Per Crucem ad gloriam È il monito rivolto a tutti noi nel tempo di Quaresima. È Gesù stesso nel Vangelo a dire chiaramente che chi vuole salvare la propria vita in questo mondo la perderà, ma chi vive per il Vangelo vedrà la gloria della Resurrezione. Possiamo leggere nel Vangelo di Giovanni: «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà» (Gv 12,25-26). È istintivo, nella natura umana, il fuggire la croce, la sofferenza, il sacrificio. Non dobbiamo, invece, vergognarci della nostra debolezza e del nostro peccato. Lo stesso Gesù, turbato, ha la tentazione di pregare il Padre di salvarlo dall'ora della Passione, ma proprio per questo afferma il Signore di essere venuto al mondo: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Noi conosciamo la passione di tanti. L'abbiamo vissuta in tante situazioni della nostra vita: negli anziani nostri familiari o amici, nei malati che ci sono stati cari. Sostenuti dal Signore e dall'umanità che egli ci ispira, non siamo fuggiti. A volte sale una domanda nel nostro cuore: fino a quando? È una tentazione naturale dell'uomo. Pensare di aver già fatto il nostro dovere, di dover a un certo punto preservarci, salvarci, allontanarci un poco dal grande dolore - quante croci nel mondo - per godere un po' della tranquillità della vita. Ma questa è una tentazione stolta, è il diavolo a insinuarla; viene come a sussurrarci: "Vivi per te! Fuggi il dolore e la fatica! Fuggi gli altri e i loro problemi!". Noi cristiani sappiamo bene che l'egoista è un uomo triste, e abbiamo anche sperimentato talvolta la tristezza della nostra accidia, ma il Vangelo e la liturgia della Via Crucis ci richiamano a riflettere sul senso della vita alla luce della Pasqua. Gesù, nel Vangelo di Giovanni, insegna che l'unica glorificazione avviene attraverso la croce. La catechesi di Gesù è dura. A chi chiede di vedere la sua gloria egli risponde che questa corrisponderà all'apice della sua kénosi, al suo abbassamento fino alla morte. Nell'abbassamento verrà innalzato al legno della croce, ed è in questo dinamismo di abbassarsi-innalzarsi che attirerà tutti a sé. Alla vigilia della Passione, la predicazione di Gesù assume un carattere esistenziale. L'ora è giunta e tutti sappiamo a cosa si riferisce Gesù dicendo questo, ma è proprio all'ora della Passione che Gesù associa per la prima volta la sua gloria. E poi nelle due antitesi: "salvare la propria vita/chicco di grano che non muore" e "perdere la propria vita/chicco di grano che muore", il Signore fa una chiara unione del suo sacrificio col nostro, della sua Passione con la nostra. Gesù chiede al discepolo, senza alcuna ambiguità, di unirsi a lui nella sua Passione, di non attaccarsi alla vita. Questo è il punto massimo della sequela. Ci turbano la Passione e la croce? Gesù stesso di fronte a questo messaggio appare turbato: «Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, glorifica il tuo nome». Ma il Padre non è lontano, dimentico, è attento e la sua parola è evidente: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!» (Gv 12,27-28). Il sacrificio è il messaggio che turba tutti noi, ma anche lo stesso Gesù. E il suo turbamento mostra chiaramente il duello pasquale tra la vita e la morte: basti pensare alle lacrime di fronte alla tomba di Lazzaro. Pregando con la Via Crucis, man mano che le stazioni avanzano, siamo coinvolti nello sgomento di vedere che l'ora è giunta e il pungiglione della morte è potente. Pare essere l'ora del principe di questo mondo. Ma proprio nell'innalzamento da terra risiede la vittoria su di esso. L'ora della croce è necessaria. A noi e a tutti coloro che ascoltano il suo Vangelo, Gesù chiede di guardare alla croce e di non temere il dolore e la morte che essa trasmette, da essa viene salvezza e gloria, cioè felicità. Viviamo un tempo difficile, sorelle e fratelli, lo sappiamo, ma non dobbiamo cadere nella tentazione triste di salvare la nostra vita, non dobbiamo temere il male, la malattia e la morte. Per questi motivi, credo importante la liturgia della Via Crucis. Essa ci fa contemporanei di Gesù nella sua Passione. Ci scuote dall'amore per noi stessi, dall'istinto di auto-preservarci, ci conduce a fare memoria delle tante passioni, delle tante croci di questo mondo. Sotto la croce di Gesù possiamo pregare per le croci del mondo, per i Paesi in guerra e chiedere a Dio il dono della Pace! Ringraziamo don Antonio Menichella per queste sue riflessioni. Ci prende per mano e ci porta più in profondità nel mistero della Passione e della croce. Preghiamo, sostenuti da queste pagine, nel tempo della Quaresima e ogni volta che ci troviamo sotto la croce, la nostra o quelle del mondo. Affidiamo, come Gesù, la nostra vita al Padre e lasciandoci attirare dalla croce, serviamo gli uomini di questo tempo con gli occhi fissi alla croce del Salvatore. Dalla sua terribile bellezza viene salvezza e felicità.