del nuovo regno. Fernando
Martins era un canonico agostiniano, un religioso
che aveva abbracciato la tranquillità della vita con-
ventuale improntata su un insieme di regole dettate
da sant'Agostino per disciplinare la vita comunitaria
dei monaci. Nel 1212 Fernando Martins abbandona
Lisbona, città turbolenta, cosmopolita e ricca, prossi-
ma alla frontiera col più estremo tentacolo dell'islam,
per approdare in una capitale tranquilla, provinciale
e dai solidi legami culturali e religiosi con Parigi,
Roma e Bologna. La principale ragione di questo
cambiamento di città risiede in quello che noi oggi
chiameremmo il desiderio di investire sul proprio
curriculum. Fernando voleva approfondire le proprie
conoscenze e sapeva che a Coimbra avrebbe potuto
frequentare una tra le migliori biblioteche e cenacoli
di insegnamento d'Europa1. Probabilmente un'altra
ragione, e più pragmatica, risiede nel fatto che a
Lisbona le distrazioni degli amici e della famiglia non
lo avrebbero lasciato studiare in tranquillità.
Pertanto, a Coimbra sarebbe rimasto circa otto
anni, dedicandosi allo studio e alla preparazione alla
vita sacerdotale. Il monastero in cui viveva si trovava,
all'epoca, appena al di fuori delle porte della città,
in un borgo solitario. Oggi costituisce una specie di


1
Le opere a cui sant'Antonio ha avuto accesso si trovano custodite
nel corpus della Biblioteca Municipale di Porto.

16
chilometro zero del centro storico, un luogo Patrimo-
nio dell'UNESCO e viene considerato, forse, come
il più emblematico monumento di Coimbra: si tratta
della chiesa di Santa Cruz. Anche per il giovane ca-
nonico questo monastero avrebbe rappresentato il
chilometro zero della sua futura vita di viaggiatore.
Qui, in un giorno di primavera o d'estate dell'anno
1220, la polvere marocchina porta con sé i resti dei
cinque martiri francescani, che erano stati giustiziati
a Marrakesh nel gennaio dello stesso anno, mentre
cercavano di diffondere il cristianesimo nella città.
Fernando Martins rimane estremamente impres-
sionato da questo avvenimento e dal martirio dei
cinque italiani. È probabile che avesse conosciuto
personalmente i francescani quando passarono per
Coimbra in direzione di Marrakesh alcuni mesi prima.
Tale avvenimento turba a tal punto il suo animo
che, nella seconda metà di 1220, il giovane Fer-
nando decide di farsi francescano, di partire per il
Marocco per riprendere l'interrotta missione a Mar-
rakesh dei cinque confratelli italiani. Dopo quasi
trent'anni di vita sedentaria e contemplativa, l'antico
sacerdote agostiniano si lascia alle spalle la porta
del convento, compie il primo passo verso sud e con
lo stesso passo entra nella storia universale.




17
LISBONA: A OVEST QUALCOSA DI NUOVO

«Agiografia» è il nome che si dà alla biografia
di un santo. Si tratta di un libro in cui la veridicità
dei fatti, la precisione delle date e dei luoghi e la
verifica degli avvenimenti non preoccupano molto
l'autore. Al contrario, l'indicazione di un percorso
mondano che porta alla santità è un argomento
molto più presente nelle intenzioni dell'autore di
un'opera di questo genere. Purtroppo per la mia ri-
cerca, quasi tutto quello che sappiamo su sant'An-
tonio deriva da una manciata di agiografie antiche,
scientificamente approssimative e alle volte con-
traddittorie tra loro.
Secondo queste biografie l'anno di nascita di
sant'Antonio è il 1195. Studi di antropologia foren-
se condotti sulle spoglie del santo nel 1981, tutta-
via, datano la sua morte all'età di trentanove anni e
nove mesi. Sapendo con esattezza che il decesso
è avvenuto il 13 giugno 1231, l'analisi scientifica
fa sì che il 1192 diventi l'anno di nascita più pro-
babile.
Neppure sulla sua famiglia si sa molto. La tradi-
zione attribuisce al padre il nome di Martim Afon-
so, mentre la madre si dovrebbe chiamare o Ma-
ria o Teresa. Pare che abbia avuto una sorella di
nome Maria, fattasi suora e deceduta nel 1279.
Fernando viene ammesso nel Convento di San Vi-
cente de Fora ' oggi una magnifica chiesa baroc-
ca ' probabilmente intorno all'anno 1208 e, come
già sappiamo, nel 1212 si trasferisce a Coimbra.
Siamo alla fine del XII secolo: il Portogallo è un
regno indipendente da poco più di un decennio,
precisamente dal 1179, quando il papa lo ricono-
sce tale con l'emanazione della bolla Manifestis

19
Probatum2. Lisbona è una città cristiana da circa
quattro decenni.
Sono tutti avvenimenti molto recenti. Il che ci per-
mette di supporre due cose: Fernando Martins è
cresciuto in una comunità musulmana che parlava
arabo e conservava una forza vitale nell'economia
della città di Lisbona, cosicché è probabile che an-
che il Santo conoscesse i rudimenti della lingua
islamica. Inoltre, è mia supposizione che ogni vol-
ta che Fernando viaggiava e gli veniva chiesta la
provenienza, si creasse un momento di imbarazzo,
quasi una crisi d'identità. Cosa avrebbe dovuto dire'
Che era portoghese' Molto probabilmente, il suo
interlocutore non sapeva ancora dell'esistenza di un
regno chiamato Portogallo. E poi lo stesso Antonio
avvertiva il senso di appartenenza a una patria porto-
ghese' O tale sentimento doveva ancora svilupparsi
nella mente dei portoghesi'
Nell'Europa occidentale sorgeva qualcosa di nuo-
vo: un paese che raccoglieva i frammenti di varie
identità regionali e che, costretto tra la potenza
militare di Leon, da una parte, e il fervore jihadista
dell'Andalusia musulmana, dall'altra, aveva molte
probabilità di crescere come un cucciolo di panda
non più in cattività. Sant'Antonio è stato il primo
grande viaggiatore di questa nazione appena nata,
il primo portoghese ad affermarsi come tale nelle
strade del mondo, il primo di una stirpe che nei se-
coli successivi avrebbe raggiunto i luoghi più remoti
del pianeta portando con sé ' curiosa ironia della
storia ' il culto e la protezione del santo portoghese.
***


2
Il primo a riconoscere l'indipendenza della contea del Portogallo è il
regno di Castiglia-León, a Zamora nel 1143, quindi sarà papa Alessandro
III con la bolla citata, il 23 maggio 1179, che ne confermerà il reame (ndr).

20
È bello fare il turista in Portogallo. Non dover
esprimere un voto per questa classe politica che
ci governa, non dover pagare le tasse a un sacco
bucato che non fa tesoro dei nostri sforzi coscienti
e collettivi, ascoltare un televisore sintonizzato su
Casa dos segredos3 e non capire nulla di quello che
viene detto, sentire il fado come se fosse la prima
volta. È bello fare il turista in Portogallo e a Lisbona
ancor di più. Salgo sul bus elettrico numero 28 in
direzione del Museo di sant'Antonio, edificio in cui è
nato e cresciuto Fernando Martins. È uno dei luoghi
più significativi della sua vita e anche uno dei pochi
rispetto al quale la critica storica sembra non solle-
vare obiezioni sulla tradizione: il santo portoghese è
dunque nato proprio in questa casa. Mi piacciono i
luoghi simbolici e associarmi a essi. Per questo non
immagino un luogo di partenza migliore per il mio
viaggio: voglio iniziare da qui, da questo luogo tanto
evocativo, e poi, la sera, prendere l'autobus verso
Algeciras e proseguire nella direzione del Maghreb.
Rinnovato di recente, il Museo di sant'Antonio, è
uno dei musei più ricercati del paese e vanta un
incredibile traguardo: nel 2015 ha accolto mezzo
milione di visitatori. Oggi, però, non c'è nessuno.
Mi dimentico che è lunedì, giornata di chiusura dei
musei. Ecco che subito la parte simbolica della mia
partenza se ne va.
Mentre rivolgo lo sguardo sconsolato alla porta
chiusa del museo, questa si apre e da lì fa capolino
una piccola scala pieghevole sulle spalle di un'
muratore' Ma i muratori non lavorano con la camicia
bianca impeccabilmente pulita, e nemmeno hanno
l'aspetto di persone intellettuali con gli occhiali alla


3
L'autore si riferisce qui alla versione portoghese del reality show, di
origine francese, Secret Story (2010) (ndr).

21
John Lennon. L'inclassificabile uomo con la piccola
scala pieghevole mi domanda con voce affabile se
ho bisogno di qualcosa. Sì, ho bisogno, spiego.
Mi trovo dinnanzi al direttore del museo, Pedro
Teotónio Pereira, uomo che comprende l'importan-
za dei luoghi simbolici meglio di chiunque altro. Mi
conduce in una visita guidata privata all'interno del
museo, mi fornisce indicazioni preziose sul percor-
so del viaggiatore medievale e mi trova i contatti di
alcuni esperti di sant'Antonio di Lisbona, a Padova.
Nel salutarmi, mi regala una medaglietta di sant'An-
tonio, uno dei souvenirs in vendita nel negozio del
museo. «Che ti porti fortuna in questo viaggio», dice.
Io non sono superstizioso, sono di quelli che credono
che essere superstiziosi porti sfortuna.
Ma questa volta accetto volentieri il talismano.
***
Prendo l'autobus delle nove di sera in direzione
Algeciras, via Siviglia. La mia missione non preve-
de l'uso dell'aereo, cercherò, per quanto possibile,
di intraprendere le stesse strade, scalare le stesse
montagne, navigare gli stessi tratti di mare che si
crede siano stati percorsi da Antonio. Le ragioni del
viaggio e la biografia del Santo prenderanno forma
nel corso del libro. Nel caso concreto di questa pri-
ma parte, ho due indizi da cui partire per organizzare
l'itinerario: la vita di sant'Antonio e la morte dei Pro-
tomartiri in Marocco.
La mia traversata nel sud della Spagna ripercorre
la direzione che i frati francescani avevano intra-
preso nel loro viaggio dall'Italia fino a Marrakesh.
Sappiamo che partirono in sei da Assisi nel 1219,
che si diressero verso il sud della Francia e della
Spagna e che lì, uno di loro incontrò la morte. Sono
passati da Coimbra, dove sono stati ricevuti dalla
regina Urraca, sposa di Alfonso II, e da Alenquer,

22
dove donna Sancha, la sorella del re, suggerì loro un
abbigliamento più discreto per il viaggio verso il sud
della penisola. I francescani ignorarono il consiglio e
proseguirono verso Siviglia indossando l'abito tradi-
zionale: una tonaca lunga e rattoppata, una corda di
stoppa come cintura e un cappuccio allentato.
Per gli italiani si trattò, all'epoca, del primo contat-
to diretto con l'islam. Se i confratelli avessero cono-
sciuto meglio la civiltà che stavano per incontrare,
avrebbero saputo che il loro proselitismo in unifor-
me sarebbe stato immediatamente inteso come una
provocazione. Che lo sapessero o meno, era proprio
questo che loro cercavano. E così proseguirono per
Siviglia.
Non c'è, invece, alcuna indicazione del percorso
che intraprese l'ex frate agostiniano di nome Fer-
nando, in quel momento appena diventato un frate
francescano di nome Antonio, da Coimbra fino al
Marocco. Ipotizziamo che abbia compiuto gli stessi
passi dei Protomartiri: se passò da Alenquer, allora
avrebbe dovuto anche passare per Lisbona per con-
gedarsi dalla famiglia. Fernando Martins proseguiva
con l'intenzione di lasciarsi martirizzare annunciando
il Vangelo. Il suo addio avrà sicuramente gettato la
madre in un totale sconforto. E sarà stata lei la prima
madre portoghese a soffrire per la partenza di un
figlio viaggiatore, la prima di una lunga serie che nei
secoli successivi avrebbe sofferto tutto il dolore del
mondo nel separarsi dai figli che partivano per i posti
più sperduti del pianeta, portando con loro ' curiosa
ironia della storia ' il culto e la protezione del figlio di
questa prima madre dal cuore spezzato da un nuovo
paese nell'ovest dell'Europa.




23
L
'ANDALUSIA TRA LE GUERRE

Nel 1220 era in vigore una tregua tra il califfato
degli Almohadi e i regni cristiani della penisola. Dopo
la tremenda sconfitta che le truppe moresche ave-
vano subito contro la coalizione cristiana, in occasio-
ne della battaglia di Las Navas de Tolosa nel 1212,
le tensioni andavano placandosi. Pertanto, Antonio
attraversava una regione pacificata, impressa nella
memoria dell'umanità come uno dei momenti meglio
riusciti di una società dall'ottima qualità di vita e di
buon senso, un'arcadia dal clima mite, dal territorio
fertile e piena di bellezza urbana: la breve esperienza
islamica dell'Andalusia.
Sicuramente non viaggiava da solo. Seguendo la
Regola dettata da san Francesco, i missionari fran-
cescani avrebbero dovuto spostarsi in coppia. Tutta-
via, il nome del compagno di viaggio di Antonio non
venne registrato. Forse si trattò di un certo Filippo
da Barcellona, che sarebbe poi morto a Siena; o
forse un certo frate Leone da Lisbona, che sarebbe
invece morto martire in Marocco.
Sebbene non si faccia alcun riferimento ai mezzi
di trasporto o all'itinerario scelto dai due francescani,
sappiamo che un anno prima, i cinque Protomartiri
avevano proseguito per Siviglia, dove peraltro inizia-
no le prime predicazioni. Le fonti narrano che, du-
rante una delle preghiere quotidiane dei musulmani,
i francescani, giunti vicino alla moschea principale,
insultarono il Profeta e proclamarono il Vangelo
come unico libro sacro. Furono subito arrestati e
portati alla presenza dell'emiro di Siviglia, al quale
consigliarono di farsi battezzare. Scrive Milton Pedro
Dias Pacheco:

25
Dinnanzi all'oltraggio, l'emiro decide di condannarli a morte. Nel
frattempo, il principe ereditario convince suo padre a rinviare i
missionari a processo, come prevedeva la legge coranica, in mo-
do da evitare conflitti con la comunità cristiana. La pena sareb-
be poi coincisa con gli interessi del gruppo evangelizzatore: la
deportazione in Marocco4.
Il mio sguardo viziato come lettore viaggiatore,
attento a qualsiasi traccia che possa fornirmi indi-
cazioni utili per il mio viaggio, sottolinea questo para-
grafo. Siviglia, quindi; e, da qui, un calcio nel didietro
in direzione Marocco.
***
Alle quattro del mattino Siviglia è deserta. L'au-
tobus si dilegua furtivamente verso il terminal di
Prato San Sebastian, come se l'unica preoccupa-
zione dell'autista fosse quella di non interrompere il
sonno di una città che non dorme quasi mai e che,
soprattutto, va a letto sempre tardi. Scopro che il
capolinea è qui e non ad Algeciras, come indicava il
mio biglietto. «Dovrai aspettare la coincidenza delle
otto», mi dice l'autista, già di spalle, mentre abbando-
na velocemente il terminal, impaziente, anche lui, di
andare a dormire. Resto da solo nella stazione poco
illuminata, pensando che alcuni anni fa Siviglia era
considerata una delle città più pericolose d'Europa.
Ma penso anche che con l'Expo5 la fama è cambiata,
e che nel giro di pochi anni è diventata una delle
città più ricercate d'Europa. Queste cose cambiano,
sono flussi e riflussi del tempo e delle mode. Spero
solo che non sia ancora nella fase del riflusso.
Il secondo autobus della mia traversata parte pun-
tuale e impeccabile. Chi lo avrebbe mai detto, qual-

4
M.P.D. Pacheco, Os proto-mártires de Marrocos da Ordem de São
Francisco. Muy suave odor de sancto martyrio in «Martírios & Massacres»
VIII (15-16/2009), 85-108 (ndr).
5
L'autore ricorda qui l'Expo del 1992 (ndr).

26
che anno fa, che un mezzo di trasporto puntuale e
impeccabile avrebbe circolato a Siviglia' Ripenso a
come la fama delle città e delle loro dinamiche vada
e venga con il tempo. Oggi Lisbona è sulla bocca di
tutti, però chissà quanto durerà il boom, il glamour, il
trend' A giudicare dalla media dei Boom di Siviglia,
Praga, Dublino, ecc' durerà ancora un paio d'anni.
Dopodiché, compariranno nuove reputazioni, nuove
tendenze, altre città in questa Europa avida di novità
e di edonismo.
Usciamo dall'autostrada e ci fermiamo per rac-
cogliere nuovi passeggeri ad Alcalà de los Gazu-
les, uno dei pueblos blancos dell'Andalusia, felice
insieme di borgate e piccole città quasi interamente
colorate di bianco, fra le colline di ulivi e le querce
di sughero. Guardo una cartina che indica «ruta de
los Almorávides y Almohades». Sorrido per la coin-
cidenza. Ci troviamo nella strada che collega i centri
urbani del califfato, certamente la stessa che i Pro-
tomartiri hanno percorso dirigendosi a Marrakesh.
È da queste parti.
***
Non dobbiamo sottovalutare l'importanza che i
cinque francescani martiri rivestono in questo viag-
gio. Secondo le cronache agiografiche di sant'An-
tonio, è stato proprio per seguire l'esempio di que-
sti francescani che il giovane sacerdote Fernando
Martins decise, all'improvviso, di abbandonare la vita
tranquilla e contemplativa dei canonici agostiniani,
e di votarsi a una vita di miseria, privazioni e ascesi
mistica come richiedeva l'ordine francescano ai suoi
albori.
La lettura di questo episodio merita qualche ri-
flessione. Lo storico italiano Antonio Rigon, uno dei
più autorevoli tra i ricercatori della vita del santo

27
portoghese, pensa che l'abbandono del Monastero
di Santa Cruz di Coimbra sia stato visto all'epoca
come una critica velata nei confronti dei difetti, dei
complotti e dei giochi di potere del clero di Coimbra.
Scrive Rigon:
[Sant'Antonio] abbandonava una comunità canonica in crisi, mo-
ralmente compromessa, fortemente legata alla casata regnante
e al sovrano Alfonso II, che era in lotta con le autorità ecclesia-
stiche locali e con il papato6.
Fu questa l'eccezione che confermò la regola: sì,
l'abito fece il monaco. Nel sostituire la tonaca agosti-
niana con il saio francescano, Antonio si allontanava
da un ambiente che l'aveva deluso profondamente
durante gli anni trascorsi a Santa Cruz. Il deserto di
Santo António dos Olivais offriva la distanza morale
necessaria allo spirito inquieto del giovane Fernan-
do Martins. L'adozione del nome Antonio significava
distaccarsi definitivamente da quegli anni e dalla vita
precedente. Perché Antonio' Certamente per ono-
rare la scelta di sant'Antonio abate, il monaco egi-
ziano che tra la fine del III secolo e l'inizio del IV d.C.
si ritirò in un eremo nel deserto, trasformando la vita
solitaria e meditativa dell'anacoreta in una delle vie
del cristianesimo verso la santità. Le tentazioni che
il diavolo gli sottopose sarebbero poi diventate un
tema ricorrente nei dipinti del Rinascimento, come
ben sa chi conosce le opere di Bosch custodite nel
Museo del Prado a Madrid e nel Museo dell'Arte
Antica a Lisbona.
Un altro fattore pertinente va collocato in questo
quadro di influenza che i cinque francescani eserci-
tarono su Antonio. Il lisbonese era davvero assetato

6
A. Rigon, La morte dei protomartiri francescani e la vocazione di
sant'Antonio, in L. Bertazzo - G. Cassio (edd.), Dai protomartiri france-
scani a sant'Antonio di Padova. Atti della Giornata internazionale di studi
(Terni, 11 giugno 2010), Centro Studi Antoniani, Padova 2011, 49-65.

28
di martirio' Nutriva realmente la volontà suicida di
concludere il proprio viaggio in Marocco' Desidera-
va legarsi a tal punto al destino fatale degli italiani'
Ritorneremo su questo argomento quando sa-
remo arrivati a Marrakesh. Fino ad allora, abbiamo
questo dato: i cinque frati italiani sono stati esiliati
in Marocco dalla Siviglia. Sant'Antonio ha seguito
le loro orme. Arrivo ad Algeciras con una piccola
certezza: tutti loro hanno attraversato lo Stretto di
Gibilterra e sono approdati a Ceuta.




29
INDICE


Nota introduttiva . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
Coimbra chilometro zero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
Lisbona: a ovest qualcosa di nuovo . . . . . . . . . . 19
L'Andalusia tra le guerre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
Ceuta senza rete . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
Sud, grande sud . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
Martirio a Marrakesh . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
Algeria, sans souci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
L'Ippona che resiste . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
Tunisi per credenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
Stupore siciliano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Un portoghese verso il nord Italia . . . . . . . . . . . 91
Le rivoluzioni di Assisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99
La Verna: sui passi di san Francesco . . . . . . . . 107
Mistero a Montepaolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
Bologna vista dall'alto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
Attraverso le alpi nel Moncenisio . . . . . . . . . . . . 129
Le Puy nei secoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139
Brive: una passeggiata nei boschi . . . . . . . . . . . 147
Albi per gli amanti di Albi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 153
Spoleto: un anno dopo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 159
Padova: la meta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 165
Cronologia essenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 173
Nota bibliografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175

179
D. Scaiola, Salmi in cammino, 2015, pp. 224.
R. Orzes, Crescere camminando, 2015, pp. 68.
É. Cortès, In cammino verso Roma, 2016, pp. 214.
E. Masina, 800 Km per ritrovarmi, 2017, pp. 96.
L. Dal Lago, La roccia che ci salva, 2017, pp. 140.
F. Scarsato, Franciscus peregrinus, 2018, pp. 244.
A. Trevellin, La via della montagna, 2018, pp. 196.
G. Scanferla, Sul cammino di sant'Antonio, 2018,
pp. 184.
O. Da Pordenone, Racconto delle cose meravigliose
d'Oriente, 2018, pp. 112.
M. Bergamelli, Racconti di un pellegrino rosso, 2019,
pp. 136.
G. Osto, Camminare, 2020 pp. 120.
G. Cadilhe, Sui passi di sant'Antonio, 2020, pp. 180




Finito di stampare nel mese di marzo 2020
Mediagraf S.p.A. - Noventa Padovana, Padova

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