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Catechesi
EUCARISTIA
Dal greco eucharistia (da eucharistéin, «mostrarsi riconoscenti», «ringraziare»), «rendimento di grazie» o grande ringraziamento, è il sacramento istituito da Gesù nell'
Ultima Cena quando, nel convito pasquale, offrì ai suoi discepoli il pane e il vino come suo Corpo e suo Sangue quale memoriale della nuova ed eterna alleanza. Durante i secoli questo sacramento è stato indicato con diversi nomi: cena del Signore (I Cor 11,19), frazione del pane (Lc 24,35; At 2,42.46...), offerta, sacrificio, memoriale, messa ed eucaristia. Il
Nuovo Testamento contiene quattro narrazioni dell'istituzione eucaristica: Mt 26,26-28; Mc 14,22-24; Lc 22,19-20; 1 Cor 11,23-25, che testimoniano l'importanza e la centralità dell’eucaristia nella vita della Chiesa. La Chiesa celebra l'eucarestia «come azione di grazie e di lode al Padre, come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo, come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua Parola e del suo Spirito» (CCC, n. 1358). I segni essenziali dell'eucarestia sono il pane di grano e il vino della vite, nei quali, mediante la consacrazione, si opera la transustanziazione delle sostanze del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Nelle specie consacrate Cristo è presente in maniera vera, reale e sostanziale, per cui si devono onorare con un culto di adorazione. Tutti i cristiani sono tenuti a partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale, accostandosi, se possibile, alla comunione. L'eucaristia è suddivisa in liturgia della Parola e liturgia eucaristica, precedute dai riti di introduzione e seguite dai riti di conclusione. La liturgia della Parola comprende le letture della
sacra Scrittura, l’
omelia del celebrante, la professione di fede e la
preghiera dei fedeli. La liturgia eucaristica inizia con l'offerta del pane e del vino, poi prosegue con la cosiddetta Preghiera eucaristica (o Anàfora, anche detta Canone), cui segue la recita del
Padre nostro e la comunione.
MESSA
Il termine proviene dal latino "missa", congedo, vale a dire dalla formula di saluto conclusiva, applicata, a partire dal V sec., a tutta la celebrazione dell'eucaristia ("Ite, missa est", 'Andate, la celebrazione è terminata').
La celebrazione della memoria della Cena fu chiamata già molto presto «sacrificio» (Didachè 14, ls, certamente verso il 100 d.C; Giustino verso il 165; Ireneo di Lione verso il 202), e precisamente "sacrificio di ringraziamento". L'idea che nel contenuto del memoriale di questa celebrazione sia reso presente il «sacrificio della croce» (anamnesi) viene ampiamente tematizzata a partire dal IV sec. dai
Padri della Chiesa latini e greci; in ragione di quest'azione liturgica ecclesiale la celebrazione è considerata anche un «sacrificio della Chiesa» e rispettivamente offerta di sé dei credenti (Sant'Agostino e altri). La teologia medioevale spostò il nucleo centrale dell'attualizzazione del sacrificio della croce sul sacrificio della Chiesa, con Gesù Cristo come sacerdote e vittima sacrificale. Alberto Magno (1280) e
Tommaso d'Aquino (1274) vedono l'atto sacrificale, con Gesù Cristo come soggetto di primo piano, nella «doppia consacrazione» del pane e del vino. Facendo attenzione a formulazioni espiatorie presenti nei racconti della Cena, il sacrificio della messa era considerato in alcune spiegazioni anche come sacrificio espiatorio (interpretazione confermata dal Concilio di Trento).
M. Lutero (1546) e i Riformatori non mossero alcuna obiezione alla comprensione dell'eucaristia come sacrificio di lode e di ringraziamento, si opposero però alla sua interpretazione quale sacrificio espiatorio, perché in questo caso la celebrazione ecclesiale svaluterebbe il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo, valido una volta per sempre, e la giustificazione per sola fede. La tradizione della Riforma continuò a considerare l'eucaristia come dono degli effetti salvifici di questo sacrificio unico di espiazione e come celebrazione della memoria. Il concilio di Trento difese in maniera vincolante la messa come vero ed effettivo sacrificio, e non solo di lode e di ringraziamento, ma come autentico sacrificio di espiazione per i vivi e per i morti; non è, però, un sacrificio nuovo, autonomo, ma attualizzazione (repraesentatio), memoria e applicazione del sacrificio della croce, laddove è Gesù Cristo stesso che sacrifica, e precisamente attraverso il servizio dei sacerdoti. Poiché il concetto di sacrificio del concilio di Trento fu assunto in maniera irriflessa, da parte cattolica nacquero in seguito alcune teorie riguardanti la messa, che partivano anch'esse da un concetto generale di sacrificio: la teoria della distruzione — la più diffusa —, la teoria dell'oblazione secondo la quale Gesù Cristo in ogni messa si sacrificherebbe di nuovo, e la teoria della mattazione secondo la quale la doppia consacrazione sarebbe una «macellazione mistica». Queste teorie sono state totalmente abbandonate. Circa le dichiarazioni del
Vaticano II sul sacrificio della messa: SC 2, 7, 47: EV l/2ss; LG 3, 10s, 28: EV l/286ss.
Anche se il linguaggio del sacrificio della messa viene conservato (soprattutto anche a causa della teologia del sacrificio di Eb 9ss), la teologia odierna si concentra fortemente sull'evento cultuale di commemorazione nel complesso (grande influsso della teologia dei misteri e di J. Betz, 1984): la celebrazione eucaristica rende presente, nella forma del pasto, la morte e la risurrezione di Gesù il quale, essendo Colui che è stato esaltato sulla croce e nella risurrezione dal Padre, è colui che porge il pasto (presenza personale); sotto i segni velanti del pane e del vino egli dona se stesso come colui che si è sacrificato nella morte (presenza reale somatica); con ciò egli rende efficace la forza salvifica della sua morte in coloro che partecipano al pasto e li rende idonei a prendere parte al sacrificio della sua vita (presenza attuale). "Cristo infatti non si fa soltanto presente in modo statico: la sua è una presenza quanto mai dinamica, portatrice di salvezza: presenza di vittima che si consuma per noi: è il Christus passus (nel senso di perfectum praesens)" (Giovanni Paolo II, XLVIII CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE, Alla scuola di Maria donna eucaristica, Guadalajara, Messico, 8 ottobre 2004, § 2.1). Persona e opera, sacramento e sacrificio, in questa prospettiva non sono più staccati. Nella misura in cui il sacrificio di Gesù fu «sacrificio espiatorio», il sacrificio della messa, in quanto attualizzazione di questo sacrificio, è quindi anche «sacrificio espiatorio». Poiché il sacrificio della messa attualizza il passaggio di proprietà di se stesso di Gesù a Dio nella dimensione visibilmente afferrabile («sacramentalmente»), esso è, detto col Tridentino, un sacrificio vero e visibile, ma non un nuovo atto sacrificale. In quanto sacrificio della Chiesa, il sacrificio della messa non può essere l'offerta del sacrificio della croce di Gesù; «sacrificio della Chiesa» può significare soltanto il compimento di fede e di ringraziamento del dono della vita di Gesù, del suo cammino verso la morte come suo cammino fiducioso verso Dio. In questa prospettiva si delineano oggi delle possibilità di intesa ecumenica.