Recensione su “Sulla libertà del cristiano”
Titolo
Sulla libertà del cristiano
Autore/i:
Lutero Martin
EAN
9788825012996
Altri dati
154 pagine, pubblicato nel 2004
Editore
Edizioni Messaggero
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L’opera di Lutero è divisa in due parti: la prima, dedicata all’uomo interiore, sottolinea come sola cosa necessaria per la vita la giustizia e la libertà cristiana radicate nella Parola di Dio accolta nella fede. «Per la sola fede senza le opere, l’anima è resa giusta, santa, vera, tranquilla, libera e ricolma di ogni bene e resa figlia di Dio» (n. 13, p. 106). L’anima unita al suo Signore diventa un ferrum ignitum (n. 14, p. 106) in un felice scambio di nozze regali con il Figlio di Dio, che fonda il sacerdozio comune e la regalità sacerdotale: siamo al cuore della prima parte del trattato. I veri credenti sono i re più liberi di tutti e i sacerdoti in eterno, anche se diversi si prospettano i ministeri attraverso i quali il sacerdozio si manifesta. La fede sola elargisce con dovizia tutto.
La seconda parte (dal n. 29 in poi) avverte che l’uomo esteriore non è ancora entrato nel Regno: perciò l’impegno per le opere è necessario ma per il prossimo, non per noi, a cui è sufficiente la fede; mai siamo giustificati per le opere, che vanno dedicate al prossimo come a Cristo. Qui il discorso raggiunge un ulteriore coronamento: iniziato con il felice scambio tra Cristo e la persona nella fede (n. 16), l’esito finale sta in quel «siamo reciprocamente e scambievolmente Cristo l’uno per l’altro, facendo al prossimo quel che Cristo fa a noi» (n. 49, p. 202). Il ritornello ribadisce l’unica preoccupazione: che la fede cresca contro ogni calcolo interessato delle opere. Così Lutero è convinto di percorrere, sulle orme dell’apostolo Paolo, la via intermedia tra Roma e i «radicali» fanatici.
Leggendo di seguito, accostata nel volume della Claudiana, la Bolla Exsurge Domine, (il cui autore non è ovviamente Martin Lutero, come sembrerebbe dall’intestazione di p. 245) anche al lettore cattolico più convinto risalta con spontaneo dispiacere la differenza abissale di ispirazione e di stile. Una retorica ampollosa tenta di coprire la frettolosa approssimazione teologica con cui a Roma probabilmente si pensò di liquidare la protesta con un atto di forza: se ne era accorto, in ritardo, anche Giovanni Eck, il più agguerrito avversario teologico di Lutero (cf. p. 34 dell’ottima introduzione di P. Ricca).
Appunto l’Introduzione del prof. Ricca (assieme alle note e alla traduzione italiana che accompagnano il testo latino di Lutero) merita un apprezzamento particolare perché colloca il trattato sulla libertà del cristiano nel giusto quadro di riferimento per capire il valore del breve scritto luterano. Ne sintetizza il messaggio centrale (cf. p. 25, senza dimenticare sintesi precedenti come quella di Giovanni Miegge riportata a p. 9), collocandolo sullo sfondo dei cinque modelli di libertà palpitanti nella cultura del 1500, evidenziando il valore della libertà del cristiano nella Riforma come chiave fondamentale per capire e per entrare nella modernità, pur soffrendo oggi nell’anima secolarizzata il divorzio della libertà dalla fede e del servizio dall’amore.
Anche le Note che accompagnano il trattato luterano e la lettera dedicatoria a papa Leone X rivelano la loro utilità per le informazioni storiche indispensabili ma anche per le esplicitazioni teologiche come ad esempio nelle note 50 alle pp. 140-142 sul sacerdozio comune, 59 a p. 152 sulle opere in rapporto al prossimo, 68 a p. 166-168 sulla possibile ipocrisia nascosta dietro e dentro le opere compiute da cristiani. Alcuni Indici conclusivi dei nomi, dei luoghi, dei passi biblici e degli argomenti confermano la serietà del lavoro complessivo.
Chi firma questa scheda ha letto il tutto in tempo quaresimale, trovandovi spunti validi per una primavera spirituale.
Tratto dalla rivista "Studia Patavina" 2007, nr. 1
(http://www.fttr.glauco.it/pls/fttr/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=271)

