La bioetica si caratterizza come un sapere interdisciplinare che, a partire dai dati della biologia e della
medicina, ne analizza le componenti
etiche e le eventuali implicazioni giuridiche per cercare di costruire un consenso rispetto alle situazioni ed ai nodi problematici di tali pratiche e di tali conoscenze.
Essa si trova ad affrontare "questioni quotidiane" e "questioni di frontiera" (G.Berlinguer), dalle problematiche dell'attività medico-sanitaria di ogni giorno alle questioni di portata ed impatto più generali e vasti. Del resto è fondamentale che anche i problemi specifici vengano considerati entro un contesto globale, proprio per non perdere di vista l'interrelazione tra queste due dimensioni ed il loro reciproco apporto: le singole questioni rimandano infatti, da ultimo, alle grandi tematiche del senso della conoscenza, della sofferenza, della salute e della sanità, della dignità della persona umana, che, in quanto tali, appartengono all'universo simbolico ed antropologico.
Le questioni di cui la bioetica si occupa spaziano dal dominio strettamente sanitario a quello ambientale: dalla riflessione inerente al rapporto di cura, al significato di salute e
malattia, alle questioni di inizio vita (statuto dell'embrione umano,
procreazione medicalmente assistita...) e fine vita (definizione di morte,
eutanasia, cure palliative, suicidio assistito...), alle tematiche inerenti alla sperimentazione sull'uomo, all' "ingegneria genetica" (test e analisi genetiche, terapie geniche, biotecnologie...), ai trapianti, per ampliare poi la prospettiva sino alle problematiche di etica ambientale ed animale (la cosiddetta "eco-etica").
In particolare per quanto riguarda la sua applicazione in medicina, vi è stato un riferimento ed un recupero forte della tradizionale etica medica, a partire dalla quale si sono individuati 4 principi, riconosciuti come finalità implicite di questa pratica, cui fare riferimento in senso regolativo. Essi sono:
- il principio di autonomia, con il quale si riconosce e si afferma il dovere di rispettare l'individuo nella sua autonomia, il suo diritto ad avere delle opinioni, a compiere delle scelte e ad agire in base a valori e convinzioni personali, nonchè il dovere di promuovere l'autonomia dei diversi soggetti coinvolti nel processo di cura;
- il principio di non-maleficenza, con il quale si riprende il tradizionale principio ippocratico del primum non nocere e si afferma il dovere di non provocare intenzionalmente un danno;
- il principio di beneficità, che si struttura come versione positiva del principio di non-maleficenza, ed è inteso alla prevenzione o rimozione di un danno ed alla promozione del bene del paziente;
- il principio di giustizia, che sottolinea l'esigenza di equità e giustizia della pratica medica e sanitaria e introduce la dimensione socio-economica e politica tra i fattori determinanti questo settore.
In Europa si è giunti a stipulare una convenzione, la cosiddetta Convenzione di bioetica, adottata dal Consiglio d'Europa nel settembre 1996, nell'ottica di salvaguardare e promuovere i diritti dell'uomo rispetto alle applicazioni della biologia e della medicina, le sue libertà fondamentali e la sua dignità, nonchè di finalizzare i progressi di questi settori a beneficio delle generazioni presenti e future, di cooperare a livello internazionale in merito e di promuovere un dibattito pubblico.
(da: Bioetica: ma cos'è?, di Antonio Autiero e Lucia Galvagni
in: www.clerus.org)