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Citazione spirituale

Presbiteri a gloria della Trinità

-

Elementi per una corretta ermeneutica della continuità sacerdotale. Studio in onore di Benedetto XVI

 
di

Parise Giovanni

 


Copertina di 'Presbiteri a gloria della Trinità'
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Descrizione
Allegati: Introduzione
Tipo Libro Titolo Presbiteri a gloria della Trinità - Elementi per una corretta ermeneutica della continuità sacerdotale. Studio in onore di Benedetto XVI Autore Editore Aracne EAN 9788854883116 Pagine 220 Data maggio 2015
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UDIORUM ET FIDEI

''
Direttore
Antonio F'''''''
Istituto Superiore di Scienze Religiose 'Mons. Vincenzo Zoccali'
di Reggio Calabria


Comitato scienti'co
Annarita F''''''
Istituto Superiore di Scienze Religiose
'Mons. Vincenzo Zoccali' di Reggio Calabria
Pasquale M'''''''
Istituto Superiore di Scienze Religiose
'Mons. Vincenzo Zoccali' di Reggio Calabria
Mario P'''''''
Ponti'cia Università Gregoriana di Roma
STUDIORUM ET FIDEI



In un momento di grandi mutamenti a livello globale, le tematiche
religiose tornano al centro del dibattito: confrontarsi con il dato reli-
gioso è un passaggio irrinunciabile per comprendere e agire le s'de
della contemporaneità. La collana 'Studiorum et 'dei', promossa
dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria, si in-
serisce nel dibattito tra le scienze religiose e le scienze umane per
favorire il dialogo con la cultura contemporanea.
Giovanni Parise
Presbiteri a gloria della Trinità
Elementi per una corretta ermeneutica della continuità sacerdotale
Studio in onore di Benedetto XVI

Prefazione di
Agostino Marchetto

Postfazione di
Luigi Negri
Copyright © MMXV
ARACNE editrice S.r.l.

www.aracneeditrice.it
info@aracneeditrice.it

via Ra'aele Garofalo, '''/A'B
''''' Roma
('') ''''''''


'''' '''-''-'''-''''-'


I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell'Editore.

I edizione: maggio ''''
Con 'gliale devozione e immensa gratitudine a Sua Santità
Benedetto XVI, Sommo Romano Ponte'ce emerito, padre, pastore, maestro,
guida e dottore della Chiesa, il cui luminosissimo Ponti'cato rimarrà
impresso nei cuori e nella storia, ma soprattutto nella fede della Chiesa di
Dio per gli insegnamenti, il magistero e per l'esempio di umiltà e di santità.
Indice



'' Prefazione
di Agostino Marchetto

'' Introduzione

'' Capitolo I
Excursus storico dei Riti di Ordinazione Presbiterale
'.'. Ministeri e carismi nel Nuovo Testamento: explicatio terminorum, '' '
'.'. Nei primi quattro secoli: la Traditio Apostolica di Ippolito, '' ' '.'. Il
Rituale romano dell'alto Medioevo (secc. VI'IX), '' ' '.'. Il Rituale
Romano'Gallicano (secc. X'XIII), '' ' '.'. Il Rituale e le riforme del
Vaticano II, ''.


'' Capitolo II
Presenza e azione trinitaria
nella preghiera di ordinazione presbiterale
'.'. Aspetti nuovi della seconda edizione del Ponti'cale Romano delle
Ordinazioni, '' ' '.'. Elementi di teologia trinitaria nella preghiera
di ordinazione presbiterale, '' ' '.'. Nihil sine Episcopo: rapporti tra il
vescovo e i presbiteri, ''.


''' Capitolo III
Presbiteri a gloria della Trinità
'.'. Introduzione, ''' ' '.'. Per una corretta ermeneutica della continuità
sacerdotale, ''' ' '.'. Alcune conclusioni per una corretta ermeneutica
della continuità anche sacerdotale, '''.


''' Conclusione

'
'' Indice

''' Preghiere di Benedetto XVI sul sacerdozio
Preghiera per l'Anno Sacerdotale, ''' ' Preghiera per l'atto di a'damen-
to e di consacrazione dei sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria, ''' '
Preghiera di Sua Santità Benedetto XVI per il Suo ''° anniversario di
Sacerdozio, '''.

''' Postfazione
di Luigi Negri

''' Bibliogra'a
Prefazione
di A''''''' M'''''''''




L'Autore di questo studio, giovane teologo della stessa mia terra
vicentina, me ne consegnò in occasione propizia la prima bozza, che
lessi con un certo piacere, dando altresì qualche suggerimento per la
stesura del testo de'nitivo.
Trovai nel suo insieme che essa era interessante, di una certa pro-
fondità, e, inoltre, che si poneva nella linea di Papa Benedetto XVI,
ovvero quella della giusta ermeneutica della riforma e del rinnova-
mento nella continuità dell'unico soggetto Chiesa; linea che è anche
la mia.
Accettai dunque la proposta di stendere una breve prefazione, di
spendere una parola di incoraggiamento per un giovane teologo, che
si cimenta sul 'Presbiterato a gloria della Trinità' Santissima e per la
salvezza degli uomini ('Ministri di salvezza', infatti, sono i sacerdoti),
in quello che è uno studio in onore di Papa Benedetto XVI, che
anch'io riconosco Magister sia nel senso della teologia che, ancor più,
dell'insegnamento ponti'cale di Vescovo di Roma.
Il sottotitolo dell'Opera bene illustra il suo contenuto. Vi si presen-
tano cioè 'elementi di teologia trinitaria nella preghiera di ordinazione
presbiterale e spunti di ri'essione sul ministero ordinato nel pensiero
teologico di Joseph Ratzinger e nel Magistero di Papa Benedetto XVI'.
'
Mons. Agostino Marchetto è nato a Vicenza il '' agosto ''''. Entrato nel Seminario
della Diocesi di Vicenza, viene ordinato sacerdote il '' giugno ''''; eletto Arcivescovo
titolare di Astigi e Nunzio Apostolico il '' agosto '''', riceve l'ordinazione episcopale in
Cattedrale a Vicenza il successivo '° novembre. Il ' novembre '''', San Giovanni Paolo II
lo nomina Segretario del Ponti'cio Consiglio della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti,
incarico che ricopre 'no al '' agosto '''', quando Papa Benedetto XVI ne accetta la
rinuncia. È un grande storico e studioso dell'ermeneutica della continuità e del Concilio
Vaticano II. Il Santo Padre Francesco, in data '' settembre '''', lo nomina membro della
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Lo stesso Sommo Ponte'ce Francesco
ha de'nito pubblicamente e per iscritto mons. Marchetto come 'il migliore ermeneuta del
Concilio Vaticano II', di cui l'Arcivescovo è un appassionato e noto studioso ed esperto.


''
'' Prefazione

Vi è un altro motivo che mi ha spinto qui ad intervenire ' ancora
per onorare qualcuno ' cioè la presenza autorevole, generosa e scien-
ti'ca, oltre che zelantissima nel realizzare il suo ministero presbiterale,
di un caro amico che ha lasciato questo mondo nel '''', il P. Giuseppe
Ferraro, S.J., le cui ricerche diuturne ed erudite, oltre che spirituali ed
esegetiche, in materia sacramentale, liturgica e sacerdotale (ne era un
innamorato!) sono ben poste in evidenza da Giovanni Parise.
Inoltre, io stesso mi sono occupato speci'camente della materia del
presente lavoro come risulta anche da una conferenza che ho tenuto a
Cagliari, il ' maggio '''', dal titolo Riforma nella continuità. La corretta
ermeneutica conciliare per la formazione sacerdotale e un fecondo ministero
presbiterale pubblicata, in parte, da 'L'Osservatore Romano' del '''''
maggio '''', alla p. ', e, integralmente, dalla « Rivista della Diocesi
di Vicenza », CIV ('/''''), alle pp. '''''''. Tale citato mio intervento
viene richiamato anche nella presente Opera.
Questa volta non farò certamente il recensore, mia specializzazio-
ne ' come si sa ' e ciò non signi'ca necessariamente che questo
voglia dire ch'io condivida acriticamente tutto quello che è qui scritto.
Per la stessa ragione nemmeno, d'inizio, delineo per sommi capi il
contenuto di questa ricerca scienti'ca. Lo fa del resto egregiamente
l'Autore nella sua Introduzione.
Egli ricorda, altresì, lo spunto di essa avviato, o ravvivato, dalla
pubblicazione in lingua italiana del XII volume dell'Opera Omnia
di J. Ratzinger'Benedetto XVI dedicato alla Teologia del Ministero
ordinato.
Questo lavoro, peraltro, ' scrive Parise ' 'non ha alcuna pretesa
di completezza e nemmeno si pone l'obiettivo alto di voler essere una
sintesi totale' di tale Teologia, ma ' questo sì ' l'intento è quello
di inserirla anche in continuità con il discorso di San Giovanni XXIII
per l'apertura del Concilio Vaticano II, senza dimenticare Papa Fran-
cesco, che, già 'n dagli inizi del suo sommo ponti'cato, ha 'potuto
pronunciarsi sul sacerdozio con forza, in una evidente continuità con
la Tradizione ed il Magistero della Chiesa e dei suoi Predecessori'
(cfr. p. ''). Mi sia permesso però di rilevare almeno la consistenza
bibliogra'ca dell'Opera e una padronanza della materia da parte del-
l'Autore che qualche volta lo conduce a risolvere questioni che forse
si sarebbero potute lasciare sub iudice. Per la scienti'cità dello studio,
apprezzabile è pure l'indice dei nomi delle persone.
Prefazione ''

Attesto volentieri ' concludendo ' che quest'Opera è stata scritta
'con intelletto d'amore', per cui ad essa auguro che, pur in dibattito
scienti'co, possa essere altresì accolta con intelletto e soprattutto con
amore.

Mons. Agostino M''''''''
Arcivescovo titolare di Astigi
Introduzione


È stato messo a disposizione dei lettori anche nell'edizione italiana il
XII volume dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger'Benedetto XVI, il
secondo in ordine di pubblicazione, dedicato alla Teologia del Mini-
stero Ordinato' . La sua lettura e la sua meditazione hanno costituito
il necessario impulso per decidere di comporre il presente lavoro, il
quale non ha alcuna pretesa di completezza e nemmeno si pone l'o-
biettivo alto di voler essere una sintesi del pensiero di Joseph Ratzinger
o del Magistero illuminato di Benedetto XVI circa l'argomento del
sacerdozio, da lui particolarmente sviluppato nell'Anno Sacerdotale e
nelle omelie in occasione della Messe del Crisma, delle Messe per le
ordinazioni sacerdotali o negli incontri con i sacerdoti e i seminaristi.
Con molta umiltà, vorremmo solamente chiarire l'imprescindibile
'ermeneutica della continuità sacerdotale' che da Cristo, Sommo ed
Eterno Sacerdote, giunge 'no a noi, come ha ben ricordato lo stesso
Benedetto XVI' . La Chiesa pochi anni or sono ha celebrato l'Anno
della Fede, che lo stesso Ponte'ce ha indetto con il Motu Proprio Porta
Fidei, stabilendone l'inizio l''' ottobre '''', nel ''° dall'apertura del
Concilio Ecumenico Vaticano II. Ricorreva, altresì, l'anniversario del
Catechismo della Chiesa Cattolica che ' come amava dire anche San
Giovanni Paolo II ' è il Catechismo scaturito dall'ultimo Concilio. In
tale contesto ci pareva bene mostrare ancora una volta, anche nella
presente situazione di confusione, come sia necessario inquadrare
teologicamente nell'ottica dell'ermeneutica della continuità anche
il tema del sacerdozio cattolico. Questo perché il sacerdozio deriva
da Cristo stesso e pertanto non può mutare in base alle mode o alle
ideologie, né può essere fatto proprio da nessuno. Non possiamo a
tale riguardo non citare lo storico discorso di Papa Benedetto XVI

'. J. R'''''''', Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia. Teologia e spiritualità
del Sacramento dell'Ordine, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano ''''.
'. B'''''''' XVI, disc. ai partecipanti al Convegno teologico promosso dalla Congregazione
per il Clero, '' marzo '''', in AAS ' (''''), pp. '''''''.


''
'' Introduzione

alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi, il '' dicembre
'''', che rimane come pietra miliare e come faro che deve guidare
la Chiesa a '' anni dal Concilio Vaticano II. In esso, Benedetto XVI
evidenziò come ad una errata 'ermeneutica della discontinuità e della
rottura', si debba necessariamente contrapporre ed instaurare la cor-
retta 'ermeneutica della riforma e del rinnovamento nella continuità
dell'unico soggetto Chiesa'.

L'ultimo evento di quest'anno su cui vorrei so'ermarmi in questa occasione
è la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant'anni fa.
Tale memoria suscita la domanda: Qual è stato il risultato del Concilio' È
stato recepito nel modo giusto' Che cosa, nella recezione del Concilio, è
stato buono, che cosa insu'ciente o sbagliato' Che cosa resta ancora da
fare' Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del
Concilio si è svolta in modo piuttosto di'cile, anche non volendo applicare
a quanto è avvenuto in questi anni la descrizione che il grande dottore
della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio
di Nicea: egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta,
dicendo fra l'altro: 'Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono
l'uno contro l'altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei
clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per
eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede' (De Spiritu Sancto, XXX, '';
PG '', ''' A; SCh ''bis, p. ''').
Emerge la domanda: 'Perché la recezione del Concilio, in grandi parti
della Chiesa, 'nora si è svolta in modo così di'cile''. Ebbene, tutto dipende
dalla giusta interpretazione del Concilio o ' come diremmo oggi ' dalla
sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I
problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie
si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L'una ha causato confu-
sione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti.
Da una parte esiste un'interpretazione che vorrei chiamare 'ermeneutica
della discontinuità e della rottura'; essa non di rado si è potuta avvalere
della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moder-
na. Dall'altra parte c'è l''ermeneutica della riforma', del rinnovamento
nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è
un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre
lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L'ermeneutica
della discontinuità rischia di 'nire in una rottura tra Chiesa preconciliare e
Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non
sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. Sarebbe-
ro il risultato di compromessi nei quali, per raggiungere l'unanimità, si è
dovuto ancora trascinarsi dietro e riconfermare molte cose vecchie ormai
inutili. Non in questi compromessi, però, si rivelerebbe il vero spirito del
Introduzione ''

Concilio, ma invece negli slanci verso il nuovo che sono sottesi ai testi: solo
essi rappresenterebbero il vero spirito del Concilio, e partendo da essi e
in conformità con essi bisognerebbe andare avanti. Proprio perché i testi
rispecchierebbero solo in modo imperfetto il vero spirito del Concilio e
la sua novità, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di là dei testi,
facendo spazio alla novità nella quale si esprimerebbe l'intenzione più pro-
fonda, sebbene ancora indistinta, del Concilio. In una parola: occorrerebbe
seguire non i testi del Concilio, ma il suo spirito. In tal modo, ovviamente,
rimane un vasto margine per la domanda su come allora si de'nisca questo
spirito e, di conseguenza, si concede spazio ad ogni estrosità. Con ciò, però,
si fraintende in radice la natura di un Concilio come tale. In questo modo,
esso viene considerato come una specie di Costituente, che elimina una
costituzione vecchia e ne crea una nuova. Ma la Costituente ha bisogno
di un mandante e poi di una conferma da parte del mandante, cioè del
popolo al quale la costituzione deve servire. I Padri non avevano un tale
mandato e nessuno lo aveva mai dato loro; nessuno, del resto, poteva darlo,
perché la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore e ci è stata
data a'nché noi possiamo raggiungere la vita eterna e, partendo da questa
prospettiva, siamo in grado di illuminare anche la vita nel tempo e il tempo
stesso. I Vescovi, mediante il Sacramento che hanno ricevuto, sono 'duciari
del dono del Signore. Sono 'amministratori dei misteri di Dio' (' Cor ',');
come tali devono essere trovati 'fedeli e saggi' (cfr. Lc '','''''). Ciò signi'-
ca che devono amministrare il dono del Signore in modo giusto, a'nché
non resti occultato in qualche nascondiglio, ma porti frutto e il Signore, alla
'ne, possa dire all'amministratore: 'Poiché sei stato fedele nel poco, ti darò
autorità su molto' (cfr. Mt '','''''; Lc '','''''). In queste parabole evan-
geliche si esprime la dinamica della fedeltà, che interessa nel servizio del
Signore, e in esse si rende anche evidente, come in un Concilio dinamica e
fedeltà debbano diventare una cosa sola. All'ermeneutica della discontinuità
si oppone l'ermeneutica della riforma, come l'hanno presentata dapprima
Papa Giovanni XXIII nel suo discorso d'apertura del Concilio l''' ottobre
'''' e poi Papa Paolo VI nel discorso di conclusione del ' dicembre ''''' .

Papa Benedetto XVI in questo monumentale discorso denuncia
chiaramente come non sia il piacere al mondo, ai mass media, all'o-
pinione pubblica il criterio di valutazione da cui dedurre se la Chiesa
stia compiendo fedelmente o meno la missione a'datale da Cristo. Il
criterio veritativo ultimo è, e deve rimanere, sempre e solo il Signore
Gesù Cristo. 'Conformarsi alla mentalità di questo secolo' (Rm '',')
ed 'essere sballottati da qualsiasi vento di dottrina' (Ef ','') sono le

'. B'''''''' XVI, disc. alla Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi,
'' dicembre '''', in Insegnamenti di Benedetto XVI (I/''''), pp. '''''''''.
'' Introduzione

tentazioni ed i pericoli in cui si incorre maggiormente se ci adeguia-
mo alle mode del momento, se non rimaniamo ancorati a Cristo, se
mondanizziamo ' come direbbe Papa Francesco ' la Chiesa. Il Papa
(ora emerito) Benedetto XVI ricorda come l'ermeneutica della discon-
tinuità abbia avuto tanto successo proprio perché, essendo puramente
umana, è piaciuta all'uomo e ai mass media: sempre, infatti, una sedu-
zione riesce ingannevolmente a piacere. Tuttavia, il Sommo Ponte'ce
emerito ci ricorda che non è assolutamente questo che dobbiamo
cercare. L'ermeneutica della discontinuità e della rottura è totalmente
estranea alla Chiesa e lo era anche ai Padri Conciliari (e non potrebbe
essere altrimenti). San Giovanni XXIII, nel suo discorso di apertura
del Concilio Vaticano II ' come rammenta Papa Benedetto XVI '
non lascia alcuno spazio possibile per un'ermeneutica della rottura;
infatti, in quel discorso l'ermeneutica della continuità viene espressa
inequivocabilmente quando si dice che il Concilio 'vuole trasmette-
re pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti', e
continua: 'Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro
prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell'antichità, ma di
dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell'opera, che la no-
stra età esige. . . È necessario che questa dottrina certa ed immutabile,
che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata
in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa è
infatti il deposito della fede, cioè le verità contenute nella nostra vene-
randa dottrina, e altra cosa è il modo col quale esse sono enunciate,
conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata' (S. Oec.
Conc. Vat. II Constitutiones Decreta Declarationes, '''', pp. ''''''')' .
Non ci sono dubbi, constata Benedetto XVI, della bontà dei frutti
che il Concilio ha portato laddove si sia seguita la corretta ermeneutica
della riforma nella continuità, come altrettanto evidenti e tristi sono,
di contro, i problemi che ha comportato il largo seguito che ha avuto,
ed ha, l'errata ermeneutica della rottura e della discontinuità. Anche
il Beato Paolo VI ' ricorda Benedetto XVI nel citato suo discorso '
chiudendo il Concilio Vaticano II il ' dicembre '''', ha tracciato questa
corretta ermeneutica. Egli ricordava che il Concilio doveva trattare
il rapporto fra Chiesa e mondo d'oggi, dopo la crisi antropocentrica
proveniente da Kant e dall'Illuminismo. Un dialogo, cioè, col mondo

'. Ivi, p. ''''.
Introduzione ''

moderno e con l'uomo, che mettesse in luce la libertà religiosa ed il
rapporto tra fede e ragione, nell'epoca del progresso e del secolarismo.
La retta antropologia cristiana ' tracciata anche in Gaudium et Spes
' ci ricorda che l'uomo non può comprendersi 'no in fondo e non
può pienamente essere se stesso, se non in rapporto a Gesù Cristo,
guardando a lui, Dio che si è fatto uomo e che, così, può svelare a
ciascuno di noi l'altissima vocazione a cui siamo chiamati, quella '
cioè ' di essere 'gli di Dio, nel Figlio fattosi uomo. Per questo la
Chiesa non può confondersi o fondersi o farsi promotrice delle idee
mondane, che talora persino opprimono ed alienano l'uomo.
Il nostro modo di procedere sarà il seguente: poiché nella Chiesa
ogni ministero proviene da Cristo ' da qui deriva l'assoluta necessità
della continuità e non della rottura ' noi analizzeremo la preghiera
di ordinazione presbiterale nelle sue varie parti, facendo prima una
premessa storica, giungendo così, tramite il Magistero di Benedetto
XVI, a rilevare come il sacerdozio nella Chiesa Cattolica non pos-
sa che presentare sempre le stesse caratteristiche, essendo radicato
in quello del Sommo ed Eterno Sacerdote, evidenziando come an-
che il Concilio Ecumenico Vaticano II, soprattutto tramite il Decreto
Presbyterorum ordinis, non abbia assolutamente inteso che si dovesse
trovare un modo nuovo di fare i preti oggi' . Il Sacramento dell'Ordine
deriva da Dio e non è disponibile né all'uomo, né alla Chiesa, che
solo lo deve custodire e trasmettere, ma mai potrà modi'carlo. In un
suo scritto sulla teologia del presbiterato, Joseph Ratzinger nota assai
propriamente che 'l'indisponibilità del ministero, in cui si esprime
l'indisponibilità della Parola e la struttura di missione della Chiesa,
non è altro che l'esplicitazione di ciò che il linguaggio della Tradizione
chiama sacramentalità'' . Possiamo senz'altro dire allora che 'l'essere
sacerdote precede il fare'' . La Chiesa non può che considerare il sacer-
dozio ministeriale come dono che le viene da Dio, dallo Spirito Santo,
e come un compito ed un appello alla risposta libera e responsabile
ad esso; pertanto, come ricordava Papa Benedetto XVI, 'quella del

'. Dalla triste espressione da molti usata, anche nei Seminari, che oggi non si può
più fare il prete come '' anni fa, capiamo la grave crisi ed il fraintendimento in cui siamo
caduti e da cui dobbiamo assolutamente uscire: non si tratta di fare ma, anzitutto, di essere.
'. R'''''''', Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia. Teologia e spiritualità
del Sacramento dell'Ordine, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano '''', p. '''.
'. Ivi, p. '''.
'' Introduzione

sacerdote è un'altissima vocazione, che rimane un grande Mistero
anche per quanti l'abbiamo ricevuta in dono'' .
Il '' giugno '''' la Congregazione per l'Educazione Cattolica, allo-
ra competente in materia, in collaborazione con la Ponti'cia Opera
per le Vocazioni Sacerdotali, ha presentato gli Orientamenti pastorali per
la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale. Parlando della voca-
zione e dell'identità del sacerdozio ministeriale, in questo documento,
al numero ' e poi al numero ', si a'erma che

Cristo pastore è origine e modello del ministero sacerdotale (cfr. Pastores
dabo vobis, n. ''). Egli stesso ha disposto di a'dare ad alcuni suoi discepoli
la potestà di o'rire il Sacri'cio eucaristico e di perdonare i peccati. [. . . ] Per
questo il sacerdote, come a'erma bene la dottrina del carattere dell'Ordine
sacro, viene con'gurato a Cristo Sacerdote che lo abilita ad agire in persona
di Cristo Capo e Pastore. Il suo essere e il suo agire nel ministero proven-
gono dalla fedeltà di Dio, segnata dal dono spirituale che, nel Sacramento
dell'Ordine, prende dimora nel sacerdote in maniera permanente e lo di'e-
renzia dai battezzati partecipi del sacerdozio comune. Il sacerdote, infatti,
partecipa dell'autorità con la quale Cristo 'fa crescere, santi'ca e governa il
proprio corpo' (cfr. Presbyterorum ordinis, n. '). [. . . ]
Il ministero presbiterale, conferito con il Sacramento dell'Ordine, nella
sua natura è segnato dalla vita trinitaria. [. . . ] Ciò connota essenzialmente
l'identità presbiterale. [. . . ] Il Signore chiama il presbitero personalmente
e lo associa alla relazione personale con sé, all'esperienza della fraternità
apostolica e alla missione pastorale di origine squisitamente trinitaria' .

Il presente studio si propone di partire dall'analisi teologica dell'at-
tuale testo della preghiera di ordinazione presbiterale ' così come ci è
dato nel Ponti'cale Romano delle Ordinazioni la cui seconda edizione
in lingua italiana è datata '''' ' per evidenziare come tale eucologia
si caratterizzi per la struttura prettamente trinitaria, per cui potremo
leggere il ministero ordinato a partire dalle azioni delle tre Persone
divine, così come descritte nella formula di ordinazione, ricavandone
che ogni ministero deriva dalla Trinità stessa e si fonda sul sacerdozio
di Cristo.

'. B'''''''' XVI, disc. ai partecipanti al Convegno teologico promosso dalla Congregazione
per il Clero, '' marzo '''', in AAS ' (''''), pp. '''''''.
'. C'''''''''''' ''' ''E''''''''' C'''''''', Orientamenti pastorali per la promo-
zione delle vocazioni al ministero sacerdotale, '' marzo '''', nn. '.', Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano '''', pp. '.'.''.''.
Introduzione ''

In conseguenza all'Anno Sacerdotale (giugno '''''giugno ''''),
voluto, indetto e celebrato da Papa Benedetto XVI nel '''° del dies
natalis di San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d'Ars, sem-
bra essersi un po' ridestata l'attenzione per la teologia del ministero
ordinato e, pertanto, anche ai testi che compongono le liturgie di
ordinazione. Aver partecipato ad un pellegrinaggio ad Ars durante i
mesi dell'Anno Sacerdotale ed aver potuto ivi vedere molti sacerdoti
ma anche tantissimi fedeli laici pregare per le intenzioni suggerite
dal Santo Padre durante questo straordinario tempo, ha permesso di
capire l'attualità della tematica in esame e l'interesse che essa suscita
non solo presso chi è ordinato, ma presso l'intero popolo di Dio.
Ripensiamo agli ultimi anni del lungo Ponti'cato di San Giovanni
Paolo II. Essi furono pressoché dedicati all'Eucaristia. La sua ultima
Lettera enciclica, Ecclesia de Eucharistia, iniziava dicendo che 'la Chie-
sa vive dell'Eucarestia''' . Con la Lettera apostolica Mane nobiscum,
Domine, lo stesso Ponte'ce santo indisse l'Anno dell'Eucarestia, du-
rante il quale egli concluse la sua esemplare vita terrena. Toccò poi a
Benedetto XVI portare a termine tale luminosissimo anno, presiedere
il Sinodo dei Vescovi dell'ottobre del '''' su questo tema e, in'ne,
prepararne la conseguente Esortazione apostolica, Sacramentum Cha-
ritatis. L'importanza data all'Eucarestia e la sua indiscussa centralità
non possono non dirci anche l'importanza del sacerdozio: l'uomo
non può darsi da sé l'Eucarestia ma, per un misterioso volere di Dio,
essa è donata sulla terra per mezzo del sacerdote, come ricordava
ammirato ' e persino spaventato per l'altezza di tale compito e per
l'indegnità dell'essere chiamati a compierlo ' il Santo Curato d'Ars'' ,

''. G''''''' P'''' II, lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, '' aprile '''', n. ', in AAS ''
(''''), p. '''.
''. In occasione della memoria liturgica di S. Giovanni Maria Vianney del ' agosto
'''', l'allora Prefetto della Congregazione per il Clero, il Card. Piacenza, ha rivolto un
messaggio ai sacerdoti nel quale esplicita con chiarezza come il Curato d'Ars sia attuale
modello presbiterale ' in virtù dell'ermeneutica della continuità ' e richiami la necessità
del sacerdozio nel mondo, temi che svilupperemo nel corso del nostro studio. Egli ha
scritto: 'San Giovanni Maria Vianney è talvolta presentato in modo parziale, o per'no
unilaterale, come eccessivamente determinato dal proprio tempo o, per'no, dal proprio
pro'lo psico-spirituale. In realtà, chi davvero ne conosce la vita e l'eroicità delle virtù, si
rende conto di avere innanzi ai propri occhi un fulgidissimo esempio di 'pastore che ha
l'odore delle pecore', come ci ha indicato Papa Francesco nella ormai famosa omelia
della Santa Messa Crismale di quest'anno. Dobbiamo cogliere la verità e l'esemplarità
dell'esistenza sacerdotale del Vianney, per sentirci vicini a tutti i Sacerdoti che, nel silenzio
'' Introduzione

modello sacerdotale valido anche ai nostri giorni proprio in ragione di
quell'ermeneutica della riforma e del rinnovamento nella continuità
' anche sacerdotale ' che sempre deve vigere nell'unico soggetto
Chiesa. Il legame fra Eucarestia e Sacerdozio è tale che nello stesso
giorno, il Giovedì Santo, celebriamo e ricordiamo l'istituzione di en-
trambi, sottolineandone così l'indiscutibile ed inscindibile intrinseca
unità. Quindi, parlando dell'importanza del Sacramento Eucaristico,
non possiamo non intendere ' come mirabilmente sottolineò anche
il Concilio di Trento nella Doctrina de Sacramento Ordinis'' ' anche
l'importanza e la necessità per la vita della Chiesa del Sacramento del-
l'Ordine Sacro, a cui noi ci riferiremo in questo studio, concentrandoci
unicamente sul secondo grado, ovvero il presbiterato.
Consapevoli che lex orandi est lex credendi e convinti che ogni analisi
che parte dai riti e dai testi ' per ritus et preces ' rappresenti il migliore
itinerario metodologico per risalire agli insegnamenti dottrinali e
teologici che stanno a fondamento di ogni Sacramento della Chiesa,
questo lavoro vorrebbe anzitutto proporre un'analisi della preghiera
di ordinazione, traendo così alcune conseguenze da questa intima
connessione tra azione trinitaria, ministero ordinato e fondazione di
quest'ultimo in Cristo.
Procederemo anzitutto o'rendo un breve quadro storico di come
si è formato ed evoluto dai primi secoli al Vaticano II il rito di ordina-
zione dei presbiteri, con particolare attenzione proprio alla 'formula
consacratoria'.
Giunti quindi ai nostri giorni, analizzeremo il testo della preghie-
ra stessa, la cui struttura presenta tre parti, corrispondenti ciascuna
all'azione di una delle tre Persone divine. Metteremo in evidenza '
tramite opportuni richiami e citazioni ' come la dottrina che rica-

e nel nascondimento, o'rono quotidianamente la propria eroica testimonianza di fedeltà a
Cristo ed alla Chiesa e, perciò a tutti gli uomini. [. . . ] Un mondo che volesse emarginare
il sacerdozio ministeriale sarebbe, in realtà, al di là di ogni apparente giusti'cazione, un
mondo desideroso di escludere Dio, il nostro Dio le cui viscere sono di misericordia. Siamo
invece certi che un 'esercito buono' di sacerdoti, un 'esercito di pace' e di bene, di verità
e di amore, di luce e di misericordia, fascia ogni giorno questa valle di lacrime, perché la
Luce della Fede possa sempre risplendere nel cuore e nella mente degli uomini, nella vita
di coloro per i quali il Padre ha inviato il suo 'glio e possa divampare ovunque il fuoco del
divino amore'. Cfr. M. P''''''', messaggio del Prefetto della Congregazione per il Clero, in
occasione della memoria di San Giovanni Maria Vianney, ' agosto ''''.
''. Cfr. C''''''' '' T''''', decr. De Sacramento Ordinis, '' luglio '''', in DS/'''''''''.
Introduzione ''

viamo da questo testo sia quella stessa espressa dai vari documenti
conciliari, nonché dal magistero anche più recente. Ricordiamo pure
che il numero '''' del Catechismo della Chiesa Cattolica'' è una mira-
bile sintesi ' con le citazioni di Lumen gentium '' e di Presbyterorum
''. '''': 'Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi
Apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori,
cioè i Vescovi, i quali hanno legittimamente a'dato, secondo diversi gradi, l'u'cio del
loro ministero a vari soggetti nella Chiesa'. 'La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa
in grado subordinato ai presbiteri, a'nché questi, costituiti nell'ordine del presbiterato,
fossero cooperatori dell'ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica
a'data da Cristo'. '''': 'La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente unita all'ordine
episcopale, partecipa dell'autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santi'ca e governa
il proprio corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i
sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il
quale i presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale
carattere che li con'gura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella
persona di Cristo Capo'. '''': 'I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e
dipendendo dai Vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti nell'onore
sacerdotale e in virtù del sacramento dell'Ordine, a immagine di Cristo, Sommo ed eterno
Sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto
divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento'. '''': in virtù del sacramento dell'Ordine
i sacerdoti partecipano alla dimensione universale della missione a'data da Cristo agli
Apostoli. Il dono spirituale che hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara ad una
missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, ''no
agli ultimi con'ni della terra' (At ','), 'pronti nel loro animo a predicare dovunque il
Vangelo'. '''': Essi 'soprattutto esercitano la loro funzione sacra nel culto o assemblea
eucaristica, dove, agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uniscono i
voti dei fedeli al sacri'cio del loro Capo e nel sacri'cio della Messa rendono presente e
applicano, 'no alla venuta del Signore, l'unico sacri'cio del Nuovo Testamento, il sacri'cio
cioè di Cristo, che una volta per tutte si o're al Padre quale vittima immacolata'. Da
questo unico sacri'cio tutto il loro ministero sacerdotale trae la sua forza. '''': 'I presbiteri,
saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suo aiuto e strumento, chiamati al servizio
del popolo di Dio, costituiscono col loro Vescovo un unico presbiterio, sebbene destinato
a u'ci diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per così dire, presente il
Vescovo, cui sono uniti con animo 'ducioso e grande, condividono in parte le sue funzioni
e la sua sollecitudine e le esercitano con dedizione quotidiana'. I sacerdoti non possono
esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal Vescovo e in comunione con lui. La
promessa di obbedienza che fanno al Vescovo al momento dell'ordinazione e il bacio di
pace del Vescovo al termine della liturgia dell'ordinazione signi'cano che il Vescovo li
considera come suoi collaboratori, suoi 'gli, suoi fratelli e suoi amici, e che, in cambio, essi
gli devono amore e obbedienza. '''': 'I presbiteri, costituiti nell'ordine del presbiterato
mediante l'ordinazione, sono tutti tra loro uniti da intima fraternità sacramentale; ma
in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio sono
assegnati sotto il proprio Vescovo'. L'unità del presbiterio trova un'espressione liturgica
nella consuetudine secondo la quale, durante il rito dell'ordinazione, i presbiteri, dopo il
Vescovo, impongono anch'essi le mani. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. ''''''''',
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, ''''' .
'' Introduzione

ordinis ' ' di questa teologia, la quale a'erma che 'la nostra esistenza
di uomini, di cristiani, di Sacerdoti diviene comprensibile soltanto alla
luce della partecipazione alla missione salvi'ca di Cristo che perdura
nella Chiesa''' . Sulla necessità di riscoprire e di iniziare a studiare e
ad usare il Catechismo della Chiesa Cattolica, anche a partire dall'Anno
della Fede, per una reale ed e'cace nuova evangelizzazione, non ci
so'ermiamo, ma sappiamo quanto ai Ponte'ci San Giovanni Paolo II,
Benedetto XVI e Francesco, questo tema stia particolarmente a cuore.
In'ne, ci sarà possibile trarre da questa dottrina sul ministero pre-
sbiterale qualche spunto concreto per la vita e la missione dei ministri
ordinati, mettendoci all'ascolto del Magistero del Sommo Ponte'ce
emerito Benedetto XVI, rilevando come già, 'n dagli inizi del suo
Ponti'cato, anche il Santo Padre Francesco abbia potuto pronunciarsi
sul sacerdozio con forza, in una evidente continuità con la Tradizione
ed il Magistero della Chiesa e dei suoi Predecessori.
In questo nostro procedere, terremo conto di quanto a'erma, nella
prefazione al XII volume dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger, il Car-
dinale Gherard Ludwig Müller, attuale Prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede e Curatore dell'edizione tedesca dell'Opera,
ovvero che è triplice il motivo della crisi attuale del sacerdozio: a li-
vello extraecclesiale, la perdita di ogni riferimento al Trascendente; a
livello intraecclesiale, l'assunzione di categorie protestanti, soprattutto
in ambito esegetico e di qui il loro dipanarsi in ogni ambito; in'ne, un
terzo fattore ascrivibile tanto alla sfera extra che a quella intra ecclesiale,
ovvero la moderna idea di autonomia relativistica, soggettivistica ed
individualistica che guarda con sospetto a qualunque esercizio del-
l'autorità (di questo tratteremo più avanti parlando del munus docendi,
servendoci di una catechesi del mercoledì in cui Benedetto XVI si
so'erma proprio su tale questione).

La crisi del sacerdozio nel mondo occidentale, negli ultimi decenni, è anche
il risultato di un radicale disorientamento dell'identità cristiana di fronte
ad una 'loso'a che trasferisce all'interno del mondo il senso più profondo
e il 'ne ultimo della storia e di ogni esistenza umana, privando così del-
l'orizzonte trascendente e della prospettiva escatologica. Attendere tutto
da Dio e fondare tutta la propria vita su Dio, che in Cristo ci ha donato
tutto: questa sola può essere la logica di una scelta di vita che, nella completa

''. P''''''', Il sigillo. Cristo fonte dell'identità del prete, Cantagalli, Siena '''', pp. '''''.
Introduzione ''

donazione di sé, si pone alla sequela di Gesù, partecipando alla sua missione
di Salvatore del mondo che Egli compie nella so'erenza e nella Croce e
che ha ineludibilmente rivelato la sua Risurrezione dai morti. Ma bisogna
rilevare anche fattori infraecclesiali. [. . . ] Soprattutto l'apertura all'esegesi
protestante negli anni Cinquanta e Sessanta. Spesso da parte Cattolica non
ci si è resi conto dei pregiudizi sistematici che stavano alla base dell'esegesi
scaturita dalla Riforma. E così sulla Chiesa cattolica (e ortodossa) si è abbat-
tuta la furia della critica al sacerdozio ministeriale, nella presunzione che
non avesse fondamento biblico. Il sacerdozio sacramentale, tutto riferito al
sacri'cio eucaristico ' così come era stato a'ermato al Concilio di Trento
', a prima vista non sembrava essere biblicamente fondato, sia dal punto
di vista terminologico, sia per quel che riguarda le particolari prerogative
del sacerdote rispetto ai laici, specialmente per il potere di consacrare. [. . . ]
Alla critica riformata al sacerdozio sacramentale ' perché avrebbe messo
in discussione l'unicità del sommo sacerdozio di Cristo (in base alla Lettera
agli Ebrei) e avrebbe messo al margine il sacerdozio di tutti i fedeli (secondo
' Pt ',') ' si è unita in'ne la moderna idea di autonomia che guarda con
sospetto a qualunque esercizio dell'autorità. Sulla base dell'a'ermazione
che Gesù, da un punto di vista sociologico-religioso, non era sacerdote
con funzioni cultuali e dunque (per usare una formulazione anacronistica)
era un laico, e sulla base poi del fatto che, nel Nuovo Testamento, non
viene addotta alcuna terminologia sacrale per i servizi e i ministeri, ma
denominazioni ritenute profane ' è sembrato che si potesse considerare
dimostrata come impropria la trasformazione, di quelli che nella Bibbia
si vedono svolgere funzioni all'interno della comunità, in detentori di un
nuovo sacerdozio cultuale nella Chiesa delle origini, a partire dal III secolo'' .

Con le acquisizioni della moderna esegesi biblica ed un'analisi
accorta dello sviluppo storico-dogmatico, possiamo ritenere, invece,
fondate le a'ermazioni dogmatiche circa il sacerdozio ministeriale
prodotte soprattutto nei Concili di Firenze, di Trento e nel Vaticano II,
che in seguito vedremo. È altresì chiaro che l'essere Sommo ed Eterno
Sacerdote da parte di Gesù scaturisce dal suo provenire dal Padre: nella
dinamica trinitaria si pone anche il sacerdozio ministeriale che è nella
Chiesa Cattolica poiché è Cristo stesso che rende partecipi di questa
sua speciale consacrazione e missione, dapprima chiamando i Dodici
e poi perpetuando la missione degli Apostoli nella Chiesa; nessuno
può darsi il Ministero Ordinato da sé, se non chi è chiamato a ciò da

''. G.L. M''''' in J. R'''''''', Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia.
Teologia e spiritualità del Sacramento dell'Ordine ' Prefazione del Curatore dell'edizione
tedesca, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano '''', pp. '''.
'' Presbiteri a gloria della Trinità

Cristo ed è costituito tale dalla Chiesa. Quella del sacerdote pertanto
non è una mediazione 'autosu'ciente' o integrativa, accanto o ad
esclusione di quella di Cristo. Pertanto le obiezioni al sacerdozio
cattolico sopra elencate non possono ragionevolmente sussistere.
Il nostro lavoro, tuttavia, come già espresso, non vuole essere un'a-
nalisi sistematica del pensiero di Joseph Ratzinger e del Magistero
di Benedetto XVI sul Sacramento dell'Ordine o sul Presbiterato in
specie, e nemmeno è un'analisi dell'intero Rito dell'Ordinazione Pre-
sbiterale, ma un umile contributo che, a partire dagli Insegnamenti di
Benedetto XVI, vuole dire, dopo aver analizzato la dinamica trinitaria
del ministero sacro del presbiterato così come emerge dalla preghiera
di ordinazione, la necessaria ermeneutica della riforma e del rinno-
vamento nella continuità di cui abbisogna l'unico soggetto Chiesa,
anche circa questo tema, tracciando in'ne alcune linee concrete ed
imprescindibili in cui questo dovrebbe tradursi e concretizzarsi, per
un recupero dell'identità sacerdotale che porti il presbitero a vivere
realmente la sua missione, nella dinamica dello stare con il Signore,
per poter poi fruttuosamente andare agli uomini.
Ci introduciamo così in questo piccolo studio, ricordando le parole
di Joseph Ratzinger: « L'umanità non ha bisogno di sacerdoti che
lottino per i loro diritti e la loro emancipazione, e che quindi in verità
abbiano cura solo di se stessi: essa ha bisogno di 'servitori delle
cattedrali', la cui vita disinteressata e pura renda Dio credibile e, con
ciò, renda l'uomo di nuovo credibile. Questa è la via stretta, a cui ci
rinviano le questioni poste dalla ri'essione »'' .




''. R'''''''', Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia. Teologia e spiritualità
del Sacramento dell'Ordine ' Prefazione del Curatore dell'edizione tedesca, Libreria Editrice
Vaticana, Città del Vaticano '''', p. '''.

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