Citazione spirituale

Maria, simbolo della creazione

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CredOg XL (1/2020) n. 235

 
 


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EAN 9788825051230

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Tipo Libro Titolo Maria, simbolo della creazione - CredOg XL (1/2020) n. 235 Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825051230 Pagine 160 Data febbraio 2020 Collana Credereoggi
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Anno XL, n. 1
GENNAIO - FEBBRAIO
235




Maria, simbolo della creazione
Editoriale: Maria, la creazione secondo il sogno di Dio 3-8

ALFONSO LANGELLA
La figura di Maria oggi 9-21
SIMONA SEGOLONI RUTA
Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione 22-40
DENIS S. KULANDAISAMY
La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di Maria 41-52
CETTINA MILITELLO
Corpo creato e corpo sessuato: l'Immacolata e l'Assunta 53-67
SALVATORE M. PERRELLA
Maria, una vita di relazioni 68-80
LUCA M. DI GIROLAMO
Maria e la creazione nel Medioevo occidentale: i «titoli» mariani 81-94
GIAN MATTEO ROGGIO
Ecologia, creazione e Assunzione della Vergine:
Giovanni Paolo II e Francesco 95-106
ANDREA DALL'ASTA
La Dormitio Virginis, tra iconografia bizantina e Caravaggio 107-121
GIANCARLO BRUNI
Maria tra creazione e redenzione. Affondi ecumenici 123-140

Documentazione:  a figura della Vergine e la questione ecologica
L
(Gian Matteo Roggio) 141-150
Invito alla lettura (Silvano M. Danieli) 151-160
In libreria 161-168
Con licenza del superiore religioso.
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ISSN 1123-3281
ISBN 978-88-250-5123-0
Copyright © 2020 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI S. ANTONIO-EDITRICE
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Direttore generale: Giancarlo Zamengo
Direttore editoriale: Fabio Scarsato
Autorizzazione del tribunale di Padova n. 660 del 30 giugno 1980
Finito di stampare nel mese di febbraio 2020
Mediagraf - Noventa Padovana, Padova


Questo periodico è associato all'Uspi
(Unione Stampa Periodica Italiana)
CredereOggi 40 (1/2020) n. 235, 3-8



EDITORIALE




Maria,
la creazione secondo il sogno di Dio


«Tu sei la terra obbediente, Maria,
la creazione che ama e adora»1

La Madre del Signore è l'immagine e il simbolo della creazione se-
condo il sogno di Dio, l'inizio di una nuova creazione, redenta per pura
grazia. Un'affermazione ardita, per alcuni forse eccessiva, soprattutto
se si guarda a Maria e alla sua creaturalità, soggetta al limite e alla
fragilità propria della condizione umana. Una lunga e consolidata tra-
dizione, tuttavia, ha consegnato alla comunità cristiana una simbolica
che associa strettamente la Madre del Signore alla creazione. Da una
parte, ella rappresenta il creato giunto alla sua perfezione; dall'altra, è
la «Regina» (Domina) sulla creazione ancora in cammino nel tempo e
nella storia. Su questa tradizione, si innesta anche il magistero di papa
Francesco: «Maria, elevata al cielo, è Madre e Regina di tutto il creato.
Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione
ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza» (Laudato si', 241).

1
Liturgia delle Ore OSM. Memoria di santa Maria in Sabato, III. «Santa Maria,
la Donna nuova». Inno alle Lodi, 622.
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Su Maria, simbolo della creazione, si concentra il fascicolo. Spesso
l'attenzione si focalizza sulle dinamiche storico-salvifiche che vedono
coinvolta la Madre di Dio, una dimensione che non può essere ignorata,
ma la ricerca teologica ha indicato anche altre prospettive. Particolar-
mente significativo è il riferimento alla creazione, come polo da asso-
ciare alla redenzione, un binomio che in Maria si congiunge, in piena
continuità: Maria è l'icona della creazione redenta che rimanda non a
se stessa, ma orienta all'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Maria è simbolo della creazione perché la 'rappresenta' pienamen-
te. Questa 'rappresentanza' trova una singolare espressione nei dogmi
mariani del XIX e XX secolo ' l'Immacolata Concezione e l'Assun-
zione ' nei quali Maria è presentata come la creazione arrivata per
sola grazia alla sua forma definitiva. La situazione di privilegio in
cui sembra collocarsi Maria trova spiegazione e origine nel rapporto
inscindibile con il mistero di Cristo e della sua grazia: tutto sgorga da
qui, ad esso conduce, manifestandone l'efficacia potente e inarrestabile.
La simbolica mariana è inseparabilmente legata anche al mistero della
chiesa, rivelando il fine cui tendono le sue azioni salvifiche, vale a
dire la risurrezione dai morti e la piena comunione con Dio. Un'altra
dimensione in cui si realizza la 'rappresentanza' di Maria riguarda
i momenti fondamentali della creazione: il nascere, il crescere, la re-
lazione uomo/donna, il vivere in comunità, il morire (soprattutto nei
vangeli di Luca e Giovanni). In tutto ciò Maria conserva la sua piena
'laicità', intesa come ricerca del senso di tutto ciò che le accade, in
costante apertura all'azione di Dio.
La prospettiva della creazione consente di scorgere il mistero della
Madre di Dio non solo nel dogma e nel culto, vale a dire in un contesto
cristologico e storico-salvifico, ma anche in rapporto alla dimensione
culturale, in particolare quella del nostro tempo. Come osserva Ste-
fano De Fiores, Maria è «una persona rappresentativa, frammento e
insieme sintesi in cui si rispecchia il tutto della fede, della chiesa, della
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società»2. Maria, dunque, non è un frammento isolato, ma un tu in-
tegrato nell'insieme della vicenda umana, all'interno della storia della
salvezza, in cui occupa un posto centrale ma senza esserne il centro, che
è sempre e solo il Cristo e in lui il Padre nello Spirito.
Il fascicolo si apre con la riflessione di Alfonso Langella, La
figura di Maria oggi. Il concilio Vaticano II, la pubblicazione della
Marialis cultus di Paolo VI, il contributo dei teologi e i profondi mu-
tamenti che hanno caratterizzato la vita sociale e culturale degli ultimi
decenni impongono un modo diverso di considerare la figura e il ruolo
della Madre di Dio.
Da sempre la simbolica mariana ha giocato un ruolo fondamentale
nell'esperienza dei credenti. Non di rado, però, questi simboli hanno
subito contaminazioni sessiste e patriarcali. Per Simona Segoloni
Ruta, Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione si
rende quindi necessaria una 'purificazione' di alcuni simboli mariani
per coglierne tutta la loro carica liberante.
Il dogma dell'Immacolata Concezione chiama in causa il peccato
originale e il mistero della redenzione. Si tratta del mistero di grazia e
predestinazione che coinvolge la Vergine, colei che diventerà la madre
del Figlio con un atto di misericordia preventiva, fondato sui meriti
di Cristo. Su questi e altri aspetti riflette Denis S. Kulandaisamy,
La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di
Maria.
In alcune rappresentazioni, il corpo di Maria sembra quasi scom-
parire, lasciando intravvedere una vera e propria operazione di de-
sessualizzazione o di de-femminilizzazione. Il contributo di Cettina
Militello, Corpo creato e corpo sessuato: l'Immacolata e l'Assunta
si sofferma su queste dinamiche, soprattutto in rapporto a due dogmi

2
S. De Fiores, Maria sintesi di valori. Storia culturale della mariologia, San
Paolo, Cinisello B. (MI) 2005, 18.
6 CredereOggi n. 235



riguardanti la Madre di Dio: la sua Immacolata Concezione e la sua
Assunzione al cielo.
Tra gli aspetti che accomunano l'esperienza della madre di Gesù a
quella di tutte le persone umane, vi è senza dubbio il suo essere immersa
in una ricca rete di relazioni. Su questa nodale dimensione si concentra
lo studio di Salvatore M. Perrella, Maria, una vita di relazioni.
Tra storia e teologia si colloca Luca M. Di Girolamo, Maria e la
creazione nel Medioevo occidentale: i 'titoli' mariani. Il Medioevo
vede l'uomo immerso nel mistero di Dio e la Madre di Dio come emble-
ma dell'equilibrio tra cielo e terra. Attraverso l'impiego della simbologia
e dell'analogia, la riflessione teologica medievale propone un modo
peculiare di onorare Maria, senza trascurare il riferimento cristologico.
Nella teologia della creazione non mancano allusioni alla simbo-
lica mariana. La tradizione ha indicato nella Madre di Dio il pieno
compimento del creato che in lei giunge alla sua perfezione. Su questi
aspetti è interessante cogliere il contributo di riflessione offerto da due
pontefici, Giovanni Paolo II e Francesco, particolarmente sensibili alla
dimensione mariana. È quanto propone nel suo articolo Gian Matteo
Roggio, Ecologia, creazione e assunzione della Vergine: Giovanni
Paolo II e Francesco.
Il tema della raffigurazione di Maria nell'arte bizantina e in quella
occidentale è trattato da Andrea Dall'Asta, La Dormitio Virginis,
tra iconografia bizantina e Caravaggio. Nei vangeli non vi è alcun
cenno ai tratti fisici di Maria né si parla della sua morte. Malgrado
ciò, le comunità cristiane hanno sviluppato un'articolata riflessione
tanto sul corpo della Madre del Signore che sul suo trapasso dalla morte
alla vita.
L'ultimo articolo affronta una questione rilevante, se, cioè, Ma-
ria abbia qualcosa da dire su creazione e redenzione. La riflessione si
distingue per il taglio ecumenico, ambito che in passato si è rivelato
'divisivo', mettendo a dura prova i rapporti tra le diverse confessioni
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cristiane. È il contributo di Giancarlo Bruni, Maria tra creazione
e redenzione. Affondi ecumenici.
La Documentazione, a cura di Gian Matteo Roggio, propone
alcune pagine sul rapporto tra la Vergine Maria e la «questione ecologi-
ca». Il testo, tratto da un'articolata riflessione elaborata nel 1995 dalla
Pontificia Facoltà Teologica «Marianum» di Roma, si apprezza ancor
oggi non solo per la sua attualità, ma anche per aver profeticamente
anticipato diversi temi dell'enciclica Laudato si' di papa Francesco.
La pubblicistica mariologico-mariana è molto ampia: farne un
bilancio o evidenziare i contributi più significativi si presenta come
un'operazione alquanto ardua, anche per gli addetti ai lavori. Risulta
quindi particolarmente prezioso l' Invito alla lettura, a cura di
Silvano M. Danieli, realizzato allo scopo di segnalare le opere più
autorevoli al lettore desideroso di accostarsi alla figura di Maria e di
addentrarsi ' senza smarrirsi ' nella 'questione' mariana e nelle sue
variegate sfumature.
Buona lettura.

***

«CredereOggi» compie quarant'anni (1980-2020)

La nostra rivista inizia una nuova annata e insieme raggiunge un
importante traguardo: quarant'anni di storia, in compagnia e a servizio
dei lettori. Il contesto odierno è diverso da quello che ha visto i primi
passi della rivista: molte cose sono cambiate nel mondo, nella società
italiana e nella chiesa. È rimasta immutata, tuttavia, la mission che
contraddistingue «CredereOggi»: porsi come ponte tra la ricerca teo-
logica e la comunità ecclesiale. Fin dalla sua fondazione, infatti, la
rivista si presenta come strumento di formazione cristiana, nell'intento
di fornire un contributo qualificato ma 'accessibile' a tutti coloro che
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desiderano 'pensare' la propria fede. In un mondo, segnato sempre di
più dalla rapidità e dalla profondità dei mutamenti sociali, culturali
ed economici, «CredereOggi» conferma il proprio impegno, rimanendo
fedele alla propria storia e al proprio stile, nella costante attenzione
alla riflessione teologica più autorevole e alle esigenze della comunità
ecclesiale, alle prese con sfide inedite, ma da affrontare sempre con fede
e intelligenza.
«CredereOggi» si rivolge con gratitudine a voi lettori, chiedendo
di confermare il vostro apprezzamento e la vostra fiducia e di sotto-
scrivere anche per quest'anno l'abbonamento: un gesto semplice che ci
permetterà di offrire ancora il nostro servizio di divulgazione teologica.
Alla beata Vergine Maria, cui è dedicato questo fascicolo, affidiamo
il cammino della rivista perché possa contribuire alla crescita della
comunità ecclesiale nella comprensione delle cose che riguardano Dio
e l'umanità del nostro tempo.


IL PROSSIMO FASCICOLO n. 236

CredereOggi
(n. 2 ' marzo - aprile 2020 - anno XL)
Avrà come tema

Formazione etica
Com'è possibile fare formazione morale oggi in
un tempo caratterizzato dall'accentuazione delle
soggettività individuali e dal pluralismo globale'
Quali modelli e paradigmi' Dove cresce l'ethos'
Con studi di:  Corbella - I. De Sandre - G. De Vecchi - R. Massaro - S. Morandini -
C.
L. Peyron - E. Scabini - M. Signoretto - R. Tamanti
CredereOggi 40 (1/2020) n. 235, 9-21




La figura di Maria oggi
Alfonso Langella *




L'«oggi» della chiesa è cominciato con il concilio Vaticano II, che
ha dedicato a Maria il capitolo VIII della Costituzione dogmatica
Lumen gentium (LG), definito da Giovanni Paolo II «la magna
charta della mariologia della nostra epoca»1.
Questo testo fondamentale, assieme ad altri documenti dei papi
della nostra epoca, in particolare l'esortazione apostolica Marialis
cultus (MC), promulgata da Paolo VI il 2 febbraio 1974, fornisce
i criteri fondamentali per una rilettura attuale della persona della
Madre di Dio e del ruolo che ella occupa nella vita dei credenti.
Essi riguardano, tra l'altro:


* Docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia
Meridionale «S. Tommaso d'Aquino» di Napoli (famiglialangella89@gmail.com).
1
Giovanni Paolo II, Discorso all'udienza generale del 2 maggio 1979, in Inse-
gnamenti di Giovanni Paolo II, II (gennaio-giugno 1979), LEV, Città del Vaticano
1979, 1034.
10 CredereOggi n. 235



a) la necessità di partire dalle Scritture per confrontarsi con la figura
di Maria (cf. LG 55-59 e MC 30);
b) l'esigenza di considerare sempre il mistero di Maria in relazione
con il «mistero centrale» della nostra fede, che, come recita il
Catechismo della chiesa cattolica, è il mistero dell'amore del Padre,
che ha inviato il Figlio per opera dello Spirito (LG 54; MC 25-
27);
c) la sottolineatura dell'intimo legame tra Maria e la chiesa, di
cui ella è innanzitutto «membro» (LG 53), oltre che «madre»,
«immagine» e «modello»;
d) la riscoperta della prevalenza della concretezza personale della
donna di Nazaret, che «ha vissuto una vita comune a tutti, piena
di sollecitudini familiari e di lavoro»2, sui tentativi di esaltarla
troppo al di sopra della creaturalità umana (cf. anche MC 34-37):
don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, ha saputo descrivere Maria
come «donna dei nostri giorni»3 e recentemente papa Francesco
ha sostenuto che ella è una

donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di
questo mondo può dire di poter imitare [']. Lavorava, faceva la spesa,
aiutava il Figlio, aiutava il marito4.

Alla luce di questi principi il popolo di Dio, con l'aiuto dei
teologi ma anche con il senso della fede che guida i cristiani ad
accogliere i dati della rivelazione e che si esprime anche nella devo-
zione popolare, percepisce oggi in modo nuovo ' sempre ancorato


Concilio Vaticano II, Decreto Apostolicam actuositatem (18 novembre
2

1965), n. 4.
3
A. Bello, Maria donna dei nostri giorni, Paoline, Roma 1993.
4
Papa Francesco, Ave Maria, Rizzoli, Milano 2018, 13.
CredereOggi n. 235 11



alla fede della chiesa ' i contenuti del mistero di Maria, il ruolo
della sua persona nella storia della salvezza e la sua vicinanza alla
vita quotidiana di ogni persona.


1. Una creatura in relazione con le persone divine

In primo luogo, Maria appare attuale sul piano della fede, per-
ché la sua vicenda ci consente di riscoprire la centralità del mistero
trinitario di Dio, mistero a volte dimenticato o considerato solo un
dato astratto della dottrina.
L'apertura responsabile al dialogo con la Trinità illumina ogni
evento della vicenda umana di Maria di Nazaret, a partire dall'in-
carnazione. Se l'evangelista Matteo si limita a riconoscere che «Ma-
ria [...] si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18;
cf. anche Mt 1,20), Luca, più dettagliatamente, narra l'annuncio
dell'angelo alla Vergine come frutto dell'iniziativa di Dio Padre,
che entra nella sua vita, inviandole l'angelo Gabriele (cf. Lc 1,26),
per comunicarle che il Figlio eterno nascerà al mondo nella carne
per opera del suo Spirito: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la
potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). È lo
Spirito del Padre, dunque, che realizza lo stesso rapporto ' quello
materno, il più intimo che possa esistere ' di Maria con Gesù.
Di fronte all'irruzione della Trinità nella sua vita, tuttavia, Ma-
ria si rivela come persona profondamente responsabile e capace di
dialogare interiormente con Dio, che le chiede il consenso: il suo
turbamento e la meditazione interiore di fronte alle parole dell'an-
gelo (Lc 1,27) e, quindi, la richiesta di chiarimenti sul progetto di
Dio (Lc 1,34) precedono il suo consenso libero alla volontà di Dio
(Lc 1,38), che ella dà in modo «attivo e responsabile» (MC 37) e
non come uno «strumento puramente passivo» (LG 56).
12 CredereOggi n. 235



Anche sotto la croce, secondo il vangelo di Giovanni, Maria con
le altre donne e il discepolo prediletto, esprime con la sua presenza
la sua vicinanza all'evento tragico della morte del Figlio, che con
uno «Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio» (Eb 9,14)
e che «consegnò lo spirito» (Gv 19,30) su quella piccola comunità,
prima ancora che dalla Pentecoste. E ancora una volta, mentre tutta
la Trinità compie il mistero della redenzione, Maria accetta l'invito
di Gesù ad accompagnare il discepolo amato, immagine di tutti i
fedeli, di cui diventa «madre» nello Spirito.
Negli Atti degli Apostoli, infine, Luca, menziona Maria all'inter-
no del gruppo di discepole e discepoli (At 1,14), che, dopo le ultime
istruzioni date da Gesù prima di ascendere al Padre (At 1,10-13),
vive l'attesa dello Spirito Santo (At 2), «assidui e concordi nella
preghiera», cioè nell'unità profonda dei cuori, manifestata nella pre-
ghiera incessante, condizione necessaria per accorgersi delle potenti
o discrete manifestazioni di Dio nel mondo e in noi.
Maria, «Madre del Figlio di Dio e perciò Figlia prediletta del
Padre e tempio dello Spirito Santo» (LG 53), diventa così il modello
della persona completamente realizzata nel suo rapporto con le per-
sone divine, dalle quali si lascia condurre e con le quali interloquisce
continuamente in un confronto libero e aperto.


2. Un membro (laico) della comunità cristiana

Proprio la sua presenza nella comunità che attende la Pentecoste
(At 1,14), indica la freschezza attuale della madre di Gesù, capace,
dopo l'abbandono del Figlio da parte dei discepoli nei giorni della
passione e della morte del Figlio e dopo le gloriose apparizioni del
Risorto, di rimanere fedele a quella comunità di poveri uomini e di
povere donne, senza disprezzarli e senza isolarsi da loro per autoesal-
CredereOggi n. 235 13



tarsi come la Madre del Signore: ella comincia subito a esercitare il
suo ruolo di «membro della chiesa», che riconosce proprio in quella
debole comunità il luogo della sua esistenza cristiana.
In questa comunità ella svolge anche il ruolo di «immagine», di
«specchio» che riflette nella sua vita quello che ogni cristiano deve
essere. Se in passato, a motivo della sua verginità, la Madre di Dio
è stata proposta soprattutto nella veste di donna tutta consacrata
a Dio, come prototipo di chi sceglie la vita monastica e religiosa,
oggi è rivalutata soprattutto la sua realtà di donna laica, che vive
come tutti i laici la sua vocazione a «consacrare il mondo a Dio»
(LG 38) rimanendo all'interno delle stesse strutture terrene in cui
vivono le persone.
E se, come denunciano soprattutto le teologhe, la sua figura è
stata strumentalizzata da coloro che ' maschi e celibi ' hanno per
due millenni prodotto una teologia che ha reso «irraggiungibile»
l'immagine idealizzata di Maria «sopra» la chiesa, proprio per su-
bordinare le donne concrete «nella» chiesa, oggi siamo chiamati '
anche da papa Francesco ' a superare ogni sorta di clericalismo e di
maschilismo nella chiesa, riconoscendo, proprio grazie alla concreta
vita della madre di Gesù, la bellezza della vocazione delle donne e
dei laici nella comunità cristiana.
In mezzo alle realtà della vita quotidiana, Maria ha vissuto tutte
le dimensioni del ministero laicale:
' quella regale, nel suo riconoscersi «serva» (Lc 1,38 e 48), missione
che si è realizzata nella sua adesione alla volontà del Padre, ma
anche nella sua attenzione alle difficoltà degli uomini, come
dimostrano il suo viaggio da Elisabetta, parente anziana in attesa
di un bambino (Lc 1,39), la sua sollecitudine per gli invitati al
pranzo di nozze a Cana (Gv 2,1-12), la sua solidarietà con i poveri
cantata nel Magnificat (Lc 1,46-55);
14 CredereOggi n. 235



' quella profetica, che si rivela proprio nel Magnificat, quando
sulla scia dei profeti dell'Antico Testamento, annuncia le «grandi
opere» di Dio;
' quella sacerdotale, che come per i laici, si traduce nell'accettare
come dono dello Spirito e nell'offrire al Padre «tutte ['] le
attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e
familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale
['] e anche le molestie della vita, ['] sopportate con pazienza»
(LG 34), cosa che la Vergine ha fatto in tutti gli eventi narrati nel
Nuovo Testamento, dall'annunciazione alla Pentecoste (At 1,14),
passando per il Calvario (Gv 19,25-30).


3. Una donna pienamente emancipata

L'immagine tradizionale di Maria come donna ha proposto quasi
sempre le sue virtù passive: la docilità, il silenzio, l'obbedienza, l'ac-
coglienza, la ricettività' e anche soprattutto nelle sue 'funzioni'
di sposa e madre, funzioni che non definiscono la donna in sé ma
solo in relazione ad altri (il marito, il figlio). Questa rappresenta-
zione della Vergine si rivela poco coerente di fronte al cammino di
emancipazione delle donne degli ultimi decenni, che già Giovanni
XXIII nel 1963 riconosceva come uno dei «segni dei tempi»5 e che
richiede che ella sia riconosciuta, come accade per l'uomo, per se
stessa e non solo per i suoi ruoli familiari.
Si deve al magistero di Paolo VI il superamento di questo mo-
dello mariano. Egli, in un testo profetico, riconobbe, infatti, che



5
Cf. Giovanni XXIII, Lettera enciclica Pacem in terris (11 aprile 1963), n. 22.
CredereOggi n. 235 15


la donna contemporanea, desiderosa di partecipare con potere decisionale
alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, as-
sunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsabile non alla
soluzione di un problema contingente, ma a quell'opera di secoli, come è
stata giustamente chiamata l'incarnazione del Verbo; si renderà conto che
la scelta dello stato verginale da parte di Maria, che nel disegno di Dio la
disponeva al mistero dell'incarnazione, non fu atto di chiusura ad alcuno
dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa,
compiuta per consacrarsi totalmente all'amore di Dio. Così constaterà
con lieta sorpresa che Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata
alla volontà del Signore, fu tutt'altro che donna passivamente remissiva
o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare
che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i
potenti del mondo (cf. Lc 1,51-53); e riconoscerà in Maria, che primeggia
tra gli umili e i poveri del Signore, una donna forte, che conobbe povertà
e sofferenza, fuga ed esilio (cf. Mt 2,13-23) [']; e non le apparirà Maria
come una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma
donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in
Cristo (cf. Gv 2,1-12) e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul
Calvario dimensioni universali (MC 37).

Le teologhe, in particolare, hanno elaborato una lettura della
Vergine che, partendo dalla sua condizione di donna appartenente
a un preciso contesto storico, economico, culturale e religioso, la
fa emergere come «vera nostra sorella» secondo l'affermazione di
san Paolo VI (MC 56), donna solidale la cui vicenda sprigiona
una carica rivoluzionaria che crea una nuova coscienza della forza
femminile6.
Così la maternità verginale diventa l'espressione dell'autonomia
della donna dal maschio: colei che riceve l'annuncio dell'angelo,
diversamente da quello che avrebbe dovuto fare ogni ragazza palesti-


6
E. Johnson, Vera nostra sorella. Una teologia di Maria nella comunione dei santi,
Queriniana, Brescia 2005.
16 CredereOggi n. 235



nese alle prese con una scelta decisiva per sé e che avrebbe coinvolto
anche il suo promesso sposo, esprime il suo consenso a Dio senza
consigliarsi col padre o con il futuro marito.
Maria è, di volta in volta, una madre premurosa, coraggiosa,
angosciata nei confronti del Figlio, conoscitrice della gioia più pro-
fonda nel dare la vita e del dolore più lacerante nello sperimentare
la morte del Figlio; capace di assumersi delle pesanti responsabilità
e di intraprendere iniziative decisive; in comunione con le ante-
nate 'pericolose' della genealogia di Matteo, solidale con le don-
ne perseguitate, esiliate, rifugiate della storia di tante nazioni; una
giovane donna capace di comunicare con l'anziana Elisabetta in
una solidarietà intergenerazionale; maestra nel dire sì, ma anche e,
soprattutto, nel pronunciare i no al sopruso e all'ingiustizia, come
nel Magnificat; una donna pienamente consapevole della sua corpo-
reità e totalmente aperta alla vita nello Spirito; presente nella chiesa
primitiva tra le tante discepole di Gesù e tra le donne menzionate
da Paolo nelle sue lettere.
Anche la categoria preferita dalle teologhe per indicare la relazio-
ne tra la Vergine e la chiesa, infine, più di quelle tradizionali della
sponsalità (Maria immagine della chiesa, sposa del Dio trinitario)
o della maternità (Maria madre della chiesa), diventa la «sororità»:
considerando la madre di Gesù come compagna di viaggio degli
uomini e delle donne di tutti i tempi, dei quali condivide la storia di
gioia e di dolore, ella impone alla comunità dei credenti una nuova
prassi di accoglienza e di compagnia nei confronti di ogni persona:
anche la chiesa non è solo mater et magistra, ma è chiamata a essere
soprattutto sorella degli uomini7.


7
Cf. C. Militello, Donna in questione, Cittadella, Assisi 1992; Id., Maria con
occhi di donna. Nuovi saggi, San Paolo, Cinisello B. (MI) 2019.
CredereOggi n. 235 17



4.  na donna povera del Sud del mondo
U
e una donna mediterranea

Certamente il vangelo offre un'immagine di Maria come donna
povera, appartenente a una delle periferie del mondo. Anche in que-
sta condizione la teologia contemporanea ha colto la forza dell'u-
mile ragazza di Nazaret, che soprattutto gli studiosi latinoamericani
hanno visto come figura liberatrice degli oppressi. I fondamenti
della mariologia sociale risiedono particolarmente in una lettura del
Magnificat, che viene riconosciuto come canto rivoluzionario, vero
manifesto della spiritualità dei teologi della liberazione8.
Nel tempo della globalizzazione e delle migrazioni dei popoli
costretti a spostarsi dalle loro terre d'origine, inoltre, la Vergine di
Nazaret deve essere liberata dalla prospettiva eurocentrica che ne
ha monopolizzato l'immagine tra i fedeli dell'ultimo millennio,
quando è stata assunta a simbolo dell'identità della cultura cattolica
dell'Occidente contrapposta alle altre culture. Molte feste mariane
scaturiscono proprio da questa concezione identitaria; si ricordi, ad
esempio, la festa della Madonna del Rosario, istituita da papa Pio V
in seguito alla vittoria di Lepanto contro l'impero ottomano del 7
ottobre 1571, attribuita all'intercessione della Vergine del Rosario;
oppure quella del Nome di Maria del 12 settembre, che ricevette
un nuovo senso grazie alla liberazione di Vienna dall'assedio dei
turchi, avvenuta proprio il 12 settembre 1683.
Il vangelo, invece, ci restituisce la Vergine come una donna del
Sud del mondo: proviene dall'Asia mediorientale, è unita a un
uomo, Giuseppe, che ha tra i suoi antenati anche delle donne stra-

8
Cf. I. Gebara - M.C. Bingemer, Maria Madre di Dio e madre dei poveri. Un
saggio a partire dalla donna e dall'America Latina, Cittadella, Assisi 1989; C. Boff,
Mariologia sociale. Il significato della Vergine per la società, Queriniana, Brescia 2007.
18 CredereOggi n. 235



niere (Mt 1,1-16), è costretta dalla persecuzione a vivere da profuga
con la famiglia in Africa (Mt 2,13-15); adottata successivamente
dalle culture dell'Europa e delle Americhe e poi di tutto il mon-
do, diventa piuttosto l'immagine dell'incontro fra le civiltà diverse.
Come nel corso dei secoli, infatti, l'originaria impronta palestinese
della persona della Vergine ha ceduto il passo all'immagine di una
donna di stampo europeo, sia nell'iconografia, che ne ha delineata
la bellezza attraverso i tratti fisici occidentali, sia nella teologia, che
le ha attribuito, ad esempio, la funzione tipica delle regine delle
monarchie europee, capaci di ottenere dal re i favori per il popolo,
così oggi ella si riconosce nei molteplici volti con cui è compresa
nelle diverse culture:
' quello 'meticcio' latinoamericano, ove Maria si rivela come la
Vergine di Guadalupe, che guida i suoi figli poveri nel cammino
verso la liberazione;
' quello 'africano', che assume i tratti della madre che custodisce le
tradizioni e che più dell'uomo percepisce il valore della sofferenza;
' quello dell'estremo Oriente asiatico, che accoglie tra l'altro il tema
della profonda umiltà della Vergine9.
La storia, dunque, colloca la madre di Gesù nell'area mediter-
ranea10 e questa connotazione ne definisce la concreta identità per-
sonale e simbolica: Maria, infatti, vive nella cultura contadina e
patriarcale che si ritrova nelle antiche civiltà delle sponde del mare


Cf. E. Peretto (ed.), L'immagine teologica di Maria, oggi. Fede e cultura. Atti
9

del X Simposio internazionale mariologico (Roma, 4-7 ottobre 1994), Marianum,
Roma 1996.
10
I. Gómez Acebo, María, mujer mediterránea, Desclée de Brouwer, Bilbao
1999.
CredereOggi n. 235 19



nostrum ed è erede ' secondo la tradizione ecclesiale ' di alcune
caratteristiche delle divinità femminili delle antiche civiltà medi-
terranee. Ma, nello stesso tempo, la sua appartenenza a quest'a-
rea, le consente anche di diventare segno profetico della cultura
dell'accoglienza propria delle civiltà del Mediterraneo, che, come
ha affermato papa Francesco,

è proprio il mare del meticciato ' se noi non capiamo il meticciato, non
capiremo mai il Mediterraneo ' un mare geograficamente chiuso rispetto
agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla
reciproca inculturazione11.


5. «Quella bellezza chiamata Maria»

Da sempre, ma in particolare nel nostro tempo, capita di verifi-
care che anche persone non credenti si sentano legate alla figura di
Maria, che attrae per la bellezza della sua persona. Come affermò
Paolo VI nel 1975, è possibile accostarsi alla Vergine attraverso la
via pulchritudinis, «una via accessibile a tutti, anche alle anime sem-
plici», che percepiscono che la Madre di Dio «è l'ideale supremo di
perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre
nelle loro opere; è 'la Donna vestita di sole' (Ap 12,1), nella quale i
raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani
ma accessibili, della bellezza soprannaturale»12.


11
Francesco, Discorso presso la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli (21 giu-
gno 2019), in http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/june/documents/
papa-francesco_20190621_teologia-napoli.html (31.10.2019).
12
Paolo VI, Discorso ai Congressi mariologico e mariano internazionali (16
maggio 1975), III, in http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1975/docu-
ments/hf_p-vi_spe_19750516_congresso-mariologico.html (7.1.2020).
20 CredereOggi n. 235



È nell'intima esperienza spirituale e nella preghiera che la bellez-
za di Maria diviene palpabile ed è riconosciuta nelle vicende della
sua esistenza, come accade nella liturgia:

Noi ti lodiamo e ti glorifichiamo per la bellezza ineffabile che splende
nella beata Vergine Maria. Bella nella sua concezione immune da ogni
macchia di peccato e tutta avvolta nel fulgore della tua grazia. Bella nel
parto verginale, in cui diede al mondo il Figlio, splendore della tua gloria,
nostro fratello e salvatore. Bella nella passione del Cristo, imporporata dal
suo sangue, come mite agnella unita al sacrificio del mitissimo agnello,
insignita di una nuova missione materna. Bella nella risurrezione del
Signore, con il quale regna gloriosa, partecipe del suo trionfo13.

La testimonianza della Tota pulchra diventa parte dell'annuncio
dei cristiani nei confronti dell'uomo contemporaneo, il quale, an-
che quando presume di poter fare a meno della bellezza del mistero
insondabile della luce che dà senso alla sua esistenza grigia, ne resta
un nostalgico cercatore14.




Bibliografia essenziale
S. De Fiores, Maria nella teologia contemporanea, Centro di Cultura ma-
riana «Madre della Chiesa», Roma 19913; S. De Fiores - S. Meo (edd.),
Nuovo dizionario di mariologia, Paoline, Cinisello B. (MI) 1985; S. De


Conferenza Episcopale Italiana, Raccolta delle Messe della Beata Vergine
13

Maria, LEV, Città del Vaticano 1987, Prefazio della messa «Maria, madre del bell'a-
more».
A. Langella (ed.), Via pulchritudinis & mariologia. Atti del II e del III Conve-
14

gno dell'AMI (Santa Marinella, novembre 2001; Roma, settembre 2002), Associazione
Mariologica Interdisciplinare Italiana, Roma 2003.
CredereOggi n. 235 21



Fiores - S.M. Perrella - V. Ferrari Schiefer (edd.), Mariologia, San
Paolo, Cinisello B. (MI) 2009; G. Greshake, Maria-Ecclesia. Prospettive
di una teologia e una prassi ecclesiale fondata in senso mariano, Queriniana,
Brescia 2017; Mariologia estetica per il nostro tempo, monografia di «The-
otokos» 14 (2/2006); S. Perrella, Ecco tua madre (Gv 19,27). La Madre
di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell'oggi della chiesa e del mon-
do, San Paolo, Cinisello B. (MI) 2007; S. Perrella, La Madre di Gesù
nella coscienza ecclesiale contemporanea. Saggi di teologia, PAMI, Roma
2005; Una bellezza chiamata Maria. Ricerca biblico-ecclesiale, monografia
di «Theotokos» 13 (1-2/2005); A. Valentini, Maria secondo le Scritture.
Figlia di Sion e Madre del Signore, EDB, Bologna 2007.




Sommario
La contemplazione attuale della figura di Maria scaturisce dalla svolta del
concilio Vaticano II, che ha rinnovato anche i criteri per gli studi ma-
riologici. Attraverso lo studio dei teologi e il senso della fede che guida
i cristiani, anche il magistero, soprattutto a partire dalla Marialis cultus
di Paolo VI, ha proposto una nuova immagine di Maria. Ella appare, ad
esempio, come una persona concreta in una relazione aperta con il Dio
trinitario e con i membri della chiesa, di cui ella stessa fa parte. E, su-
perando alcune rappresentazioni non pienamente in linea con il ritratto
biblico di Maria e incapaci di dialogare con gli uomini e le donne del
nostro tempo, la ragazza di Nazaret appare oggi come una donna capace
di offrirsi come modello alla cultura delle 'pari opportunità' tra uomo
e donna e in grado di proporre alla chiesa prassi di affiancamento alle
istanze dei poveri del mondo. Senza negare, tuttavia, che è la permanente
bellezza del suo mistero che continua ad attirare credenti e non credenti,
intellettuali e persone semplici.

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