Citazione spirituale

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La voce dei clienti - DVD

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Chessa Cau GIOVANNA il 12 febbraio 2015 alle 22:30 ha scritto:

Grazie. Questo è un gran regalo. Lo comprerò. Giovanni


Padre angelo catapano, acatapano55@gmail.com il 12 febbraio 2015 alle 11:09 ha scritto:

“Giuseppe di Nazareth”, per la regia di Raffaele Mertes e la musica di Marco Frisina, è il primo film che tratta di san Giuseppe in maniera specifica e con maggiore aderenza al Vangelo. Qui il protagonista è proprio san Giuseppe, interpretato dall’attore Tobias Moretti, e la storia viene raccontata attraverso i suoi occhi celesti. Secondo il cinico re Erode (che scade a volte nella macchietta), Giuseppe è il “migliore artigiano del mondo”, per cui lo chiama a lavorare prima alle porte del tempio e poi al suo stesso sarcofago. Secondo Giuseppe, il re Erode è “nelle mani di Dio”, per cui davanti alle sue ingiustizie come a quelle dei Romani non si può rispondere con la violenza, perché “non si ottiene nulla con la forza”. Giuseppe è della stirpe di Davide, ma non cerca il potere e vive in semplicità; è un uomo forte, che sa affrontare ostacoli e nemici con coraggio e con l'arma del dialogo. Davanti allo stupro subito da una donna, la sua posizione è disarmante: non va incolpato Dio per le colpe degli uomini, ogni bambino (anche il figlio della violenza) è figlio di Dio e va accettato. Giuseppe, pur nella sofferenza, non pensa a sé e consola il dolore degli altri. Perciò è l'uomo “giusto”, quello di cui Dio stesso si serve per la sua opera di salvezza.
Gioacchino chiede a Giuseppe di sposare sua figlia Maria e gli dice: “lei ha bisogno di una roccia, di un uomo come te”! Tornando da Gerusalemme e dopo la visita di Maria ad Elisabetta, Giuseppe la trova inaspettatamente in stato interessante; si dibatte allora nel dubbio e nel dolore. Con qualche battuta forse eccessiva, scaraventa per terra gli oggetti e grida: “Io credo ai miei occhi!”. Rivolge alla sposa le sue domande, cariche di amarezza: “Ti hanno aggredita? Ti hanno costretta? Pensavi che fossi morto?”. Le dichiara: “Maria, io ti amo, tu lo sai che sono un uomo semplice!”. Ripete a se stesso: “Io devo confidare nel Signore, è l'unica cosa che posso fare!”. Sconsolato, nel buio della notte si chiede il perché di quello che è successo; finché l'annuncio del Signore non diventa chiaro anche per lui: “Giuseppe, non aver paura di prendere con te Maria tua sposa; il figlio che nascerà tu lo chiamerai Gesù”! La strada ormai è aperta.
In procinto di recarsi a Betlemme per il censimento, Maria rincuora Anna, sua madre: “non ti preoccupare, Giuseppe ci proteggerà!”. Al momento della nascita di Gesù in una grotta, è lei stesa che glielo presenta e subito lo rassicura sulla sua paternità: “Giuseppe, ecco nostro figlio, tienilo in braccio...”. Il rifiuto dell'ospitalità a Betlemme, i doni dei pastori e dei magi, la crudeltà di Erode, la strage degli innocenti, la fuga in Egitto, tutto quanto accade, viene visto con gli occhi di Giuseppe che, finalmente portati in salvo Gesù e la madre, può innalzare il bimbo al cielo e gridare: “mio figlio!”. Passano gli anni in esilio, in terra straniera. Gesù diventa un ragazzo, impara a lavorare il legno; a un certo punto chiede a Giuseppe: “padre, come è il tempio?”. E' la richiesta che riapre i ricordi, la nostalgia della propria terra, dei pellegrinaggi a Gerusalemme, di quegli intarsi eseguiti con perizia e amore ... Ci sarebbe tanto da dire, e Giuseppe racconta, guardando più al futuro che al passato, tenendo il figlio sulle ginocchia: “E' meraviglioso; le colonne in marmo bianco brillano alla luce del giorno. E' come se il Signore volesse dirci che è soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto nella sua casa, ed egli è lì, insieme a noi suoi servi .... Per quanto la vita ci faccia soffrire e per quanti dubbi possiamo avere, nel tempio non ci si sente mai soli... E un giorno ogni uomo andrà al tempio per festeggiare, e non ci sarà più la guerra, gli uomini vivranno in pace, il deserto fiorirà e non ci saranno più lacrime, perché nessuno sarà più triste”.
Nei sogni di Giuseppe, lontano dalla patria giunge ancora una volta la voce celeste: “Erode è morto, prendi tua moglie il bambino, e torna a Nazareth”. Detto fatto: dall'Egitto si va in Galilea e si riprende la vita familiare. Quando Gesù compie i 12 anni, dopo il rito di iniziazione, i genitori lo accompagnano al tempio a Gerusalemme. C'è il trambusto dei mercanti, dei pellegrini venuti per la Pasqua, degli animali da offrire in sacrificio... Al ritorno, Giuseppe e Maria si avvedono di avere smarrito Gesù e tornano angosciati sui loro passi per cercarlo. Quando lo ritrovano, mentre parla con sapienza ai maestri del tempio, per tutta risposta si sentono dire: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del padre mio?”. Giuseppe capisce che e arrivata la sua ora e la sua missione è compiuta. Pensa che da quel momento non ha più nulla da insegnargli: “Ora non servo più! Riuscirò mai a capirlo, a vederlo come sarà?”. Il figlio però lo rincuora: “Perdonami, non volevo farti soffrire. Ti prego, padre, portami a casa!”. Con gesto affettuoso, il padre gli dà una pacca sulla testa.
L'ultima sequenza (come nel precedente film dello stesso regista) è significativa. Ormai sul letto di morte, Giuseppe esclama fiero e accorato: “Gesù, qualche volta ho desiderato che tu fossi veramente mio figlio, ma tu sei quello che devi essere. Sei l'unto del Signore, sei suo figlio! E io ho ricevuto il più grande di tutti i doni, io ti ho conosciuto. Adesso posso morire in pace. Gesù, prenditi cura di Maria, perché lei è più preziosa e più importante della mia stessa vita! Mio amatissimo e mio unico figlio!”. Gesù gli chiede: “Benedicimi, padre!”. E lui gli risponde: “Io ti benedico, figlio ... Figlio dell'Altissimo”. Infine, ritorna quella domanda, che chissà quante volte san Giuseppe si sarà fatta nel corso della sua vita, vedendo l'ordinarietà della crescita di quel bimbo avuto in dono da Dio: “Tu chi sei Gesù?”. E la risposta non tarda ad arrivare: “Sono tuo figlio”! E' la risposta rassicurante, che suggella la missione di Giuseppe di Nazareth: una paternità, nei riguardi del Figlio di Dio, non di carattere naturale ma davvero autentica ed unica al mondo.

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CRISTINA LAURERI il 4 febbraio 2015 alle 09:00 ha scritto:

Uno straordinario capolavoro: nonostante il film sia muto ed il susseguirsi degli eventi necessariamente lento, ritrae perfettamente ed in modo avvincente la vita di monaci tutti dedicati a Dio. Le poche parole dell’Abate racchiudono il significato dell’opera ed è sicuramente valsa la pena attendere più di vent’anni per poter girare questo film.

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CRISTINA LAURERI il 4 febbraio 2015 alle 08:48 ha scritto:

Un film davvero divertente che ritrae lo spaccato della vita di alcuni Santi i quali, nonostante il ritmo da commedia italiana, non vengono mai dipinti con irriverenza. Anzi fa riflettere anche sul florilegio di vite tutte votate a Dio ed al prossimo, concentrate in uno stesso periodo storico…

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CRISTINA LAURERI il 4 febbraio 2015 alle 08:45 ha scritto:

Seppure si dipani in un paesaggio che sembra immobile, la storia è toccante e i colpi di scena non mancano, soprattutto nel finale, durante il quale si svela il mistero che ha permeato l'evolversi della vicenda. Adatto per tutta la famiglia e molto apprezzato nei cineforum.

giovanna mazza il 29 novembre 2014 alle 12:43 ha scritto:

Un film sulla colpa e sul perdono. Chi lo ha visto lo raccomanda abbassando gli occhi, con rispetto quasi, e se qualcuno ti chiede "cos'ha di speciale?" ti viene da rispondere "è la storia di un santo". un santo senza nome o con il nome di qualsiasi santo ortodosso, un film che allarga lo sguardo sulla Chiesa Orientale e sui monaci che a noi occidentali sembrano così lontani. Grandi silenzi e una terra desertica che si trasforma in un luogo di incontro totalizzante, dove non serve nulla più di quello che c'è.


Dott. Filippo Davoli il 7 gennaio 2015 alle 03:07 ha scritto:

Io l'ho conosciuto di persona. Era un uomo semplice e diretto, un uomo prima che un prete. Ma un grande prete, proprio perché un grande uomo. Sono poi figlio di un carpigiano che ha conosciuto bene anche mamma Nina, per cui... per cui sì, è un film che rende bene l'idea.

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Prof. LUISA SENTIERI il 6 gennaio 2015 alle 23:08 ha scritto:

So già che è bellissimo. E chissà il mio amico Roberto quando ne riceverà una copia come ne rimarrà contento.
Grazie libreria del santo del servizio offerto
Un cordiale saluto
e buon anno
Luisa


Mario il 1 dicembre 2014 alle 20:02 ha scritto:

Ho visto il dvd per circa un'ora poi ho lasciato, come catechista non potevo andare oltre...., è pieno di errori dottrinali, pessimo, concepito in ambienti pseudo cristiani. I soliti luoghi comuni i fratelli di Gesù, ecc.


giginha il 24 novembre 2014 alle 18:47 ha scritto:

E' un film molto bello. Adoro tutto di questo film, molto realistico.

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Prof. LUISA SENTIERI, sentieri_luisa@yahoo.it il 21 agosto 2014 alle 12:24 ha scritto:

Sono curiosa di scoprire la bellezza di questo cartone animato che penso sia importante per scoprire i veri valori della vita quotidiana.

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Prof. FRANCESCO GRAZIANO il 17 agosto 2014 alle 00:57 ha scritto:

Un film emozionante fin dalle primissime scene e denso di significati pregnanti che rendono quest'opera davvero degna di essere vista, vissuta e soprattutto amata cogli occhi della Fede.

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Coralba Zandonini il 4 agosto 2014 alle 19:25 ha scritto:

Questo è un film da vedere..un po' particolare e..silenzioso..ma molto significativo..aiuta a riflettere e a capire quanto bene si può stare senza il caos che quotidianamente ci circonda..a me è piaciuto molto.

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Armida Brugnera il 23 giugno 2014 alle 17:36 ha scritto:

È un film stupendo, una meraviglia! Santa Rita è stata una donna meravigliosa, non ci si può non innamorare di questa Santa!

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antonio di pietro, a.dipietro1940@teletu.it il 8 maggio 2014 alle 12:33 ha scritto:

Consegna veloce e precisa.
Fotografia bellissima, musiche indimenticabili.

Antonio