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La Voce dei clienti [ultimi 10 commenti inseriti]

Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 14:41 ha scritto:

Don Chisciotte, artificio letterario, san Francesco, personaggio storico. Il cavalieri che combatte con i mulini a vento e l'uomo di Dio che combatte contro le sue cattive inclinazioni. Don Chisciotte vero pazzo perché alienato, san Francesco che dice di voler essere un nuovo pazzo (la follia della croce) che vuole prendere sul serio il messaggio cristiano e farne una regola, vivere secondo la forma del santo vangelo. Bell'esercizio di stile di Josè Antonio Merino della Pontificia Università Antonianum.


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 14:34 ha scritto:

Che dire... Non è il Corano dei francescani il libro delle Fonti Francescane come a suo tempo Martin Lutero affermò...! Le FF come le conosciamo oggi sono una "invenzione" recente (1977), sono comodissime, c'è tutto lo "scibile" su Francesco, Chiara, e i tre Ordini dei primi tempi. Indispensabile, affiancata alla più importante Bibbia. Le Fonti sono un plus valore.


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 14:28 ha scritto:

Lo studioso F. Accrocca rintraccia i degni frutti di conversione dell'Assisiate proprio nell'incontro con il lebbroso, che dall'amarezza lo porta alla dolcezza e la primitiva attività di assistenza dei lebbrosi da parte dei frati. Poi la Regola e le Bioagiografie "ufficiali" sfumeranno o dimenticheranno questo aspetto.


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 14:25 ha scritto:

Felice Accrocca racconta deliziosamente la storia di questo Fioretto con i pochi elementi che ci sono. Francesco affratella il lupo con la popolazione di Gubbio veramente? Era un lupo, o un brigante? Quali le dinamiche? Francesco chiama a se il lupo dicendo "fratello Lupo" e lo rende mansueto. Ma il vero messaggio profondo è che in ognuno di noi c'è un lupo famelico ed aggressivo: bisogna "sminare" i cuori, le guerre e le differenze tra Nord e Sud del Mondo!


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 13:56 ha scritto:

Dalarun, il noto francescanista francese, propone al grande pubblico una "seconda" Vita (non 'Vita Seconda) del Celano, che stende un sunto della Vita beati Francisci ma con piccole novità ed episodi della biografia di san Francesco che gli erano sfuggite. Il ritrovamento del manoscritto, conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi, è quanto meno rocambolesco: un collega del Dalarun del Vermont negli Stati Uniti contatta lo studioso francese e lo avverte che su un sito di aste c'era una vita sconosciuta di san Francesco, almeno pareva; dopo verifiche era proprio così: da quel momento lo studio è proseguito soprattutto sulla rivista di cultura francescana "Frate Francesco".


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 13:49 ha scritto:

L'autore, frate minore, in questo piccolo ma denso libro presenta alcune linee guida per leggere le Fonti Francescane in maniera meno sprovveduta. Il sottotitolo “Indicazioni di metodo” è programmatico: dopo aver chiarito cosa è la teologia spirituale, l'autore porta il lettore ai vari metodi di approccio alle FF. A me personalmente mi ha interessato l'analisi di tipo strutturalista, dove non ci sono buoni e cattivi ma ci sono le “funzioni attanziali”, tutti i personaggi (in questo caso del Dialogo della vera letizia) hanno un ruolo su cui si sospende il giudizio, ma si da peso alle funzioni proprie del singolo personaggio, su ciò che fa e che dice, ricordando vagamente la filosofia analitica del linguaggio ordinario. Forse però è la lettura meno teologica e più letteraria. Questo metodo, poi, non è il migliore e nemmeno il più consigliato dall'autore. Raccomando il testo a chiunque legga con assiduità le FF.


Giuseppe Davide Mirabella il 19 luglio 2017 alle 13:44 ha scritto:

E' necessaria una piccola premessa a questo commento: R. Manselli, il grande studioso di cose francescane, ha sempre affermato, al contrario di Stanislao da Campagnola, che Francesco non fu “un grande dimenticato”. Anche prima della fondamentale opera del Sabatier, pastore protestante francese, ci fu interesse per la figura del Poverello d'Assisi: basti pensare ai fondamentali studi di Görres e Ozanam, ma anche di monsignor Faloci Pulignani.
Va dato merito al Sabatier che, nel 1896, pubblicava in traduzione italiana la sue “Vie de S. François d'Assise” e apriva il campo agli studi francescani modernamente intesi e alla cosiddetta “Questione francescana”, che portò ad uno studio più attento e serio delle fonti bioagiografiche e soprattutto degli “Scritti” del Santo di Assisi. Certo all'inizio la ricezione dell'opera fu fredda da parte cattolica, che mise all'Indice l'opera. Questo però non ha impedito l'incontro tra il Sabatier e il papa Pio X nel 1904. E' non ha impedito al Sabatier di fondare la Società internazionale di studi francescani ad Assisi. In fondo quelle del Paul Sabatier sono pagine belle e penetranti, puntuali e acute E' un libro da leggere, magari accompagnato da altri studi come, ad esempio, gli Atti del I Convegno Internazionale di Assisi dell'ottobre del 1973, intitolati significativamente “La 'Questione francescana' dal Sabatier ad oggi.”
Il libro è prefazionato dal professor Stefano Brufani, titolare della cattedra di Studi francescani dell'Università di Perugia.


lisa pasquinucci il 19 luglio 2017 alle 12:15 ha scritto:

Questo libro di padre Matteo è molto completo ed approfondito. Sembra un trattato scientifico sul ministero di liberazione e di guarigione. Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi segue un cammino carismatico.
E' da leggere e rileggere più volte per cogliere il vasto insegnamento che con estrema chiarezza padre Matteo ci ha lasciato in eredità.


Egidio Casto il 19 luglio 2017 alle 11:19 ha scritto:

E' stato uno dei miei migliori acquisti in libri.


Massimiliano Bello il 18 luglio 2017 alle 22:48 ha scritto:

ottima