Citazione spirituale

Uomini e donne

-

Crisi di lei, crisi di lui, crisi di tutte e due?

 
di

Maurizio Botta

 


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Tipo Libro Titolo Uomini e donne - Crisi di lei, crisi di lui, crisi di tutte e due? Autore Editore ESD Edizioni Studio Domenicano EAN 9788870949728 Pagine 135 Data settembre 2018 Collana Itinerari della fede
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Itinerari della fede


48
Maurizio Botta



U OM I N I
e
DONNE
Crisi di lei, crisi di lui, crisi di tutti e due'


Prefazione
Costanza Miriano




EDIZIONI STUDIO DOMENICANO
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portare specifiche responsabilità per eventuali involontari errori o inesattezze.
SOMMARIO




Prefazione 7

1. Uomini e donne.
Crisi di lui' Crisi di lei' Crisi di tutti e due' 11

2. 'Natura contro natura'.
A quando un'ecologia dell'uomo' 29

3. 'Questo matrimonio non s'ha da fare!'.
Ha ancora senso sposarsi in Chiesa' 54

4. 'E non c'è sesso senza amore'.
La Chiesa e il sesso: tanti dubbi, critiche, domande 81

5. Chiesa: femminile singolare.
Le donne: gloria e vanto del popolo di Dio 100

Nota dell'Editore 125




5
PREFAZIONE

Quando mi è stato chiesto di scrivere qualche riga di prefa-
zione sulla raccolta degli incontri dei Cinque passi sul tema
del maschile e del femminile, sul matrimonio e sulla difesa
della vita ' temi di cui ho scritto, letto, parlato in ogni modo
e luogo e occasione possibili ', ho pensato che mi sarebbe
bastato scorrere velocemente le pagine prima di buttare giù
qualcosa, perché tanto non ci sarebbe stato niente di nuovo
per me. Una letta veloce, e via a scrivere. E invece mi son tro-
vata a prendere appunti, copiaincollare, affidare alla memo-
ria un bel pacchetto di idee interessanti, con diverse punte di
genialità. Mi sia conteggiato nella colonna dei punti paradiso
il fatto che ho resistito alla tentazione di prendere il telefono
e chiamare padre Maurizio per confrontarmi con lui su alcu-
ni punti che mi hanno messo in moto il cervello e che mi
erano sfuggiti quando ho assistito agli incontri dal vivo (gli
manca solo che ci mettiamo tutti a chiamarlo per 'confron-
tarci con lui': io, quando capita a me, invoco il coma farma-
cologico o almeno la pioggia di rane, e mi parte sempre una
accorata riflessione su quanto era meglio quando, se volevi
comunicare con una persona che aveva scritto qualcosa,
dovevi almeno prendere carta, penna, busta e francobollo, e
arrivare alla cassetta della posta, e aspettare che la lettera arri-
vasse, ed eventualmente spiare nella buca delle lettere per i
mesi successivi. E comunque Danny Amatullo di Saranno
famosi non mi ha ancora risposto).
Insomma, dicevo, di cose nuove qui ce ne sono tante, anche
per il mondo nogender e prolife (e padre Maurizio non divaga
come me, va dritto al punto).
Il punto di vista di padre Botta, infatti, innanzitutto è quello
di un sacerdote, e le sue parole sul sacramento e sulla grazia
sono le più belle che abbia letto sul tema: d'altra parte è la

7
grazia di stato, mica noccioline, che gli permette certe intui-
zioni potenti e nitide.
Poi è il punto di vista di un confessore, cioè di uno che tra-
scorre ore ed ore e giorni e mesi e anni chiuso in un confessio-
nale, a raccogliere lacrime e vomito e grida, a guardare dritto
dentro ferite purulente, a fasciare cuori malconci, con le mani
disarmate e con l'unica medicina che guarisce, Cristo. Credo
che si possa confessare in molti modi ' ho una mappa dei
preti più distratti di Roma, la offro a cifre modiche: ogni tanto
mi viene il sospetto che qualcuno di loro guardi sul cellulare
gli highlights della Champions quando mi confesso, ma proba-
bilmente li ho solo fatti addormentare '. Ma se invece il sacer-
dote sta lì in confessionale con il cuore di chi sa che si sta gio-
cando una partita che è costata il sangue a Cristo, beh, allora
ci si mette dentro con la massima serietà, e ascolta davvero. E
posso solo immaginare che fatica costi a un uomo ' maschio '
ascoltare tanto a lungo altri esseri umani, in specie femmine,
ogni giorno, mettersi davvero davanti allo spettacolo di tanto
mondo interiore, tanta sofferenza e tanta complicazione e
tante chiacchiere inutili. Io, quando mi sforzo di togliere le
chiacchiere inutili dalle mie confessioni, mi accorgo che alla
fine rimane poco: i miei scarni peccati. Di solito mi piace
abbellirli con tante arzigogolate analisi pseudopsicologiche,
volte fondamentalmente a dimostrare che comunque, in fin
dei conti, avrò pure sbagliato, ma non era colpa mia.
Inoltre, quello che qui viene offerto a tutta Roma, anzi a tutta
Italia ' sempre più persone vengono da fuori ai Cinque passi ',
è il punto di vista di una intera comunità, quella dell'Orato-
rio Piccolo, ma anche, allargando, quella di tutta la comunità
della parrocchia di Chiesa Nuova: si può infatti, in qualche
modo, dire che i Cinque passi sono come un collettore di
tante idee buone che arrivano a padre Maurizio per e-mail,
da incontri, conversazioni e in molti altri modi, con i quali
l'amicizia è capace di far girare la roba buona. E così uno

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spunto può venire da brani di scrittori, articoli, canzoni, film,
o semplicemente da una conversazione davanti a un bicchie-
re: tutti i fermenti buoni che vengono intercettati nella cultu-
ra contemporanea o nel patrimonio della tradizione della
Chiesa, tutto quello che l'amicizia di tante belle teste fa circo-
lare, si ritrova qui, riorganizzato e proposto in un quadro
armonioso.
Infine, quello che viene proposto qui è il punto di vista di un
uomo, inteso come maschio, e mi stupisco di me stessa, per
non aver previsto che mi avrebbe offerto angolature totalmen-
te nuove. Perché un maschio, che purtroppo non vi sarà di
alcun aiuto se gli chiederete se preferisca la tappezzeria verde
salvia o verde petrolio ' lui vede solo i colori primari ', ha un
modo completamente diverso di comprendere la realtà. '
Nota di disambiguazione per i maschi: il verde salvia è quello
della maglia di allenamento del Milan, quello petrolio della
Germania. Così magari un'idea se la fanno '. Ascoltare da un
uomo cosa vuol dire essere un uomo e cosa una donna, cosa
vuol dire amare come Dio ci ama nel matrimonio, quali sono
le bugie della propaganda abortista e di quella, per così dire,
genderista non è lo stesso che ascoltare gli stessi temi raccon-
tati da una donna. Per me è stato vedere le cose che già cre-
devo di sapere sotto una luce nuova: perché gli uomini
hanno, molto più di noi donne, la capacità di mettere in fila i
fatti e di organizzarli, e di separarli dalle emozioni e dagli
affetti ' sono i nostri cervelli che sono diversi, lo dico a mia
discolpa, vostro onore '.
Infine, una parola per dire che sono orgogliosa di appartene-
re a una comunità, la Chiesa, che ha al suo interno tante belle
intelligenze, e che generosamente mette a disposizione di
tutti la sua ricchezza, come se fosse il frigo di casa: prendi
senza chiedere, sapendo che tutto quello che ci trovi dentro è
già tuo, perché la Chiesa è la tua famiglia.
Costanza Miriano

9
1
UOMINI E DONNE

CRISI DI LUI ' CRISI DI LEI '

CRISI DI TUTTI E DUE '

Prima di affrontare quest'appuntamento, ho chiesto al Signore,
nella preghiera, il dono dell'umiltà perché so che toccherò
temi davvero delicati, seri e dolorosi. È evidente, non solo dai
messaggi ricevuti via e-mail e Facebook, ma anche dal succes-
so di una trasmissione televisiva come 'Uomini e donne', che
il problema esiste ed è molto sfaccettato. Ci sono uomini
affetti dalla sindrome di Peter Pan, donne bambine, machi-
smo, confusione, ambiguità dilagante. In poche parole, il rap-
porto tra uomo e donna, la definizione di chi sia l'uomo e chi
la donna, è una questione aperta e in crisi.
Nella preparazione a questo confronto ho raccolto consigli che
andavano da un approccio psicologico a uno antropologico o
sociologico, ma ho scelto di partire dalla semantica, in ragione
dell'amore profondo che nutro per l'etimologia e la radice
delle parole. E parto da quelle parole il cui senso si modifica
nel tempo, parole che si estinguono o diventano di moda.
'Trasgressivo', 'sensuale', 'provocante', 'seduzione' sono
tra le 'parole in voga', quelle che a usarle sei politicamente
corretto e molto cool. Al contrario, 'pudore', 'verginità',
'castità', 'purezza', 'delicatezza', 'grazia', 'innocenza'
sono le 'parole panda', a rischio di estinzione, quelle che se
te le lasci scappare devi essere pronto a difenderti e corri il
rischio di essere sbeffeggiato. Faccio un esempio terra a terra:
oggigiorno, durante il catechismo della prima comunione, se
uso l'immagine di 'foresta vergine', so che, già a sette-otto
anni, qualcuno maliziosamente sorriderà, mentre io alla loro
età chiedevo una 'cassetta vergine' per il registratore con

11
assoluta naturalezza. Ai miei tempi, 'vergine' era una parola
come tante, oggi provoca imbarazzo. Lo stesso accade con la
parola 'pudore', eppure penso che se un bimbo non la sente
mai, se non ne coglie l'aspetto e la connotazione positiva, se
al contrario la sente deridere, magari non sarà privo di senso
del pudore in generale, ma certamente gli mancherà la parola
per esprimerlo.
Le parole sono semplicemente lo specchio di un cambiamen-
to profondo. Ai tempi dei miei genitori o dei miei nonni,
capitava spesso di sentire accusare la Chiesa di sessuofobia, e
magari c'erano luoghi dove non si poteva parlare di determi-
nati argomenti. Oggi, al contrario, tutto è maniacalmente ses-
sualizzato e inevitabilmente il nostro modo di essere uomo o
donna è influenzato fortemente dal modello culturale in cui
viviamo e ci muoviamo. Siamo invasi, assediati, circondati, da
un modello unico: chi non lo rispetta, chi non è 'politica-
mente corretto' e la pensa diversamente, deve essere pronto
a difendersi. In un certo senso, il nostro è un incontro molto
'trasgressivo', politicamente scorrettissimo, perché dirò cose
che sono contro quello che c'è fuori ma in fondo sono dentro
i cuori di tutti noi. Cosa c'è fuori' Un solo esempio può
bastare a darne la misura. Io da dieci anni non ho la tv, ma
leggo le agenzie di stampa, ascolto il giornale-radio e sto in
confessionale ogni giorno: il miglior modo per essere aggior-
nato sui problemi dell'universo, che tra l'altro sono sempre
gli stessi' Un po' di tempo fa, invece, m'imbatto in una tra-
smissione a dir poco agghiacciante, mostruosa. Si chiama
A Shot at Love with Tila Tequila ed è un reality show statuni-
tense prodotto da MTV, incentrato sulla ricerca dell'amore
da parte di una tale Tila Tequila. A contendersi questa pre-
sunta modella con giochi e giochetti sono 32 pretendenti:
sedici uomini eterosessuali e sedici lesbiche. L'ho visto due
minuti e ho pensato di non essere pronto a tutto questo'

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Il 'pudore', dicevo, appartiene al novero delle parole immi-
serite, spompate, che hanno assunto un significato unilaterale
e hanno perso la loro connotazione positiva. Oggi, avere
'pudore' equivale a essere un bloccato, castrato, anaffettivo,
uno che non è capace... Lo stesso è accaduto con 'virilità',
che rimanda solo alla prestazione, al Viagra, al concetto di
macho e ha perso il suo significato autentico. Eppure, ogni
donna, giustamente, nel suo cuore cerca e desidera un uomo
'virile' nel senso profondo, che vedremo; e ogni uomo ' e
qua corro il rischio, mi schiero e vi dico come la penso ' desi-
dera una donna con grazia e non volgare, che abbia capacità
di pudore e innocenza.
A questo proposito, vi leggo le battute di tre film più o meno
recenti e di grande successo e vi prego di fare attenzione alla
potenza dei testi. E, badate bene, non faccio un'apologia
della guerra perché tutti i film citati hanno al centro battaglie
per difendere la libertà.
Il primo è Braveheart, con Mel Gibson: la storia di William
Wallace che, nel '96, ha vinto ben cinque Oscar. «Chi com-
batte può morire, chi fugge resta vivo almeno per un po'. A-
gonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che
non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a
partire da oggi per avere un'occasione, solo un'altra occasio-
ne, di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici che pos-
sono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà'».
Il secondo film è Il Gladiatore: Massimo Decimo Meridio
contro l'imperatore Commodo. «Mi chiamo Massimo Deci-
mo Meridio, comandante dell'esercito del Nord. Generale
delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero imperatore
Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una
moglie uccisa, avrò la mia vendetta in questa vita o nell'altra».
Il terzo è Il Signore degli Anelli. Il re Théoden incoraggia i
suoi prima della cavalcata contro le truppe di Mordor così:

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«Avanti, e non temete l'oscurità! Desti, cavalieri di Théoden!
Lance saranno scosse, scudi saranno frantumati, un giorno di
spade, un giorno rosso prima che sorga il sole!! Cavalcate
ora! Cavalcate ora! Cavalcate per la rovina e per la fine del
mondo! Morte, morte avanti, morte!».
A mio avviso, uno dei motivi del successo planetario di que-
ste pellicole è anche la nostalgia che esprimono per una sana
virilità, non nel senso, indebolito e spompato, di prestazione
sessuale che gli viene attribuito oggi. Virilità viene dal latino
vir, 'uomo', e da vis, che vuole dire 'forza' e che ha una
declinazione particolare. Il nominativo è vis, per cui 'forza
del desiderio' si traduce vis desideri, ma il genitivo, che equi-
vale al complemento di specificazione, è roboris, per cui il
'desiderio della forza' si dice desiderium roboris. Ma roboris
significa anche 'quercia'. In parole povere, per esprimere il
concetto di 'forza', i latini usavano la parola 'quercia',
l'albero dalle radici profonde, capace di reggere gli urti.
Questo è un uomo, un vir. La sua forza non è la battaglia o la
conquista, ma l'essere ben radicato per sostenere i colpi e le
prove della vita; disposto a combattere per la libertà. A mio
avviso, una delle caratteristiche della crisi maschile è proprio
la mancanza di virilità, di radici profonde, adatte a sopporta-
re le tempeste. Siamo mortalmente avvelenati da ambiguità,
confusione e 'mollezza' perché il machismo di oggi è tipico
di una società decadente, popolata da gente rammollita;
è l'atteggiamento di comodo di chi non si assume le proprie
responsabilità, e di virile non ha proprio un bel nulla.
Il macho è infantile, adolescenziale, e succhia per sé dagli
altri.
E, per concludere con i rimandi cinematografici, cito un
quarto film, Benvenuti al Sud: il racconto di adolescenti che
diventano uomini, capaci di parlare e di esprimere i propri
sentimenti.


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Allora la domanda è: Gesù era virile' Ho ripensato e fatto
scorrere tante immagini. Ho visto Gesù con i mercanti del
tempo: loro stanno deformando il volto del Padre suo, e Lui
fa una sferza di cordicelle e ribalta i banchi. Nel Vangelo, si
dice che rese la sua faccia dura come la pietra e si diresse
verso Gerusalemme sapendo che lì sarebbe morto. Gesù è
autorevole, prende decisioni. Gesù non ha paura di usare
l'imperativo. Non dice 'Devi seguirmi' o 'Se vuoi, seguimi',
ma semplicemente 'Seguimi'. Perché il cuore dell'uomo può
rispondere solo a un imperativo. Gesù non è mai molle.
'Mite e umile' di cuore non è il contrario di virile. L'uomo
virile porta il peso anche della sconfitta e dei 'no', e Gesù ne
ha ricevuti tanti. A un certo punto l'hanno lasciato tutti solo,
anche i suoi dodici, e Lui, in modo virile, dice loro: Forse
anche voi volete andarvene' Ecco che cosa affascina eterna-
mente di Gesù: la sua virilità. Il Getsemani è una vera e pro-
pria veglia d'armi del cavaliere. Per chi è scout, è la veglia del
guerriero pronto a offrire il proprio sangue per cose che
andranno al di là di lui, l'accettazione della morte per qualco-
sa di superiore. Virilità come capacità di sopportare i colpi
della vita e non di darli, di far valere la propria potenza. Gesù
parla con autorità senza essere mai autoritario. E oggi c'è
paura, ma anche nostalgia dell'autorità, del suo esercizio inte-
so come servizio. Per paura dell'autoritarismo ' quello dei re-
gimi, dal fascismo al comunismo ' si è deciso di uccidere an-
che l'autorità e si corre il rischio di un ritorno della dittatura.
E ora veniamo a quella differenza tra uomo e donna, tanto in
crisi ai giorni nostri. La prima cosa da chiarire è che per
Gesù Cristo il sesso non è un accidente: è la modernità bana-
le ad averlo ridotto a una differenza puramente genitale. Per
Cristo, nascere maschio e femmina era un destino. Un conto,
però, è nascere maschio, un altro è diventare virile: si può
non diventarlo mai per tanti motivi, come le ferite o i colpi

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