Citazione spirituale

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Sònico

di

Yanet Sónico Roque Quispe, Luigi Ginami

 


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EAN 9788825051414

Disponibile dopo il 17/08 causa chiusura estiva ferragostana di editori e distributori
In promozione
Descrizione
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Tipo Libro Titolo Sònico Autori Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825051414 Pagine 100 Data marzo 2020 Collana Volti di speranza
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nico
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Direttore editoriale della collana
Roberto Losa

Traduzione
Christian Berbenni

ISBN 978-88-250-5141-4
ISBN 978-88-250-5142-1 (PDF)
ISBN 978-88-250-5143-8 (EPUB)

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO - EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova

www.edizionimessaggero.it

Finito di stampare nel mese di Gennaio 2020
Mediagraf S.p.A. - Noventa Padovana, Padova
Yanet Sónico Roque Quispe - Luigi Ginami




Sónico
SE LA PAURA PUÒ FARTI PRIGIONIERO,
LA SPERANZA PUÒ RENDERTI LIBERO

Perù

#VoltiDiSperanza n. 27
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DIO DIMENTICA TUTTO
TRANNE DI AMARE

PRESENTAZIONE
C'è un versetto di Isaia che ho sempre amato
per la semplicità con cui rimanda alla tenerezza
di Dio: 'Sarete allattati e portati in braccio, e vi
faranno saltellare sulle ginocchia' (Is 66,12).
Sono le stesse parole che sento riecheg-
giare ogni qual volta i resoconti frammentati,
crudi e disturbanti dei viaggi di don Gigi ir-
rompono nella mia vita. Nel flusso ininterrotto
di notizie, emozioni, scatti e sollecitazioni che
riversa in sempre più avvolgenti catene digi-
tali si è catturati dalla rassicurante sensazione
che in qualche modo misterioso la 'maternità
di Dio' si renderà visibile.
Deve essere per il punto di origine di questa
frenetica attività solidale che porta un mon-
signore di curia a scarpinare tra le Ande e i
deserti africani, tra regioni disastrate e fave-
las melmose. E la sorgente è lei Santina, donna
dei dolori e delle lacrime, madre nel senso più
pieno, seno che continua ad allattare e a sor-
5
reggere, asciugare visi inondati e abbracciare
corpi stanchi e violati.
Nel nuovo, piccolo, volume della collana che
racconta l'avventura di bene inaugurata anni fa
c'è molto di Santina. Lei continua a generare
dal cielo, e nelle pagine che seguono, scopri-
remo come.
Di certo il suo nome torna, anzi sigilla, nuove
vite, spazi di speranza, conversioni e opere.
Nella inedita avventura tra Messico e Amaz-
zonia peruviana, don Gigi Ginami, riesce a do-
narci plasticamente la prossimità agli ultimi e
allo stesso tempo il legame di figliolanza con
Santina. Ne ha assorbito dolcezza e premure
che riversa su un'umanità ferita, umiliata dalla
povertà e dall'esclusione, deturpata dalla vio-
lenza, abbandonata ad un destino di nulla da
scontati egoismi.
Nel diario dell'ultimo viaggio in Perù si avver-
te l'urgenza della consolazione, parola riportata
in auge da Papa Francesco, atteggiamento del
cuore che spinge a lenire le sofferenze dell'al-
tro, facendo vibrare l'amore di Dio in una serie
di azioni essenziali, prossime nella quotidianità.
Comprare una lampadina, chiamare l'elettricista
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per mettere a posto un improbabile impianto,
aprire un frigorifero scassato per riempirlo di lat-
te e formaggio, concedere al povero la dignità
di ospitare, è il modo in cui don Gigi esercita la
maternità della Chiesa.
In queste pagine c'è lo stesso odore della
stalla di Betlemme, lo sterco e la paglia, la bel-
lezza del cielo e l'impurità dei pastori che circon-
dano il Dio umiliato per amore dell'uomo.
'La consolazione è il lavoro proprio di Dio'
ricordava Papa Francesco nella conversazione,
durante il suo viaggio coreano, alla Sogang
University di Seoul. Parlando ai confratelli ge-
suiti, il pontefice, invitava alla Misericordia, a
scardinare certo clericalismo, il rigorismo mo-
rale dei custodi della dottrina, per spendersi
senza tregua nel testimoniare il Dio che 'con-
sola sempre, spera sempre, dimentica sempre,
perdona sempre'.
Nelle storie di Alicia, bambina stuprata
dal patrigno, di Maritza, giovane donna dallo
sguardo menomato e il ventre violato, e di Sóni-
co, detenuta colpevole di innumerevoli delitti,
scopriremo la Grazia che inonda attraverso la
Croce. Nulla è nascosto, e niente viene rispar-
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miato. Si viene catapultati in un mondo dove
sangue, sperma e fango, sporcizia e brutalità
sono padroni di esistenze sprecate o inutili.
Costretti dalla ruvida cronaca di Don Gigi si
diventa partecipi di drammi senza redenzio-
ne apparente; agganciati dalla sua vorticosa
passione, si viene trascinati in inferni perife-
rici ma non meno bestiali. Si trema e si freme
con lui, lasciandosi irretire dalla rabbia o dal
disgusto, per poi farsi avvolgere dalla tene-
rezza di anime che hanno saputo conservare
la propria innocenza, nonostante il male e le
ferite. Cuori aperti, generosi nell'abbandonarsi
al cambiamento e alla speranza, disposti a farsi
'ri-creare' da Dio, a lasciarsi visitare da Lui, a
ricomporre le proprie vite spezzate nell'infinito
amore del Padre.
La vera rivoluzione è la condivisione.
Perdersi, come fa don Gigi, nella povertà
degli altri è il modo migliore per entrare nel
mistero della Carità. Grazie alle sue provoca-
zioni possiamo mettere in discussione le nostre
certezze, i giorni tranquilli, i piccoli intoppi che
rischiano di avvelenarci le comode abitudini.
La schiera di figliol prodighi che la Fondazione
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Santina ci fa incontrare dovrebbe aiutare noi,
figli maggiori, a rivedere la scala delle priorità
e ad asciugare le lacrime. Quelle che scorrono
su volti deturpati dei poveri del mondo e quelle
di pietà che dovrebbero bagnare i nostri visi.

Cristiana Caricato
TV2000




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10
UNA PICCOLA SANTINA MESSICANA
Le ultime pagine di questo libretto, dedica-
to a una prigioniera peruviana di nome Sónico,
si aprono in Messico, nel carcere di Las Cruces
ad Acapulco.
Forse direte: che c'entra' Non c'è logica!
Spero invece di raccontare, in queste pre-
messe, un fatto che illumini la vicenda di Sóni-
co e le pagine che lei, dal carcere, ci ha voluto
regalare. Anche il luogo nel quale ho saputo la
notizia che vi voglio raccontare è sorprendente'
ma andiamo con ordine.

Come è ormai per me una tradizione, per la
fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo, vado a
Gerusalemme a trascorrere alcuni giorni in silen-
zio, preghiera e riflessione, per chiudere e inizia-
re l'anno in un contesto di solitudine, vicino alla
tomba di Mamma e vicino alla tomba del Risorto:
il Santo Sepolcro. Sono ore liete, di riposo dopo
un anno intenso trascorso in ufficio e in lunghi
e faticosi viaggi per il mondo e per il grande
lavoro per la nostra Fondazione.
L'occasione è la data del compleanno di
11
Santina, il 29 dicembre, data nella quale, ogni
anno, celebro la Santa Messa al suo sepolcro.
Normalmente mi vieto di scrivere qualsiasi nota
in quelle ore e normalmente ci riesco ma questa
volta, tornato in Italia e dovendo completare la
scrittura del libretto Sónico, non posso non rac-
contare e riflettere su quanto mi è successo.

Sono le ore 19,30 del 31 dicembre. Mi sto
preparando per andare a cena e poi alla messa
con il tradizionale canto del Te Deum.
Suona il cellulare.
È l'arcivescovo di Acapulco, monsignor
Leopoldo.
'Don Gigi, so che ti trovi a Gerusalemme.
Volevo farti gli auguri per il nuovo anno e darti
una notizia che sicuramente ti farà piacere. Ti
ricordi il carcere di Las Cruces''.

'Eccellenza, claro que sì! Abbiamo inaugura-
to insieme il refettorio per i detenuti con proble-
mi psichiatrici e l'asilo nido per i bambini delle
prigioniere. Una giornata bellissima''.
'Bene don Gigi, il 24 dicembre sono andato
a celebrare la Messa nel carcere in occasione
12
del Santo Natale. Alla fine della Messa ecco la
sorpresa: si avvicina una giovane mamma con
in braccio una bellissima bimba di pochi mesi'
Con un po' di imbarazzo mi domanda: 'Eccellen-
za, lei ha modo di vedere il padre Luis Clemen-
te Ginami Zucchinelli' Ho da dargli una notizia
importante che ho scritto qui in questo foglio'.
Rimango sorpreso e lei lo intuisce.
'Come ti chiami', le chiedo.
'Dàmaris Flores Gatica, Eccellenza!'.
'Io il padre Luis Clemente non lo vedo, ma
gli posso far arrivare la tua lettera attraverso il
Nunzio Apostolico, perché padre Luis Clemente
abita a Roma, in Italia'.

La donna è in carcere per sequestro e la sua
pena non è breve. Ma, don Gigi, Dàmaris mi dà
la letterina come se contenesse informazioni
preziose e mentre mi dà la lettera dà un bacio
alla piccolina. Io la guardo in silenzio e la donna
non si trattiene e inizia a raccontare.
'Quando, nel mese di settembre, il padre Luis
Clemente è venuto con lei, Eccellenza, per inau-
gurare il refettorio per prigionieri con problemi
psichiatrici e per inaugurare l'asilo nido per i
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bambini delle recluse, io mi toccavo il pancione
e dicevo: meno male che è venuto questo padre
italiano con la sua Fondazione, così il mio bam-
bino potrà essere accudito in ambienti puliti e
pieni di luce e colorati murales! Giorni dopo pa-
dre Luis Clemente è tornato per vedere un'area
del carcere nella quale ha promesso di costruirci
una palestra e un'aula per ascoltare musica en-
tro il mese settembre 2020. Eccellenza, questa
area è nella zona della lavanderia e io mi trovavo
là con il mio pancione a lavare la biancheria. Ci
siamo incontrati brevemente, forse don Gigi, co-
me lei lo chiama in lingua italiana, non si ricorda
neppure di quella nostra chiacchierata' Mi ri-
cordo però che mi impressionò molto l'attenzio-
ne che aveva verso noi prigioniere e così gli do-
mandai: 'Padre Luis Clemente, ma chi è Santina'
Perché si chiama così questa tua Fondazione''.
Lui mi rispose che era in onore di sua mamma
che aveva sofferto molto, per più di sette anni,
e che questa Fondazione vuole che le persone
non abbiano a soffrire in modo feroce come la
vecchia donna ha sofferto. Mentre lui parlava io
pensavo: mio figlio soffrirà molto qui dentro, non
avrà un'infanzia come gli altri bambini' quella
14
vecchia signora cosa può fare per mio figlio' Il
breve incontro con il padre italiano si concluse
in una manciata di minuti eccellenza!''.
Mentre l'arcivescovo mi parla, dalla bella ter-
razza di casa guardo alla chiesetta dove è se-
polta mamma. L'aria è fredda e il cielo è terso e
pieno di stelle, come solo in medio oriente appa-
re. Il muezzin chiama alla preghiera dal minareto
illuminato di verde davanti a casa. Mi chiedo:
'Ma dove vuole arrivare Monsignor Leopoldo,
quale è la bella notizia' io, in verità, questa
Dàmaris non la ricordo proprio, in quel giorno
avrò incontrato un centinaio di donne recluse
al carcere'.

L'arcivescovo sente il muezzin che invita alla
preghiera e rimane colpito:
'Che bello, don Gigi, raggiungerti dal Messi-
co alla Città Santa di Gerusalemme e per comu-
nicarti, proprio mentre sei vicino alla tomba di
tua madre, una notizia tanto bella e commoven-
te! Per farla breve: Dàmaris durante la mia visita
al carcere, don Gigi, mi mostra la bella bimba
paffutella che tiene in braccio e mi dice' 'I mesi
sono passati padre e, mentre si avvicinava il
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tempo di partorire, mi dicevo: che futuro avrà
qui dentro mio figlio, mia figlia' Un giorno sono
andata a visitare l'asilo nido costruito da padre
Luis Clemente, guardavo i bimbi e immaginavo
il mio tra poche settimane, lì. Poi guardavo i
bellissimi disegni colorati sulle pareti che ispi-
rano pace e gioia' finché, Eccellenza, l'occhio
mi cade sul logo Fondazione Santina. In quel
momento, non so se per una coincidenza o un
presentimento, il mio piccolino mi si muove in
pancia e io mi dico: 'Qui il mio bambino si tro-
verà bene!'. Se non ci fosse stata la mamma del
padre italiano immaginati come stava qui den-
tro mio figlio' È proprio vero: il dolore di quella
vecchia vissuta dall'altra parte del mondo per-
metterà oggi a mio figlio di soffrire di meno, di
vivere meglio. E poi' Chi dice che sia maschio'
E se fosse femmina' Beh se fosse femmina'
Fondazione Santina! Sì! Mia figlia si chiamerà
proprio Santina per ricordarmi che mia figlia
potrà vivere un'infanzia più degna proprio per
quel benedetto nome di Santina'''.

Mentre l'arcivescovo continua il racconto gli
occhi mi si riempiono di lacrime e le lacrime non
16
si vedono al telefono, e meno male, perché mi
sembrano lacrime troppo intime e nascoste per
poterle mostrare' una sorta di pudore sulla vi-
cenda mia e di mia mamma.
Ho solo la forza di esclamare:
'' ooooh!'.
Il buon vescovo capisce la mia commozione
e prosegue:
'Don Gigi, Dàmaris continua il suo racconto
e mi dice: 'Il 14 novembre è nata mia figlia e le
ho posto il nome di Santina: Santina Daianai
Ponce Flores e ho messo questo nome proprio
per quanto il prete italiano ha fatto per mia
figlia, dandole un luogo, qui nel carcere, in cui
crescere meglio. Eccellenza glielo può dire lei'
E le dica che voglio che me la battezzi proprio
lui!'. Ecco don Gigi, questa è la bella notizia
di questa notte dell'ultimo dell'anno. Che mi
dici: sei contento' Io penso che questo sia un
segno che Acapulco ti ama e che Acapulco ha
bisogno di te!'.
Il vescovo attende una mia risposta. La mia
risposta è il silenzio' al telefono contare fino a
30 in silenzio è come trascorrere ore.
Il buon amico mi dice:
17
'Don Gigi, don Gigi, mi senti''.
Io inghiotto saliva e asciugo le mie lacrime
guardando la bella città di Gerusalemme e fis-
sando lo sguardo sulla chiesa dove è la tomba
di mamma.
Poi rispondo al vescovo:
'Eccellenza, questo è il più bel regalo dell'an-
no! Ha ragione, è un forte segno che Acapulco
mi ama e che forse ha anche bisogno di me, Lei
preghi la Morenita che mi dia il coraggio, se lei
lo vuole, di fare tale scelta! Nel frattempo ho
il cuore che scoppia di gratitudine a Dio per
questo enorme segno che mi raggiunge qui a
Gerusalemme. Ho bisogno di silenzio, di racco-
glimento e di preghiera'.
Il caro amico mi saluta:
'Buon anno don Gigi! Al carcere ti aspettano
per il battesimo''.
Con una risata cordiale e lo scambio di au-
guri si conclude la telefonata.

Ho bisogno di sedermi. La notte è fredda
a Gerusalemme, ma non lo avverto. Il muezzin ha
finito la preghiera ed è calato il silenzio. Le luci
della sera illuminano tutte le finestre delle case;
18
la yeshiva ebraica, davanti al mio balcone, racco-
glie osservanti ebrei intenti nella lettura e nello
studio della torah. Lontano la maestosa cupola
della moschea di Omar risplende con il suo oro.
Mi raccolgo. Sono le ultime ore dell'anno e que-
sta potente e misteriosa notizia è lì dentro il mio
cuore. È la seconda bimba che si chiama Santina
in onore di mia madre.

La prima Santina è africana e ha tre anni:
figlia di Everlyne malata di AIDS, senza una
capanna che abbiamo dovuto costruire, segre-
gata dalla stessa famiglia per lo stigma di AIDS
della madre. Ora la mia Santina africana è orfa-
na, la mia dolce Everlyne è morta di AIDS e in
febbraio dovrò pensare a come aiutare Santina,
Nora e Ramsey, probabilmente mettendoli in un
orfanotrofio. Bella vita vero' Povera piccolina!
Ho il suo braccialetto al polso, ogni giorno pre-
go per lei e mensilmente inviamo un aiuto. La
mia principessina africana non vive in un pa-
lazzo reale. Sembra che mia madre voglia con-
tinuare a vivere in una vita povera e fragile: è
una grande provocazione per me!
Santina e' mi sento totalmente inadeguato
19
di fronte alla sua bontà, ai suoi lacrimoni, alla
sua miseria. Lei mi interpella e il suo visino l'ho
stampato nel cuore come un tatuaggio.
Mentre la mia piccola Santina in Africa vive
nella miseria' ecco nascere, in Messico, una se-
conda piccola Santina che ha solo due mesi! E
dove nasce' In un carcere particolarmente vio-
lento: Las Cruces! In quella prigione nel 2016 si
sono sgozzati due cartelli di narcos rivali e il ri-
sultato è stata una catastrofe: 26 morti! Proprio
lì, in quell'ambiente dannato, nasce una bimba
che, in onore di mia madre, si chiama Santina!
Questa cosa è potente, è densa di mistero,
ha una forza atomica di significato e di provo-
cazione! La accogli solo nel silenzio, un silenzio
che esige interiorità, che esige preghiera e che
esige scelte profonde di coerenza.

La vita di Santina in Africa e la vita di San-
tina in Messico non hanno nulla di sdolcinato o
melenso, quasi la bella fiaba di Cenerentola o
de La Bella e la Bestia. No! Queste due storie
sono profezie evangeliche di un Dio che sceglie
di parlarmi e tenta di convertirmi proponendomi
la miseria, la povertà e la debolezza delle due
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Santine come paradigma per leggere e correg-
gere la mia vita blasfema! Eh sì, perché, men-
tre scrivo queste pulite letterine che tu leggi,
loro due, le piccole Santina, sono una sotto una
capanna senza papà, mamma e probabilmente
senza cure e cibo e l'altra Santina, di soli due
mesi, è in un carcere'
E io che faccio'

Continuo a scrivere le mie paroline idiote.
Forse, invece, dovrei finire qui. Spegnere il
computer' non inviare nulla, prendere la mac-
china e andare in aeroporto per volare in Africa
o in Messico e per vivere con loro e imparare
da loro' purtroppo, come vedi, non l'ho fatto
perché sto scrivendo e tra poco potrai leggere
questo scritto.
Se sei giunto fino a qui prega per me la Ma-
donna di Guadalupe che mi renda capace di
scelte più coraggiose e compromettenti nella
vita cristiana e di prete.
Guardo le loro foto e le accarezzo tutte e
due. Anche solo guardarle così è utile perché ti
muove dentro e ti commuove.
È ora di andare a Messa. Un nuovo anno
21
2020 mi aspetta ricco di cose da fare per que-
sti poveri!
Chiudo la porta di casa, scendo le scale e,
uscendo sul cortile davanti alla chiesa in cui mia
madre è sepolta, mi dico divertito: 'Ma guarda
che casino questa mi combina da morta! Non
basta una Santina africana, mi ci voleva una
messicana' a quando una vietnamita''.

Questa sera brindando al nuovo anno. Brin-
derò per le mie due Santina: il capodanno più
bello della mia vita!




22
Piccola Santina messicana




Vivere nella baracca
di Maritza




Nuova aula dell'asilo di Juliaca



98
INDICE

Dio dimentica tutto, tranne di amare . . . . . . . . . . . 5
Una piccola Santina messicana . . . . . . . . . . . . . . . . 11


Se la paura può farti prigioniero . . . . . . . . . . . . . . 23
Camera di lusso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
Alicia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
Scintille . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
Villa San Roman: inaugurazione asilo . . . . . . . . . . . 53
Centoventidue chili di oro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
Sónico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74



Segnati dal destino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Una decisione sbagliata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Le vite dei miei due genitori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
Crescere nella violenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
Violentata da uno sconosciuto . . . . . . . . . . . . . . . . . 89
Rinchiusa nella cella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93

99
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