San Romualdo (950-1027), nobile di Ravenna, scosso dall'uccisione di un cavaliere, di cui portava la responsabilità suo padre, fondò la comunità eremitica di Camaldoli vicino ad Arezzo e un gran numero di eremitaggi in altre parti d'Italia. La sua idea consistette nell'unire il cenobio con l'eremitaggio. La vita monastica comunitaria di «fondovalle» doveva costituire il presupposto spirituale, pedagogico ed economico per gli eremiti abitanti sulle «alture».
Riformatori pregregoriani come Pietro Damiani (+ 1072) scaturirono da questa comunità. Anche san Giovanni Gualberto (990-1073) si fece monaco subito dopo l'assassinio di un parente e dopo aver rinunciato in un venerdì santo alla vendetta. Dapprima entrato alla scuola di Camaldoli, fondò in seguito una comunità di eremiti a Vallombrosa vicino a Firenze. Per provvedere ai bisogni materiali degli eremiti furono istituiti per la prima volta dei fratelli laici. I cistercensi assunsero in seguito verosimilmente da Vallombrosa la loro istituzione dei conversi. Il movimento eremitico dell'Italia centrosettentrionale, per quanto locale sia la sua diffusione, merita la nostra attenzione, perché attraverso di esso e attraverso i predicatori apostolici itineranti furono poste delle alternative al monachesimo e ai canonici tradizionali. Cluny non conobbe né eremiti, né fratelli laici, né predicatori itineranti. Le nuove forme, a cui si richiameranno gli ordini della riforma del secolo XII, oltre alle loro finalità spirituali perseguirono di nuovo l'autarchia benedettina, lo sganciamento da un eccessivo numero di vincoli sociali, per così dire una variante della libertas ecclesiae.
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