Tempo pasquale
Editoriale
2 Silvano Sirboni
Il tempo pasquale
Studi
4 Daniele Piazzi
Come nasce un tempo pasquale?
11 E nzo App ella
Al cuore del mistero.
L’incontro del Risorto nei vangeli
16 Manuel Belli
Metamorfosi, rivelazione e alterità
21 Giovanni Gusm ini
Pensare la morte e la sua sconfitta
26 Paolo Tomatis
L’ottava di pasqua
31 A ndrea Grillo
La domenica in albis:
una domenica sovraccarica?
37 A lberto Giardina
La liturgia dell’ascensione
42 Jean-Paul Lieggi
La pentecoste. Ciò che è proprio dello Spirito
47 Giusepp e Cost a
Pietà popolare e tempo di pasqua
o nel tempo di pasqua?
52 L uca Palazzi
Tempo di sacramenti
Formazione
57 V alentina Angelucci
Il tutto sotto il frammento
2. Submissa voce: ciò che il sacerdote dice
e l’assemblea non sente
62 A lberto Albertazzi
Ma anche meno!
2. Assedio battesimale
Asterischi
67 Patrizio Rota Scalabrini
Atti: il cammino inarrestabile
della Parola e dello Spirito
72 Segnalazioni
Editoriale
Silvano Sirboni
Il tempo pasquale
«Tempo pasquale»! Quando mai i fedeli delle nostre comunità parrocchiali, anche praticanti abituali, pronunciano questo sintagma? Essi parlano di “pasqua” e “pasquetta”; qualche anziano ricorda la domenica
in albis con la comunione degli uomini e anche le “feste” dell’ascensione e della pentecoste, ma il tempo pasquale e per la stragrande maggioranza un illustre sconosciuto. Avvento e quaresima, invece, sebbene per ragioni piu di carattere tradizionale e devozionale che liturgico, fanno abitualmente parte del vocabolario comune anche per i meno praticanti. Cio e paradossale se teniamo conto che il tempo pasquale e il piu antico e anche il piu importante dell’anno liturgico. Infatti, oltre a essere espansione dell’unico e fondante evento della fede cristiana, e anche in stretta continuità storica, teologica e cultuale con la pasqua ebraica. E il tempo di sette settimane che la prima comunità cristiana, sorta dall’ebraismo, ha continuato a celebrare quale compimento di quell’esodo e di quell’alleanza al Sinai che si realizza in pienezza nella pasqua, cioe nell’esodo di Cristo, e nel dono dello Spirito Santo, sigillo della nuova alleanza. Per i cristiani questo tempo liturgico e tanto importante che fu oggetto del primo grande concilio della chiesa a Nicea (325). Mi permetto di fare solo qualche breve accenno ad alcuni dati storici che con maggiore dovizia di particolari sono riportati nel primo intervento di questo numero. In quell’assemblea ecumenica, infatti, fu sancita come norma per tutti la significativa prassi, già attestata da Tertulliano (†220), di pregare restando in piedi durante i cinquanta giorni della pentecoste, come fosse un’unica grande domenica, come pure di non digiunare (can. 20). Nel corso della storia, di fronte a nuovi contesti culturali e socio-ecclesiali (incomprensione della lingua liturgica, sviluppo del culto delle reliquie ecc.) le feste dei santi e le pratiche di devozione popolare hanno finito per prevalere sull’unita dei singoli tempi liturgici e persino sulla domenica; e cio in modo particolare riguardo al tempo pasquale. Infatti ascensione e pentecoste, da celebrazioni integranti della pasqua di risurrezione senza soluzione di continuità, sono diventate (liturgicamente e nella percezione comune) feste del tutto autonome, addirittura con una loro ottava che ne accentua l’estrapolazione dal tempo pasquale. Lo stesso giorno di pasqua era ed e ancora percepito da tanti fedeli semplicemente come la conclusione della quaresima e non quale inizio di un tempo che, invece, e chiamato a essere vissuto come una sola grande domenica. Pertanto nel corso del secondo millennio, soprattutto negli ultimi quattro secoli, il tempo pasquale si trasforma inevitabilmente in un “contenitore” di attività disparate, sia cultuali che pastorali, a prescindere da un chiaro riferimento alla pasqua. Non senza preziosi frutti di santita, certo, ma neppure senza il rischio di perdere quel solido ancoraggio alla Bibbia e alla liturgia che fondano l’autentica e robusta identità cristiana anche in vista di un corretto annuncio del vangelo. Con biblica sensibilità la chiesa dei primi secoli ha fatto del tempo pasquale il tempo della mistagogia perché i neofiti, nel contesto dell’assemblea domenicale, potessero approfondire il loro inserimento in quel mistero di Cristo che si rende visibile ed efficace nella chiesa che celebra l’eucaristia. La riforma del calendario (1969), almeno in linea di principio, ha restituito al tempo pasquale la sua originaria identità e posto le basi per una corretta pastorale liturgica in chiave mistagogica, cioe per fare delle otto domeniche di pasqua un’autentica esperienza di quella comunione ecclesiale fondata sull’unico battesimo. E cio non solo per i neofiti, ma anche per gli altri fedeli, perché di pasqua in pasqua possano trovare motivi per riconoscere, esprimere e alimentare la loro vera identità battesimale. Ma a questo punto dobbiamo porci alcune domande. Prime comunioni e cresime, che correttamente si celebrano per lo piu nel tempo pasquale, quale immagine e quale esperienza di chiesa offrono? Quanti fedeli sono consapevoli della stretta relazione fra la pasqua e i sacramenti dell’iniziazione cristiana? Non dimentichiamo che nella liturgia, per sua natura, i segni sono piu incisivi delle parole. Pertanto, oltre a una corretta ritualita, anche l’arredo in chiesa e chiamato a identificare il primato della ricorrenza liturgica piu che le motivazioni (inconfessate) delle persone presenti alle diverse celebrazioni. La presenza del cero pasquale durante il tempo pasquale deve essere evidenziata, anzi emergere, con una corretta collocazione e un eloquente addobbo. Il tempo pasquale deve essere correttamente manifestato anche con canti adatti, per quanto possibile. Non e raro ascoltare sempre gli stessi canti a prescindere dal tempo liturgico. Sovente alcune domeniche di pasqua cadono nel mese di maggio: non si tratta di mutilare la devozione mariana, ma di saperla inserire correttamente nel mistero pasquale salvaguardando l’identità delle domeniche di pasqua. Di fronte a un tempo pasquale che, sebbene sovraccarico di attività, sembra talvolta non rispondere correttamente al suo scopo, questo numero di
Rivista di Pastorale Liturgica, con la collaborazione di competenze diverse, intende suscitare opportune domande e offrire materiale per riflettere, discernere e decidere.