Citazione spirituale

Angelus in Piazza San Pietro

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci racconta la guarigione di un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Attraverso la simbologia di questo episodio, l’evangelista Giovanni ci parla del mistero della salvezza: mentre eravamo nell’oscurità, mentre l’umanità camminava nelle tenebre (cfr Is 9,1), Dio ha inviato il suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi e illuminare la nostra vita.

I profeti avevano annunciato che il Messia avrebbe aperto gli occhi dei ciechi (cfr Is 29,18; 35,5; Sal 146,8). Gesù stesso accredita la propria missione mostrando che «i ciechi riacquistano la vista» (Mt 11,4); e si presenta dicendo: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12). In effetti, possiamo dire che noi tutti siamo “ciechi dalla nascita”, perché da soli non riusciamo a vedere in profondità il mistero della vita. Perciò Dio si è fatto carne in Gesù, perché il fango della nostra umanità, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verità.

Colpisce il fatto che lungo i secoli si sia diffusa l’opinione, presente ancora oggi, secondo cui la fede sarebbe una specie di “salto nel buio”, una rinuncia a pensare, cosicché avere fede significherebbe credere “ciecamente”. Il Vangelo ci dice invece che a contatto con Cristo gli occhi si aprono, al punto che le autorità religiose chiedono con insistenza al cieco guarito: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?» (Gv 9,10); e ancora: «Come ti ha aperto gli occhi?» (v. 26).

Fratelli e sorelle, anche noi, guariti dall’amore di Cristo, siamo chiamati a vivere un cristianesimo “dagli occhi aperti”. La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo. Al contrario, la fede ci aiuta a guardare «dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere» (Enc. Lumen fidei, 18) e, perciò, ci chiede di “aprire gli occhi”, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo.

Oggi, in particolare, a fronte delle tante domande del cuore umano e delle drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo, c’è bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà.

Chiediamo alla Vergine Maria che interceda per noi, perché la luce di Cristo apra gli occhi del nostro cuore e possiamo dare testimonianza di Lui con semplicità e coraggio.

Discorso pronunciato da papa Leone XIV durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 15/03/2026


Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"


Mentre eravamo nell’oscurità, mentre l’umanità camminava nelle tenebre (cfr Is 9,1), Dio ha inviato il suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi e illuminare la nostra vita.

- Papa Leone XIV -



Dio si è fatto carne in Gesù, perché il fango della nostra umanità, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verità.

- Papa Leone XIV -



La fede ci aiuta a guardare «dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere» (Enc. Lumen fidei, 18) e, perciò, ci chiede di “aprire gli occhi”, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo.

- Papa Leone XIV -