Citazione spirituale

Le case comuni della vita consacrata

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Un rinnovato stile di vita per i religiosi alla luce della Laudato si'

 
di

Onofrio Farinola

 


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EAN 9788825052312

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Tipo Libro Titolo Le case comuni della vita consacrata - Un rinnovato stile di vita per i religiosi alla luce della Laudato si' Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825052312 Pagine 116 Data febbraio 2021 Collana Studi religiosi
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ONOFRIO FARINOLA




LE CASE
COMUNI
DELLA VITA
CONSACRATA
Un rinnovato stile di vita
per i religiosi alla luce
della Laudato si'

Prefazione
di Fabio Ciardi
ISBN 978-88-250-5231-2
ISBN 978-88-250-5232-9' (PDF)
ISBN 978-88-250-5233-6' (EPUB)

Copyright © 2021 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO ' EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
PREFAZIONE




Papa Francesco, coerente con il proprio nome, affrontando
il tema ecologico, ha additato, come paradigmatico, il rappor-
to di san Francesco con la natura. È significativo, anche se
non lo si rileva esplicitamente, che il santo d'Assisi, nella sua
irrepetibile unicità, è pur sempre un 'religioso'. L'enciclica
Laudato si' lo indica come punto di partenza per una nuova
coscienza cosmologica, eppure il rapporto dei 'consacrati'
con la natura inizia con la nascita stessa del monachesimo,
che fa fiorire il deserto (cf. Is 35,1): quei luoghi aridi e solitari
vennero ingentiliti dalla presenza di monaci e monache.
Da allora il monachesimo ha continuato a prendersi cura
del creato. Basterà ricordare cosa hanno rappresentato nella
storia dell'agricoltura i monasteri di Bobbio, Pomposa, Farfa,
solo per restare in Italia, oppure l'apporto dato alla silvicoltura
e alle scienze forestali da Camaldoli a Vallombrosa. I monaci
hanno piantato foreste e curato pascoli, incanalato acque e
prosciugato paludi, bonificato terreni incolti e favorito nuove
colture, insegnando a popolazioni intere le tecniche agronomi-
che e il senso del lavoro, in obbedienza a Dio che ha affidato
la terra all'uomo. Di qui la «cura del lavoro ben fatto» come
impone la Regola benedettina.
I primi monaci a coltivare la vite furono probabilmente i
Pacomiani nel IV secolo, in Egitto, presto seguiti dai Basiliani.
Ma fu soprattutto l'Occidente a vedere il grande sviluppo della
viticoltura. In Italia il Chianti, il Greco di Tufo, il Cirò, sono
vini benedettini; sono camaldolesi i vini Bardolino, Frascati,
Colli Euganei. In Francia fu un benedettino, dom Pierre Péri-
gnon, a produrre nel 1698 il moderno champagne inventando

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il metodo champenoise per arrestare la seconda fermentazio-
ne. Assieme alla cura della terra, che forniva gli alimenti per il
sostentamento proprio e dei poveri, monaci e religiosi si sono
dedicati alla cura del corpo e della mente delle persone che
vivevano attorno a loro, sviluppando la scienza delle erbe e
la farmacopea. Tutto questo ha favorito e sviluppato l'amore
e il rispetto per la natura.
Poi è arrivato il progresso tecnologico, basato sull'equi-
voco che si potessero usare le risorse della natura in modo
illimitato. Più ancora l'equivoco di fondo riguarda il concetto
stesso di sfruttamento della natura inteso come possibilità e
positività di una crescita indefinita del potere dell'uomo sulle
cose.
L'incidenza delle attività dell'umanità nel suo insieme sul
pianeta assume, secondo alcune ipotesi, i caratteri di una
nuova era geologica. È un vero e proprio cambiamento del
sistema-terra dovuto all'epoca industriale, che ha prodotto una
grande accelerazione in molti processi planetari, destinato a
lasciare un'impronta plurisecolare.
Finalmente si è preso coscienza che il problema ecologico
è fondamentalmente un problema etico, un problema di rap-
porto di noi uomini e donne con la natura, un problema che
riguarda il nostro modo di agire. Dalla cosiddetta cosmologia
'classica', che vede l'uomo distinto dal creato e come suo
dominatore, si è passati alla cosiddetta 'nuova' cosmolo-
gia, una concezione olistica che vede l'uomo come parte del
creato, sua ultima e massima espressione, autocoscienza del
cosmo. Il primo modello ha favorito la scienza e la tecnica
con le conseguenze nefaste che hanno portato al degrado della
terra. Il secondo dovrebbe favorire un nuovo approccio alle
realtà cosmiche, aiutando a prendere coscienza della profonda
interdipendenza che lega umanità e cosmo.
Finalmente si rilegge in modo nuovo il racconto biblico
della creazione che, contrariamente a quanto si è a lungo

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pensato, non dà assolutamente facoltà di sopraffazione sulla
natura. Il verbo ebraico masal, che traduciamo con «domina-
re», significa piuttosto «governare», «amministrare», come ci
ricorda nel suo libro padre Onofrio Farinola. Ossia l'uomo e
la donna sono amministratori di una realtà di cui non sono i
padroni. Il creato è opera di Dio, è di Dio; e Dio nel suo amore
lo dona alle persone umane. Queste non possono allungare la
mano sul mondo e dire: «È mio». Esse piuttosto si vedono
porgere il mondo dalla mano di un Altro che gli dice: «È per
te». L'umanità si vede consegnare un'opera meravigliosa. Al
termine di ogni tappa della creazione il racconto della Genesi
afferma: «Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,4ss). Il si-
gnificato della parola ebraica tob non significa solo «buono»,
ma anche «bello», «utile», «vero», «affascinante», «dolce»...
Questa parola è ripetuta per sette volte. Essendo il numero
sette, simbolo della perfezione, indica l'armonia perfetta del
mondo voluto da Dio.
Consegnando il cosmo all'umanità Dio ha voluto renderla
responsabile dell'intera natura. Ha fatto l'uomo e la donna a
immagine e somiglianza sua (cf. Gen 1,26-27) proprio perché
potessero essere i suoi collaboratori e con lui continuare a
diffondere la vita. Il lavoro dell'uomo non è, dunque, lo sfrut-
tamento arbitrario delle risorse della terra, ma la custodia del
mondo, una custodia sempre creativa. Tanto più che egli stesso
è stato 'plasmato' con la terra del suolo (cf. Gen 2,7s): è parte
del cosmo, della materia. All'idea del dominium subentra il
tema della responsabilità ambientale. «Non è la Terra che è
stata affidata a noi ' direbbe Jürgen Moltmann ', ma noi siamo
stati affidati alla Terra».
Nell'enciclica Laudato si' papa Francesco ha criticato la
tesi della 'supremazia' sfrenata e arbitraria dell'uomo sulla
natura, sottolineando che «oggi dobbiamo rifiutare con forza
che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato
di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto

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sulle altre creature» (n. 67); ha denunciato il «sogno prome-
teico di dominio sul mondo», mentre «invece l'interpretazione
corretta del concetto dell'essere umano come signore dell'u-
niverso è quella di intenderlo come amministratore respon-
sabile» (n. 116). Già prima, nel 1997, il patriarca ortodosso
Bartolomeo I aveva definito «peccato» qualunque crimine
commesso contro il mondo naturale e Giovanni Paolo II nel
2000 aveva parlato della «fraternità con tutte le cose create».
Per continuare l'azione di Dio l'uomo deve poter conoscere
il piano di Dio e quindi essere in comunione con lui, in un
rapporto profondo di amicizia e di amore. Senza un rapporto
vivo con Dio suo creatore egli non può svolgere la missione di
coltivare con amore la terra. In effetti, quando con il peccato
l'uomo si stacca da Dio non è più capace di custodire il mondo
nella bellezza e nell'armonia nelle quali era stato creato.
Tale rottura del rapporto con Dio ha provocato non solo la
'rottura' tra l'uomo e la donna (cf. Gen 3,12s), tra i fratelli
(cf. Gen 4,8s), tra i popoli (cf. Gen 11,9), ma anche tra l'uomo
e la natura (cf. Gen 3,17s). Il diluvio (cf. Gen 7,6s) è il segno
che il cosmo, a seguito del disordine dell'uomo, sta tornan-
do nel disordine, nel caos primordiale. Leggendo il racconto
delle origini appare chiaro l'intimo rapporto che esiste tra la
comunione dell'uomo con Dio e l'armonia del creato. Se brilla
in noi l'immagine e la somiglianza con Dio allora sapremo
continuare l'opera di Dio. L'armonia della nostra vita diventa
armonia del creato.
Ed ecco che qui s'innesta l'apporto specifico della vita
consacrata, nata per «quaerere Deum» e per scoprire il suo di-
segno sulla creazione e sulla storia. Il rapporto persona-natura
non è mai distaccato dal rapporto Dio-uomo e Dio-natura. Il
religioso e la religiosa sono chiamati a entrare in questo rap-
porto vitale, che nasce dallo stesso atto creativo. Nella natura
dovrebbero saper cogliere l'autorivelazione di Dio e il dono
che egli fa di sé.

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Ma come cogliere la presenza di Dio nelle cose, il suo
amore provvidente che tutto sostiene e che continuamente
crea' Occorre uno sguardo puro, che sappia vedere con l'oc-
chio stesso di Dio. Occorre la capacità di contemplazione,
di preghiera, di meraviglia' Non fa parte tutto questo della
vocazione della vita consacrata' Soltanto a queste condizioni
la natura diventa un messaggio divino e mostra come ogni
suo elemento è in relazione d'amore con l'altro, quasi riflesso
della relazione d'amore trinitaria. Se tutto è opera di un Dio
che è Amore, di un Dio che è Trinità, ossia rapporto di comu-
nione, tutto porta il suo timbro e in tutto potremo scoprire la
presenza dell'Amore.
Soltanto così nasce il rispetto per il creato, nella coscienza
di essere parte di esso e con esso in cammino verso i cieli
nuovi e la terra nuova (cf. Ap 21,1). «Le creature ' ricorda
papa Francesco nella Laudato si' ' tendono verso Dio, e
a sua volta è proprio di ogni essere vivente tendere verso
un'altra cosa, in modo tale che in seno all'universo possiamo
incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano
segretamente» (n. 240). È un cammino solidale che ci conduce
verso il punto Omega, direbbe Theillard de Cardin, o verso
i «cieli nuovi» e la «terra nuova» dell'Apocalisse. Scrive il
politologo Pasquale Ferrara:
L'uomo, lungi dal disporre dispoticamente della natura, svolge piut-
tosto, rispetto alla realtà del mondo animale, vegetale, minerale, una
funzione, per così dire, di riscatto e di liberazione, se si vuole tradur-
re in termini emancipatori l'opera di «redenzione», in senso ampio e
profondo, anzi di co-redenzione, al quale egli è chiamato.

Questo implica una conversione a livello personale e co-
munitario, che domanda un ripensamento del proprio stile di
vita, la responsabilità davanti al consumo, l'attenzione all'am-
biente, cominciando dalla cura per la propria casa. Soprattutto
occorre andare alla radice del problema, rompendo la logica
egoistica di una cultura basata sul dominio, sulla sopraffa-

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zione, sull'avere. Si sfrutta selvaggiamente la natura e la si
violenta perché' in fondo, si è guidati dalla falsa idea che
io valgo e mi realizzo nella misura in cui accumulo potere e
cose. È la stessa logica perversa che spesso guida i rapporti
umani: voglio possedere l'altro, asservirlo a me, usarlo per i
miei interessi.
Deve subentrare una logica nuova. Chi di noi non ha speri-
mentato, almeno una volta, la gioia del donare' Quando rendo
felice una persona, quando faccio un regalo a un amico, quan-
do offro il mio aiuto a chi è nel bisogno, mi sento contento.
Quando amo sento come una pienezza di vita in me, mi sento
realizzato. Negli Atti degli Apostoli ci viene ricordato un detto
del Signore secondo il quale «si è più beati nel dare che nel
ricevere!» (At 20,35).
Credo che il problema ecologico troverà la sua risposta nel-
la misura in cui sapremo dare una risposta al problema umano.
Ossia saremo capaci di ridare l'armonia alla natura solo nella
misura in cui sapremo trovare un'armonia tra noi uomini e
donne. Non basta una nuova visione della cosmologia. Posso
conoscere benissimo chi sono e togliermi la vita. Posso be-
nissimo essere cosciente dell'interdipendenza tra le persone
e uccidere e fare guerre. Occorrono motivi profondi per vi-
vere, per vivere in armonia con sé e con gli altri, per vivere
in armonia con il cosmo. Occorre prima di tutto un'«ecologia
umana». Ed essa sarà possibile soltanto nella misura in cui
sapremo narrare non tanto il 'mito' della creazione, quanto
quello dell'incarnazione redentrice.
La 'nuova' cosmologia può degenerare in una mistica
panteista con una sua concezione olistica che non sa più
cogliere la distinzione tra Dio, creato e persona umana. Per
la tradizione giudeo-cristiana il centro della fede non è una
cosmologia, ma una storia, ed è quella storia che fa compren-
dere in profondità la cosmologia. Quando, davanti allo sfascio
che l'uomo ha operato nei confronti della creazione, Dio si è

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impegnato per rifare la creazione, ha mandato il Figlio suo,
Gesù, nel quale tutto era stato creato. Egli è venuto sulla terra
per ricapitolare tutto in sé (cf. Ef 1,10), ossia per riportare
l'armonia del cosmo. E ha cominciato proprio insegnando agli
uomini a vivere in armonia tra loro. Colui che ci ha plasmati sa
qual è la dinamica del nostro vivere in pienezza. Parole quali:
«Amate i vostri nemici», «Perdonate», «Fate del bene a chi vi
fa del male» (Lc 6,27s)... sono chiare proposte che segnano
il cammino per un'armonia nuova tra persone e popoli. Le
parole del Vangelo possono diventare la regola per l'ecologia
umana e trovano il loro culmine nel comando «Amatevi l'un
l'altro come io ho amato voi» (cf. Gv 15,12).
Qui forse è l'apporto più realista che i carismi possono of-
frire. Non tutti possiamo fare tutto. Lo scienziato, il politico,
l'amministratore, l'economista, l'imprenditore... ognuno ha
un compito da svolgere in base alle sue competenze e alle
sue responsabilità.
Anche i religiosi e le religiose devono agire con compe-
tenza: quella che il carisma offre a ogni comunità religiosa.
Possono insegnare le parole del Vangelo. Possono mostrare
come esse si realizzano e quali sono i frutti che portano tra
di loro. Se sapranno aiutare chi sta loro attorno a vivere la re-
ciprocità dell'amore allora anche ogni intervento sulla natura
sarà compiuto tenendo conto non solo di se stessi, ma anche
degli altri, dei popoli e dei paesi vicini, degli altri continenti.
Si avranno costantemente presenti anche le generazioni future,
perché' tutti siamo legati da un rapporto di amore.

 Fabio Ciardi, OMI




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Introduzione

LA MISTICA DELL'ECOLOGIA
PER UN'ESISTENZA COSMICA




Per una settimana del mese di maggio 2020, dal 16 al 24, la Chiesa
ha vissuto «La settimana della Laudato si'», commemorando il quinto
anniversario della pubblicazione della Lettera enciclica di papa Fran-
cesco «sulla cura della casa comune». Ma da quella settimana le ini-
ziative si propagano, a vari livelli, nella Chiesa e nel mondo, per tutto
un anno intero. Il rischio è, però, che questi particolari eventi, restino
delle semplici commemorazioni, un modo come un altro per ricordar-
si che esiste un tale documento magisteriale. Non si può cedere alla
trappola della memoria fatta di festeggiamenti vari e di ricorrenze.
Siamo chiamati a ricordare certamente la pubblicazione dell'encicli-
ca, un testo che ha segnato il magistero della dottrina sociale ecclesia-
le, ma col proposito di un maggiore approfondimento, alla luce degli
eventi storico-culturali che si sono succeduti nel frangente di tempo.
Non sarebbe troppo azzardato definire il testo della Laudato si'
di papa Francesco altamente profetico e intriso di parresìa. Nelle sue
pagine vi è un grido di denuncia, ma anche un anelito di speranza. Il
papa riesce a cogliere le diverse problematiche che compongono la
gravissima situazione ambientale, prestando voce alla terra:
Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa
dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in
lei [']. La violenza che c'è nel cuore umano ferito dal peccato si
manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo,
nell'acqua, nell'aria, negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più
abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra,
che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22)1.

1'
Francesco, Lettera enciclica Laudato si' (24 maggio 2015) (LS), n. 2.

13
E la denuncia profetica continua: «Purtroppo, molti sforzi per
cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso fru-
strati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse
degli altri» (LS 14). Ma, dicevamo, vi è anche un grido di speran-
za: «L'umanità ha ancora la capacità di collaborare per costrui-
re la nostra casa comune» (LS 13). «Tutti possiamo collaborare
come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con
la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità»
(LS 14).
La recente, e per certi versi attuale, pandemia a causa del
coronavirus Covid-19, al di là di ogni sospetto politico ed eco-
nomico, ha dimostrato la sofferenza umana, evidenziandone la
precarietà e la vulnerabilità del suo essere.
Ma la terra non ha tradito. Si son fermate le auto e i vari mezzi
di trasporto, e sono state spente, seppur temporaneamente, molte
ciminiere delle diverse industrie presenti nei territori nazionali,
offrendo alla terra la possibilità di respirare un attimo, di ripren-
dere fiato, per iniettare nelle vene umane una nuova aria, più
purificata, e permettere all'uomo stesso di tornare a vivere.
Tornare a vivere, non come prima e nemmeno meglio di pri-
ma. Si tratta di tornare a vivere secondo nuove forme e nuovi sti-
li, i cui benefici possono essere percepiti da tutti gli esseri viventi
della terra. È ciò che, profeticamente, papa Francesco additava
nella sua Lettera enciclica: «La crisi ecologica è un appello a
una profonda conversione interiore» (LS 217). Ciò che abbiamo
vissuto con il coronavirus è più di una crisi ecologica in senso
stretto, e in senso lato.
La crisi che abbiamo vissuto, e certamente non del tutto supe-
rata, è una crisi globale in un tempo globalizzato. È davvero una
crisi ecologica, perché riguarda ogni ambito della vita umana e
terrestre. Papa Francesco parla di «ecologia integrale» (LS 10),
aiutandoci ad avere una visione ampia della realtà. Pertanto, con-
tinua Francesco, «la coscienza della gravità della crisi culturale
ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini» (LS 209).
Se questo discorso vale per l'intera umanità, per i credenti di
ogni fede, per i cattolici cristiani, che fanno del magistero pon-
tificio un punto solido di riferimento teologico e spirituale, deve

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valere, all'interno della Chiesa, per quelle persone che, con lo
stato di vita caratterizzato dai consigli evangelici, sono chiama-
te a vivere e a proporre un rinnovato «stile di vita» e «nuove
abitudini». La vita stessa delle persone consacrate è una reale e
concreta proposta di come sia possibile impostare un percorso
esistenziale secondo uno stile propriamente ecologico che, come
apprenderemo nel corso del presente studio, si intende come una
pluriforme direzione relazionale, si fonda cioè sull'etica delle
relazioni.
I tre voti che i religiosi e le religiose professano: castità, po-
vertà e obbedienza, lo stile di vita comunitario che accomuna la
vita religiosa, oggi più che mai possono essere un perfetto anti-
doto alla cultura dell'usa e getta, alla logica della liquidità delle
relazioni, al sistema di un efferato egocentrismo senza senso.
La vita dei membri degli istituti di vita consacrata si caratte-
rizza nel suo insieme come un'esistenza puramente ecologica.
Le pagine che seguono hanno lo scopo di aiutare i membri
di vita consacrata, sia attivi che contemplativi, ad appropriarsi
della parola «ecologia», per comprendere la propria vocazione
secondo una logica, appunto, relazionale. I consacrati devono
essere i primi esperti di mistica, di contemplazione, di bellezza,
di trasparenza, di tenerezza. Come lo fu uno dei maggiori consa-
crati della storia della Chiesa, san Francesco d'Assisi, additato
dallo stesso papa Francesco nella Laudato si' modello di ciò che
noi possiamo definire «mistica ecologica». La vita consacrata
del Poverello di Assisi, ha un sapore tutto ecologico, è fondata
su una spiritualità incarnata e non disincantata dalla realtà, regge
sulla spiritualità delle relazioni, secondo una visione trinitaria.
Credo che Francesco sia l'esempio per eccellenza della cura per ciò
che è debole e di un'ecologia integrale, vissuta con gioia e autenti-
cità [']. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità
e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura
e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili
la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l'impe-
gno nella società e la pace interiore. La sua testimonianza ci mostra
anche che l'ecologia integrale richiede apertura verso categorie che
trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci

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collegano con l'essenza dell'umano. Così come succede quando ci
innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava
il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare,
coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in
comunicazione con tutto il creato (LS 10-11).
San Francesco diviene per noi consacrati e consacrate un chia-
ro modello di ciò che abbiamo chiamato «mistica ecologica», per
imparare sempre più, in modo sano ed equilibrato, ad alimentare
in noi una visione integrale della nostra vocazione religiosa.
Se imparassimo questa logica, che rispecchia il modello della
Santissima Trinità, modello fondato sull'etica relazionale, dove
ognuna delle tre persone si relaziona all'altra secondo una vi-
sione d'amore eterno, diverremo esperti di mistica e convincenti
contemplativi, facendo della nostra vita consacrata un'esistenza
cosmica, che si lascia abbracciare dalla creazione circostante e
che, a sua volta, abbraccia la creazione in ogni sua dimensione,
cogliendovi sempre il riflesso splendente del volto trasfigurato
di Dio.
A conferma di ciò, «basta dare uno sguardo ai racconti ve-
terotestamentari della creazione per accorgersi immediatamente
che l'uomo è sempre considerato creatura fra creature. Esiste una
comunione creaturale di cui l'uomo è membro»2.
È ciò che ha fatto san Francesco d'Assisi con il Cantico delle
creature. In quell'inno di lode al Creatore, Francesco riesce a
chiamare ogni cosa creata «fratello» e «sorella», percependosi
così parte integrante dell'intera realtà creata3.

2'
J. Moltmann, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione,
Queriniana, Brescia 20073, p. 219.
3'
«Gli aggettivi 'fratello' e 'sorella' che san Francesco attribuisce a ogni
singola creatura sono un dato originale nel pensiero che egli stesso, forse
umanamente inconsapevole e spiritualmente consapevole, introduce sia nel
pensiero cristiano che filosofico e culturale. Nessuna filosofia antecedente a
Francesco, ne tanto meno la teologia della Chiesa, aveva mai sostenuto tale
teoria della fraternità cosmica. C'è in realtà un passaggio per nulla indifferente
che il Santo di Assisi opera in favore di un rinnovamento culturale, filosofico
e teologico, anche se soltanto nella modernità si è preso coscienza di questo
passaggio. Dal Medioevo ai tempi moderni non si è considerato per nulla il
criterio della fraternità cosmica, se non del dominio» (O. Farinola, Il Cantico

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In questo lavoro, che mi ha visto particolarmente appassiona-
to, e che voglio offrire ai miei fratelli e sorelle di vita consacrata
nell'anno in cui si moltiplicano iniziative per ricordare l'encicli-
ca di papa Francesco e trarre un insegnamento che orienti l'uma-
nità intera verso una restaurazione sociale, culturale e spirituale,
spesso ho parlato in prima persona plurale, usando appunto il
«noi». Sin dalle prime pagine non ho inteso semplicemente tene-
re o offrire una lezione teologica. Sebbene il lavoro sia frutto di
una riflessione sistematica, mi vede particolarmente coinvolto in
quanto io stesso membro di vita consacrata, bisognoso di mag-
giore maturazione della mia esistenza umana e spirituale, così
come religiosa, desideroso di uniformare la mia vita a quella di
Cristo, il perfetto consacrato al Padre nella pienezza dello Spirito
Santo.
Così come rivelerò nelle conclusioni, l'obiettivo del cammino
proposto nella presente pubblicazione è il raggiungimento del-
la vetta della santità. Per questo, alla base delle riflessioni che
seguono, sia di carattere teologico nel primo capitolo, che spiri-
tuale nel secondo, vi sono delle domande che animano la stessa
mia riflessione, lo stesso percorso: cosa intendo per ecologia'
Che senso ha per la mia vita consacrata l'ecologia' Quale il mio
concreto contributo a favore dell'«ecologia integrale»' Come ho
recepito il messaggio contenuto nell'enciclica Laudato si'' Co-
me vivo la mia consacrazione, il dono più grande che il Signore
potesse offrirmi' Come sono le mie relazioni all'interno della
comunità'
Non ho preteso offrire risposte, né ho avuto intenzione di pre-
confezionarle. Ciò che ho desiderato offrire è una pista di rifles-
sione sistematica, che ci conduca a ravvivare la bellezza della
nostra stessa vita consacrata.




delle creature. Per una pastorale teo-ecologica della salvaguardia del creato
oggi dalla Scrittura alla parrocchia, Cittadella, Assisi 2020, p. 103).

17
Capitolo primo

L'«ECOLOGIA INTEGRALE»
NELLA VITA CONSACRATA.
UNA COMUNITÀ IN RELAZIONE




Un'ecologia quotidiana

La vita consacrata costituisce un segno profetico di ciò che già è
veramente, ma non ancora si vede, e proprio per questo getta luce
sull'oggi della Chiesa e del mondo: per questo motivo lo sguardo
che essa porta sulla nuova creazione può illuminare il nostro «stare
nel mondo» in questo tempo1.
Partiamo da un presupposto basilare: la parola «ecologia»,
come ben sappiamo, vuol dire «discorso sulla casa». È la casa
dei consacrati e delle consacrate, ovvero la fraternità, la comu-
nità. Dunque, i consacrati e le consacrate sono chiamati a saper
fare un discorso sulla propria realtà comunitaria, sulla propria
casa, sulla propria vocazione, sul proprio carisma, a essere cioè
custodi della «casa comune», della bellezza della propria vita
comunitaria fraterna. È, per i consacrati, la sfida che parte dal
basso, cioè dalla realtà della quotidianità.
Come possiamo comprendere, dunque, sin da subito stiamo
circoscrivendo una parola che potrebbe essere fraintesa, se non
malintesa, è cioè la parola «terra» o «casa comune». Cosa signi-
fica per i consacrati e le consacrate la «casa comune»'

1'
A. Partini, Contributo della vita consacrata a un'ecologia integrale,
in X. Larrañaga (ed.), Vita consacrata e cura del creato, Àncora, Milano
2018, p. 121.

19
Non possiamo parlare della «terra» avendo un'idea astratta:
questo termine potrebbe significare tutto e niente, il rischio è
cadere nella trappola di perderci nel vuoto-pieno dell'universo.
Infatti, il Signore affida a ciascuno di noi una porzione di terra,
un pezzo del giardino terrestre, per esserne i fedeli custodi. Ma
dobbiamo fare attenzione a non intendere male nemmeno il con-
cetto di «porzione», che potrebbe prestare il fianco a un'errata
concezione di universalità, infatti non vi può essere un ragiona-
mento universale, globale senza una concezione locale; non vi è
globalità senza località. Com'è vero il contrario: non vi è località
senza globalità. Pertanto, è nella concezione locale che si rea-
lizza la globalità/universalità. Per cui, il concetto di «porzione»
richiama non un settore circoscritto, ma una precisa localizzazio-
ne che racchiude la complessa nozione di globalità/universalità.
La Chiesa stessa, di per sé «cattolica», ovvero universale/glo-
bale, si esprime nella dimensione locale: non c'è Chiesa univer-
sale senza le diocesi e la diocesi stessa non esiste senza i suoi
multiformi elementi (parrocchie, movimenti'), e tra questi la
vita consacrata.
Il mondo lo si costruisce non astrattamente, ma a partire dal
locale, dunque, i consacrati e le consacrate, oltre che essere cu-
stodi della propria vocazione e del proprio carisma, hanno la
comune vocazione di essere costruttori della vocazione del ca-
risma. In tal modo, il carisma si rinnova, si rigenera, si adatta, si
protrae nel tempo.


L'ecologia della fraternità

Costruttori anche di fraternità, della «casa comune», ossia co-
struttori di fraternità in un mondo diviso, che fa sempre più fatica
a ritrovarsi. In questo, vi possiamo trovare la dimensione profeti-
ca della vita consacrata, chiamata a essere «profeta di ecologia»,
profeta della e nella «casa comune» unita. Dunque, profeta di
unità e di fraternità.
Prenderci cura della nostra «casa comune», ovvero della no-
stra comunità/fraternità, vuol dire essenzialmente curare le rela-

20
zioni, ma è anche prendersi cura di ciò che il Signore ha donato:
«Una casa costruirà a te il Signore» (1Cr 17,10). Dio ha pensato
per noi a un'abitazione, perché potessimo vivere all'ombra delle
sue ali (cf. Sal 61,5).
Alla base dell'ecologia vi è di fatto l'etica delle relazioni: non
esiste ecologia senza relazioni. Per questo papa Francesco sostie-
ne che «il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono
intimamente connessi» (LS 56) e, annuisce:
Trascurare l'impegno di coltivare e mantenere una relazione cor-
retta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della
custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli
altri, con Dio e con la terra (LS 69).
Ancora sottolinea: «La comunione si esercita anzitutto all'in-
terno delle rispettive comunità dell'Istituto [']. Dobbiamo inter-
rogarci sul rapporto tra le persone di culture diverse, consideran-
do che le nostre comunità diventano sempre più internazionali»2.
Per questo, «la vita religiosa attua la sua dimensione profetica
nel tentativo mai concluso di tessere comunione costruendo luo-
ghi di fraternità e sororità»3. Aggiunge il papa:
Attendo da voi quello che chiedo a tutti i membri della Chiesa: usci-
re da se stessi per andare nelle periferie esistenziali [']. Non ripie-
gatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di
casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolve-
ranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi
e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la
speranza dando la speranza, l'amore amando4.
Ogni forma relazionale per i consacrati e le consacrate non si
esaurisce all'interno del proprio habitat, le proprie case comuni-
tarie, ma ha sempre una logica più universale, è una logica con-
seguenza insita nella stessa consacrazione. Non si è consacrati

2'
Francesco, Lettera apostolica a tutti i consacrati in occasione dell'anno
della vita consacrata (21 novembre 2014), II.3.
3'
A. Cortesi, Introduzione, in S. Noceti - R. Repole (edd.), Perfectae
caritatis, Apostolicam actuositatem, Gravissimum educationis, EDB, Bologna
2019, p. 76.
4'
Francesco, Lettera apostolica a tutti i consacrati, II.4.

21
INDICE




PREFAZIONE (Fabio Ciardi) ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5

Introduzione
LA MISTICA DELL'ECOLOGIA
PER UN'ESISTENZA COSMICA '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13

Capitolo Primo
L'«ECOLOGIA INTEGRALE» NELLA VITA CONSACRATA.
UNA COMUNITÀ IN RELAZIONE ' . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Un'ecologia quotidiana ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
L'ecologia della fraternità ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Maria di Nazaret ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
L'economia condivisa ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
La forza di una crisi ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
La conversione ecologica dei consacrati ' . . . . . . . . . . . . . 31
Formazione permanente sostenibile ' . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
L'«ecologia integrale» dei consigli evangelici ' . . . . . . . . 36
La castità ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
La povertà ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
L'obbedienza ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Promotori di una spiritualità ecologica ' . . . . . . . . . . . . . . 42

Capitolo Secondo
LE CASE COMUNI ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
L'ecologia trinitaria per costruire case ecologiche '. . . . . . 45
Casa o tenda' ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
Prima casa: l'universo.
La casa della creazione:
per un'ecologia della ri-creazione '. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51

113
Seconda casa: Marta e Maria.
La casa del dono dell'amicizia:
per un'ecologia dell'accoglienza '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
Terza casa: la donna dai capelli lunghi.
La casa del profumo:
per un'ecologia della misericordia ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
Quarta casa: Maria di Nazaret.
La casa della sollecitudine e dell'entusiasmo:
per un'ecologia della fede ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
Quinta casa: il ricco epulone e Lazzaro il mendicante.
La casa della prossimità:
per un'ecologia della differenza '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
Sesta casa: la casa sulla roccia.
La casa della stabilità:
per un'ecologia vocazionale forte '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
Settima casa: Maria, Giuseppe e il Bambino.
La casa della fragranza:
per un'ecologia dell'ambiente formato Betlemme '
. . . . . . . 71
Ottava casa: la casa di Elisabetta.
La casa della musica:
per un'ecologia della lode ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76
Nona casa: il Cenacolo.
La casa della cena:
per un'ecologia della convivialità e dell'Eucaristia '
. . . . . . 81
Decima casa: il tempio di Gerusalemme.
Abitare la preghiera: per un'ecologia della preghiera '
. . . . 87
Undicesima casa: Cana di Galilea.
La casa della festa:
per un'ecologia della gioia '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
Dodicesima casa: la tenda di Paolo, Aquila e Priscilla.
La casa della tenda:
per un'ecologia del lavoro e dell'itineranza '
. . . . . . . . . . . . 95

114
Tredicesima casa: la suocera di Pietro.
La casa della sofferenza:
per un'ecologia del dolore redento ' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102
Conclusione
UNA SANTITÀ TUTTA ECOLOGICA '
. . . . . . . . . . . . . 109
INDICE '
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113




115
Studi religiosi


C.A. Tognali, Lasciateci la libertà! Caritas Pirckheimer e la vita reli-
giosa nella bufera della Riforma, 2013.
F. Brancato, La materia vivente. Uomo e natura nel pensiero di Hans
Jonas, 2013.
S. Morandini, Quale casa accogliente. Vivere il mondo come creazio-
ne, 2013.
G. Cesareo, Evangelii gaudium. Riflessioni francescane, 2015.
L. Sandonà, Ecologia umana. Un percorso etico e teologico sui passi
di papa Francesco, 2015.
D. Paoletti (a cura), Una teologia in comunità, 2015.
G. Cappelletto - M. Milani, In ascolto dei profeti e dei sapienti.
Introduzione all'Antico Testamento - vol. II, 2015.
G. Crea, Il segreto della felicità nella vita consacrata. Appunti psico-
logici e metodologici, 2015.
G. De Virgilio, Teologia biblica del Nuovo Testamento, 2016.
G. Cappelletto, In cammino con Israele. Introduzione all'Antico Te-
stamento - vol. I, 2016.
S. Babolin, L'esorcismo. Ministero della consolazione, 2018.
M. Cassese (a cura), Una chiesa anche al femminile. Un cammino pos-
sibile, 2019.
P. Conti, Cristiani e musulmani. In dialogo nel contesto della moder-
nità, 2020.
R. Tello, Popolo e cultura, 2020.
R. Beghini, La religione della prosperità. Il pericolo di un 'Vangelo
diverso', 2020.
P. Conti, Cristiani e musulmani in dialogo nel contesto della moder-
nità, 2020.
O. Farinola, Le case comuni della vita consacrata. Un rinnovato stile
di vita per i religiosi alla luce della Laudato si', 2021.



Finito di stampare nel mese di febbraio 2021
Mediagraf S.p.A. ' Noventa Padovana, Padova

116

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