Citazione spirituale

Rosario Livatino

-

Sotto lo sguardo di Dio

 
di

Michelangelo Nasca

 


Copertina di 'Rosario Livatino'
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EAN 9788825044249

Disponibile in 3/4 giorni lavorativi
In promozione
Descrizione
Allegati: Leggi un estratto
Tipo Libro Titolo Rosario Livatino - Sotto lo sguardo di Dio Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825044249 Pagine 114 Data marzo 2020 Collana Sguardo dello spirito
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ROSARIO
LIVATINO
Sotto lo sguardo di Dio

Testi scelti e presentati da
Michelangelo Nasca




guardo dello Spirito Livatino.indd 3 24/02/20 11:44
ISBN 978-88-250-4424-9
ISBN 978-88-250-4425-6 (PDF)
ISBN 978-88-250-4426-3 (EPUB)

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO ' EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it




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INTRODUZIONE




''''''''''''''''''' 'Chi sarà il prossimo'
«Presidente, chi sarà il prossimo'». È con que-
sta espressione ' accorata e carica di significa-
to ' che monsignor Luigi Bommarito, da pochi
mesi nominato arcivescovo di Catania, si rivolse
al presidente della Repubblica Francesco Cossi-
ga durante i funerali del giudice Antonino Saetta
(presidente della prima sezione della Corte d'As-
sise d'Appello di Palermo) e del figlio Stefano,
trucidati dalla mafia con circa settanta colpi di
mitraglietta, il 25 settembre 1988, sulla strada
statale Agrigento-Caltanissetta.
In quella stessa strada, due anni più tardi,
l'interrogativo di monsignor Bommarito venne
drammaticamente risolto! Rosario Livatino, in-
fatti, un giovanissimo magistrato siciliano, morì
il 21 settembre del 1990, ucciso dalla criminali-
tà organizzata siciliana mentre percorreva con la
propria automobile, privo di scorta, la principale
via di comunicazione tra Agrigento e Caltanis-
setta. Solo da questo momento, caduto in terra,
l'evangelica immagine del chicco di grano, rac-
contata nel Vangelo di Giovanni, inizia a portare
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frutto: «In verità, in verità io vi dico: se il chic-
co di grano, caduto in terra, non muore, rima-
ne solo; se invece muore, produce molto frutto»
(12,24). La stessa misteriosa logica evangelica
che ' tre anni dopo la morte di Livatino ' il 15
settembre del 1993 illuminerà il sacrificio di don
Pino Puglisi1 a Palermo, e il 19 marzo del 1994
quella di don Peppino Diana a Casal di Principe,
entrambi eliminati dalla criminalità organizzata,
in odio a quella fede che iniziava già ' nel loro
servizio sacerdotale ' a portare frutto.
Rosario Livatino ' nel sacerdozio comune dei
fedeli che contraddistingue ogni battezzato ' di-
venta un testimone credibile del sacrificio di Cri-
sto. «I fedeli ' precisa, infatti, una delle quattro
costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano
II ', in virtù del loro regale sacerdozio, concor-
rono all'offerta dell'Eucaristia, ed esercitano il
loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la
preghiera e il ringraziamento, con la testimonian-
za di una vita santa, con l'abnegazione e la carità
operosa» (Lumen gentium, 10).
L'esperienza di fede cristiana e la vita di Rosa-
rio Livatino ' come lui stesso riportava nelle sue
agendine, con una abbreviazione (S.T.D.) ' furo-
no vissute con l'evidente consapevolezza di ritro-
varsi ' a casa come nell'aula di un tribunale ' Sub
Tutela Dei, sotto lo sguardo di Dio!
'M. Nasca (a cura), Pino Puglisi. Il sorriso della fede, EMP,
1

Padova 2015.

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Il 21 settembre 2011, ventun anni dopo la sua
uccisione, nella sessione introduttiva della Cau-
sa di beatificazione, l'arcivescovo metropolita di
Agrigento, monsignor Francesco Montenegro,
disse: «Molti di coloro che lo hanno conosciuto
hanno visto in Rosario Livatino un cristiano che
accettava e viveva la logica, per molti impopola-
re e assurda, delle Beatitudini, che viveva la fede
nella ferialità del quotidiano e tra le pieghe della
storia di questa nostra difficile terra, nell'arduo
compito di resistere alla barbarie mafiosa, e di
contribuire a una convivenza civile improntata
al rispetto dell'altro e della carità. Rosario sapeva
bene che per il credente la fede non può essere
staccata dalla vita, né tanto meno dalla profes-
sione. [...] La testimonianza di molti che hanno
incontrato o avvicinato il giovane giudice e le sol-
lecitazioni di altri che in vario modo hanno cono-
sciuto la sua vita ci hanno fatto decidere di dare
inizio all'inchiesta diocesana sulla vita e le virtù di
questo Servo di Dio, servitore delle istituzioni e
operaio della giustizia».


'''''''''''''''''' 'La famiglia e gli studi
Rosario Angelo Livatino nasce il 3 ottobre
1952 a Canicattì, un comune siciliano di quasi
quarantamila abitanti, al confine fra la provincia
di Agrigento e quella di Caltanissetta.
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Figlio di Vincenzo (laureato in legge e impie-
gato dell'esattoria comunale) e di Rosalia Corbo
(imparentata con la nobile famiglia dei La Lomia
Li Chiavi), Rosario Livatino cresce in una fami-
glia ' conosciuta e stimata da tutti ' di onesti
professionisti. Anche il nonno paterno ' anch'e-
gli Rosario Livatino ' si era distinto in città come
avvocato e sindaco di Canicattì. Fin da piccolo,
dunque, il piccolo Saro (diminutivo familiare del
nome Rosario, molto comune in Sicilia) cresceva
con la passione per il diritto e la giustizia, accom-
pagnata dai solidi valori di fede cristiana impartiti
dai genitori.
L'impegno scolastico del giovane Livatino
' dalle elementari sino al liceo ' è sempre sta-
to alto, e sono stati tanti i professori che suc-
cessivamente ne hanno ricordato le grandi doti
d'ingegno, l'apertura mentale e la disponibilità a
condividere le proprie competenze per aiutare i
compagni.
Terminati brillantemente gli studi univer-
sitari a Palermo, Rosario consegue la laurea in
Giurisprudenza nel 1975, e successivamente
quella in Scienze politiche. Dopo un breve pe-
riodo di lavoro come vicedirettore all'Ufficio del
Registro di Agrigento, Livatino, nel luglio del
1978 (a pochi mesi dal suo ventiseiesimo com-
pleanno), entra in magistratura, assumendo l'in-
carico di uditore giudiziario a Caltanissetta. Da
quell'anno ' fino al giorno della sua uccisione
' inizia a curare un piccolo diario quotidiano,
annotando in piccole agendine alcuni momen-
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ti della vita privata, e a proposito dell'incarico
ricevuto a Caltanissetta scriverà: «Ho prestato
giuramento; da oggi quindi sono in magistratu-
ra. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispet-
tare il giuramento e a comportarmi nel modo
che l'educazione che i miei genitori mi hanno
impartito esige».
Nel 1979 ' per un decennio ' il giovane giu-
dice lavorerà come sostituto procuratore della
Repubblica al Palazzo di Giustizia di Agrigento,
diventando ' nonostante la giovane età e la gravi-
tà di alcune inchieste ' un punto fermo per tutta
la procura. Nell'agosto del 1989 viene nominato
giudice a latere del Tribunale di Agrigento, e a tren-
totto anni ha luogo la sua drammatica uccisione.


'''''''''''''''' 'Gli amici e l'attenzione
verso gli altri
Per comprendere meglio l'indole umana, spiri-
tuale e professionale del giudice Rosario Livatino
bisogna rileggere e raccontare alcuni episodi della
sua vita, testimoniati da coloro i quali hanno avu-
to il privilegio di conoscerlo.
Tra i primi convinti assertori della fama di
santità di Rosario Livatino bisogna menzionare,
innanzitutto, Ida Abate ' per circa quarant'anni
docente di lettere latine e greche al liceo classico
«U. Foscolo» di Canicattì ', che ha conosciuto
Rosario tra i banchi di scuola e che su di lui ha
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scritto dei libri; «uno dei miei alunni migliori che
' ricorda la professoressa Abate ', in modo mi-
rabile, recepì e tradusse in vita il messaggio dei
classici e, ancor più, quello cristiano».
Anche tra i compagni di classe la stima nei
confronti di Saro era notevole. «Rosario ' rivela
un suo compagno, Luigi Picone ' era il Platini
[famosissimo calciatore degli anni '80, N.d.C.] di
tutto il liceo: impossibile competere con lui nello
studio, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.
[...] Da quando lo conobbi, dalla quinta ginnasia-
le al terzo liceo, mai un diverbio con i professori,
con i compagni di scuola, ai quali non negò mai
il suo aiuto».
L'eleganza, i modi garbati e il rispetto per la
dignità di ogni persona erano le caratteristiche
principali che lo ponevano in rapporto con gli
altri con grande affabilità e signorilità, ed era
davvero difficile non accorgersi di queste sfuma-
ture di umanità che facevano di Livatino una
persona veramente speciale; e non si riusciva a
fargli cambiare idea quando, recandosi in uffi-
cio, si fermava nel corridoio del tribunale per
non intralciare il lavoro del personale delle puli-
zie. Ogni mese ' tra le altre cose divenute note
solo dopo la sua morte ' il giovane giudice, non
dimenticava di consegnare una somma di dena-
ro ad alcune persone che vivevano in povertà,
preoccupandosi di garantire loro la spesa degli
alimenti.



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''''''''''''''''' 'Coerenza e rettitudine
La rettitudine di Livatino nell'amministrare la
giustizia non veniva mai meno, e se si fosse accor-
to di un qualsiasi errore giudiziario, non avrebbe
esitato a porvi immediatamente rimedio. Un epi-
sodio, questo, che accadde realmente: quando si
rese conto, infatti, di aver commesso un errore
' emettendo un ordine di carcerazione a segui-
to di una informativa dei carabinieri poi risultata
infondata ' non indugiò nel firmare l'immediata
scarcerazione. In un'altra occasione ' come rac-
conta Roberto Mistretta nel suo libro2 ' il gior-
no dopo Ferragosto, recandosi personalmente al
carcere Petrusa di Agrigento, il giovane giudice
notificò l'ordine di remissione in libertà di un
detenuto, suscitando la sorpresa dei presenti.
«Signor giudice, ' esclamò, infatti, un agente di
polizia penitenziaria ' poteva aspettare lunedì!».
Livatino, con estrema semplicità rispose: «Questa
persona ha pagato il suo debito con la giustizia e
ha diritto alla sua libertà».
Livatino non cercava consensi, tenendo a ri-
gorosa distanza tutto ciò che potesse esporlo alle
luci della ribalta. Operava in silenzio ' dichiarò
Giovanni Marino, presidente dell'Ordine foren-
se ' «con modestia, con riservatezza, nel rispetto
assoluto di quanti erano sottoposti alle sue in-
dagini e nello scrupoloso adempimento dei suoi

'R. Mistretta, Rosario Livatino. L'uomo, il giudice, il creden-
2

te, Ed. Paoline, Milano 2015.

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doveri di magistrato, illuminato nella sua opera
da una profonda fede cristiana che contrassegnò
tutta la sua giovane e pur intensa esistenza».
Il custode dell'obitorio, dopo l'uccisione del
giudice Livatino, ricordava in lacrime tutte le
volte che lo aveva visto fermarsi in preghiera da-
vanti ai cadaveri di alcuni fuorilegge di cui si era
occupato in qualità di procuratore al Tribunale di
Agrigento. Un gesto di pietas cristiana che Liva-
tino viveva con semplicità e robustezza di fede, e
che nel ricordo del custode dell'obitorio diventa
un'importante testimonianza di completa adesio-
ne al Vangelo.


'''''''''''''''' 'Un crocifisso, il Vangelo
e tanta preghiera
Nella vita di questo giovane magistrato, la fede
non rappresenta un aspetto marginale, una cra-
vatta elegante da indossare negli incontri ufficiali
in doveroso ossequio alla diplomazia e all'appa-
renza. Per Rosario Livatino, la vita di Cristo e il
suo Vangelo sono il vertice dell'esistenza umana,
e non è certamente un caso che sul suo tavolo da
lavoro si trovassero un crocifisso e il Vangelo, con
le sottolineature e gli appunti di uno che prende-
va quotidianamente sul serio quelle pagine sacre.
«La Bibbia ' scrive in classe nei primi anni di li-
ceo ' è lo scrigno dove è racchiuso il gioiello più
prezioso che esista: la Parola di Dio. Un gioiello
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che non si consuma mai ('Il cielo e la terra passe-
ranno, ma le mie parole non passeranno') e che
non è futile ornamento, ma un meraviglioso e
saggio maestro di vita, di vita spirituale e materia-
le che in esso si fondono a indicare all'uomo una
via, una via piena di luce a cui si giunge attraver-
so tante strade secondarie, tanti viottoli nascosti
e segreti. Leggendola e comprendendola, l'uomo
ne riceve i migliori consigli perché la sua vita spi-
rituale si svolga serena e senza compromessi, e chi
ha spirito pacato affronta la vita con un coraggio
e una abnegazione tali che ogni ostacolo viene
eliminato. Quindi insegnamenti in campo spiri-
tuale che comportano inevitabili, ma benefiche
ripercussioni nel campo materiale, pratico».
Ed è proprio in questo ambito, materiale e pra-
tico, vissuto al lavoro, in famiglia e in rapporto
con gli altri, che Livatino fa esperienza di Dio.
Ogni giorno ' prima di raggiungere il Tribuna-
le di Agrigento ' Rosario si recava nella vicina
chiesa di San Giuseppe per sostare in preghiera:
«Non sapevo chi fosse ' riferirà poi il parroco don
Giuseppe Di Marco ' avevo solo capito che era
un magistrato. Rimaneva per un po' e poi se ne
andava in silenzio»; e ancora: «Quella figura mi
è rimasta impressa come in un quadro di 'per-
manente visione'. Volgeva dolcemente lo sguardo
verso il Tabernacolo, assorto, sereno e quasi lumi-
noso in viso. Dopo alcuni minuti, senza guarda-
re intorno, delicatamente e rapido usciva... Pur
avendo il desiderio di rivolgergli la parola o un
saluto, non osai mai fargli un cenno. Il suo atteg-
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giamento mi invitava a rispettare la sua preghiera
e a cogliere la sua testimonianza di raccoglimento
e di silenzio orante».
Un appuntamento con la preghiera che Livati-
no rispettava già durante gli anni del liceo, e che
uno dei suoi compagni più cari, Antonio Emma-
nuele, non mancherà di ricordare: «Esiste anche
un bisogno di interiorità ' gli diceva Rosario '
che spesso ha il sopravvento sulle manifestazioni
esterne. È per questo che ogni mattina, andando
a scuola, entrava nella chiesa di San Diego per
inginocchiarsi davanti all'altare maggiore per
qualche minuto e recitare una preghiera di rin-
graziamento per la vita che ogni giorno il buon
Dio ci regalava; è per questo che spesso andava
nel convento dei frati Cappuccini a partecipare
alla Santa Messa e, dopo qualche tempo, anch'io
insieme a lui presi queste abitudini».
È proprio nella chiesa di San Diego ' riferisce
Ida Abate nel suo libro3 ' che furono celebrate, il
22 settembre 1990, le esequie di Rosario Livatino.


'''''''''''''''' 'Il testamento spirituale
Di Rosario Livatino non possediamo tanti
scritti. Oltre alle brevi annotazioni riportate nelle
agendine personali (dal 1978 al 1990) ' che egli

'I. Abate, Il piccolo giudice. Fede e giustizia in Rosario Liva-
3

tino, Ed. Ave, Roma 2005.

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era solito aggiornare quotidianamente ', il gio-
vane magistrato tenne due importantissime con-
ferenze pubbliche, entrambe nella città natale: Il
ruolo del giudice nella società che cambia, il 7 aprile
1984 presso il Rotary Club di Canicattì; Fede e
diritto, il 30 aprile 1986 nella sala conferenze del-
le suore vocazioniste di Canicattì.
Questi due importantissimi scritti (che insie-
me a gran parte del contenuto delle agendine ri-
porteremo nella nostra antologia) rivelano l'ele-
vata competenza giuridica posseduta dal giovane
Livatino (che non aveva ancora compiuto i tren-
tacinque anni), la profonda umanità e la fierezza
di appartenere alla fede cristiana. E a distanza di
anni, tali contributi ' che potremmo considerare
il testamento spirituale del giudice ' mantengo-
no ancora oggi inalterata la freschezza e l'attualità
dell'annuncio.
«Quando scriveva il suo saggio [Il ruolo del
giudice nella società che cambia, N.d.C.] ' sotto-
lineava Onofrio Lo Re, procuratore capo della
Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone ',
Rosario forse non aveva ancora avvertito l'incom-
benza di un pericolo per la sua vita: egli appare se-
reno nella esposizione delle sue idee. Non scorgo
un solo accenno a personali preoccupazioni, non
un moto di tremore tra le righe. Di solito, chi
scrive nella morsa di una vicenda attanagliante,
finisce in qualche modo per rivelare il suo stato
d'animo. Qui, nel saggio, niente di tutto questo.
Egli scriveva con razionalità assoluta. E tuttavia
dal testo (in particolare dal paragrafo sul rappor-
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to tra il 'magistrato e la sfera del politico') balza
evidente la sofferenza profonda per uno scenario
di disfunzioni dinnanzi alle quali il giovane ma-
gistrato indicava la purezza dei ruoli e l'impegno
costante nell'adempimento del dovere come stra-
da obbligata per il risanamento».
Commentando il secondo intervento pubblico
di Rosario Livatino (Fede e diritto), Domenico De
Gregorio, studioso e teologo, disse che «Rosario
Livatino non avrebbe potuto scrivere queste pa-
role se non ne avesse vissuto e sofferto, ogni gior-
no, la verità e la responsabilità, che sono da consi-
derare direttrici vitali dell'esperienza del 'piccolo'
giudice (piccolo soprattutto nel senso evangelico:
giudice che ha esercitato il suo difficile compito,
con la 'semplicità' del credente e senza accetta-
zione di persone)».


'''''''''''''''' 'Sotto lo sguardo di Dio
Quando gli investigatori giunsero sul luogo
dell'omicidio di Rosario Livatino, trovarono una
delle agendine che il giovane magistrato utilizzava
' dal 1978 fino al giorno della sua tragica morte '
per annotare brevemente alcuni momenti della
giornata. Ciascuna delle piccole agende riporta-
va nel frontespizio, scritta in rosso4, una sigla di
tre lettere (S.T.D.), che non fu immediatamente

'Secondo Ida Abate, Rosario Livatino scriveva in rosso solo
4

ciò che riteneva sacro.

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compresa. La soluzione venne rintracciata tra le
pagine della tesi di laurea di Livatino, discussa il
9 luglio 1975 all'età di ventitré anni. Nel fronte-
spizio del documento accademico, infatti, dopo
la dedica rivolta ai genitori, Rosario fece scrivere
per esteso: «Sub Tutela Dei», sotto la protezione di
Dio (S.T.D.).
A proposito della traduzione, don Giuseppe Li-
vatino, il postulatore della Causa di beatificazio-
ne del giovane magistrato, precisa: «Le tre famo-
se lettere, S.T.D., sono state interpretate forse in
maniera restrittiva: Sotto la protezione di Dio. In
realtà la radice del verbo latino tueor (da cui deriva
tutela) parla anche di sguardo. Quindi Rosario si
poneva sotto lo sguardo di Dio, perché lui dove-
va giudicare e sapeva che per giudicare occorre la
luce. Però diceva anche il peccato è ombra, quindi
assenza di luce, ecco perché un uomo per giudica-
re correttamente deve porsi sotto lo sguardo, sotto
la luce di Dio e tenersi il più lontano possibile dal
peccato. Una giaculatoria dalla duplice traduzio-
ne e che richiama i suoi studi umanistici, per mai
dimenticare di essere costantemente sotto l'occhio
vigile di Dio, Padre e Giudice».


''''''''''''''''' 'Il drammatico agguato
e l'omicidio
Il 21 settembre 1990 la giovane vita di Rosa-
rio Livatino s'interrompe drammaticamente. Di
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buon mattino inizia a percorrere in automobile
la strada statale 640 Caltanissetta-Agrigento. Ad
attenderlo ad Agrigento, in qualità di giudice a
latere, un'udienza difficile che potrebbe condan-
nare al soggiorno obbligato alcuni mafiosi. «In
Sicilia e ad Agrigento ' spiega Roberto Mistret-
ta ' è in atto una faida senza precedenti tra due
opposte cosche mafiose che vogliono prevalere
l'una sull'altra. Una guerra senza esclusione di
colpi. Una guerra fatta di morti ammazzati. È
la guerra tra Cosa nostra e la Stidda, prima della
grande pax, quando le due organizzazioni crimi-
nali troveranno il modo di accordarsi per spartirsi
gli affari illeciti e accumulare profitti. La Stidda è
un'organizzazione emergente, composta anche da
ex braccia di Cosa nostra».
Livatino ' che nel mese di ottobre, avrebbe
compiuto trentotto anni ' viaggiava senza scor-
ta. Peraltro, quando qualcuno gli faceva osservare
l'utilità di tutelare la sua incolumità personale,
Rosario rispondeva: «Non voglio che altri padri
di famiglia debbano pagare per causa mia» (all'in-
segnante del liceo, Ida Abate); oppure (ai geni-
tori): «In caso di emergenza, cioè di attentato, è
meglio che soccomba uno solo, anziché altri della
scorta». Luigi Gallo, amico del magistrato, a tal
proposito racconta: «Il timore che potessi essere
coinvolto nella tragedia, che prevedeva, lo spinse,
nell'estate del 1990, a non darmi più passaggio in
macchina, quando mi recavo ad Agrigento. 'Vie-
ni con la tua auto', mi disse, 'non vorrei che, se
mi succedesse qualcosa, tu ci andassi di mezzo'».
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Del resto, il senno di poi ci permette di affermare,
e con certezza, che a «tutelare» il giudice Livatino
c'era qualcun Altro!
La Ford Fiesta amaranto di Rosario Livatino
viene affiancata da una Fiat Uno, e una scarica di
fucile caricato a lupara colpisce l'automobile del
magistrato, mentre da una moto provengono altri
colpi di pistola. Rosario riesce a uscire dalla sua
auto e tenta di rifugiarsi nel vallone sottostante il
viadotto scavalcando il guardrail. I killer gli cor-
rono dietro per azzannare vigliaccamente la loro
preda. «Cosa vi ho fatto, picciotti'», grida Livati-
no, con la semplicità e il garbo che non vengono
meno anche di fronte alla ferocia di un crimina-
le. «Tieni, pezzo di merda!», risponde sprezzante
l'assassino, che spara in bocca e alla tempia del
giovane magistrato.
Tra i primi a giungere sul luogo dell'omici-
dio, il giudice Paolo Borsellino, che ' il giorno
dopo ' sfogandosi dirà: «Ne ho visti tanti di
colleghi e amici uccisi, ma questo delitto mi ha
sconvolto. Cerco di immaginare la ferocia degli
assassini, il terrore del giovane collega che fugge,
disperato, dopo aver visto in faccia i suoi carne-
fici. Adesso aspettiamo i prossimi morti, il pros-
simo della lista...».
Gli ultimi istanti della vita di Rosario Livatino
sono stati raccontati da un testimone milanese,
Pietro Ivano Nava, che ' dopo aver forato una
delle ruote della sua automobile, e percorrendo
lentamente la strada statale 640, in quel dram-
matico 21 settembre ' riconoscerà gli esecutori
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materiali dell'omicidio Livatino, e collaborerà (a
prezzo di una nuova identità e del cambiamento
radicale della sua vita) con le forze dell'ordine e
gli investigatori per rintracciare e condannare i
responsabili dell'omicidio.


''''''''''' 'La Causa di beatificazione
Ventun anni dopo l'assassino di Rosario Li-
vatino, l'arcivescovo metropolita di Agrigento,
monsignor Francesco Montenegro ha firmato il
decreto per l'introduzione della Causa diocesana
di beatificazione del magistrato. «Molti di coloro
che lo hanno conosciuto ' affermò Montenegro
il 21 settembre 2011, in occasione della sessione
introduttiva pubblica della Causa di beatificazio-
ne ' hanno visto in lui un cristiano che accettava
e viveva la logica ' per molti impopolare ed as-
surda ' delle Beatitudini, che viveva la fede nella
ferialità del quotidiano e tra le pieghe della storia
di questa nostra difficile terra, nell'arduo compito
di resistere alla barbarie mafiosa, e di contribuire
ad una convivenza civile improntata al rispetto
dell'altro e alla carità. Rosario sapeva bene che per
il credente la fede non può essere staccata dalla
vita, né tanto meno dalla professione».
A promuovere la Causa di beatificazione del
Servo di Dio Rosario Livatino è stata l'Associazio-
ne «Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino»,
fondata nel 1995 da Ida Abate, e a seguirne l'iter
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canonico è stato scelto, come postulatore della
Causa, don Giuseppe Livatino, arciprete di Raf-
fadali (Agrigento).
In quali aspetti della vita di Rosario Livatino
possiamo rintracciare gli elementi principali della
santità' Certamente nella vita di questo Servo di
Dio non mancano dettagli, episodi, testimonian-
ze e scritti che nella fase diocesana della Causa
di beatificazione non siano stati presi in esame e
valutati come la risposta tangibile alla presunta
fama di santità del magistrato.
Antonio Maria Sicari ' il teologo carmelitano
che di Livatino ha scritto una delle biografie5 più
interessanti ' sostiene che la santità del giudice
Livatino viene chiaramente indicata «dove egli
s'inoltra sul terreno bruciante dei rapporti tra Di-
ritto e Fede, e il tema della giustizia si abbraccia
con quello della carità. Allora l'attività del giudice
viene guardata nel suo atto conclusivo: la sua de-
cisione finale inevitabilmente basata su una scelta».
Ed è proprio lo stesso Livatino ad affermare
(nel suo secondo contributo pubblico, Fede e
diritto, svoltosi nell'aprile 1986 a Canicattì) che
«proprio in questo scegliere per decidere, decidere
per ordinare, che il magistrato credente può tro-
vare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto,
perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è
preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto


'A.M. Sicari, Il tredicesimo libro dei ritratti di santi, Jaca
5

Book, Milano 2013.

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indiretto per il tramite dell'amore verso la perso-
na giudicata».
È qui ' precisa Antonio Sicari ' «che un giu-
dice cristiano si sente chiamato 'ad accogliere il
principio del superamento della giustizia attraverso
la carità'. [...] 'Il rendere giustizia è dedizione di
sé a Dio': questo era dunque il segreto della sua
anima e della sua missione. E questo fu anche il
suo dramma, che sembra abbia raggiunto perfino
profondità mistiche».
Ai membri del Consiglio Superiore della Ma-
gistratura, papa Francesco ' riconoscendo l'im-
pegno morale, istituzionale e di fede cristiana del
giudice Livatino ', nel giugno 2014, disse queste
parole: «La società italiana si aspetta molto dalla
magistratura, specialmente nell'attuale contesto
caratterizzato, tra l'altro, da un inaridimento del
patrimonio valoriale e dall'evoluzione degli asset-
ti democratici. Sia vostro impegno non deludere
le legittime attese della gente. Sforzatevi di essere
sempre più un esempio di integra moralità per
l'intera società. Non mancano insegnamenti e
modelli di grande valore a cui ispirarvi. Desidero
menzionare la luminosa figura di Vittorio Bache-
let, che guidò il Consiglio Superiore della Magi-
stratura in tempi di grandi difficoltà e cadde vitti-
ma della violenza dei cosiddetti 'anni di piombo';
e quella di Rosario Livatino, ucciso dalla mafia,
del quale è in corso la causa di beatificazione. Essi
hanno offerto una testimonianza esemplare dello
stile proprio del fedele laico cristiano: leale alle
istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso
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nel difendere la giustizia e la dignità della persona
umana».
Inoltre, incontrando in Vaticano i membri del
Centro Studi «Rosario Livatino», nel novembre
del 2019, papa Francesco ricordò che «Livatino è
un esempio non soltanto per i magistrati, ma per
tutti coloro che operano nel campo del diritto:
per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno
di lavoro, e per l'attualità delle sue riflessioni». Il
pontefice si riferiva chiaramente ai due principali
documenti scritti dal giovane magistrato, Fede e
diritto e Il ruolo del giudice nella società che cam-
bia, sottolineando che «anche in questo l'attualità
di Rosario Livatino è sorprendente, perché coglie
i segni di quel che sarebbe emerso con maggiore
evidenza nei decenni seguenti, non soltanto in
Italia, cioè la giustificazione dello sconfinamen-
to del giudice in ambiti non propri, soprattutto
nelle materie dei cosiddetti 'nuovi diritti', con
sentenze che sembrano preoccupate di esaudire
desideri sempre nuovi, disancorati da ogni limite
oggettivo».
«In questo modo, con queste convinzioni,
' concluse papa Francesco ' Rosario Livatino
ha lasciato a tutti noi un esempio luminoso di
come la fede possa esprimersi compiutamente nel
servizio alla comunità civile e alle sue leggi; e di
come l'obbedienza alla Chiesa possa coniugarsi
con l'obbedienza allo Stato, in particolare con il
ministero, delicato e importante, di far rispettare
e applicare la legge».

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INDICE



Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
Chi sarà il prossimo' . . . . . . . . . . . 5
La famiglia e gli studi . . . . . . . . . . . 7
Gli amici e l'attenzione verso gli altri . . . 9
Coerenza e rettitudine . . . . . . . . . . . 11
Un crocifisso, il Vangelo e tanta preghiera 12
Il testamento spirituale . . . . . . . . . . 14
Sotto lo sguardo di Dio . . . . . . . . . . 16
Il drammatico agguato e l'omicidio . . . . 17
La Causa di beatificazione . . . . . . . . 20

DAGLI SCRITTI
DI ROSARIO LIVATINO
Il ruolo del giudice nella società
che cambia . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Un semplice riflesso della legge . . . . . . 27
Il magistrato e il mondo dell'economia
e del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . 29
I rapporti tra il magistrato e la politica . . 33
L'«immagine esterna» del magistrato . . . 38
Il problema della responsabilità
del magistrato . . . . . . . . . . . . . . 40
Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . 44
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Fede e diritto . . . . . . . . . . . . . . . . 47
Introduzione ' L'oggetto dell'incontro . . . 47
Un giusto rapporto tra fede e diritto . . . 48
jhwh, Dio della giustizia e dell'amore . . 50
Il diritto biblico nella cultura umana
e giuridica . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Forme e concetti giuridici nei Vangeli . . . 54
Diritto evangelico e diritto biblico . . . . 57
L'importanza del Codice di diritto canonico 58
Il ripudio della Chiesa come istituzione . . 61
La Chiesa ha bisogno di norme . . . . . . 64
Il nuovo Codice di diritto canonico . . . . 66
Scegliere per decidere, decidere per ordinare . 68
Le prove «di cronaca» del continuo,
necessario confronto . . . . . . . . . . . 70
Il rapporto tra fede e diritto-giustizia
come superamento di se stesso attraverso
la carità . . . . . . . . . . . . . . . . . 78
Le agende . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Agenda 1978 . . . . . . . . . . . . . . . 81
Agenda 1980 . . . . . . . . . . . . . . . 88
Agenda 1984 . . . . . . . . . . . . . . . 92
Agenda 1985 . . . . . . . . . . . . . . . 96
Agenda 1986 . . . . . . . . . . . . . . . 96
Agenda 1988 . . . . . . . . . . . . . . . 99
Agenda 1990 . . . . . . . . . . . . . . . 103

Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
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