Citazione spirituale

Maria di Campello. In sconfinata compagnia

di

Marzia Ceschia

 


Copertina di 'Maria di Campello. In sconfinata compagnia'
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EAN 9788825045390

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Disponibile anche come Prezzo
E-book 6,30 €
Descrizione
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Tipo Libro Titolo Maria di Campello. In sconfinata compagnia Autore Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825045390 Pagine 102 Data gennaio 2020 Collana Sguardo dello spirito
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MARIA DI
CAMPELLO
In sconfinata compagnia

Testi scelti e presentati da
Marzia Ceschia




Sguardo dello Spirito Campello.indd 3 21/11/19 14:32
ISBN 978-88-250-4539-0
ISBN 978-88-250-4540-6 (PDF)
ISBN 978-88-250-4541-3 (EPUB)

Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO ' EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it




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'''''''''''''''''''''''''''' 'Le nostre fonti

I testi riprodotti nel presente volume, dove
non sia diversamente indicato, sono tratti dalle
seguenti pubblicazioni:

Gandhi - Sorella Maria, Un'amicizia gran-
de come il mondo, a cura di F. Dante, ELS La
Scuola, Editrice Morcelliana, Brescia 2017
Sorella Maria - Albert Schweitzer, Senza
varcare la soglia. Lettere, Fraternità di Romena
Casa editrice, Romena 2007
Sorella Maria di Campello - Giovanni M.
Vannucci, Il canto dell'allodola ' Lettere scelte
(1947-1961), a cura di P. Marangon, Edizioni
Qiqajon, Bose 2006
Sorella Maria di Campello - Primo Mazzo-
lari, L'ineffabile fraternità. Carteggio (1925-
1959), a cura di M. Maraviglia, Edizioni Qi-
qajon, Bose 2007
Sorella Maria parla. Raccolta di pensieri (1924-
1961), schede a cura delle Sorelle dell'Eremo
di Campello, Pro manuscripto, s.l., s.d.
Sorella Maria. Raccolta di pensieri, a cura di G.
Vannucci, Pro manuscripto, Campello 20032
Una vita francescana. Pro manuscripto, s. l. 1987




''5''




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INTRODUZIONE




''''''''' 'Primi passi di una pellegrina
Valeria Pignetti nasce a Torino il 24 gennaio
1875: la madre, Maria Valerio, proveniva da una
famiglia di simpatie mazziniane, era sorella di due
membri del parlamento sabaudo, mentre il padre,
Bartolomeo Pignetti, originario di una famiglia
contadina di Mondovì, era insegnante e diven-
ne apprezzato direttore delle scuole municipali
di Roma. Dei suoi due fratelli, Renzo, che aveva
studiato nel collegio dei Gesuiti e Ugo, quest'ul-
timo è impegnato nella carriera militare e farà
parte, poi, dei cosiddetti «fratelli non conviven-
ti» dell'Eremo assumendo il nome di Benedetto.
A quaranta giorni dalla sua nascita, la famiglia si
trasferisce a Roma, dove Valeria abiterà ' alter-
nando lunghi periodi di permanenza a Torino,
presso i nonni materni ' fino ai quattordici anni.
Dei genitori ella conserverà sempre una memoria
intensa e riconoscente, lasciando intuire un clima
familiare sereno, amante della cultura e aperto.
Nella sua prima formazione spirituale partico-
lare influenza ha la figura dalla nonna materna (la
«nonna santa», come lei la ricorderà sempre), la
''7''




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quale le legge il Vangelo in francese e la educa ai
valori cristiani.
Nel 1885 il padre muore, quando Valeria ha
solo dieci anni: da lui, più «cercatore» che cre-
dente, ella sente di aver ereditato non solo un'ac-
centuata sensibilità nei confronti dei «grandi»
dell'arte e della letteratura, del bello in tutte le
sue manifestazioni, ma pure uno spirito contem-
plativo, attratto dal mistero divino.
Fin dall'infanzia è inoltre affascinata dalla bel-
lezza del creato, in particolare della montagna
valdostana, che frequenta in escursioni preferi-
bilmente solitarie, gustando una preghiera libe-
ra, all'aperto, e stringendo amicizia con gli umili
contadini e i pastori degli alpeggi, nei confronti
dei quali nutre compassione e simpatia così come
verso i poveri1.
A vent'anni è maestra elementare, diploma-
ta in ginnastica e francese. Nel 1900 decide di
consacrarsi in un Istituto religioso ed è accolta,
il 25 maggio 1901, presso la fiorente congrega-
zione delle Francescane Missionarie di Maria2,
nella casa generalizia a Roma in via Giusti. Il 17
1'
Cf. R. Morozzo della Rocca, Maria dell'Eremo di Cam-
pello. Un'avventura spirituale nell'Italia del Novecento, Guerini e
Associati, Milano 1988, 27-28.
2'
L'Istituto è fondato nel 1877 da Hélène de Chappottin
de Neuville (1839-1904), in religione Maria della Passione, la
quale, quando già era membro della Società di Maria Ripara-
trice e Superiora provinciale in India, decide insieme a diciotto
consorelle di dare vita a una Congregazione dedita all'azione
missionaria. La connotazione francescana è assunta nel 1882,
quando l'Istituto è aggregato all'Ordine dei Frati Minori.

''8''




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novembre fa il suo ingresso in Noviziato a Grotta-
ferrata assumendo il nome di Maria Pastorella3. A
quel tempo è ancora vivente la Fondatrice, Maria
della Passione, con cui trascorre momenti di vici-
nanza che le lasciano un'impressione indelebile.
Richiesta, al suo ingresso in Istituto, di esprimere
quali siano le attitudini che ella ritiene di avere,
risponde significativamente: «Il servizio dei pove-
ri, la consolazione degli afflitti. Una occupazio-
ne attiva, che non mi permetta di stare troppo
tempo tranquilla, ma che mi permetta di andare,
venire e insieme correre...»4.


''''''''''''''' 'La via dell'istituzione...
L'esperienza di Maria Pastorella tra le France-
scane Missionarie di Maria (FMM), consideran-
do la globalità del suo itinerario fino all'appro-
do all'Eremo di Campello, si rivela un tirocinio
spirituale fondamentale, una preparazione ad
accogliere una vocazione tanto originale quanto
dirompente, ma certamente non improvvisata,
bensì maturata in una fedeltà quotidiana, nel-
la meditazione, nella preghiera, nell'ascolto, nel

3'
Sarà ammessa alla prima professione il 13 febbraio 1904
e alla professione solenne, dopo un rinvio a causa di incerte
condizioni di salute, il 25 marzo 1908.
4'
Cf. M. Ceschia, Sorella Maria di Campello, la Minore:
eremita, cattolica, francescana. La via al «Sacrum facere», EMP,
Padova 2017, 90-91.

''9''




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servizio, nelle relazioni. Come francescana mis-
sionaria di Maria acquisisce familiarità con la
spiritualità del Poverello di Assisi, assume una
intensa pietà mariana e una profonda devozione
all'eucaristia, respira un clima di grande apertura
missionaria5. Non le è concesso di partire per le
missioni estere, a causa della sua salute cagione-
vole (ha soprattutto problemi alla vista, motivo
per cui, in seguito, la maggior parte della sua
corrispondenza sarà dettata), ma è impegnata in
vari servizi, specialmente di assistenza alle giovani
disagiate e, particolarmente, agli orfani dei terre-
moti di Messina (1908) e della Marsica (1915).
Si muove, dunque, tra le comunità di Roma, As-
sisi e Grottaferrata. A segnare una svolta nel suo
percorso è l'esperienza, dal 1916, come superio-
ra della clinica militare angloamericana sulla via
Nomentana a Roma, dove le Francescane Missio-
narie di Maria sono impegnate nell'assistenza ai
soldati rientrati feriti dal fronte. Qui ' sperimen-
tando da vicino il dramma del primo conflitto
mondiale ' ha l'opportunità di entrare in contat-
to con appartenenti a diverse confessioni cristiane
(specialmente i soldati di religione serbo ortodos-
sa), ma anche di fare conoscenza con personalità
come il pastore valdese Giovanni Luzzi (che le

Alla morte della Fondatrice (il 15 novembre 1904) l'Istituto
5'

delle Francescane Missionarie di Maria già poteva annoverare
86 case sparse in 4 continenti, 3 noviziati internazionali e circa
3000 religiose. Nel 2013 l'Istituto contava 6314 membri diffusi
in 75 Paesi: cf. http://www.fmm.org/pls/fmm/v3_s2ew_consul-
tazione.mostra_pagina'id_pagina=99 (accesso 29 aprile 2015).

''10''




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regala una copia della sua traduzione del Nuo-
vo Testamento) e, soprattutto, con don Ernesto
Buonaiuti, discusso e tormentato presbitero ro-
mano, professore e prolifico studioso di storia del
cristianesimo, ritenuto uno dei maggiori espo-
nenti del modernismo in Italia e per questo a più
riprese in conflitto con le gerarchie ecclesiastiche
coeve, sino alla definitiva scomunica (vitandus)
nel 19266. Egli frequenta l'ospedale angloameri-
cano per visitare uno dei suoi allievi, il giovane
Agostino Biamonti, rientrato dal fronte con una
grave malattia polmonare. È quest'ultimo a fare
da tramite di un'amicizia che ' proprio per la dif-
ficile posizione del Buonaiuti ' conoscerà tempi
di grande sofferenza e addenserà ombre non solo
su Sorella Maria, ma su tutta la realtà dell'Eremo.
Agostino è il primo «figlio spirituale» di Sorella
Maria, quello che lei chiamerà Leone, secondo
un'abitudine tutta sua di assegnare agli amici più
vicini, più «consoni», nomi francescani o degli
antichi padri della Chiesa. Lo stesso Buonaiuti
diventa terziario francescano l'8 dicembre 1918 e

6'
Sospeso a divinis nel 1921 a seguito di un articolo, Le
esperienze fondamentali di Paolo, in cui pareva negare la presenza
reale del Cristo nell'eucaristia è infine scomunicato e riabilitato
per intervento del cardinale Gasparri. Nella primavera del '24
è, però, di nuovo scomunicato a motivo di due pubblicazioni,
Apologia del cattolicesimo e Verso la luce. Saggio di apologetica
religiosa. Nonostante, in un lungo memoriale rivolto a Pio XI,
egli si dichiari disponibile alla sottomissione, ma non alla ri-
nuncia all'insegnamento che egli avverte atto contrario alla sua
coscienza, la situazione precipita, fino alla definitiva scomunica
(nominatim excommunicatus et expresse vitandus) nel 1926.

''11''




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riceve da Maria Pastorella il nome di Ginepro. È
lui il primo con cui ella condivide, il 10 novem-
bre del medesimo anno, una nuova intuizione di
vita, percepita distintamente in un giorno ' il 2
luglio 1917 ' che ella fissa nella memoria come
«la violetta»7. In quel colloquio ' cui Sorella Ma-
ria fa riferimento come a «l'alba»8 ' ella confida
all'amico un progetto da tempo coltivato di dare
vita a un rifugio di pace e gioia cristiana aperto a
ogni inquieto nello spirito.
Il 28 dicembre Maria Pastorella è ricevuta in
udienza da papa Benedetto XV che accoglie il
suo proposito e il 17 aprile ottiene il decreto di
uscita dall'Istituto, con il permesso di conservare
l'anello della consacrazione e i voti religiosi. Nel
frattempo, il 26 febbraio 1919, scrive una soffer-
ta lettera all'allora Delegata generale FMM, espo-
nendole la decisione di lasciare l'Istituto ' sep-
pur con dolore, tanto ella amava le sue sorelle ' e
tentando di spiegarne le motivazioni: «Non è per
una vita più facile che io lascio l'Istituto. Vivrò
al contrario di Povertà e di completo abbandono
alla Provvidenza»9.


7'
Sorella Jacopa, fedele e intima compagna di Sorella Maria,
così si riferisce a quell'intima esperienza interiore, cf. R. Mo-
rozzo della Rocca, Maria dell'Eremo di Campello. Un'amicizia
francescana, Morcelliana, Brescia 2013, 34, cf. infra p. 31.
8'
Poiché, precisa ancora Sorella Jacopa, «segnò veramente
la prima ora della sua vita» (Morozzo della Rocca, Maria
dell'Eremo, 35).
9'
Cf. Ceschia, Sorella Maria di Campello, 106-107.

''12''




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La partenza definitiva di Maria Pastorella dal-
le FMM è datata 24 aprile 1917: la raggiunge
Suor Natività ' che all'Eremo assumerà il nome
di Immacolatella ', una giovane semplice, or-
fana del terremoto di Messina, che ancora non
aveva emesso la professione solenne. Nei riguar-
di dell'Istituto delle FMM Sorella Maria serberà
fino alla fine della sua vita gratitudine e devo-
zione, mantenendo rapporti epistolari e comme-
morando, ogni anno, la morte della Fondatrice
e delle sorelle a lei più care. Varcando la soglia
verso un futuro che ha nitido in cuore, ella si
mette in cammino ' un lungo ed esigente pel-
legrinaggio ' alla ricerca di un luogo dove dare
concretezza al suo progetto, vivendo ospitalità
provvisorie e, infine, approdando all'Umbria di
Francesco d'Assisi:
Da allora, ricercando appassionatamente nell'Um-
bria tracce del Poverello, scopersi l'eremo che ora
abitiamo, e mi raccolsi in questa solitudine. A po-
co a poco alcune compagne si unirono a me. A
nessun costo avrei voluto formare un qualsiasi Isti-
tuto o appartenere ad una Congregazione10.




10'
F. Aronica, Sorella Maria e il suo Eremo tra opposizione
e ostilità. Storia del rapporto tra l'Eremo e l'autorità ecclesiastica
dagli anni '20 agli anni '50, Editrice Coop. S. Tom., Messina
1993, 102.

''13''
____________________________________________

Dagli scritti di
Sorella Maria di Campello
____________________________________________




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''''''''''''''''''''''' 'Album di famiglia
Scrutando tra le memorie di Sorella Maria, emer­
ge il suo retroterra familiare: l'affetto profondo
e grato nei confronti dei genitori e il particolare
attaccamento alla figura del padre dal quale rico­
nosce di aver ereditato quella «religione interiore»
che poi sarà costante riferimento nel suo itinerario
umano e spirituale, insieme a un anelito alla veri­
tà e all'Assoluto che è richiamo di libertà, alla vita
nuova in Cristo, per chi lo voglia ascoltare.

Se qualche volta poteste ricordare all'Altare il
mio venerato Padre di cui non sono degna, e la
mia piccola Mamma innocente, oh siate bene-
detto19!

Ieri commemorando l'anniversario di mor-
te di mio Padre, ero tutta immersa io pure nel
pensiero che il maggior viatico della vita mi è
venuto da lui. Sono stata la sua piccola grande
amica, assorta in lui, nella venerazione appassio-
nata per il suo carattere e per la sua sofferenza. Il
ricordo della sua religiosità mi sarà sempre una
luce. Nessun atto o pratica esteriore: sembrava
non conoscere questi mezzi che pur hanno la
loro utilità sacra e possono consolidare la no-
stra fede se è profonda e sincera. Ma la religione
interiore, ineffabile, che aiuta a vivere con retti-


19'
Sorella Maria di Campello - Primo Mazzolari, 242.

''25''




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tudine e purezza e a soffrire con animo solitario
e pacifico.
Ed è lui che mi ha insegnato a pregare! Lui
che ha risvegliato in me il primo senso dell'a-
more al Cristo! Abbiate pazienza, ascoltatemi
un momento, per la memoria dei nostri diletti
Trapassati. Avevo sette anni. Mio fratello ed io
dovevamo dire insieme le orazioni prima di cori-
carci. Io strapazzavo la Salve Regina che forse mi
sembrava lunga dopo il Pater e l'Ave. Mio Padre,
rendendosene conto, mi chiamò nel suo studio e
m'insegnò gravemente a dire con lentezza la Sal-
ve Regina, ripetendola con me parola per parola,
come se non avesse altro da fare in quel momen-
to. Era un tale studioso, un tale duro lavoratore
mio Padre: si alzava alle 3 e mezzo del mattino.
Lo vedevo sempre occupato. Perciò ebbi un'im-
pressione profonda da quella sua attenzione a me,
al mio cattivo modo di dire le orazioni. Che ri-
conoscenza per sempre! Il mio profondo rispetto
della preghiera è cominciato da allora. Un'altra
volta, quando già era ammalato e camminava con
sforzo, mi condusse al Colosseo. Avevo otto anni.
Mi disse che anche delle bambine come me ave-
vano saputo soffrire per rendere testimonianza a
Cristo. E in quel momento si accese in me una
passione che spero custodire fino all'estremo, no-
nostante quella che sono, indegna di mio Padre,
di chi soffre, di chi rende testimonianza20.


20'
Ivi, 168-169.

''26''




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[...] mi trovavo in un giorno lontano, quan-
do avevo 8 anni, in casa del ministro Domenico
Berti, vecchio amico del mio venerato Padre (sui
40 anni, e già minato dal male). La moglie del
ministro era inglese e protestante. Donna mode-
sta e gentile. Mentre il ministro e altre persone
fra cui mio Padre e mia Madre parlavano fra di
loro, io m'aggiravo attorno al tavolino dove Sofia
Berti lavorava, e mi vigilava come si vigila la più
piccola Ospite. Sul tavolino, accanto alla Bibbia
di Donna Sofia, c'era un'immagine fiorita, con
questa parola: «Dio è spirito, e quelli che lo ado-
rano lo devono adorare in spirito e verità». Forse
una parola ardua per una povera bambina. Ma a
me entrò nel cuore e vi rimase per sempre, e la
sentivo dentro di me come un segreto che io sola
possedevo21.

Quando ero adolescente, e già sentivo il ri-
chiamo appassionato alla solitudine, leggendo il
versetto: «Chi mi darà ali di colomba perché io
voli e trovi riposo'» mi sembrava riconoscervi una
conferma al mio stato d'animo. Avevo 13 anni ed
ero una povera bambina perplessa e ritrosa22.

So che cosa è l'angoscia dall'età di sei anni. Il
mio venerato padre, che è stato il mio più grande
amico e che mi ha lasciata quando avevo appena
dieci anni, si preoccupava della mia sensibilità. La

21'
Ivi, 304.
22'
Sorella Maria di Campello - Giovanni M. Vannucci, 138.

''27''




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vita mi ha temprato con le sue dure lezioni. Ma
soltanto a ventun anni, quando ho incontrato il
Cristo, e ho sentito la sua chiamata a seguirlo, ho
trovato una vita nuova in lui23.


'''''''''''''''Francescana Missionaria
di Maria: tra ricordo e gratitudine
L'archivio generale delle Suore Francescane Missio­
narie di Maria a Roma custodisce preziose testimo­
nianze epistolari di un legame mai venuto meno
tra l'eremita di Campello e l'Istituto che ha segnato
i primi passi della sua formazione alla vita religio­
sa. Delle antiche compagne ella serba un ricordo
luminoso e con esse mantiene nel tempo, finché le
è possibile, una comunione piena di devozione, fe­
dele anche agli appuntamenti della memoria, degli
anniversari, partecipe di cammini che hanno con­
tribuito a suscitare, per ispirazione di Dio, passi
nuovi.

Bisogna aver pazienza con i vecchi, è vero' Del
resto Lei sa che sono rimasta affezionatissima e
devota all'Istituto, se pure umilmente grata della
«vita nuova», che mi costa tanto tanto, mentre mi
trasmette indicibile alimento24.

Sorella Maria - Albert Schweitzer, 87.
23'

Le lettere dall'archivio delle Suore Francescane Missionarie
24'

di Maria sono citate in Ceschia, Sorella Maria di Campello. I
documenti sono integralmente riportati in appendice al volume.

''28''




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Se sapesse, Madre, quanto siamo fedeli nelle
nostre commemorazioni, e quale memoria io cu-
stodisco dell'Istituto e di chi porta l'incommen-
surabile sacro fardello! La pietà è pari alla venera-
zione. Sa Madre, il Suo Bambino Gesù, giunto a
noi il 28 Dicembre del '38, addolcisce pur sem-
pre il nostro Natale. Quale gratitudine25!

È di seguito riportata la testimonianza di sorella
Jacopa, non vedente, fedele compagna di Sorella
Maria, l'Unanime, colei che guiderà l'Eremo una
volta «andata avanti» la Minore. A madre M. Mar­
guerite du Sacré Coeur ella motiva con delicatezza
il mancato avviso all'eremita della morte di Suor
Dominique, a cui ella, negli anni di permanenza
nell'Istituto, era stata particolarmente legata.

La venerata Madre nostra ci parla con tale
edificazione e devoto ricordo del Loro Istituto e
con tale riverente affezione di Lei che io mi sono
sentita incoraggiata alla libertà di scriverle. Sono
la compagna che la Madre, ammalata ormai da
quattro anni, ha eletto a coadiuvarla nel governo
della piccola sconfinata comunità.
I primi di Marzo, quando la nostra Madre che
di solito domina il male con la forza invitta della
sua volontà e del suo spirito, era in un periodo di
febbri e di grave abbattimento, vedemmo annun-

Il passaggio qui riferito è citato ivi a p. 99 (Lettera a Madre
Maria di S. Elena, 11 febbraio 1951).
25'
Ivi, 100 (Lettera a M. Marguerite du Sacré Coeur, 8 aprile
1954).

''29''




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ciata nel Bollettino «Le rose serafiche» la morte di
Mère Dominique, una di quelle che sapevamo più
cordialmente ricordate per antico legame d'affet-
to. Non ritenemmo opportuno darle una notizia
penosa in quel momento; poi ogni giorno ha por-
tato compito oltre le forze e vicende dolorose varie
che hanno richiesto al cuore della Madre forza di
partecipazione e di più intensa preghiera.
Fui molto confusa giorni fa quando fui invita-
ta a leggere la lettera dettata dalla Madre per la ca-
rissima venerata Compagna. La informai subito
naturalmente e le chiesi che in segno di perdono
per la ritardata notizia mi permettesse di inviare a
Lei quella lettera accompagnata da un mio chia-
rimento.
Mi voglia perdonare la mia libertà in conside-
razione della gioia che io provo nel poter man-
dare un riverente saluto a Lei e in Lei a cotesto
Istituto che ha contribuito in vario modo a pre-
parare il bene che da questa Loro antica Conso-
rella si sparge su tanti vicini e lontani, diversi di
condizione, di cultura, di fede, accomunati tutti
nel peso di una loro croce che sentono alleviata
dalla pietà di un cuore come non ce ne è forse
un altro nel fare suo il patire altrui e nell'offrire
per impetrare grazia di luce, di pace, di conforto.
Della sua sofferenza non si lamenta mai, anzi le è
cara perché le serve di offerta in appoggio alla sua
ininterrotta preghiera26.

26'
Ivi, 102 (Lettera dattiloscritta di Sorella Jacopa a M. Mar-
guerite du Sacré Coeur, 10 agosto 1956).

''30''




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'''''''''''''''''''''''''''''' 'L'ispirazione
Il 2 luglio 1917, Maria Pastorella, allora superio­
ra della comunità religiosa al servizio dell'ospeda­
le militare angloamericano sulla via Nomentana,
avverte nitida la sollecitazione a intraprendere un
inedito sentiero. A questa «voce» interiore ella dà il
nome di «violetta»: ce ne spiega il significato, rac­
colto dalla narrazione della stessa Maria, Sorella
Jacopa.

Fu un ineffabile. Uno di quei tocchi misteriosi
che l'anima avverte nella sua profondità, dei quali
può riferire le circostanze esterne ' tempo, luogo,
accessori ' ma nulla del tocco in sé, che è stato
reale, nettamente avvertito, con la precisione di
un fatto che si produce in un attimo, dal quale
comincia per sempre la distinzione fra il prima
e il dopo. Che sia, donde venga, a che muova,
rimane oltre la soglia della coscienza [...]. Que-
sto «indistinto», questa gestazione sacra [Maria]
chiamò «la violetta». Una tenue vita nascosta.
La madre nulla sa del prodigioso lavorio nel suo
grembo; la stessa creatura che è sua, in quanto le
cresce dentro e la nutrisce di sé, le è tutta un mi-
stero. Ma sa che prepara una nascita. La Minore
sentiva che una volontà di Dio si maturava in lei
e che per seguirla avrebbe dovuto lasciare il con-
vento e soffrire molto27.

Morozzo della Rocca, Maria dell'Eremo di Campello.
27'

Un'avventura spirituale, 34. Riguardo alla sofferenza nella quale
la «violetta» matura, Sorella Jacopa ebbe a registrare che Maria

''31''




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È all'amico don Ernesto Buonaiuti che, il 10 no­
vembre 1918, Maria Pastorella confida il progetto
accolto e meditato in cuore, in un colloquio che ella
sempre ricorderà come «l'alba», ossia inizio di un
tempo nuovo. Del contenuto di quel dialogo è lo
stesso Buonaiuti a informarci nella sua autobio­
grafia.

Un giorno, nel parlatorio stesso di questo con-
vento, Maria Pastorella volle offrirmi una delle
più squisite prove di fiducia che abbiano inco-
raggiato il mio tremante pellegrinaggio nella vita,
chiedendomi che cosa Dio mi suggerisse di pen-
sare di un suo lungamente coltivato proposito di
uscire dall'Ordine, in cui ella aveva mosso i primi
passi, per iniziare arditamente, ma fiduciosamen-
te, un'opera di assistenza benefica a quanti po-
tessero ricorrere a lei in un asilo di pace e in un
rifugio di serena gioia cristiana. Mi parve d'un
subito che il programma vagheggiato rispondesse
in pieno ad una di quelle esigenze che affioravano
irresistibilmente di ogni intorno28.

È significativo questo breve stralcio di una lunga
lettera che Sorella Maria scrive, quando ormai è
consolidata l'esperienza di Campello, al pontefice
Pio XII, per tentare di spiegare la realtà dell'Ere­


diceva che «la violetta è nata nello sterco» e da un «tempo
di mortificazione e di gioia»: cf. Sorella Maria. Raccolta di
pensieri, 8.
28'
E. Buonaiuti, Pellegrino di Roma. La generazione dell'esodo,
Editori Laterza, Bari 1964, 164.

''32''




Sguardo dello Spirito Campello.indd 32 21/11/19 14:32
mo, un atto di verità che ella auspica pacifichi i
rapporti con la Chiesa e fughi i sospetti. Il «biso­
gno di più largo respiro» è sintomatico della ri­
cerca che accompagna tutto l'itinerario spirituale
della Minore.

Ma io ho bisogno di più largo respiro.
Per questo lasciai, dopo 18 anni, l'Istituto del-
le Francescane Missionarie di Maria, se pur con
lacerazione, tanto amavo le mie compagne. Be-
nedetto XV, cui pace e gratitudine senza fine, mi
concesse il dono inestimabile di poter conservare
l'anello della mia consacrazione. E mi benedisse.
Fu testimone il Cardinale Cremonesi. Ciò accad-
de nel 191929.


''''''''''''''''''''''''''''' 'La nuova via
Né monache né suore: in un sintetico autoritratto
le sorelle Allodole lasciano trasparire l'essenzia­
le dell'esperienza iniziata da Sorella Maria. Non
una congregazione, ma una semplice comunità di
donne laiche, cristiane, francescane, ospitali, oggi
come ieri capaci di trarre «cose nuove» da un an­
tico tesoro.

La nostra è una vita fraterna di spirito monasti-
co antico, su radici benedettine e francescane. È

29'
Aronica, Sorella Maria e il suo Eremo tra opposizione e
ostilità, 101-102.

''33''




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clausura senza chiusura. È disciplina senza appa-
rato di autorità e senza l'aiuto dei mezzi tradizio-
nali, come i voti, la regola, i termini reverenziali.
Non siamo né monache né suore. Non abbia-
mo una regola speciale, ma seguiamo con sempli-
cità ed amore il pensiero di S. Francesco: «pro-
curiamo di viverlo con animo virile, ' scriveva
sorella Maria ' per quanto possa essere concesso
a donne». Se pur non siamo monache nel senso
specifico della parola, lo siamo nel senso essen-
ziale.
Osserviamo, per quanto è possibile, i quattro
punti cardinali del monachesimo: preghiera, stu-
dio, lavoro, comunione fraterna.
Viviamo insieme per aiutarci con il lavoro, con
l'affetto, con la preghiera comune, per rendere il
servizio fraterno a chiunque venga da noi30.

Le diverse testimonianze epistolari riportate di
seguito tratteggiano, dalla voce di Sorella Maria
rivolta a diversi interlocutori, la fisionomia dell'E­
remo. Per quanto i contenuti sembrino simili, tra
le righe è possibile cogliere diverse e significative in­
formazioni e sfaccettature. Anzitutto la percezione
che l'eremita ha di sé, presentandosi come in prima
istanza appartenente a Cristo e in questa consa­
pevolezza autenticamente libera, effettivamen­
te capace di incontrare ogni altro. Nel contempo
traspare qualche caratteristica della prima comu­
nità delle Allodole e della vita semplice condivisa
in fraternità, l'idea di Chiesa della Minore come

30'
Una vita francescana, 5

''34''




Sguardo dello Spirito Campello.indd 34 21/11/19 14:32
spazio di ricerca e confronto per tutti i cercatori di
verità, la vocazione all'ospitalità dell'Eremo quale
punto di approdo e passaggio per «pellegrini» da
accogliere e dai quali imparare, a qualunque fede
essi appartengano, nel segno di una comunione che
non conosce confini.

A Gandhi
... ecco una piccola sorella innanzi a te. Io ap-
partengo a Cristo e sono italiana.
Vivo con altre sorelle amate in un vecchio Ere-
mo su un monte: un antico luogo di preghiera
ove un tempo abitavano degli uomini cercatori di
Dio e della pace.
Noi siamo povere e lavoriamo con le nostre
mani, coltivando la terra, filando, tessendo e rica-
mando. Accogliamo con gioia e rispetto chi viene
a noi per trovare una sosta di pace nella semplicità
e nella solitudine ove parla il Silenzio.
È nostra amica e nostra sorella dolce in Cristo,
miss Turton, dalla quale spesso so di te e dei fra-
telli indiani.
Per te, per voi, io prego e amo. Da te, da voi,
dalla vostra Terra mi viene un accrescimento di
vita.
Io sono creatura selvatica e libera in Cristo, e
voglio con Lui, con te, con voi, con ogni fratello
cercatore di Dio, camminare per i sentieri della
verità e portare la mia testimonianza alla verità
fino all'estremo31.
31'
Gandhi - Sorella Maria, 54.

''35''




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INDICE



Le nostre fonti . . . . . . . . . . . . . . . 5
Introduzione
Primi passi di una pellegrina . . . . . . . 7
La via dell'istituzione... . . . . . . . . . . 9
La via dell'intuizione:
l'approdo all'Eremo «sconfinato»... . . . . 14
Con un senso del «sacro»...
«sacrum facere» . . . . . . . . . . . . . 18

Dagli scritti di Sorella Maria di Campello
Album di famiglia . . . . . . . . . . . . . 25
Francescana Missionaria di Maria:
tra ricordo e gratitudine . . . . . . . . . 28
L'ispirazione . . . . . . . . . . . . . . . . 31
La nuova via . . . . . . . . . . . . . . . 33
Consuetudini disciplinate . . . . . . . . . 41
I volti della comunione-koinonia . . . . . 54
Il debito della preghiera . . . . . . . . . . 76
Ospitalità ecumenica . . . . . . . . . . . 84
Cristo e la Chiesa . . . . . . . . . . . . . 91
Sacrum facere . . . . . . . . . . . . . . . 94
Andata avanti... . . . . . . . . . . . . . . 97
''101''
«Sguardo dello spirito»
Michelangelo Nasca, Pino Puglisi. Il sorriso della fede, pp. 104
Claudia Koll, Faustina Kowalska. La Divina Misericordia,
pp. 104
Vincenzo Noja, Anna Katharina Emmerick. Visioni e con-
templazioni mistiche, pp. 120
Alice Franceschini, Teresa di Calcutta. L'amore che disseta,
pp. 110
Piero Lazzarin, Padre Pio. Le stimmate dell'amo­ e, pp. 112
r
Giuseppe Rizzi, Josef Mayr-Nusser. Testimone eroico della
fede, pp. 112
Marco Boato, Loris Capovilla. Umiltà e dialogo, pp. 120
Dieter Kampen, Martin Lutero. Alla ricerca della verità, pp. 96
Piero Lazzarin, Lorenzo Milani. Disobbediente per i poveri,
pp. 144
Luigi Dal Lago, Søren Kierkegaard, Il paradosso della fede,
pp. 92
Francesco Geremia - Espedito D'Agostini, David Maria Tu-
roldo. Ribelle per amore, pp. 112
Alice Franceschini, Tonino Bello. La divinità dell'uomo, pp. 160
Giuseppe Casarin, Carlo Maria Martini. La Parola offerta a
tutti, pp. 108
Bruno Bignami, Primo Mazzolari. Misericordia a bracciate,
pp. 120
Antonio Ramina, Christina de Chergé. Un popolo una terra,
pp. 104
Davide Fiocco, Albino Luciani. Semplicità e umiltà, pp. 96
Antonino D'Anna, Antonio Riboldi. Con Cristo tra gli ultimi,
pp. 124
Fabio Pistillo, Giovanni della Croce. Dio nel più profondo
centro, pp. 122
Marzia Ceschia, Maria di Campello. In sconfinata compagnia,
pp. 102

Finito di stampare nel mese di gennaio 2020
Mediagraf S.p.A. ' Noventa Padovana, Padova

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