Osea, figlio di Beerì, iniziò il suo ministero profetico durante i regni di Ozia, re di Giuda, e di Geroboamo II, re d'Israele, morto nel 743. La sua predicazione, durata sino alla distruzione di Samaria (722 a.C.), abbraccia un periodo di circa quarant'anni.
Il libro di Osea presenta due parti:
I) con la figura di due matrimoni illustra le relazioni tra Dio e
Israele;
II) Osea rinfaccia al popolo, e specialmente ai grandi, i più orribili vizi, l'idolatria, le alleanze con i pagani, ed annunzia come castigo la deportazione in Assiria. Posto il contrasto tra l'infedeltà d'Israele e l'amore di Dio, scongiura il popolo a tornare al Dio delle misericordie, che metterà fine ai castighi e darà la salvezza.
Michea, di Morèset, presso Gerusalemme, profetò sotto Ioatan, Acaz ed Ezechia, e fu contemporaneo di
Isaia, al quale è simile per l'indole e per argomenti trattati e al quale fu di aiuto nell'animare ed esortare il popolo colpito dalla profezia sulla rovina di
Gerusalemme.
Il libro di Michea contiene tre discorsi:
- nel primo, è annunziato il giudizio di Dio contro i due regni d'Israele e di Giuda: Samaria sarò distrutta e così pure Gerusalemme, con i loro abitanti; a causa dei peccati, andranno in esilio, ma i discendenti ritorneranno all'antico splendore;
- nel secondo discorso viene descritta la rovina dell'antica teocrazia e lo stabilimento del regno messianico; al quadro delle colpe del popolo eletto tien dietro il quadro dei castighi, cui fa seguito il racconto della restaurazione ed esaltazione di Israele per mezzo del Messia che dovrà nascere a
Betlemme di Efrata;
- nel terzo, viene rappresentato un processo, parti in causa Dio e il popolo eletto: ne risulta la gran bontà di Dio e l'ingratitudine d'Israele. Il profeta, confessate le colpe d'Israele, annunzia i trionfi di Gerusalemme nel regno messiaco.
Nahum, contemporaneo di Geremia, era di Elcos, piccolo villaggio della Galilea, quindi del territorio del distrutto regno di Israele. Con bellissimo stile, con vivezza ed originalità, profetizza la rovina di Ninive e dell'Assiria.
La sua profezia è in tre parti:
I) mostra che Dio ha deciso la totale rovina di Ninive, nemica del popolo eletto;
II) descrive con colori vivacissimi la presa, il saccheggio e la distruzione di Ninive, dopo inutile resistenza;
III) espone le cause della rovina di Ninive: essa è la nemica del popolo eletto, è la città del sangue, delle menzogne, delle rapine. La profezia si avverò alla lettera, e fino al 1842 si ignorò persino ove fosse esattamente il sito dell'antica capitale assira.
Abacuc, l'ottavo dei profeti minori, è uno dei maggiori poeti ebraici: non ha lasciato molte notizie di sé, oltre alla sua profezia. Sembra sia vissuto nel medesimo periodo di Nahum e di Sofonia.
Illuminato da Dio, il profeta scruta l'avvenire del mondo e riconosce che al "senza Dio" è posto un termine, dopo del quale si adempirà il giudizio: in questo giudizio il giusto sopravviverà vittorioso, perché si è aggrappato fermamente alla fede in Jahvè.
La profezia di Abacuc ha per oggetto l'invasione dei Caldei, e si divide in due parti:
- la prima parte è un dialogo tra Dio e il profeta sulla distruzione di Giuda per mezzo dei Caldei, che a loro volta saranno distrutti per aver attribuita la vittoria ai loro idoli e per i loro delitti;
- la seconda parte contiene la preghiera di Abacuc in favore di Giuda. Questa preghiera è un carme meraviglioso in cui il profeta, descritta la maestà divina davanti a cui trema, canta la giustizia e poi la pietà di Dio, e fa passare il suo canto dal terrore alla speranza, alla gioia, considerando come alla rovina della sua gente corrisponderà la misericordia divina, col trionfo finale del popolo eletto.