Ipotizzare un possibile rendez-vous sul lago di Como (incentrato sullo scambio di documenti contro garanzie di un trattamento equo al tavolo della pace) porta necessariamente con sé un corollario: passare dallo studio di Mussolini “oggetto” della storia allo studio di Mussolini “soggetto” di storia. Appurare i meccanismi che condussero Mussolini sulla strada di Dongo potrebbe rivelare interessantissimi retroscena su molti aspetti della storia italiana – e forse non solo – di quegli anni. Bisogna distinguere fra problemi di reale incidenza e apetti che, pur storiamente irrilevanti, umanamente toccano come pochi. Sono loro, in fondo, che hanno dato la misura del dramma e che ne hanno decretato l’interesse eccezionale: raramente la storia ha offerto una vicenda così intricata, avvincente e misteriosa. Una vera e propria spy story dove si intrecciano politica, spionaggio, cronaca nera, storie d’amore e d’amicizia. Una storia dove umanità e disumanità, verità e menzogna, amore e odio si mescolano (in proporzioni abnormi) in un cocktail di rara efficacia, dove il mistero, quello vero e non quello creato a tavolino da un abile romanziere, dona il suo tocco inconfondibile. Ma più che di un solo mistero sarebbe meglio parlare di più misteri: quei misteri che stanno dietro ai mille protagonisti di questa storia, una storia dove pare di capire che i personaggi più importanti sono forse quelli di cui si parla di meno.
Assassini senza volto, carte sparite, un vero e proprio tesoro scomparso, strani personaggi che appaiono per subito scomparire nell’ombra, strane morti collaterali, un fitto intrigo internazionale che vede capi di partito e ministri, uomini di Chiesa e capi di Stato, spie ed avventurieri, soldati e delinquenti muoversi in uno scenario tanto vero quanto irreale per quella atmosfera cupa che pervase quei giorni sanguinosi e tragici come pochi, fatta di una lotta ormai agli sgoccioli, di animi affranti, disposti a tutto pur di ben morire o di salvarsi comunque. E tutto gira attorno a un uomo, le sue nascoste intenzioni, i suoi fedeli e i suoi nemici, le sue carte e la sua fine. Una fine che, a detta di alcuni, mancò di grandezza: ma chi può veramente dire come morì Benito Mussolini? (dalla Premessa di F. Andriola).
Fabio Andriola (Brescia, 1963), giornalista professionista, dirige il mensile “Storia in rete” e l’omonimo sito (www.storiainrete.com). È autore di numerosi reportage storici e ha all’attivo cvari libri di storia tra i quali Appuntamento sul lago – l’ultimo piano di Benito Mussolini (Sugarco, 1990); La lunga notte dell’informazione – la prima guerra del Golfo tra bugie e spezzoni di verità (Settimo Sigillo, 1993); L’anno dei complotti (con Massimo Arcidiacono, Baldini & Castoldi, 1993), una storia controcorrente della fine della prima Repubblica italiana; Mussolini, segreto nemico di Hitler (Piemme, 1997); Luigi Rizzo, biografia dell’eroe della Regia Marina (Ufficio Storico Marina Militare, 2000).