Citazione spirituale

Narrare la vocazione ai giovani

di

Molon Giovanni

 


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EAN 9788825050387

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Tipo Libro Titolo Narrare la vocazione ai giovani Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825050387 Pagine 502 Data dicembre 2019 Collana Sophia. Episteme. Dissertazioni
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GIOVANNI MOLON




NARRARE
LA VOCAZIONE
AI GIOVANI

Lo stile di Giovanni Paolo II


Prefazione di
Michele Gianola




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ISBN 978-88-250-5038-7

Copyright © 2020 by P. P. F.M.C.
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PREFAZIONE




Questa sera vi consegnerò il Vangelo. È il dono che il Papa vi lascia in que-
sta veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù.
Se l'ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a compren-
derla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori,
allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno
la vita per Lui! (Giovanni Paolo II, Veglia a Tor Vergata, 19 agosto 2000).


Per chi le ha ascoltate a viva voce, rileggere queste parole è come tor-
nare a una fonte, sentire nuovamente la verità e la forza che manifesta-
vano con entusiasmo alla nostra giovinezza l'annuncio di cui avevamo
bisogno: «In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità [...] è
lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere [...] è lui che suscita in voi
il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande».
I giovani che affollavano Tor Vergata sono cresciuti, in molti hanno
intuito la loro vocazione, al matrimonio, alla vita consacrata, al ministe-
ro ordinato e la stanno percorrendo, con un entusiasmo sempre rinno-
vato o forse nella fatica della perseveranza. Il desiderio di fare qualcosa
di grande ha assunto proporzioni più concrete, certamente la bellezza
di dare la vita ha mostrato il suo travaglio, la felicità sognata si è resa
più realistica ma forse è rimasta ' anche attraverso le inevitabili disil-
lusioni ' come solide fondamenta a sostegno di tutta la casa, sempre in
costruzione.
L'annuncio della vocazione ai giovani parte dalla propria, di vo-
cazione; dalla costante riscoperta della fedeltà misericordiosa di Dio
che con pazienza continua a voler compiere l'opera iniziata, quella che
insieme a lui abbiamo intuito, voluto profondamente e forse anche a
volte rifiutato.
Nel corso della XV Assemblea Sinodale i giovani hanno espresso
con forza il loro bisogno di adulti che annuncino loro la bellezza della
vita e della vocazione, nella loro bellezza concreta: «Una qualità di pri-
maria importanza negli accompagnatori è il riconoscimento della pro-
pria umanità, ovvero che sono esseri umani e che quindi sbagliano: non
persone perfette, ma peccatori perdonati» (Francesco, Christus vivit,
246). È questo, mi sembra, il miglior modo per accostarsi, non solo alla
lettura della ricerca di don Giovanni Molon: la certezza che, se l'annun-
cio della vocazione ha raggiunto noi, può raggiungere anche altri; che il

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cuore dei giovani di oggi è simile a quello di chi formava quella marea
in quel caldo mese d'agosto, lo stesso di chi ' rassettando le reti dopo la
pesca (Mc 1,18) ' ha intuito nella sequela di Gesù la parte migliore della
vita (cf. Francesco, Christus vivit, 143).


Vocazione

La parola «vocazione» non è scaduta. L'abbiamo ripresa nell'ultimo Si-
nodo, durante tutte le sue fasi. Ma la sua destinazione rimane il popolo di
Dio, la predicazione e la catechesi, e soprattutto l'incontro personale, che
è il primo momento dell'annuncio del Vangelo (cf. Evangelii gaudium,
127-129). Conosco alcune comunità che hanno scelto di non pronunciare
più la parola «vocazione» nelle loro proposte giovanili, perché ritengono
che i giovani ne abbiano paura e non partecipino alle loro attività. Questa
è una strategia fallimentare. Togliere dal vocabolario della fede la parola
«vocazione» significa mutilarne il lessico correndo il rischio, presto o tar-
di, di non capirsi più (Francesco, Incontro con i partecipanti al congresso
dei centri nazionali per le vocazioni delle Chiese d'Europa, Roma, 6 giu-
gno 2019).

Contrariamente a quanto siamo soliti pensare, l'annuncio della voca-
zione non riguarda soltanto un piccolo gruppo sempre più ristretto di
«quelli che ci sono» ma è fatto per raggiungere l'intero popolo di Dio.
L'annuncio non è neppure riservato a una sola fascia della popolazione
perché la vocazione ha a che fare con i giovani in quanto a orientamento
di vita e con gli adulti in quanto a fecondità: come la semina e il raccolto.
In altre parole, tocca riappropriarsi del linguaggio della vocazione come
parola feconda per la vita di ciascuno.
È indubbio, infatti, che il termine «vocazione» abbia patito le inevi-
tabili incrostazioni del tempo e che sia giunto il tempo del suo restauro
per riportarne alla luce l'originario splendore. Il lavoro corposo è ini-
ziato già dagli anni '90 del secolo scorso, sfociato nel documento finale
del Congresso sulle Vocazioni in Europa, In Verbo Tuo e ritrovando
particolare slancio nell'anno passato, grazie al processo avviato con il
Sinodo dei vescovi: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale; la
presente tesi di ricerca dottorale si inserisce nel medesimo movimento,
esattamente prima dell'indizione e della celebrazione dell'assise sino-
dale. Non lo si ritenga un limite ma un ulteriore stimolo alla ricerca:
intuire le linee che si snodano all'interno del più vasto processo avviato
dal concilio Vaticano II permettono di spingere in avanti (Gen 13,14) lo
sguardo per intuire prospettive feconde di futuro.
Una di queste è senza dubbio quella di mantenere accesa una ten-
sione tra i termini, considerando «vocazione» e «vocazioni» in maniera

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complementare, vincendo, così, il cortocircuito mentale che si compie
tra la vocazione e le sue forme. Tale confusione, infatti, non solo ha
creato quella disaffezione al termine che facilmente rileviamo ma anche
rischia di soffocare lo stesso annuncio vocazionale, rendendolo esclu-
sivo e poco interessante. Ugualmente, perdere lo sguardo sulle forme
acconsente alla sempre maggior diffusione di un uso «secolarizzato»
che induce a identificare la vocazione con qualsiasi ambito di vita dis-
solvendone la portata e inducendo a rinunciare a una proposta vocazio-
nale specifica. Anche in questa direzione, l'ermeneutica della vita e del
magistero di Giovanni Paolo II mostra prospettive attraenti.


Missione

È indubbio che il suo stile sia stato uno strumento efficace per aprire
il cuore dei giovani a una prospettiva di accoglienza della volontà di
Dio sulla loro vita. E mi sembra interessante notare che la dimensione
fondamentalmente vocazionale della «relazione» emerga come uno dei
punti più luminosi di questa ricerca: «È come se l'itinerario pedagogico
iniziato con la Dilecti amici giungesse a concludere una prima grande
fase che potremmo definire più 'centripeta', per arrivare a lanciare i
giovani in una nuova dinamica più 'centrifuga'. Cioè, dopo gli anni di
insistenza sulla conoscenza di Cristo e della Chiesa [...] il suo magistero
inizia a insistere con maggior forza sulle prospettive che chiedono di
'prendere il largo'» (cf. capitolo quinto).
Anche oggi, questa prospettiva mi sembra particolarmente impor-
tante per la pastorale vocazionale perché mostra la fecondità di tenere
insieme «dentro» e «fuori». Il movimento «centripeto», infatti, riporta
l'attenzione alla coscienza spirituale, quel nucleo segreto nel quale l'uo-
mo si trova solo con Dio e la cui voce risuona nell'intimità (cf. Gaudium
et spes 16). Per ascoltarla è necessario fermarsi (Sal 46,11), rimanere. Per
il nostro tempo sempre più velocizzato (cf. Benedetto XVI, Discorso a
Serra San Bruno, 9 ottobre 2011) sostare significa «affondare». È neces-
sario accompagnare le persone a riconoscere che «a fondo» non si trova
il nulla, il vuoto, la solitudine ma la voce dello Spirito che attesta che noi
siamo figli di Dio (Rm 8,16). Allo stesso tempo, è essenziale iniziare al
«guardare fuori» per riconoscere che la voce di Dio, la sua Parola viene
dalla realtà (Col 2,17), dalla storia, dai fatti, dai volti dei fratelli e delle
sorelle che gridano e invocano prossimità. È l'invito a quella conversio-
ne in chiave missionaria (cf. Francesco, Evangelii gaudium, 25) che
permette di intuire e riconoscere nella Parola e nella Storia il «meglio di
sé» (cf. Francesco, Christus vivit, 257) che avviene nella sinergia della
propria vita con la Vita di Dio.

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In questo rinnovamento pastorale

c'è una forma di predicazione che compete a tutti [...]. Si tratta di portare il
Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quan-
to agli sconosciuti [...]. In questa predicazione, sempre rispettosa e gentile,
il primo momento consiste in un dialogo personale, in cui l'altra persona
si esprime e condivide le sue gioie, le sue esperienze, le preoccupazioni per
i suoi cari e tante cose che riempiono il suo cuore. Solo dopo tale conver-
sazione è possibile presentare la Parola [...] sempre ricordando l'annuncio
fondamentale: l'amore personale di Dio che si è fatto uomo, ha dato se
stesso per noi e, vivente, offre la sua salvezza e la sua amicizia (Francesco,
Evangelii gaudium, 127-128).

I giovani che lo hanno conosciuto, di san Giovanni Paolo II ricorda-
no l'affetto, la stima e il desiderio di condurli a Cristo. Sia, la lettura di
questo libro, un'occasione per far crescere anche in noi la stessa passio-
ne, per Dio e per i fratelli.

don Michele Gianola




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INTRODUZIONE GENERALE




1. Giustificazione e rilevanza della ricerca

Osservando i comportamenti religiosi delle giovani generazioni
odierne, verrebbe rapidamente da concludere che la fede di un tempo ha
lasciato il posto all'incredulità o quanto meno a un'indifferenza diffusa
e tranquilla, senza polemica e senza conflitto. Eppure, dall'esperienza
di chi lavora a stretto contatto con i giovani, e anche da alcune indagini
sociologiche1, emerge che se ci si mette in ascolto di questa generazione
ne viene fuori un altro possibile spaccato: una sensibilità religiosa che
non si è spenta, ma che si esprime attraverso forme così diverse dal pas-
sato da risultare spesso irriconoscibili a chi è cresciuto in un contesto di
forte tradizione cattolica. La fotografia che ne esce non è quella di per-
sone che hanno smesso di relazionarsi con Dio, ma che hanno mutato
il loro rapporto con le tradizioni culturali e religiose. Alcuni parlano di
giovani che stanno «fuori dal recinto» della Chiesa, ma che non sono in-
sensibili: infatti dichiarano di non essere del tutto disinteressati alla fede
quanto piuttosto «di non avere certezze» a riguardo; è come se vivesse-
ro «una terra di mezzo» del credere. Al contempo, emerge una grande
sete di ricerca di sé, della propria identità; il bisogno di trovare parole
di salvezza autentiche, incarnate; la voglia di una vita che abbia il sapore
della pienezza. Qualcuno manifesta anche il richiamo a una fede auten-
tica e profonda. Solitamente, però, tutto ciò appare poco coscientizzato.
Queste espressioni lasciano intuire che molti dei bisogni interiori dei
giovani di oggi sono gli stessi di sempre, e che tra di essi non mancano
anche le istanze dal sapore più vocazionale, seppure vengano indagate
in forme diverse da quelle della fede, e in luoghi estranei alla Chiesa.
Oggi la dimensione vocazionale sembra quasi improponibile, perché
trova nella cultura attuale molteplici e impegnative resistenze, se non
addirittura radicali opposizioni. Per una grossa fetta della gioventù si
tratta di una dimensione del tutto assente: si guarda alla vita alla luce
di altre categorie (autorealizzazione, sistemazione, successo, ecc.). Per
altri giovani, più vicini all'ambiente ecclesiale, la vocazione innesca co-

1
'Si veda per esempio: A. Castegnaro e Altri, Fuori dal recinto. Giovani, fede, Chiesa:
uno sguardo diverso, Milano 2013; R. Bichi - P. Bignardi (a cura), Dio a modo mio. Gio-
vani e fede in Italia, Milano 2015.

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munque reazioni di difesa o di allontanamento: è sentita come qualcosa
che non li riguarda, troppo impegnativa, un restringimento di prospet-
tive, un'invasione della propria libertà, ecc. Sembra ormai che oggi non
si possa parlare di vocazione se non in termini di «crisi», o almeno in
maniera molto rassegnata. Ma è davvero così' È possibile solo questo'
Se può essere vero che oggi, più che in altre epoche, il rapporto tra le
vecchie e le nuove generazioni è diventato problematico in merito alla
trasmissione della fede e della cultura vocazionale, c'è da dire che in nes-
suna epoca storica è stato facile e scontato: ogni tempo ha conosciuto
le sue fatiche comunicative. D'altro canto, ogni stagione ha conosciuto
anche i suoi abili «traghettatori»2: veri testimoni ed efficaci trasmettitori
della fede e dei grandi valori. Tra questi si può sicuramente annoverare
san Giovanni Paolo II, un papa che ha fortemente legato il suo nome a
quello dei giovani. L'intuizione delle Giornate Mondiali della Gioven-
tù, infatti, ha segnato in maniera indelebile il suo pontificato, e ha dona-
to alla Chiesa un'opportunità coinvolgente di comunicare con i giovani.
Anche con il passare degli anni e in condizioni fisiche di debolezza, è
rimasta indiscussa la sua capacità di farsi ospitare dai loro cuori e di tra-
smettere il desiderio di una spiritualità profonda e di un orizzonte alto
di vita cristiana. Si può dire non solo che avesse ben presenti le mete da
proporre, ma che sapesse anche come renderle credibili e afferrabili. Pa-
role come santità e vocazione erano spesso presenti nel suo vocabolario
e arrivavano a toccare il cuore di chi lo ascoltava.
Ridestando i nostri ricordi personali, non possiamo non riconoscere
che la figura di papa Wojty'a ha inciso molto sulla nostra generazione.
Alcuni compagni di seminario e altri amici oggi sposi hanno maturato la
loro scelta vocazionale stimolati da alcune sue parole o nel contesto di
una Giornata Mondiale della Gioventù. E nel nostro cuore rimangono
scolpite alcune frasi pronunciate alla Veglia di Tor Vergata nell'estate
del 2000 come un impulso decisivo a cercare un rapporto più intenso e
personale con il Signore.
In questi anni abbiamo avuto modo di lavorare in ambito vocazio-
nale, a contatto con diversi giovani, e abbiamo notato che la figura di
Giovanni Paolo II è pressoché sconosciuta o vagamente ricordata. Al
contempo, però, fatta conoscere meglio, è risultata per molti una sco-
perta preziosa per il cammino di fede e di ricerca personale.


'Con questo termine Christoph Theobald indica persone significative nella ricerca vo-
2

cazionale personale. «Questi 'traghettatori' possono essere i genitori, o delle persone più
anziane, o qualsiasi altra persona con cui identificarsi, perché l'ammirazione per un terzo
farà nascere in sé il desiderio di diventare 'come lui' [...] alla ricerca del proprio cammino»
(C. Theobald, Vocazione'!, Nuovi saggi teologici, Bologna 2011, 42 [or. fr., Vous avez dit
vocation', Théologie, Montrouge 2010]).

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Tutte queste considerazioni hanno suscitato in noi il desiderio di
approfondire seriamente la sua figura, proprio a partire dalla categoria
della vocazione. Ciò su cui ci interessa porre maggiormente l'attenzio-
ne, però, non sono tanto i contenuti (ciò che ha detto della vocazione),
anche se saranno ovviamente e inevitabilmente oggetto di ricerca, ma
il modo in cui li ha trasmessi, al fine di ricavarne uno stile, un linguag-
gio e un percorso efficaci per comunicare la vocazione oggi. Cioè, non
solo per parlare della vocazione, ma per parlarne riuscendo ad aiutare
i giovani a entrare affascinati in questa prospettiva di lettura della pro-
pria vita, e così aprirsi fiduciosamente alla ricerca e all'accoglienza della
volontà di Dio.
Perché l'interesse proprio per questo approccio' Leggendo le note
autobiografiche di Giovanni Paolo II si trova un passaggio in cui egli
evidenzia ciò che è stato determinante per la sua «scelta radicale della
vocazione al sacerdozio»: la figura del santo Frate Alberto (Adam Ch-
mielowski). Sappiamo bene che figure terze giocano spesso un ruolo
importante nella scoperta della vocazione, ma non è sempre così evi-
dente il modo in cui questo avviene. Viene cioè da chiedersi: che cos'è
che, in definitiva, «fa scattare la molla»' I ricordi del papa lasciano tra-
sparire bene quello che potremmo chiamare il «sentirsi ospitato»; cioè
quello stato interiore per cui uno entra in contatto profondo con un'al-
tra figura, e si sente in qualche modo capito, accolto, interpretato; riesce
a riconoscersi, rileggersi, ritrovarsi, e in parte anche a immedesimarsi in
essa. Da ciò nasce quella fiducia che spinge a lasciarsi guidare verso una
nuova prospettiva, e il coraggio di immaginarsi in un'esistenza diversa
da quella in cui ci si trova. Quanto vissuto in prima persona da Karol
Wojty'a nei confronti di Frate Alberto pare essere ritrovato poi in quel-
lo che egli ha offerto ai giovani da papa: un'«ospitalità del cuore», ca-
pace di traghettarli verso i lidi più belli della vocazione. E ciò ci sembra
chiaramente legato a una questione di stile più che di parole.
Tale punto di osservazione diviene dunque la prima nota di rilevanza
della nostra ricerca: esaminare la categoria della vocazione nel vissuto
e nell'insegnamento di san Giovanni Paolo II, attraverso l'analisi del
suo stile. Ritrovando in questo un significato e un contenuto teologico.
Cioè, mostrando che l'efficacia non è questione di semplice abilità co-
municativa, ma che è proprio un certo tipo di stile di vita e di relazione,
più delle parole, a comunicare e ad aprire a una prospettiva di accoglien-
za della volontà di Dio sulla propria vita.
Un secondo motivo di rilevanza si trova, di conseguenza, nell'o-
riginale fisionomia di santità del papa polacco che ne emerge. Bruno
Secondin annota l'analisi del sociologo Franco Garelli di «una specie
di sfasatura (egli la chiama: dissonanza cognitiva) tra i modelli di spi-
ritualità proposti dalla Chiesa e l'attesa di nuovi linguaggi più coerenti

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con una fede che si fa vita e parla dentro la vita, e che interpelli chi vuol
essere cittadino di questo mondo e allo stesso tempo si lasci guidare
dall'esperienza del vangelo»3. Egli parla di un bisogno di inculturare la
santità secondo i vari contesti, e sottolinea l'importanza di non trascu-
rare quelle disposizioni d'animo e quelle condizioni umane che aprono
a una prospettiva religiosa. Le chiavi di lettura che abbiamo adottato per
rileggere Giovanni Paolo II cercano di andare incontro a questo deside-
rio, e restituiscono una figura «aperta a tutti, che avvicina gli uomini a
Dio» e che «ha saputo mostrarci il volto di Dio, il volto umano di Dio»,
manifestando così «il segreto della sua santità»4.
Il terzo motivo per cui riteniamo rilevante la nostra ricerca è da ri-
scontrarsi nel modo in cui ne esce delineata la categoria di vocazione.
Abbiamo già accennato a come spesso si denota una fatica diffusa non
solo ad accogliere tale modalità di intendere la vita, ma anche, da parte
degli operatori pastorali e del Magistero, di veicolarne il messaggio: è
la difficoltà di trovare un vocabolario che reinterpreti, senza tradire, il
linguaggio tradizionale. Questa dissertazione vuole proporsi come un
umile contributo alle esigenze della Nuova Evangelizzazione, offrendo
una teologia della vocazione che si delinea a partire dalla categoria rela-
zionale dell'ospitalità.
Infine la ricerca mira a offrire un percorso concreto di pastorale vo-
cazionale che possa aiutare gli animatori e quanti sono coinvolti nell'ac-
compagnamento dei giovani, a porsi accanto a loro con alcune atten-
zioni di stile ben precise, e con una griglia dei contenuti che, seppur
inconsueta, si rivela adeguata a un cammino di ricerca serio e profondo.


2. Obiettivi e originalità

L'obiettivo principale della dissertazione è mostrare che lo stile re-
lazionale di Giovanni Paolo II era ciò che, più dei contenuti stessi, riu-
sciva a trasmettere ai giovani il significato della vocazione e, nello stes-
so tempo, riusciva ad aprire in loro un'accoglienza cordiale a questa
prospettiva di vita in dialogo con Dio e a una ricerca seria, autentica e
profonda della personale chiamata. In questo tipo di approccio indivi-
duiamo anche la prima nota di originalità del nostro lavoro: parlare dei



'B. Secondin, Inquieti desideri di spiritualità. Esperienze, linguaggi, stile, Bologna
3

2012, 191.
4
'Queste affermazioni riferite a Giovanni Paolo II sono di Stanislao Dziwisz, segretario
di Wojti'a dal 1966 fino alla morte del pontefice; in S. Dziwisz, Ho vissuto con un santo,
Milano 2014, 21; 138.

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contenuti della vocazione attraverso categorie non consuete, ma prese
dall'osservazione dello stile del comunicare e del relazionarsi.
Ci sembra utile precisare qui che quando parliamo di vocazione è
presente in noi l'insegnamento del concilio Vaticano II che ci spinge a
considerarla anzitutto in riferimento alla universale e comune chiamata
alla santità; e a guardare poi alla vocazione specifica di ciascuno come
la via propria e personale attraverso cui Dio può portare ognuno a rag-
giungere la meta della pienezza di vita in Cristo. Nella nostra disserta-
zione tali accezioni rimangono ben presenti e interconnesse.
Viene così avvicinato anche un secondo obiettivo: quello di offrire
una fisionomia della santità di Giovanni Paolo II attraverso un paradig-
ma nuovo, diverso dal modo più solito di descrivere le figure dei santi.
Le classiche virtù eroiche lasciano il posto a una griglia di atteggiamenti
relazionali che appaiono più vicini al linguaggio e all'esperienza dell'uo-
mo e della donna di oggi. Ne esce così un quadro della santità accessibi-
le e affascinante, capace di suggerire linee comprensibili e praticabili da
qualunque esperienza di fede.
L'originalità sta nell'aver adottato parole come stima, fiducia, ascol-
to, empatia, autenticità, coraggio, interezza, gioia e gratitudine per pre-
sentare la santità di Giovanni Paolo II. Siamo consapevoli che si tratta
di uno spettro limitato e che ne esce una fotografia parziale e incompleta
della sua santità; ma ci pare così di poter offrire un contributo originale
allo studio della sua figura, e contestualmente di contribuire alla ricerca
odierna di nuovi paradigmi per ridire la santità nel nostro tempo.
Il terzo obiettivo è quello di offrire un contributo alla teologia della
vocazione proponendo una sistematizzazione di questa categoria se-
condo lo svolgimento dell'originale paradigma individuato.
Il quarto approdo mette in evidenza che lo stile incarnato da Giovan-
ni Paolo II può risultare efficace per annunciare il vangelo della voca-
zione anche in questi nostri tempi, perché incrocia quei punti sensibili
di apertura e di disponibilità alla fede che le ricerche condotte in questi
ultimi anni hanno riscontrato presenti nei giovani d'oggi.
Così, tale dissertazione si propone di offrire anche un insieme di
indicazioni e un percorso rivolto agli animatori vocazionali e agli altri
operatori pastorali che desiderano camminare accanto ai giovani, sui
sentieri della scoperta dell'appello che Dio rivolge loro. Siamo consa-
pevoli che percorsi e proposte di pastorale vocazionale non mancano
nel panorama attuale, anche se non sono poi tantissime quelle di una
certa organicità. L'originalità della nostra proposta sta, però, nel na-
scere e nel costruirsi attorno all'esperienza e all'insegnamento di un
maestro che indiscutibilmente ha saputo farsi ospitare dal cuore dei
giovani; e anche nel paradigma relazionale che ispira e struttura il per-
corso.

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3. Metodologia

Per raggiungere gli obiettivi descritti ci siamo mossi seguendo due
principali ipotesi di lavoro. La prima ci ha chiesto di verificare che lo
stile di Giovanni Paolo II fosse davvero in grado di esprimere e di vei-
colare i contenuti della vocazione.
Per provarla, abbiamo organizzato la ricerca secondo tre grandi
passaggi. Anzitutto abbiamo effettuato una analisi teologica della ca-
tegoria di vocazione ripercorrendo in maniera diacronica l'Antico e il
Nuovo Testamento, i tornanti più importanti della storia della Chiesa,
il concilio Vaticano II e gli anni successivi, prendendo in esame so-
prattutto tre contributi a nostro giudizio interessanti: quello offerto
da H. U. Von Balthasar in un paio di opere scritte tra gli anni '60 e '70;
il Documento della Pontificia Opera per le Vocazioni Ecclesiastiche
Nuove Vocazioni per una nuova Europa (1997); e quello più recente di
Christoph Theobald, pubblicato nel 2010. Ci siamo avvalsi di un me-
todo diacronico-compilativo, seguendo lo sviluppo storico del con-
cetto, ma non attingendo direttamente alle fonti, bensì avvalendoci di
studi già esistenti (questo studio costituisce la Prima Parte della nostra
dissertazione). Il secondo passaggio è consistito nell'analisi teologico-
spirituale dello stile di san Giovanni Paolo II, ricavato dalla sua vita
e dai discorsi che ha rivolto ai giovani. Il materiale è stato dapprima
affrontato in modalità diacronica; poi filtrato e riorganizzato secondo
le chiavi di lettura più sotto delineate, per pervenire infine a un'analisi
ermeneutica capace di mettere in evidenza il profondo legame tra tale
stile e una comprensione penetrante della vocazione (Seconda Parte
della dissertazione).
Le chiavi di lettura impiegate sono, a nostro giudizio, sufficiente-
mente significative per dare corpo alla categoria dell'ospitalità che ab-
biamo adottato come punto di vista. Che cosa, infatti, rende ospitali nel
cuore e nell'attenzione degli altri' Qual è il segreto del feeling che Gio-
vanni Paolo II ha instaurato con i giovani' A noi sembra che le parole
stima, fiducia, ascolto, empatia, autenticità, coraggio, interezza, gioia,
gratitudine siano una buona griglia per descrivere lo stile con cui egli si
relazionava con loro. Sono parole che descrivono degli atteggiamenti, e
perciò necessariamente sintetiche. A ciascuna di esse, però, sono sottesi
alcuni valori e insegnamenti ricorrenti nel suo magistero (per es.: liber-
tà, verità, responsabilità, speranza...): li abbiamo tenuti presenti, come
termini che ne precisano e arricchiscono il significato.
La seconda ipotesi di lavoro ci ha spinto a verificare se tale stile po-
tesse essere considerato efficace anche oggi per dischiudere ai giovani
del nostro tempo la prospettiva vocazionale. Ci siamo così anzitutto
mossi verso un'analisi della situazione giovanile attuale, in riferimen-
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to alla fede e alla vocazione. Il metodo è stato analitico-compilativo,
usufruendo di alcune ricerche effettuate in questi anni in Italia. Incro-
ciando i dati emersi con le chiavi di lettura adottate abbiamo avuto
conferma della sensibilità che i giovani di oggi nutrono nei confronti
di tali atteggiamenti e l'importanza che riconoscono in uno stile di
prossimità. Con metodo ermeneutico-deduttivo abbiamo allora stila-
to l'impianto di un possibile percorso di annuncio e approfondimento
della vocazione e, attraverso la raccolta e la rielaborazione dei nume-
rosi dati emersi lungo tutta la ricerca, ne abbiamo redatto i contenuti
(Terza Parte).


4. Limiti

Il nostro studio risulta muoversi entro confini ben delimitati. Anzi-
tutto nei confronti della tematica vocazionale: non ci siamo compren-
sibilmente occupati di tutti gli aspetti che la riguardano, ma abbiamo
voluto considerarla soprattutto dal punto di vista della sua trasmissione,
cioè delle dinamiche personali e spirituali che attivano una comprensio-
ne adeguata e un'accoglienza disponibile.
Il secondo limite riguarda il materiale considerato in riferimento al
magistero di Giovanni Paolo II. È nota la lunghezza del suo pontificato
e la quantità di scritti e documenti lasciatici. Abbiamo preso in consi-
derazione come bibliografia principale solo i discorsi e le omelie rivolte
esplicitamente ai giovani. Altri documenti rilevanti dal punto di vista
della vocazione, come i discorsi in occasione della Giornata Mondiale
di Preghiera per le Vocazioni e alcune Encicliche fondamentali del suo
pontificato, entrano solo a complemento.
La terza linea di confine riguarda l'analisi della situazione giovani-
le: essa si fonda esclusivamente su alcune ricerche condotte in ambito
italiano e pubblicate tra il 2010 e il 2016. Al momento della stesura
del nostro progetto iniziale erano le pubblicazioni più recenti e, a no-
stro giudizio, sufficienti per fotografare adeguatamente la realtà verso
la quale intendiamo dirigere la nostra proposta. Sappiamo bene che
l'indizione e la celebrazione della XV Assemblea generale del Sino-
do dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale ha
successivamente innescato una produzione abbondante di materiale
sul tema, ma abbiamo volutamente deciso di non prenderlo in consi-
derazione sia per non allargare i confini della ricerca oltre il contesto
italiano (il Sinodo riflette la situazione della Chiesa universale), sia
perché la condizione giovanile non appare poi molto mutata nel giro
di così poco tempo.


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5. Struttura e contenuto

La dissertazione si articola in tre grandi parti, secondo uno sviluppo
che inizia dalla raccolta di quanto la Sacra Scrittura e la Tradizione della
Chiesa trasmettono sulla vocazione, conduce poi all'approfondimen-
to della figura di Giovanni Paolo II e del suo rapporto con i giovani
' attraverso un ampio studio del magistero che ha rivolto loro ' e ap-
proda infine a una proposta di itinerario di annuncio vocazionale che,
ispirandosi allo stile del papa, cerca di incrociare la sensibilità giovanile
odierna.
La Prima Parte, muovendosi dalla considerazione che la vocazione
è una realtà estremamente personale e singolare, difficile da inquadrare
entro categorie e confini precisi e validi per tutti, cerca di raccogliere
i tratti fondamentali che la caratterizzano, così come emergono dalle
esperienze più luminose che la Sacra Scrittura e la storia della Chiesa ci
consegnano.
Il capitolo primo, passando in rassegna le storie vocazionali di Ada-
mo, Abramo, Mosè, Giosuè, Samuele e Geremia, e poi dei discepoli di
Gesù, dei Dodici apostoli, di san Paolo, Maria e, per concludere, dello
stesso Gesù, mette in evidenza dati quali la fondamentale vocazione alla
vita e all'amore, la dimensione personale e collettiva dell'esperienza vo-
cazionale, la centralità della figura di Cristo e l'orizzonte trinitario in
cui si situa, gli aspetti di missione, compito e santità. Per quanto riguar-
da i modi della sua «trasmissione» o «comprensione», poi, rileva ancora
una notevole varietà di espressioni: si va dall'esperienza più semplice e
un po' stereotipata di una comunicazione diretta da parte di Dio, talvol-
ta accompagnata da teofanie o messaggeri angelici, alla comprensione
più interiore di una precisa volontà divina colta attraverso i bisogni del-
la gente o altre situazioni di vita, passando per esperienze che portano i
tratti dell'innamoramento o nelle quali risulta decisivo l'invito concreto
di terze persone.
Il capitolo secondo si presenta come una cavalcata lungo i secoli dell'e-
ra cristiana alla ricerca del modo in cui la vocazione è stata concepita e
vissuta dopo l'evento decisivo della Pasqua di Cristo, che ha segnato un
cambiamento di paradigma considerevole nel modo di cogliere la voca-
zione: non più dalla voce diretta di Dio o di Gesù, ma attraverso segni
e mediazioni. A partire dai Padri della Chiesa, passando per il periodo
di decadenza del IX secolo, e poi attraverso la Scolastica, la Riforma, il
Concilio di Trento e le figure più eminenti di queste epoche, fino al con-
cilio Vaticano II e ai giorni nostri, il capitolo attesta le diverse fluttua-
zioni che l'esperienza della vocazione ha conosciuto, evidenziandone
così la varietà di forme e di comprensioni. Ciò verso cui si è condotti,
però, è una concezione sempre più dinamica e storica della vocazione,
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come di un invito dall'Alto che non può presentarsi totalmente chiaro
fin dall'inizio, ma che, nel gioco delle libertà umane e divina, va via via
precisandosi, in relazione anche ai cammini degli altri e alla propria di-
sponibilità a restare in costante ascolto della parola di Dio.
Nel capitolo terzo, infine, vengono presi in considerazione tre con-
tributi sulla vocazione a noi più contemporanei che, pur muovendo da
prospettive diverse e articolandosi secondo un proprio itinerario, sono
accomunati dal fatto di proporre una riflessione ampia e organica a
partire da un aspetto significativo dell'antropologia cristiana. La prima
riflessione, del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar, si sviluppa
attorno alla grande prospettiva dell'amore. La seconda, rappresentata
dal documento Nuove vocazioni per una nuova Europa, mette al centro
la categoria della relazione. Mentre la terza, del teologo gesuita Chri-
stoph Theobald, si muove a partire dall'esperienza dell'ascolto. Ciò che
emerge con vigore dalle tre riflessioni è che ciascuna categoria può tran-
quillamente ergersi a chiave credibile e convincente per rendere ragione
dell'intero discorso sulla vocazione, e che la dinamica relazionale gioca
davvero un ruolo decisivo nella comprensione e nell'accoglienza del-
la vocazione stessa. Nella relazione, infatti, l'altro diviene sempre un
mediatore di significato, che porta, offre, dischiude o aiuta a cogliere il
senso di ciò che viviamo o di ciò che ci sentiamo chiamati a vivere.
È questa la prospettiva che segna la Seconda Parte della nostra disser-
tazione nella quale dapprima si cerca di considerare come le dinamiche
relazionali hanno «costruito» la vicenda vocazionale di san Giovanni
Paolo II, per passare poi a evidenziare quelle che l'hanno reso un effi-
cace «traghettatore» di vocazioni. Il percorso si snoda anche qui in tre
capitoli.
Il primo di questa parte, il quarto della dissertazione, ripercorre la
vita del papa polacco cercando di ricostruire la «geografia di relazioni»
che ha dato origine e sviluppo alla sua vocazione. Seguendone la pro-
gressiva espansione, dal piccolo borgo di Wadowice fino a Roma e agli
estremi confini della terra, il capitolo mette in evidenza le persone, le
vicende e le dinamiche che hanno segnato la comprensione di quella che
è stata la volontà di Dio per la sua vita, ma cerca anche di dare atten-
zione al modo in cui esse hanno plasmato lo stile personale e pastorale
che l'ha fatto diventare un papa amato e ascoltato dai giovani, capace
di accompagnarli a leggere e ad accogliere la vita nella prospettiva della
vocazione.
I due capitoli successivi prendono poi in esame il magistero che ha
rivolto loro, al fine di cogliere direttamente dalle sue parole i «segreti»
della sua incisività. In particolare, il primo si concentra sui contenuti
mentre il secondo sullo stile.
Il capitolo quinto offre perciò una sintesi di ciò che Giovanni Pao-

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lo II ha detto sulla vocazione nei numerosissimi incontri che ha avuto
con i giovani di tutto il mondo. Ma più che una trattazione sistematica,
vuole presentare il percorso che il papa ha compiuto con i giovani nel-
lo svolgere la sua «grande catechesi vocazionale». Analizzando i quasi
ventisette anni di pontificato, infatti, si coglie come una sorta di conti-
nuità di dialogo tra il papa e la gioventù mondiale, ma si individuano
altresì dei momenti particolarmente significativi che costituiscono dei
punti di svolta del suo insegnamento sulla vocazione. Due di questi mo-
menti rappresentano delle date importanti per il calendario civile ancor
prima che per quello ecclesiale ' l'Anno internazionale della gioventù
del 1985 e il passaggio dal secondo al terzo millennio ' mentre altri due
sono eventi propri del suo pontificato: la consegna della Lettera Apo-
stolica Dilecti Amici e l'istituzione delle Giornate Mondiali della Gio-
ventù. Attraverso questi quattro momenti è cadenzato lo svolgimento
del capitolo che mostra come Giovanni Paolo II si sia preso a cuore non
solo un «insegnamento» sulla vocazione, ma un vero e proprio «accom-
pagnamento», nel quale ha voluto coinvolgersi in prima persona.
Il capitolo sesto giunge così a prestare attenzione allo stile relazionale
con cui il papa ha portato avanti la sua grande catechesi. Lo fa anzitutto
presentando il modo in cui i nove atteggiamenti individuati come tipici
del suo stile ' stima, fiducia, ascolto, empatia, autenticità, coraggio, in-
terezza, gioia e gratitudine ' emergono dai più di novecento testi del suo
magistero ai giovani. E poi soffermandosi sulle motivazioni per cui tale
griglia di atteggiamenti si presenta come un paradigma interessante per
tratteggiare la sua santità, e sui motivi che lo rendono il fattore deter-
minante dell'efficacia della sua «grande catechesi vocazionale»: ovvero
l'implicita capacità di «narrare» la vocazione e di «dischiudere» a essa.
La Terza Parte, composta di due soli capitoli, si concentra infine
sull'oggi, cercando di offrire un contributo che possa essere di aiuto
per gli animatori e gli operatori pastorali che desiderano accompagnare
i giovani di questo inizio di terzo millennio nell'affascinante impegno
interiore della scoperta della propria vocazione.
Essa si apre perciò con un breve capitolo, il settimo, che presenta
i dati di quattro indagini sul rapporto tra i giovani e la fede in Italia
pubblicate tra il 2010 e il 20165. Pur nelle loro diverse sfumature, esse
disegnano uno scenario tutto sommato piuttosto simile che, nonostante
non appaia dei più rosei, non manca comunque di alcuni chiari punti di
luce. Il capitolo non è preoccupato di ridisegnare in maniera completa

'A. Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede,
5

Soveria Mannelli 2010; Castegnaro e Altri, Fuori dal recinto; Bichi - Bignardi, Dio a
modo mio; F. Garelli, Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio', Bologna
2016.

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il quadro della realtà giovanile in rapporto alla fede e alla vocazione, ma
piuttosto di evidenziare proprio quei punti di forza che risultano essere
più promettenti per un annuncio efficace della vocazione oggi.
Il capitolo ottavo, considerando le consonanze tra quanto emerso
dall'analisi della realtà giovanile attuale e lo stile vissuto da Giovanni
Paolo II, costruisce un possibile percorso di annuncio vocazionale che
trova proprio nella griglia degli atteggiamenti del papa la sua colon-
na vertebrale. Le nove tappe proposte comprendono ciascuna quattro
ingredienti principali: un'attenzione particolare per l'atteggiamento di
volta in volta considerato, il confronto con la parola di Dio, il contatto
con una testimonianza colta dalla «viva voce» di Giovanni Paolo II e
una proposta di preghiera. Il titolo del capitolo, Un cammino fatto con
stile, sta a indicare che ciò che desideriamo offrire non è tanto una serie
di catechesi pronte all'uso, quanto piuttosto una sorta di traccia per un
itinerario concettuale ed esperienziale che accompagnatore e accompa-
gnato possano percorrere insieme, lasciandosi stimolare da quegli at-
teggiamenti relazionali che più aiutano a scoprire e a rispondere alla
propria personale chiamata.
Alla conclusione generale è demandato il compito di riprendere sin-
teticamente i tratti più significativi dell'intera ricerca, raccogliendoli
attorno ai due nuclei principali della nostra proposta: uno stile e dei
contenuti incisivi per l'annuncio della vocazione nel tempo presente.
Da questo sguardo finale emerge ancor più chiaramente che gli atteggia-
menti individuati nell'esperienza di Giovanni Paolo II non solo offrono
lo spunto per mettere a tema numerosi aspetti della vocazione, ma sono
anche di grande attualità per esplicitare la categoria di testimonianza
(fondamentale nell'annuncio vocazionale di ogni tempo) e per incarnare
il carattere di prossimità (così importante per i giovani di oggi).




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Prima Parte
L'appello di Dio
nella Sacra Scrittura
e nella tradizione della Chiesa




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INTRODUZIONE




La parola vocazione deriva dal latino vocare che significa «chiama-
re», «convocare», «invitare», «nominare». Indica quindi un invito che
si fa appello, si esprime in una proposta e diventa una chiamata, che
presuppone una elezione e sollecita una risposta.
Il campo semantico è quello della relazione e parlare di vocazione
implica perciò la presenza di almeno due soggetti: uno che chiama e l'al-
tro che risponde. Ma nell'uso corrente tale termine viene invece spesso
usato per designare il connubio di un desiderio e di una capacità: «è vo-
lere e potere un modo di vita, una professione, un destino: ad esempio,
la vocazione di medico o di musicista»1. Una sorta di ispirazione sulla
base della quale una persona dà orientamento alla sua vita. Piuttosto che
relazionale, dunque, sembra una faccenda del tutto personale, sbrigata
tra sé e sé da colui che avverte una sorta di richiamo interiore.
In contesto religioso, al contrario, il senso relazionale viene consi-
derato in maniera molto forte, talvolta così forte che agli occhi di molti
la vocazione appare un'esperienza riservata a pochi «eletti» che hanno
la «fortuna» ' o la sfortuna, a seconda dei punti di vista ' di avere una
speciale elezione da parte di Dio, che cambia loro la vita affidando un
ruolo e una missione ben precisi. Questo è quanto, in linea di massima,
si registra nel sentire comune.
Chi conosce la materia più da vicino, invece, sa che parlare di voca-
zione è per certi versi estremamente semplice, ma per altri una faccenda
assai complessa. A descriverla sinteticamente infatti si fa presto: la voca-
zione è un appello che «viene dall'Alto, una parola rivolta all'uomo per-
ché si impegni nel cammino che Dio stesso ha designato per lui»2. Ma se
si inizia a entrare nelle varie questioni che solo questa breve definizione
pone, sorgono numerose domande, precisazioni, distinguo. Che cosa
significa che viene dall'Alto' Non viene forse percepita dentro di sé'
In che modo viene rivolta all'uomo' Nella forma della voce, delle idee,
delle intuizioni; o come ancora' È Dio stesso che si fa presente o agisce
attraverso delle mediazioni' Che cosa si intende per cammino designa-
to da Dio per l'uomo' È un cammino specifico e già predeterminato,

1
'G. Como - E. Parolari, Introduzione all'edizione italiana, in M. Bellet, Vocazione
e libertà, Assisi 2008, XXXIX.
2
'Ivi.

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o è generico e aperto a diverse possibilità' Come si coniuga la libertà
dell'uomo con ciò che Dio ha pensato per lui' E così via, con molte altre
domande.
Se si osserva la vocazione nel vissuto delle persone si coglie imme-
diatamente che è difficile trovare risposte uguali per tutti a queste e alle
altre domande che la riguardano. Essa infatti si rivela sempre come un
evento estremamente personale e meravigliosamente singolare. È dav-
vero difficile farla stare dentro a categorie precostituite. Giovanni Paolo
II per definirla amava usare la parola «mistero», proprio a sottolineare
l'ineffabilità che nasce dall'inestricabile intreccio tra la libertà divina e
quella umana. Ad ascoltare le diverse storie vocazionali, però, si ritro-
vano sempre alcuni tratti ricorrenti, caratteristici, inconfondibili, che
fanno sì che esse si assomiglino un po' tutte tra di loro.
L'obiettivo di questa prima parte della dissertazione allora è proprio
quello di esplorare le esperienze più luminose che la Sacra Scrittura e la
storia della Chiesa ci consegnano, e raccogliere e ricomporre insieme
questi vari tratti, così da dare forma a quella che possiamo considerare
una fisionomia della vocazione. Questo costituirà anche l'orizzonte en-
tro il quale collocare i discorsi che affronteremo nella seconda e terza
parte.
Il percorso che qui offriamo si snoda in tre capitoli. Il primo passa
in rassegna le principali figure della Sacra Scrittura e, descrivendole per
l'apporto che offrono al tema, abbozza un disegno di teologia biblica
della vocazione. Il secondo, ripercorrendo la Tradizione cristiana, mo-

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