Citazione spirituale

Storie di donne che hanno ucciso

-

Le radici della violenza femminile: un contributo psicologico e grafologico

 
di

Lidia Fogarolo

 


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EAN 9788825051018

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Tipo Libro Titolo Storie di donne che hanno ucciso - Le radici della violenza femminile: un contributo psicologico e grafologico Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825051018 Pagine 212 Data giugno 2020 Collana Grafologia & Psicologia
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Grafologia & Psicologia




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Lidia FOGAROLO




STORIE DI DONNE
che HANNO UCCISO

LE RADICI DELLA VIOLENZA FEMMINILE:
un CONTRIBUTO PSICOLOGICO
e GRAFOLOGICO




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Foto in copertina: John William Waterhouse, Jason and Medea (1907),
courtesy by Wikimedia Commons Images
Impaginazione: calamusdesign.it

www.grafologiamorettiana.it

ISBN 978-88-250-5101-8

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO - EDITRICE
Basilica del Santo - via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it




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PREFAZIONE




Quando Lidia Fogarolo mi ha chiesto di scrivere la Prefazione alla
sua ultima opera, ho accettato per tre ragioni: avendo firmato la
Prefazione a un suo precedente lavoro (Storie di Serial Killer), chiudo
un intenso percorso che mi ha consentito di vedere l'assassinio sotto
una luce intimistica attraverso l'analisi della scrittura dei criminali; da
uomo, scrivere di donne rappresenta una sfida entusiasmante; non ho
mai trattato il tema della donna che uccide.
Questo è infatti l'argomento del viaggio nella sofferenza e nell'orrore
che Lidia Fogarolo ci propone, con un titolo asciutto e incisivo: «Storie
di donne che hanno ucciso ' Le radici della violenza femminile». Il testo
tratta nove casi di omicidio avvenuti negli States dagli anni Ottanta in
avanti, descritti in dettaglio, più, nella parte finale, di altri ventisette
casi sempre riguardanti donne assassine americane, classificati secondo
le tipologie difensive e offensive riscontrate.
La penna felice dell'autrice, psicologa specializzata in grafologia,
consente all'opera stessa di 'giocare' il proprio ruolo su due piani:
quello specialistico (l'analisi psicologica e grafologica) e il non meno
importante livello divulgativo, che consente a noi che non siamo
grafologi, psicologi o psichiatri di leggere i suoi libri con autentico
interesse per il 'lato oscuro' del nostro essere umano.
L'ho detto per il libro sui Serial Killer e lo ripeto: l'Indice è il
primo passo per la comprensione generale di un testo. Rappresenta
un basilare strumento di pre-apprendimento, specie se redatto con
quella limpida precisione didascalica, nell'accezione elevata del
termine, che la Fogarolo dimostra di possedere. L'Indice anticipa
un percorso: l'avvicinamento per gradi all'interno e all'inferno del
delitto al femminile. Incontreremo casi di infanticidio a mo' di
controllo delle nascite, omicidi dovuti alla depressione, il sacrificio


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Prefazione


della prole per denaro, la tortura di figlie adolescenti, la vendetta nei
confronti di una rivale in amore, l'eliminazione fisica all'insegna del
bullismo, la rabbia covata che conduce al mass shooting, uccidere per
continuare a fare shopping sfrenato, sadismo assassino di coppia e
via ammazzando. Verrebbe da dire, leggendo una simile carrellata di
aberrazioni, che, in fondo, anche la donna ammazza come e quanto
l'uomo. E invece no.
L'ampia Introduzione di Lidia Fogarolo esordisce proprio coi luoghi
comuni, che la studiosa, a ragione, definisce «immaginario tradizionale
dovuto a un pregiudizio storico». Attraverso i tre paragrafi introduttivi,
vengono spazzate via le visioni preconcette legate alla figura femminile
in negativo, da Eva ai giorni nostri.
«Il primo passo per creare un contenitore mentale utile per
comprendere il fenomeno delle donne assassine riguarda la sua diffusione
statistica. Sappiamo già che a uccidere sono una minoranza di donne
rispetto agli uomini».
Il «contenitore mentale», dovendo leggere un libro come questo,
dev'essere necessariamente svuotato da preconcetti e riempito
gradatamente di dati, interpretazione degli stessi, precise considerazioni
di natura sociale, intimistica e psicologica sul rapporto donna-omicidio.

In generale, gli omicidi sono suddivisibili in tre categorie: omicidi
collegati ad attività criminali; quelli nell'ambito delle relazioni
interpersonali e gli omicidi a sfondo socio-politico. Le guerre non
rientrano nella categoria statistica degli omicidi! Aveva ragione Voltaire:
«Uccidere è proibito; perciò si puniscono tutti gli assassini che non
uccidono in numerose compagnie e al suono delle trombe». Tuttavia,
volendo inserire nel novero degli assassinii anche quelli commessi in
guerra, verrebbe in ogni caso confermato il dato generale: l'uomo
ammazza in percentuale maggiore. Infatti, «le donne sono sempre e
ovunque meno propense degli uomini a commettere atti criminali, un
fenomeno molto evidente nel caso estremo dell'omicidio». In definitiva,
per dirla con George Bernard Shaw, «l'assassinio è la forma estrema
di censura» e l'uomo è il censore massimo. Tuttavia, malgrado uccida
sensibilmente di meno, la reazione nei confronti di una donna che
ammazza è fortissima. Ammettiamolo: un padre che uccide il proprio
figlio causa in noi orrore, ma se a commettere tale omicidio è la madre,
il trauma personale e collettivo è più duro da assorbire. È intimamente

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Prefazione


stridente con la Natura delle cose. Una donna che uccide (o che maltratta:
pensiamo agli abusi di certe maestre e personale sanitario in asili e case
di cura) fa a pugni con l'idea stessa che custodiamo di lei, idea che
vorremmo fosse associata esclusivamente alla grazia, alla delicatezza,
alla sensualità. L'immagine dell'ideale femminile non muore, seppur
sia frammentato in mille altri non-ideali, essendo la nostra una società
fortemente sfilacciata.
Questo rimando all'ideale mi ha da subito condotto a un'azione,
leggendo i nomi delle assassine che Lidia Fogarolo ci presenta col suo
stile squisitamente asciutto, utilizzando la struttura già collaudata per
il libro sui Serial Killer (apre col profilo biografico, quindi la premessa
che giustifica l'interrogazione grafologica, in ultimo l'analisi della
personalità): il desiderio di vedere il volto della donna-assassina! Ed
ecco che scatta la ricerca sul web, l'attribuzione di una faccia a quello
spargimento di sangue. Risultato' La faccia, immancabilmente, delude.
Donne nella norma. Alcune belle, altre oscure, altre ancora dotate di
un fascino fatale. Ma, lo sappiamo, tra la femme fatale e la donna
che ammazza vi è una distanza siderale. È inutile: vorremmo vedere
nel Male un volto 'rassicurante' nella sua identificabilità, ma il Male
spariglia le carte e coglie di sorpresa, ancor di più se il Male è Femmina,
commesso, in prevalenza, con «mezzi più distanti e 'puliti' quali veleno,
droghe, annegamento e soffocamento».

Al di là degli strumenti di morte, il libro traccia un percorso articolato
all'interno dell'universo-donna, focalizzandosi sulle criticità sociali alla
base di determinate derive. Associata alla descrizione del delitto in
sé, l'opera si propone, per ogni caso, di mettere a fuoco «quali sono le
caratteristiche di un profilo criminale femminile ritenute predittive, per
cui fin da subito gli investigatori, osservando una scena del crimine,
riescono a capire che a commettere il reato è stata una donna; e quali
sono, invece, le situazioni in cui una donna uccide mettendo in atto
modalità non corrispondenti alle aspettative di genere».
Lidia Fogarolo, presentando situazioni estreme ' qual è un omicidio
e ancor più un omicidio al femminile ' introduce il lettore a quelle che
potremmo chiamare, genericamente, le criticità abituali della nostra
società, che nella maggior parte dei casi mai condurranno a un omicidio.
Proprio in funzione di questa consequenzialità ' che conduce certune
a cagionare la morte ' è fondamentale focalizzarsi sulle dinamiche

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Prefazione


naturali alla base del modello genitoriale (il rapporto che l'assassina
ha avuto coi suoi genitori), sul modello che sottende l'affettività e
l'anaffettività, sul legame madre-figlio ed ancor prima sul rapporto
della donna con la maternità. Non solo. Lidia Fogarolo analizza il
fenomeno chiamato bullismo, perpetrato da ragazze adolescenti nei
confronti di loro coetanee, che può sfociare, come vedremo, in forme
crudeli di omicidio.
La società tutta con le sue profonde cricche è parte formante della
storia di queste donne che eliminano l'altro-da-sé anche nell'ambito
della conflittualità sul mondo del lavoro. In tal senso, risulta illuminante
l'analisi del fenomeno poco conosciuto chiamato mass shooting.
Vedremo come determinate situazioni conflittuali, soprattutto
pregresse ' che nella maggior parte dei casi possono, mal che vada,
produrre una vita d'inferno ' deraglino, facendo così scattare il 'lato
oscuro'.
Lidia Fogarolo, attraverso la narrazione dell'evento, quindi
utilizzando lo strumento della contestualizzazione sociale e intimistica
(entrare nei panni della donna ai fini della comprensione), tira le fila
' per quanto scientificamente possibile ' grazie all'analisi grafologica
della personalità, la quale è sempre il risultato del nostro essere con gli
altri e con noi stessi.



Concludo con una caratteristica riscontrata nella maggior parte dei
casi esaminati. Una peculiarità dolorosa e agghiacciante, frutto del
proprio vissuto mai superato: l'assenza, nella scrittura delle donne-
assassine, «dell'intelligenza empatica e dell'identificazione con la
propria vulnerabilità, che viene pertanto proiettata all'esterno e punita
quando osa manifestarsi».
Questa mancanza di risonanza empatica, questa incapacità di
sintonizzarsi con gli altri, rappresenta il frutto di un non-percorso di
crescita umana, di un mancato superamento della propria storia, che
ha lacerato, se non spazzato via, l'anima di queste donne, conducendole
negli abissi di se stesse.
La cassa armonica della loro personalità risulta infranta, risuonando
come corpo dilaniato che diffonde attorno a sé una disarmonicità
assassina. Questa, sommata a quella dominante del sesso maschile, ci
interroga e sempre ci interrogherà sul fatto che, per dirla con Goethe,

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Prefazione


l'umanità è ' anche, tanto, poco' ' un «microcosmo di pazzia» e ogni
essere umano, precisa il drammaturgo tedesco Georg Büchner, «è un
abisso e a uno gira la testa se ci guarda dentro» '



Andrea Biscàro
Torino, 25 gennaio 2020




Andrea Biscàro scrittore e ricercatore indipendente, ha collaborato con accademici
anglosassoni e col mensile «Storia in Rete», curando, fra le altre, in-
(Torino, 1967)
chieste sul caso Moro, Girolimoni, Diabolich. Collabora saltuariamente
con «Civico20 News ' la rivista online di Torino».
È coautore di Nero Cudine. Il coraggio della verità (Angolo Manzoni, 2006); Strada facen-
do' Ricordando il Commissario Montesano (Daniela Piazza Editore, 2016).
È autore di: Buffalo Bill è arrivato a Torino (Neos, 2011); Il Maciste di Porta Pila. Storie di
immigrati e del 'Re' Maurizio (Neos, 2013); A l'era tut n'autr afé' (Roberto Chiaramonte
Editore, 2015); L'amante di se stessa. Vita di Madame Rimsky-Korsakov (Graphe.it Edizioni,
2018); Lady Peg. Vita di una cagnolina prodigio (Graphe.it Edizioni, 2019).



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PARTE 1
Introduzione




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INTRODUZIONE




Un mondo davvero misterioso quello delle donne che uccidono: sottova-
lutato a causa della sua insignificanza numerica, sfuggente nelle sue mo-
tivazioni, distorto dall'immaginario tradizionale dovuto a un pregiudizio
storico che vede le donne come esseri inferiori, anche nella loro capacità
di progettare e compiere il «male»1. E se lo fanno, è perché sono stati gli
uomini a manipolarle, tradirle, abbandonarle, riducendole in uno stato di
disperazione tale da portarle a compiere atti violenti.
Oppure, ogni tanto, la cronaca ci informa che la tal donna è stata dav-
vero diabolica nell'ideare un piano per uccidere il marito e scappare con
l'amante, allo scopo di continuare a beneficiare del tenore di vita raggiunto
dall'ex coniuge e del piacere di avere un uomo giovane al suo fianco. La
stampa esercita così una funzione psicologica quasi junghiana perché ci
ricorda che nessuna donna è solo quello che apparentemente mostra, ma
può covare motivi di vendetta o di rancore così profondi da portarla ad
agire in modo del tutto inaspettato.
Proprio a causa della contraddittorietà dell'immaginario collettivo ' le
donne tutto sommato sono sempre buone / le donne sono capaci di vendi-
carsi in modo atroce ' prima di prendere in considerazione qualsiasi caso
concreto, è necessario mettere in campo dei criteri oggettivi, non da feuil-
leton scandalistico, che ci consentano di cogliere in modo preciso:
' prima di tutto l'estensione del fenomeno sul piano quantitativo,
' e in seconda battuta qual è il profilo criminale femminile, vale a dire
perché le donne uccidono, chi uccidono più frequentemente e in che
modo lo fanno.




1 Un'idea talmente diffusa da rendere difficile scegliere una citazione. Ad esempio, secondo
Leopold von Sacher-Masoch, le donne non sono all'altezza della crudeltà che deve carat-
terizzare la sua Venere in pelliccia: sono, invece, creature «deboli, nel bene come nel male».
(Wanda von Sacher-Masoch, Le mie confessioni, Adelphi Edizioni, Milano, 1998, p. 31).


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Parte 1 ' INTRODUZIONE


Inoltre, nel testo non può mancare un breve accenno agli studi sulle
differenze di genere, sul piano ormonale e neurologico, compiuti in questi
ultimi decenni, in modo da avere un quadro di riferimento aggiornato e re-
alistico del femminile tipico, all'interno del quale collocare le nostre storie;
altrimenti, potrebbero essere liquidate come delle anomale e imprevedibili
deviazioni dalla media.
Rispettando questo ordine sequenziale ' i casi trattati vengono visti
all'interno di un quadro di riferimento statistico e criminologico e poi
interpretati sul piano psico-dinamico tramite l'indagine grafologica, che
consente di cogliere in ogni struttura di personalità esaminata i punti di
contatto con il mondo psichico femminile e le ragioni di un'eventuale de-
vianza ' siamo di fronte a una tematica di estremo interesse.
Per quanto riguarda le fonti e i riferimenti bibliografici, ho preferito
guardare al fenomeno attingendo non solo dal patrimonio culturale più
recente, ma anche dalle ricerche in grado di fornire una documentazione
ampia e dettagliata. Infatti, molti studi in circolazione hanno il difetto di
trarre delle generalizzazioni basate su approcci parziali al fenomeno delle
donne che uccidono. E questo spiega perché sia facile trovare informazioni
contraddittorie.


1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo
Il primo passo per creare un contenitore mentale utile per comprende-
re il fenomeno delle donne assassine riguarda la sua diffusione statistica.
Sappiamo già che a uccidere sono una minoranza di donne rispetto agli
uomini, tuttavia è necessario definire di che differenza si tratta e se rappre-
senta una percentuale uniformemente diffusa nel mondo oppure se subisce
significative differenze in funzione dei diversi contesti sociali esaminati.
Esiste un documento in proposito, pubblicato dall'ONU nel 2014, deno-
minato Global Study on Homicide2, molto accurato non solo nel riportare
statistiche globali e statistiche relative a specifici continenti e a particolari
zone problematiche, ma anche nello specificare le definizioni cui fa riferi-
mento. Ad esempio, partendo dalla categoria «morti violente», si diparto-
no tre possibili cause: le uccisioni in guerra, quelle che non rientrano nei
conflitti bellici e i suicidi.



2 UNODC, United Nation Office on Drugs and Crime, Global Study on Homicide 2013 (Unit-
ed Nations publication, Sales No. 14.IV.1). https://www.unodc.org/documents/da-
ta-and-analysis/statistics/GSH2013/2014_GLOBAL_HOMICIDE_BOOK_web.pdf

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Capitolo 1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo



MORTE VIOLENTA


Uccisioni in Morti non in guerra Suicidi
guerra / con'itti armati né in con'itti armati




Omicidio Uccisioni Uccisioni Omicidio
intenzionale per autodifesa in azioni di polizia colposo




Collegato Nell'ambito di Per motivi
ad attività criminali relazioni personali socio-politici



fig. 1 Classificazione delle morti violente3



In base a questa classificazione, i milioni di morti in guerra, non solo
i soldati ma anche i civili, non rientrano nella categoria degli omicidi
intenzionali. Tuttavia, secondo recenti studi di genere, questo è un
modo di pensare maschile in cui molte donne non si riconoscono. Dato
che le guerre sono condotte, oggi più che mai, per motivi economici ed
espansionistici (e non patriottici), sarebbe il caso di non consentire più
questo sconto che gli uomini si autorizzano quando uccidono deliberata-
mente, sia pure in forma legale. Se le guerre rientrassero nella categoria
degli omicidi intenzionali, diventerebbe più difficile investire in esse
spropositati quantitativi di denaro tolti alla sanità, all'istruzione, alla
cultura, ecc.
Tornando al grafico riportato sopra, per quanto riguarda la categoria
degli omicidi intenzionali, in cui rientrano le donne assassine esaminate in
questo saggio, vediamo che essa prevede tre sottocategorie:
' omicidi collegati ad attività criminali;
' omicidi nell'ambito delle relazioni interpersonali;
' omicidi a sfondo socio-politico.



3 Ivi, p. 9.

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Parte 1 ' INTRODUZIONE


L'omicidio intenzionale ha causato la morte di quasi mezzo milione
di persone (437.000) a livello mondiale nel 2012, da cui restano escluse '
come già detto ' le uccisioni provocate dai numerosissimi conflitti bellici
tuttora presenti. Suddivisi nei continenti, più di un terzo degli omicidi
compiuti (il 36%) ha avuto luogo nelle Americhe4, il 31% in Africa, il 28%
in Asia; mentre l'Europa e l'Oceania presentano una percentuale di molto
inferiore che si colloca, rispettivamente, al 5% e allo 0,3%5.
Per quanto riguarda il genere, circa il 95% di coloro che commettono
un omicidio sono uomini.



96% 95% 92% 95%




4% 5% 8% 5%




AMERICHE ASIA EUROPA GLOBALE
(9 stati) (12 stati) (28 stati) (53 stati)



fig. 2 La distribuzione in percentuale delle persone condannate per omicidio, in base al genere e
al paese di origine6



Pur tenendo conto del fatto che una percentuale indefinita di omicidi
non rientra nelle statistiche (in particolare quando un omicidio viene scam-
biato per morte accidentale), i dati a disposizione confermano l'esistenza
di un divario quasi universale tra i sessi: le donne sono sempre e ovunque


4 Il valore globale attribuito al continente americano non specifica che il tasso di omicidi
è molto più alto nel Centro America e nel Sud America rispetto al Nord America. Inoltre,
all'interno di queste regioni esistono rilevanti differenze tra gli stati: in Sud America, la per-
centuale di omicidi è molto alta in Venezuela e in Colombia, seguita dal Brasile. Mentre in
Africa le punte più elevate si registrano in Sud Africa. (Ivi, p. 23)
5 UNODC, United Nation Office on Drugs and Crime, Global Study on Homicide 2013, p. 11-13.
6 Ivi, p. 94. Come specificato nel testo, le percentuali relative all'Africa e all'Oceania sono
comprese nel valore globale ma non visibili separatamente.

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1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo


meno propense degli uomini a commettere atti criminali, un fenomeno
molto evidente nel caso estremo dell'omicidio.
Gli uomini rappresentano anche la maggior parte delle vittime del-
la violenza, in una percentuale che si assesta intorno all'80%. Pertanto,
sebbene il femminicidio tenda a ricevere un'intensa copertura mediatica,
la stragrande maggioranza degli omicidi riguarda un uomo che uccide un
altro uomo, secondo schemi comportamentali e motivazionali prevalente-
mente associati ad attività criminali maschili.
Tuttavia, nei contesti famigliari e nell'ambito delle relazioni coniugali,
le donne sono considerate una categoria più a rischio degli uomini: infatti,
due terzi delle vittime di omicidi commessi in famiglia sono donne. La pro-
blematica si presenta a livello mondiale, ma ben diverso è il numero delle
vittime uccise da coloro che, teoricamente, dovrebbero prendersene cura.

19.700


13.400



6.900
3.300


200

Africa Americhe Asia Europa Oceania




fig. 3 Numero di donne uccise dal partner o da un membro della sua famiglia7



Un altro elemento di sicuro interesse è come si uccide. La ricerca dell'O-
NU prende in considerazione tre categorie di oggetti che consentono l'uc-
cisione intenzionale di un altro essere umano: le armi da fuoco, gli oggetti
appuntiti come i coltelli e i pugnali, e tutte le altre possibilità (ad esempio
l'avvelenamento da farmaci o da altre sostanze disponibili).




7 Ivi, p. 13.

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Parte 1 ' INTRODUZIONE


Africa Americhe
(54 paesi) (36 paesi)



28%
17%



42% 17%
66%
30%


Asia Europa
(50 paesi) (42 paesi)



28% 13%


33%
47%
54%
25%



Oceania Globale
(106 paesi) (192 paesi)




10%
41%


35% 35%


55%
24%


fig. 4 Strumenti preferenziali di morte: armi da fuoco, oggetti appuntiti o altro8



8 Ivi, p. 16.

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1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo


È molto significativo il dato che mostra come nelle Americhe l'uccisione
tramite l'utilizzo di armi da fuoco rappresenta ben il 66%, a fronte di un
13% riscontrato in Europa: una differenza che rispecchia la maggiore o
minore disponibilità e liberalizzazione della loro vendita nei due continenti.
Si tratta di una statistica generale che non prende in considerazione le dif-
ferenze di genere, anche se oggi sono in molti a ritenere che gli schemi di
offesa femminili si discostino sostanzialmente da quelli delle loro contro-
parti maschili, non solo rispetto alla motivazione ma anche al mezzo usato
per uccidere.
Per entrare in questo territorio, poco esplorato a causa dell'inferiorità
numerica del campione in esame, facciamo riferimento a uno studio pub-
blicato nel 20179, che ha preso in considerazione le differenze di genere
utilizzando il database nazionale dell'FBI relativo agli omicidi commessi
negli Stati Uniti nel periodo 1976-201510. Anche se gli Autori sottolineano
i limiti del materiale utilizzato, dovuti soprattutto ai dati mancanti11, si
tratta comunque di una ricerca condotta su ampia scala da cui emergono
interessanti informazioni.
Secondo questi dati, riferiti agli Stati Uniti, negli ultimi quattro decen-
ni gli uomini hanno commesso un omicidio circa dieci volte più spesso delle
donne e sono stati vittime quasi quattro volte più spesso. Le differenze di
genere più rilevanti sono emerse, inoltre, analizzando il mezzo utilizzato
per uccidere, le circostanze in cui è avvenuto l'omicidio e il rapporto esi-
stente tra la vittima e l'autore del reato.
Per quanto riguarda il mezzo, anche se entrambi i sessi hanno utilizzato
le armi da fuoco a causa della loro precisione e dell'alto grado di mortalità
conseguente al loro impiego, gli uomini vi hanno fatto affidamento mol-
to più delle donne (v. fig. 5). Mentre queste ultime hanno mostrato una
preferenza in favore di mezzi più distanti e «puliti», quali veleno, droghe,
annegamento e soffocamento; gli ultimi due ' annegamento e soffocamento
' sono particolarmente diffusi nel caso in cui le vittime siano dei bambini.
Sempre secondo questi Autori, due terzi degli infanticidi (vittime minori
di cinque anni) sono stati commessi da donne (principalmente madri o
matrigne), percentuale che ha raggiunto l'80% nelle vittime di età inferiore
a un anno.


9 James Alan Fox e Emma E. Fridel, Gender Differences in Patterns and Trends in U.S. Homi-
cide, 1976'2015, in «Violence and Gender», Vol. 4, No. 2 Jun 2017. https://www.liebertpub.
com/doi/10.1089/vio.2017.0016
10 Il database è noto come FBI's Supplementary Homicide Reports (SHR).
11 Le agenzie locali non denunciano tutti gli omicidi avvenuti sotto la loro giurisdizione, il più
delle volte quando il caso non è stato risolto; oppure i reports mancano di alcune informa-
zioni sull'autore del reato o sulla vittima, ecc.

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Parte 1 ' INTRODUZIONE


RELAZIONE AGGRESSORE-VITTIMA
IN BASE ALLA TIPOGIA DI OMICIDIO (2000 - 2015)

Genere dell'aggressore e della vittima

aggressore U U D D
vittima U D U D Totale
(%) (%) (%) (%) (%)


Tutti gli omicidi 72,6 18,3 7,1 2,1 100
Relazione aggressore / vittima
Intima 9,3 67,4 19,4 3,9 100
Relazione di parentela 55,5 24,5 12,4 7,6 100
Conoscente 83,9 9,9 5,0 1,2 100
Estraneo 88,3 8,1 3,1 0,4 100
Arma
Arma da fuoco 80,0 13,7 5,4 0,9 100
Arma da taglio 61,1 24,1 11,9 3,1 100
Altro 54,9 30,0 9,7 5,5 100
Circostanze
Crimine 79,5 14,1 5,2 1,2 100
Litigio 69,4 20,7 8,1 1,9 100
Altro 70,3 18,9 7,6 3,1 100

D, donna; U, uomo



fig. 5 Le possibili combinazioni assalitore-vittima divise per genere, che tengono conto del livello
di intimità, del mezzo usato per uccidere e delle circostanze che hanno scatenato l'evento
(2000-2015)12



Un altro aspetto di notevole interesse riguarda il rapporto esistente tra
l'assalitore e la vittima. La stragrande maggioranza degli omicidi commes-
si da uomini (81%) coinvolge un conoscente o un estraneo come vittima,
mentre oltre il 40% delle donne assassine uccide partner intimi o membri
della famiglia. Più di due terzi degli omicidi di partner intimi coinvolgono
un autore maschio e una vittima donna, in confronto a un quinto degli
incidenti in cui i sessi sono invertiti.
Inoltre le donne sono «spesso»13 (vale a dire in una percentuale non definita)
coinvolte nelle uccisioni come complici subordinate dei loro mariti o fidanzati.


12 J. Fox, E. Fridel, Gender Differences in Patterns and Trends in U.S. Homicide, 1976'2015, p. 38.
13 «Women often are involved in killings as a subordinate accomplice of their husbands or
boyfriends». Ivi, p. 41.

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1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo


Di notevole interesse è anche il documento che proviene dal Dipar-
timento di Giustizia degli Stati Uniti pubblicato nel 201114, Homicide
Trends in the United States, 1980-2008. I dati elaborati in questa ricerca
provengono dalla stessa fonte utilizzata dai ricercatori precedenti ' il da-
tabase dell'FBI Supplementary Homicide Reports SHR ' ma prendono in
considerazione un diverso intervallo di tempo.
Questa ricerca in parte conferma e in parte contraddice le conclusioni
riportate sopra. Possiamo così capire perché la problematica delle donne
assassine sia ancora così sfuggente e contraddittoria nelle diverse fonti bi-
bliografiche a disposizione.
In generale, il documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uni-
ti conferma la presenza delle seguenti linee di tendenza:
' i maschi sono stati ritenuti responsabili della stragrande maggioran-
za degli omicidi commessi negli Stati Uniti, in una percentuale pari
all'89,5% dei casi presi in considerazione;
' i giovani maschi neri adulti hanno avuto il più alto tasso di condanne
per omicidio rispetto agli aggressori di altre categorie razziali e sessuali;
' i maschi hanno avuto più probabilità di essere vittime di omicidi
(76,8%);
' le donne hanno avuto più probabilità di essere vittime di omicidi dome-
stici (63,7%) e di omicidi legati al sesso (81,7%);
' molti maschi sono stati vittime di omicidi legati alla droga (90,5%) e
alle gang (94,6%).
' Dopo un periodo di incremento, i tassi di vittimizzazione per maschi e
femmine sono relativamente stabili dal 2000.    

Accanto a queste sostanziali conferme, compaiono delle notevoli diver-
genze per quanto riguarda le percentuali relative al genere di chi uccide
i bambini. Pur tenendo conto del diverso intervallo di tempo esaminato
e della probabile, diversa elaborazione statistica dei margini di errore, a
differenza di quanto sostenuto nella rivista Violence and Gender, secondo
questa ricerca:
' rispetto ai bambini sotto i cinque anni uccisi da un genitore, la percen-
tuale dei padri è leggermente superiore a quella delle madri biologiche;
' tuttavia, dei bambini sotto i cinque anni uccisi da qualcuno che non
fosse il loro genitore, l'80% delle persone condannate erano maschi.




14 Alexia Cooper e Erica L. Smith, Homicide Trands in the United States, 1980-2008, U.S. De-
partment of Justice novembre 2011. https://www.bjs.gov/content/pub/pdf/htus8008.pdf

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Parte 1 ' INTRODUZIONE


In particolare, di tutti i bambini sotto i cinque anni di età uccisi dal 1980 al 2008,
' il 63% è stato ucciso da un genitore ' il 33% dai padri e il 30% dalle madri;
' il 23% è stato ucciso da conoscenti maschi;
' il 5% da conoscenti donne;
' il 7% da altri parenti;
' il 3% da estranei15.

Tenendo conto di quello che si legge sui giornali, in cui compaiono non
di rado uomini che, per vendicarsi dell'abbandono della moglie, uccidono
i loro figli, sembrano più corrispondenti al vero le percentuali indicate nel
documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Tuttavia resta
un'impressione soggettiva. Pertanto, mi limito a riportare la diversità delle
percentuali indicate, rimarcate in modo chiaro in entrambe le ricerche, in
modo da non rendere possibili errori di lettura o di traduzione.
In un precedente documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati
Uniti, denominato Women Offenders, pubblicato nel 1999, in un piccolo
riquadro dal titolo Parents who kill sono riportate percentuali che diffe-
riscono da entrambe le fonti citate sopra: «Tra il 1976 e il 1997 genitori
biologici e adottivi hanno ucciso quasi undicimila bambini. Le madri e le
matrigne hanno commesso circa la metà di questi omicidi infantili. Le ma-
dri sono responsabili di una più alta percentuale di bambini uccisi durante
l'infanzia mentre i padri presentano una percentuale più alta di uccisioni
di bambini di età pari o superiore agli otto anni»16.
Proprio perché si tratta di dati piuttosto contradditori, è necessario
' per ora ' lasciare aperta la questione. In ogni caso, la problematica
delle madri che arrivano a uccidere i figli troverà un ampio spazio '
non statistico ma motivazionale ' nel testo.
Data la significatività delle diverse percentuali di omicidio che ca-
ratterizzano uomini e donne, per sintetizzare i punti critici riscontrati,
l'UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) ha pubblicato
un breve documento, Homicide and Gender 201517, in cui in sole quat-
tro pagine riassume le conclusioni emerse dall'analisi statistica di un
numero impressionante di dati raccolti in tutto il mondo18.


15 Ivi, p. 7.
16 http://bjs.ojp.usdoj.gov/content/pub/pdf/wo.pdf, p. 4.
17 https://www.heuni.fi/material/attachments/heuni/projects/wd2vDSKcZ/Homicide_
and_Gender.pdf
18 https://www.google.com/url'sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&cad=rja-
&uact=8&ved=2ahUKEwiCuoPc2I_fAhWSjqQKHQcYAloQFjAEegQIChAC&url=ht-
tps%3A%2F%2Fwww.unodc.org%2Fdocuments%2Fdata-and-analysis%2Fstatistic-
s%2FHomicide%2FHomicides_by_sex.xls&usg=AOvVaw2K2uC3RH2q324geX5CEPGf

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1 ' La percentuale femminile di omicidi nel mondo


In questo documento, tutta la prima pagina è occupata da un'im-
magine che chiarisce ampiamente il problema vittima-assalitore diviso
per genere e per possibilità di rischio in casa / fuori casa.




Fuori casa, In ambito domestico,
l'omicidio è generalmente commesso le vittime sono in prevalenza donne
da uomini contro altri uomini


fig. 6 L'immagine riassume in modo chiaro il problema vittima-assalitore diviso per genere e per
possibilità di rischio in casa / fuori casa19



Oltre a sottolineare nuovamente come la grande maggioranza degli as-
sassini siano uomini, e come questa tendenza sia omogeneamente diffusa
in tutte le regioni del mondo, l'immagine ci ricorda che il rischio di essere
uccisi è molto più alto per gli uomini quando l'omicidio avviene fuori casa,
mentre il rischio per le donne aumenta considerevolmente quando l'omici-
dio avviene in casa.
Per quanto riguarda, invece, il profilo delle vittime diviso per età e per
sesso, le statistiche mostrano una percentuale relativamente stabile per le
donne, nelle diverse fasce di età esaminate, e significative variazioni per
gli uomini, con punte molto più alte nella fascia d'età compresa tra i 15-
29 anni e i 30-44. Questa differenza è ampiamente dovuta al fatto che gli
omicidi collegati alle organizzazioni criminali hanno spesso come obiettivo
giovani uomini. «Questo schema è particolarmente evidente nelle Ameri-
che, dove le vittime di omicidio sono in larga parte maschi di età compresa
tra i 15 e i 29 anni di età»20.


19 https://www.heuni.fi/material/attachments/heuni/projects/wd2vDSKcZ/Homicide_
and_Gender.pdf
20 Ivi, p.2.

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Parte 1 ' INTRODUZIONE




2,0% 1,9% 16,7% 3,8% 14,4% 3,1% 8,6% 2,1% 5,6% 2,4%

0-14 15-29 30-44 45-60 +60



fig. 7 Percentuali globali delle vittime di omicidio, divise per genere e per età21



L'ultima statistica che prendiamo in considerazione riguarda il sesso
delle vittime di età inferiore ai quattordici anni.
Secondo questa ricerca, 36.000 bambini sotto i 15 anni di età sono stati
vittime di omicidio in tutto il mondo nel 2012.
In generale, ragazzi e ragazze hanno la stessa probabilità di essere vit-
time di omicidio, anche se si sono osservate alcune differenze nelle diverse
regioni esaminate: il rischio è più elevato per i ragazzi nelle Americhe,
mentre in Asia è più alto per le ragazze, nella percentuale indicata in fig. 8.




2,0% 1,9% 2,5% 1,5% 0,7% 1,0% 0,5% 0,5% 1,3% 1,2%

Globale Americhe Asia Europa Oceania


fig. 8 Percentuali relative alle vittime di omicidio, maschi e femmine, nella fascia d'età 0-14 anni,
divise per continente22



21 Ivi. Tasso per 100.000 abitanti.
22 Ivi, p.3. Tasso per 100.000 abitanti.

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2 ' ll profilo criminale femminile


Tutti questi dati statistici costituiscono le fondamenta per cogliere le
differenze di genere relative agli aggressori e alle vittime. Partendo da qui,
i criminologi elaborano informazioni descrittive circa il possibile autore/
autrice di un omicidio reale, che tenga conto delle caratteristiche esamina-
te fino ad ora: dove è avvenuto l'omicidio, l'età e il genere della vittima,
l'arma usata, il possibile rapporto di parentela, ecc.
Questo è il compito di chi si occupa di criminal profiling: aiutare gli
investigatori a identificare soggetti criminali totalmente o parzialmente
sconosciuti sulla base della natura del reato commesso e delle sue moda-
lità di esecuzione.
Pertanto, restando all'interno del tema affrontato ' le donne che ucci-
dono ' cerchiamo ora di mettere a fuoco quali sono le caratteristiche di
un profilo criminale femminile ritenute predittive, per cui fin da subito gli
investigatori, osservando una scena del crimine, riescono a capire che a
commettere il reato è stata una donna; e quali sono, invece, le situazioni
in cui una donna uccide mettendo in atto modalità non corrispondenti alle
aspettative di genere.


2 ' ll profilo criminale femminile
Una bambina di otto anni, Sandra Cantu, che viveva in California
con sua madre, i suoi nonni e tre fratelli maggiori, ha attirato l'atten-
zione nazionale dopo essere scomparsa il 27 marzo 2009. Quel giorno,
dopo la scuola, si era recata a giocare a casa di un'amica che abitava
lì vicino, ma non è mai tornata a casa per cena. Anche l'FBI ha colla-
borato alle indagini, mettendo tutti i suoi potenti mezzi a disposizione,
senza scoprire niente di significativo.
Il caso è stato risolto dieci giorni dopo, in modo del tutto casuale:
svuotando un laghetto artificiale per un drenaggio di routine, è emersa
una valigia che conteneva il corpo della piccola scomparsa. L'autopsia
ha rivelato che la bambina era stata picchiata e aggredita sessualmente
con un oggetto prima di essere soffocata. I risultati tossicologici hanno
mostrato la presenza di Alprazolam, noto anche come Xanax. Tenendo
conto di tutti questi elementi, il profilo che gli esperti dell'FBI hanno
assegnato al caso era quello di un maschio bianco, di età compresa tra
25 e 40 anni, con alle spalle una storia criminale di violenza sessuale o
di pornografia infantile.
In realtà a rapire, stuprare e uccidere la bambina era stata una don-
na, Melissa Huckaby, di ventotto anni, nipote di un pastore del luogo,
insegnante domenicale di catechismo, in libertà vigilata per furto. Gli
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capitolo



1
L'INFANTICIDIO COME METODO DI
CONTROLLO DELLE NASCITE
Michele Kalina




Profilo biografico

Una donna di quarantaquattro anni ' Michele Kalina, residente a Rea-
ding, in Pennsylvania ' è stata accusata di omicidio per aver ucciso cinque
dei suoi neonati, i cui resti sono stati trovati rinchiusi in un armadio e lì
conservati per più di un decennio, fino a quando la figlia li ha trovati e ha
denunciato alla polizia il fatto1.
Le autorità affermano che almeno quattro bambini sono nati vivi e
sono stati uccisi subito dopo la nascita, tramite asfissia, avvelenamento
o abbandono. I test sui resti del quinto bambino, in avanzato stato di
decomposizione, non hanno permesso di ricostruire la causa della morte.
Al momento dell'arresto la donna viveva con un marito invalido che
accudiva e con cui aveva smesso di avere relazioni fisiche da molto tempo,
e con la figlia adolescente; mentre il primo figlio della coppia, nato grave-
mente disabile, è morto a tredici anni dopo una lunga malattia.
I bambini successivi sono, invece, il frutto di una relazione con un colle-
ga, da cui Kalina ha avuto anche una bambina data in adozione.
Il marito dell'imputata ha dichiarato di aver sospettato, almeno una
volta, che sua moglie fosse incinta; anche l'altro uomo, la cui identità non
è nota e che comunque è stato riconosciuto estraneo agli omicidi, ha detto
di aver notato l'ingrossamento dell'addome. Tuttavia la donna ha coperto
le gravidanze sostenendo di avere delle cisti nelle tube di Falloppio. Queste
«cisti» si sono ripetute diverse volte nel corso degli anni.


1 L'evento viene registrato dai giornali locali e nazionali USA a partire dal 26.10.2010.



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Parte 2 ' LA VARIETÀ DELLE STRUTTURE DI PERSONALITÀ E DELLE MOTIVAZIONI IN GIOCO


Una dichiarazione giurata esibita durante il processo dalla difesa ha
descritto Kalina come una lavoratrice esemplare, riconosciuta come tale
anche dalle famiglie dei pazienti anziani che ha accudito per molti anni
per conto di un'agenzia di assistenza sanitaria, senza aver mai richiesto
congedi per maternità o per motivi di salute. A conferma di ciò, la polizia
non ha trovato alcun documento in grado di dimostrare che la donna abbia
ricevuto assistenza prenatale o abbia partorito in ospedali locali, eccetto
che per la nascita della figlia data in adozione.
Michele Kalina inizialmente ha negato i fatti che le sono stati attribuiti;
mentre ha ammesso di aver sviluppato una dipendenza da alcol che a volte
le creava dei momenti di blackout. In seguito si è dichiarata colpevole di
aver ucciso uno dei cinque bambini di cui sono stati trovati i resti e di aver
nascosto la sua morte. Secondo la legislazione vigente negli USA, l'accordo
prevede una pena massima di quarant'anni di prigione.


Motivo dell'interrogazione grafologica

L'infanticidio, considerato un crimine particolarmente odioso nelle so-
cietà moderne, era invece una pratica comune nel passato, che rispondeva
a diversi scopi, compreso quello di limitare non tanto le nascite quanto
piuttosto ' in epoca antecedente la diffusione degli anticoncezionali ' le
bocche da sfamare, contenendo l'investimento fisico ed emozionale che
allevare un bambino comporta.
In un periodo a noi piuttosto lontano, almeno culturalmente, l'ucci-
sione di un neonato avvenuta subito dopo il parto poteva assumere una
diversa connotazione e punibilità a seconda di chi aveva commesso il fatto.

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