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Citazione spirituale

Un cardiologo visita Gesù

-

I miracoli eucaristici alla prova della scienza

 
di

Franco Serafini


Copertina di 'Un cardiologo visita Gesù'
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Disponibile in 3/4 giorni lavorativi
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Allegati: Leggi un estratto
Tipo Libro Titolo Un cardiologo visita Gesù - I miracoli eucaristici alla prova della scienza Autore Editore ESD Edizioni Studio Domenicano EAN 9788870949605 Pagine 223 Data ottobre 2018 Collana Teologia
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Teologia


56
FRANCO SERAFINI




UN CARDIOLOGO VISITA
GESÙ
I MIRACOLI EUCARISTICI ALLA PROVA DELLA SCIENZA



Prefazione
Riccardo Barile
Tutti i diritti sono riservati
© 2018 - Edizioni Studio Domenicano www.edizionistudiodomenicano.it
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L'elaborazione dei testi, anche se curata con scrupolosa attenzione, non può comportare
specifiche responsabilità per eventuali involontari errori o inesattezze.
SOMMARIO



PREFAZIONE di Riccardo Barile 13


INTRODUZIONE 19


Capitolo 1
LANCIANO (VIII SECOLO) 31
Un miracolo antico 31
Un black-out di otto secoli 32
La ricognizione del 1574 34
La ricognizione del 1970 35
Supplemento di ricognizione nel 1981 39
Standard scientifico 40
La fantomatica relazione OMS-ONU 41
In conclusione 41
Bibliografia 42


Capitolo 2
BUENOS AIRES (1992-1994-1996) 43
Una doverosa premessa, per comprendere i fatti
di Buenos Aires, Sokó'ka e Legnica 43
Per cinque volte 44


5
I fatti 45
1992 45
1994 46
1996 47
Le analisi 48
1992-1995 48
Dott.ssa Botto 48
Dott.ssa Sasot 48
1999-2005 52
Scarsa visibilità dell'evento 58
Bibliografia 61


Capitolo 3
TIXTLA (2006) 63
I fatti 63
Le indagini 65
Qualche ulteriore considerazione 70
Conclusione 72
Bibliografia 72


Capitolo 4
SOKÓ'KA (2008) 74
I fatti 74
Le indagini 76
La conclusione 78

6
Le polemiche 78
Bibliografia 83


Capitolo 5
LEGNICA (2013) 85
Bibliografia 89


Capitolo 6

90
PERCHÉ HO SCARTATO BETANIA
(VENEZUELA, 1991)


Capitolo 7
I TELI DELLA PASSIONE 91
La Sindone di Torino 91
Il Sudario di Oviedo 94
La Tunica di Argenteuil 97
Bibliografia 101


Capitolo 8
CUORE 105
Perché il cuore' 105
Qualche cenno di anatomia 108
Tessuto muscolare cardiaco 109
Sofferente 112
Vivo' 116
Bibliografia 121

7
Capitolo 9
SANGUE 123
Lanciano 124
Buenos Aires 126
Tixtla 127
Linfocitosi 128
Ipogammaglobulinemia 131
Bibliografia 135


Capitolo 10
GRUPPO SANGUIGNO AB 138
Un breve ripasso scolastico 138
Come sono distribuiti i gruppi sanguigni AB0
nella popolazione umana' 141
Come determinare il gruppo sanguigno
nella medicina forense 143
1) Agglutinazione mista 144
2) Assorbimento-inibizione 145
3) Assorbimento-eluizione 145
4) Immunoistofluorescenza 145
5) Ricerca inversa, o crociata, delle agglutinine 146
6) Analisi genetica del DNA 146
Il miracolo di Lanciano 147
Il miracolo di Tixtla 148
La Sindone di Torino 149
Il Sudario di Oviedo 151

8
La Tunica di Argenteuil 151
Perché gruppo AB' 153
Un gruppo credibile 154
Un gruppo raro 155
Un gruppo completo 157
Di origine paterna e materna distinte 158
Il gruppo ricevente universale 158
Una bomba statistica 159
Bibliografia 162


Capitolo 11
DNA 166
Un breve ripasso scolastico 166
Il DNA dal punto di vista forense 167
Il sistema CODIS 169
Il DNA mitocondriale 170
Il DNA del cromosoma Y maschile 172
Cosa è stato scritto fino ad ora 173
Fantasie di clonazione 174
'The physics of Christianity' di Frank J. Tipler 176
'The DNA of Jesus Christ' di William L. 'Sonny' Payne, Jr 182
'The DNA of God'' di Leoncio A. Garza-Valdes 184
Il DNA nei miracoli eucaristici 185
Buenos Aires 186
Tixtla 187

9
Nuove ricerche sul DNA mitocondriale 188
Legnica 190
La Sindone di Torino 191
Il Sudario di Oviedo 196
La Tunica di Argenteuil 198
Qualche riflessione conclusiva 202
Figlio di sua Madre 204
Il DNA dello Spirito Santo 207
Uno sguardo d'insieme al DNA dei miracoli eucaristici 208

211
Il DNA e, più in generale, i tessuti biologici dei teli della
Passione, sono diversi da quelli dei miracoli eucaristici'
Bibliografia 213


UN'ULTIMA OSSERVAZIONE 217

ICONOGRAFIA 225




10
PREFAZIONE



CONSIDERAZIONI TEOLOGICHE PER LA LETTURA

Nei miracoli eucaristici succede qualcosa di diverso per lo
meno a livello della nostra percezione abituale delle specie
eucaristiche. Spesso poi il fenomeno va ben oltre la semplice
percezione, e si tratta della produzione di una realtà nuova. La
domanda che immediatamente e doverosamente ci si pone è:
'Che cosa accade' Che cosa si vede''. Il presente libro porta
alle estreme conseguenze il 'che cosa si vede' sino al 'che
cosa si sperimenta' e infine al 'che cosa si può esaminare al
livello di analisi mediche di laboratorio'. Con dei risultati che
danno a pensare in senso positivo: nei miracoli eucaristici anti-
chi e recenti esaminati, carne e sangue sono carne e sangue
anche nei risultati delle analisi di laboratorio; anzi, sempre si
tratta di tessuto cardiaco e sempre il sangue, pur formatosi con
molta distanza di tempi e di luoghi, appartiene allo stesso grup-
po. Non si potrebbe concludere di meglio che constatare gioio-
samente di trovarci di fronte alla carne e al sangue di Gesù
Cristo.
Ma dal punto di vista dell'esperienza cristiana che cosa acca-
de' Atteso che entriamo in un regime di visione e di constata-
zione, resta ancora la fede oppure è sorpassata dall'evidenza'
In ogni caso, un miracolo che accantonasse la necessità della
fede solleverebbe più di una difficoltà...
A queste domande cerchiamo di dare alcune risposte o stimo-
li di riflessione, che aiutino il lettore a porsi nella giusta
prospettiva.

1. Gesù Cristo, una sola persona con tre modi di presenza

Un testo di san Girolamo (' 420) enuncia per i teologi e per i
cristiani di tutti i tempi una distinzione fondamentale:


11
PREFAZIONE


«La carne e il sangue di Cristo si intendono in due modi,
o quella carne spirituale e divina, della quale Egli stesso
disse: 'la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è
veramente bevanda'; e ancora: 'se non mangerete la
mia carne e non berrete il mio sangue non avrete la vita
eterna' (cf. Gv 6,53.55); o la carne e il sangue che fu cro-
cifissa e che il soldato trafisse con la lancia».1

Ammessa ovviamente la realtà della carne e del sangue di Gesù
Cristo in entrambi i casi, bisogna spiegare il 'modo' differente
con il quale si è presentata nel Gesù storico e nella attuale realtà
sacramentale.
Procedendo oltre, il Concilio di Trento, sollecitato da dibattiti
ed errori che non è qui il caso di rievocare, stabilì che «dopo la
consacrazione del pane e del vino, Nostro Signore Gesù Cristo,
vero Dio e uomo, è contenuto veramente, realmente e sostan-
zialmente sotto l'apparenza di quelle cose sensibili», precisan-
do però immediatamente che:

«non vi è alcuna contraddizione nel fatto che lo stesso
nostro Salvatore sia sempre assiso alla destra del Padre
nei cieli secondo un modo di esistenza naturale, e che
nondimeno in molti altri luoghi sia a noi sacramental-
mente presente nella sua sostanza, con quel modo di
esistenza che noi (...) possiamo riconoscere come possi-
bile a Dio e dobbiamo fermamente credere».2

Anche qui si enunciamo due modi di presenza di Gesù Cristo: il
modo sacramentale e il 'modo naturale', che è di essere in cielo.
Dunque sono stati evocati tre modi di presenza di Cristo: la
presenza nella condizione umana e storica di questo mondo,
presenza che ci è documentata dai Vangeli ma della quale


1 GEROLAMO, Commento alla Lettera agli Efesini 1: PL 26,480.
2 CONCILIO DI TRENTO, Sessione XIII 11.10.1551, cap. 1. Dz 1636.


12
PREFAZIONE


hanno potuto fare esperienza solo i contemporanei del Signore
Gesù; la presenza 'naturale' in cielo visibile ai beati, della
quale non possiamo in questo mondo fare esperienza; la pre-
senza sacramentale, che invece fa parte della nostra esperienza
cristiana.
La conclusione è che l'unica presenza che ci è possibile esami-
nare a livello dei nostri sensi è la presenza sacramentale, anche
quando si tratta di miracoli.

2. I miracoli eucaristici non sono tutti uguali

Tra i miracoli eucaristici, molto abbondanti dal medioevo3 in
avanti, vi sono delle sostanziali differenze.
Una prima serie di miracoli manifesta la virtù delle specie euca-
ristiche che provocano fenomeni inusuali, ma rimanendo le spe-
cie quelle che sono e come le si vedono. Così il miracolo medie-
vale di un'ostia finita in un albero di un bosco, attorno alla quale
le api costruiscono... un tabernacolo; oppure il miracolo organiz-
zato da sant'Antonio da Padova (' 1231), per cui una mula affa-
mata rifiuta il cibo e si inginocchia dinanzi all'ostia consacrata;
oppure il miracolo di Torino (1453), dove da un cofano prezioso
con un'ostia consacrata portato a vendere al mercato, l'ostia si
stacca dal bagaglio restando sospesa in aria ecc.
Una seconda serie di miracoli comporta invece che cambi qual-
cosa nelle specie eucaristiche, o soltanto la nostra momentanea
percezione (qualcuno al posto dell'ostia vede Gesù Bambino) o
nella loro fisicità con dei fenomeni destinati a durare nel tempo
e a presentarsi anche come tattili ed esaminabili con i nostri
attuali strumenti di analisi dei liquidi e dei tessuti. Sono questi
ultimi i miracoli presi in considerazione dal libro che abbiamo
tra le mani.




3 Un classico in argomento è P. BROWE, Die eucharistischen Wunder des
Mittelalters, Breslau 1938.


13
PREFAZIONE



3. Il corpo di Gesù Cristo si vede o non si vede'

Alla domanda san Tommaso d'Aquino (' 1274) risponde in modo
categorico: «Nessun occhio corporale può vedere il corpo di
Cristo così come è in questo sacramento (eucaristico)» (S. Th., III,
q. 76, a. 7).
La risposta di san Tommaso non solo può apparire strana (o poco
devota) a qualcuno di noi, ma senz'altro appariva eccessiva anche a
molti suoi contemporanei, in quanto da circa quattro secoli una
corrente teologica spiegava che nell'Eucaristia era presente la carne
di Cristo come si presentava negli anni di permanenza sulla nostra
terra, velata 'miracolosamente' dalle apparenze del pane e del
vino, ma quando queste venivano meno e appariva carne o sangue
' cioè nei miracoli eucaristici, si manifestava ciò che veramente era
contenuto sotto quelle apparenze e nel modo stesso in cui era con-
tenuto e che solo miracolosamente non si poteva vedere.
Per san Tommaso invece è normale e strutturale che nell'Eucari-
stia la carne di Cristo sia invisibile, perché Gesù Cristo, in questo
sacramento, è presente 'nella sua sostanza' o 'sostanzialmente',
come ripetuto dal Concilio di Trento nel testo citato poco sopra.
Naturalmente, quando san Tommaso parla di sostanza all'interno
dell'Eucaristia, la nozione di sostanza «non è legata a scuole filo-
sofiche ma significa ciò che è 'uno' e che 'sta sotto' alle dispa-
rate percezioni sensoriali: così ognuno percepisce che una perso-
na che gli sta davanti non è riducibile al colore della pelle e degli
occhi, al suono della voce, al profumo (o alla puzza) che emana
ecc., ma che c'è un soggetto 'uno' che 'sta sotto' a tutto questo.
Questa percezione, però, è intellettuale, e non può avere una tra-
duzione sensibile, e così il Cristo eucaristico non si può vedere».4
A questo punto ritorna prepotente la domanda iniziale: ma allora
nei miracoli eucaristici che cosa si vede'




4 R. BARILE, Tutto il bene della Chiesa, in «Il Timone» gennaio 2016,
Dossier p. IV.


14
PREFAZIONE



4. La soluzione di san Tommaso d'Aquino circa i miracoli
eucaristici

La risposta alla domanda è un testo abbastanza elaborato di san
Tommaso nella S. Th. III, q. 76. a. 8, ma prima bisogna pre-
mettere che il santo dottore non ragiona in modo asettico, in
quanto fu personalmente coinvolto nel miracolo eucaristico di
Bolsena, quando, nel 1263, il sacerdote boemo Pietro di Praga
si ritrovò tra le mani l'ostia trasformata in carne che colava
sangue e macchiò il corporale. A seguito del miracolo, Papa
Urbano IV, residente ad Orvieto dove pure a quel tempo risie-
deva san Tommaso, incaricò san Tommaso di comporre i testi
per la nuova festa del 'Corpus Domini', che fu istituita l'anno
seguente, 1264 (che fu anche l'anno della morte di Urbano IV).
Ciò premesso, veniamo alla soluzione di san Tommaso.
Anzitutto può capitare che il mutamento delle specie sia ricon-
ducibile a un solo mutamento interno del senso della vista di
coloro che guardano, per cui alcuni vedono carne, altri sangue,
altri un bambino ecc. Per quanto debole, questo fenomeno
«non comporta una qualche forma di inganno come nei giochi
di prestigio dei maghi, poiché tali specie (visive) sono formate
divinamente nell'occhio per dare forma ad una certa verità, e
cioè che veramente il corpo di Cristo è nel sacramento».
Altre volte ' è il caso degli oggetti esaminati nel presente libro ' il
mutamento non è solo negli occhi di chi guarda, ma nella realtà
stessa. Di conseguenza alcuni dicono «che si tratta del corpo di
Cristo nella propria specie», anche se non lo si vede per intero o
nella figuralità del volto. Per san Tommaso questa risposta non è
valida per due serie di ragioni: a) «Il corpo di Cristo non può essere
visto nella propria specie se non in un solo luogo nel quale è defini-
tivamente contenuto», e questo luogo è il cielo dove è visto dai
beati. b) «Il corpo glorioso appare e scompare quando vuole, come
è detto in Luca [24,31, Emmaus] quando il Signore svanì dagli
occhi dei discepoli. Invece ciò che appare come carne in questo
sacramento dura a lungo» e a volte è rinchiuso in una pisside rin-
chiusa a sua volta in un altro luogo, «e comportarsi così con il
corpo di Cristo secondo la propria specie sarebbe una nefandezza».


15
PREFAZIONE


Ma allora che cosa si vede, o, meglio, che cosa sono la carne e
il sangue dei miracoli eucaristici'
Ecco la risposta: «Restando le dimensioni quantitative, miraco-
losamente avviene una mutazione quanto agli altri elementi
accidentati, come la figura, il colore e altri accidenti simili, di
modo che si veda della carne o del sangue o anche un bambi-
no». E qui san Tommaso torna a ribadire che «non si tratta di
un inganno, in quanto ciò avviene per dare figura a una certa
verità, e cioè a mostrare per mezzo di questa miracolosa appa-
rizione che in questo sacramento c'è il vero corpo e il vero san-
gue di Cristo».
Dunque non solo non c'è falsità, ma permane la struttura sacra-
mentale, in quanto anche la carne e il sangue sono sacramento
del corpo e del sangue di Gesù Cristo. E come gli accidenti del
pane e del vino conservano le proprietà del pane e del vino,
così anche questi accidenti, molto più immediati dal punto di
vista 'figurale', conservano miracolosamente le qualità della
carne e del sangue e dunque non sono solo comunemente per-
cepibili, ma anche scientificamente analizzabili.
Ma se rimane il sacramento, rimane l'esigenza della fede, per-
ché resta vero che sia sotto gli accidenti del pane e del vino, sia
sotto gli accidenti 'miracolosi' di carne e sangue, «il vero
corpo e sangue di Cristo presente nel sacramento non può esse-
re appreso dal senso, ma dalla sola fede che si fonda sull'auto-
rità divina» (III, q. 75, a. 1) e nel procedimento conoscitivo la
percezione totale della verità è assicurata in quanto «sono real-
mente veri gli accidenti che vengono appresi dai sensi. Da
parte sua l'intelletto, teso alla conoscenza della sostanza, è pre-
servato dall'errore grazie alla fede» (III, q. 75, a. 5, ad 2um).

Ecco: tenendo presente queste considerazioni, la lettura del
libro sarà certamente più illuminata e più fruttuosa.

Riccardo Barile O.P.




16
«Inoltre debbo dire che quando un ricercatore
viene a contatto con il Mondo dell'Invisibile
attraverso l'analisi di Reliquie Miracolose, da
un lato si sente avvinto insieme a tutte le sue
capacità spirituali e intellettuali; ma, dall'altro,
si sente disorientato, poiché non trova, nel suo
bagaglio culturale, occasioni di confronto per
una così elevata sperimentazione. Nello stesso
tempo, l'operatore deve esercitare la sua più
forte autocritica, per non essere indotto in
suggestioni che possono essere fonte di errori.
Questo complesso di motivi condiziona, in
certo modo, l'analisi e la ricerca, che così pro-
cedono con difficoltà».
Odoardo Linoli
INTRODUZIONE




Sono un medico, più precisamente un cardiologo, e questo, lo
vedremo, tornerà utile.
Devo anche, come si fa oggi nei congressi di medicina e nelle
pubblicazioni scientifiche, dichiarare subito i miei 'conflitti di
interesse': sono cristiano cattolico. Mi ero illuso, inizialmente, di
riuscire a scrivere qualcosa di asettico e imparziale, limitandomi
a riferire dei fatti scientifici, lasciando che la sublime e imbaraz-
zante verità sottintesa si liberasse da sola, senza i superflui com-
menti del cronista. Non ci sono riuscito: come il tifoso nella
curva sbagliata, quando la squadra del cuore segna, urla e alza le
mani anche se intorno tutti lo guardano male. E così non nascon-
do il mio punto di vista di cattolico, ma non per questo - parola
d'onore! - ho censurato, attenuato o esagerato, oppure modificato
minimamente i dati riportati, peraltro verificabili nella bibliogra-
fia ragionata che conclude ogni capitolo.
Quindi nelle prossime pagine passerò in rassegna alcuni - pochi,
per l'esattezza cinque (più uno, che poi ho scartato) - miracoli
eucaristici. Si tratta di eventi che hanno in comune il fatto di esse-
re stati sottoposti, in tempi recenti o recentissimi, ad indagini
scientifiche. Non sono un teologo, e infatti il taglio della mia pic-
cola inchiesta vuole essere, lo ripeto, squisitamente medico.
Proverò a passare al setaccio criticamente le analisi cliniche, i test
di laboratorio, le indagini istologiche e genetiche effettuati su
questi tessuti anomali e misteriosi affiorati da un'ostia consacrata.
Si è trattato di cercare gli articoli e le pubblicazioni originali, eli-
minando il tantissimo materiale che spesso impreziosisce la nar-
rativa devozionale del miracolo, ma che risulta poi materiale
inaccurato o falso. Quando possibile, per fugare dubbi o chiarire
imprecisioni, ho contattato personalmente gli studiosi che in Sud
America o in Polonia si sono occupati in prima persona delle
indagini. Confesso che in qualche posto sono anche andato di
persona a verificare e a intervistare.


19
INTRODUZIONE



Ebbene, il risultato dell'inchiesta è quantomeno sorprendente.
Vedremo, evento dopo evento, a prescindere dall'epoca storica e
dalla localizzazione geografica, emergere un pattern che tenderà a
ripetersi con rassicurante o sconvolgente, dipende dai punti di
vista, puntualità. Proveremo allora ad azzardare qualche riflessio-
ne nell'ambito di una originalissima disciplina, ancora tutta da
impostare, che potremmo chiamare bio-teologia, teologia speri-
mentale e applicata, o in qualunque altro modo ci piaccia. Ci inol-
treremo in una terra inesplorata in cui accadono fenomeni scon-
certanti, inspiegabili eppure documentati con le migliori tecnolo-
gie di cui disponiamo. Un vero banco di prova per testare la nostra
capacità di apertura mentale e di disponibilità ad accettare l'irru-
zione di ciò che è incredibile, scabroso, imbarazzante, del Mistero,
per usare una categoria cristiana, nel mondo reale in cui spensiera-
tamente vivevamo. Vagheremo in un territorio infido, con compa-
gni di strada di cui talora sarà bene diffidare: scienziati pasticcioni,
mistici invasati, ufologi imbroglioni... Ci sorprenderemo, in certi
momenti, a guardare ai dogmi e alle verità di fede come a fari
nella notte capaci, paradossalmente, di portare luce e rendere
intelligibili fenomeni altrimenti inspiegabili per la ragione.
Va ricordato che i miracoli eucaristici riconosciuti e approvati
dalla Chiesa cattolica nel corso dei secoli sono centinaia. Sono
verosimilmente solo la punta di un iceberg tanto poderoso quan-
to invisibile, perché segreto o dimenticato, di migliaia e migliaia
di eventi. Solo per citare Cesario di Heisterbach, un monaco
tedesco del 1200: nel suo Dialogus Miraculorum elenca ben ses-
santasette fatti prodigiosi legati all'Eucarestia, tutti avvenuti in
tempi per lui recenti, a memoria di uomo, e tutti solo nei dintorni
di Colonia. Già nel IX secolo san Pascasio Radberto, monaco
francese autore del De corpore et sanguini Domini, forse il
primo trattato sull'Eucarestia della storia della Chiesa, può elen-
care un cospicuo numero di eventi prodigiosi noti. E san
Tommaso d'Aquino, nella Somma Teologica, deve dedicare un
articolo apposito (III, q. 76, a. 8) al fenomeno dei miracoli euca-
ristici, evidentemente non così rari.
Ebbene, sgombriamo subito il campo da un equivoco: non si trat-
ta solo di fatti, magari spesso leggendari, del profondo Medioevo.


20
INTRODUZIONE


Miracoli eucaristici continuano a compiersi anche oggi, nel
nostro tempo, con generosa abbondanza. Al punto che, in tutta
fretta, ho dovuto confezionare un capitolo su di un avvenimento
appena successo a Legnica, in Polonia, e di cui il vescovo ha dato
comunicazione ufficiale il 10 aprile 2016. Non me ne voglia
l'Editore, ma questo libro nasce condannato all'obsolescenza:
avrà sempre bisogno di nuove edizioni aggiornate'

UN'ULTIMA ESITAZIONE
Consentitemi, prima di partire per questo incredibile viaggio, di
condividere un ultimo momento di esitazione, un ultimo sguardo
all'indietro.
Perché eseguire analisi scientifiche sui miracoli eucaristici'
È proprio necessario'
Non è una domanda banale. Certo, all'uomo contemporaneo, che
vive circondato di tecnologie, che affida, o meglio crede di affida-
re, alla scienza, alla medicina, le fondamenta del proprio vivere,
deve sembrare ovvio, o almeno molto 'ragionevole'. A Buenos
Aires o a Sokó'ka è avvenuto un fatto inspiegabile, disponiamo di
laboratori e di scienziati: facciamo analizzare il miracolo! Siamo
sicuri che anche i nostri padri avrebbero ragionato così, se aves-
sero avuto a disposizione i nostri strumenti' Che cosa cerchiamo'
In fondo il miracolo già da solo ci parla con un linguaggio e con
un simbolismo assolutamente comprensibili: dall'ostia trasuda un
liquido rosso e il fedele che adora non può che vedervi il Sangue,
il Preziosissimo Sangue che ci redime e ci salva dalla morte e
dall'inferno. È proprio così importante che il microscopio possa
contare gli eritrociti o il laboratorio misurarne l'elettroforesi pro-
teica' La massa gelatinosa e bruna, comparsa prodigiosamente, è
evidente che vuole ricordarci la Presenza Reale del Corpo, di
quel Corpo. Cosa aggiunge all'adorazione la consapevolezza che
si tratti di tessuto muscolare miocardico piuttosto che di pancreas
o di tessuto epidermico'
E quali analisi eseguire' Chi ha il potere di richiederle' Fino a che
punto spingersi, dove inizia invece l'eccesso, la curiosità morbosa'


21
2
BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


UNA DOVEROSA PREMESSA, PER COMPRENDERE I FATTI
DIBUENOS AIRES, SOKÓ'KA E LEGNICA
Come si deve comportare il sacerdote con una particola consa-
crata che accidentalmente o per profanazione viene a sporcarsi
e a diventare difficilmente consumabile' Esistono testi norma-
tivi, antichissimi, che giustamente prevedono anche le circo-
stanze più incredibili che si possono verificare durante la cele-
brazione della Santa Messa, compresa la morte del celebrante!
Nel 1962 Giovanni XXIII approva l'ultima revisione del Mis-
sale Romanum dove, nel capitolo De defectibus, al par. X, n. 7
si legge:

Se qualcosa di avvelenato toccasse l'Ostia consacrata,
[...] quella sia messa in un Calice pieno d'acqua, com'è
detto sopra per il Sangue al n. 6.

Al n. 6 si era specificato: «perché si dissolvano le specie e tale
acqua sia gettata nel sacrario».
Cioè si attende che l'acqua dissolva le specie visibili di pane azzi-
mo dell'ostia; mancando quelle, viene meno anche la Sostanza
del Corpo di nostro Signore e solo a quel punto è possibile getta-
re l'acqua, tuttavia non in una comune fognatura, ma nel sacrario
che scarica nella terra del perimetro consacrato su cui sorge la
chiesa.
È interessante notare che si tratta di una novità introdotta nel
1962; il Messale precedente suggeriva invece: «[...] e quella sia
conservata nel Tabernacolo, in luogo separato, finché le specie
siano corrotte, e corrotte infine si mettano nel sacrario».




43
CAPITOLO 2



PER CINQUE VOLTE
Tra 1992 e 1996 avvengono cinque eventi eucaristici prodigiosi,
tutti nella stessa parrocchia di Buenos Aires. Nessuna risposta
umana può spiegare questa abbondanza di doni: non si potevano
distribuire più 'democraticamente' i miracoli in questo mondo
affamato di segni' Riecheggiano le parole del Cristo glorificato
nell'Apocalisse: «Ecco, io sto alla porta e busso»; qui a Buenos
Aires il bussare, alla stessa porta, è stato insistente.
Tuttora poco conosciuti questi eventi, perfino in Argentina; in
Italia si è cominciato a sentirne parlare solo dopo l'elezione di
papa Francesco, quando l'attenzione dei media, e in particolare
dei blogger cattolici, si è spostata sulla diocesi 'dalla fine del
mondo' da cui proveniva Bergoglio. Nel 2014 il giornalista
Maurizio Blondet, una delle migliori penne del giornalismo cat-
tolico italiano, ha passato due settimane a Buenos Aires per
un'inchiesta esclusiva da cui originerà il libro Un cuore per la
vita eterna, al quale rimando per qualunque approfondimento su
quanto accaduto.
Meglio stendere un velo pietoso sul vergognoso reportage, affret-
tato e impreciso, nel corso di una trasmissione di La strada dei
miracoli di Rete 4 dell'aprile 2015, nonostante i mezzi e addirit-
tura un'inviata speciale in collegamento via satellite.
Chiedendo al tassista (parlo per esperienza personale: ero a
Buenos Aires nell'aprile 2015, per motivi familiari) di accompa-
gnarvi alla chiesa di Santa Maria in Avenida La Plata 286, il tas-
sista vi interrompe con un gesto di intesa: 'Sì, la chiesa del''.
No, non state pensando alla stessa cosa: dicevo che anche in
Argentina pochi conoscono i fatti che qui raccontiamo. 'La chie-
sa dell'orologio!', annuncia trionfante: lui controlla sempre
l'orario quando ci passa davanti' Siamo nel centro geografico di
Buenos Aires, in un normalissimo e anonimo quartiere, non
degradato, ma lontano dalle zone più pittoresche ed eleganti fre-
quentate dai turisti. La chiesa di Santa Maria, tutta di mattoni
rossi, in stile neo-romanico, avrà sì e no cento anni, ed un aspetto
comune e dignitoso, come il quartiere circostante. Nel 2006 è
stata aggiunta, sulla navata di sinistra, una cappella dedicata all'a-


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BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


dorazione eucaristica. Tutti i terzi venerdì del mese alle ore 20 e
tutti i quarti sabati del mese alle ore 11 sono previsti incontri nei
quali si raccontano i fatti avvenuti.
Quanto a me e alla mia famiglia, dopo una lunga attesa (non era
uno dei giorni previsti nel mese), il parroco ci ha indirizzati ad un
laico, una persona squisita, che ci ha raccontato in modo pacato
ed esauriente, in uno spagnolo lento e comprensibile, gli avveni-
menti degli anni '90 e infine, nella cappella dell'adorazione, ha
aperto il tabernacolo dietro l'elegante ostensorio (è un moderno
ostensorio di pasta di vetro e di metallo il cui disegno ricorda il
fiore nahui ollin, un semplice fiore a quattro petali che per gli
aztechi significava la presenza e la forza di Dio e che si ritrova sul
vestito della Vergine di Guadalupe, proprio sul ventre, a ribadire
la gravidanza di Maria). Per qualche minuto ci ha mostrato, in
commovente e religioso silenzio, la crosticina di Sangue del
1992, racchiusa tra due vetri e illuminata con una piccola torcia.

I FATTI
1992
La sera di venerdì 1 maggio 1992, Carlos Dominguez, un laico,
ministro dell'Eucarestia, vede sul corporale (cioè la tovaglietta
quadrata su cui si poggiano i vasi sacri), davanti al tabernacolo,
due frammenti di ostia, a forma di mezza luna. Probabilmente,
qualche tempo prima, sono caduti dalla pisside (il vaso sacro,
custodito nel tabernacolo, che contiene le ostie consacrate). Ne fa
parola al parroco, padre Juan Salvador Carlomagno, che, pensan-
do fossero frammenti non più freschi, gli dice di applicare la pro-
cedura di purificazione ricordata sopra. I due pezzetti di ostia
vengono posti nell'acqua di un piccolo recipiente di ceramica che
viene chiuso nel tabernacolo.
La mattina dell'8 maggio, padre Juan per la prima volta controlla
il recipiente e rimane stupefatto. Ne parla agli altri sacerdoti resi-
denti in parrocchia: padre Eduardo Pérez Dal Lago, padre
Eduardo Graham e il diacono Marcelo Pablo Tomaino. Quello che
vedono è che nell'acqua si sono formati come tre coaguli di san-
gue, ricoperti di peluria bianca, che poi scomparirà. Sulle pareti vi


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CAPITOLO 2


sono delle scie di sangue, come se fossero state prodotte da una
specie di 'esplosione' delle ostie stesse. Avvisano la Curia; il car-
dinale Antonio Quarracino (immediato predecessore di Bergoglio)
è assente e parlano con mons. Eduardo Miràs, il vescovo ausiliare,
che, per telefono, raccomanda una perizia medica. La perizia, lo
vedremo, conferma l'apparente natura ematica. Viene convocato
anche un fotografo professionista, Marcelo Antonini, che docu-
menta, nei giorni seguenti, i cambiamenti che si susseguono.
La domenica 10 maggio, sia durante la Messa delle ore 19 cele-
brata dal parroco, sia durante la Messa delle ore 20:15 celebrata
da padre Graham, si ripete due volte un nuovo fatto prodigioso: la
patena su cui era poggiata l'ostia consacrata si macchia di san-
gue! Si tratta quindi di due patene distinte, una di bronzo e una di
stagno a forma di pesce.
I sacerdoti della parrocchia di Santa Maria vivono momenti di
gioia e di timore. Che cosa sta succedendo' Proprio a loro, tra le
loro mani! Non posso che raccomandare la lettura, veramente
toccante, nel libro di Blondet, del diario spirituale scritto da padre
Eduardo Pérez proprio in quei giorni. Il giovane prete, che all'e-
poca aveva 30 anni, vive con intensa partecipazione personale il
mistero della Presenza Reale nell'Eucarestia. I sacerdoti di Santa
Maria hanno deciso, anche se è una dissimulazione che costa loro
molto sacrificio, di non parlare di questi fatti al di fuori di una
strettissima cerchia, nell'attesa di un pronunciamento ufficiale
delle autorità ecclesiastiche.
Intanto, per usare le parole di padre Pérez, la 'cosa sanguigna' si
mantiene lucida, come la carne del fegato, ma di colore rosso
intenso, non violaceo, senza il minimo odore di putrefazione.
Dopo qualche tempo l'acqua del recipiente evapora e rimane que-
sta crosticina sul fondo, che negli anni si distaccherà. Questa è la
piccola crosticina rossa, di un paio di cm di lunghezza massima,
che ho potuto vedere anch'io.
1994
Domenica 24 luglio 1994, alla Messa dei bambini del mattino, il
ministro laico che distribuisce l'Eucarestia nota sul bordo interno
della pisside una goccia di sangue che scorre. L'episodio non è


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BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


destinato ad avere molta risonanza, quasi schiacciato tra gli eventi
'maggiori' del 1992 e del 1996. A Buenos Aires, ho potuto vede-
re una fotografia di quella pisside rigata di sangue nella parete
interna: ne ho un ricordo indelebile. Chi lo visse e chi lo testimo-
niò non lo ha certo considerato un evento 'minore'.
1996
Domenica 18 agosto 1996, al termine della distribuzione della
Comunione alla Messa delle ore 19, una fedele imbarazzata si
rivolge al sacerdote, padre Alejandro Pezet. Ha notato, nascosta
nella base di un candelabro, davanti al Crocefisso che ancora oggi
è nella navata laterale di destra, un'ostia. Padre Alejandro va a
vedere, raccoglie l'ostia, certamente abbandonata da qualcuno con
intenti profanatori, con l'intenzione di consumarla lui stesso. È
però veramente troppo sporca e impolverata. Chiede allora a
Emma Fernandez, settantasettenne ministra laica dell'Eucarestia,
di metterla in acqua e chiuderla nel tabernacolo, secondo il proto-
collo che conosciamo. Il lettore perspicace comincia a provare una
sensazione di dejà-vu. Infatti il 26 agosto la signora Fernandez,
l'unica, oltre al sacerdote, a disporre delle chiavi di quel taberna-
colo, vede qualcosa di strano nel contenitore tondo di vetro che
aveva lasciato nel tabernacolo, e ne parla a Pezet. Padre Pezet,
che subito coinvolge padre Eduardo Graham, trova che l'ostia si
sta trasformando in qualcos'altro di colore rosso; qualcosa desti-
nato a crescere nelle settimane seguenti. Ovviamente è al corren-
te dei fatti del 1992 (quando lui ancora non era a Santa Maria) e
del 1994, e sospetta l'origine soprannaturale di quello che sta
succedendo. Ne informa la Curia, dove uno dei quattro vescovi
ausiliari di Buenos Aires, che si chiama Jorge Mario Bergoglio,
raccomanda intanto di eseguire delle fotografie professionali. Nei
testi in bibliografia, ma facilmente anche in rete, si possono vede-
re le fotografie del 26 agosto e del 6 settembre scattate, come già
nel 1992, da Marcelo Antonini: si distingue sempre meno l'ostia
in dissoluzione, ma l'acqua, in modo sempre più consistente con
il passare dei giorni, è come intorbidita da una nuvola rossa e da
zone più scure e gelatinose che richiamano la consistenza del


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CAPITOLO 2


sangue coagulato; in superficie vi sono delle fioriture come di
muffa più scura.
Il materiale estraneo che 'sopravvivrà', dopo circa un mese viene
posto in un flacone chiuso, con acqua distillata, non proprio il li-
quido ideale per mantenere un tessuto vivente, e così rimarrà, al-
meno per i tre anni che seguono, fino alle indagini del dott.
Castañón.

LE ANALISI
1992-1995
Nel maggio 1992 il parroco padre Carlomagno riferisce a mons.
Miràs quanto sta accadendo. È il vescovo stesso che si raccoman-
da vengano eseguite analisi mediche. Vengono coinvolte, prestis-
simo, due dottoresse: una oncologa ed una ematologa.
Dott.ssa Botto
Nel racconto di padre Pérez, viene affidata una prima indagine ad
una oncologa che abita vicino alla parrocchia, la dott.ssa Isabel
Botto. Prova a prelevare, dal vaso di ceramica del 1 maggio, con
una siringa, un po' di quello che sembra sangue dalla massa cen-
trale, ma non riesce perché la consistenza è troppo solida. Allora
raccoglie il materiale di una delle scie rossastre che macchiano le
pareti del contenitore. Il tessuto viene analizzato insieme ad una
tecnica di laboratorio, Alicia Martines, presso il Sanatorio Evange-
lico El Buen Samaritano. Entrambe confermano trattarsi di sangue
perché reagisce ad un test dell'emoglobina. Non è specificato se il
kit consentisse di chiarire l'origine umana del sangue. La dott.ssa
Botto ammette che occorrerebbero analisi più approfondite, da
parte di un medico legale. Vede al microscopio che vi sono cellule
muscolari e un 'tessuto fibroso vivo'. Proprio padre Pézet chiede
se potrebbero trattarsi di cellule del miocardio; la dottoressa
risponde che è possibile, ma occorrerebbero ulteriori analisi'
Dott.ssa Sasot
Nel libro del dott. Castañón sono riportate, o meglio fotografate,
due relazioni mediche, dattiloscritte e firmate della dott.ssa

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BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


Adhelma Myrian Segovia de Sasot. Dietro questo nome così alti-
sonante vi è una ematologa che lavora all'Hospital Dr. J. M.
Ramos Mejía di Buenos Aires. Da questi referti si deducono tre
indagini.
1) In una relazione datata 'giugno 1992', senza specificare il
giorno, la dottoressa descrive l'evoluzione macroscopica di un
materiale, contenuto in un recipiente di ceramica, che 'prendeva
forma di coagulo' e che aveva al tatto la consistenza di un coagu-
lo. Il 'materiale' si mantenne abbastanza stabile finché venne
rifornito, nei primi giorni, di acqua benedetta. In giugno tuttavia,
trascorso il primo mese, già descrive la tendenza del coagulo, non
più bagnato, a seccarsi e a staccarsi dal recipiente (come avverrà
effettivamente negli anni seguenti).
Passa poi a descrivere l'aspetto microscopico, seppur visto con
una lente non potentissima, a 16 ingrandimenti. La struttura tende
a dividersi in strati: strati inferiori di colore rosso scuro e strati
superficiali, come fili di colore più chiaro o trasparente, che le
ricordavano (qui la descrizione diventa un po' imprecisa e si serve
di analogie) l'aspetto che hanno i mitocondri nei libri di testo
(suppongo intenda i mitocondri in sezione; qualcuno, lei stessa
con tutta probabilità, ha disegnato a margine un 'fantasmino' dai
contorni irregolari che ricorda le circonvoluzioni delle membrane
all'interno di un mitocondrio. Nota bene: non si tratta di mitocon-
dri, ancora invisibili ad ingrandimento 16x, ma di un'immagine
che ricorda la forma dei mitocondri). Inoltre, sempre negli strati
superficiali vede almeno tre formazioni che le ricordano delle
'gocce d'acqua'' Non so cosa pensare; ammetto che traduco e
trascrivo queste note nella speranza che qualcuno, esperto di isto-
logia e anatomia patologica, possa un giorno leggere e orientarsi
con più chiarezza!
Poi, ad un tratto, il referto smette di essere vago e impreciso e il
lettore salta letteralmente sulla sedia! Scrive la dott.ssa Sasot: «In
una delle occasioni in cui la potei osservare, notai una zona che
sembrava battere ritmicamente (parecía latir ritmicamente, in
spagnolo). Nessuna cinepresa, nessuna macchina fotografica era
presente quel giorno, e noi restiamo a bocca aperta nell'ascoltare
qualcosa di così fantastico e assurdo.


49
CAPITOLO 2


La dott.ssa Sasot conclude rammaricandosi di non aver potuto,
per problemi di salute, proseguire l'osservazione di questo mate-
riale in modo adeguato e continuo.
2) Sempre in giugno 1992, la dott.ssa Sasot riferisce di un'analisi
su materiale di sospetta natura ematica proveniente da una patena
a tre giorni dalla sua comparsa. Si sta riferendo, quindi, a uno dei
due miracoli del 10 maggio sera. Venne eseguito un esame sem-
plice ma impeccabile per valutare una goccia di sangue: uno stri-
scio su vetrino. Seguì la colorazione standard con May-Grunwald
e Giemsa: si tratta di miscele di fissanti e coloranti che consentono
di colorare, in modo diverso e ben distinguibile all'occhio dell'a-
nalista, le diverse popolazioni di leucociti, cioè di globuli bianchi,
presenti nel sangue. Si ottenne una formula leucocitaria, cioè la
proporzione percentuale relativa tra le 5 principali classi di globuli
bianchi (è un comunissimo esame del sangue, che ciascuno di noi
ripete in occasione di qualunque controllo medico). La formula
mostra un eccesso di linfociti (47%) rispetto ai neutrofili (49%),
come può succedere fisiologicamente nel corso di un'infezione
virale, ma anche in corso di intenso stress psicofisico.
Lo striscio presenta inoltre detriti, alcune cellule presentano
vacuolizzazioni (cioè piccole cavità al loro interno), abbondan-
te è la contaminazione batterica da parte di cocchi: tutti questi
dati testimoniano la sofferenza del materiale biologico di origi-
ne con il trascorrere del tempo (non è dato sapere a quanti
giorni dal Miracolo è avvenuta l'osservazione, ma comunque
entro giugno 1992).
La dottoressa conclude certificando che il campione analizzato
è sangue umano.
3) Esiste infine una 'relazione ematologica' della dott.ssa Sasot,
datata 29 ottobre 1995; sembra una sorta di rapporto conclusivo e
specialistico in cui elenca in modo positivo tutto quanto ha potuto
dimostrare su di un materiale di cui, avverte, non conosceva
l'origine durante le prime analisi. Si tratta di una piccola porzione
di tessuto, pare, dato in custodia alla dottoressa stessa e ancora
per lei disponibile nel 1995, conservato in una provetta con acqua
benedetta. Non può che trattarsi del materiale proveniente dal


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BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


vaso di ceramica del primo miracolo del 1992, ma ciò non viene
specificato. Viene elencata una serie di dati che, nel loro insieme,
inequivocabilmente dimostrerebbero che il materiale è sangue:
' dopo colorazione con May-Grunwald Giemsa, evidentemente
di uno striscio su vetrino, si ottiene una formula leucocitaria,
molto simile a quella ottenuta nell'evento del 10 maggio 1992,
ancora quindi con lieve linfocitosi;
' contaminazione del campione da parte di batteri e funghi;
' presenza di ioni sodio e potassio;
' presenza apprezzabile di enzima LDH, cioè lattico deidrogenasi;
' presenza di proteine che all'elettroforesi mostrano un profilo
'fisiologico' tranne la riduzione della banda delle gammaglo-
buline: un dato che si osserva nei pazienti immunodepressi.

Nella conclusione si esprime la volontà di procedere, in futuro, ad
analisi della presenza di DNA e ad analisi del gruppo sanguigno,
se possibile proprio con la piccola quantità di materiale ancora in
suo possesso.
Un commento complessivo sulle indagini del 1992' Molta buona
volontà, ma pochi mezzi e nessuna coordinazione.
Perché disperdere il preziosissimo materiale su più indagini, così
inutilmente ripetute, e perché non richiedere, in presenza di un tes-
suto, l'unico parere che conta: quello di un anatomo-isto-patologo'
Non sapremo mai se quelle fibre, che sembravano muscolari e forse
addirittura si contraevano spontaneamente, lo erano veramente.
Perché non disponiamo di fotografie dei preparati e dei referti'
Perché dobbiamo accontentarci di descrizioni approssimative e di
disegnini a margine del foglio'
Capisco che non siano state fatte indagini sul DNA: negli anni '90
la tecnologia PCR non era ancora così comune, e le indagini
sarebbero risultate costose e forse avrebbero necessitato il sacrifi-
cio di troppo materiale, ma perché non è stato ricercato il gruppo
sanguigno' Un'indagine banale e poco costosa in presenza di
sangue fresco, eppure decisiva.
È stata veramente definita in maniera incontrovertibile la natura
umana dei tessuti' Non viene nominata nessuna procedura speci-
fica in tal senso.


51
CAPITOLO 2


E che dire del sistema di conservazione' Capisco che per una sacra
reliquia si conti sull'incorruttibilità sovrannaturale della stessa.
Tuttavia neanche il laboratorio più povero del mondo non possie-
de un congelatore e, per conservare un campione di sangue, conta
sulle proprietà antisettiche e conservanti' dell'acqua benedetta!
A onor del vero e a parziale giustificazione della frammentarietà
delle indagini, va ricordato che l'arcivescovo Miràs nomina un
perito: mons. José Luis Mollaghan per i fatti del 1992, ed è pro-
prio lui che ad un certo punto chiede di non prelevare più altri
campioni per preservare l'integrità del miracolo, accontentandosi
dei dati disponibili.
1999-2005
Da febbraio 1998 è Jorge Mario Bergoglio il nuovo arcivescovo
di Buenos Aires. Sollecitato da una lettera di padre Luis Maria
Rodríguez Melgarejo, succeduto a padre Carlomagno come par-
roco a Santa Maria, mons. Bergoglio risponde nel luglio 1999
concedendo la possibilità di riprendere nuovi esami scientifici
sulle vestigia dei miracoli eucaristici. Nei mesi seguenti avviene
la conoscenza reciproca tra il dott. Castañón, studioso di fenome-
ni soprannaturali, e la parrocchia di Santa Maria. Il 28 settembre
mons. Bergoglio approva il protocollo di studi proposto da
Castañón, purché si mantengano riservatezza e discrezione sulle
indagini in corso.
Chi è il dott. Ricardo Castañón Gómez' È uno psicologo clinico,
esperto di psicosomatica, biochimica e neuro-psicofisiologia.
Abile comunicatore: è un piacere ascoltare le sue conferenze su
youtube; lo si vede tenere avvinto il pubblico per ore, nelle sale
parrocchiali di periferia come nelle grandi convention del Nord
America. Colombiano, si è formato anche negli Stati Uniti e in
Europa; nel 1992 ha cominciato ad interessarsi dei fenomeni
mistici da un punto di vista medico, partendo da posizioni di scet-
ticismo e finendo con il convertirsi al cattolicesimo. 'Materiale'
di ricerca, soprattutto in America meridionale, non mancava:
apparizioni, miracoli, stigmate, statue che piangono o sanguina-
no' in un'intervista alla Fox, nel 1999, dichiara di avere seguito
cinquanta casi, e di avere escluso l'origine sovrannaturale soltan-


52
BUENOS AIRES (1992-1994-1996)


to in sei. Purtroppo, io personalmente, scorrendo l'elenco delle
più famose veggenti da lui studiate (Nancy Fowler, Patricia
Talbot, Julia Kim, Catalina Rivas), invertirei senz'altro la propor-
zione tra casi autentici e frodi. Questo dei falsi fenomeni mistici
oppure dei fenomeni veramente inspiegabili, ma di origine diabo-
lica, è un argomento sicuramente interessante, che meriterà un
approfondimento in altra sede.
Per molti anni si è avvalso della collaborazione di due facoltosi
professionisti australiani: l'avvocato Ron Tesoriero e l'uomo di te-
levisione Mike Willesee (un personaggio pubblico in Australia).
Insieme hanno creato una task force, una macchina da guerra
implacabile nello studio dei fenomeni misteriosi: riprese profes-
sionali, presenza di testimoni e del notaio, prelievi di materiale
biologico in costante videoregistrazione e invio ad un'ampia rete
di laboratori e ai migliori esperti, in tutto il mondo, mantenendo
una 'clear, unbroken and recorded chain of custody', cioè un
ininterrotto e documentato passaggio di consegne del materiale
da studiare, mantenendo nello stesso tempo segreta ai destinatari
l'origine dei campioni stessi. Il tutto, sicuramente molto costoso,
è a carico totale del 'Grupo Internacional para la Paz' fondato da
Castañón stesso.
È questa la speciale 'agenzia' a cui l'arcivescovo Bergoglio affi-
da le indagini sui fatti della parrocchia di Santa Maria. Il 5 otto-
bre 1999, davanti a testimoni e alle telecamere, il dott. Castañón
preleva due campioni.
1) Un primo, piccolissimo campione, dalla crosticina essiccata e
tuttora visibile a Buenos Aires, che rimane dal primo evento
del 1992. Sull'etichetta che accompagna la provetta sterile e
sigillata è scritto: «8 de mayo de 1992 Muestra 5 de octobre de
1999».
2) Un secondo campione viene ottenuto da quanto rimane dei
fatti del 1996: materiale semisolido bruno, in acqua distillata.
Sull'etichetta, analogamente, è scritto: «26 de agosto de 1996
Muestra humeda 5 de octobre de 1999».

Come da iter di custodia, le due provette vengono consegnate per-
sonalmente il 21 ottobre 1999 dallo stesso Tesoriero alla Forensic


53
9
SANGUE

Anche il sangue, come e più del cuore, è sovraccarico di simbologia.
Questo misterioso fluido, del colore del fuoco (qualcuno ha de-
finito il colore del sangue arterioso il più bel colore del mondo),
ha affascinato gli uomini di ogni epoca. È così prezioso per i
viventi da essere perfino dotato della singolare e (per i nostri avi)
misteriosissima proprietà di solidificarsi: solo quando necessario
e solo fuori dal corpo, il sangue rapidamente coagula in modo da
non disperdersi oltre. Di tutta evidenza si presta a significare la
vita: l'emorragia, infatti, porta debolezza e ben presto la morte.
La sua perdita e, ancora di più, la sua dispersione a terra rappre-
sentano invece la morte violenta e il sacrificio. In tutte le religioni
antiche il sangue versato, dell'animale o dell'uomo, placava la
divinità ed era necessario per ottenere un certo grado di armonia
e di concordia nella società. Gli antropologi e gli storici delle reli-
gioni hanno evidentemente potuto scrivere biblioteche intere su
di un argomento così fecondo. Nell'islam e nell'ebraismo ancora
oggi il sangue è oggetto di precisi tabù alimentari che riguardano
anche le modalità di macellazione degli animali: è lecito (halal o
kosher) cibarsi solo di bestie uccise per dissanguamento rapido e
completo.
Riportiamo la nostra attenzione al cristianesimo. Se nel capitolo
precedente lamentavo l'oblio verso cui sembra destinato, ai nostri
giorni, il culto del Sacro Cuore nella Chiesa cattolica, ancora peg-
giore, se possibile, sembra la situazione per la devozione al
Preziosissimo Sangue, quel Sangue di cui san Tommaso d'Aqui-
no può scrivere, nell'inno Adoro Te devote:

Me immúndum munda tuo sánguine
Cujus una stilla salvum fácere
Totum mundum quit ab ómni scélere
[Purifica me, immondo, col tuo sangue
Del quale una sola goccia può salvare
Il mondo intero da ogni peccato]

123
CAPITOLO 9


Certamente l'Eucarestia costituisce un argomento di speculazione
senza fine per i teologi e i mistici di tutti i tempi. Non può sfuggi-
re tuttavia, né al più semplice e incolto dei fedeli, né al più super-
bo e ottuso degli intellettuali che oggi imperversano, che al 'livel-
lo zero', nel tentativo di comprensione e interiorizzazione del
mistero eucaristico, troviamo il sacrificio, la violenza, la sofferen-
za e la morte. Se il pane e il vino diventano (non significano, per i
cattolici diventano veramente) corpo e sangue, questi parlano un
durissimo, difficilissimo e, per noi moderni, perfino ripugnante
linguaggio sacrificale. Il sangue, versato e separato dal corpo, è
quello di una vittima innocente il cui corpo è appeso a una croce.
Ebbene, lo vedremo anche in questo capitolo dedicato al sangue,
la scienza medica applicata ai miracoli eucaristici ci riconduce a
questo linguaggio duro e ostile.
Come abbiamo visto, è presente sangue umano nei tessuti di
Lanciano, Buenos Aires e Tixtla.

LANCIANO
A Lanciano il tessuto tramandato come Sangue del miracolo euca-
ristico e conservato in un prezioso calice di vetro, si presenta divi-
so in cinque frammenti coagulati e disidratati, del peso complessi-
vo di 15.85 grammi. Il prof. Linoli, nel 1970, prelevò e analizzò
318 mg di questa sostanza 'lapideo-cretacea' allo scopo di sag-
giarne la natura e la specie di provenienza. Nei vetrini al microsco-
pio ottico, dopo sezione al microtomo e la classica colorazione con
ematossilina-eosina, i dodici secoli trascorsi non consentivano più
di riconoscere elementi cellulari precisi, come globuli rossi o glo-
buli bianchi. Sottopose quindi il materiale ad analisi microchimi-
che. Due reazioni per verificare la formazione di cristalli di emati-
na e di emocromogeno diedero risultato negativo, evidentemente a
causa della degradazione complessiva e della denaturazione del
campione. Finalmente il test all'orto-tolidina per la ricerca delle
ossidasi (cioè per la persistenza di attività perossidasica del gruppo
eme) risultò intensamente positivo, ma si trattava di un'indagine a
bassa specificità: poteva indicare sangue come pure altri tessuti ric-
chi di fermenti, di estratti vegetali o di metalli finemente suddivisi.


124
SANGUE


La risposta definitiva e inconfutabile la fornì la prova cromatogra-
fica su carta: il liquido di eluizione del materiale in esame si com-
portava, ripetutamente, come gli standards di emoglobina e di
ematina alcalina, dimostrando la sua natura ematica.
La reazione di precipitazione zonale di Uhlenhuth consentì di
attribuire il Sangue (come già pure la Carne) di Lanciano alla
specie umana, e il test di assorbimento-eluizione (sarà l'argomen-
to del prossimo capitolo) definirono il gruppo sanguigno sia del
Sangue che della Carne.
Qui potevano terminare, con pieno successo, le indagini del prof.
Linoli, ma sul Sangue di Lanciano si eseguirono ancora due test, pe-
raltro comunissimi, e a cui tutti noi ci sottoponiamo in occasione del-
le analisi di routine: il profilo minerale e l'elettroforesi delle proteine.
Vennero dosati i sali minerali immancabilmente presenti nei
liquidi biologici: calcio, cloruri, fosforo, magnesio, potassio e
sodio. Come prevedibile, l'estrema disidratazione del materiale
studiato e la verosimile perdita, per scambio con l'ambiente cir-
costante, avvenute nei secoli resero questa indagine interessante
solo da un punto di vista qualitativo: i comuni elettroliti presenti
nel sangue erano tutti presenti anche nel tessuto di Lanciano, a
ribadirne l'origine ematica, ma così diluiti (con l'eccezione del
calcio, che evidentemente nei secoli ha contaminato dall'esterno
la reliquia) da non consentire nessuna valutazione fisiopatologica
o sullo stato di salute dell'organismo di origine.
Diverso il discorso dell'elettroforesi delle proteine. Dal liquido di
eluizione del Sangue, risultato cinque volte più concentrato di un
siero comune, fu possibile dosare le proporzioni reciproche tra le
comuni classi di proteine ottenendo un profilo perfettamente
fisiologico! Si può facilmente verificare, nei dati riportati in tabel-
la, la sostanziale aderenza ai valori normali.




125
CAPITOLO 9


Come a dire che l'Uomo del sangue di Lanciano sembrerebbe
godere di buona salute, almeno dal punto di vista immunitario
e del metabolismo proteico.

BUENOS AIRES
Come abbiamo visto, secondo le analisi delle dott.sse Botto e
Sasot, vi era sangue umano nel recipiente di ceramica contenente
la particola del 1 maggio e in una delle due patene del 10 maggio
1992.
La dott.ssa Isabel Botto, oncologa, convocata subito dal parroco,
preleva materiale rossastro dalla parete del recipiente del 1 mag-
gio. Vengono eseguite analisi all'Ospedale 'El Buen Samaritano',
che dimostrano la presenza di emoglobina, e inoltre anche un
medico di nome Khoan, ematologo, secondo le testimonianze
raccolte dal dott. Castañón, assicura trattarsi di sangue, ma di
questo non esiste una documentazione scritta.
Non è facile districarsi nelle tre relazioni, forse incomplete, del-
l'ematologa dott.ssa Segovia de Sasot, riportate in appendice

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il 24 gennaio 2019 alle 09:12 ha scritto:

Il libro si distingue innanzitutto per la sua precisione e minuziosità; ed anche per la chiarezza dell'esposizione degli aspetti squisitamente medico-scientifici, indispensabili per una divulgazione capillare.
In secondo luogo spicca per la sua schiettezza, davvero eccellente: in un'epoca in cui noi cattolici siamo troppo spesso presi al laccio da un senso di inferiorità che ci paralizza, l'autore non soltanto non teme di affermare la sua fede; non soltanto non teme che essa possa nuocere alla lucidità, alla trasparenza ed alla scientificità del suo lavoro; non soltanto ha la libertà di esprimere con fine umorismo il suo pensiero a proposito di posizioni goffamente ideologiche; ma soprattutto ha il disarmante coraggio di non ridurre la portata delle sue osservazioni ad un fantozziano "secondo me", laddove l'oggettività dei fatti richiede la nostra lealtà. E tutto questo è merce rara.