Citazione spirituale

Gesù e le donne

di

Enzo Bianchi


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Descrizione
Tipo Libro Titolo Gesù e le donne Autore Editore Einaudi EAN 9788806233471 Pagine 136 Data novembre 2016 Collana Frontiere Einaudi
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Premessa




Come quasi tutti i cristiani della mia generazione, il
mio cammino di fede è stato avviato e accompagnato
soprattutto da donne credenti. La mia vicenda perso-
nale, collocata in un piccolo paese del Monferrato, ha
conosciuto alcuni tratti peculiari che hanno accentuato
questo dato culturalmente e sociologicamente sconta-
to nel contesto ecclesiale dell'Italia cattolica degli anni
Cinquanta: nelle chiese della mia infanzia e adolescenza
le donne erano sempre nei primi banchi, subito dietro
o accanto ai bambini, mentre in fondo alla chiesa ' so-
vente nemmeno seduti nei banchi, ma in piedi accanto
al portone ' stavano gli uomini. Doveva ancora soffiare
il vento della «novella Pentecoste» di papa Giovanni e
del concilio: tra i «segni dei tempi», papa Roncalli an-
noverò la promozione della donna nella società del xx
secolo, e il concilio indirizzò alle donne uno dei mes-
saggi conclusivi, usando accenti che suonavano inediti
alle orecchie dei cattolici: si affermava che la Chiesa era
«fiera d'aver esaltato e liberato la donna e di aver fatto
risplendere ['] la sua uguaglianza fondamentale con
l'uomo». Ma il testo proseguiva assegnando alle donne
come dote «la cura del focolare, la custodia della vita,
il senso delle culle, la presenza al mistero della vita che




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comincia». Tuttavia il messaggio si concludeva con un
mandato solenne: «Donne di tutto il mondo, spetta a
voi salvare la pace nel mondo» (Messaggio della Chiesa
alle donne, 8 dicembre 1965).
Cosí i cantieri erano aperti. Ma la peculiarità dell'es-
sere femminile risultava ristretta alla sponsalità e alla
maternità e, se riconosceva che «l'ora è venuta in cui
la donna acquista nella società un'influenza, uno svi-
luppo, un potere finora mai raggiunti» (Messaggio della
Chiesa alle donne, 8 dicembre 1965), tuttavia si restava
balbettanti sul ruolo della donna nella Chiesa. Venne
poi Giovanni Paolo II, che affermò l'urgente necessità
di passare «dal riconoscimento teorico della presenza
attiva e responsabile della donna nella Chiesa alla rea-
lizzazione pratica» (Christifideles laici 51) e chiese per-
dono per gli abusi perpetrati ai danni delle donne (cfr.
Mulieris dignitatem e Liturgia del perdono del 10 marzo
2000). A piú riprese lo stesso papa invitò a «riflettere
sul ruolo della donna», per darle piú spazio nella socie-
tà e nella Chiesa e questa insistenza non fu vana perché
molte donne si impegnarono nelle ricerche teologiche
e antropologiche, giungendo a esprimere risultati di as-
soluto rilievo.
Da ultimo, papa Francesco ha raccolto con convinzione
l'eredità dei suoi predecessori e a piú riprese, in modo sia
formale sia informale, ha ridato slancio a un'accresciuta
attenzione verso la presenza e il ruolo delle donne non
solo nella vita quotidiana della Chiesa ma anche nelle di-
verse istanze ecclesiali. Recentemente, con un gesto di
notevole portata simbolica, ha inserito la commemorazio-
ne liturgica di santa Maria Maddalena nel novero delle
«feste», equiparandola cosí agli apostoli e ripristinando
per lei l'antica definizione di «apostola apostolorum».




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Inoltre papa Francesco ha voluto istituire una commis-
sione di studio, composta di donne e uomini, per esami-
nare da un punto di vista storico e teologico la questione
del diaconato femminile.
Per me l'aver attraversato tutte queste stagioni e, in
particolare, l'averlo fatto vivendo da cinquant'anni in
una comunità di fratelli e sorelle, mi ha spinto a riflettere
sui fondamenti evangelici del ruolo delle donne nella co-
munità cristiana e, in modo ancor piú cogente, sul com-
portamento tenuto da Gesú nei loro confronti. Ritengo
infatti che, ancor prima di avviarci verso riforme istitu-
zionali, tutta la Chiesa dovrebbe innanzitutto acquisire
consapevolezza dell'innovativo e anche «eversivo» mo-
do di porsi di Gesú nei confronti delle donne, ascoltan-
do anche in questo il vangelo e prestandogli obbedienza.
In questo senso avverto come anche mio l'appello che
da piú parti si leva verso la Chiesa affinché ritrovi, con le
donne e grazie anche a loro, una freschezza e una genia-
lità nel vivere, annunciare e testimoniare il vangelo che
una struttura troppo succube di mentalità mondane ' da
quella maschilista di un tempo, mai scomparsa, a quella
rivendicativa ed efficientista dei nostri giorni ' ha smar-
rito. Se ancora una volta l'esempio di Gesú tornasse a es-
sere la guida sicura nel vivere oggi il vangelo e, uomini e
donne, imparassimo a camminare insieme nella diversità
riconciliata, la convivenza sarebbe piú bella e piú buona
e la corsa della Parola nel mondo contemporaneo ritro-
verebbe lo slancio perduto.




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il 1 febbraio 2017 alle 17:21 ha scritto:

Libro estremamente valido sotto ogni punto di vista.
L'autore usa un lessico accattivante e anche facile da comprendere.
Veramente soddisfatto dell'acquisto.
Continuerò in seguito ad effetuare acquisti presso la vostra libreria. Grazie e buona giornata

il 14 novembre 2017 alle 17:44 ha scritto:

Le donne incontrate da Gesù nei vangeli sinottici e nel Vangelo di Giovanni, qui fanno capire come Gesù sia stato rivoluzionario nel suo rapporto con chi veniva considerata poco o nulla. Enzo Bianchi è un eccellente scrittore. Libro che riprenderò ancora. Acquisto positivo.

il 25 giugno 2018 alle 22:55 ha scritto:

Libro molto bello, ben pensato e ben scritto. L'attenzione per la Sacra Scrittura è evidente e mi sono piaciuti molto gli spunti (secondo me originali e stimolanti) presenti in ogni paragrafo. Alla fine del libro la lettura continua con le proposte bibliografiche ("per andare oltre...") proposte dall'autore.

il 18 ottobre 2018 alle 17:50 ha scritto:

GESÙ E LE DONNE: UN INCONTRO PRIVILEGIATO

Nella moltitudine umana incontrata ed amata da Gesù nella sua vita sulla terra, durante il suo cammino in cerca dell'essere umano e della sua finitezza, della sua imperfezione, della sua malattia, per guardarlo e in un solo gesto salvarlo, tantissimi sono gli uomini, i "maschi", e quasi tutti noi li conosciamo per nome, dal momento che gli evangelisti, testimoni e cronisti della vicenda terrena del Maestro, li presentano spesso in modo molto dettagliato.

Eppure seguono Gesù anche moltissime donne. Moltissime abbandonano il ruolo in cui la cultura giudaica del tempo le relegava - mogli, madri, sottomesse all'uomo e dedite alla cura della casa e della famiglia - e si fanno discepole del Messia. A Lui si affidano, gli parlano, lo ascoltano, lo invocano, lo glorificano, lo amano, addirittura lo toccano, lo accarezzano, lo baciano.

Sono tuttavia donne senza nome e vengono presentate secondo il loro status. Sono vedove, malate, straniere, peccatrici. Sono donne escluse, povere, tenute ai margini della società dai perfezionisti della legge, i "giusti incalliti", incapaci di uno sguardo d'amore, incapaci di misericordia. Sono spesso considerate impure e sono quindi già colpevoli e intoccabili. Ciò nonostante queste donne lasciano il segno nei racconti del Vangelo e nella vita di Gesù nella misura in cui anche Gesù lascia il Segno nella loro. Esse diventano infatti testimoni privilegiate della sua missione e del suo amore. Anche se anonime, Egli le chiama a sé, le attira a sé ed esse offrono a Lui tutta la loro dedizione, il loro amore, la loro passione. La vedova al tempio dà tutto ciò che ha e diviene testimonianza della Carità, la donna che unge il capo di Gesù con il prezioso e profumato nardo diventa esempio di disinteressato dono, ed "in memoria di lei si dirà quello che ha fatto" (Mc 14, 3-9).

E così le altre donne che intrecciano con Gesù la loro vita, il loro cammino. Così le sorelle Maria e Marta, così le "apostole del Risorto", che apprendono dall'angelo al sepolcro che il Signore non è più in quel luogo.
Infatti, là, dove nemmeno i discepoli - tutti tranne uno, quello che Gesù amava - sono riusciti ad arrivare per paura, ci sono le donne. Sono presenti, sono insieme a Lui, sotto la sua croce, ad amarlo anche tradito e sofferente, così come lo avevano amato vivo e nel suo corpo di uomo che avevano osato toccare, profumare, baciare. Le donne sono le testimoni privilegiate della risurrezione del Signore. Come erano state testimoni del suo amore e della sua misericordia, ora sono testimoni del suo dolore e della sua morte "terrena". Avevano in qualche modo "previsto" ed "annunciato" questa morte, che sarebbe stata assenza dolorosa dalla loro amicizia (come per Maria di Magdala, con il suo pianto disperato presso il sepolcro vuoto) e ne avevano detto la gloria e ne avevano unto il corpo (come Maria di Betania) con un gesto preconizzante.

Un universo femminile, insomma, semplice ma determinante nei Vangeli, che testimoniano quanto per il Maestro le donne fossero tutt'altro che figure "marginali e subalterne" e quanto Egli invece le amasse e le cercasse. Così Enzo Bianchi, priore della Comunità Monastica di Bose, delinea nel suo libro "Gesù e le donne" il ruolo delle donne appunto nei vangeli sinottici e in quello secondo Giovanni - in cui le figure femminili sono ancora più rilevanti e diventano "paradigmatiche" - tracciando brevemente la storia del rapporto tra "maschio" e "femmina" nella misogina società e tradizione culturale ebraica dal Vecchio al Nuovo Testamento fino al rivoluzionario - e generalmente percepito dai più come fastidioso ed irritante - rapporto di Gesù con loro.

E poiché, afferma Bianchi, "osservare i rapporti, le relazioni che una persona intesse e coltiva è uno dei modi più fecondi per conoscerla", conoscere le persone che Gesù frequentava aiuta a comprendere Lui di più e meglio. E dovrebbe anche aiutare la Chiesa a tornare "semplicemente a ispirarsi alle parole e al comportamento di Gesù verso le donne", un comportamento che superava "l'inculturazione del Vangelo nel mondo ellenico" e "la pesante eredità del giudaismo farisaico" che volevano la donna sottomessa all'uomo e silenziosa nella comunità, ridonandole una nuova identità spirituale e dignità paritaria con il maschio. Perché "Non c'è giudeo nè greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio nè femmina".