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Citazione spirituale

Sono giovani i santi. Verso il Sinodo sui giovani

di

Pasquale Gianluigi


Copertina di 'Sono giovani i santi. Verso il Sinodo sui giovani'
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In promozione fino al 20/11/2018 [scade tra 3 ore e 11 minuti]
Descrizione
Tipo Libro Titolo Sono giovani i santi. Verso il Sinodo sui giovani Autore Editore La Fontana di Siloe EAN 9788867371037 Pagine 144 Data giugno 2018
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il 7 agosto 2018 alle 17:54 ha scritto:

Tra le intuizioni profetiche che caratterizzano il ministero petrino di papa Francesco, dobbiamo certamente annoverare la sua attenzione e preoccupazione verso il mondo giovanile, espressa in ogni occasione e culminata nella convocazione della XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, con il tema assai interessante e inconsueto “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, in calendario dal 3 al 28 ottobre 2018.
Proprio in preparazione di questo Sinodo, di cui è già stato approvato l’Instrumentum laboris, è arrivato nelle librerie questo agile e documentato contributo dovuto alla penna, ma soprattutto alla mente e al cuore, del noto professore e pubblicista cappuccino Gianluigi Pasquale.
Leggendo la ricca Introduzione, che l’Autore ha voluto premettere ai profili biografici di quindici figure di santità, scelti dal variegato e straordinariamente ricco catalogo della Chiesa, sappiamo della motivazione fondamentale che ha ispirato il volume: “Questo libro è stato scritto per ottenere serenità” (p. 7).
Naturalmente la serenità è un corollario di quell'anelito alla santità, irradiazione della luce del volto di Gesù, che tutti, i giovani in primis, nutrono nel loro cuore. Lo ha scritto papa Francesco nella Lettera premessa al Documento preparatorio dell’assemblea sinodale e lo ha ripetuto ultimamente più volte anche nella sua Esortazione apostolica Gaudete et exultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (Ibidem).
Sempre nell'Introduzione, Gianluigi Pasquale, non fa mistero dei motivi che lo hanno portato a scrivere questo libro, non tralasciando i riferimenti autobiografici che non mancano poi in tutto il testo, raggruppandoli essenzialmente in quattro. Il primo dei quali è proprio la serena fascinazione che esercita papa Francesco, una sorta di calamita che attrae i giovani, assai attenti ai gesti da lui compiuti (p. 9).
Il secondo motivo è scattato dalla frequentazione avuta dall'Autore, del “pianeta” legato a santa Faustina Kowalska con il suo Diario, ma soprattutto con la sua “coroncina della Divina Misericordia”, che lega ormai sempre più persone e giovani in un grande sodalizio spirituale capace di far fronte a problemi e drammi più grandi di noi (p. 10).
L’entusiasmo contagioso che i giovani hanno trasmesso a p. Gianluigi Pasquale durante i vent’anni di docenza nelle aule universitarie di Venezia, Milano e Roma, costituiscono il terzo motivo di questo libro, “cordialmente dedicato” a loro (p. 11), a testimonianza che, la generazione del nichilismo (Galimberti) è ancora capace di “ricamare una vita sensata, la quale raggiunge la propria saturazione nella logica del dono” (p. 12).
“La quarta, benché non ultima, ragione stringe come un nodo alla gola. Ma va detta. Ho incontrato tanti giovani gravemente ammalati che sono andati incontro a Gesù salvatore aggrappandosi ai santi, prima di chiudere gli occhi nella pace con sorella morte” (p. 12).
E subito, a riprova di quanto detto, l’Autore ricorda alcuni di questi giovani “santi”, anche se non ufficialmente canonizzati: Nicola Perin, il diciassettenne che chiuse gli occhi alla vigilia di Natale del 2015, stringendo tra le mani l’immaginetta di padre Pio, fra Vigilius Djohan Gunaedì, giovanissino cappuccino indonesiano, fedele sino alla fine al suo rosario colorato e Assunta, recentemente scomparsa, che teneva sempre con sè, nell’offerta della sua vita per i sacerdoti e gli sposi cristiani, una reliquia della beata Eurosia Fabris Barban, bisnonna materna dello stesso p. Gianluigi Pasquale (pp. 12-13).
Se volessimo aggiungere un denominatore comune, che caratterizza i quindici ritratti agiografici presentati in questo volume, lo troveremmo nella provenienza geografica delle figure di santità che è poi quella di appartenenza dell’Autore e cioè il Veneto, regione italiana da sempre espressione di un cattolicesimo attivo e contemplativo insieme.
Esulano da questo ambito geografico, perché appartengono ormai a pieno titolo alla Chiesa universale, Madre Teresa di Calcutta, con il suo “volto rigato dall’amore, senza alcuna polvere” (pp. 25-34), I pastorelli di Fatima, “primi fanciulli santi non martiri” (pp. 35-47) e Faustina Kowalska che ha svelato al mondo l’arte di “abbandonarsi nelle braccia della Divina Misericordia” (pp. 49-55).
Non potevano ovviamente mancare, in questa agile e necessariamente selettiva raccolta, tre figure di santi frati cappuccini, l’Ordine di appartenenza dell’Autore, che sono Leopoldo Mandić, dispensatore a Padova della Misericordia di Dio, che incoraggiava i peccatori a “rialzarsi senza più la paura del peccato” (pp. 91-97), Andrea Giacinto Longhin, vescovo “a quarant’anni con l’odore delle pecore” (pp. 99-106) e Marco d’Aviano che mostra a quali traguardi possa portare la santità “se il Vangelo dentro per la missione” (pp. 123-130).
Gli altri santi e sante, di cui Gianluigi Pasquale dimostra di saper cogliere “dei frammenti provenienti dall’ultimo Gesù Cristo glorioso “, con rara capacità di sintesi che mira all’essenzialità del messaggio, che promana dalle loro vicende biografiche, sono la serva di Dio Bertilla Antoniazzi che “sognava di correre sull’erba dei prati” (pp. 19-24), Claudio Granzotto frate minore e “(s)cultore della bellezza cristiana” (pp. 57¬-63).
Sempre con il solito criterio di far seguire al nome dei santi una sorta di epiteto che ne coglie la peculiarità, l’Autore narra poi la santità di Maria Bertilla Boscardin che si era collocata come “cuore sacro tra quei due che lo sono” (pp. 65-71), di Giovanni Calabria che esercitò a Verona la fantasia della carità, sperimentando che tutto può accadere “quando alla bontà non si nega nulla” (pp. 73-79) e di Eurosia Fabris Barban, la prima beata italiana di papa Benedetto XVI proclamata nella chiesa locale, quasi a sottolineare i “tre volti della maternità” (pp. 81-89).
Chiudono le figure di santità illustrate in questo volume, frutto della scelta oculata e sapiente di Gianluigi Pasquale, due figure assai interessanti e forse poco conosciute, quella del sacerdote altoatesino Joseph Freinademetz, il cui messaggio è racchiuso nell’intuizione relativa al fatto che “la lingua che tutti comprendono è l’amore” (pp. 107-113) e la religiosa di Bassano del Grappa, Elisabetta Vendramini che “si accorse delle stimmate dei bambini” (pp. 115-121).
La Conclusione, che troviamo a fine volume, non è altro che una riflessione teologica sulla santità in generale e su quella “giovane” in particolare, che ha motivato la scelta dell’Autore, nella convinzione costante che Dio “Ha avuto riguardo per la preghiera dei piccoli” (p. 131), infatti: “i giovani santi ci insegnano che Dio ascolta soprattutto la voce dei bambini, Egli che ha avuto riguardo della preghiera deli umili (Sal 101, 8), dei ‘piccoli’, anche quando sono vecchi, da chè la santità non ha età, nel campo della terra senza il male di cui sono – e siamo – nati” (p. 133).
Questa sintesi, collocata in Conclusione, è un corollario perfetto di quanto Gianluigi Pasquale, evocando un saggio del suo amico filosofo Umberto Galimberti, aveva scritto nell’Introduzione a proposito dei giovani e cioè: “Non è vero che sono tutti della quotidiana dipendenza dal video dei più sofisticati computer, o da quello al plasma dei telefoni cellulari, né sempre nelle , come talvolta si osserva in treno. Ci sono ancora quelli e quelle che sanno da queste maglie e ritornare alla in cui sono nati” (p. 15).
E sono proprio giovani come questi, è la buona notizia che il volume di Gianluigi Pasquale ci trasmette, che contribuiranno con la loro santità “giovane” a “Rasserenare, amando” che è, in fondo, “la missione del XXI secolo” (p. 8) per arginare ansie e paure generate da quella “globalizzazione dell’indifferenza”, già denunciata da papa Francesco, che ci ha resi sempre più soli.
Giovanni Spagnolo