Citazione spirituale

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La voce dei clienti - DVD

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Amer Koronli il 28 agosto 2018 alle 22:05 ha scritto:

Nazarín, film incluso dal Vaticano fra le migliori pellicole sul tema della religione nel 1995, è figlio del prolifico periodo messicano del celebre regista aragonese Luis Buñuel. La trama si incentra sullo scontro fra valori cristiani e realtà moderne, distillato in una serie di disavventure vissute dal protagonista padre Nazario nel suo tentativo di seguire i precetti evangelici. L'intento di feroce critica verso tale sforzo, rilevato da molta critica, non appare particolarmente evidente: il regista sembra più interessato ad esaminare la qualità della reazione che la natura della condotta di Nazario. In questo il film sembra accostarsi ad Europa '51 di Rossellini, che lo precede di qualche anno, in cui Ingrid Bergman interpreta una figura ispirata a San Francesco d'Assisi, e molti sono infatti i punti di contatto tra le vicende dei protagonisti delle due pellicole, incluso il loro imprigionamento. Quello che colpisce qui (come in altre opere del regista dal tono più esplicitamente irriverente, Simon del deserto e La via lattea) è la fedele attenzione ad alcuni aspetti della religione, più precisamente la rappresentazione della figura del santo. La disponibilità a donare ogni possedimento ad altri, la decisione di lavorare in incognito, l'associazione con donne, anche perdute, le conseguenti accuse di promiscuità, i miracoli, sono tutti elementi centrali di varie opere agiografiche tardoantiche sui Padri del deserto, e la loro presenza qui rafforza in maniera significativa l'idea della difficoltà, forse impossibilità, di inserzione di una vita ideale nel tessuto politico-sociale contemporaneo.


Amer Koronli il 28 agosto 2018 alle 03:58 ha scritto:

Fra i vertici assoluti del neorealismo italiano, il film esprime con particolare eleganza quel felice connubio di intento documentario e costruzione artistica che trasformò il movimento in un fenomeno globale, capace di raggiungere anche il lontano Bengala del grande Satyajit Ray. Il furto della bicicletta di un attacchino, un evento che in una diversa pellicola avrebbe forse potuto costituire una breve scenetta comica, innesca invece qui, dove l'oggetto rubato è presentato come necessario al sostentamento della famiglia del protagonista, un viaggio epico e angoscioso. L'interesse neorealista alla rappresentazione delle classi lavoratrici si discosta dalla carica estetica del realismo poetico francese (nonostante l'ovvio debito) e dalla visione eroica e distante del proletariato del cinema sovietico per restituire un'immagine quanto mai vivida e diretta della Roma del dopoguerra. Allo stesso tempo, la lotta materiale dell'eroe contro fame e povertà si accompagna ad uno sforzo morale contro criminalità ed ingiustizia, alla luce del quale il finale, in cui la vaghezza del plurale del titolo improvvisamente assume una terribile specificità, lascia lo spettatore con un senso di orrore assolutamente struggente.


mario montanelli il 23 agosto 2018 alle 22:05 ha scritto:

penso sia eccezzionale,una grande grazia ,un opportunità che mi è offerta.....

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Amer Koronli il 6 agosto 2018 alle 21:38 ha scritto:

Indubitabilmente il più celebre regista di musical francesi dai tempi di René Clair, Jacques Demy porta a realizzazione in questo film, universalmente riconosciuto come il suo capolavoro, il sogno di creare una pellicola interamente cantata, senza alcun dialogo parlato. L'ispirazione sembra essere derivata dall'opera, ed è proprio al miglior esempio esistente di "opera filmata", I racconti di Hoffmann del geniale duo Powell e Pressburger, che il film, per quanto unico in ultima analisi, può più correttamente essere accostato da un punto di vista tecnico. La storia d'amore che vi viene raccontata è certamente semplice, persino prevedibile, ma forse volutamente archetipica piuttosto che banale o stereotipata. Sulla fragilità della trama torreggia la bellezza di colonna sonora e canzoni, giustamente candidate ai premi Oscar, che pervadono e sorreggono il film in maniera tanto completa quanto ben riuscita. Impossibili da dimenticare gli straordinari colori pastello, con vestiti e carte da parati che si giustappongono e si fondono con risultati esteticamente sublimi.


Amer Koronli il 31 luglio 2018 alle 22:45 ha scritto:

Film affascinante e coinvolgente. Nonostante la critica dell'alta società, tanto cara al regista, appaia, per quanto veramente ben realizzata, poco originale (in particolare se considerata nel contesto delle sue varie iterazioni in altre opere di Buñuel), la costruzione della storia e la sua presentazione sono assolutamente geniali e pienamente da lodare. L'idea centrale che rende il film un capolavoro è quella dell'inspiegabile ed impalpabile intrappolamento di alcuni altolocati convitati in una stanza, in un'atmosfera di mistero sempre più opprimente. Il risultato è una situazione che sembra ricordare, di volta in volta, un giallo di Agatha Christie, un thriller di Hitchcock e un racconto di fantascienza, ma che, in ultima analisi, rimane unica nel suo genere. La crescente tensione è davvero magistrale. Bellissima la scena surrealista dell'incubo di una delle "prigioniere".

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Amer Koronli il 28 luglio 2018 alle 05:36 ha scritto:

Film celeberrimo ed immarcescibile, ricoperto di premi al momento dell'uscita e ancora considerato un classico a quasi sessant'anni da allora. Fra i colossal per antonomasia e simbolo forse di quella produzione "da studio" tipica della vecchia Hollywood, nonostante si debba ricordare che il regista sia il grande William Wyler (suoi Vacanze romane e La signora Miniver). Gli effetti speciali certamente non si discutono, inclusa la famosissima sequenza della corsa delle bighe, entrata nella memoria cinematografica collettiva. Quanto agli attori, se molti si sono giustamente soffermati sulla riuscitissima interpretazione di Charlton Heston, vorrei anche menzionare, fra i personaggi minori, Cathy O'Donnell nel ruolo di Tirzah, scelta dal regista per la sua dolcezza (e chiunque l'abbia vista nello struggente I migliori anni della nostra vita dello stesso Wyler non può che concordare). Veramente suggestivo il modo in cui la storia del protagonista e la vita di Cristo si intrecciano e meravigliosa la maniera di presentazione di quest'ultimo.

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Roberto Rigobello il 31 marzo 2018 alle 18:54 ha scritto:

Molto bello.Avrà in Portugese, sono braziliano.

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Erika Mestriner il 13 marzo 2018 alle 11:43 ha scritto:

Diversa rivisitazione del classico la Bella e la Bestia
Molto aprezzato

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Erika Mestriner il 13 marzo 2018 alle 11:41 ha scritto:

Film molto piacevole nonostante il tema pesante che affronta!
Giusto compromesso tra commedia e dramma
uno dei miei film preferiti su questo tema

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Erika Mestriner il 13 marzo 2018 alle 10:54 ha scritto:

Bellissima serie TV
L'ho seguita in TV e ho preso il cofanetto per poterla rivedere quando voglio
Non vedo l'ora che arrivi!!


Erika Mestriner il 13 marzo 2018 alle 10:16 ha scritto:

Ottimo classico, molto fedele al libro.
Adattissimo anche per i bambini!!
Lo consiglio veramente

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Erika Mestriner il 13 marzo 2018 alle 10:14 ha scritto:

Cartone bellissimo e profondo!
E' sempre un piacere rivederlo anche dopo anni

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Antonio Arba il 16 febbraio 2018 alle 17:18 ha scritto:

Grande era l'attesa per la proiezione sul piccolo schermo del film su padre Pio, interpretato da Sergio Castellitto, il quale, interpretando magistralmente il santo frate (...in certe espressioni gli assomigliava tantissimo...), ci ha ripagato ampiamente per la ...santa attesa. Bel film. Bravi anche gli altri attori che hanno saputo recitare il loro "ruolo minore, ma non per questo meno importante nella vita di padre Pio. Bravi veramente. Consigliato.

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Antonio Arba il 16 febbraio 2018 alle 16:40 ha scritto:

Su questo bellissimo film c'è poco da commentare, perché la storia di Giuseppe, coinvolge tutta l'umanità. L'uomo, con tutta la sua malizia o malvagità, dovuta sempre e comunque a quell'invidia iniziale che contagiò Caino, il quale per invidia uccise suo fratello Abele, viene riproposta anche sui fratelli di Giuseppe. La storia la conosciamo tutti, però, l'epilogo finale, viene scritto da Dio, sovvertendo il pensiero e l'agire degli uomini. Giuseppe, fatto schiavo per l'invidia dei fratelli, viene riscattato per un preciso disegno da Dio, elevandolo ad una carica importantissima sul trono del Faraone. E' un film bellissimo e accattivante che ho visto tantissime volte, forse perché il suo messaggio ci rincuora talmente tanto, e riuscire a vedere filtrare un raggio di luce su questo mondo avvolto dalle tenebre e dallo scoraggiamento,; come dire "non tutti i mali vengono per nuocere"... a me è piaciuto tantissimo. Consigliatissimo.

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Antonio Arba il 16 febbraio 2018 alle 16:22 ha scritto:

Guardando i trailer di vari film "Natalizi", ce n'era uno che mi colpì positivamente: A Christmas Carol (Il canto di Natale), di Dickens. Un cartoon veramente bello, montato con delle tecniche innovative che lo rendevano veramente speciale, con i personaggi quasi reali, come un film vero... sia nella forma che nel contenuto... Il personaggio del cartoon, Ebenezer Scrooge, uomo ricco avaro ed egoista, aveva perso il senso del santo Natale, ma dopo una tormentata vigilia, riuscì a riscoprire la magia del Natale. Si dice che successivamente a quella "notte agitata" non c'era stato nessun altro che sapeva festeggiare il santo Natale come Ebenezer Scrooge... Ogni tanto mi piace rivederlo, anche in compagnia di qualche amico digiuno della magia del santo Natale... Consigliato vivamente per rinverdire lo spirito Natalizio... dimenticavo, è consigliato anche l'ascolto della colonna sonora"Dio ci Benedirà", cantata magistralmente da Andrea Bocelli...

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