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Citazione spirituale

Secondo il suo cuore

-

Per una mistagogia del ministero pastorale

 
di

Stefano Ancora

 


Copertina di 'Secondo il suo cuore'
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In promozione fino al 16/12/2018 [scade tra 3 giorni]
Descrizione
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Tipo Libro Titolo Secondo il suo cuore - Per una mistagogia del ministero pastorale Autore Editore Edizioni Palumbi EAN 9788872981313 Pagine 120 Data giugno 2018
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Stefano Ancora
Secondo
il Suo Cuore
per una mistagogia del ministero pastorale




© Edizioni Palumbi


ISBN 978-88-7298-131-3
CODICE LIBRO: 0522

Anno di pubblicazione: 2018


Tutti i diritti letterari e artistici sono riservati. I diritti di traduzione, di memo-
rizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale, con
qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per
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Edizioni Palumbi - editoria della speranza
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www.edizionipalumbi.it - info@edizionipalumbi.it

Stampato da
Mastergrafica S.r.l.
PREFAZIONE
Intonare la stessa melodia
come le corde di una lira

Secondo la massima evangelica, la vera sapienza consiste
nel trarre dal proprio tesoro cose nuove e cose antiche (cfr.
Mt 13,52). A prima vista, il parallelismo tra lo scriba (gram-
mateus) e il discepolo di Gesù (math'teutheis) potrebbe su-
scitare meraviglia e stupore. Il paragone, però, appare meno
sorprendente se si considera che lo scriba, avendo acquisito un
elevato livello di istruzione, è un esperto della legge, un uomo
che ha una connotazione riconosciuta di studioso, interprete e
insegnante della legge di Dio.
Divenuto seguace del regno dei cieli, egli si mostra un vero
amministratore dei beni celesti quando con saggezza e sobrietà
è attento a non sprecare niente di quanto è posto nelle sue mani.
Sentendosi responsabile della parola a lui affidata, si comporta
come il 'padrone di casa' (oikodespot's) tutto dedito ad accre-
scere il benessere della famiglia. Riconoscendo di essere custo-
de di un tesoro spirituale (th'sauros), egli si premura di custo-
dirlo e di elargire a tutti le sue immense ricchezze con la stessa
accortezza con la quale il padrone di casa distribuisce i salari, il
cibo, i vestiti e quanto occorre per vivere.
A somiglianza dello scriba, il discepolo di Cristo deve co-
noscere personalmente la Parola, credere al suo insegnamento
e divulgarlo. A lui è chiesto di amministrare con saggezza e
generosità quanto è racchiuso nel 'tesoro' della rivelazione,
annunciando a tutti il Vangelo che salva (cfr. Rm 1,16-17).
Non deve essere avaro nel donare la Parola, né deve tenerla
nascosta. Non deve nemmeno risparmiarsi nel comunicarla,
né stancarsi nel condurre le persone ad ascoltarla.

Prefazione | 5
Con abile maestria, egli deve saper 'tirare fuori' (ekballei),
dall'immensa ricchezza del tesoro divino, 'cose nuove e cose
antiche' (kainà kaì palaià). E come un buon amministratore,
deve essere capace di riutilizzare quanto è stato messo da par-
te, ripresentando in modo sempre nuovo la parola antica.
In questo caso, è importate riconoscere l'ordine delle pa-
role. Non è la tradizione a dare un nuovo significato alle cose
nuove, né è il nuovo che si aggiunge al vecchio. Le cose nuo-
ve vanno capite tenendo presente le cose vecchie, e queste,
quando vengono riproposte, acquistano un significato diffe-
rente rispetto al senso che le si attribuiva precedentemente.
Si instaura così un perfetto equilibrio delle parti. Niente viene
distrutto e niente rimane uguale a se stesso. Le cose vecchie e
le cose nuove sono entrambe indispensabili per comprendere
il piano di Dio. Il nuovo non sostituisce il vecchio, ma lo porta
al suo pieno compimento. 
Don Stefano Ancora, in questo libro, assomiglia allo scri-
ba/discepolo del Vangelo che come un padrone di casa am-
ministra e consegna ai sacerdoti più giovani i tesori della sua
esperienza di vita sacerdotale. Nell'Introduzione, egli stesso
scrive: «Questo libretto non è un trattato di teologia pastorale.
È, piuttosto, un insieme di suggerimenti che un buon padre di
famiglia sente di offrire ai propri figli prima che essi intrapren-
dano il cammino della propria vita».
Parole rivelatrici che manifestano la piena consapevolezza
di don Stefano che i tesori attinti dalla vita quotidiana non van-
no solo custoditi e ammirati, ma vanno anche fatti risplendere
e fruttificare. Soprattutto quando si tratta non di beni materiali,
ma di beni relazionali. La vera ricchezza non risiede tanto nel
denaro, nell'argento e nell'oro, ma nella comunicazione delle
esperienze di vita.

6 | Prefazione
Una verità tanto più vera se si considera che tra i sacerdoti
vige una 'fraternità sacramentale', un vincolo sancito dalla
grazia dell'ordinazione e non solo dalla relazione interperso-
nale. Per questo è cosa lodevole e sommamente encomiabile
comunicare in modo confidenziale ai confratelli più giovani
quanto il Signore ha compiuto nella propria vita sacerdotale
proponendo loro suggerimenti pastorali e consigli spirituali
perché vivano in modo intenso e profondo il loro ministero.
Don Stefano sa che l'esperienza personale è un bene dif-
ficilmente trasmissibile. La si può comunicare solo in parte.
Non si può travasare nell'altro la propria esperienza di vita. Si
può solo suscitare una sorta di sintonia per volgere lo sguar-
do verso la stessa meta. È vero: gli amici devono condividere
tutto. Ma è anche vero che la condivisione deve avvenire con
discrezione, misura e delicatezza. In questa prospettiva, ac-
quistano valore le esortazioni di Khalil Gibran: «Colmate a
vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una stessa coppa.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Can-
tate e danzate insieme e insieme siate felici, ma fate in modo
che ognuno di voi sia anche solo, come sono sole le corde di
un liuto, sebbene vibrino alla stessa musica».
Vivendo in tal modo, la fraternità sacerdotale assomiglierà
a una sinfonia, eseguita da più voci e da più strumenti, secon-
do il timbro di ognuno. Allora la melodia si spanderà nell'aria
e ammaliando la mente e il cuore, come le corde della lira di
Orfeo, vibrerà all'unisono suoni diversi che si armonizzano
tra loro, eseguendo insieme le note scritte nello stesso spartito.

Mons. Vito Angiuli
vescovo di Ugento - S. Maria di Leuca




Prefazione | 7
INTRODUZIONE
L'esperienza come ispirazione del presente lavoro.
Sin da giovane prete ho dovuto misurarmi col ministero
pastorale in modo diretto essendo diventato parroco all'età di
26 anni. Mi sentivo così inadatto e lo sono ancora. Più passa
il tempo e più riconosco la grandezza dell'opera di Dio che
supplisce abbondantemente alla mia pochezza. Ogni gior-
no sgorga dal mio spirito quanto dice il Signore per mezzo
dell'Apostolo: 'Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si
manifesta pienamente nella debolezza' (2Cor 12,9).
In 28 anni di ministero pastorale ho avuto la gioia di servi-
re tre comunità parrocchiali, oltre la comunità diocesana nei
diversi incarichi che i miei vescovi hanno voluto affidarmi.
Soprattutto ho avuto la gioia e la responsabilità di avere, fino
ad ora, 9 vicari parrocchiali. Alcuni quasi coetanei o di poco
più avanti a me nell'età, altri molto più giovani di me.
Con tutti ho impostato la vita comune in canonica e la col-
laborazione pastorale nel ministero. Da tutti ho ricevuto molto
di più di quanto ho potuto dare. Con alcuni è sorta una bella
amicizia, per tutti ho esercitato la paternità sacerdotale.
Mio malgrado, mi sono ritrovato a dover essere educatore
nel ministero pastorale di questi miei giovani confratelli. No-
nostante il peso della responsabilità, l'ho fatto con amore, con
gioia e con totale disinteresse. Non mi sono mai proposto loro
come un modello da seguire, anzi credo che abbiano potuto
imparare più dal non dover imitare i miei tanti difetti che dalle
pochissime virtù o capacità che mi ritrovo e che ho acquisito,
con l'aiuto di Dio, in questi anni. Piuttosto ho aiutato ciascuno
a seguire l'unico modello vero nel ministero sacerdotale: Gesù
Buon Pastore.
Ho aiutato ciascuno a sentirsi servo di Cristo nella sua
Chiesa per il bene delle anime, senza mai servirsi della Chiesa

Introduzione | 9
per propri interessi. Ho esortato ciascuno ad avere a cuore il
bene di tutte le persone indistintamente senza mai fare prefe-
renze e senza cedere mai a favoritismi.
Questo libretto non è un trattato di teologia pastorale.
È, piuttosto, un insieme di suggerimenti che un buon padre
di famiglia sente di offrire ai propri figli prima che essi intra-
prendano il cammino della propria vita.


So bene che l'esperienza non è normativa ma orientativa.
Non si tratta di far diventare gli altri simili a se stessi; piuttosto
si tratta di aiutare ciascuno a trovare la propria strada e il pro-
prio originale modo di attuare la testimonianza della propria
vita.


Il lavoro in oggetto è stato suddiviso in due parti: nella
prima parte (capitoli I-VII) presento le dimensioni fondanti
del ministero pastorale; nella seconda parte (capitoli VIII 'XI)
offro delle meditazioni sulla vita sacerdotale che sono state
oggetto di alcune omelie in questi anni. In appendice propon-
go una preghiera all'Immacolata per i sacerdoti, l'omelia del
vescovo Mons. Vito Angiuli e il mio ringraziamento in occa-
sione del 25° della mia ordinazione sacerdotale.
La riflessione sul ministero pastorale ha un metodo binario:
mentre esplicito i compiti che il sacerdote deve assolvere in
favore del popolo di Dio, sottolineo anche quanto egli stesso
deve adempiere in favore di se stesso. In modo tale che egli è
allo stesso tempo oggetto e soggetto della grazia di Dio: dona
quanto ha ricevuto e riceve nella misura in cui dona.




10 | Introduzione
PARTE PRIMA

Il ministero pastorale
CAPITOLO I
Solo Dio chiama al ministero pastorale
'Vi darò pastori secondo il mio cuore,
i quali vi guideranno con scienza e intelligenza' (Ger 3,15).


Carissimo giovane confratello,
inizierai tra poco o da poco hai già iniziato la bella av-
ventura del ministero pastorale.
Da subito è bene che tu sappia, come ha sentenziato San
Gregorio Magno, che 'il governo delle anime è l'arte di
tutte le arti'1. L'entusiasmo degli inizi attenua il peso della
responsabilità che, però, con il passare del tempo si rivelerà
sempre più consistente e persino gravosa; tuttavia scoprirai
che quanto più pesante è il fardello posto sulle tue spalle
tanto più grande sarà la gioia che sgorgherà dal tuo cuore e
inonderà tutto il tuo essere. Il giorno della tua ordinazione
ti è stato detto: 'Tu es sacerdos in aeternum'!
È vero! Sei stato chiamato e costituito sacerdote per
sempre!
Nel versetto di Geremia è spiegata bene questa semplice
ed essenziale verità. È Dio che concede al suo popolo, per
mezzo di Cristo e nella potenza dello Spirito Santo, pastori
secondo il suo cuore perché lo guidino con scienza e intel-
ligenza.


Ecco delineate, in sintesi, quattro qualità che non devo-
no mai venir meno a colui che deve svolgere il ministero
pastorale.
1
San Gregorio Magno, La regola pastorale, Ed. Paoline, 1978, p.93.

PARTE PRIMA Il ministero pastorale | 13
Prima indicazione: 'Vi darò pastori' 2.
È il Padre che chiama e invia in missione (cfr. Is 6,8) e allo
stesso modo fa Gesù Cristo, l'Unigenito Figlio del Padre: 'li
chiamò e li inviò' (Mc 6,7). La vocazione è risposta ad una
chiamata!


Seconda indicazione: 'secondo il mio cuore'.
Dio stesso è il primo e insostituibile formatore dei suoi pre-
ti. Lo fa attraverso la grazia sacramentale di Cristo, per mezzo
della potenza dello Spirito Santo, come afferma l'Apostolo:
'Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi
sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono
diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in
tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello
Spirito per l'utilità comune' (1Cor 12,4-7). Continua a farlo
attraverso la sua Chiesa per mezzo di coloro che sono deputati
alla formazione umana, spirituale, culturale, morale e sociale
dei candidati al sacerdozio. Dio forma i futuri preti 'secondo il
suo cuore', cioè attraverso l'ascolto e il dialogo della coscien-
za personale, che è il sacrario della presenza di Dio stesso in
ogni uomo, ma anche attraverso la preghiera, la meditazione
della parola di Dio, lo studio delle scienze umane e teologiche,
le relazioni con le persone e le istituzioni.
2
Giovanni Paolo II, Pastores Dabo Vobis, esortazione apostolica post sinodale,
1992.
Il documento trae il proprio titolo da Geremia 3, 15 'Vi darò Pastori secondo il
mio cuore'. L'immagine del Pastore è significativa per illustrare la natura del
sacerdozio proposto al mondo moderno. Il sacerdote è un pastore a immagine di
Cristo, il Buon Pastore (Gv 10). Fra le virtù appropriate al sacerdote impegnato
nel ministero parrocchiale si possono menzionare la compassione, l'umiltà, la
serenità, l'obbedienza e lo spirito di servizio. Questo tema è stato ulteriormente
affrontato nell'Istruzione della Congregazione per il Clero 'Sacerdote, pastore
e capo della comunità parrocchiale' (4 agosto 2002).

14 | PARTE PRIMA Il ministero pastorale
La storia personale, il discernimento e la passione del vive-
re ogni istante e ogni passaggio della vita sono il luogo dell'in-
contro con Dio nella propria coscienza 'secondo il suo cuore'.
Entriamo nel cuore di Dio perché lui stesso ci fa entrare. Lo
dice bene il vangelo di Giovanni 'Nessuno viene a me se il
Padre non lo attira' (Gv 6,44). Per questa ragione Gesù dice
ai suoi discepoli: 'Imparate da me che sono mite e umile di
cuore' (Mt 11,29).


Terza indicazione: 'vi guideranno'.

Qui viene specificata la missione. Si tratta di diventare
delle guide, cioè accompagnatori lungo il cammino della vita
verso il Regno di Dio. Mettersi accanto all'altro, cammina-
re insieme all'altro, così come il pastore conduce al pascolo
il suo gregge; le pecore lo seguono perché conoscono la sua
voce; il pastore vero le difende dai lupi a differenza del merce-
nario che fugge davanti a questi. Egli diventa un buon pastore
perché le conosce e le chiama per nome, le difende dai lupi, le
conduce pian piano al pascolo e al recinto, si dona totalmente
sino ad offrire la sua vita per loro3.


Quarta indicazione: 'con scienza e intelligenza'.

Geremia, inoltre, dice che i pastori devono diventare guide
esperte e non avventurieri, guide sicure e non approssimative,
guide responsabili e non superficiali. Guide che sanno vedere
bene dove conduce il cammino e non alla maniera dei farisei
3
Medita a tal riguardo i bellissimi passi della Scrittura: Gv 10; Salm 23; Ez
34-38 e non tralasciare i commenti su questi passi dei Padri della Chiesa in
particolare di Sant'Agostino (specialmente Discorsi, 46 e 47).

PARTE PRIMA Il ministero pastorale | 15
e degli scribi, definiti da Gesù 'guide cieche' (Mt 23,16), che
portano alla rovina il popolo.
Con l'espressione 'scienza e intelligenza' è specificato il
modo di essere guida!
In realtà quest'espressione indica più cose che devono es-
sere tenute insieme e non possono essere tra loro separate. In-
dica anzitutto la vita spirituale del pastore. Infatti la scienza
e l'intelligenza sono doni dello Spirito Santo. Indica la for-
mazione umana e cristiana del prete. Infatti, le virtù teologali
insieme a quelle cardinali sono alla base della vita morale
di ogni cristiano e, quindi, del prete. Indica soprattutto la
consapevolezza del dono ricevuto e la responsabilità della
missione a cui si è stati inviati.


Si esercita il ministero pastorale con scienza, attraverso lo
studio e l'applicazione costante nell'approfondire le diver-
se scienze umane e teologiche. Se san Girolamo affermava
giustamente che l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di
Cristo, si può ugualmente desumere che l'ignoranza delle
scienze umane è ignoranza della persona umana. Nel nostro
ministero siamo chiamati a far in modo che si crei una rela-
zione straordinaria e misteriosa tra Dio e ogni uomo.


Il sacerdote è un ponte: mette in relazione l'uomo con
Dio. Ma è anche lo strumento di cui Dio si serve liberamente
per manifestarsi agli uomini. Come ponte deve essere capace
di scienza perché mantenga la relazione; ma come strumento
deve essere totalmente umile e povero perché non si frap-
ponga tra Dio e l'uomo.



16 | PARTE PRIMA Il ministero pastorale
Questa è la grandezza e la miseria del nostro essere preti!
Si esercita il ministero pastorale con intelligenza. Attra-
verso quella prudenza e quella pazienza propria di chi eser-
cita la responsabilità della guida. Questa intelligenza è il
'discernimento spirituale' che consiste nel discernere e sce-
gliere ciò che è buono secondo l'indicazione dell'Apostolo:
'Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma tra-
sformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere
la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto'
(Rm 12,2).


Il discernimento spirituale.

Il discernimento si compie in diversi gradi.
Anzitutto nel segreto della propria coscienza. È il discerni-
mento interiore dello Spirito. Qui è necessario avere un buon
confessore, un bravo padre spirituale, soprattutto un esercizio
costante di preghiera silenziosa e adorante.
Poi c'è il discernimento relazionale con i propri superiori,
cioè con coloro che esercitano una potestà verso di noi. Que-
sto discernimento va fatto per gradi successivi: dal più basso
al più alto. Innanzitutto con chi è il diretto superiore e poi
successivamente con coloro che sono in più alto grado. Non
si saltano i diversi passaggi a secondo della convenienza, al-
trimenti non si desidera giungere alla verità, piuttosto si vuo-
le imporre la propria ragione. Non si può non tener presente
l'insegnamento evangelico sulla correzione fraterna (cfr. Mt
18,15-17).
Infine c'è il discernimento comunitario. 'Perché esso sia
autentico, deve comprendere i seguenti elementi: docilità allo
Spirito e umile ricerca della volontà di Dio; ascolto fedele
della Parola; interpretazione dei segni dei tempi alla luce del

PARTE PRIMA Il ministero pastorale | 17
Vangelo; valorizzazione dei carismi nel dialogo fraterno; cre-
atività spirituale, missionaria, culturale e sociale; obbedienza
ai Pastori'4.


La nota pastorale della CEI spiega bene la modalità con
cui si attua il discernimento comunitario affinché il pastore
sia davvero al servizio del popolo di Dio. Il pastore non deve
portare avanti un suo progetto o una sua idea, ma deve servire
con gioia e umiltà la fede delle persone che il Signore gli ha
affidato. Come dice l'Apostolo: 'Non è vero che vogliamo
spadroneggiare su di voi nella sfera della vostra fede. Siamo
invece collaboratori per la vostra gioia' (2Cor 1,24).




4
Con il dono della carità dentro la storia, 21. Nota pastorale dei Vescovi italia-
ni dopo il Convegno Ecclesiale di Palermo del 1995.

18 | PARTE PRIMA Il ministero pastorale
CAPITOLO II
Fate questo in memoria di me
'Nessuno può dire: «questo è il mio corpo» e «questo è
il calice del mio sangue» se non nel nome e nella persona di
Cristo, unico sommo sacerdote della nuova ed eterna Alleanza
(cfr Eb 8-9). (') È necessario, pertanto, che i sacerdoti abbia-
no coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere
in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo.
Contraddice l'identità sacerdotale ogni tentativo di porre se
stessi come protagonisti dell'azione liturgica. Il sacerdote è
più che mai servo e deve impegnarsi continuamente ad es-
sere segno che, come strumento docile nelle mani di Cristo,
rimanda a Lui. Ciò si esprime particolarmente nell'umiltà con
la quale il sacerdote guida l'azione liturgica, in obbedienza al
rito, corrispondendovi con il cuore e la mente, evitando tutto
ciò che possa dare la sensazione di un proprio inopportuno
protagonismo. Raccomando, pertanto, al clero di approfondire
sempre la coscienza del proprio ministero eucaristico come
umile servizio a Cristo e alla sua Chiesa. Il sacerdozio, come
diceva sant'Agostino, è amoris officium, è l'ufficio del buon
pastore, che offre la vita per le pecore' (cfr. Gv 10,14-15)'5.


Ecco dunque la prima tua gioia e la tua più grande respon-
sabilità: celebrare la santa Messa per rinnovare il sacrificio
pasquale di Cristo Signore.
Tutta la ricchezza esegetica, dogmatica, morale, storica, ca-
nonica, pastorale, spirituale che hai appreso abbondantemente
5
Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 23. Esortazione post sinodale del
2007.

20 | PARTE PRIMA Il ministero pastorale
INDICE

PREFAZIONE pag. 5

INTRODUZIONE pag. 9

Parte prima
IL MINISTERO PASTORALE

Capitolo I
SOLO DIO CHIAMA
AL MINISTERO PASTORALE pag. 13

Capitolo II
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME pag. 20

Capitolo III
ANNUNCIATORI
DELLA BUONA NOVELLA pag. 25

Capitolo IV
LASCIATEVI RICONCILIARE
CON DIO pag. 30

Capitolo V
COLLABORATORI
DELLA VOSTRA GIOIA pag. 37

Capitolo VI
LE GIOIE E LE AMAREZZE
DEL MINISTERO pag. 41

Capitolo VII
LE ATTENZIONI PASTORALI pag. 46
Parte seconda
MEDITAZIONI
SULLA VITA SACERDOTALE

Capitolo VIII
GLI AMORI DEL PRETE:
IL RIFLESSO DELL'AMORE DI CRISTO pag. 59

Capitolo IX
LA PATERNITÀ DEL PRETE
SCATURISCE DAL CONVITO NUZIALE
DELL'ULTIMA CENA pag. 68

Capitolo decimo X
IL PRETE SERVO DELL'AMORE
CONTINUA A LAVARE I PIEDI
COME HA FATTO IL SUO MAESTRO pag. 78

Capitolo XI
IL RAPPORTO
CON LE AUTORITÀ PUBBLICHE pag. 88

CONCLUSIONE pag. 95

APPENDICE

Preghiera all'Immacolata per i sacerdoti pag. 98

Stare nella tenda di Dio per camminare insieme
con gli uomini del nostro tempo
Omelia di Mons. Vito Angiuli
per il 25° di ordinazione di Don Stefano pag. 103

Rendimento di Lode a Dio
per il XXV di Ordinazione Presbiterale  pag. 111

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