Citazione spirituale

Accompagnamento spirituale nella vecchiaia

-

Pratiche e riti

 
di

Grün Anselm

 


Copertina di 'Accompagnamento spirituale nella vecchiaia'
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EAN 9788825049282

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Descrizione
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Tipo Libro Titolo Accompagnamento spirituale nella vecchiaia - Pratiche e riti Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825049282 Pagine 96 Data febbraio 2020 Collana Anselm Grun
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ANSELM'GRÜN




ACCOMPAGNAMENTO
SPIRITUALE
NELLA VECCHIAIA
Pratiche e riti
Titolo originale:
Geistliche Begleitung im Alter. Übungen und Rituale
© 2018 Verlag Herder GmbH, Freiburg im Breisgau
www.herder.de
978-3-451-38666-4

Traduzione di Alessio Dal Pozzolo




ISBN 978-88-250-4928-2
ISBN 978-88-250-4929-9 (PDF)
ISBN 978-88-250-4930-5 (EPUB)

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO' DI 'SANT'ANTONIO '' 'EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
Introduzione


In occasione di una visita in Taiwan ho fatto la se-
guente esperienza: molte comunità cristiane si pren-
dono cura degli anziani che si trovano nella propria
comunità. Istituiscono servizi di visite a domicilio,
aiutano le persone anziane a fare la spesa, invitano
gli anziani alle proprie manifestazioni nella sala della
comunità. Malgrado tutti questi progetti concreti, a
farne le spese è spesso l'accompagnamento spiritua-
le delle persone anziane. Il nostro compito è accom-
pagnare queste persone nel loro cammino, aiutarle
a procedere bene nella via della vecchiaia. Un aiuto
essenziale al riguardo consiste nell'affrontare e nel
superare, anche a partire dalla fede, ciò che le per-
sone anziane vivono. Le loro malattie, i loro disturbi,
la loro solitudine, l'esperienza che nessuno ha più
bisogno di loro, tutto ciò ha da essere elaborato po-
sitivamente anche da un punto di vista spirituale. In
questo libro vorrei presentare qualche aiuto concreto
circa il modo in cui potersi occupare delle domande
delle persone anziane e aiutarle a trovare una rispo-
sta alle loro questioni e ai loro bisogni a partire da
una prospettiva di fede. Dapprima, desidero indicare
alcuni principi dell'accompagnamento spirituale.
Anselm Grün



5
1.
Principi e meta
dell'accompagnamento
spirituale


Per poter accompagnare altri da un punto di vista
spirituale, devo fare io stesso un cammino nello spi-
rito. E devo discorrere a proposito della mia vita spi-
rituale anche con altre persone. Io stesso ho bisogno
di accompagnamento per poter accompagnare altri.
I monaci delle origini hanno sottolineato in continua-
zione che non si ha il diritto di accompagnare altri
se non si è fatta una certa esperienza interiore nel
cammino spirituale. Il requisito più importante per
l'accompagnatore e l'accompagnatrice spirituale è
che essi stessi si conoscano bene, e che incontrando
Dio si siano pure incontranti con la propria anima,
con i suoi alti e bassi. Nel caso dell'accompagnamen-
to di persone più anziane devo sempre chiedere a
me stesso: come me la caverei con le questioni che
la persona anziana mi pone' Come affronterei e
supererei, a partire dalla fede, la mia solitudine, le
mie delusioni, le mie malattie'
Il secondo requisito che i monaci esigono dall'ac-
compagnatore spirituale è il dono del discernimento
degli spiriti. L'accompagnatore spirituale ha bisogno

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di un sesto senso per cogliere se ciò che l'altra perso-
na gli dice viene dallo Spirito santo o ' nel linguag-
gio dei monaci ' da forze demoniache. Oggi direm-
mo piuttosto, se i pensieri provengono dal proprio
Super-Io o da modelli di vita malati. I pensieri che
vengono da Dio producono sempre libertà, slancio
vitale, pace e amore. I pensieri che provengono da
forze demoniache, dal Super-Io, causano ristrettezza
di spirito, paura e un senso di sovraccarico, come se
si pretendesse troppo da noi. In tal caso devo fidarmi
della mia sensazione personale. Ciò che la persona
anziana mi racconta ha a che fare con la sua fede
oppure, da tutto ciò che dice, percepisco una profon-
da paura' Che immagine di Dio si nasconde dietro a
tutto quello che mi narra' Percepisco una fede sana
oppure la fede è qui fortemente influenzata dalla
paura e da pensieri compulsivi' Ciò di cui riferisce
la persona anziana reca il conio della libertà e della
vitalità, o piuttosto della paura' E cosa provocano in
me i ragionamenti della persona anziana'
Il terzo requisito per l'accompagnamento spirituale
è che io veda l'altra persona con gli occhi della fede,
senza giudicarla. Devo sempre dare credito al nucleo
buono che è in lei, al suo forte desiderio dichiarato
di mettersi in cammino verso Dio. Ciò significa che
sono privo di proiezioni. Chi non conosce bene se
stesso, vede sempre l'altro con le lenti dei suoi desi-
deri rimossi. Proiezione vuol dire: io metto addosso
all'altro, come fosse una pellicola, ciò che ho rimosso
in me, per esempio la mia paura. E vedo l'altro non
più così com'è, ma solo sullo sfondo della pellicola
che ho posto su di lui. L'accompagnatore spirituale

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deve allora purificare continuamente i propri occhi
per poter contemplare l'altro con gli occhi di Gesù.
Se una persona anziana si lamenta della propria
vita, non ho il diritto di giudicarla. Il mio compito
è capire cosa si agita in questa persona, cosa l'ha
ferita, come si sente in quel momento. Solo se non
esprimo alcun giudizio di valore, l'altro racconterà
di sé sinceramente. Ma se gli comunico il messaggio
«Hai troppo poca fede», allora smetterà di parlare.
Posso trovare una simile fiducia nel nucleo buono
dell'altro solo se riconosco, dietro a tutto ciò che la
persona anziana ha vissuto, il suo desiderio struggen-
te di Dio e do credito al nucleo buono che è in lei.
Il quarto requisito è questo: l'accompagnatore
spirituale accompagna l'altro, ma non dà ordini, né
decide in modo determinante. I monaci sono con-
sapevoli del pericolo dell'abuso spirituale. Alcuni
accompagnatori spirituali dicono a coloro che ac-
compagnano: «So qual è la volontà di Dio per te. Fa'
questo o quello, poiché questa è la volontà di Dio per
te». Questo è abuso spirituale, soprattutto allorché
è legato a un senso di colpa che ingenero nell'altro.
L'accompagnatore spirituale non dà ordini, bensì
accompagna. Presta attentamente ascolto a quale sia
la volontà di Dio per colui che viene accompagnato.
Ma non si arroga mai di conoscere con precisione
la volontà di Dio. Si sforza di scoprire insieme con
l'altro ciò che Dio vuole da costui. E in tutto ciò che
ascolta dalla persona anziana riesce a percepire i
delicati impulsi interiori che nel frattempo Dio le sta
donando. Di cosa, Dio, ritiene capace questo essere
umano' Cosa vorrebbe, Egli, che prendesse vita in

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questa persona' Cosa potrebbe aiutare quest'uomo o
questa donna ad affrontare positivamente la propria
vecchiaia' E in che modo la fede potrebbe sostenerla
in quest'opera' In tutto questo devo esaminarmi con
sincerità per vedere se voglio imporre alla persona
anziana le mie idee sulla vita o se mi immergo me-
ditativamente in lei e chiedo a Dio: cosa fa davvero
bene a questa persona' Cosa vuoi tu, Dio, da questa
persona' Quale statura dovrebbe raggiungere' Qual
è l'immagine che Tu ti sei fatto di lei' A ciò non
si può rispondere con esattezza. Ma a quel punto
cresce in me il sentimento della dignità unica e irri-
petibile dell'altro.
Lo scopo dell'accompagnamento spirituale con-
siste nel condurre a Dio colui che chiede consiglio.
Dobbiamo aiutarlo a fare i conti con la propria vita
a partire dalla fede. E dobbiamo fargli pervenire il
messaggio che Dio è la meta del proprio cammino.
Il traguardo del cammino spirituale è in ultima analisi
Dio stesso. Quando cerco Dio, passando attraver-
so tutte le domande e difficoltà, e nella preghiera
sperimento sempre di nuovo l'unità con Dio, la mia
vecchiaia riceve una nuova dimensione. In questo
cammino verso Dio, lungo il quale accompagniamo
la persona anziana, i monaci delle origini scorgono
tre passi. Il primo passo consiste nel trarre fuori la
persona che è in ricerca dal territorio del peccato,
dalla regione delle dipendenze e delle costrizioni in-
teriori, per introdurla alla libertà. Il secondo passo
vorrebbe aprire la persona e ogni suo modello di
vita in direzione di Dio. Costei deve riconoscere in
Dio lo scopo del proprio cammino. Il terzo passo


10
è poi per i monaci la contemplazione, il diventare
una cosa sola con Dio, la capacità di divenire liberi
da se stessi, di sperimentare Dio come la meta della
propria vita e del proprio desiderio profondo, e di
dimenticare se stessi in Dio. Per l'accompagnamento
di persone anziane è bene tener d'occhio questi tre
passi dei monaci delle origini. La persona anziana
deve liberarsi da vecchi modelli di vita, da costrizioni
e paure. Deve imparare la via della libertà interiore.
E deve sapere che non ne va solo di venire concre-
tamente a capo dei propri problemi quotidiani, ma
di avanzare verso Dio, che è la meta effettiva del
proprio cammino. Solo se dirigo continuamente il
mio sguardo verso Dio, sarò in grado di affrontare al
meglio le difficoltà quotidiane del diventare anziano.

Domande per la riflessione:
Conosci te stesso' Qual è la storia della tua vita'
In che modo ti ha segnato'
Se Dio ti chiede chi sei per davvero, cosa diresti'
Qual è la tua verità' Qual è il nucleo profondo della
tua persona'
Quando consideri le tue debolezze, ci stai male'
Quali punti ti fanno soffrire di più' Perché' Sei in
grado di accettare le tue debolezze'
Quando ascolti la storia della vita di altri, li giudichi
subito'
Quando gli altri giudicano la storia della tua vita
o i tuoi sentimenti, come ti senti'

11
2.
L'atteggiamento cristiano
nell'accompagnamento
di persone anziane


Il modo in cui, in quanto cristiani, dobbiamo ac-
compagnare le persone anziane, ce lo dice Gesù nel
suo famoso discorso sul giudizio universale (cfr. Mt
25,31-46). Tale discorso culmina nella frase: «Tutto
quello che avete fatto a uno solo di questi miei fra-
telli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). Non
dobbiamo volgere la nostra attenzione alle persone
anziane quando sono malate o deboli soltanto con
grande compassione. L'atteggiamento più impor-
tante è trattarle quasi fossero dei re e delle regine.
Talvolta faccio esperienza di come alcuni infermieri
ed infermiere nelle case di riposo trattino le persone
anziane o si rivolgano loro un po' dall'alto al basso.
Danno loro del 'tu' e le chiamano nonnetto o non-
nina. Anche se gli anziani hanno spesso bisogno di
aiuto, anche se a volte soffrono di demenza, dobbia-
mo trattarle sempre come persone regali. Dobbiamo
essere consapevoli della loro dignità. E dovremmo
riverire la loro vita. Hanno comunque vissuto settanta
o ottanta o novanta anni o anche di più. Hanno una
grande esperienza ed è importante onorarla.

13
La tradizione cristiana ha cercato di tradurre in
realtà, nelle sette opere di misericordia, le parole di
Gesù che si trovano in Mt 25. Queste sette opere
possono raffigurare bene il modo in cui noi come
cristiani trattiamo le persone anziane.
La prima opera di misericordia suona così: dar da
mangiare agli affamati. Non si tratta solo di provve-
dere agli anziani con una nutrizione buona e sana.
Gesù dice che non viviamo solo di pane, ma di ogni
parola che viene della bocca di Dio (cfr. Mt 4,4). Le
persone anziane sono spesso affamate di attenzioni
amorevoli e di parole buone, che pronunciamo loro
per confortarle.
La seconda opera di misericordia consiste nel dare
da bere agli assetati. Anche in questo caso, non è
questione di fare di tutto perché gli anziani bevano
a sufficienza. Sono spesso assetati di amore. Nella
loro vita hanno donato amore ai propri figli e nipoti.
Ora sono essi stessi bisognosi di amore e sono grati
quando avvertono il nostro amore. Spesso hanno
sete anche di nuove conoscenze. Vorrebbero sape-
re come riuscire ad affrontare i propri handicap in
modo appropriato. Sono curiosi di comprendere in
modo nuovo il mondo.
La terza opera di misericordia è: vestire gli ignudi.
Non dobbiamo coprire solo la nudità corporale, ma
anche quella dello spirito. Quando le persone an-
ziane sono impacciate o quando sono smemorate,
dimostrano i loro deficit. La misericordia impone
allora che, nella loro condizione di debolezza, non
facciamo provare loro vergogna, ma che li copriamo
col nostro amore. Le persone anziane sono spesso in

14
imbarazzo quando, ad esempio, non sono più padro-
ne delle proprie funzioni corporee o mostrano altre
carenze, per esempio quando non sono pratiche del
telefonino o del computer o quando non capiscono le
istruzioni per l'uso dei propri elettrodomestici perché
ci sono così tante parole straniere. Dobbiamo coprire
i loro difetti con la nostra premura.
La quarta opera di misericordia non pare, di pri-
mo acchito, essere adatta per gli anziani: accogliere
i forestieri. Eppure essi si sentono spesso forestieri.
Molti di quelli che hanno conosciuto sono morti. Si
sentono isolati e lasciati soli. E hanno perso fami-
liarità col mondo moderno e con le sue tecnologie
comunicative. Molte persone anziane che vivono in
case di riposo si sentono abbandonate dai propri
figli. Non vanno d'accordo con i propri famigliari che
sono a casa. Si sentono escluse e isolate dalla loro
famiglia. Il nostro compito è ospitarle, offrire loro
uno spazio dove sentirsi a casa, al riparo, protette. E
dovremmo aiutarle a sentirsi a casa presso se stesse
e a costruire buone relazioni con gli altri ospiti della
casa di riposo.
La quinta opera di misericordia consiste nel libe-
rare i prigionieri. Le persone anziane sono a volte
prigioniere nelle loro costrizioni o nelle loro paure,
oppure si sentono rinchiuse perché non sono più in
grado di andare fuori con le proprie forze, o perché
non si sentono più libere di andare là dove vorreb-
bero. Allora dobbiamo entrare nella loro prigione e,
incontrandole, trasmettere loro uno spazio di libertà
e apertura.
La sesta opera è: visitare i malati. In lingua tede-

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sca, 'visitare' («besuchen») deriva da 'cercare' («su-
chen»). Ricerco intensamente l'altro; voglio esamina-
re con attenzione dove si trova. In tedesco, visitare
intende dunque esprimere un interesse per l'altro.
Mi metto alla ricerca per trovarlo per davvero. In
greco («episkeptomai») e in latino («visitare») l'accento
è posto sul vedere, guardare con precisione, osser-
vare, riflettere. Quando visito qualcuno, lo scruto
con precisione. Lo osservo non solo esternamente,
ma tento di guardare dentro di lui, di sprofondarmi
in lui meditativamente. Mi chiedo cosa si agiti in lui,
come davvero stia.
La settima opera di misericordia è stata aggiunta
ai detti di Gesù dalla tradizione cristiana, ed è quella
di seppellire i morti. Essa vuol anzitutto significare
che accompagniamo le persone anziane in punto di
morte. Ma significa anche che con le persone an-
ziane parliamo pure della loro morte e della loro se-
poltura. Che idee hanno del proprio funerale' Quali
testi dovrebbero essere letti, quali canti dovrebbero
essere eseguiti' Parlando del loro funerale giungiamo
a riconoscere ciò che è diventato per loro importante
nella propria vita, ciò che significa per loro la fede.
E dovremmo allora fare in modo che ricevano una
degna sepoltura e che la celebrazione corrisponda
ai loro desideri.

Domande per la riflessione:
Sei sempre consapevole che la persona anziana,
quella che accompagni, è un essere umano che ha
dignità regale' Anche se talvolta ti viene incontro in
maniera non regale'

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Cosa significa per te nutrire la persona anziana,
placare la sua sete, coprirla di amore invece che
metterla a nudo nel suo imbarazzo'
Ripensa all'incontro che hai avuto oggi con una
persona anziana. E poi chiediti: l'ho vista come un
essere umano al pari di un re, le sono andato incon-
tro con misericordia, le ho prestato davvero ascolto
e ho cercato di capirla' Se ora mi immedesimo in
lei, che idea ne affiora in me'




17
3.
L'accompagnamento dei
famigliari o degli infermieri
e delle infermiere


L'assistenza cristiana agli anziani si interessa non
solo delle persone anziane, ma anche dei loro fami-
gliari e degli infermieri e infermiere che sono nelle
case di riposo. Molti famigliari reputano proprio
dovere accudire i propri genitori malati. Le persone
anziane rimangono ad abitare in famiglia. Sentono
di farne parte e questo fa loro bene. A volte però
ci sono pure situazioni in cui i famigliari si sentono
sovraccaricati. Tutto inizia dal fatto che le persone
anziane non sono più in grado di affrontare da sole
la propria vita, ma hanno costantemente bisogno di
aiuto: per andare in bagno, per lavarsi e vestirsi. I
famigliari devono mettere a letto le persone anziane
e al mattino farle accomodare sulla sedia a rotelle. E
allora le persone anziane reagiscono a volte in modo
aggressivo. Oppure riaffiorano gli antichi modi di
relazionarsi che la figlia ha sofferto nella sua infan-
zia. E allora i genitori criticano la figlia, non sono
mai contenti di ciò che fa e spesso la feriscono con
le loro parole. È importante, in quel caso, che la
figlia o il figlio prenda le giuste distanze. Per poter

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provvedere in modo adeguato ai genitori anziani o
malati, devo occuparmi anche di me stesso. Non
posso riferire a me personalmente le reazioni dei
genitori. Mentre si accudisce, può essere di aiuto
quanto segue: sto a guardare la sceneggiata che sta
facendo la madre anziana o l'anziano padre, che
tipo di commedia l'uno o l'altra stia per l'appunto
mettendo in scena. Non mi arrabbio per il fatto che
fanno questa sceneggiata. Hanno il diritto di farla.
È la loro vita. Ma non prendo parte al loro gioco.
Non mi lascio trascinare nella loro recitazione. Non
rispondo alle parole offensive. Le odo soltanto, ma
non le faccio penetrare in me, bensì le lascio presso
i genitori. Non mi faccio contagiare nelle mie emo-
zioni dalle emozioni dei genitori. Naturalmente ciò
non funziona sempre in modo così facile. Proprio
quando le parole dei genitori sconvolgono parecchio
qualcuno interiormente, non è facile cambiare ruo-
lo, assumendo quello dello spettatore. C'è però un
modo e consiste in questo: percepisco con tutto me
stesso che la cosa mi turba. Ma a questo punto mi
distanzio da queste parole. Non lascio che penetrino
più profondamente in me. Rimango spettatore. E
decido come reagire alle necessità oppure alla com-
media dell'uno o dell'altro genitore; decido come
poter riscrivere o riorientare tale commedia.
Mi raccontava una donna, che ha accudito il pro-
prio padre malato fino alla morte: «Dopo la morte
di mio padre mi sono presa cura di mia madre. Vi-
veva in casa mia. Ma non funzionò più. Ha sempre
criticato tutto ciò che ho fatto. Non si è mai interes-
sata di ciò che facevo. Era scontenta di tutto. Tra

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noi semplicemente non funzionava più. Ha sempre
preferito i miei due fratelli, mentre a me ha riservato
solo critiche. Così l'abbiamo messa in una casa per
anziani. Lì se la passa bene. Ma non è contenta di
nulla. Inveisce di continuo contro gli altri. Non so
più come devo comportarmi con lei». Le consigliai di
accettare che sua madre fosse insoddisfatta. Doveva
semplicemente osservare da fuori come una vecchia
donna scontenta recita sempre lo stesso spettacolo:
«Non c'è nulla che sia buono quanto basta per me.
Tutti hanno qualcosa contro di me. Sono così sola».
Naturalmente rattrista vedere quanto sia scontenta
la propria madre. Ma questa è l'insoddisfazione sua,
che nessun amore è in grado di appagare. Ho detto
alla donna: «Puoi affaticarti ancora tanto, ma tua
madre non sarà mai contenta. Lasciala così com'è.
Non contraddirla. Ma non rispondere nemmeno ai
suoi lamenti. Fa' ciò che ti senti. Ma non stancarti
troppo. Fa' visita alla mamma fintantoché non provi
la sensazione di assumere nuovamente il vecchio
ruolo di figlia. Rimani centrata in te stessa. Trattati
bene. Pensa giustamente a te stessa».
Quando si tratta di accudire un congiunto anziano,
è importante prestare ascolto ai propri sentimenti.
Quando divento aggressivo o non ne posso più, sono
sempre stimolato ad ascoltarmi meglio. Il senso di
rabbia manifesta che ho oltrepassato il mio limite o
che le persone anziane oltrepassano il mio confine.
Ho la responsabilità di rispettare adeguatamente i
miei limiti e di difendere i miei confini. Quando il
tutto mi diventa eccessivo, dovrei pensarci su: devo
farmi aiutare per l'accudimento' O come possia-

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mo organizzare meglio il tutto' O non devo piut-
tosto cambiare il mio modo interiore di pensare'
La situazione mi è troppo pesante perché vorrei
accontentare in tutto i miei genitori o soddisfare ogni
loro desiderio' Ho bisogno di più distacco interiore
affinché l'assistenza non mi costi così tanta energia'
Una donna mi riferiva di essere molto aggressiva
con sua madre, che ha davvero tante attese nei suoi
confronti. Io le ho detto: «Perché ce l'hai con la mam-
ma' Lei ha tutto il diritto di avere delle aspettative.
Ma è tua la decisione di voler soddisfare o meno le
sue attese. Ti arrabbi con la mamma perché ha così
tante aspettative verso di te, ma al tempo stesso vuoi
essere sempre la brava figlia di tua madre. Così non
va. Devi decidere se vuoi continuare ad essere la
figlia prediletta di tua madre o se vuoi essere libera
di decidere e, a quel punto, costruire una relazione
nuova, ma forse persino più limpida e migliore con
la madre».
Un aiuto consiste nell'offrire ai famigliari qual-
che dritta su come poter entrare in contatto con la
propria sorgente interiore, affinché non si ritrovino
esauriti nel loro servizio di assistenza. Hanno bisogno
di buoni riti per ritrovare tempo per se stessi. I riti
creano un momento sacro, inaccessibile pure alle
persone anziane. Proprio quando faccio molto per
gli altri, devo fare in modo di trovare momenti che
appartengano solo a me, nei quali io possa tirare
il fiato ed entrare nuovamente in contatto con la
sorgente interiore.
Un altro aiuto che possiamo dare ai congiunti
consiste nel dar loro informazioni sulle sfide spirituali

22
della vecchiaia. Possiamo discutere con loro circa il
modo in cui devono prendere posizione rispetto ai
bisogni delle persone anziane, alle loro domande e ai
loro rimproveri; e circa la maniera in cui devono re-
agire all'insoddisfazione e all'aggressività. Ma voglio
trattare questo punto entrando io stesso nel merito
delle questioni e dei problemi concreti delle persone
anziane. La risposta riguarda sia l'accompagnatore
spirituale che i famigliari.

Domande per la riflessione:
Ascoltati nel profondo: so andare incontro ai miei
genitori affettuosamente e con rispetto' O sono di-
ventato duro' Sento a volte un senso di rifiuto dentro
di me' Tale senso di rifiuto è spesso un invito a de-
limitare meglio i confini propri e altrui. In tal modo
puoi accompagnare amorevolmente i tuoi genitori
per lungo tempo.
In quale circostanza reagisco immediatamente alle
osservazioni dei genitori' Quali parole mi feriscono'
Quali mi ricordano situazioni che ho vissuto nella
mia infanzia'
Immagina di udire ora queste parole dei genitori.
Resti però nel ruolo di spettatore. Non reagisci alle
parole. Ti chiedi: cosa mi rivelano a proposito dei
genitori' Che commedia stanno recitando in questo
modo' Da' a tale commedia un nome spiritoso, per
esempio: ora mia madre recita il pezzo «nessuno si
prende cura di me». E poi concedi a tua madre di
dare spettacolo.



23
Indice


Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.  rincipi e meta
P
dell'accompagnamento spirituale . . . 7
2.  'atteggiamento cristiano
L
nell'accompagnamento
di persone anziane . . . . . . . . . . . . . . . 13
3.  'accompagnamento dei famigliari
L
o degli infermieri e delle infermiere . 19
4.  'accompagnamento spirituale
L
nel tempo della vecchiaia . . . . . . . . . . 25
4.1  ome trattare le emozioni negative . .
C 26
4.2  'elaborazione del senso della vita . . .
L 36
4.3 Il rapporto con il corpo . . . . . . . . . . . 38
4.4 Vivere le relazioni . . . . . . . . . . . . . . . 40
4.5 Vivere la malattia . . . . . . . . . . . . . . . 49
4.6 Vivere il lutto . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
4.7 Il rapporto con la morte . . . . . . . . . . 54
4.8  ffrontare le difficoltà finanziarie . . . .
A 57
5.  'accompagnamento interreligioso
L
di persone della terza età . . . . . . . . . . 61
6.  a collaborazione con altri organismi 65
L

95
7. I riti con le persone anziane . . . . . . . . 67
7.1 Rito del mattino . . . . . . . . . . . . . . . . 70
7.2 Rito della sera . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
7.3  ito per la guarigione di vecchie ferite 72
R
7.4  ito per la trasformazione delle mie paure
R
e del senso di depressione . . . . . . . . . 74
7.5 Rito per l'accettazione di me stesso . . 75
7.6 Rito per lasciar andare . . . . . . . . . . . 77
7.7 Rito per il perdono . . . . . . . . . . . . . . 78
7.8 Rito per il pasto . . . . . . . . . . . . . . . . 79
7.9 Rito per il compleanno . . . . . . . . . . . 80
7.10 Rito per il tempo di Avvento . . . . . . 81
7.11 Rito per il Natale . . . . . . . . . . . . . . 83
7.12  ito per il tempo di Quaresima . . . . 85
R
7.13 Rito per la Pasqua . . . . . . . . . . . . . 86
7.14 Rito di Pentecoste . . . . . . . . . . . . . . 87
7.15  ito per la Commemorazione
R
di tutti i defunti . . . . . . . . . . . . . . . . 89
Sguardo d'insieme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
Sull'autore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93




Finito di stampare nel mese di gennaio 2020
Mediagraf S.p.A. ' Noventa Padovana, Padova

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