Per quanto possa sembrare paradossale per la distanza di tempo in cui visse rispetto al nostro, la figura di Tommaso d’Aquino ha ancora molto da dirci. Questo sottolinea l’Autore del presente libro che, di fronte alla vasta letteratura fiorita attorno a Tommaso, spicca per la sua originalità. Infatti egli rievoca con la sua abituale ironia e sagacia gli anni giovanili dell’Aquinate, poi quelli che lo hanno visto docente universitario, impegnato non solo nell’insegnamento, ma anche nel difendere, con passione e abilità dialettica, la verità.
Alla scuola di Alberto Magno imparò a scoprire il vero pensiero di Aristotele, manipolato ai suoi tempi da Sigieri di Brabante e in seguito dall’averroismo latino. Tale scoperta apportò l’enorme beneficio di poter conciliare l’aristotelismo con il cristianesimo, dando origine a un pensiero cristiano purificato dai tanti dualismi di origine platonica e restituendo alla ricerca filosofica quel rigore scientifico che consentì di armonizzare il messaggio evangelico e la filosofia classica, la fede e la ragione. Mi piace mettere in evidenza quanto è scritto tra l’altro nell’Introduzione :«All’inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui S. Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, un peso, un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico, ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell’esistenza concreta degli uomini e della società» (pp. 9-10).
Tratto dalla Rivista di Scienze dell'Educazione n. 3/2009
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