Citazione spirituale

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Bendettine del SS.Sacramento il 21 agosto 2011 alle 21:23 ha scritto:

Trovo questo testo molto bello oltre che "attuale". Oggi più che mai il dialogo con il mondo lontano dalla Chiesa e, più in generale, dall'incontro autentico con Cristo, può essere rinsaldato e favorito non a pratire da ideologie nè tanto meno dai cosidetti "valori". Il relativismo - che non è solo una questione etica, ma prima di tutto culturale e, quindi, antropologica - crea smarrimento nelle coscienze per cui ciò che per uno è "valore" per un altro non lo è assolutamente. Questo clima frammentario e instabile può essere risanato perciò a partire da un'autentica razionalità. L'intelletto è fatto per la verità, l'uomo cerca per sua natura la verità ed è perciò quello - la ricerca appassionata e leale della verità - il punto di convergenza verso cui tendere per ricostruire il dialogo autentico.
Ecco, io penso che lo sforzo della Chiesa di questi ultimi anni - a partire forse già da Paolo VI, e poi sempre più chiaramente con Giovanni Paolo II e ora con Benedetto XVI - sia andato proprio in questa direzione e così dovrà continuare. Allora, non possiamo che accogliere con gratitudine l'esperienza nuova e interessante del "Cortile dei gentili" e il testo di Fazzini che raccoglie interviste così belle e variegate nello stile e nei contenuti, ne è un'espressione estremamente affascinante e felice.

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francesco il 21 agosto 2011 alle 12:10 ha scritto:

Non si può negare che alcune misure prese dal papa fossero controcorrente rispetto al Vaticano II: tanto è vero che spesso ha dovuto fare marcia indietro. Bisogna comunque apprezzare del papa la sobrietà e la non teatralità. Però quel pastorale con la croce imperiale d'oro dà tutto il senso di una Chiesa tornata all'autocrazia clericale, con l'emarginazione effettiva dei fedeli laici costretti a stare nel recinto loro assegnato. Insomma è saltata la dimensione ecclesiale della Chiesa e trionfa quella gerachica e clericale. Non è questa la Chiesa dei Vangeli, la Chiesa di PaoloVI.

sabina il 17 agosto 2011 alle 23:27 ha scritto:

Non ho ancora letto il libro,ma mi urta sia il titolo che la foto di spalle del Papa. Gli attacchi più vili sono proprio quelli inferti alle spalle ,senza che gli interessati possano difendersi direttamente.
Per un credente toccare così la figura di un Papa è come far male alle proprie pupille o al proprio padre o alla propria madre. Santa Caterina chiamava il sommo pontefice:Il dolce Cristo in terra.Personalmente ringrazio Dio per tutti i Papi santi che ci ha dato. Sabina

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Bendettine del SS.Sacramento il 21 agosto 2011 alle 11:33 ha scritto:

L’articolo di padre Todisco è veramente molto bello, impegnativo e strutturato: per questo sollecita una lettura attenta, non superficiale e affrettata. La ricchezza di contenuti apre la strada a innumerevoli piste di riflessione che non è possibile esaurire nello spazio limitato di un commento…
Mi limito perciò solo a qualche considerazione su alcuni punti che più mi hanno colpito.


«È quest’apertura del finito all’Infinito il metro del nostro essere, rispetto a cui il tema della grazia, e dunque ciò che viene in maniera radicalmente gratuito da Dio, appare “naturale”, vale a dire rispondente alla nostra effettiva potenzialità. La teologia è l’inno alla grandezza dell’uomo, e questa riposta nella capacità non di fare ma di ricevere» (Pag. 52-53)

Approfondendo il pensiero di Scoto ci si imbatte nel discorso del “volontarismo”: è un termine effettivamente poco felice, non scevro da ambiguità. Trovo che l’ampio e articolato approfondimento di padre Todisco aiuti a riconciliarsi con questa parola e con quanto essa veicola. Se tutto accade non principalmente in virtù della sapienza di Dio, ma della sua volontà, allora Dio appare come un Dio capriccioso, despota che opera senza un criterio “buono”, adeguato all’uomo. Non è così! In realtà attraverso questa volontà – è importante dire proprio “attraverso”, e non “malgrado” – si realizza il dono “gratuito di Dio”, e si manifesta il suo amore. Così, ciò che appare naturale – come dice Todisco – è “rispondente alla nostra effettiva potenzialità”.
Più avanti, infatti, nel V paragrafo dell’articolo - a pag. 68 per l’esattezza -, si legge: «Essendo suprema, questa libertà non lascia spazio a interrogativi morali, se ciò che è creato possa dirsi giusto o se buono, ma non ottimo, essendo tutto segno della sua libertà, insindacata, perché suprema76. E cos’è tale libertà se non un altro nome della trascendenza divina e, da un altro punto di vista, un altro nome dell’amore divino?


«L’io non è originario. L’io è derivato, frutto dell’atto creativo e dunque di un gesto di libertà, che ha preso forma nel tempo, assimilando valori e principi, con cui si è solidificato».

Questa affermazione è molto bella ed è estremamente importante. Può essere una valida risposta all’affermazione – tanto rivoluzionaria quanto destabilizzante – di Cartesio: “cogito ergo sum”. La constatazione – così apparentemente semplice – che l’”io non è originario”, e che quindi c’è qualcosa che precede l’”io”, c’è una “datità” evidente che non può essere negata, porta necessariamente alla conclusione che l’”io” esiste solo in virtù di un “atto creativo”.Quindi “io sono”, “penso” in quanto “sono dato” da qualcuno o qualcosa che mi precede.


«Il possibile è tale, anche se Dio non esistesse» (Pag.63)

E’ interessante questa affermazione, nella sua incisività. Non a caso, parlando delle “prove dell’esistenza di Dio”, Scoto rigetta la prova ontologica di Anselmo, affermando che non ha valore probativo, ma solo persuasivo; e quella aristotelica (quella sviluppata da Averroé) del moto primo, perché è impossibile identificare il moto primo con Dio. Scoto fa piuttosto affidamento alla prova della causalità: se nel mondo vi è qualcosa di producibile non può prodursi da sé o venire dal nulla. L’affermazione in oggetto – “il possibile è tale anche se Dio non esistesse” – si pone in fondo, o almeno così mi pare – quale radicalizzazione estrema della prova della causalità.

Estremamente ricca e avvincente la riflessione finale di padre Todisco che sintetizza abilmente in una sola parola: libertà. Infati: «L’epilogo è il potenziamento della libertà creativa, che implica il privilegiamento del soggetto e la connessione tra libertà e azione in un contesto di effettiva novità, fuori del cerchio del dominio, destinato prima o poi a esprimersi nella relazione verticale di comando-obbedienza» (Pag.75).
Mi ha colpito molto la parte conclusiva – di cui ho voluto riportarne solo una frase significativa –. Per me che sono consacrata – e felice di essere tale! – è bello poter riflettere sul voto di obbedienza in termini di libertà. Forse sto andando “oltre” il discorso di Scoto e di padre Todisco, ma mi piace fare una attualizzazione delle affermazioni contenute nell’articolo; tanto più che sia Scoto che padre Todisco sono religiosi e quindi soggetti al vincolo dell’obbedienza – per quanto, credo almeno, vissuto con modalità e percorsi molto differenti …. -. Io penso che troppo spesso si parla di “obbedienza” – sia come voto che come vincolo per ogni battezzato al Magistero della Chiesa, ad esempio – in termini negativi, come un pesante fardello che ci viene addossato da personaggi loschi e cattivi – i Superiori, il Papa ecc.ecc. -. In realtà, l’esperienza dell’obbedienza – se vissuta nella sua integrità antropologica e cristologica – è un’esperienza di autentica libertà e quindi di piena realizzazione della persona, oltre che del cristiano. Qui il discorso si fa molto lungo ed esula probabilmente dal contesto, ma posso garantire che è così.


lucia MAFFI il 20 agosto 2011 alle 22:34 ha scritto:

Una nuova via aperta dal più grande mistico del 900. Una nuova prospettiva di lettura del rapporto da vivere con il Padre: non un procedere in ascesi, ma di "scavo" dell'uomo in sé e nell'immensità di Dio. Non un perdersi nelle profondità del mistero, ma un nutrirsi e gustare "latte e miele" in abbondanza.


max il 20 agosto 2011 alle 21:10 ha scritto:

Ho letto con grande interesse questo libro: una presentazione del tema della bellezza in teologia, secondo la linea dell'antropologia del dono. Un teologo francescano medioevale, rivisitato in versione attuale: San Bonaventura ha molto da dire nel nostro tempo

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luca de rosa socio ATI il 20 agosto 2011 alle 12:30 ha scritto:

Il testo apre uno squarcio panoramico sulla teologia e sulla pastorale del matrimonio, con interventi di molti autori, che si mostrano competenti e aggiornati. Sono così proposti numerosi spunti innovativi ed efficaci per una riscoperta dei significati sacramentali, spirituali e sociali del matrimonio e della famiglia

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Come educava Don Bosco - Russo Claudio
Libro

Studente Fabio Pagliarani il 20 agosto 2011 alle 11:57 ha scritto:

Libro molto bello,appassionante e utile per un inizio di rapporto cristiano educativo con i ragazzi.


don Felice Di Iorio, felidii@tin.it il 19 agosto 2011 alle 16:49 ha scritto:

é una utilissima guida alla comprensione delle letture domenicale e alla crescita teologica e spirituale


Pasqualino Casaburi il 19 agosto 2011 alle 13:59 ha scritto:

Quest' anima nobile vive ancora tra noi grazie alle folgoranti intuizioni espresse mirabilmente in questo libro che si rivolge a tutti noi dandoci il senso autentico della nostra vita. Con le sue riflessioni ci apre la mente a comunicarci la dinamicità dell' amore che muove da Gesù Cristo e ci sollecita ad avere sempre ben presente la nostra ..meta : la pienezza della realizzazione del suo Regno.....Lo consiglio a tutti

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Ing. Ambra Guenda Ziraldo il 17 agosto 2011 alle 12:40 ha scritto:

Questo testo non può essere paragonato ad un comune libro né di cultura, né di scienza né tantomeno ad un romanzo. E’ la quint’essenza della maturazione spirituale donata dall’Autore al Lettore.
E’ un privilegio per il Lettore che abbia il desiderio di cercare le risposte alle tante domande che ciascuno si pone nella vita parlando della Fede, credente o non credente. Il credente scoprirà il proprio bisogno di crescita nella Fede, con un orientamento che ne uscirà rafforzato dalla lettura del libro. Il non credente probabilmente non riuscirà neppure ad iniziare il libro, ma se accettasse la sfida, sicuramente la Sua intelligenza sarà stimolata, se non cederà prima alla tentazione di negare, con la speranza di non mettere nulla in discussione della propria vita. Un libro che consiglierei a chiunque, ben comprendendo che alcuni lettori rifiuteranno a priori, altri cederanno a metà percorso, mentre saranno fortunati coloro che potranno attingere sino in fondo alla bellezza dei contenuti di vita e di Fede in esso espressi.

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p.i. Lorenzo Piccardo il 16 agosto 2011 alle 23:06 ha scritto:

Racconta in maniera avvincente ma rigorosamente documentata la vita del Santo Curato ed il suo amore per il gregge affidategli.

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Simone Cecchini il 16 agosto 2011 alle 19:48 ha scritto:

Una splendida Messa... finalmente dopo molto tempo che la cercavo questo sito mi ha dato la possibilità di comprare una copia del libro tutta mia


Umberto Masperi il 16 agosto 2011 alle 16:46 ha scritto:

Giorno dopo la festa dell’Assunta, desiderio di consigliare un testo di una grande donna. Un “incontro” con Edith Stein che risale a tre anni fa: volendo dedicarmi alla lettura di alcuni pensatori della storica scuola fenomenologica , dopo il solito riferimento ad Husserl e a chi se ne è … poi staccato ( pur dovendo molto, come Heidegger e Sartre, ormai quasi fuori moda) ho scelto, un po’ alla maniera …agostiniana ( tolle lege) la figura di una donna, quindi : Edith Stein. Dapprima c’è stato l’infarinatura attraverso due monografie di presentazione, scritte da … altrettante donne ( che presentano questa donna , che è, da quanto ho capito, loro punto costante di riferimento ):Carla Bettinelli, Angela Agnes Bello.
L’intenzione, subito dopo, era di leggere gli scritti di filosofia della… filosofa-mistica-carmelitana-martire nel lager nazista ( per volontà di ‘vendetta’ di coloro che furono prima “loro” stessi vittime del MALE vissuto come programma di ideologia politica :Shoah). La lettura di quei testi filosofici continua ( ormai quasi al termine), molto impegnativa : sempre testimonianza ed alimento di grandezza di pensiero.
Ringrazio il cielo perché, mentre ora non mancano momenti di scoraggiamento nel lavorare su un terreno così faticoso, allora, all’inizio, lessi d’un fiato la sua autobiografia: “Dalla vita di una famiglia ebrea.” Dopo il primo capitolo, un po’ deludente ( lo confesso) per quei riferimenti di carattere familiare ,ecco lo scorrere di pagine e pagine che ti fanno capire veramente cosa significa essere una grande donna. Una grandezza che non si può riassumere (la formazione intellettuale della giovane e dell’adolescente), l’impegno negli studi universitari, la testimonianza nel mondo di sofferenza dei soldati feriti, prima guerra mondiale, ospedale militare. La tesi (altro testo prezioso) e la “laurea ” Summa cum laude” ,il cammino che porterà al Carmelo (che il lettore può ricostruire dentro di sé, perché la donna ebrea è stata illuminata da una luce che è quel dono misterioso che le darà il coraggio estremo). Questo testo, e bisogna pur dirlo, è stato scritto da chi viveva intensamente la sua ‘parola’: sicurezza e padronanza di scrittura, personalità forte come le eroine bibliche del passato. E quando, deposto il libro, ti senti dentro “qualcosa” che non ti lascia più, provi solo il desiderio di ringraziare Dio e chi lo ha testimoniato, nella sua non lunga esistenza ( 51 anni). Ed ogni volta che leggo il discorso filosofico di questa donna provo “ qualcosa” che non si verifica con altri grandi maestri del pensiero,di tutti i tempi. Ma, me lo ripeto sempre: la “Summa cum laude” è stata data da un “ A L T R O” alla sua vita, alla vita di questa donna fulminata dalla lettura in una notte della vita di Santa Teresa d’Avila .


Gianluigi Fiori il 16 agosto 2011 alle 16:11 ha scritto:

Filmati tecnicamente ben fatti, efficace descrizione audio e video dei vari avvenimenti.
GIANLUIGI FIORI.