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Catechizzo

-

Racconti per la riflessione e la catechesi

 
di

Masetti Nardo


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In ristampa breve
Disponibile anche come Prezzo
E-book 9,10 €
Descrizione
Allegati: Anteprima
Tipo Libro Titolo Catechizzo - Racconti per la riflessione e la catechesi Autore Editore LibreriadelSanto.it EAN 9788890831607 Data gennaio 2013
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Nardo Masetti



Catechizzo
Racconti per la riflessione

e la catechesi
ISBN 978-88-908-3160-7
ISBN 978-88-908-3161-4 (epub)

Copyright © 2013 by Antonianum S.r.l.
Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.libreriadelsanto.it
Indice
5 Presentazione



DIO E' AMORE
8 Il cieco di Gerusalemme
11 Il Gesù che non ti aspetti
14 Il piccolo sofferente
17 Il Pastorello
22 La sua stella
30 Un angelo in missione
34 Calcio e acquasanta
37 Conversione
41 Dio ama i poveri
45 Una madre attende


AMA IL TUO DIO
50 La Messa e le tasse
53 La Messa festiva del sabato
55 Il predicatore
58 Padre mi confesso
63 Giorno dei morti
67 Il monello
70 La signora del quarto piano
75 Il pittore
AMA IL TUO PROSSIMO
80 I due pescatori
83 Meglio il miele dell'aceto
87 Il test
90 Correzione fraterna
94 L'offesa
97 Una signora in corriera
102 Il vecchio bottegaio
106 Amore coniugale
110 Una povera famiglia
114 Mamma tivù
117 Arduo problema pastorale
121 Un vecchio prete
125 Il vecchio e il cane
130 Adeodato il complicato
136 Il 'bimbo'


VERSO LA LUCE
144 Il lungo viaggio
147 L'ultima partita
150 Il 'dritto'
153 Lettera dal paradiso
156 Il 'Nonno' a colori
Presentazione


E' sufficiente osservare le persone, che si trovano in
una sala di attesa, per rendersi immediatamente conto di
come sia difficile accettare i propri simili. Per un credente
poi riesce ancora più problematico vedere in loro l'imma-
gine di un Dio, che li ama al punto da averli creati a sua
immagine e somiglianza. Infatti come si fa ad allacciare
rapporto con quel signore con un naso tale, che se fosse
sopra un tavolo da cucina, la massaia lo taglierebbe cre-
dendolo un peperone' Oppure sentirsi affiatati con quel-
la signora tutta imbellettata, che si sforza di dimostrare
quarant'anni, quando ne ha per lo meno sessanta' Eppu-
re Dio ci parla con una chiarezza disarmante: Ama il tuo
Dio, ma anche il tuo prossimo. Se uno dice di amare Dio
e non ama il prossimo, è un bugiardo. Ma anche a livello
puramente umano, se avessimo la possibilità di conosce-
re a fondo i due personaggi sopra accennati, avremmo
dei motivi per trovarli, se non simpatici almeno interes-
santi, anche se con naso a peperone e belletto da clown.


I racconti di questo volume sono una galleria di per-
sonaggi, che incontriamo dovunque ed ogni giorno. Al-
cuni possono avere, in modo anonimo od esplicito, un
forte bisogno di incontrare Dio. Altri soffrono, per non
essere ascoltati, compresi o benvoluti. L'intento di questi
racconti vorrebbe essere quello di far sorridere e di far
acquisire una maggiore facilità ad accettare le persone,
così come sono, e di vedere in loro anche uno solo dei
lati positivi, che in realtà hanno ricevuto in dote. Potreb-
bero essere occasione di riflettere a livello personale ed


5
anche a livello di gruppi catechistici. Buona lettura, buon
divertimento e buona riflessione.



Nardo Masetti




6
DIO E' AMORE

'Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini
che egli ama' (Lc 2,14).




7
Il cieco di Gerusalemme

Di nuovo Gesù parlò loro:
'Io sono la luce del mondo;
chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita' (Gv 8,12).


Quel Gesù che ridava la vista ai ciechi, e soprattutto permetteva
ai peccatori pentiti e perdonati di guardare e di vedere il cielo come
propria patria, lo hanno ucciso. Per fortuna il Padre lo ha risuscitato
e gli ha dato ogni potere in cielo e in terra. E' più vivo che mai, per
quelli che hanno fede in lui.


E' disperato. Ha perduto la vista all'improvviso e a nulla
sono valse le cure dei medici. Ora, che non ha più dena-
ro, tutti lo hanno abbandonato, lasciandogli capire che
la sua cecità è senza rimedio. In passato aveva avuto uno
stuolo di amici, poiché le sue condizioni economiche
erano più che floride; ora si ritrova solo come un animale
immondo. È ormai deciso: prima o poi la farà finita con
una simile vita. Un giorno sente parlare di un certo Gesù,
il quale guarisce tutti, che a Gerico ha persino ridato la
vista ad un cieco nato, che non chiede nessun compenso
per le sue prestazioni; anzi, assieme alla salute del corpo,
ridona la gioia di vivere. Si trascina giorno dopo giorno,
Dio solo sa come, fino a Gerusalemme, poiché gli hanno
detto che lui è là. Ora si aggira per le viuzze della città
santa, mentre il sole è al tramonto. Non ritiene opportu-
no cercare Gesù a quell'ora insolita, anche perché in cit-
tà regna un silenzio profondo, troppo profondo, perché
si azzardi a gridare quel nome nel quale ha riposto ogni
sua speranza. Si accovaccia per terra e attende il mattino.


8
Si sveglia mentre attorno a lui vi è già il brusio che carat-
terizza l'inizio di giornata in una grande città. Raccoglie
le idee, si alza in piedi e, porgendo le mani ai passanti,
come se volesse chiedere l'elemosina, cerca di fermare
qualcuno. Una donna si ferma, ascolta la sua domanda
e gli risponde: 'Gesù non lo potrai più incontrare, il Si-
nedrio lo ha condannato; lo hanno crocifisso una decina
di giorni fa'. Il cieco si sente perduto; poi gli balena un'i-
dea improvvisa e supplica la donna: 'Ti prego, portami al
Tempio o da uno dei componenti il Sinedrio'. Ella lo ac-
compagna e lo presenta a uno dei sacerdoti che incontra
nell'atrio della casa del Signore. Questi conferma al pove-
ro uomo la notizia che già sapeva: Gesù è stato condan-
nato e ucciso. Il cieco implora: 'Guariscimi tu dalla mia
cecità, o fammi guarire da uno dei membri del Sinedrio,
o da Ponzio Pilato'. Il sacerdote, sbalordito, a fatica rie-
sce a fargli comprendere come lui non abbia il potere di
fare miracoli e come non possa pretenderlo dal Sinedrio
e tanto meno dal Procuratore romano. 'Allora', urla l'infe-
lice, 'perché avete ucciso Lui che questo potere lo aveva;
perché non avete pensato a tutti quelli che di Gesù ave-
vano bisogno; perché non avete riflettuto prima di cro-
cifiggerlo''. Si fa un silenzio assoluto da parte della folla,
che nel frattempo si era radunata, e tutti volgono uno
sguardo interrogativo al sacerdote che, triste e vergo-
gnoso, guadagna frettolosamente l'interno del sontuoso
edificio di culto.


Il cieco è seduto sul muricciolo che delimita la spianata
del Tempio, con lo sguardo vuoto puntato alla pianura
che non vede, ma che intuisce sotto di sé. È venuto il mo-
mento di portare a compimento il suo progetto: basta
un salto oltre la balconata e tutto è fatto. Nel frattempo
alcune riflessioni si accalcano nella sua mente: come sa-
rebbe stato tutto diverso, se si fosse deciso a compiere


9
quel viaggio anche solo una quindicina di giorni prima.
Certamente Gesù avrebbe avuto compassione di lui e lo
avrebbe guarito. E se anche non lo avesse fatto, almeno
gli avrebbe detto alcune di quelle sue parole che rida-
vano speranza: era tanto buono! Ma perché lo avevano
ucciso'. All'improvviso sente un tocco sulla spalla; non
ci fa caso. Poi sente una voce flebile ma contemporanea-
mente imperiosa che gli ordina di guardare verso la valle
meravigliosa, il colle degli ulivi, il sole che splende alto
e illumina tutto di colori sgargianti. Un grido gli rima-
ne strozzato in gola: Sì! Vede tutte quelle cose, come un
tempo. Per alcuni secondi rimane sbalordito, batte le pal-
pebre pensando che si tratti di un sogno. Invece è realtà:
vede tutto fuorché 'Colui' che lo ha toccato: è scompar-
so. Entra nel Tempio e si mette a riflettere: allora è vero
quello che molti vanno dicendo, cioè che Gesù è risorto
e sta apparendo qua e là ai suoi discepoli. E' apparso pure
a lui! Una gioia sovrumana invade il suo essere; una sola
nube la offusca: non è riuscito a ringraziare il Signore. Ma
subito si rasserena. Quell' 'Uomo' lo avrebbe rivisto a suo
tempo e, per ringraziarlo dell'immenso dono, avrebbe
avuto a disposizione tutta l'eternità.




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Il Gesù che non ti aspetti
Si dimentica forse una donna
del suo bambino, così da non
commuoversi per il figlio delle
sue viscere' Anche se queste
donne si dimenticassero, io
invece non ti dimenticherò mai
(Is 49,15).


Purtroppo anche i parenti, gli amici possono abbandonare e tradi-
re. Ma Dio continua a bussare al cuore dell'uomo, per offrirgli amici-
zia e gioia senza fine. Anche quando l'inquilino della casa alla quale
bussa, lo rifiuta in continuazione. Sembra quasi che Dio, che è amore,
non possa fare a meno dell'affetto sincero dell'uomo.


Ogni volta che veniva fuori il discorso fra amici, Gio-
vanni ripeteva che lui in un ricovero per vecchi non ci
sarebbe finito. Aveva lavorato tutta una vita con immensi
sacrifici, per allevare i figli e li aveva anche sistemati bene
da un punto di vista economico. Passarono gli anni e un
giorno s'ammalò; niente di grave, una semplice bronchi-
te. Le nuore e i figli gli fecero capire che non avevano il
tempo di curarlo convenientemente, e gli dissero che era
meglio che andasse temporaneamente nel capoluogo,
in una specie di ospedale per un breve periodo di cura.
Giovanni era molto perplesso, poiché dopo il servizio mi-
litare non si era mai allontanato dalla sua casa. Chiamò
don Antonio e si consigliò anche con lui. Il sacerdote,
che doveva aver compreso la situazione, gli raccomandò
semplicemente di pregare molto e di stare vicino a Gesù,
che non abbandona nessuno. Giovanni, che non era pra-
ticante, non tenne in alcun conto il consiglio ricevuto, ma


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si lasciò trasportare in città, convinto che si trattasse di
poco tempo. Lo portarono in un grande fabbricato: 'Villa
Serena'. Non si trattava del Policlinico, ma di un ricovero
per persone anziane. Non si sarebbe mai aspettato dai
suoi figli un comportamento del genere!


Con la scusante che il papà doveva abituarsi e familia-
rizzare con gli altri, i figli non l'andarono a trovare, tran-
quilli in coscienza, perché 'là' aveva più amici che a casa.
Dopo una decina di giorni la bronchite era guarita, ma
Giovanni aveva già compreso fin dal primo giorno che
lì sarebbe rimasto. Faceva fatica ad allacciare anche una
sola amicizia, poiché tutti soffrivano dello stesso male
ed erano anch'essi chiusi e malinconici. Il personale di
servizio, si liberava sempre con il medesimo ritornello:
'Non vedi che abbiamo da fare'. Usavano il tu con tut-
ti, ma purtroppo non era segno di amicizia ma piuttosto
di poca educazione. Allora si dava da fare, per attirarsi
la simpatia della patronessa delle dame di carità, che vi-
sitava spesso l'ospizio: non per avere privilegi, ma sem-
plicemente per un sorriso, una parola affettuosa, per
incontrare qualcuno che avesse il tempo di ascoltare le
sue disgrazie. Anche quel giorno la signora si fermò a
chiacchierare con gli ospiti della stanza numero quindici.
Giovanni aspettava con l'ansia di un bimbo; giunta vicino
a lui, uscì senza proferire una parola. Gli altri gli spiega-
rono che la signora familiarizzava con quelli che andava-
no a Messa la domenica e al Rosario tutti giorni. Non si
sarebbe mai aspettato da una patronessa della carità un
comportamento del genere!


L'onorevole, data l'imminenza delle elezioni politiche,
aveva fatto una calorosa visita all'ospizio. Aveva saluta-
to tutti personalmente e a tutti aveva proclamato che,


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se un giorno avessero avuto bisogno di lui, non avreb-
bero dovuto fare altro che salire le scale, che portano
al suo ufficio. Giovanni era commosso, prima di tutto
perché aveva la medesima fede politica dell'onorevo-
le, e poi perché qualcuno lo aveva ascoltato, gli aveva
sorriso, gli aveva stretto la mano. E un giorno salì quelle
scale, poiché sentiva il bisogno di un altro sorriso. L'ono-
revole gli allungò dieci euro e l'accompagnò alla porta.
Rimase tanto sorpreso che non ebbe nemmeno la for-
za di gettargli in faccia quel biglietto di banca, che ora
gli bruciava fra le mani non meno delle lacrime che gli
scendevano dagli occhi. Non si sarebbe mai aspettato
da uno del suo partito un comportamento del genere!
Nel tornare all'ospizio, passò davanti ad una chiesa; la
porta era spalancata e dentro s'intuiva una frescura invi-
tante. Entrò e, poiché nessuno lo fermò, si trovò proprio
davanti all'altare maggiore e al tabernacolo, illuminato
da una fioca luce. Si mise a sedere su una panca di legno
e si fermò in attesa di calmarsi, poiché, non voleva farsi
vedere in quello stato dai colleghi di Villa Serena. Si mise
a pensare e a parlare piano tra sé e sé. Pensò alla sua casa
lontana e parlava mentalmente ai suoi figli' Ad un tratto
ebbe la sensazione che 'Uno' lo ascoltasse con interesse,
che non fosse per niente annoiato dalle sue parole e che
gli sussurrasse qualcosa. Sulla porticina del tabernacolo
troneggiava incisa la figura del buon Pastore. Non pote-
va che essere Lui. La fissò a lungo e pensò istintivamente:
'Come sarebbe bello se quella pecorella, che il pastore
tiene sulle spalle, fossi io!'. Gli parve allora che il pastore
gli facesse segno di continuare a parlare, poiché lui non
si annoiava. Il cuore gli si gonfiò di gioia e si mise a par-
lare' Non sapeva nemmeno lui quanto tempo si fosse
fermato ma, quando uscì, era certo che quel pastore gli
aveva sorriso. Ogni giorno tornò in chiesa e si fermò sem-
pre più a lungo: non si sentiva più solo. Non si sarebbe
mai aspettato da Gesù un comportamento del genere!


13
Il piccolo sofferente
In quel tempo Gesù disse:
'Ti benedico, o Padre, Signore
del cielo e della terra, perché
hai tenuto nascoste queste
cose ai sapienti e agli
intelligenti e le hai rivelate ai
piccoli (Mt 11,25).


Un bimbo è un fiore appena sbocciato. E' terribile quando la morte
lo falcia improvvisamente. Anche Dio viene chiamato in causa e mes-
so sul banco degli imputati. Un bimbo ha una memoria corta e una
speranza lunga. La morte però tronca improvvisamente la sua spe-
ranza. Ma quella terrena, perché ne innesta una lunghissima, anzi
eterna. Dio ama soprattutto i bimbi e non turba mai la loro gioia, se
non per prepararne loro una più certa e più grande.


Tutto iniziò il giorno in cui Andrea ebbe un braccio
traumatizzato per un'improvvisa emorragia. Il medico,
dopo le analisi, pronunciò la terribile sentenza: una del-
le forme più gravi di emofilia. Aveva appena compiuto
nove anni. Gli fu imposto di non fare alcuno sforzo. È evi-
dente che al ragazzo non dissero nulla della gravita della
sua situazione e, pertanto, non riusciva a capire il perché
non potesse muoversi, correre, come aveva sempre fat-
to. Interruppe anche la frequenza alla scuola; ogni tanto
un'emorragia più o meno significativa si ripeteva. Allora
lo ricoverarono in ospedale. Dalla finestra della clinica
poteva osservare dei bimbi, che giocavano in un cam-
po sportivo. Allora gli venivano le lacrime agli occhi. La
mamma gli diceva di avere un poco di pazienza, di sop-
portare tutto per amore di Gesù, che vuole tanto bene


14
ai fanciulli. Aggiungeva spesso che un giorno anche lui
avrebbe giocato di nuovo. A volte, non riusciva a termi-
nare le frasi, per il nodo alla gola, nonostante tutti i suoi
sforzi.


Ma il giorno del miglioramento non arrivava mai e An-
drea cominciò ad intuire qualcosa, naturalmente come lo
può un ragazzo di nove anni. Una sera, quando la mam-
ma meno se lo aspettava, uscì in questa domanda terri-
bile: 'Se Gesù è buono, perché mi fa soffrire tanto' Se Lui
può tutto, perché non mi fa guarire' Che cosa gli ho fatto
di male''. La mamma stette a lungo in silenzio, ma poiché
il figlio continuava a tenere gli occhi fissi su di lei, balbet-
tò: 'Che Gesù sia buono, lo so; che tu non gli abbia fatto
nulla di male, anche; perché ti faccia soffrire e non ti gua-
risca, non lo so. Però ti assicuro che correrai come gli altri,
anzi, più degli altri'. Ma Andrea sentiva di peggiorare e,
guardando con quegli occhi innocenti che non perdona-
no, disse: 'Mamma, perché mi racconti delle bugie''. La
donna ebbe solamente la forza di mormorare: 'Le mam-
me che amano, ai loro figli non dicono mai delle bugie'.
Questo il ragazzo lo credette. Un giorno ebbe l'impres-
sione di sentirsi meglio, molto meglio e chiese al medico
di poter fare una corsettina, una sola per il corridoio. Gli
rispose dolcemente di no. Poi peggiorò rapidamente. La
mamma non si staccò dal suo letto e lui non staccò più la
sua mano da quella della madre. Ad un tratto ebbe come
un sussulto, fissò gli occhi in quelli di lei e riuscì, con un
filo di voce, a chiedere: 'Mamma, era una bugia''. 'No, te
lo assicuro!'. Il ragazzo sorrise fiducioso e quel sorriso gli
rimase impresso sul volto, nonostante la morte lo avesse
già preso con sé.


Appena arrivato in Paradiso, la cosa che fece maggior-


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mente impressione ad Andrea fu un lunghissimo viale,
costeggiato da alberi meravigliosi, che si perdeva a vista
d'occhio. Chiese, con un certo timore, ad un angelo che
passava: 'Posso fare una corsettina, una sola''. 'Ma certo',
rispose quello, 'e non una sola, ma quante ne vuoi, e non
una corsettina, ma una corsa lunghissima. Quel viale por-
ta ad una lontana stella, quell'altro ad una galassia... Le
puoi visitare tutte e senza fatica: è tutta roba tua, ora'. Il
ragazzo, prima di partire a razzo, fece in tempo ad urlare
all'angelo che lo osservava divertito: 'È proprio vero, le
mamme non dicono mai le bugie!'.




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il 15 febbraio 2013 alle 12:44 ha scritto:

Ho finito di leggere "Catechizzo" deliziandomi fra la bellezza di alcune descrizioni, per la sottile ironia. per la fantasia degli episodi e per le emozioni suscitate. Grazie