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Santi di oggi 15 Marzo 2010:

San Tommaso d'Aquino

di Chesterton G.K.

Tipo Libro
Titolo San Tommaso d'Aquino
Autore

Chesterton G.K.


Editore

Lindau Edizioni


EAN 9788871807683
Prezzo 16,50 €  (Richiedi preventivo per numerosi pezzi)
Pagine 208
Data ottobre 2008
Misure 140 x 210
Collana I Pellicani
Disponibilità immediata Spedizione gratuita

BREVE DESCRIZIONE DI «San Tommaso d'Aquino»

San Tommaso dAquino (1225-1274) è uno dei pilastri del pensiero cristiano. La sua opera raccorda e armonizza il messaggio evangelico e la filosofia classica, la fede e la ragione. Eppure, scrive Chesterton, «questo grande personaggio meriterebbe di essere più conosciuto ». E proprio intorno alla sua personalità ruota questa celebre biografia, a giudizio di molti tomisti, in primis Jacques Maritain e Anton C. Pegis, la migliore. Chesterton rievoca con la consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante del nuovo ordine fondato dallo spagnolo Domenico, strenuamente combattuta dalla sua ricca e potente famiglia che avrebbe voluto per lui ben altri onori; gli studi a Colonia sotto la guida sapiente di Alberto Magno il filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il cristianesimo con laristotelismo e che tanto lo influenzò ; lapprodo a Parigi e allinsegnamento universitario; infine il ritorno in Italia, la stesura della Summa Theologiae e la morte nellabbazia cistercense di Fossanova, nei pressi di Latina.
Come scrive Monsignor Luigi Negri nellintroduzione al volume: «Allinizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dellesistenza concreta degli uomini e della società».

GILBERT KEITH CHESTERTON (1874-1936) fu scrittore e pubblicista dalla penna estremamente feconda. Soprannominato «il principe del paradosso», usava una prosa vivace e ironica per esprimere serissimi commenti sul mondo in cui viveva. Scrisse saggi letterari (Dickens, Wilde, Shaw) e polemici (Ortodossia), romanzi «seri» (Luomo che fu Giovedì, Losteria volante) e gialli (celebre la serie di avventure di Padre Brown).

RECENSIONI DI «San Tommaso d'Aquino»

Autore: Radici Cristiane (vedi tutte le recensioni)

«Voi lo chiamate “Bue Muto”: ma io vi dico che questo bue muggirà così forte che lo si sentirà in tutto il mondo». Così Alberto Magno, durante una delle sue lezioni all’Università di Colonia, a proposito di un allievo che tutti dileggiavano perché grande, grosso e taciturno, scambiando il suo umile silenzio per insipienza. E quel “Bue Muto” doveva infatti cambiare le sorti della cultura mondiale, “riabilitando” Aristotele e fungendo da cerniera tra mondo classico e mondo cristiano. Alberto Magno parlava infatti riferendosi a san Tommaso d’Aquino, oggetto di un saggio godibilissimo di Chesterton, recentemente ripubblicato da Lindau assieme all’altro scritto chestertoniano su san Francesco.

Un passaggio fondamentale del lavoro dell’apologista inglese contrappone la rivoluzione culturale tomista alle altre rivoluzioni: la maggior parte di esse non fu che una serie di ridicole contro-rivoluzioni o meglio “rivoluzioni contrarie”. L’analisi delle mode femminili, ad esempio dalla recente liberazione femminile che era una sorta di rivolta non solo contro il preteso maschilismo, ma soprattutto contro la “moda” delle suffragette, che a sua volta si opponeva alla cultura femminile amante di Byron, che la generazione precedente considerava invece come una sorta di proto-bolscevico. Così, risalendo nei secoli, il puritanesimo era stato una ribellione al lassismo del periodo precedente, e via discorrendo. «Soltanto un pazzo può sostenere che queste cose abbiano portato un progresso, trattandosi semplicemente di questioni che prima andavano in un verso e poi in un altro» conclude sconsolato Chesterton.

Cambia invece veramente tutto con il superamento di Platone ed il recupero di Aristotele. Tanto che l’Inglese scrive: «quando i moderni, tirando la più scura tenda dell’oscurantismo, decisero che non c’era stato niente di importante prima del Rinascimento e della Riforma, cominciarono il loro iter moderno cadendo in un errore madornale: quello del platonismo». Il neoplatonismo (ma giustamente Chesterton sottolinea che si tratta di un neo-neoplatonismo anticlericale, quello originale essendo molto vicino alla Chiesa delle origini) era caratterizzato in particolare da due pericolose diversioni: l’amore per l’astrologia e l’universalismo. «La dipendenza dagli antichi è tuttora talmente forte che nel mondo moderno sopravvivono entrambe. L’astrologia campeggia nei giornali della domenica e l’altra teoria trova la sua ennesima espressione nel comunismo». Evidentemente, in mezzo secolo non è cambiato molto…

Chesterton continua a sottolineare l’azione dirompente della Riforma Protestante e del Rinascimento, capaci di spezzare una continuità con la tradizione che non era stata interrotta neppure dalle invasioni barbariche o dal Sacco di Roma («eventi marginali» li definisce lo scrittore, evidenziando ancor più come le rivoluzioni siano essenzialmente un fatto culturale). E questo anche in positivo, come ricorda mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, nella sua introduzione: mentre la Rivoluzione Francese «dal punto di vista della popolarità, non può vantare alcuna consistenza», quella culturale realizzata da san Tommaso «è una rivoluzione autenticamente popolare, una delle più grandi rivoluzioni popolari che l’Occidente abbia mai avuto».


Tratto dalla rivista Radici Cristiane n. 41 - Gennaio/Febbraio 2009

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