Il tema dell'interpretazione delle Scritture da parte dei cristiani è una questione tanto centrale quanto complessa all'interno del movimento ecumenico. I contributi che compongono questo volume nascono da un ciclo di incontri di carattere ecumenico tenutisi a Milano tra il 1999 e il 2000 presso la Comunità di via Sambuco, e forse in virtù del tono e dello stile dell'esposizione orale originaria, affrontano l'argomento in maniera fruibile anche per chi non sia un addetto ai lavori.
La diversità di formazione, interessi e metodologie degli autori e la loro non celata lettura "di parte" del problema danno luogo a saggi che presentano differenze anche molto marcate l'uno dall'altro. Il rischio era che il volume potesse risultare frammentato e confuso ma a questo proposito l'introduzione si rivela molto preziosa. La sua efficacia risiede nell'individuazione di tre nuclei tematici attorno ai quali tutti i contributi ruotano: il rapporto tra le chiese e il credente con la parola di Dio, vale a dire il rapporto dell'uomo di fede con le Scritture; il ruolo della Bibbia nella relazione tra le diverse chiese; e infine l'atteggiamento dei cristiani nei confronti delle Scritture di Israele. In realtà, l'esame dei vari contributi mette in luce come sia piuttosto il secondo tema a essere affrontato più spesso e più approfonditamente, in quanto cruciale per gli sviluppi del movimento ecumenico. In particolare, in esso rientra la trattazione delle esperienze di conflitto ai tempi della Riforma e Controriforma, della scoperta delle possibilità di dialogo attraverso il rinnovamento biblico e, ancora, delle traduzioni ecumeniche e interconfessionali la cui storia è caratterizzata da polemiche e discussioni esegetiche non sempre di immediata risoluzione.
Va però anche rilevato che proprio le pagine di presentazione, nonostante la loro indubbia utilità nell'individuare alcune linee di lettura, presentano anche un limite costituito dall'insistenza sull'unità e sulle numerose possibilità di apertura e dialogo offerte dallo studio delle Sacre scritture, che rischia di fuorviare sull'intento non solo dei singoli contributi, ma anche dell'intera raccolta, che è quello di "esaminare il ruolo occupato dalla Bibbia nella storia passata e presente dei rapporti tra cristiani, nella tradizione ebraica e nella relazione tra cristiani ed ebrei". Al di là del compiacimento per ciò che si è costruito e raggiunto, dell'ottimismo e della speranza nutrita nei riguardi di una continuazione del dialogo ecumenico, la categoria che meglio rappresenta ciascuno dei temi trattati è infatti quella del conflitto, situazione in cui due o più parti si pongono a confronto nell'intento di prevalere e non si può certo pretendere di proclamare una sua definitiva cessazione. Se in passato il conflitto era risolto quasi esclusivamente con la violenza, nel tentativo di sopraffazione definitiva di una delle parti, oggi, sono altri gli strumenti - per esempio il dialogo, il confronto, la riflessione e l'apertura verso ciò che è altro - che vengono utilizzati dagli attori in gioco, ma le esperienze di conflitto restano vive.
In questo senso il titolo La Bibbia lacerata si rivela decisamente appropriato poiché essa è stata ed è luogo di divisione, e benché si sia giunti ad alcune soluzioni, molte questioni restano aperte, molti interrogativi irrisolti. Sarebbe forse troppo facile e desiderabile concludere che la Bibbia unisce e mette in comunicazione le confessioni cristiane, né i contributi qui raccolti sembrano andare meccanicamente in quella direzione. Accogliendo le suggestioni di Mauro Pesce, che riassume in poche pagine parte delle domande che, all'inizio del terzo millennio dell'era cristiana, restano oggetto di discussione nell'interpretazione delle Scritture, è più lecito riconoscere nel Dio dei cristiani l'unica fonte di unità e di universalità. Le Scritture invece restano un luogo di divisione, la cui esegesi è condotta da una pluralità conflittuale di soggetti. La loro interpretazione resta un problema spinoso per chi stia percorrendo la strada del dialogo ecumenico e il saggio ne offre un'importante testimonianza, lasciando al lettore domande piuttosto che risposte.