Citazione spirituale

La religiosità della medicina. Dall'antichità a oggi

di

Cosmacini Giorgio


Copertina di 'La religiosità della medicina. Dall'antichità a oggi'
Ingrandisci immagine

EAN 9788842084471

Disponibile dopo il 17/08 causa chiusura estiva ferragostana di editori e distributori
In promozione
Descrizione
Tipo Libro Titolo La religiosità della medicina. Dall'antichità a oggi Autore Editore Laterza EAN 9788842084471 Pagine 211 Data 2007 Collana Storia e società
Voto medio degli utenti per «La religiosità della medicina. Dall'antichità a oggi»: 4 su 5 (1 commento)

Qui trovi riportati i commenti degli utenti di LibreriadelSanto.it, con il nome dell'utente e il voto (espresso da 1 a 5 stelline) che ha dato al prodotto.

I commenti compaiono ordinati per data di inserimento dal meno recente (in alto) al più recente (in basso).

il 25 novembre 2019 alle 11:02 ha scritto:

Libro di 200 pp., quindi non voluminoso visto l’argomento che tratta e l’autorevolezza di chi lo scrive (cfr. biografia). Un percorso storico, scandito in due tappe (I. Dal mondo antico all’ancien régime; II. Dall’età dei Lumi al mondo d’oggi). Ben fatto, stimola la riflessione sul problema-medicina, di cui si parla spesso attraverso i media (ma qui in una prevalente direzione, progressi scientifici). Terminata la lettura viene spontanea, oltre che polemica (lo ammetto) una “particolare” riflessione, dall’ inizio e dalla fine. *INIZIO: l’autore fa la doverosa precisazione (p.IX): “La religiosità è cosa diversa dalla sacralità: mentre questa attiene alla sfera (teologica) del divino, la prima appartiene alla sfera (antropologica) dell’umano senza preclusione di ogni possibile altra sfera” (e non quindi, chiedo, anche la “sfera teologica” e filosofica).
*FINE: sull’eutanasia-buona morte: “Oggi si usa e si abusa non solo della dizione “sacralità” della vita’’ ecc. (p.200). Domando: dato che sono i cristiani “cattolici” a sostenere la sacralità della vita, sono forse loro ad “abusare”? Viene, quindi, aggiunta (ad abundantiam) dall’autore la “religiosità” laica della medicina quale nozione più universalistica e (ad super abundantiam): “Nel dibattito sull’eutanasia non ci sono buoni e cattivi (sic!), non c’è chi è nel giusto e chi sbaglia” (cfr. p.201) Chiedo ancora: questione di “cuore” e di “intelligenza” alla Pascal, mal sfruttati?. Quando si parla di “eutanasia”, osservo modestamente, che la “‘religiosità” laica della medicina è superata da quella della “persona”, soggetto di eutanasia: qui “religiosità-sacralità”(=sacralità della vita) ha altro fondamento , non più il semplice livello metodologico della premessa (metodo, metà odòn , lungo il cammino).
Qual è quello ontologico e assiologico (l’autore lo sa, essendo laureato in filosofia dopo l’eccellente laurea e professione in medicina). La buona razionalità ci avverte che c’è l’altra distinzione in casu eutanasia , tra il dare la morte e l’accompagnare alla morte naturale, con la vera bontà (eu), fratellanza.
Per me “credente”, tra “l’assiologico” (=il valore) c’è il ricordo: “Tempio dello Spirito” (1 Cor.6,19); Cfr.Gv.2,19), senza dimenticare (altro ricordo): Gen.2-3, il “frutto” dell’albero della “conoscenza” (nel senso biblico, totale e profondo possesso) del bene e del male (lignum vitae, to zùlon tès zoès: eritis sicut dii, èsesthe os theoì).